LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Unione Energetica Europea: varato il Gasdotto Polonia Lituania

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on October 23, 2015

Il GIPL integra il sistema nazionale energetico polacco con quello lituano, lettone ed estone. In via di progettazione un simile gasdotto per coinvolgere l’Ucraina.



Varsavia – Come atteso, e del resto giusto, l’Unione Energetica Europea parte dall’Europa Centro Orientale. Nella giornata di giovedì, 15 Ottobre, i Governi di Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia hanno firmato un accordo per la realizzazione dell’Interconnettore Polonia Lituania -GIPL- un’infrastruttura di 534 chilometri concepita per veicolare 2,4 miliardi di metri cubi gas dalla Polonia alla Lituania, e 1 miliardo di metri cubi di gas dal territorio lituano a quello polacco. 

L’accordo, alla cui firma hanno preso parte il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, il Premier polacco, Ewa Kopacz, il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, ed anche il Premier lettone, Laimdota Straujuma, e il Premier estone, Taavi Roivas, prevede un finanziamento di 558 Milioni di euro, di cui 225 a carico della Commisione Europea, 120 erogati dalla Polonia, e i restanti 43 milioni da parte dei Paesi Baltici. 

Nello specifico, il GIPL integra i sistemi energetici di Polonia e Lituania, due Paesi che, assieme a Lettonia ed Estonia, sono fortemente dipendenti dalle importazioni di gas dalla Russia, che spesso si avvale delle risorse energetiche come strumento di coercizione geopolitica teso a mantenere l’influenza di Mosca sull’Europa Centro Orientale.

A rifornire di gas il GIPL è sopratutto il rigassificatore di Swinoujscie, infrastruttura di recente realizzazione che permette alla Polonia di importare, ed immettere nel costituendo sistema energetico europeo integrato, gas liquefatto da Qatar, Norvegia ed altri produttori di LNG.

Oltre al rigassificatore di Swinoujscie, a servire il GIPL sarà anche il terminale croato di Krk, che sarà collegato al gasporto polacco tramite il Corridoio Nord-Sud, un gasdotto progettato dalla Polonia alla Croazia attraverso Repubblica Ceca ed Ungheria.

Infine, anche il rigassificatore lituano di Klaipeda, in via di realizzazione, potrebbe entrare nel meccanismo del GIPL per incrementare la sicurezza energetica dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Come dichiarato dal Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, il GIPL è il primo dei gasdotti realizzati nell’ambito dell’Unione Energetica Europea, ambizioso progetto che Tusk stesso ha ideato, in partnership con il Presidente francese, Francois Hollande, per integrare i sistemi energetici dei Paesi dell’Unione Europea, creare un mercato unico europeo del gas e, possibilmente, introdurre un meccanismo di acquisto unico del gas per tutti gli Stati membri dell’UE.

Da parte sua, il Premier polacco Kopacz ha sottolineato come la Polonia si sia fatta carico di una fetta consistente dei costi del GIPL per dimostrare quanto la solidarietà sia il principio alla base dell’infrastruttura e, più in generale, dell’Unione Energetica Europea.

Il Presidente lituano Grybauskaite ha dichiarato che il GIPL rappresenta un passo nella giusta direzione per la sicurezza energetica non solo dell’Europa Centro Orientale, ma anche di tutta l’Unione Europea.

Il Premier lettone Straujuma ha evidenziato l’importanza del GIPL per la sicurezza energetica dei Paesi del Baltico, mentre il Premier estone Roivas ha descritto l’infrastruttura come necessaria anche per la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro Orientale.

Oltre al GIPL, al vaglio nella regione vi è anche uno studio inerente alla realizzazione di un gasdotto per integrare i sistemi energetici di Polonia ed Ucraina, un progetto su cui stanno lavorando la compagnia polacca Gaz System e l’ucraina UkrTransHaz.

Il progetto, presentato lo scorso 9 Ottobre, prevede la realizzazione di un gasdotto di 112 chilometri per incrementare ad 8 miliardi di metri cubi all’anno il transito di gas dalla Polonia all’Ucraina, e 7 miliardi di metri cubi all’anno dal territorio ucraino a quello polacco.

Il Nordstream è l’antitesi

Sia il GIPL che il gasdotto tra Polonia e Ucraina sono progetti concettualmente alternativi al raddoppio del Nordstream, infrastruttura realizzata sul fondale del Mar Baltico nel 2012 che veicola 55 Miliardi di metri cubi di gas direttamente dalla Russia alla Germania, i due Paesi che, assieme ad Olanda, Svezia e Francia, hanno sostenuto politicamente questo progetto.

Diversamente che il GIPL, il Nordstream è stato progettato dalla Russia con il preciso scopo di dividere l’Unione Europea, privilegiando i Paesi tradizionalmente filorussi dell’Europa Occidentale ed isolando gli Stati membri dell’UE dell’Europa Centro Orientale.

Malgrado la Germania richiami alla solidarietà europea per quanto riguarda la questione dei migranti, il Governo tedesco sostiene apertamente il raddoppio del Nordstream, nonostante la strenua opposizione dei Paesi membri dell’Europa Centro Orientale e dei maggiori Gruppi del Parlamento Europeo.

Così come quasi tutti gli accordi bilaterali tra Russia e Germania, il Nordstream, definito giustamente dal Presidente polacco, Andrzej Duda, come un progetto politico e non energetico, mette a serio repentaglio l’integrazione dell’Unione Europea ed incrementa l’influenza politica di Mosca e Berlino sull’Europa Centro-Orientale.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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La Saipem intralcia ancora la sicurezza energetica della Polonia

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 17, 2015

La compagnia energetica italiana comunica al Governo polacco l’ennesimo ritardo nella consegna di un’opera fondamentale per la diversificazione delle forniture di gas da parte di Varsavia. L’infrastruttura è parte integrante della Comunità Energetica Europea sostenuta dai Paesi dell’Europa Centro-Orientale e dalla Commissione Europea 



Varsavia – La Polonia potrà avere la sua sicurezza energetica solamente sotto l’Albero. Il tutto, grazie alla compagnia energetica italiana Saipem che, nella giornata di venerdì, 7 Agosto, ha comunicato che la consegna del rigassificatore di Swinoujscie avverrà solamente nel mese di Dicembre.

