LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Polonia al voto tra incertezze e sicurezze

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 24, 2015

Come confermato da tutti i sondaggi, i conservatori del PiS hanno quasi in tasca la vittoria che pone fine a 8 anni di Governo moderato della PO, ma potrebbero avere problemi nel trovare partner di coalizione. L’assenza di Tusk, la scarsa energia del Premier Kopacz, e il conservatorismo moderno del Presidente Duda le ragioni del cambio di epoca politica

Varsavia – Le elezioni parlamentari polacche di Domenica, 25 Ottobre, sono un cambio di epoca politica annunciato, con però più punti interrogativi che certezze.

Come rilevato da tutti i sondaggi, il principale partito dell’opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- otterrà la maggioranza dei consensi, superando, per la prima volta dal 2007, la moderata Piattaforma Civica -PO- finora al Governo assieme al partito contadino PSL.

Le ragioni del vantaggio PiS sono legate innanzitutto alla debolezza della PO, che dopo la nomina a Presidente della Commissione Europea di Donald Tusk -unico Premier della storia della Polonia ad avere ottenuto una riconferma nelle urne nel 2011- non ha saputo trovare né nell’attuale Premier Ewa Kopacz, né in nessun altro esponente un leader in grado di portare avanti l’ottimo lavoro finora svolto.

Altro motivo del vantaggio di PiS è la svolta in senso moderato di un partito finora descrivibile come radical-clericale verso un conservatorismo moderno in linea con i Tory britannici, una scelta politica legata al ridimensionamento del ruolo del Capo di PiS Jaroslaw Kaczynski, che ha ben pagato come dimostrato dalla vittoria nelle Elezioni Presidenziali del giovane Andrzej Duda lo scorso Maggio.

Le differenze tra PiS e PO, guidati rispettivamente da Beata Szydło e dal Premier Kopacz, sono inoltre evidenti per quanto riguarda diversi punti, come la politica estera, il rapporto con l’Europa, la politica previdenziale ed il lavoro.

In politica estera, PiS intende rafforzare la posizione della Polonia come leader regionale per garantire la sicurezza della Polonia, e più in generale dell’Europa Centro Orientale, sul piano militare, energetico ed economico all’interno di un’Unione Europea sempre più germanocentrica.

La PO, invece, intende mantenere la Polonia in stretta alleanza con la Germania all’interno di un’UE nella quale, secondo i moderati, Varsavia può contare di più solo se amica di Berlino.

Per quanto riguarda il tema dei migranti, PiS si oppone al sistema di distribuzione automatica dei migranti che la Merkel intende imporre ai Paesi dell’Unione Europea per ricollocare i cosiddetti “profughi politici” che intendono stabilirsi in Unione Europea.

La PO, da parte sua, solo a parole si oppone alla ridistribuzione automatica dei migranti, ma, sotto pressione della Germania, presso il Consiglio Europeo ha votato a favore del piano Merkel.

Sul piano del lavoro, PiS intende incrementare la paga minima, mentre la PO si oppone ai “contratti spazzatura”.

PiS propone l’abbassamento dell’età pensionabile a 65 anni, mentre la PO sostiene politiche per sostenere l’invecchiamento attivo.

Verso la Grande Coalizione

Dal risultato delle Elezioni potrebbe tuttavia originarsi uno scenario che non necessariamente divide PiS e PO in due schieramenti avversi. Secondo gli ultimi sondaggi, PiS, che ingloba in sé altri due Parititi conservatori, Polonia Solidale e Polonia Insieme, non avrà i voti necessari per governare in solitaria.

Tra i possibili partner di coalizione di PiS, dato al 32%, vi sono i movimenti populisti di destra Kukiz 15 e KORWiN, dati entrambi al 6%, ma anche i contadini del PSL, finora in coalizione con la PO, dati al 5%.

Un’altra possibilità è la realizzazione di una coalizione anti-PiS, nella quale oltre alla PO, data al 20%, entrerebbero la Sinistra Unita, data al 9%, il partito di ispirazione Social-liberale Moderna, dato all’8%, ed il PSL.

Tuttavia, una possibilità ben accreditata è la realizzazione di una Grande Coalizione PiS-PO, un’opzione ventilata dalla stretta collaborazione tra il Presidente Duda e il Ministro degli Esteri, Grzegorz Schetyna, influente esponente PO che, dopo la sconfitta annunciata dei moderati, si appresta a prendere le redini del Partito.

La Grande Coalizione tra PiS e PO finirebbe, tuttavia, per favorire l’ascesa delle forze populiste all’opposizione, una situazione che ricorda molto quella italiana, in cui movimenti estremisti -Lega Nord e Movimento 5 Stelle- si presentano come unica alternativa al Governo delle forze moderate -Partito Democratico, Nuovo Centro Destra, UDC.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro Orientale
@MatteoCazzulani

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Polonia: la Kopacz sposta la maggioranza a sinistra

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 2, 2014

Il nuovo Premier polacco ottiene la fiducia dei due Partiti della Coalizione di Governo -la cristiano-democratica Piattaforma Civica e il contadino PSL- e dei radical-progressisti del Tuo Movimento. Ucraina, energia e rapporti transatlantici le priorità dell’Exposé del nuovo Capo del Governo

Pragmatismo, continuità e allargamento del consenso. Queste sono le parole d’ordine con cui il nuovo Premier polacco, Ewa Kopacz, ha ottenuto la fiducia del Parlamento nella giornata di mercoledì, Primo di Ottobre, dopo avere pronunciato il suo discorso di presentazione del nuovo Governo.

La Kopacz, criticata per avere distribuito le poltrone a seconda dell’appartenenza dei Ministri alle correnti interne alla Piattaforma Civica -PO, la forza politica cristiano-democratica a cui appartiene la Kopacz- è invece riuscita, in una sola mattinata, ad allargare la coalizione di maggioranza a sostegno del Governo.

Infatti, rispetto ai 238 deputati che nel 2011 hanno votato la fiducia all’Esecutivo di Donald Tusk -l’ex-Premier e Segretario della PO, di recente nominato Presidente della Commissione Europea- il Governo Kopacz è stato sostenuto da ben 259 parlamentari.

