LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

SHALE: L’ARGENTINA RISCHIA CON LA POLITICA DI NAZIONALIZZAZIONE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 28, 2013

Secondo l’analisi dell’autorevole Platts, il Governo argentino deve aprire ad investimenti stranieri per sfruttare l’abbondanza di gas shale posseduto nel suo territorio. Paragonate al Venezuela le politiche nazionaliste del Presidente, Maria Fernandez de Kirchner

Un ambito aperto alle compagnie estere private e niente paura per quanto riguarda l’aspetto ambientale sono i consigli che il prestigioso think-tank di analisi energetica Platts ha rivolto nei confronti dell’Argentina. Come riportato in un’analisi, giovedì, 26 Settembre, la Platts ha evidenziato come il Governo argentino debba porre fine alle politiche di nazionalizzazione del settore dell’energia per approfittare dello sfruttamento del gas shale.

Nello specifico, la Platts ha sottolineato come non sia stata rassicurante la decisione del Presidente argentino, Maria Fernandez de Kirchner, di estromettere la compagnia spagnola Repsol dalla compartecipazione nel colosso nazionale energetico dell’Argentina YPF, presa nel 2012.

Inoltre, il Presidente Kirchner ha imposto un tetto massimo al costo per l’energia, che, de facto, ha limitato lo sfruttamento di gas in territorio argentino, ed ha obbligato l’Argentina ad importare una lauta quantità di oro blu liquefatto nel 2011.

Secondo l’analisi, il posizionamento del Governo argentino potrebbe portare al modello venezuelano, in cui, nonostante l’abbondante presenza di greggio, l’esclusione di compagnie internazionali dal settore degli idrocarburi in Venezuela ha comportato una diminuzione della produzione di oro nero.

L’opportunità energetica argentina

L’Argentina, dopo USA e Cina, è il terzo Paese al Mondo per quantità di gas shale posseduto nel proprio sottosuolo, che, secondo le stime EIA, si aggirano attorno ai 774 Trilioni di Piedi Cubi.

Per lo sfruttamento dell’oro blu non convenzionale nel giacimento Vaca Muerta, uno dei più capienti del Paese, la YPF, lo scorso 29 Agosto, ha firmato un accordo con la compagnia statunitense Chevron, già leader nel settore dello shale in Europa Centro-Orientale.

La decisione, che va in controtendenza rispetto alle politiche del Presidente Kirchner, è stato valutato positivamente dalla Platts, che, nonostante l’analisi severa, ha individuato un margine di miglioramento nel settore energetico del Paese.

Matteo Cazzulani

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SHALE: L’ARGENTINA APRE ALL’ESTERO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 20, 2013

Una Commissione Speciale Governativa realizza un Decreto Presidenziale che assicura incentivi alle compagnie estere per lo sfruttamento di gas non convenzionale argentino. Il provvedimento è un passo indietro rispetto alla politica centralista della Presidente, Cristina Fernandez de Kichner.

Pieno diritto di esportazione ed esenzioni fiscali sono le misure adottate dal Governo argentino per favorire lo sfruttamento di shale in Argentina. Nella giornata di giovedì, 18 Luglio, una Commissione Speciale Governativa ha realizzato un Decreto Presidenziale che consente alle compagnie energetiche impegnate in Argentina di esportare il 20% dello shale sfruttato senza pagare la tassa statale del 33%.

Inoltre, il Decreto concede alle compagnie energetiche la possibilità di esportare liberamente lo shale sfruttato in Argentina, solo a patto che l’area in cui il gas non convenzionale è estratto non richieda forniture speciali di energia.

Il provvedimento ha riscosso subito un risvolto positivo con la dichiarazione di interesse nello sfruttamento del Vaca Muerta, il più importante giacimento di shale argentino, da parte del colosso statunitense Chevron.

Finora, il premesso di sfruttare lo shale in Argentina è stato riservato solo alla compagnia YPF, che è stata nazionalizzata per mezzo di una forzatura della Presidente, Cristina Fernandez de Kirchner, a spese della compagnia energetica spagnola Repsol.