La notizia del ritardo della consegna è stata notificata durante un incontro tra i rappresentanti Saipem ed il Ministro del Tesoro del Governo polacco, Adam Czerwinski, che, invano, ha cercato di convincere in tutti i modi la compagnia energetica italiana ad attenersi ai piani originali, che prevedevano l’avvio dell’attività del rigassificatore di Swinoujscie nel mese di Ottobre.

Come riportato dall’autorevole TVN24, per la Saipem non si tratta del primo ritardo nella realizzazione dell’infrastruttura. Infatti, il rigassificatore di Swinoujscie avrebbe dovuto essere terminato nel Giugno 2014, e prima ancora nel Settembre 2013, ma la compagnia energetica italiana ha rallentato i lavori per via del crack finanziario nel settore immobiliare polacco.

In realtà, le motivazioni del ritardo nella consegna del rigassificatore di Swinoujscie possono essere legate a ragioni di carattere geopolitico. La Saipem è controllata dal colosso energetico italiano ENI, che a sua volta è in strettissimi rapporti commerciali e politici con il monopolista statale russo del gas Gazprom, la longa manus del Cremlino che si oppone ad ogni tentativo di diversificazione energetica da parte della Polonia e, più in generale, dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Progettato dall’Amministrazione Presidenziale di Lech Kaczynski -coraggioso Capo dello Stato di orientamento conservatore, morto della misteriosa Catastrofe di Smolensk, che si è fortemente impegnato per garantire l’indipendenza energetica della Polonia e dell’Europa Centro-Orientale dalla Russia- e sostenuto dal Governo di orientamento moderato di Donald Tusk -attuale Presidente del Consiglio Europeo- il rigassificatore di Swinoujscie è concepito per importare gas liquefatto dal Qatar e altri Paesi esportatori di LNG, come Norvegia, Egitto e, presto, Stati Uniti d’America.

Inoltre, il rigassificatore di Swinoujscie è sostenuto ufficialmente dalla Commissione Europea, che ha inserito l’infrastruttura tra le opere da realizzare in diversi Paesi membri dell’Unione Europea per diversificare le forniture di gas nell’ambito della Comunità Energetica Europea: un progetto su cui, nonostante le dichiarazioni di facciata, e il reale bisogno della sua messa in atto, Bruxelles molto poco ha finora fatto.

Infatti, grazie alla realizzazione del Corridoio Nord Sud -concepito dalla Polonia alla Croazia attraverso Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria- e del Gasdotto Polonia-Lituania, il rigassificatore di Swinoujscie sarà presto collegato con il terminale croato di Krk e con il gasoporto lituano di Klajpeda.

L’opposizione conservatrice contesta il Governo moderato

Pronta alla notizia del ritardo della consegna del rigassificatore è stata la reazione del Presidente polacco, Andrzej Duda, che nella sua prima intervista dal suo insediamento rilasciata al settimanale Wsieci, ha posto la sicurezza energetica come una delle priorità della sua Amministrazione.

Sulla stessa onda si è detta anche Beata Szydlo, la Candidata Premier della Destra Unita -coalizione composta dai Partiti di orientamento conservatore Diritto e Giustizia PiS, Polonia Insieme PR, Polonia Solidale SP- che ha accusato il Governo polacco di non avere fatto abbastanza per garantire il funzionamento di un’infrastruttura fondamentale per la sicurezza energetica polacca.

Infatti, il ritardo nella consegna del rigassificatore di Swinoujscie rappresenta una sconfitta per il Premier Ewa Kopacz, che è anche Candidata Premier della moderata Piattaforma Civica -PO, la forza politica di maggioranza nel Paese a cui appartiene anche Tusk.

Dal momento della sua nomina a Capo del Governo, la Kopacz avrebbe infatti dovuto realizzare il progetto che il suo predecessore Tusk ha avviato prima della sua nomina alla guida del Consiglio Europeo, definendo il rigassificatore di Swinoujscie un’opera di importanza strategica per l’economia polacca.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

L’Europa contro Putin per la condotta anti concorrenziale di Gazprom

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 25, 2015

La Commissione Europea accusa il monopolista statale russo del gas di condotta sleale nel mercato dell’Unione Europea. L’imposizione di condizioni politicamente motivate in Polonia e Bulgaria i capi d’accusa più rilevanti

Non solo sull’Euro, sul Fiscal Compact e sulla grandezza del pesce da pescare: l’Unione Europea, per una volta, ha dimostrato di esistere anche in un settore chiave come quello dell’energia. Nella giornata di mercoledì, 22 Aprile, la Commissione Europea, per mezzo dell’Antritrust dell’UE, ha definitivamente accusato il monopolista statale russo del gas, Gazprom, di condotta sleale nel mercato dell’Unione Europea. 

L’accusa, figlia di un procedimento partito nel lontano 2012, questiona la condotta non leale di Gazprom -società controllata direttamente dalle autorità della Federazione Russa- nei mercati dei Paesi dell’Unione Europea: un comportamento che ha visto il monopolista russo del gas imporre agli Stati membri prezzi differenti per l’acquisto del gas senza alcuna motivazione economica di fondo.

Nello specifico, Gazprom è stata criticata per avere imposto tariffari troppo alti ai Paesi dell’Europa Centro-Orientale, in particolare a Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Bulgaria, Stati su cui la Russia non ha mai nascosto di volere avvalersi della vendita del gas come mezzo di influenza politica.

In particolare, l’attenzione dell’atto di accusa della Commissione Europea si è incentrato sulla condotta di Gazprom in Polonia, dove il monopolista statale russo ha vincolato la concessione di sconti sul prezzo del gas al diretto controllo da parte del monopolista statale russo della rete dei gasdotti polacchi – che, in virtù del Terzo Pacchetto Energetico UE, non possono essere gestiti dalla medesima compagnia che fornisce il carburante da essa trasportato.