A favorire l’allargamento della coalizione di maggioranza è stato non soltanto il voto favorevole della PO e del Partito contadino PSL -partner di Governo della Piattaforma Civica- ma anche il sostegno esterno prestato dal Tuo Movimento -TR- movimento radical-progressista guidato da Janusz Palikot, ex-esponente di spicco della Piattaforma Civica.

Oltre all’allargamento a sinistra della maggioranza, la Kopacz, dopo avere invitato durante il suo discorso alla concordia nazionale, è anche riuscita nell’impresa di riconciliare Tusk con il Capo del principale Partito dell’opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS.

Tusk e Kaczynski, seguendo alla lettera l’invito del nuovo Premier a seppellire l’ascia di guerra che da anni sta dividendo la Polonia, alla fine dell’Exposé della Kopacz si sono stretti la mano: un gesto storico che apre ad una possibile nuova stagione politica.

Le conquiste della Kopacz sono anche frutto di un Exposé molto equilibrato, pragmatico, che, pronunciato nel segno della continuità, non ha lasciato spazio all’opposizione a troppe critiche.

La nuova Premier, contestata per avere sostituito agli Esteri l’apprezzatissimo Radoslaw Sikorski con il meno esperto in campo diplomatico Grzegorz Schetyna, ha posto la questione ucraina in primo piano, dichiarando che il suo Governo adotterà una politica pragmatica nei confronti di Kyiv per sostenere l’integrità territoriale e lo sviluppo in chiave europea dell’Ucraina, senza tuttavia discostare la Polonia dalle linee comuni dell’Unione Europea.

Il secondo capitolo dell’Exposé della Kopacz ha riguardato l’Unione Energetica Europea: progetto, concepito da due ex-Presidenti della Commissione Europea del calibro di Jacques Delors e Romano Prodi, rilanciato di recente da Tusk e dal Presidente francese Francois Hollande, che il nuovo Premier polacco intende continuare a sostenere per rafforzare la sicurezza energetica della Polonia.

“Il mio Governo sarà impegnato affinché l’UE prenda decisioni effettive in ambito energetico a difesa della sicurezza dei suoi Paesi membri. Non possiamo tollerare oltre la situazione in cui l’Europa è divisa tra Paesi favoriti e meno favoriti da un fornitore estero in base al suo calcolo politico” ha dichiarato la Kopacz riferendosi alla politica energetica della Russia, che si avvale del gas come mezzo di coercizione geopolitica.

Oltre all’Europa, la Kopacz ha anche sottolineato l’importanza di rafforzare i rapporti con gli Stati Uniti d’America mediante, da un lato, la firma dell’accordo di Partnership Commerciale e Industriale Trans Atlantica e, dall’altro, l’incremento della presenza di soldati USA in Polonia per incrementare le strutture difensive del Paese.

Difesa, tutela dell’agro-alimentare, istruzione e ambiente

Proprio la difesa è stato l’aspetto con cui la Kopacz ha avviato la discussione sulla politica interna: in un momento di crisi internazionale, in cui la Polonia non ritiene sufficienti le garanzie difensive offerte dall’UE e dalla NATO, il nuovo Premier ha promesso più risorse -39 Milioni di Zloty- per i soldati.

La Kopacz ha poi promesso la costituzione di un fondo nazionale per aiutare le imprese agro-alimentari colpite dall’embargo imposto dalla Russia, ed ha invitato l’Europa a fare di più per tutelare il settore produttivo polacco.

Altri aspetti rilevati toccati dalla Kopacz nel suo Exposé sono la riforma del sistema fiscale e la distribuzione di manuali gratuiti per alcune classi della scuola polacca.

Infine, importante è anche la politica climatica, con la Kopacz che ha promesso l’adozione, in tempi brevi, di tecnologie all’avanguardia per lo sfruttamento del carbone.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Nuovo Governo in Polonia: la Kopacz applica il Manuale Cencelli per il dopo-Tusk

Posted in Polonia by matteocazzulani on September 20, 2014

Il Premier-Designato polacco tiene conto dell’appartenenza di corrente interna alla cristiano-democratica Piattaforma Civica per formare il suo nuovo Esecutivo dopo la nomina dell’ex-Capo del Governo a Presidente del Consiglio Europeo. Le promozioni di Grzegorz Schetyna agli Esteri e di Tomasz Siemoniak a Vicepremier testimoniano la longa manus nella formazione del Governo del Presidente, Bronislaw Komorowski

C’è chi l’ha paragonata a Margaret Thatcher per la decisione, al suo esordio, di varare un Governo politico che bilancia tutte le componenti interne al suo Partito, ma c’è sopratutto chi l’ha già criticata per non avere nominato persone forti nelle posizioni adeguate. Nella giornata di venerdì, 19 Settembre, il Premier-Designato polacco, Ewa Kopacz, ha presentato il suo Governo, chiamato ora a ottenere la fiducia del Parlamento.

Il nuovo Esecutivo, varato dopo la nomina del precedente Premier, Donald Tusk, a Presidente del Consiglio Europeo, è sempre retto dalla coalizione tra la cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, il Partito a cui appartengono Tusk, la Kopacz e il Presidente, Bronislaw Komorowski- e il Partito contadino PSL, ma, questa volta, rappresenta tutte le correnti interne alla principale forza politica.

A stupire è infatti la nomina a Ministro degli Esteri di Grzegorz Schetyna: ex-Ministro degli Interni ed ex-Presidente della Camera Bassa del Parlamento, attuale Presidente della Commissione Affari Internazionali e, sopratutto, Capo della corrente interna alla PO avversaria a quella di Tusk, a cui appartiene anche la Kopacz.

Oltre a Schetyna -che grazie alla nomina ritrova spazio in politica dopo essere stato quasi definitivamente marginalizzato da Tusk- a dimostrare la natura politica del nuovo Governo è la decisione della Kopacz di affidare il Ministero della Giustizia a Cezary Grabarczyk, il Capo della terza corrente interna alla PO.

Degna di nota è la decisione di confermare Ministro della Difesa, Tomasz Siemoniak, che, tuttavia, assume anche il ruolo di Vicepremier: una decisione presa da un lato per innalzare il peso delle strutture difensive in un periodo di instabilità internazionale, e, dall’altro, per accontentare il Presidente Komorowski.

Molte sono infatti le voci che testimoniano come ad avere avuto l’ultima parola sulle nomine dei Ministri degli Esteri e della Difesa sia stato proprio Komorowski, che, non a caso, ha piazzato al Governo persone a lui fedeli: un segnale che fa pensare ad un tacito accordo sulle competenze, in base al quale il Presidente assume il pieno controllo della politica estera, mentre la Kopacz resta titolare della questioni interne.

