LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Saipem intralcia ancora la sicurezza energetica della Polonia

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 17, 2015

La compagnia energetica italiana comunica al Governo polacco l’ennesimo ritardo nella consegna di un’opera fondamentale per la diversificazione delle forniture di gas da parte di Varsavia. L’infrastruttura è parte integrante della Comunità Energetica Europea sostenuta dai Paesi dell’Europa Centro-Orientale e dalla Commissione Europea 



Varsavia – La Polonia potrà avere la sua sicurezza energetica solamente sotto l’Albero. Il tutto, grazie alla compagnia energetica italiana Saipem che, nella giornata di venerdì, 7 Agosto, ha comunicato che la consegna del rigassificatore di Swinoujscie avverrà solamente nel mese di Dicembre.

La notizia del ritardo della consegna è stata notificata durante un incontro tra i rappresentanti Saipem ed il Ministro del Tesoro del Governo polacco, Adam Czerwinski, che, invano, ha cercato di convincere in tutti i modi la compagnia energetica italiana ad attenersi ai piani originali, che prevedevano l’avvio dell’attività del rigassificatore di Swinoujscie nel mese di Ottobre.

Come riportato dall’autorevole TVN24, per la Saipem non si tratta del primo ritardo nella realizzazione dell’infrastruttura. Infatti, il rigassificatore di Swinoujscie avrebbe dovuto essere terminato nel Giugno 2014, e prima ancora nel Settembre 2013, ma la compagnia energetica italiana ha rallentato i lavori per via del crack finanziario nel settore immobiliare polacco.

In realtà, le motivazioni del ritardo nella consegna del rigassificatore di Swinoujscie possono essere legate a ragioni di carattere geopolitico. La Saipem è controllata dal colosso energetico italiano ENI, che a sua volta è in strettissimi rapporti commerciali e politici con il monopolista statale russo del gas Gazprom, la longa manus del Cremlino che si oppone ad ogni tentativo di diversificazione energetica da parte della Polonia e, più in generale, dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale.

Progettato dall’Amministrazione Presidenziale di Lech Kaczynski -coraggioso Capo dello Stato di orientamento conservatore, morto della misteriosa Catastrofe di Smolensk, che si è fortemente impegnato per garantire l’indipendenza energetica della Polonia e dell’Europa Centro-Orientale dalla Russia- e sostenuto dal Governo di orientamento moderato di Donald Tusk -attuale Presidente del Consiglio Europeo- il rigassificatore di Swinoujscie è concepito per importare gas liquefatto dal Qatar e altri Paesi esportatori di LNG, come Norvegia, Egitto e, presto, Stati Uniti d’America.

Inoltre, il rigassificatore di Swinoujscie è sostenuto ufficialmente dalla Commissione Europea, che ha inserito l’infrastruttura tra le opere da realizzare in diversi Paesi membri dell’Unione Europea per diversificare le forniture di gas nell’ambito della Comunità Energetica Europea: un progetto su cui, nonostante le dichiarazioni di facciata, e il reale bisogno della sua messa in atto, Bruxelles molto poco ha finora fatto.

Infatti, grazie alla realizzazione del Corridoio Nord Sud -concepito dalla Polonia alla Croazia attraverso Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria- e del Gasdotto Polonia-Lituania, il rigassificatore di Swinoujscie sarà presto collegato con il terminale croato di Krk e con il gasoporto lituano di Klajpeda.

L’opposizione conservatrice contesta il Governo moderato

Pronta alla notizia del ritardo della consegna del rigassificatore è stata la reazione del Presidente polacco, Andrzej Duda, che nella sua prima intervista dal suo insediamento rilasciata al settimanale Wsieci, ha posto la sicurezza energetica come una delle priorità della sua Amministrazione.

Sulla stessa onda si è detta anche Beata Szydlo, la Candidata Premier della Destra Unita -coalizione composta dai Partiti di orientamento conservatore Diritto e Giustizia PiS, Polonia Insieme PR, Polonia Solidale SP- che ha accusato il Governo polacco di non avere fatto abbastanza per garantire il funzionamento di un’infrastruttura fondamentale per la sicurezza energetica polacca.

Infatti, il ritardo nella consegna del rigassificatore di Swinoujscie rappresenta una sconfitta per il Premier Ewa Kopacz, che è anche Candidata Premier della moderata Piattaforma Civica -PO, la forza politica di maggioranza nel Paese a cui appartiene anche Tusk.

Dal momento della sua nomina a Capo del Governo, la Kopacz avrebbe infatti dovuto realizzare il progetto che il suo predecessore Tusk ha avviato prima della sua nomina alla guida del Consiglio Europeo, definendo il rigassificatore di Swinoujscie un’opera di importanza strategica per l’economia polacca.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

L’ALBANIA VUOLE L’EUROPA. L’ITALIA DEVE SUPPORTARE TIRANA NEL SUO AVVICINAMENTO ALL’UE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 31, 2013

Il Premier albanese, Edi Rama, vuole lo status di candidato all’integrazione europea. Favorevoli Commissione Europea ed Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, contrari Gran Bretagna, Paesi Bassi, Danimarca, Francia e Germania.

