LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Nomine UE: riprende quota il tandem Sikorski-Thorning Schmidt

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 12, 2014

Il Presidente uscente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, conversa con il Premier polacco, Donald Tusk, in merito alla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE del Ministro degli Esteri della Polonia. La sua scelta è possibile solo previa nomina del Premier danese a Presidente del Consiglio Europeo

Un polacco alla guida della politica estera e di difesa europea e una danese alla presidenza del Consiglio Europeo: nonostante i falchi che guardano a Mosca e all’Europa a due velocità, forse si può fare. Nella giornata di venerdì, 11 Luglio, il Presidente uscente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha avuto una conversazione telefonica con il Premier polacco, Donald Tusk, nella quale, come riportato dall’autorevole TVN24, il Capo del Governo della Polonia avrebbe discusso in merito alla possibilità di nomina del suo Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, alla carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea.

Sikorski, politico di lungo corso con studi ed esperienze lavorative in Gran Bretagna e mondo ex-sovietico, sarebbe la figura ideale per dare finalmente all’UE una guida forte e autorevole in campo internazionale.

All’abilità di Sikorski, oltre allo storico riavvicinamento della Polonia alla Germania, si deve sopratutto il ripristino della democrazia in Ucraina dopo la pacifica Rivoluzione della Dignità del Maydan e, poco più tardi, la firma da parte del Governo ucraino, della Georgia e della Moldova, dell’Accordo di Associazione con l’Europa.

Sikorski, esponente del Partito Popolare Europeo -PPE- che ad oggi gode del sostegno sicuro di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania, per essere nominato Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE deve contare sulla nomina a Presidente del Consiglio Europeo di una donna appartenente al Partito dei Socialisti e Democratici Europei -PSE.

L’identikit ideale per la nomina alla Presidenza del Consiglio Europeo è quello del Premier danese, Helle Thorning Schmidt, Capo del Governo, appartenente al PSE, di un Paese che, come la Polonia, non appartiene alla zona Euro.

Il tandem Sikorski-Thorning Schmidt può garantire pari rappresentanza tra gli Stati che non hanno adottato la moneta unica europea e quelli della Zona Euro, che già hanno nel popolare Jean Claude Juncker e del socialista Martin Schulz, rispettivamente Presidente della Commissione Europea e Presidente del Parlamento Europeo, i loro referenti politici ai vertici UE.

Tuttavia, le nomine di Sikorski e della Thorning Schmidt, che hanno ottenuto anche il sostegno della Francia, sono avversate da Germania, Italia, Grecia, Austria, Slovenia, Belgio e Ungheria: Paesi che non hanno condiviso né il ruolo risoluto ricoperto dal Ministro degli Esteri polacco per la democrazia in Ucraina, né le posizioni filo-atlantiste del Premier danese.

Georgieva-Letta e Mogherini-Barnier le alternative all’accoppiata polacco-danese

In alternativa al tandem Sikorski-Thorning Schmidt, i Paesi che si oppongono alla nomina del polacco e della danese hanno proposto candidature alternative, tra cui primeggia quella del Commissario UE bulgaro uscente, la PPE Kristalina Georgieva ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE, e del PSE italiano Enrico Letta alla Presidenza del Consiglio Europeo.

Sia Georgieva che Letta soddisferebbero sia la parità di genere e di appartenenza politica, sia le pretese dei Paesi che si oppongono a Sikorski ed alla Thorning Schmidt. Questi Stati si caratterizzano infatti per i forti legami con la Russia di Putin, che ha tutto l’interesse ad evitare che polacchi e danesi siamo eletti ai vertici UE.

Un’altra alternativa al tandem Sikorski-Thorning Schmidt è dato dalla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE del Ministro degli Esteri italiano, la PSE Federica Mogherini, e, alla Presidenza del Consiglio Europeo, di uno dei candidati scartati dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, per la nomination del PPE alla corsa alla Presidenza della Commissione Europea.

Tra i possibili nomi del prossimo Presidente del Consiglio Europeo si fanno quelli dell’ex-Premier finlandese, Jyrki Katainen, di quello svedese, Fridrik Reinfeldt, e quello del Commissario UE francese uscente, Michel Barnier.

L’accoppiata tra la Mogherini alla guida della politica estera UE e di un esponente PPE a quella del Consiglio Europeo -Reinfeldt a parte- escluderebbe dai vertici dell’Unione rappresentati della zona non-euro.