Oltre ai nomi già citati, tra i nuovi Ministri figurano anche Andrzej Halicki -uomo della corrente di Schetyna- alla Digitalizzazione, Teresa Piotrowska agli Interni, Maria Wasiak alle Infrastrutture.

Confermati, invece, sono il Ministro dell’Ambiente, Maciej Grabowski, quello del Tesoro, Wlodzimierz Karpinski, il Ministro delle Finanze, Mateusz Szczurek, il Ministro dello Sport, Andrzej Biernat, il Ministro della Sanità, Bartosz Arlukowicz, il Ministro della Cultura, Malgorzata Omilanowska, il Ministro dell’Università e della Ricerca Lena Kolarska-Bobinska, il Ministro dell’Educazione, Johanna Kluzik-Rostowska.

Confermati sono anche i tre Ministri in quota PSL: Janusz Piechocinski all’Economia, Marek Sawicki all’Agricoltura, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz al Lavoro.

Scoppia il caso Sikorski

Oltre ai nuovi Ministri, a far discutere è la detronizzazione dell’ex-Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che, in sette anni di Governo Tusk, è stata l’unica pedina inamovibile per via della sua competenza, dell’ampio consenso riscosso, e dei risultati ottenuti sul campo: dal rafforzamento delle relazioni con la Germania e dalla piena integrazione della Polonia nell’Unione Europea alla detronizzazione in Ucraina del Presidente reazionario Viktor Yanukovych.

Sikorski, più volte candidato a ricoprire incarichi internazionali, come da ultimo il posto di Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa UE, è stato al centro di uno scandalo intercettazioni, il cui movente resta ancor oggi incognito: un fatto che, secondo diversi commentatori, ha comportato la mancata riconferma sia del Ministro degli Esteri, che del titolare del Dicastero degli Interni, Bartlomiej Sienkiewicz.

Il siluramento di Sikorski, che non ha mai avuto buoni rapporti con il Presidente Komorowski e che non possiede una sua corrente interna alla PO, testimonia sopratutto la volontà del Capo di Stato di mantenere sotto il suo controllo la politica estera e quella di difesa, lasciando al Premier Kopacz e ai suoi uomini solo cariche di natura interna.

D’altro canto, la decisione di candidare Sikorski alla Presidenza della Camera Bassa del Parlamento -ruolo finora ricoperto dalla Kopacz- può essere letto come una tattica per inasprire il contrasto con il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- il principale Partito di opposizione, che, secondo i sondaggi, starebbe scavalcando la PO in termini di consensi elettorali.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Il Governo Tusk ottiene la fiducia del Parlamento dopo lo scandalo intercettazioni

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 26, 2014

Il Premier polacco ottiene la Fiducia dopo la messa ai voti di una mozione urgente da lui presentata per dare pieno mandato al suo Governo di negoziare la nomina delle più altre Cariche in seno all’Unione Europea. L’opposizione promette battaglia con una sua Mozione di Sfiducia

La Polonia ha un Premier e un Governo autorevole in grado di avere un forte peso durante le trattative per le nomine che contano davvero in seno all’Unione Europea. Nella giornata di mercoledì, 25 Giugno, il Premier polacco, Donald Tusk, ha ottenuto la fiducia della Camera Bassa del Parlamento sulla base di una sua specifica richiesta rivolta, un po’ a sorpresa, alla fine del discorso con cui ha riferito ai Deputati in merito allo scandalo intercettazioni che ha coinvolto alcune delle alte Cariche dello Stato, Ministri e Viceministri del suo Governo.

Nello specifico, la fiducia è stata votata da 237 Deputati, tra cui 201 della cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO- la forza politica a cui appartengono Tusk e i Ministri e i Viceministri intercettati: il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, il Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, l’ex-Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, e l’ex-portavoce del Premier, Pawel Gras.

Ai sostenitori del Governo si sono poi aggiunti 31 Deputati del Partito contadino PSL -che è alleato di Governo della PO- un esponente del radicaleggiante Tuo Movimento -TR- e 4 Indipendenti.

Contrari alla fiducia a Tusk si sono invece schierati 203 Parlamentari, di cui 127 del principale Partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- 32 di Tuo Movimento, 23 della socialdemocratica SLD, 11 del Gruppo di orientamento conservatore Polonia Solidale -SP- e 10 Indipendenti.

Dopo avere chiesto scusa per il linguaggio scurrile utilizzato dai suoi Ministri nelle intercettazioni, ed avere sottolineato, in maniera indiretta ma chiara, come lo scandalo sia stato organizzato in maniera irregolare con tutta probabilità da lobby energetiche legate alla Russia, Tusk ha chiesto la fiducia immediata al Parlamento.

“Da domani sarò a Bruxelles per importanti negoziati che riguardano la posizione della Polonia in Europa -ha dichiarato Tusk- Il Governo necessita la fiducia del Parlamento per avere pieno mandato a trattare con i nostri Partner europei”.

Pronta è stata la risposta del PiS, che per voce del Capogruppo, Mariusz Blaszczak, ha promesso di presentare al più presto una propria Mozione di Sfiducia al Governo, supportata anche dalla Leader di Polonia Solidale, Beata Kempa, e dal Capo dell’altro gruppo conservatore moderato Polonia Insieme, Jaroslaw Gowin.

“Non vedo come ci sia da discutere dinnanzi ad uno scandalo che ha dimostrato l’arroganza, la volgarità e l’attenzione degli interessi privati del singolo su quello della collettività” ha dichiarato il Segretario SLD, Leszek Miller, supportato anche dal Leader di TR, Janusz Palikot.

Il voto di fiducia conferisce a Tusk pieno mandato di trattare in Europa per permettere la nomina di importanti personalità polacche in posti cruciali per gli interessi nazionali della Polonia.

Inoltre la decisione di mettere il Governo alla prova del voto di Fiducia ha rappresentato una scelta tattica adeguata da parte di Tusk, che, così, ha disinnescato sul nascere una crisi di Governo che avrebbe indebolito l’immagine della Polonia nel Mondo e, sopratutto, il suo peso politico in Europa.