A finire sotto la lente di ingrandimento della Commissione Europea è stato anche il comportamento di Gazprom in Bulgaria, dove il monopolista statale russo del gas ha esercitato pressioni simili a quelle attuate in Polonia per costringere Sofia a realizzare il Southstream: gasdotto progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la dipendenza dei Paesi dell’Unione Europea dalle importazioni di gas dalla Russia.

All’atto di accusa, che, come riportato dall’autorevole New York Times, potrebbe portare Gazprom al pagamento di una multa di circa 10,7 Miliardi di Dollari, il monopolista russo ha risposto rigettando le accuse mosse dalla Commissione Europea come politicamente motivate dalla crisi ucraina. 

Tuttavia, è bene ricordarlo, l’atto della Commissione Europea è solamente l’ultima tappa di un procedimento avviato da ben prima dell’aggressione militare russa in Ucraina.

Tsipras da una mano a Mosca ad affossare la TAP

Oltre a dimostrare l’esistenza di un’Unione Europea davvero unita e coesa sulle questioni energetiche, l’accusa della Commissione Europea è anche un monito indirizzato ai Paesi membri che preferiscono stingere affari privatamente con la Russia anziché considerare l’interesse generale dell’UE.

Il caso più evidente è quello della Grecia, il cui Premier, Alexis Tsipras, come riportato da EurActiv, ha dichiarato l’intenzione di aiutare la Russia nella realizzazione dell’allacciamento alla rete europea del gas del Turkish Stream, un gasdotto concepito da Putin per inviare, al posto del Southstream -affossato dalla Commissione Europea in quanto non conforme al Terzo Pacchetto Energetico UE- 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno attraverso il fondale del Mar Nero.

Con la sua condotta filo putiniana, la Grecia mette a serio repentaglio la sicurezza energetica dell’Unione Europea, dal momento in cui è proprio attraverso il territorio greco che è stata progettata la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura concepita per veicolare in Italia, attraverso l’Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno provenienti dall’Azerbaijan.

La TAP, elemento chiave della politica energetica della Commissione Europea volta a diversificare le forniture di gas dal quasi monopolio della Russia, è un progetto apertamente contestato da Gazprom, che vede nel gas azero, e più in generale nella libera concorrenza nel mercato UE dell’energia, una minaccia al proprio monopolio.

Per questa ragione, Gazprom, coadiuvato da una cospicua squadra di lobbisti e alleati -tra cui importanti centri di geopolitica ed importanti mezzi di informazione di massa in Francia, Italia e Germania- sta facendo pressione affinché la Commissione Europea riconosca al Turkish Stream il titolo di infrastruttura strategica per l’Unione Europea.

Tale riconoscimento, tuttavia, contrasta con la filosofia di fondo della politica energetica dell’UE, che, per diversificare le forniture di gas, punta alla realizzazione di nuovi gasdotti, rigassificatori e terminali mobili per l’importazione di gas naturale ed LNG da nuove fonti, come Azerbaijan, Stati Uniti, Norvegia, Egitto, Qatar e Turkmenistan.

Matteo Cazzulani

Analista di Tematiche Trans Atlantiche, dell’Europa Centro Orientale ed energetiche

@MatteoCazzulani

Schetyna porta la Polonia ancora più in Europa

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 7, 2014

Al suo primo Exposé, il nuovo Ministro degli Esteri polacco dichiara la necessità di condannare la Russia per la politica aggressiva in Ucraina senza, tuttavia, troppo pregiudicare i rapporti economici. Difesa comune dell’Unione Europea, realizzazione dell’Unione Energetica Europea e Cooperazione con la NATO gli altri punti salienti del discorso al Parlamento del Capo della diplomazia della Polonia

Niente di nuovo per la diplomazia di Varsavia, come dimostra la sala della Camera Bassa del Parlamento mezza vuota, nonostante un evento importante per la politica della Polonia come la dichiarazione di una scelta chiara, che vede il Governo del nuovo Premier polacco Ewa Kopacz, la leader della popolar-liberale Piattaforma Civica -PO, la principale forza partitica di maggioranza- appieno integrata nell’Unione Europea.

Nella giornata di giovedì, 6 Novembre, il Ministro degli Esteri polacco, Grzegorz Schetyna, durante il suo primo Exposé da Capo della diplomazia polacca, ha illustrato le priorità della politica estera della Polonia, ponendo al primo posto, come da tradizione, l’Ucraina.

Schetyna, costretto a prendere l’eredità del politico che può di tutti ha contribuito alla democratizzazione dell’Ucraina, l’attuale Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento Radoslaw Sikorski, ha promesso a Kyiv aiuti economici per un totale di 21 Milioni di Zloty per sollevare l’economia del Paese e favorire lo sviluppo umanitario e sociale del popolo ucraino.

Schetyna, che nello stesso giorno ha anche incontrato l’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE, Federica Mogherini, ha anche duramente attaccato il comportamento della Russia, senza tuttavia chiudere la porta alla collaborazione con Mosca, sopratutto in ambito economico: se, da un lato, il Ministro degli Esteri ha definito la mentalità del Cremlino legata all’epoca dei blocchi, dall’altro ha auspicato che iniziative convenienti, come la creazione di una zona limitata di libera circolazione tra i Voivodati del Nord-Est e l’enclave russa di Kaliningrad, possano essere ripetute.

“L’instabilità in Ucraina, così come le crisi militari in Siria e Libia, ci chiamano ad un ruolo maggiormente responsabile per accrescere la capacità difensiva comune dell’UE, affinché la sicurezza dell’Europa sia adeguatamente tutelata” ha dichiarato Schetyna, che ha anche aggiunto la necessità, per la Polonia, di implementare la collaborazione con NATO e Stati Uniti d’America per il rafforzamento delle strutture difensive nazionali sul confine orientale dell’Alleanza Atlantica, che coincide con quello polacco.