Così, la divisione interna tra un’Europa di serie A e di una di serie B a seconda dell’appartenenza o meno dei Paesi membri al processo di integrazione monetaria sarebbe incrementata, in un momento in cui, al contrario, l’UE necessita di unità, forza e autorevolezza.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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ELEZIONI EUROPEE: REHN E VERHOFSTAD SI CONTENDONO LA CANDIDATURA ALDE ALLA COMMISSIONE EUROPEA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 19, 2013

I Partiti liberali di Estonia, Germania, Finlandia, Danimarca, Svezia, Cipro, Croazia e Bulgaria sostengono il Commissario UE all’Economia, mentre belgi, olandesi, austriaci, romeni, lussemburghesi e catalani supportano il Capogruppo in Parlamento Europeo. Divisa la Gran Bretagna sulla nomina della persona che dovrà concorrere con il socialista Martin Schulz.

L’Europa del Nord e quella Centro-Orientale contro quella Occidentale e meridionale, con la Gran Bretagna divisa tra i due candidati. Così appare la corsa alla nomination per la candidatura alla Presidenza della Commissiome Europea dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE- il terzo gruppo del Parlamento Europeo, chiamato a designare un proprio candidato nel Congresso del Primo di Febbraio 2014.

Come riportato in una lettera dal Financial Times, firmata dal Capo del Partito delle Riforme estone, il Primo Ministro dell’Estonia Andrus Ansip, i Leader dei Parititi che appartengono all’ALDE di Finlandia, Danimarca, Svezia, Cipro, Corazia, Germania e Bulgaria hanno espresso il loro sostegno al Commissario UE all’Economia, Olli Rehn.

Come riporta il testo, per via del suo impegno dimostrato durante il suo lavoro da Commissario, Rehn è stato ritenuto dai Partiti liberali dell’Europa Settentrionale e Centro-Orientale il candidato più autorevole per sostituire, dopo le prossime Elezioni Europee, l’attuale Presidente della Commissione Europea, il popolare José Manuel Barroso.

Differente l’opinione dei Partiti liberali di Belgio, Olanda, Lussemburgo, Romania, Austria e Catalogna, che hanno già sottoscritto la candidatura del Capogruppo dell’ALDE al Parlamento Europeo, Guy Verhofstad.

Noto per le sue teorie federaliste animate alla creazione degli Stati Uniti d’Europa quanto prima, Verhofstad è supportato dai Partiti liberali di quei Paesi che, più di tutti, hanno sempre lavorato per la creazione di una federazione europea che riesca ad evolvere l’UE da Unione di Paesi a un unica grande realtà politica in grado di interfacciarsi con il Mondo con una voce sola.

Importante è anche il ruolo dei LibDem di Gran Bretagna, il più grande, ed influente raggruppamento dell’ALDE, che sulla questione della Candidatura alla Presidenza della Commissiome appaiono divisi.

Da un lato, Il Segretario dei LibDem, il Vicepremier britannico Nick Clegg, ha firmato la lettera in sostegno a Rehn, ma, dall’altro, il Parlamentare Europeo Chris Davies ha preferito supportare la corsa di Verhofstad.

Il PSE e la Sinistra hanno già scelto, il PPE ancora senza un candidato

La nomina di un candidato comune alla Presidenza della Commissione Europea da parte dei Partiti europei è prevista dal Trattato di Lisbona, volta a rafforzare la dimensione europea, e non più solo nazionale, delle consultazioni nazionali per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Il Partito Socialista Europeo ha già individuato il suo candidato nel Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, mentre la Sinistra Europea ha già scelto il greco Alexis Tsiparas.

Non è ancora stata determinata la candidatura del Partito Popolare Europeo: la più grande forza partitica del Continente che, secondo i sondaggi, dovrebbe nuovamente vincere le Elezioni Europee e, così, avere il diritto di nominare anche il prossimo Presidente della Commissione Europea.

Dopo la rinuncia alla candidatura da parte del Leader della Piattaforma Civica, il Premier polacco Donald Tusk, e del Capo del Partito Moderato svedese, il Capo del Governo di Svezia Fridrik Reinfeldt, il Cancelliere tedesco Angela Merkel è alla ricerca di un candidato autorevole.

Secondo ripetute indiscrezioni, la Merkel avrebbe promesso un tacito appoggio al candidato socialista Schulz in cambio dell’accettazione da parte dei socialdemocratici tedeschi della SPD di formare con i cristianodemocratici della CDU -il Partito della Merkel- e i cristiano sociali bavaresi della CSU una Grande Coalizione in Germania, varata al Bundestag proprio di recente.

I Verdi europei sono orientati sulla nomina dell’attuale Capogruppo al Parlamento Europeo, Rebecca Harms, mentre i Conservatori non hanno ancora effettuato la loro scelta.

