LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

UCRAINA: PER L’ACCUSA KUCHMA NON E’ IL MANDANTE DELL’OMICIDIO GONGADZE

Posted in Caso Gongadze, Ukraina by matteocazzulani on March 31, 2011

L’ex-Capo di Stato, accusato di abuso d’Ufficio, continua a rinviare il confronto con i testimoni. Ed assume costosi avvocati.

L'ex-presidente ucraino, Leonid Kuchma

Nulla — quasi — da temere. Questo sembrerebbe il messaggio della Procura Generale nei confronti dell’ex-Presidente ucraino, Leonid Kuchma, sotto processo per l’omicio del giornalista d’opposizione, Gija Gongadze.

Secondo il documento ufficiale, reso noto dai media nella giornata di mercoledì, 30 Marzo, il Capo di Stato emerito è accusato di abuso di potere. Ma non di essere il mandante dell’assassinio del fondatore dell’Ukrajins’ka Pravda, una delle poche voci libere del tempo.

Kuchma, stando all’accusa, avrebbe incaricato l’allora Ministro degli Interni, Jurij Kravchenko, di interrompere l’attività giornalistica del eporter di origine georgiana. Successivamente, sarebbe stato l’ex-titolare del dicastero, suicidatosi nel 2005, ad ordinare l’esecuzione di Gongadze, all’allora Direttore del Servizio di Sicurezza, Oleksij Pukach.

Una ricostruzione che, se confermata, assolverebbe Kuchma dalle più pesanti accuse di partecipazione all’omicidio. Ciò nonostante, l’ex-Presidente è insidiato dalla sua ex-guardia del corpo, Mykola Melnychenko, con cui continua ad evitare ogni confronto.

Melnychenko ha consegnato registrazioni audio, che inchioderebbero il Presidente emerito come mandante dell’assassinio di Gongadze.

Ancora nessuna verità su Gija Gongadze

Una storia intricata, vergognosamente irrisolta da quando, nel 2000, Gija è stato ucciso dopo tre giorni di sequestro. Il suo cadavere, privo della testa, è stato ritrovato nei pressi di Kyiv, da dove si era allontanato. Addescato, forse, da un finto testimone.

Il Presidente, Viktor Janukovych, ha illustrato che il processo a carico del suo “padre politico” è un dovere per la giustizia del Paese.

L’avvocato della famiglia Gongadze, Valentyna Telychenko, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e molti politologi sono scettici sulle reali intenzioni di giustizia del Capo di Stato, e vedono la questione come un suo tentativo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla repressione politica contro avversari politici e stampa libera.

Ciò nonostante, Kuchma si è premunito con una campagna acquisti di legali da Paperone. Nel pool di avvocati è stato ingaggiato persino Alan Derschovitz, difensore del fondatore di Wikileaks, Julien Assange.

Matteo Cazzulani

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UCRAINA: NESSUN COLPEVOLE PER L’OMICIDIO GONGADZE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 3, 2011

La Corte d’Appello chiude il processo sull’omicidio del giornalista di opposizione, senza indivuduarne mandanti ed esecutori. Protestano ONG ed Opposizione Democratica

Il giornalista di opposizione ucraino, Gija Gongadze, ucciso nel 2000

Nessuno lo ha ordinato. Nessuno lo ha eseguito. Questo il verdetto della Corte di Appello di Kyiv, che martedì, 2 Marzo, ha accolto la sentenza della Procuratura Generale, e respinto le accuse all’ex-dipendente del Ministero degli Interni, Oleksij Pukach, di aver commissionato l’omicidio di Gija Gongadze.

Una decisione senza possibilità di ricorso, come ha spiegato l’avvocato della famiglia del giornalista di origini georgiane, salvo ripensamenti della Corte stessa.

Dunque, nessun colpevole dell’assassinio del giovane cronista di opposizione, fondatore della Ukrajins’ka Pravda, avvenuto nel 2000.

Un fatto che ha scatenato la reazione del Comitato di Difesa dei Giornalisti, che con una lettera aperta alle Autorità, ha richiesto la condanna almeno dei soli esecutori.

Nulla sui mandanti, anche perché si tratterebbe di big della politica ucraina: l’ex-Presidente, Leonid Kuchma, e l’attuale Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn. Ad incastrarli, nastri magnetici — rilevatisi autentici — registrati dall’ex guardia del corpo dell’emerito capo di stato, Mykola Mel’nychenko.

Per quanto riguarda il realizzatore dell’omicidio, il caso è sembrato chiuso quando, nel 2009, Pukach ha riconociuto la sua responsabilità. Tuttavia, accusando dell’ordine l’ex Ministro degli Interni, Jurij Kravchenko, suicidatosi nel 2005.

Il caso Politkovskaja ucraino

Nato in Georgia, Gija – com’era chiamato da coleghi ed amici – era un giornalista indipendente. Una di quelle penne libere, impegnate nello sviluppo della democrazia nell’Ucraina di Kuchma.