Passando all’Europa, Schetyna, sempre in tema di sicurezza, ha anche dichiarato il pieno impegno del Ministero degli Esteri nella realizzazione di nuovi gasdotti per mettere in comunicazione il sistema infrastrutturale energetico della Polonia con quello degli altri Paesi dell’UE, e del rigassificatore di Swinoujscie per diversificare le forniture di gas della Polonia.

I nuovi gasdotti e il terminale di Swinoujscie sono progetti preventivati dall’Unione Energetica Europea: disegno politico rilanciato dall’ex-Premier polacco Donald Tusk -fresco di nomina a Presidente del Consiglio Europeo- e dal Presidente francese, Francois Hollande, e prima ancora concepito da due ex-Presidenti della Commissione Europea quali Jacques Delors e Romano Prodi, per creare un mercato unico UE dell’energia e permettere all’Europa di negoziare con una voce sola la compravendita di gas e greggio con i Paesi fornitori.

Infine, Schetyna ha anche sottolineato la necessità di continuare a sfruttare i fondi europei con la stessa costanza e precisione che, finora, ha permesso alla Polonia uno sviluppo senza precedenti in Europa.

“Siamo l’unico Paese in Europa che non vive una recessione da circa vent’anni: in 10 anni di appartenenza all’UE siamo riusciti a sfruttare al meglio la nostra appartenenza ad un mercato di cinquecento milioni di persone” ha continuato Schetyna.

Premier, Presidente e Maresciallo soddisfatti dal discorso

Positiva, al discorso di Schetyna, è stata la reazione del Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, che ha particolarmente apprezzato l’accento posto sulla sicurezza, mentre il Premier Kopacz ha illustrato gli sforzi evidenziati dal Ministro degli Esteri di mantenere la pace in Europa Orientale coinvolgendo maggiormente l’Europa.

Ad accogliere con favore l’Exposé di Schetyna è stato anche il Maresciallo della Camera Bassa del Parlamento, Radoslaw Sikorski, che, l’indomani, è chiamato ad affrontare un voto di sfiducia proposto dalle opposizioni per avere rivelato al portale statunitense Politico circa i piani del Presidente russo, Vladimir Putin, di proporre all’allora Premier polacco Tusk la spartizione dell’Ucraina.

Critiche all’Exposé di Schetyna sono provenute dall’opposizione conservatrice del Partito Diritto e Giustizia -PiS- che ha accusato il Ministro degli Esteri di avere assunto un atteggiamento troppo molle nei confronti della Russia di Putin.

Contestazioni al discorso di Schetyna sono provenute anche dal Partito socialdemocratico SLD, che ha criticato l’eccessiva attenzione prestata dal Ministro degli Esteri alla questione ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Putin bluffa in Cina per forzare il Southstream in Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 2, 2014

Il Presidente russo da il via a gasdotto Forza della Siberia per minare il predominio degli Stati Uniti d’America nel Pacifico. L’operazione cinese maschera la costruzione in Bulgaria di un gasdotto progettato per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dal gas della Russia.

90 Miliardi di Dollari per un gasdotto di 3,5 Mila chilometri di lunghezza è la cifra che il Presidente della Federazione a Russa, Vladimir Putin, è pronto ad investire per la realizzazione del gasdotto denominato Forza della Siberia: infrastruttura concepita per veicolare gas dalla Russia alla Cina.

Come riportato dall’autorevole PAP, il gasdotto, realizzato lungo il tracciato dell’oleodotto Siberia Orientale-Oceano Pacifico -ESPO- ha una portata di 15 miliardi di metri cubi di gas all’anno, tale da garantire alla Russia di onorare gli impegni contrattuali stretti con il Governo cinese lo scorso Maggio, che impegnano il monopolista statale russo del gas Gazprom a rifornire annualmente la Cina di 35 miliardi di metri di oro blu.

A commento dell’avvio dei lavori, lunedì, Primo di Settembre, Putin ha evidenziato che l’infrastruttura ricopre un’importanza strategica per la Russia: Forza della Siberia sarà infatti collegato al rigassificatore di Vladivostok, che Gazprom intende realizzare al più presto per esportare gas liquefatto in altri Paesi dell’area del Pacifico.

Più che un progetto concepito per avere risultati economici immediati, sopratutto tenendo conto che la Russia deve fare i conti con le sanzioni economiche applicate da Unione Europea e Stati Uniti d’America in segno di protesta contro l’invasione militare russa in Ucraina, l’inaugurazione di Forza della Siberia rappresenta tuttavia un’operazione propagandistica.

In primis, con il collegamento al terminale LNG in via di costruzione a Vladivostok, Putin intende innalzare la competizione nel Pacifico con gli USA, che con l’avvio dello sfruttamento delle proprie risorse di shale hanno già varato pre-contratti per la fornitura di gas liquefatto a Corea del Sud, India, Singapore, Giappone ed Indonesia.

Tuttavia, più che l’area del Pacifico a stimolare davvero l’attenzione di Putin è l’Europa: scacchiere del quale la Russia non può fare a meno per potere attuare una politica energetica aggressiva, di cui Mosca da tempo si avvale per realizzare scopi di natura geopolitica.

Infatti, sempre lunedì, Primo di Settembre, Gazprom ha avviato in Bulgaria la realizzazione del Southstream: un gasdotto concepito per incrementare la quantità di gas russo inviata in Europa a 63 miliardi di metri cubi di gas all’anno, e, di conseguenza, aumentare la già forte dipendenza dei Paesi UE dalle forniture di gas della Russia.

Come riportato dalla Novinite, nel porto bulgaro di Burgas è attesa una nave contenente le sezioni del gasdotto che, successivamente, saranno saldate e posizionate a terra in attesa della realizzazione della sezione sottomarina del Southstream proveniente dalla Russia.

Pronta alla notizia è stata la reazione del Governo bulgaro, che ha dichiarato di non sapere nulla, né di avere autorizzato l’operazione in quanto, da poco più di un mese dal suo insediamento, il nuovo Esecutivo ha deciso di congelare la realizzazione del Southstream in Bulgaria una volta preso atto della contrarietà della Commissione Europea al progetto.