L’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa europea e il Commissario UE all’Energia per il Ministro Sikorski

Tra le posizioni desiderate da Tusk vi è quella dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea, per cui il Governo polacco ha candidato il Ministro degli Esteri Sikorski.

Sikorski, indebolito dallo scandalo intercettazioni, deve superare la concorrenza di altri Ministri degli Esteri: lo svedese Carl Bildt, il francese Laurent Fabius, l’italiana Federica Mogherini, l’olandese Frans Timmermans, lo slovacco Miroslav Lajcak, e la bulgara Kristalina Georgieva.

In caso di mancata nomina, Sikorski potrebbe essere nominato Commissario UE all’Energia: una posizione fortemente voluta dal Governo polacco per potere realizzare con ancora più incisività il progetto di Unione Energetica Europea, che Tusk sta supportando assieme al Presidente francese, Francois Hollande, al Premier romeno, Victor Ponta, e al Premier spagnolo, Mariano Rajoy.

Tuttavia, per la carica di Commissario UE all’Energia, Sikorski dovrà vincere la concorrenza dell’uscente Gunther Oettinger, che, sempre mercoledì, 25 Giugno, è stato riconfermato candidato Commissario dal Governo tedesco.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Tusk respinge il siluro di Putin alla Polonia

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 24, 2014

Il Premier polacco pone come priorità l’assicurazione alla Giustizia di autori e mandanti delle intercettazioni che stanno discreditando l’immagine della Polonia in Europa, e che secondo gli indizi sarebbero state realizzate su ordine della Russia. La maggioranza chiede a Tusk una miniverifica di Governo

Prima chiarire le responsabilità delle intercettazioni illegali, e solo poi procedere con il rimpasto di Governo. Questa è la linea assunta dal Premier polacco, Donald Tusk, in seguito alla pubblicazione di nuove intercettazioni ad alte Cariche dello Stato da parte del settimanale Wprost: un fatto che ha aperto una crisi di Governo e, sopratutto, ha indebolito l’immagine della Polonia in Europa alla vigilia di importanti nomine ai vertici dell’Unione Europea.

Tusk, durante una conferenza con il Premier spagnolo, Mariano Rajoy, ha definito come prioritaria l’individuazione degli autori e dei mandanti delle intercettazioni che, come dichiarato espressamente dal Capo del Governo polacco, hanno agito con il chiaro obiettivo di destabilizzare la Polonia.

Tusk ha quindi invitato la Redazione del Wprost a pubblicare tutte le intercettazioni in suo possesso per evitare che ulteriori conversazioni registrate possano essere utilizzate come forma di ricatto nei confronti del Governo.

Infine, il Premier polacco ha dichiarato di non intendere dimissionare nessuno dei Ministri coinvolti nelle intercettazioni, ma, al contrario, di volere assicurare alla Giustizia gli autori di registrazioni accuratamente confezionate in diversi ristoranti di Varsavia.

“Le persone responsabili delle intercettazioni non hanno agito per il bene pubblico, bensì unicamente per destabilizzare lo Stato polacco -ha dichiarato Tusk- basta vedere quello che accade ad est dell’Unione Europea per capire quanto una forte posizione della Polonia sarebbe importante per cambiare gli assetti della politica mondiale ed europea”.

La posizione espressa da Tusk è non solo una adeguata risposta al tentativo di discreditare l’immagine della Polonia nella politica europea, ma anche una conferma implicita della convinzione del Governo polacco che dietro alle intercettazioni vi sia la mano dei Servizi Segreti russi.

La Russia ha infatti tutto l’interesse ad affossare la Polonia, che ha saputo ritagliarsi in Europa un preciso ruolo a supporto della democrazia in Ucraina, dell’avvicinamento di Georgia e Moldova all’UE e della realizzazione di una Comune Politica Energetica UE.

Il Governo Tusk è protagonista anche per la diversificazione delle forniture di gas per decrementare la dipendenza dell’Unione Europea da Mosca, e per accelerare con la firma del Trattato di Partnership Economica tra UE e Stati Uniti d’America, il TTIP.

Compatti accanto a Tusk si sono schierati i Parlamentari della Piattaforma Civica -PO- la forza partitica a cui appartengono il Premier e i Ministri e Viceministri intercettati: il Ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski, il Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, l’ex-Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, e l’ex-Addetto Stampa di Tusk, Pawel Gras.

Differente è la posizione del Partito contadino PSL, che, da alleato di maggioranza della PO, ha chiesto a Tusk una verifica di Governo con le dimissioni del Ministro degli Interni Sienkiewicz. Nelle intercettazioni, Sienkiewicz avrebbe concordato con il Capo della Banca Nazionale polacca, Marek Belka, un intervento urgente in salvataggio del bilancio statale in cambio delle dimissioni di Rostowski dalla guida del Ministero delle Finanze.

La posizione del PSL, espressa dal Vicepremier Janusz Piechocinski, esclude la formazione di una Coalizione alternativa a supporto di un Governo tecnico, come proposto dal principale partito di Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- il cui Capo, Jaroslaw Kaczynski, è riuscito a portare sulle sue posizioni gli altri due Gruppi parlamentari della destra: Polonia Solidale e Polonia Insieme.

Fuori dalla contesa restano le Opposizioni di sinistra, con la socialdemocratica SLD attenta a verificare l’operato del Governo, e il radicaleggiante Tuo Movimento pronto a discutere una propria Proposta di Legge per lo scioglimento anticipato del Governo.

Al posto di Sikorski a Capo della Politica Estera UE candidati graditi a Mosca

Nel frattempo, sulla vicenda è anche intervenuto il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che nelle intercettazioni avrebbe dichiarato al Ministro Rostowski che l’alleanza con gli Stati Uniti d’America sarebbe inutile per garantire la sicurezza della Polonia.

“Il Governo è sotto l’attacco di una forza intenta a destabilizzare la Polonia -ha dichiarato Sikorski durante il Vertice dei Ministri degli Esteri UE in Lussemburgo- Ritengo necessario identificare queste persone ed assicurarle alla Giustizia” ha continuato il Ministro degli Esteri polacco.

Sikorski, nello scenario delle intercettazioni, rappresenta il colpo più duro inferto al Governo Tusk, che sta candidando proprio il suo Ministro degli Esteri alla carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE e a quella di Commissario UE all’Energia.