Gija ha pagato caro il suo impegno politico: il 16 settembre del 2000, il suo corpo è stato ritrovato nei pressi della capitale, in un campo, privo della testa. Tre giorni prima, era salito a bordo di una Hundai Sonata, attirato da un presunto testimone che lo aveva contattato.

A richiedere giustizia, oltre all’Opposizione Democratica, anche le maggiori ONG internazionali.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JULIJA TYMOSHENKO CONFINATA IN PATRIA. GIJA GONGADZE ANCORA SENZA GIUSTIZIA. FRIZIONI NELLA MAGGIORANZA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 31, 2011

Vietato il summit PPE a Bruxelles alla leader dell’Opposizione Democratica. Esecutore dell’omicidio del giornalista georgiano ancora assolto. Istruzione e pensioni scuotono la maggioranza

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze

Giochi di palazzo e repressione politica. Nella giornata di lunedì, 31 gennaio, la Procura Generale ha confermato il divieto di espatrio per la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

L’anima della Rivoluzione Arancione è costretta a saltare il summit del Partito Popolare Europeo – di cui è partner – di Bruxelles, a cui è stata invitata di persona dal Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek.

L’ex-Primo Ministro è accusata di uso improprio dei fondi per il protocollo di Kyoto alle uscite sociali, ed acquisto irregolare di vaccini, 27 autoambulanze, e 100 automobili veloci, per i medici di campagna.

Così, la Lady di Ferro ucraina è stata confinata in Patria. Rea, per così dire, di avere pagato le pensioni, e provveduto alla sanità, in un periodo di crisi economica.

Sempre la Procura Generale ha chiuso le indagini a carico di altri esponenti dell’Opposizione Democratica. Ovviamente, tutti rinviati a giudizio.

Tra gli altri, incolpato di abuso d’ufficio – ed altre futili imputazioni, che illustrano la natura puramente politica dell’operazione – l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko. I cui fratello e figlio sono stati convocati dai giudici. Con la minaccia, poi non attuata, di denuncia, per Oltraggio a Pubblico ufficiale.

Giustizia lontana per Gija

Oltre a Lucenko, un’altra decina di esponenti dei governi arancioni sono in prigione. Chi, invece, ne è fuori, i responsabili dell’omicidio di Gija Gongadze. Giornalista libero, assassinato, nel 2000, per la sua strenua opposizione all’allora Presidente, Leonid Kuchma.

La Corte competente di Kyiv ha confermato l’innocenza dell’ex-Generale del Ministero degli Interni, Oleksij Pukach. Considerato l’esecutore di un’esecuzione ordinata dall’allora ministro, Jurij Kravchenko, poi suicidatosi nel 2005.

L’avvocato della famiglia del fondatore dell’Ukrajins’ka Pravda, parte lesa, ha preannunciato ricorso in Appello. Ed espresso sconcerto, dinnanzi al reiterarsi dell’ingiustizia nei confronti di un omicidio politico, come testimoniato da diverse prove.

Oltre alla cronaca di giornaliera repressione del dissenso, primi cedimenti nella maggioranza Un migliaio gli universitari ed i liceali che, lunedì, 31 Gennaio, ha manifestato contro incremento delle rette e limitazione dell’autonomia degli Atenei.

Tanto è bastato per uno scontro tutto interno alla maggioranza. Con la Vice Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Hanna Herman, che ha invitato il ministro dell’istruzione, Dmytro Tabachnyk, a rivedere il suo progetto di riforma.

Non l’unica crepa. A minare la stabilità interna, anche il Segretario della Federazione dei Sindacati Ucraini, Vasyl’ Khara, che ha annunciato il suo voto contrario alla riforma delle pensioni.

A turbarlo, l’innalzamento dell’età pensionabile. Un provvedimento inaccettabile per il Capo della CGIL ucraina, Parlamentare del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel aese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, la Herman, Tabachnyk, e quasi tutti gli altri membri del Consiglio dei Ministri.

Teatro dello scontro, la seduta preparatoria delle plenarie della Rada. Lo Speaker, Volodymyr Lytvyn, si è detto certo dell’abbonante vantaggio numerico della maggioranza – ben al di sopra del quorum dei 300 Deputati – per la modifica della Costituzione.

Tra le modifiche in programma, la data delle prossime elezioni, da posticipare al 2012 per le parlamentari, ed al 2015 per le presidenziali.

Chi, sicuramente, voterà contro è l’Opposizione Democratica. A dichiararlo, il vice-Presidente del Parlamento, Mykola Tomenko, del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna.

Matteo Cazzulani

DIECI ANNI FA L’OMICIDIO GONGADZE. GIORNALISTA LIBERO. UOMO CORAGGIOSO

Posted in Caso Gongadze by matteocazzulani on September 16, 2010

Chiuse le indagini sull’omicidio del giornalista indipendente. Mandante riconosciuto nell’ex ministro dell’interno, suicidatosi nel 2005. Sconforto della madre, perplessità di legale ed opposizione. Solidarietà dai colleghi: “Giustizia”.