Per mezzo del Southstream, progettato per collegare la Russia all’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, Putin intende infatti contrastare la politica di diversificazione delle forniture di gas varata dall’UE per mezzo della realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori atti a recepire oro blu proveniente da altri Paesi importatori, come Qatar, Norvegia, Egitto, Israele e USA.

Renzi da il via alla TAP per favorire la sicurezza energetica dell’Italia

La politica di diversificazione delle forniture di gas dell’UE ha portato già i primi frutti quando, nella giornata di venerdì, 29 Agosto, il Premier italiano, Matteo Renzi, ha dato il via libera alla realizzazione in Italia del Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Questa infrastruttura, ritenuta dalla Commissione Europea di importanza strategica sia per l’Europa che per l’Italia, è concepita per veicolare 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, provenienti dall’Azerbaijan, in Salento attraverso Grecia ed Albania.

Oltre a rendere l’Italia l’hub europeo del gas proveniente dall’Azerbaijan, e a garantire nuovi posti di lavoro legati alla realizzazione dell’infrastruttura, il via libera alla TAP è stato anche motivato dalla volontà del Premier Renzi di dare un chiaro segnale di rottura con la politica energetica unilaterale del Passato.

Sia il Governo di Mario Monti, che ancor più quelli di Silvio Berlusconi hanno infatti orientato la politica energetica nazionale unicamente sull’asse Italia-Russia, complice il rapporto di amicizia personale tra Putin e il Capo di Forza Italia, che nel 2008 ha portato alla firma del contratto per la costruzione del Southstream.

Un segnale di cambiamento nella politica energetica lo si è avuto già prima dell’insediamento di Renzi a Palazzo Chigi, quando, in Parlamento, Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, Scelta Civica e Socialisti hanno votato a favore della TAP.

Contrari al gasdotto che incrementa la sicurezza energetica dell’Italia, si sono invece schierati Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Sinistra Ecologia e Libertà e Fratelli d’Italia: Partiti che non hanno invece mai contestato la costruzione del Southstream.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Guerra del Gas: Polonia e Lituania avanti con la diversificazione

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 25, 2014

I Governi polacco e lituano chiedono alla Commissione Europea il finanziamento del 75% di un gasdotto concepito per unificare i sistemi infrastrutturali energetici dei due Paesi. Anche la realizzazione di due importanti rigassificatori fanno di Varsavia e Vilna i battistrada dell’integrazione energetica europea e della diversificazione delle forniture di gas per decrementare la dipendenza dell’Europa Centrale dalla Russia

La Polonia con il Qatar, la Lituania con la Norvegia: questa è la strategia di diversificazione delle forniture di gas adottata dal Governo polacco e da quello lituano per diversificare le importazioni di energia, come previsto dalla Commissione Europea per decrementare la dipendenza dei Paesi membri dell’Unione Europea dall’import dalla Russia.

Nella giornata di giovedì, 21 Agosto, Polonia e Lituania hanno inviato richiesta ufficiale alla Commissione Europea per il finanziamento del 75% di un Gasdotto progettato per unificare il sistema dei gasdotti nazionali dei due Paesi, come riportato da Euractiv.

Il progetto, il cui costo complessivo ammonta a 558 milioni di Euro, ha una portata di 2,3 Miliardi di metri cubi di gas, ed è concepito per integrare sul piano energetico due dei Paesi UE più fortemente dipendenti dalle importazioni della Russia.

Il gasdotto polacco-lituano non è l’unico del suo genere pronto ad essere finanziato dalla Commissione Europea: la Polonia, ad esempio, ha progettato la realizzazione di infrastrutture per unificare il suo sistema energetico nazionale con quello di Repubblica Ceca, Slovacchia e Germania, mentre la Lituania ha varato un simile piano per unificare le sue infrastrutture con quelle di Lettonia ed Estonia.

Tuttavia, a conferire particolare importanza al gasdotto polacco-lituano è la realizzazione di due importanti rigassificatori, quello di Swinoujscie in Polonia e quello di Klaipeda in Lituania, da cui dipende il funzionamento dell’infrastruttura per cui Varsavia e Vilna hanno chiesto il finanziamento alla Commissione Europea.

Per quanto riguarda il rigassificatore di Swinoujscie, che è ancora in fase di realizzazione, la Polonia, nel 2009, ha firmato un accordo con il Qatar per l’importazione di 1,5 Miliardi di metri cubi di gas liquefatto annui per un totale di 550 Milioni di Dollari all’anno a partire dalla fine dei lavori, come riportato da una nota della Cancelleria del Premier polacco.

Il gas del Qatar servirà non solo per decrementare la dipendenza della Polonia dalla Russia -da cui Varsavia dipende per l’82% del suo fabbisogno di oro blu- ma, attraverso i gasdotti in via di realizzazione, sarà utilizzato anche per rifornire Repubblica Ceca, Slovacchia e Lituania e, indirettamente, anche gli altri Stati membri dell’UE.

Il rigassificatore di Klaipeda è invece concepito per importare gas liquefatto in primis dalla Norvegia, come confermato da un contratto firmato, venerdì, 22 Agosto, dalla compagnia lituana LitGas con il colosso energetico norvegese Statoil.

Estonia e Lettonia puntano sulla Norvegia

Il contratto lituano-norvegese, come riportato dall’agenzia PAP, prevede l’acquisto da parte della Lituania di 540 Milioni di metri cubi di gas liquefatto all’anno secondo un tariffario che fissa il prezzo del LNG alle quotazioni di mercato, e non più al prezzo del greggio, come invece sancito nel contratto tra Polonia e Qatar.

Oltre al lato tariffario del contratto tra LitGas e Statoil, a rendere importante l’accordo lituano-norvegese è l’avvio di un impegno concreto che, come dichiarato a più riprese dalla Norvegia, vede Oslo impegnata nel garantire rifornimenti di gas costanti a tutti i Paesi del Baltico.

In questo progetto, la Lituania ricopre un ruolo fondamentale, dal momento in cui il rigassificatore di Klaipeda è ubicato in un porto accessibile tutto l’anno da navi di grosse dimensioni con pescaggio profondo.