Non è un caso se, subito dopo lo scandalo intercettazioni, le quotazioni di Sikorski per la nomina alla guida della Politica Estera UE sono state raggiunte e superate da quelle di altri candidati, come i francesi Laurent Fabius ed Elisabeth Guigou, l’olandese Frans Timmermans, gli italiani Franco Frattini e Federica Mogherini, lo slovacco Miroslav Lajcak e la bulgara Kristalina Georgieva.

Tutti i candidati alternativi a Sikorski sono noti per assumere posizioni spesso troppo concilianti nei confronti della Russia, talvolta anche spiccatamente favorevoli alle istante neoimperiali di stampo militarista del Presidente russo, Vladimir Putin.

Per questo, non è affatto errato pensare che lo scandalo intercettazioni sia stato organizzato da Mosca per evitare la nomina ai vertici UE di personalità poco accondiscendenti agli interessi della Russia e alle lobby russe di ambito economico ed energetico.

Una situazione, quella che purtroppo si prospetta in Europa, a cui Sikorski -esponente di un Paese che ben conosce la natura imperialista della Russia di Putin, che è del tutto simile a quella del regime sovietico- si sarebbe strenuamente opposto per evitare che l’UE avrebbe potuto assumere una politica succube agli interessi di Mosca.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Scandalo intercettazioni in Polonia: anche Sikorski finisce nel mirino di Putin

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 23, 2014

Il settimanale Wprost pubblica le ennesime intercettazioni che riguardano il Ministro degli Esteri polacco, noto per avere contribuito al ripristino della democrazia in Ucraina e all’avvicinamento di Georgia e Moldova all’Europa. L’impegno del Premier, Donald Tusk, per la comune politica energetica europea e per il rafforzamento delle relazioni tra Unione Europea e Stati Uniti d’America gli altri elementi che sembrano confermare la pista russa dietro allo scandalo politico

È uno dei candidati più accreditati ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa Europea, in molti lo hanno dato per probabile Capo del Governo in caso di nomina alla guida del Consiglio Europeo dell’attuale Premier Donald Tusk, mentre c’è chi già lo ha candidato a diventare il nuovo Commissario UE all’Energia.

È forse per questo identikit che il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, è finito nella trappola delle intercettazioni effettuate illegalmente durante una sua conversazione con l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski.

Nella conversazione, pubblicata lunedì, 23 Giugno, dal settimanale Wprost, Sikorski si sarebbe sfogato con il collega, lamentando l’inutilità dei buoni rapporti tra la Polonia e gli Stati Uniti d’America, che secondo il Ministro degli Esteri porterebbe i polacchi ad avere solamente l’illusione di essere sicuri, senza evitare litigi in ambito europeo con Germania e Francia, Paesi tradizionalmente meno inclini al rafforzamento dei rapporti transatlantici, di cui invece Varsavia è accesa sostenitrice.

In risposta, Rostowski, che come Sikorski appartiene alla cristiano-democratica Piattaforma Civica, si sarebbe lamentato per la candidatura a capolista nel Collegio della città di Varsavia nelle Elezioni Europee di Danuta Hubner perché troppo di sinistra, ed avrebbe invitato Sikorski ad profondere maggiori sforzi per supportare la propria corsa a Commissario UE all’Energia.

Infine, i due Ministri avrebbero criticato la decisione del Primo Ministro britannico, David Cameron, di indire un referendum per l’uscita della Gran Bretagna dall’UE, e, per questo avrebbero auspicato una sconfitta dei Conservatori alle Elezioni Parlamentari in Gran Bretagna.

Le intercettazioni di Sikorski mettono a serio repentaglio le relazioni tra la Polonia e i suoi alleati più stretti, come USA e Gran Bretagna, e rappresentano l’ennesima tegola sulla testa del Premier Tusk, che da lunedì, 16 Giugno, sta affrontando una crisi di Governo in seguito ad altre intercettazioni pubblicate precedentemente sempre dal Wprost.

I protagonisti delle precedenti intercettazioni, che i Servizi Segreti polacchi hanno cercato di sequestrare perché realizzate illegalmente, sono il Capo della Banca Centrale polacca, Marek Belka, il Ministro degli Interni, Batlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, e l’ex-Viceministro delle finanze, Andrzej Parafianowicz.

La mole di alte personalità coinvolte nell’Affare, intercettate da tempo con un’inaudita professionalità presso un rinomato ristorante di Varsavia ed un noto locale di incontri di affari della capitale, danno sempre più valore al sospetto che lo scandalo sia stato attuato ad hoc dai servizi segreti russi, che hanno tutto l’interesse a provocare la caduta del Governo Tusk e, più in generale, a destabilizzare la Polonia.

Il Premier Tusk è infatti in prima fila per la realizzazione di una comune politica energetica UE e per la conclusione del Trattato di Partnership Transatlantica UE-USA -TTIP- mentre proprio Sikorski ha ricoperto un ruolo fondamentale dapprima per il sostengo della rivolta pacifica e democratica del Maydan in Ucraina.

Sikorski si è molto speso anche per l’accelerazione dei tempi per la firma dell’Accordo di Associazione tra l’Unione Europea e Georgia, Moldova ed Ucraina.

Inoltre, la Polonia è il Paese che, più di tutti, ha utilizzato i fondi UE per realizzare infrastrutture energetiche, come il rigassificatore di Swinoujscie e il Corridoio Nord-Sud, necessarie alla messa in comunicazione dei sistemi dei Paesi UE e alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas dal quasi monopolio della Russia.

Infine, la Polonia è sostenitrice, assieme a Gran Bretagna e Romania, dello sfruttamento in Europa dei giacimenti di gas shale: oro blu estratto da rocce argillose poste a bassa profondità, che secondo i dati EIA garantirebbe a polacchi, britannici e romeni di decrementare sensibilmente la dipendenza energetica dalla Russia.

Ad avvalorare ulteriormente il sospetto del coinvolgimento russo nello scandalo intercettazioni è il periodo in cui Sikorski è stato intercettato, corrispondente al Febbraio del 2014: quando la protesta pacifica dei democratici ucraini sul Maydan era arrivata al suo punto più delicato.

La Russia ha dunque tutto l’interesse a destabilizzare la Polonia per assicurarsi un ruolo debole dell’Europa sulla questione ucraina e, successivamente, per permettere alle forze armate di Mosca di procedere con l’invasione non solo dell’Ucraina, ma anche di Georgia, Moldova, e dei Paesi UE su cui il Presidente russo, Vladimir Putin, ha sempre nutrito mire espansionistiche, come Estonia, Lettonia e Lituania.

