LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Elezioni di Mid-Term: Obama affronta un referendum sulla sua Amministrazione

Posted in USA by matteocazzulani on November 4, 2014

I democratici cercano di non perdere il controllo del Congresso nelle Elezioni per il rinnovo parziale del Senato, in cui i repubblicani sono dati in vantaggio in diversi swing-states. Colorado, Iowa, Kansas, Arkansas, North Carolina, Georgia, South Dakota e Alaska

Philadelphia – Una maggioranza di 55 senatori da mantenere per continuare a Governare il Paese senza l’opposizione dell’intero Congresso. Tuttavia, per il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, non sarà affatto facile.

Le elezioni di Mid-Term statunitensi di martedì, 4 Novembre, possono segnare il passaggio del Senato dall’attuale maggioranza democratica, che sostiene la linea del Presidente Obama, al controllo dei repubblicani, che già possiedono la maggioranza presso la Camera dei Rappresentanti.

Pur interessando il rinnovo del mandato senatoriale di persone chiamate a rappresentare il proprio Stato presso il Senato federale, la competizione elettorale di Mid-Term sta assumendo un significato tutto nazionale, con i due schieramenti, quello democratico e quello repubblicano, impegnati in una campagna improntata unicamente sull’esame dell’operato dell’Amministrazione Obama.

Da un lato, i democratici stanno cercando di mobilitare il proprio elettorato per evitare che il controllo totale del Congresso da parte dei repubblicani possa ingessare l’attuazione di punti cari all’Amministrazione Presidenziale, come l’implementazione della riforma sanitaria, la legge sull’immigrazione, la riforma dell’educazione e l’incremento della spesa pubblica per incentivare crescita e sviluppo.

D’altro canto, i repubblicani accusano Obama di volere accrescere le competenze dello Stato, e di avere colpevolmente privilegiato tematiche di politica interna senza prestare l’opportuna attenzione a questioni di politica internazionale, in cui il Presidente, secondo la retorica conservatrice, avrebbe dimostrato debolezza.

Dal punto di vista numerico, per riprendere il controllo del Senato, che il Partito Repubblicano non possiede dal 2007, i conservatori devono vincere in almeno 6 Stati in cui i candidati del Partito Democratico sono dati per possibili sconfitti.

Come riportato in un sondaggio dell’autorevole NBC, la prima corsa determinante è quella in Colorado, uno stato di orientamento liberale in cui, però, il candidato liberale, l’uscente Mark Udall, è indietro di un punto percentuale -45% a 46%- rispetto al suo concorrente repubblicano, il membro della Camera dei Rappresentanti Cory Gardner.

A favorire Gardner, sempre secondo la rilevazione, è la percezione maggiormente positiva nei suoi confronti da parte dell’elettorato, che potrebbe portare a cambiare il colore politico del Colorado destituendo Udall.

Altra importante corsa è quella in Iowa, in cui il democratico Bruce Braley, membro della Camera dei Rappresentanti che cerca di passare al Senato, è indietro rispetto al candidato repubblicano, il senatore uscente Joni Ernst, per 46% a 49%.

Nelle ultime due Elezioni Presidenziali, l’Iowa ha votato convintamente a favore di Obama, ma in questa tornata potrebbe privare il Presidente di seggi importanti al Senato.

In Kansas, l’indipendente Greg Orman, dato per vicino ai democratici, ha ancora un vantaggio sul repubblicano Pat Roberts di 45% su 44%: un margine che l’esponente conservatore sta lentamente erodendo pur essendo partito da uno svantaggio di più di quattro punti percentuali.

La ragione della perdita di consenso di Orman è legata al tentativo del candidato indipendente di presentarsi all’elettorato come un moderato: un’argomentazione che sta convincendo sempre meno persone intenzionate a votare contro l’Amministrazione Obama.

Un piccolo barlume di speranza per i democratici resta anche in Arkansas, dove il candidato democratico, il Senatore uscente Mark Pryor, sta accorciando la distanza dal suo oppositore repubblicano, il membro della Camera dei Rappresentanti Tom Cotton.

Ad oggi, la forbice è arrivata a 43% contro 45% in favore dall’esponente conservatore, ma la distanza che penalizzava il candidato liberale era, solo un mese da, di circa il 5%.

Battaglia aperta anche in North Carolina, in cui la Senatrice democratica Kay Kagan sta resistendo all’attacco del candidato repubblicano Thom Tillis, mantenendo un sostanziale pareggio attorno al 43%.

La competizione in North Carolina rispecchia il quadro nazionale: se, da un lato, la Kagan fa campagna su tematiche locali, dall’altro Tillis ha impostato l’elezione sulla scia di un referendum sull’operato del Presidente Obama.

A deciso favore dei conservatori sembra essere la Georgia, dove il repubblicano David Perdue sta tuttavia subendo la rimonta della democratica Michelle Nunn, che, dalla scorsa estate, è riuscita ad accorciare la distanza al 3% dal 6%.

Situazione decisamente più tranquilla per i conservatori è quella del South Dakota, dove il repubblicano Mike Rounds è ampiamente avanti al democratico Rick Weiland per 43% a 29%, complice anche l’ampio consenso che i sondaggi attribuiscono all’indipendente Larry Pressler, pari a circa il 16%.

Infine, importante è anche la corsa in Alaska. Dove il repubblicano Dan Sullivan ha un vantaggio del 4% sul Senatore uscente, il democratico Mark Begich.