I porti degli altri Paesi del Baltico, invece, sono inutilizzabili perché ghiacciati durante i mesi più freddi dell’anno, in cui la richiesta di gas aumenta.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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La Lituania vicina ad una crisi di Governo

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on August 21, 2014

Il Premier lituano, Algirdas Butkevicius, dimissiona il Ministro dell’Energia, Jaroslav Neverovic, per avere nominato la sua vice senza rispettare il regolamento. Aperto lo scontro interno alla coalizione di maggioranza tra il Partito Social Democratico Lituano -LSDP- e l’Azione Elettorale dei Polacchi in Lituania -AWPL

Uno degli assiomi fondamentali per comprendere la geopolitica dell’Europa Centro-Orientale è che l’energia è la chiave per comprendere gli scenari che avvengono oggi e che avverano domani: tuttavia, come dimostra il caso della Lituania, l’energia potrebbe avere attinenze anche con una crisi di Governo originata, almeno secondo quanto ufficialmente trapelato, per motivazioni di carattere meramente politico.

Nella giornata di mercoledì, 20 Agosto, il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, ha firmato le dimissioni del Ministro dell’Energia, Jaroslav Neverovic, secondo una richiesta ufficiale del Premier, Algirdas Butkevicius.

La decisione di dimissionare il Ministro dell’Energia è stata presa dal Premier in seguito alla nomina a Viceministro di Renata Cytacka: una scelta che Neverovic ha compiuto in totale disaccordo con il regolamento nazionale, senza, cioè, informare, né avere il permesso di Butkevicius.

Oltre alla scorrettezza procedurale, a motivare il dimissionamento di Neverovic è stata la contrarietà di Butkevicius alla nomina della Cytacka, ritenuta una personalità troppo politica per ricoprire un ruolo così delicato come la co-guida del Ministero dell’Energia lituano.

“Niewerowicz mi ha informato di avere ricevuto pressioni di carattere politico per nominare la Cytacka -ha dichiarato Butkevicius al portale di informazione Delfi– Dopo avere espresso la mia contrarietà, gli ho ricordato che, in caso di nomina non concordata con il Premier, il Ministro sarebbe stato dimissionato”.

Uomo salvato, mezzo salvato, dunque, tuttavia la scelta di Butkevicius, legittima sul piano procedurale, rischia di provocare un vero e proprio terremoto politico interno alla coalizione di Governo, che già poggia il suo precario equilibrio su forze politiche appartenenti sia al centro-sinistra che alla destra conservatrice.

La maggioranza è infatti una compagine estremamente variegata, formata dal Partito Social Democratico Lituano del Premier Butkevicius -LSDP- dal Partito del Lavoro -DP- dalla forza conservatrice Ordine e Giustizia -TT- e dall’Azione dei Polacchi di Lituania -AWPL: la forza politica della minoranza polacca a cui appartengono Neverovic e la Cytacka.

Secondo il parere di diversi esperti, le dimissioni di Neverovic, provocate da pressioni politiche della dirigenza AWPL per inserire nella compagine ministeriale la Cytacka -che, a differenza di Neverovic, appartiene ai quadri dirigenti del Partito- sono una scelta strategica che permette alla forza politica della minoranza polacca in Lituania di ritagliarsi una posizione di rilievo in vista delle prossime elezioni.

A confermare questa tesi sono le parole dell’europarlamentare AWPL, Rolandas Paksas, che ha lasciato intendere che la decisione di Butkevicius di dimmissiomare Neverovic non passerà senza conseguenze per la maggioranza.

Nonostante le minacce dell’AWPL, la Presidente Grybauskaite ha già emesso il decreto di nomina a capo del Ministero dell’Energia per l’attuale Ministro delle Comunicazioni, il LSDP Rimantas Sinkevicius, che manterrà l’interim fino alla staffetta con il Ministro dell’Economia, Evaldas Gustas -anch’egli esponente del LSDP- a cui spetterà la guida del Dicastero fino alla scelta del nuovo Titolare.

La delicatezza dell’energia per Vilna

Una crisi di Governo in Lituania, peraltro dovuta alla successione alla guida del Ministero dell’Energia, metterebbe a serio repentaglio la realizzazione della politica energetica dell’Unione Europea in uno degli Stati che, più fortemente, dipende dalle forniture di gas della Russia.

In accordo con le direttive UE, e grazie ai fondi europei, la Lituania ha avviato la realizzazione del rigassificatore di Klaipeda: infrastruttura che consente a Vilna di importare gas liquefatto da Norvegia, Qatar, Egitto e, un domani, Stati Uniti d’America.

Oltre al rigassificatore di Klaipeda, che de facto decrementa la dipendenza energetica della Lituania dalla Russia, Vilna ha avviato anche la realizzazione di gasdotti per unificare il sistema di trasporto del gas nazionale con quello dei Paesi UE confinanti: Lettonia e Polonia.

In aggiunta a rigassificatori e gasdotti, la Lituania è in prima fila per lo sfruttamento dello shale -gas estratto a basse profondità da terreni argillosi di cui, secondo le stime EIA, il territorio lituano sarebbe ricco- anche se esistono divergenze tra la posizione apertamente favorevole del Presidente Grybauskaite e quella più cauta del Premier Butkevicius.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Guerra del Gas: la Bulgaria congela il Southstream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 5, 2014

Il Presidente bulgaro, Rosen Plevneliev, sospende le trattative per la realizzazione del gasdotto concepito da Putin per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dal gas della Russia. Il tecnico Georgi Bliznashki nominato Premier di un Governo di transizione

Un’impasse per la Bulgaria e un buffetto per Putin. Nella giornata di martedì, 5 Agosto, la Bulgaria ha ufficialmente congelato la realizzazione del gasdotto Southstream in attesa del via libera definitivo da parte dell’Unione Europea.

La decisione, presa dal Presidente bulgaro, Rosen Plevneliev, pone un’ulteriore freno a un gasdotto concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas della Russia, per bypassare l’Ucraina come Paese di transito del carburante russo in territorio UE, e, sopratutto, per contrastare la politica di diversificazione delle forniture di oro blu avviata dalla Commissione Europea.