Matteo Cazzulani

LA MERKEL HA TROVATO IL CANDIDATO POPOLARE ALLA COMMISSIONE EUROPEA: IL SOCIALDEMOCRATICO MARTIN SCHULZ

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 30, 2013

Il cancelliere tedesco dichiara che una maggioranza popolare al Parlamento Europeo non impossibilita la nomina di un Presidente della Commisione Europea socialdemocratico. La Grande Coalizione europea permette alla Merkel di risolvere i problemi in Germania, e di estendere il suo premierato sull’UE

Una Grande Coalizione come in Germania per salvare l’Europa dall’euroscetticismo, nonostante ciò possa implicare una germanizzazione della politica europea. Nella giornata di lunedì, 28 Ottobre, il Cancelliere tedesco, la cristiano-democratica Angela Merkel, ha dichiarato che non vi è alcun automatismo tra il risultato delle Elezioni Europee e la nomina del Presidente della Commissione Europea.

Nello specifico, la Merkel, a margine del vertice del Partito Popolare Europeo -la forza partitica UE che raccoglie partiti cristiano-democratici, moderati e di centrodestra, come, in Italia, l’UDC- ha sottolineato come una maggioranza cristiano-democratica nel prossimo Parlamento Europeo possa supportare la nomina di un Presidente della Commissione non popolare.

La dichiarazione ha portato l’autorevole Euractiv a sostenere che la Merkel, con la sua presa di posizione, abbia dato un velato supporto alla candidatura di Martin Schulz, socialdemocratico tedesco sostenuto dal Partito Socialista Europeo e da altre forze politiche non-socialiste che appartengono al Gruppo parlamentare Socialisti e Democratici, come, in Italia, il PD.

Del resto, Schulz gode di buona fama in UE, tanto da essere stato nominato Presidente del Parlamento Europeo dopo il popolare Jerzy Buzek: una staffetta concordata tra PPE ed S&D fin dall’avvio della legislatura 2009-2014.

A confermare il possibile appoggio della Merkel a Schulz sono molteplici fattori, tra cui alcuni strettamente legati alla situazione interna tedesca.

La Merkel, che ha stravinto le ultime Elezioni Parlamentari tedesche alla guida della colazione tra i cristiano-democratici della CDU e i cristiano-sociali bavaresi della CSU, per governare in Germania necessita comunque dell’appoggio di partner esterno, che la rieletta Cancelliere ha vuole dalla socialdemocratica SPD.

In virtù della disparità di consensi ricevuti, sarebbe impossibile per la Merkel attuare pesanti concessioni ai socialdemocratici -come i Ministeri di Esteri ed Economia- ma il sostegno, seppur non palese, all’elezione di Schulz alla Commissione Europea potrebbe essere una merce di scambio che permetterebbe fin da subito il varo della Grande Coalizione in Germania.

Del resto, la Merkel ha fatto capire di volere dedicare il suo terzo mandato da Capo del Governo tedesco all’intero continente, passando da Cancelliere della Germania a Premier dell’UE.

Come riportato da Der Spiegel, la Merkel ha evidenziato la necessita di implementare le politiche del lavoro e l’economia sociale di mercato: due manovre che sia al Bundestag che al Parlamento Europeo sono ampiamente condivise sia dai popolari che dai socialisti e democratici.

Un altro fattore a sostegno del possibile supporto della Merkel alla candidatura di Schulz è data dallo stallo in cui si trova il PPE: privo, ad oggi, di un candidato alla guida della Commissione Europea.

Il Premier polacco, Donald Tusk, ha preferito occuparsi della situazione interna alla Polonia, in cui i cristiano-democratici della sua Piattaforma Civica -PO- soffrono la rimonta dei conservatori euroscettici di Diritto e Giustizia -PiS.

Il Premier svedese, Fredrik Reifeldt, un altro papabile per l’investitura PPE, ha rinunciato alla candidatura, ed ha sostenuto il bisogno di nominare una Commissione Europea di tecnici e non di politici.

Un’ulteriore conferma al possibile disegno della Merkel in sostegno di Schulz viene dal Trattato di Lisbona, che, come ha sottolineato il Cancelliere, non collega l’esito delle Elezioni Europee con la formazione della Commissione Europea.

Il Presidente della Commissione, che a sua volta nomina i vari Commissari, viene dapprima proposto dal Consiglio Europeo -composto dai Capi di Stato e di Governo dei 28 Paesi UE- e poi votato dal Parlamento Europeo.

Verso un’Europa sociale di mercato ma fortemente germanizzata

Ad oggi, una possibile candidatura di Schulz, che verrebbe presentata dalla Merkel come una necessaria Grande Coalizione per rafforzare le politiche sociali e contrastare il crescente euroscetticismo, troverebbe il sostegno sicuro di socialisti come il Presidente francese Francois Hollande, il Premier belga Elio di Rupo, quello lituano Algirdas Butkevicius, quello slovacco Robert Fico, quello romeno, Victor Ponta, quello bulgaro Plamen Oresharski.