Primi preparativi anche per le Presidenziali del 2016

Oltre che per il prosieguo dell’Amministrazione Obama, le Elezioni di Mid-Term sono anche l’occasione per avviare i primi posizionamenti in vista delle prossime Elezioni Presidenziali da parte di entrambi gli schieramenti, chiamati a selezionare i propri candidati attraverso il meccanismo delle primarie.

Sul campo democratico, particolarmente attivi nella campagna elettorale sono stati l’ex-Segretario di Stato nella prima Amministrazione Obama, Hillary Clinton, la Senatrice del Massachusetts, Elizabeth Warren, e il Vice-Presidente Joe Biden.

Sul campo repubblicano si fa sempre più insistente la voce sull’ennesima candidatura di Mitt Romney -il candidato dei conservatori alla Presidenza sconfitto da Obama nel 2012- mentre una notevole attività è stata avuta anche dal membro della Camera dei Rappresentanti proveniente dal Wisconsin, Paul Ryan, dal Governatore del New Jersey, Chris Christie, e dall’ex-Governatore della Florida, Jeb Bush.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche

IMG_0297.JPG

SIRIA: OBAMA HA INVIATO AL CONGRESSO LA MOZIONE

Posted in USA by matteocazzulani on September 2, 2013

Il Presidente statunitense richiede il sostegno del Congresso per impedire il proliferare di armi chimiche e batteriologiche e tutelare gli USA e i suoi alleati. Senato e Camera dei Rappresentanti favorevoli, ma determinati a porre emendamenti

I vertici dicono un sì convinto, mentre la base è più cauta. Nella giornata di Domenica, Primo di Settembre, il Presidente USA, Barack Obama, ha inviato al Congresso il testo della mozione per avviare in Siria un’azione militare mirata a punire il dittatore siriano, Bashar Al Assad, per l’uso delle armi chimiche.

Come riporta il testo emanato dalla Casa Bianca, il Presidente Obama richiede al Congresso di supportare l’azione militare per garantire l’arresto della proliferazione di armamenti non-convenzionali, e per tutelare gli Stati Uniti d’America e i suoi alleati da possibili attacchi chimici e batteriologici.

La mozione specifica che l’azione militare avrà come obiettivo la distruzione, l’indebolimento e il disincentivo all’uso di armi chimiche nei confronti della Siria e di altre dittature del pianeta che fossero in possesso di tali armamenti.

“Auspichiamo che la situazione della Siria si possa risolvere con un intervento diplomatico, e per questo invitiamo tutte le parti coinvolte a prendere parte al più presto a consultazioni -riporta il testo della mozione- Un’iniziativa unificata e decisa del braccio legislativo statunitense mostrerà la volontà degli USA di risolvere la situazione”.

La mozione della Casa Bianca, che, come richiesto dal Presidente Obama, dovrà essere approvata dal Congresso affinché le operazioni militari in Siria prendano il via, segue le dichiarazioni del Segretario di Stato USA, John Kerry, che, sulla base di studi specifici, ha confermato l’utilizzo di armi chimiche sulla popolazione civile da parte del regime di Assad.

Sostegno alla mozione è stato espresso dai Capigruppo al Senato e alla Camera dei Rappresentanti dei democratici -la medesima fazione del Presidente Obama- Harry Reid e Nancy Pelosi, mentre il senatore repubblicano John McCain ha invitato la Casa Bianca a non circoscrivere l’azione militare ad un solo intervento punitivo.

Meno entusiasta, ma sempre a sostegno delle misure punitive al regime siriano, sono state la reazioni di altri senatori e deputati, che, dopo avere preso visione della mozione, hanno previsto una serie di emendamenti.

“Siamo dinnanzi ad un testo che, così com’è, sarà sicuramente emendato”ha dichiarato, come riportato dall’autorevole UPI il Presidente della Commissione Giustizia del Senato, Patrick Leahy, mentre il senatore repubblicano, Pat Roberts, ha rivelato l’intenzione da parte della Casa Bianca di presentare nei prossimi giorni un nuovo testo.

Il deputato della Camera dei Rappresentanti Chris Van Hollen, un democratico, ha promesso emendamenti per evitare che i soldati americani siano impegnati in operazioni di terra. “Nella Camera prevalgono tendenze isolazioniste che mettono a serio repentaglio l’approvazione della mozione” ha dichiarato il Rappresentante repubblicano Peter King.

Francia, Turchia e Qatar presenti, Gran Bretagna, Germania e Polonia assenti

Oltre che sul piano politico interno, l’azione punitiva nei confronti del regime siriano ha anche visto un mutamento degli equilibri geopolitici, con la Francia che, grazie al supporto incondizionato alle operazioni militari da parte del Presidente francese, Francois Hollande, è ora il più stretto alleato USA in Europa.

Dopo un voto contrario della Camera dei Comuni, la Gran Bretagna ha rinunciato a prendere parte all’operazione punitiva se essa non sarà condotta sotto l’egida ONU, mentre Germania e Polonia -Paesi tradizionalmente sostenitori delle operazioni militari USA in sostegno dei diritti umani nel Mondo- si sono dette non interessate a prendere parte alla missione.

Favorevole all’azione USA contro la Siria sono invece Turchia e Qatar che, come consigliato dall’ex-consigliere per la politica estera del Presidente Jimmy Carter, Zbigniew Brzezinski, potrebbero essere coinvolte per colmare l’assenza degli europei.

Matteo Cazzulani