Per tutte queste ragioni, l’Unione Europea ha dichiarato il Southstream un progetto che non gode dello status di priorità che, invece, Bruxelles ha concesso ad altre infrastrutture come il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: concepito per veicolare gas dall’Azerbaijan in Italia attraverso Grecia ed Albania- e un alto numero di rigassificatori per importare LNG da Qatar, Egitto, Norvegia è Stati Uniti d’America.

Già lo scorso Giugno, in seguito alle proteste della Commissione Europea, la Bulgaria è stata spinta a congelare la realizzazione del Southstream, che tuttavia ha ripreso vigore in seguito alla spinta della forte lobby filorussa presente, e ben radicata, nella politica del Paese.

“Continuiamo a sostenere il Southstream, mani un periodo di crisi come quello di oggi non c’è tempo per le grandi infrastrutture che non godono di un ampio sostegno sociale e internazionale” ha dichiarato il Presidente Plevneliev durante la nomina del nuovo Governo, come riportato dal sito ufficiale della Presidenza della Bulgaria.

Assieme al congelamento ufficiale del gasdotto di Putin, il Presidente bulgaro ha presentato la nuova squadra di Governo capitanata dal Premier, Georgi Bliznashki: un tecnico, di provenienza socialista, fortemente critico con il precedente esecutivo dell’indipendente Plamen Oresharski, che ha potuto governare grazie al consenso del Partito Socialista Bulgaro fino alla vittoria del Partito moderato GERB nelle scorse Elezioni Europee.

L’esecutivo tecnico -di cui fanno parte anche l’ex-consigliera del Presidente Plevneliev, Ekaterina Zakharieva, nominata Vicepremier con delega agli Affari Regionali, l’ex-membro del Ministero delle Finanze, Rumen Porozhanov come titolare del medesimo Dicastero, e l’ex-membro del National Democratic Institute, Daniel Mitov come Ministro degli Esteri- ha il compito di preparare il bilancio dello Stato e di traghettare il Paese alle Elezioni Anticipate.

La Georgieva ufficialmente avversaria della Mogherini e di Sikorski

Infine, il Presidente Plevneliev ha anche nominato ufficialmente Kristalina Georgieva candidata della Bulgaria ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE.

Con la nomina ufficiale, la Georgieva è la terza candidata ufficiale a Ministro degli Esteri dell’UE: un ruolo che la politica bulgara dovrà contendere al Ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, e a quello polacco, Radoslaw Sikorski, supportati rispettivamente dai Socialisti e Democratici Europei e da una larga parte del Partito Popolare Europeo.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Unione Energetica UE: Tusk rilancia sul rigassificatore di Swinoujscie

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 30, 2014

Il Premier polacco pronto al braccio di ferro con la compagnia italiana Saipem per la realizzazione in tempi brevi di un’infrastruttura necessaria per la sicurezza energetica e nazionale della Polonia. Dalla costruzione del terminale in Pomerania passa l’avvio di un progetto europeo concepito per diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea

Un’infrastruttura da realizzare per dotare l’Unione Europea di una politica energetica diversificata, sicura ed efficiente.

Nella giornata di martedì, 29 Luglio, la compagnia energetica polacca Polskie LNG ha confermato la realizzazione in tempi brevi del rigassificatore di Swinoujscie: un’infrastruttura progettata in Pomerania, nella Polonia Nord-Occidentale, per importare in Europa gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

La posizione della Polskie LNG riprende le dichiarazioni enunciate, lo scorso 25 Luglio, dal Premier polacco, Donald Tusk, che ha rassicurato sulla realizzazione del rigassificatore: ritenuto un’infrastruttura fondamentale per la sicurezza energetica, e quindi nazionale, della Polonia.

Nello specifico, Tusk ha dichiarato di intendere superare l’impasse contrattuale provocato dalla compagnia italiana Saipem, che, come riportato da Polskie Radio, per completare il terminale di Swinoujscie ha richiesto al Governo polacco la revisione del contratto con un ritocco, al rialzo, delle tariffe.

La posizione della Saipem rischia di provocare alla Polonia un esborso ben maggiore della mera questione contrattuale: la compagnia energetica nazionale polacca PGNiG ha infatti già siglato un contratto con la compagnia del Qatar Qatargas per l’acquisto di LNG a partire dal 2015.

“Siamo pronti ad ascoltare le ragioni che hanno portato la compagnia italiana a richiedere nuovi negoziati -ha dichiarato Tusk- Tuttavia, non siamo intenzionati ad accettare alcun ricatto motivato dal bisogno che abbiamo di realizzare l’infrastruttura in tempi brevi”.

Il rigassificatore di Swinoujscie è un’infrastruttura pilota dell’Unione Energetica Eueopea: progetto, supportato da Tusk e dal Presidente francese, Francois Hollande, e prima ancora concepito dagli ex-Presidenti della Commissione Europea Jacques Delors e Romano Prodi, che intende perseguire la diversificazione delle forniture di gas dell’UE dalle importazioni da Russia ed Algeria.

Questo scopo, necessario per decrementare la dipendenza dell’Europa sopratutto da Mosca -che spesso si avvale del gas come mezzo di coercizione geopolitica nei confronti di Paesi europei sovrani e indipendenti, come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Ucraina e Georgia- è realizzabile tramite la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi membri UE e la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori.

Dalla Slovacchia il via libero definitivo per le esportazioni di gas in Ucraina

Un passo in direzione dell’Unione Energetica Europea è stato effettuato anche dalla Slovacchia, che, sempre martedì, 29 Luglio, ha dato l’avvio definitivo all’invio di gas russo in Ucraina attraverso l’utilizzo del gasdotto Vojany-Uzhhorod in senso invertito.

L’iniziativa, che aiuta l’Ucraina a decrementare la dipendenza dalle forniture di gas dirette dalla Russia, de facto mette in comunicazione i sistemi infrastrutturali di due Paesi che appartengono alla Comunità Energetica Europea.