Sulla candidatura di Schulz, grazie all’invito della Merkel, convergerebbero poi anche altri Leader UE popolari e non socialisti, come il Premier italiano Enrico Letta, quello spagnolo Mariano Rajoy, quello greco Antoni Samaras, quello olandese Mark Rutte, quello lettone Valdis Dombrovskis, quello lussemburghese Jean Claude Juncker, ed i già citati polacco Tusk e svedese Reifeldt.

Se realizaata, la Coalizione delle Larghe Intese a livello europeo porterebbe senza dubbio al rafforzamento delle politiche sociali, con una maggiore attenzione alla tematica del lavoro.

L’abbattimento della disoccupazione, sopratutto di quella giovanile nel sud del Vecchio Continente, è un obiettivo su cui l’UE deve lavorare molto per superare una crisi dilagante in tutta Europa.

D’altro canto, la Grande Coalizione rischia di rendere l’Europa sempre più dipendente da un solo stato, la Germania, con inevitabili ripercussioni sulla politica monetaria, economica ed energetica, ed anche con possibili ripercussioni di carattere politico.

Sono infatti pochi gli stati che, in un’Europa germanizzata, sarebbero pronti a cedere sovranità all’UE, favorendo così il rafforzamento di formazioni politiche euroscettiche di estrema sinistra e di estrema destra.

Matteo Cazzulani

SVEZIA: I MODERATI BATTONO I SOCIALISTI. AVANZA L’ESTREMA DESTRA.

Posted in Svezia by matteocazzulani on September 20, 2010

Fredrik Reinfeldt riconfermato alla guida del Paese. Premiata la politica economica del centrodestra, che ha tenuto Stoccolma fuori dalla crisi. L’estrema destra entra in parlamento e detta le condizioni. La risposta del premier: “No ad una partnership”.

Il confermato premier svedese, Fredrik Reinfeldt

Il centrodestra svedese vince, ma non trionfa. Nelle elezioni generali per il rinnovo del parlamento del Paese scandinavo, l’Alleanza – coalizione composta dal Partito Moderato, da quello Cristiano-Democratico, quello Liberale e di Centro – ha ottenuto il 49,2% dei consensi, contro il 43% del centrosinistra, unione di SocialDemocratici, Verdi e Partito della Sinistra.

Per la prima volta, a Stoccolma il centrodestra è riconfermato alla guida del Paese. E, sempre senza precedenti, ad entrare in parlamento è anche un partito di estrema destra, i Democratici Svedesi.

Un dato non di poco conto se si considera che la Svezia è tradizionalmente uno dei Paesi più accoglienti d’Europa. Il 14% della sua popolazione è composta da immigrati, provenienti sopratutto dai Balcani. Non è un caso se ad avere un cognome di origine croata è persino l’attaccante di punta della nazionale di calcio, Zlatan Ibrahimovic.  Sulle orme di Lutero 

Il leader dell'estrema destra svedese, Jimmy Aakesson

I Democratici hanno cavalcato la paura dell’islam, e di tutto ciò che non è svedese. Ed ora, con il 5,7% dei consensi, costituiscono il vero e proprio ago della bilancia della politica. “Abbiamo già inoltrato 99 proposte a Reinfeldt – ha dichiarato il leader dei democratici svedesi, Jimmy Aakesson, rievocando le 95 tesi di Lutero durante un comizio nei pressi del Parlamento di Stoccolma – ora, attendiamo una risposta.

L’atteggiamento della forza politica di estrema destra svedese è ispirato da quello del gemella danese, il Partito del Popolo, che a Copenhagen fornisce un supporto fondamentale alla maggioranza.

Ciò nonostante, Reinfeldt ha chiuso ai Democratici, ed aperto ai verdi. “Intendiamo governare, ma non con chi ha certe idee” ha dichiarato a spoglio quasi terminato.

Invito subito rigettato dagli interessati. “Intendiamo rinnovare la collaborazione rosso-verde con i SocialDemocratici” ha affermato la leader dei verdi svedesi, Maria Wetterstrand.

L’economia al centro

La socialdemocratica Mona Sahlin, all'opposizione

Tratto distintivo dei due blocchi, la politica economica. Reinfeldt, che è riuscito ad arginare gli effetti della crisi mondiale, ha proposto tagli alle tasse e privatizzazioni in diversi settori. La leader socialdemocratica, Mona Sahlin, la solita politica assistenzialista, con maggiori imposte per il sussidio a scuole ed ospedali.Secondo gli esperti, con 172 seggi su 349 il centrodestra potrebbe contare sul supporto dei 157 deputati dell’opposizione su questioni di interesse nazionale. Del resto, le due coalizioni hanno presentato orientamenti simili su tante tematiche, tra cui la politica estera. Ciò nonostante, l’importanza dei 20 parlamentari democratici è un dato fondamentale, che non consente una stabilità politica, e lascia ancora aperti gli scenari futuri.

Matteo Cazzulani