Con l’indebolimento della Polonia, Putin avrebbe dunque gioco facile ad estendere l’egemonia militare ed economica di Mosca nello spazio ex-sovietico: un sogno di espansione militare, di stampo imperialista, che il Presidente russo non ha mai nascosto di volere attuare con ogni mezzo.

Buzek, Lewandowski e Piechocinski per il dopo Tusk

Tornando alla Polonia, è già iniziata la girandola di voci in merito alle conseguenze politiche che le intercettazioni potrebbero portare, come le quasi certe dimissioni del Ministro Sienkiewicz e l’indizione di Elezioni Parlamentari anticipate per restituire la parola agli elettori.

Inoltre, probabile è anche lo scioglimento immediato del Governo Tusk con le dimissioni dello stesso Premier e di tutti i suoi Ministri: un passo che, tuttavia, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, non vuole compiere per non arrestare i 7 anni di buongoverno della PO.

Malgrado l’opposizione di Komorowski, membro anch’esso della PO, già circolano i nomi di possibili Premier ad interim, sempre appartenenti alla Piattaforma Civica: in prima fila, già sono comparsi l’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, e il Commissario UE al Bilancio, Janusz Lewandowski.

Favorevole alle dimissioni del Governo è invece il principale Partito dell’Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che ha chiesto la messa all’Ordine del Giorno di un voto di sfiducia costruttivo.

Come riportato dal Newsweek, il Capo del PiS, Jaroslaw Kaczynski, intende creare una nuova colazione temporanea con i partner di maggioranza della PO, il Partito contadino PSL, a sostegno di un Governo tecnico guidato dall’attuale Vicepremier, Janusz Piechocinski.

La manovra consentirebbe a Piechocinski, che è Segretario del PSL, di respingere l’attacco della corrente interna al suo Partito che vorrebbe il ritorno alla guida della forza politica contadina dell’ex-Premier Waldemar Pawlak.

Dai giochi di coalizione, esclusa sembra essere l’opposizione di sinistra, composta dalla socialdemocratica SLD e dalla forza politica di orientamento radicaleggiante-progressista Tuo Movimento.

In tutta la situazione, certo resta l’appannarsi delle chance di nomina europea di Tusk e Sikorski: due personalità che, da Bruxelles, avrebbero finalmente potuto dare un forte contributo al contenimento dell’aggressività militare russa in Europa Orientale e ai confini dell’UE.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Scandalo intercettazioni in Polonia: Putin contro Tusk per il sostegno a Ucraina e Unione Energetica Europea

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 19, 2014

Il Premier polacco respinge le dimissioni del suo Governo, ma non esclude l’indizione di Elezioni Anticipate in seguito alle intercettazioni che hanno coinvolto il Capo della Banca Centrale polacca, il Ministro degli Interni, un ex-Ministro e un ex-Viceministro. Secondo la Suddeutsche Zeitung, i Servizi Segreti di Mosca sarebbero i responsabili delle registrazioni che stanno minando la tenuta del Governo in Polonia.

Le dimissioni del Governo no, Elezioni Anticipate sì. Questa è la posizione assunta dal Premier polacco, Donald Tusk, in risposta alle perquisizioni che i Servizi Segreti polacchi hanno effettuato presso la redazione del Wprost: il settimanale che, lunedì, 16 Giugno, ha pubblicato il testo di conversazioni di alte personalità politiche intercettate per alcuni mesi in uno dei più famosi ristoranti di Varsavia.

Tusk, dopo avere escluso le dimissioni del Governo, ha ventilato l’ipotesi di indire Elezioni Parlamentari Anticipate per verificare la fiducia degli elettori nei confronti della maggioranza, composta dalla cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, la forza politica di Tusk- e dal Partito contadino PSL.

“Ritengo necessario indire Elezioni Anticipate se non dovesse rivelarsi possibile la collaborazione tra diversi Istituzioni della vita pubblica -ha dichiarato Tusk, durante una conferenza stampa urgente giovedì, 19 Giugno- La Libertà di Stampa è un Valore sacrosanto: è interesse di tutta la Polonia comprendere non solo i retroscena delle intercettazioni, ma anche da chi, e perché, esse siano state accuratamente preparate da tempo”.

La reazione di Tusk è avvenuta a poche ore da due tentativi di perquisizione effettuati dai Servizi Segreti polacchi presso la redazione del Wprost mercoledì, 18 Giugno.

I Servizi Segreti, dopo avere ritenuto illegali le intercettazioni pubblicate dal Wprost, hanno richiesto a più riprese la consegna delle registrazioni in possesso del settimanale polacco, che, tuttavia, si è rifiutato di cederle.

Le intercettazioni riguardano conversazioni private tra il Capo della Banca Nazionale Polacca, Marek Belka, e il Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz. In esse, Belka, ex-Premier socialdemocratico, ha promesso un intervento della Banca Centrale polacca per salvare il bilancio dello Stato in cambio del siluramento del Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski.

Oltre alla conversazione tra Belka e Sienkiewicz, i cui postulati si sono tradotti in realtà a pochi mesi dalla registrazione, le intercettazioni hanno anche riguardato la richiesta di intervento all’allora Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, da parte dell’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, per tutelare i conti della moglie dai controlli pubblici.

Come dichiarato da Tusk, le intercettazioni, che stanno minando la tenuta e il consenso pubblico del Governo polacco, sono state organizzate in maniera precisa e premeditata, con tutta probabilità per mano di agenti interni, o addirittura da Servizi Segreti di Paesi esteri.

La pista interna porta ad indiziare il principale Partito dell’Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che di recente ha perso contro la PO, seppur di pochi punti, le Elezioni Europee.

La pista estera, data per molto probabile dalla Suddeutsche Zeitung, porta invece ai Servizi Segreti della Russia di Putin. Mosca, infatti, ha tutto l’interesse a far cadere il Governo Tusk per punire la Polonia per il forte sostegno dato allo sviluppo della democrazia in Ucraina, Georgia e Moldova e per l’avvicinamento di questi Paesi all’Unione Europea.