Un passo in avanti nel terzo Paese al mondo per possesso di shale

Secondo le stime EIA, l’Argentina è il terzo Paese al Momdo per possesso di giacimenti di gas shale sul suo territorio, pari a 802 Trilioji di Piedi Cubi.

L’Argentina è preceduta solo dagli Stati Uniti d’America, con una riserva di shale di 1161 Trilioni di Piedi Cubi, e dalla Cina, con 1115 Trilioni di Piedi Cubi.

Matteo Cazzulani

SHALE: LA POLONIA FA PASSI IN AVANTI, LA FRANCIA CI PENSA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 6, 2013

Il licenziamento del Ministro dell’Ambiente francese Delphine Batho apre la strada allo sfruttamento di gas non convenzionale in Francia. In territorio polacco effettuata la più importante estrazione di Shale in Europa.

La Francia come gli Stati Uniti d’America: dopo la cacciata del Ministro anti-Shale forse è possibile. Nella giornata di giovedì, 4 Luglio, il Presidente francese, Francois Hollande, ha rimosso dall’incarico Il Ministro dell’Ambiente, Delphine Batho, ufficialmente per avere espresso pubblicamente critiche al bilancio.

Come riportato da Natural Gas Europe, la vera ratio dell’allontanamento del Ministro Batho è però l’opposizione all’avvio dello sfruttamento di gas Shale in Francia.

Con la nomina del nuovo Ministro all’Ambiente, Philippe Martin, la Francia potrebbe decidere per lo sfruttamento dei giacimenti di gas non convenzionale posti sul suo territorio.

Lo sfruttamento dello Shale in Francia permetterebbe infatti la diminuzione dell’uso del nucleare, che, per adesso, ha ricoperto larga parte del fabbisogno energetico dell’economia francese.

Ad appoggiare lo sfruttamento di Shale in Francia è la compagnia energetica Suez Gaz de France, il cui Amministratore Delegato, Gerard Mestrallet, ha sottolineato come il gas non convenzionale possa contribuire alla riduzione delle emissioni inquinanti in territorio francese.

Il Capo dell’altra importante compagnia energetica francese Total, Jean Jacques Mosconi, ha sottolineato l’inestimabile potenziale posseduto dalla Francia, seconda solo alla Polonia in Europa per quantità di Shale presente nel suo sottosuolo.

Secondo le recenti rilevazioni EIA, la Francia possiede una riserva complessiva di 137 Trilioni di piedi cubi, vicina al record della Polonia di 148 Trilioni di piedi cubi.

Proprio la Polonia, venerdì 5 Luglio, ha registrato un record nello sfruttamento dello Shale grazie alla produzione di 120 barili al minuto da parte della compagnia San Leon presso il giacimento Lewino 1G2, nei pressi di Danzica.

Come riportato da una nota della compagnia irlandese, quello registrato a Danzica è il record più importante mai raggiunto al di fuori degli Stati Uniti d’America, dove lo sfruttamento dello Shale è già iniziato con una normale regolarità.

La Polonia, dopo avere registrato rinunce di importanti compagnie energetiche impegnate nello Shale, come la statunitense ExxonMobil, ha approvato agevolazioni per lo sfruttamento dei giacimenti di gas non convenzionale sul suo territorio.

Avanti anche Londra, mentre Madrid si ferma

Chi procede sulla strada dello Shale è anche la Gran Bretagna, dove la compagnia Cuadrilla ha dichiarato l’intenzione di avviare lo sfruttamento del giacimento Grange Hill.

Come riportato da una nota della compagnia, lo scopo dell’operazione è dimostrare la possibile estrazione di Shale in quantità commerciali dal sottosuolo della Gran Bretagna.

La ricerca è incoraggiata dalla recente rilevazione dell’Ente Geologico Britannico -BGS- che ha aumentato a 1300 Trilioni di piedi cubi la stima di Shale presentemin Gran Bretagna, fissata a 26 Trilioni di piedi cubi dal rapporto EIA.