Questo ente è una sorta di UE dell’energia che, oltre ai Paesi membri dell’Unione, comprende anche Georgia, Moldova, Serbia, Montenegro, Kosovo, Macedonia, Bosnia-Erzegovina e Albania.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

Ucraina: il Governo Yatsenyuk in bilico sulla riforma europea del sistema energetico nazionale

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 13, 2014

Il Premier ucraino presenta dimissioni anticipate in caso di mancata approvazione del Progetto di Legge che recepisce le norme del Terzo Pacchetto Energetico dell’Unione Europea. Il provvedimento è già stato approvato in prima lettura dopo che la Maggioranza filo europea è però andata sotto per una volta.

Una misura preventiva, anche se rischiosa, qualora il Parlamento non dovesse approvare un provvedimento che avvicina l’Ucraina all’Europa. Nella giornata di sabato, 12 Luglio, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha inviato allo Speaker del Parlamento, Oleksandr Turchynov, una lettera contenente le sue preventive dimissioni in caso di mancata approvazione del Progetto di Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico nazionale.

La Rada ucraina ha già approvato il Progetto di Legge in prima lettura lo scorso 4 Luglio, ma solo dopo un’accesa discussione -favorevole si è schierata la maggioranza filoeuropea, composta dal Partito moderato UDAR e dal social-popolare Batkivshchyna, mentre contro hanno votato le opposizioni: Partito delle Regioni, comunisti e dal gruppo Per la Pace e la Stabilità- e solo dopo che, il giorno precedente, il documento è stato respinto.

Il Progetto di Legge, sulla cui approvazione definitiva regna forte incertezza per via dei risicati numeri della maggioranza filoeuropea, è uno dei documenti più importanti che la Rada Ucraina è chiamata ad approvare per armonizzare il proprio sistema energetico nazionale a quello della Comunità Energetica Europea: una sorta di Unione Europea del gas, alla quale appartengono i Paesi membri dell’UE, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia, Serbia e Moldova.

Come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya, la proposta prevede lo scorporo del colosso nazionale ucraino Naftohaz in due compagnie, la Ukrayinska Hazotransportna Systema e la Ukrayinski Hazovi Skhovyshcha, deputate rispettivamente alla distribuzione del gas e alla gestione dei siti di stoccaggio, mentre il controllo della rete dei gasdotti spetta per intero alla compagnia Ukrtranshaz.

In particolare, lo scorporo della Naftohaz, a cui resta la compravendita del gas con i Paesi fornitori, è una clausola prevista dal Terzo Pacchetto Energetico: legge UE che stabilisce presso i Paesi della Comunità Energetica Europea criteri di libera concorrenza e vieta la creazione di monopoli.

Oltre che per la sua importanza tecnica, il Progetto di Legge sulla riorganizzazione del sistema energetico ucraino rappresenta la fine di un lungo percorso politico, che ha visto l’Ucraina, in maniera lenta ma progressiva, recepire ed armonizzare le prerogative UE in materia di energia.

Nel Settembre 2010, l’Ucraina ha firmato il protocollo d’intesa per l’ingresso nella Comunità Energetica Europea, documento che è stato poi votato dalla Rada nel Dicembre 2010 e ratificato in definitiva nel Febbraio 2011.

Nell’Ottobre 2011, il Governo ucraino si è poi impegnato a realizzare i postulati del Terzo Pacchetto Energetico UE entro il 2015 mediante la sua approvazione in Parlamento.

Su questo obiettivo, preso dall’Amministrazione del precedente Presidente Viktor Yanukovych -ma mai realizzato a causa della riluttanza dell’allora Capo di Stato verso ogni forma di avvicinamento dell’Ucraina all’UE- sia il Premier Yatsenyuk che l’attuale Presidente, Petro Poroshenko, puntano molto per dimostrare di potere cambiare davvero verso al Paese.

Gazprom e Southstream minacciano della sicurezza di Kyiv

Oltre all’armonizzazione del settore energetico ucraino a quello dell’Unione Europea, la motivazione che ha spinto il Premier Yatsenyuk a presentare dimissioni anticipate è dovuta anche alla necessità di approvare il Progetto di Legge in tempi brevi per garantire la sicurezza nazionale dell’Ucraina.

Dallo scorso 16 giugno, la Russia, da cui l’Ucraina dipende per il 92% del suo fabbisogno di gas, ha tagliato le forniture di oro blu verso il territorio ucraino in seguito al mancato rinnovo dei Contratti tra il monopolista statale russo del gas, Gazprom, e la Naftohaz.

Gazprom, che ha voluto imporre a Kyiv un tariffario politico di 385 Dollari per mille metri cubi di gas, mentre Naftohaz si è detta disponibile ad accettare un prezzo di non più di 326 Dollari per mille metri cubi, è stata denunciata dal Governo ucraino presso l’Arbitrato di Stoccolma: una decisione che ha portato la Russia ad interrompere le forniture di oro blu riservate al cliente ucraino.

Un’altra motivazione che ha spinto il Premier Yatsenyuk a ventilare le proprie dimissioni anticipate è l’accelerazione della realizzazione del gasdotto Southstream: infrastruttura progettata da Gazprom, in collaborazione con alcuni colossi energetici europei -come l’italiana ENI, la francese EDF e la tedesca E.On- per bypassare l’Ucraina e rifornire di gas direttamente l’Austria attraverso il fondale del Mar Nero, la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria e la Slovenia.

Il Southstream, che veicolerà in Europa circa 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno, è progettato dal Presidente russo, Vladimir Putin, anche per incrementare la dipendenza dalla Russia dell’Unione Europea, che è già fortemente legata alle forniture di oro blu di Gazprom.

Proprio per questa ragione, Domenica, 13 Luglio, il Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, ha dichiarato che l’Europa non ritiene la realizzazione del Southstream necessaria per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas.

Al contrario, il Commissario ha ribadito l’impegno dell’Europa nella realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori per importare gas da Azerbaijan, Qatar, Egitto, Israele, Norvegia e Stati Uniti d’America e, così, decrementare l’alta dipendenza dell’UE dalle forniture della Russia di Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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