Inoltre, la Russia ha più volte criticato il Governo Tusk per il sostegno dato dal Premier polacco all’Unione Energetica Europea: un progetto, condiviso dal Presidente francese, Francois Hollande, e da altri Capi di Stato e di Governo UE, che mira a decrementare la dipendenza energetica dell’Europa da Russia ed Algeria attraverso la creazione di un mercato unico UE del gas.

Infine, il Governo Tusk ha dato un forte impulso alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento di energia anche per mezzo della realizzazione di rigassificatori -necessari per diversificare le forniture di gas dal monopolio della Russia- e dello sfruttamento dei giacimenti di shale: gas estratto da rocce argillose poste a bassa profondità, di cui, secondo i dati EIA, la Polonia sarebbe ricca.

Mosca attacca anche i gasdotti ucraini per convincere l’UE a realizzare il Southstream

A confermare la responsabilità degli Agenti Segreti della Russia di Putin nello scandalo intercettazioni in Polonia, per ragioni legate all’energia, è anche l’esplosione del gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhhorod: la principale infrastruttura che veicola in Europa più del 90% del gas russo importato dall’Unione Europea attraverso l’Ucraina.

Come dichiarato dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, l’esplosione, avvenuta mercoledì, 18 Giugno, è utile alla Russia per presentare l’Ucraina come partner inaffidabile per il transito del gas russo in Europa e, così, convincere l’Unione Europea della necessità di costruire il Southstream.

Questo gasdotto, il Southstream, è progettato dalla Russia per incrementare la già alta quantità di gas veicolato in Europa di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas attraverso un’infrastruttura che bypassa l’Ucraina, transitando attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Austria.

Per reagire al Southstream, l’Europa, da un lato, ha questionato la conformità dell’infrastruttura ai regolamenti UE in materia di trasparenza e libera concorrenza.

Dall’altro, la Commissione Europea ha implementato la realizzazione della Comunità Energetica Europea, di cui Tusk e la Polonia sono stati, guarda caso, i più accesi promotori.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Scandalo intercettazioni in Polonia. Il Premier Tusk: “Atto contro il Governo pianificato da tempo”

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 17, 2014

Il Premier polacco reagisce duramente ad intercettazioni che riguardano alcuni dei ministri del suo governo ed altre alte autorità del Paese. Salvato il Ministro degli Interni, condannato l’ex-titolare del Dicastero dei Trasporti

Il Capo della Banca Centrale polacca, il Ministro degli Interni, l’ex-Ministro dei Trasporti, e l’ex-Viceministro delle Finanze coinvolti in uno scandalo intercettazioni che mina non poco la stabilità del Governo. Nella giornata di lunedì, 16 Giugno, il settimanale polacco Wprost ha pubblicato il testo di alcune intercettazioni registrate presso il ristorante Sowa e Amici: locale di alto rango abitualmente frequentato da politici e uomini d’affari.

Nella prima intercettazione pubblicata dal Wprost, che risale al Luglio 2013, il Capo della Banca Nazionale Polacca, l’ex-Premier Marek Belka, e il Ministro degli Interni, Bartlomiej Sienkiewicz, hanno discusso in merito al possibile intervento a sostegno delle finanze statali della Banca Nazionale, che Belka ha promesso in cambio delle dimissioni dell’allora Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski.

La seconda intercettazione, risalente al Febbraio 2014, ha invece riguardato l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, che secondo quanto registrato, ha chiesto all’allora Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, un intervento per salvaguardare i conti di sua moglie, finiti nel mirino dei controlli pubblici.

“È la prima volta dal 1989 abbiamo a che vedere con un’operazione di spionaggio ed intercettazioni illegale e ben organizzata -ha dichiarato il Premier, Donald Tusk, durante una conferenza stampa- L’operazione è durata a lungo ed ha riguardato i politici del Partito di maggioranza, con il preciso scopo di compiere un attentato alla stabilità del Governo”.

Tusk, che è sia Premier polacco che Segretario della cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, il primo Partito in Polonia, a cui appartengono anche Sienkiewicz e Nowak- ha poi dichiarato di non avere organizzato l’incontro tra Belka e Sienkiewicz, che ha sollevato da ogni responsabilità politica in quanto il Progetto di Legge che ha sancito l’intervento della Banca Centrale Polacca in soccorso del bilancio statale era stato depositato già da tempo.

Inoltre, Tusk ha escluso definitivamente ogni forma di collaborazione con Nowak, che già in passato aveva perso il posto da Ministro, proprio in seguito ad un’altro scandalo legato all’acquisto di orologi di lusso.

“Le regole della democrazia sono chiare -ha continuato Tusk- in Parlamento governa chi trova i numeri per formare una maggioranza, non chi intende sovvertire il mandato popolare cavalcando un’operazione dai contorni oscuri, sulla quale ancora deve essere fatta l’opportuna chiarezza”.

L’opposizione cavalca lo scandalo per minare il buongoverno cristiano-democratico

Con questa dichiarazione, Tusk ha voluto rispondere a Jaroslaw Kaczynski, Capo del principale Partito dell’Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che, precedentemente, aveva chiesto le dimissioni del Governo e la formazione di una nuova maggioranza con un nuovo Premier.

L’ipotesi delle dimissioni del Governo, sostenuta dall’altro gruppo conservatore in Parlamento, Polonia Solidale, è stata presa in considerazione anche dalla seconda forza di opposizione, la socialdemocratica SLD.

“Gli scandali di cui abbiamo oggi prova testimoniano come la PO sia oggi un Partito ben differente da quello a cui ho deciso di aderire nel 2005” ha commentato Janusz Palikot, Capo del Partito progressista-radicaleggiante Tuo Movimento.

Un invito alla cautela, per non giudicare una situazione di cui si sa ancora molto poco, è stato inviato dal Leader del partito contadino PSL, Janusz Piechocinski, che da alleato di Governo della PO, ha mantenuto compatta la maggioranza dinnanzi alle richieste di scioglimento del Governo delle opposizioni.

Lo scandalo intercettazioni rischia di minare le fondamenta di un Governo, quello Tusk, che in circa sette anni è riuscito a trasformare la Polonia, portandola tra i principali Paesi dell’Unione Europea in materia di sviluppo infrastrutturale e capacità di attrarre risorse UE.