In Gran Bretagna, la compagnia Centrica è gia attiva nello sfruttamento del giacimento di gas non convenzionale Bowland, e, sostenuta dal Primo Ministro, David Cameron, è l’unico ente ad avere avviato l’importazione di Shale dagli Stati Uniti d’America.

Un altro Paese che ha espresso interesse per l’avvio delle importazioni di Shale USA è la Spagna, dove, tuttavia, lo sfruttamento dei giacimenti domestici di Shale ha subito una leggera impasse.

La compagnia Repsol, che ha ottenuto concessioni dal governo per lo sfruttamento di Shale in un’area di 290 chilometri quadrati, ha abbandonato i lavori nel nord della Penisola Iberica.

A provocare la decisione è la moratoria imposta lo scorso Aprile allo sfruttamento di Shale dal Governo regionale della Cantabria.

Ciò nonostante, il Governo nazionale spagnolo ha programmato la continuazione dei lavori nelle regioni meridionali del Paese, dove alcuni interessanti giacimenti di Shale sono presenti.

Secondo le stime EIA, la Spagna possiede una riserva di gas non convenzionale pari a 8 Trilioni di metri cubi.

Matteo Cazzulani

SHALE: L’ARGENTINA ATTUA POLITICHE INADATTE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 30, 2013

Uno studio riportato dall’agenzia UPI riporta come le politiche del Presidente Cristina Fernandez de Kirschner rendano difficili investimenti nel settore del gas convenzionale. Solo statunitense Chevron da fiducia al Governo argentino

A volte, la politica riesce a dissipare un patrimonio energetico di inestimabile valore. Nella Giormata di martedì, 25 Giugno, un’analisi riportata dall’agenzia UPI certificato come l’Argentina non sia in grado di sfruttare i consistenti giacimenti di gas Shale sul suo territorio a causa delle politiche del Presidente, Cristina Fernandez de Kirchner.

Secondo le stime della EIA, l’Argentina possiede 802 trilioni di piedi cubi di gas Shale nel proprio territorio, una riserva che consente a Buenos Aires di vantare il terzo primato per grandezza nel mondo dopo gli Stati Uniti d’America e la Cina.

Questo patrimonio, concentrato per lo più nel giacimento Vaca Muerta, è pero non ancora sfruttato a causa della scarsa volontà dimostrata dalle compagnie energetiche mondiali leader nello shale di investire nel settore del gas non convenzionale in Argentina.

Il caso più eclatante è quello della compagnia spagnola Repsol, che ha dichiarato la non volontà di investire nello Shale argentino dopo che il Presidente Kirchner, nel Maggio 2012, ha ordinato l’esproprio forzato da parte dello Stato della compagnia YPF.

La YPF, posseduta dalla Repsol, è stata nazionalizzata senza alcuna compensazione alla compagnia spagnola che, tuttavia, la Presidente Kirchner ha poi invitato ad investire nello Shale argentino.

Simile, anche se non così grave, è la condotta del colosso norvegese Statoil, che, dopo un iniziale interesse, si è tenuto alla larga da investimenti coraggiosi nel settore del gas non convenzionale argentino.

L’unica compagnia che ha dimostrato voglia di operare nello Shale argentino è la Chevron, che si è detta fiduciosa di ricevere un trattamento adeguato da parte del Governo argentino.

Un patrimonio energetico inestimabile

Secondo il recente rapporto EIA, l’Argentina, con 802 Trilioni di piedi cubi di Shale, è il terzo Paese al Mondo per riserve di gas non convenzionale, dopo USA (1161 Trilioni di piedi cubi) e Cina (1115) ma prima di Algeria (707), Canada (573) Messico (545), Australia (437), Sud Africa (390), Russia (285) e Brasile (245).

Nonostante la cospicua presenza di gas non convenzionale, il rapporto EIA ha evidenziato come il settore del gas Shale in Argentina sia in uno stato di avanzamento primordiale, a causa delle politiche governative che ostacolano ingenti investimenti.

Matteo Cazzulani