Girija Gongadze

Dopo dieci anni, sul caso Gongadze nessuna verità. Nella giornata di mercoledì, 15 settembre, la Procuratura generale ha chiuso le indagini sull’omicidio del giornalista indipendente ucraino, individuandone il mandante nell’ex ministro degli interni, Jurij Kravchenko.

“Una menzogna totale” ha commentato la madre alla Deutche Welle, distrutta, dinnanzi alla notizia della fine del processo, beffardamente conclusosi esattamente a dieci anni dalla scomparsa di suo figlio.
Nato in Georgia, Girija – com’era chiamato da coleghi ed amici – era un giornalista indipendente. Una di quelle penne libere, impegnate nello sviluppo della democrazia nell’Ucraina di Leonid Kuchma. Presidentissimo avversato, sulla cui condotta autoritaria Gongadze spendeva fiumi di inchiostro virtuale dalla Ukrajins’ka Pravda, il giornale on-line da lui fondato.

Un giornalista libero. Un uomo coraggioso 

Girija ha pagato caro il suo impegno politico: il 16 settembre del 2000, il suo corpo è stato ritrovato nei pressi della capitale, in un campo, privo della testa. Tre giorni prima, era salito a bordo di una Hundai Sonata, attirato da un presunto testimone che lo aveva contattato. Due mesi più tardi, il 28 novembre, sono spuntati dei nastri magnetici in cui l’ex guardia del corpo del presidente, Mykola Mel’nychenko, avrebbe registrato l’ordine di eliminare Girija, dato da Kuchma a Kravchenko ed al procuratore generale, Oleksij Pukach.

Proteste sul Majdan Nezalezhnosti

Nonostante la scarsa qualità, le registrazioni – poi rivelatesi autentiche – sono state sufficienti per avviare le indagini e, soprattutto, provocare lo sdegno generale, concretizzatosi nel movimento di protesta “Ucraina senza Kuchma”, autore di una mobilitazione permanente nella piazza principale di Kyiv, il Majdan Nezalezhnosti.
In dieci anni di inchiesta, Pukach ha indicato come mandante dell’omicidio Kravchenko, suicidatosi nel 2005. All’indomani di quella Rivoluzione Arancione che, con le armi della non violenza, ha detronizzato Kuchma – nel frattempo, sempre dichiaratosi innocente.

Perplessità sulla sentenza

Dubbioso sulla sentenza anche l’avvocato della madre di Girija, Andrij Fedur, secondo cui non vi sarebbe alcuna spiegazione logica sul perché l’ex ministro degli interni avrebbe commissionato l’omicidio del giornalista indipendente. Il legale ha promesso di continuare la battaglia in tribunale, affinché sulla faccenda sia fatta chiarezza.

Il deputato dell’Opposizione Democratica, Stepan Kurpil’, ha sottolineato la valenza politica della sentenza, con la volontà da parte del presidente, Viktor Janukovych, di chiudere la pratica per dimostrare di avere a cuore la questione. Tuttavia, il parlamentare del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna ha sottolineato come una reale impegno sulla questione non sia mai stato profuso, né durante i primi mesi di amministrazione dell’attuale presidente – allora delfino di Kuchma – né sotto quella del predecessore, Viktor Jushchenko.

Chi non si arrende sono anche organizzazioni apartitiche e, soprattutto, i colleghi di Gongadze, determinati nel richiedere giustizia e pene severe per i reali mandanti di quella che è stata una delle pagine più nere della storia recente dell’Ucraina. A dichiararlo, sempre alla Deutsche Welle, il Presidente dell’Accademia della Stampa ucraina, Valerij Ivanov.

La risposta di Kuchma. Le preoccupazioni della Merkel. Il silenzio di Obama

Dal canto suo, Kuchma ha accolto la sentenza con soddisfazione, e ha definito l’affaire una provocazione internazionale organizzata da servizi segreti occidentali. A conferma del suo punto di vista, ha lodato il nuovo corso della politica estera americana, ed invitato Obama ad avere uno sguardo meno intrusivo sul Paese. 

Malgrado le rassicurazioni di Kuchma, in molti in Ucraina – e non solo – chiedono giustizia e verità. In particolare, in seguito ad un simile caso, recentemente verificatosi nella città di Kharkiv. Lo scorso 11 agosto, si sono perse le tracce del redattore della rivista locale “Novyj Styl’”, Vasyl’ Klyment’jev, impegnato in un’inchiesta sui servizi segreti ucraini.
Pochi giorni prima, l’associazione internazionale Réportères Sans Frontières ha lanciato l’allarme circa il peggioramento della condizione dei giornalisti in Ucraina dallo scorso mese di marzo. Tale preoccupazione è stata ripresa, ed esposta a Janukovych, dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, in occasione dell’ultimo vertice bilaterale di Berlino.

Matteo Cazzulani