Tra i risultati positivi ottenuti dal Governo Tusk, vi è anche, per quanto riguarda la Politica Estera, la creazione di un’alleanza strategica con la Germania per il rilancio del ruolo dell’Europa nel Mondo, e il sostegno incisivo dato per lo sviluppo della democrazia in Ucraina, Georgia e Moldova.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Europa: Juncker in testa nel totonomine per la Presidenza della Commissione Europea

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 27, 2014

Il Candidato PPE dichiara la volontà di creare una Grande Coalizione con PSE e ALDE. Cameron e Orban contrari alla nomina del politico lussemburghese

Una grande coalizione di popolari, socialisti e democratici, e liberal-democratici, aperta ai verdi, ma senza alcun appoggio esterno da parte delle forze euroscettiche e conservatrici. Così il candidato alla Presidenza della Commissione Europea del Partito Popolare Europeo -PPE- Jean Claude Juncker, ha presentato il suo progetto politico, dopo avere ricevuto l’investitura popolare con la vittoria del PPE nelle Elezioni Europee di Domenica, 25 Maggio.

Come dichiarato dall’ex-Premier lussemburghese, l’alta percentuale ottenuta dai Partiti euroscettici -che per via delle loro differenze interne difficilmente saranno in grado di costituire un gruppo unico in Parlamento- costringe il PPE a trovare partner di maggioranza nel Partito dei Socialisti Europei -PSE- e nell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei -ALDE.

All’interno della Grande Coalizione, da decidere è il ruolo che spetta al Candidato alla Presidenza della Commissione Europea del PSE, Martin Schulz, che, secondo indiscrezioni, potrebbe ottenere la Vicepresidenza con delega agli Affari Economici e Monetari.

Nel frattempo, prove di unità tra le due principali famiglie politiche europee è stata data dal Cancelliere austriaco, il socialdemocratico Werner Faymann, che ha dichiarato la necessità di tenere conto della volontà popolare dei cittadini e, quindi, di nominare Juncker Presidente della Commissione Europea.

Il gesto di Faymann, che ricorda l’appoggio dato nel 2009 dall’ex-Premier socialdemocratico spagnolo José Luis Zapatero al candidato dei popolari alla Presidenza della Commissione Europea, José Manuel Barroso, non è però condiviso né dal Primo Ministro britannico, il conservatore David Cameron, né dal Premier ungherese, Viktor Orban, che pure appartiene al PPE di Juncker.

L’opposizione di Cameron e Orban alla nomina di Juncker ha rimesso in discussione la possibile nomina alla Presidenza della Commissione Europea di un candidato alternativo all’ex-Premier lussemburghese.

Secondo indiscrezioni, oltre a un esponente ‘tecnico’, a rientrare in gioco per la Presidenza della Commissione Europea è il PSE Schulz, che potrebbe contare sull’appoggio del cancelliere tedesco Angela Merkel -il vero leader del PPE- in cambio di qualche concessione da parte della SPD a favore della CDU all’interno della Grande Coalizione che governa in Germania.

In Polonia vince la Piattaforma Civica

Nel frattempo, a rafforzare la nomina di un candidato PPE alla guida della Commissione Europea è la vittoria in Polonia della cristiano-democratica Piattaforma Civica che, nel conteggio definitivo dei voti, ha superato i conservatori di Diritto e Giustizia, dati in vantaggio fino al 93% delle schede scrutinate.

Secondo il dato definitivo, che tuttavia non cambia il numero dei seggi del Parlamento Europeo assegnati alle singole liste, la Piattaforma Civica -che è membro del PPE- ha ottenuto il 32% dei consensi, mentre Diritto e Giustizia -che appartiene al gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei ECR- il 31%.

A seguire, la colazione socialdemocratica SLD-UP -membro del PSE- è ferma al 9%, i contadini del PSL -membro PPE- si sono classificati quarti con il 7%, tanto quanto la Nuova Destra che, con il suo storico ingresso al Parlamento Europeo, va a rinforzare le fila delle forze euroscettiche in Parlamento.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

Europee: Polonia e Repubblica Ceca vanno al PPE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on May 25, 2014

Nelle Elezioni Europee polacche vittoria su misura della Piattaforma Civica sui conservatori di Diritto e Giustizia, mentre nelle consultazioni ceche i moderati di ANO superano i partner di Governo socialdemocratici della CSSD.

Il Partito Popolare Europeo in vantaggio nel cuore dell’Europa: era prevedibile, ma non così scontato.

Nelle Elezioni Europee in Polonia, secondo gli Exit-Pool, la cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, appartenente al PPE- ha vinto con il 32% dei consensi: un punto in più rispetto ai conservatori di Diritto e Giustizia -PiS, appartenenti al gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, ERC- dati finora per favoriti.

Al terzo posto stupisce sia il basso risultato, con il 9% dei consensi, della coalizione socialdemocratica SLD-UP -che appartiene al Partito dei Socialisti Europei- che l’ottimo risultato della Nuova Destra, con il 7% dei voti.

Ultimo partito ad avere superato la soglia di sbarramento sono i contadini del PSL -affiliati anch’essi al PPE.

Sotto la soglia di sbarramento si trovano, invece, i progressisti di Europa Plus -alleati del PSE- e i conservatori di Polonia Insieme -PR, appartenenti al gruppo dell’Europa della Libertà e della Democrazia, EFD.

Risultato positivo per i popolari europei è anche quello proveniente dagli Exit-Pool della Repubblica Ceca, dove i moderati di ANO -probabili alleati del PPE- hanno ottenuto il 22% dei consensi, seguiti dai socialdemocratici del CSSD -appartenenti al PSE- con il 16% dei consensi.

Al terzo posto si sono classificati, con l’11% dei consensi, i Liberal-Conservatori del TOP09, mentre ultimo Partito ad entrare in Parlamento è il comunista KSCM, con il 10% dei voti.

Fuori dall’Europa restano i conservatori del Partito Democratico Civico -ODS, appartenenti all’ECR- e i cristiano democratici del KDU-CSL -membri del PPE.

Se dovesse essere confermata la stima degli Exit-Pool, per la Polonia la vittoria della PO sarebbe una conferma della principale forza di Governo, che ha saputo ben recepire i numerosi fondi che l’Unione Europea ha messo a disposizione dell’economia polacca.

In Repubblica Ceca, il risultato degli Exit-Pool incerte i rapporti di forza tra le due compagini di Governo: con i socialdemocratici del CSSD scavalcati dai partner di coalizione moderati di ANO.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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