Un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni il cui ingresso nell’Unione Europea è fondamentale per garantire all’UE sicurezza energetica, prosperità economica e rafforzamento dell’idea di Europa come Comunità di Pace, Progresso, Democrazia e Diritti Umani. La definizione be si applica non solo all’Ucraina -per cui l’UE sta compiendo notevoli passi in avanti, nonostante la reticenza del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ad accettare democrazia ed Europa- ma anche all’Albania.

Nella giornata di lunedì, 31 Dicembre, il Premier albanese, Edi Rama, ha dichiarato che l’ottenimento dello status di Paese candidato all’integrazione nell’UE è un obiettivo strategico che l’Albania intende perseguire.

Le parole del Premier Rama riecheggiano quelle del Ministro per l’Integrazione Europea, Klajda Gjosha, che ha sottolineato come l’ingresso dell’Albania nell’UE rappresenti una priorità più per il popolo albanese che per la politica del Paese balcanico.

Sostegno alle parole del Premier Rama e del Ministro Gjosha è stato dato lo scorso Ottobre dalla Commissione Europea, secondo cui l’Albania ha raggiunto tutti gli standard necessari per l’ottenimento dello status di Paese candidato all’ingresso nell’UE.

In particolare, il Commissario UE all’Integrazione e Allargamento, Stefan Fule, ha sottolineato come importante sia stato l’esito delle Elezioni Parlamentari che, per la prima volta in maniera regolare nella storia dell’Albania indipendente, lo scorso Settembre hanno portato alla vittoria del Partito Socialista del Premier Rama, in coalizione con il Movimento per l’Integrazione di Ilir Meta.

L’evento, che ha posto fine al dominio del conservatore Partito Democratico albanese dell’ex-Premier Sali Berisha, è stato apprezzato anche dal responsabile per la politica di Allargamento ed Integrazione dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Libor Roucek, che ha evidenziato come la Commissione Europea bene abbia fatto a proporre la concessione dello status di Paese candidato all’Albania.

Differente, però, è l’opinione di una serie di Governi dell’Europa Occidentale che vedono non di buon occhio l’allargamento dell’UE all’Albania, tra cui il Premier della Gran Bretagna, David Cameron: un conservatore che ha contestato l’apertura del mercato del lavoro britannico a nuovi Stati membri attuata dal suo predecessore laburista Tony Blair.

La chiusura di Cameron -che segna una svolta nella politica estera della Gran Bretagna, tradizionalmente a sostegno dell’allargamento dell’UE a nuovi Paesi- è stata condivisa dal Premier liberal-conservatore olandese Mark Rutte, che ha spinto il Paelamento dei Paesi Bassi a votare una mozione che impone al Governo di bloccare la concessione dello status di Paese candidato all’Albania.

Simile posizione a quella di Cameron e Rutte è anche quella di due socialisti come il Premier danese Helle Thorning-Schmidt, e il Presidente francese, Francois Hollande, mentre il Cancelliere tedesco cristiano democratico, Angela Merkel, ha espresso in merito all’ingresso dell’Albania i perplessità.

Le differenti opinioni tra Istituzioni UE e i singoli Paesi membri rischia di escludere per ancora troppo tempo dall’Europa un Paese che, seppur con ancora un alto tasso di corruzione, rappresenta una pedina di cruciale importanza per il rafforzamento dell’Unione.

In primis, l’Albania è il principale Paese di transito del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura che dal 2018 veicolerà in Italia dalla Grecia 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan, con la possibilità di aumentare la quantità di carburante condotta anche ad altri Paesi UE -Croazia, Bulgaria, Romania, Austria e Slovenia- tramite deviazioni della conduttura.

Oltre alla TAP, che consente all’UE di diversificare le forniture di gas dal monopolio detenuto da Russia ed Algeria -Paesi che si avvalgono dell’energia come strumento di coercizione geopolitica a danno di Stati terzi- l’Albania rappresenta un modello di integrazione culturale ed interreligiosa tra cattolici, ortodossi e mussulmani che, nel suo piccolo, riprende l’ideale di tolleranza e fraternità su cui l’Europa politica è stata creata.

Infine, l’Albania è un Paese storicamente e culturalmente legato all’Italia, che ama il Nostro Paese e che, in caso di ingresso nell’UE, è in grado di assorbire i prodotti delle industrie italiane, oggi colpite da una forte crisi economica.

Gli italiani siano gli avvocati dell’integrazione UE degli albanesi

Per questa ragione, e sopratutto per la TAP, l’Italia deve essere in prima fila per sostenere la concessione dello status di Paese candidato all’integrazione nell’UE dell’Albania.

L’impegno in tale direzione permetterebbe al Premier Enrico Letta di rafforzare ulteriormente l’immagine e la posizione del nostro Paese in seno all’UE, come lo Stato che si fa promotore dell’estensione dei valori di integrazione, democrazia e libertà tipici dell’Europa.

L’Europeizzazione dell’Albania è per l’Italia una questione di primaria importanza per il nostro interesse nazionale, che Letta ben farebbe a perseguire in sede UE, così come la Polonia sostiene strenuamente l’allagamento dell’Europa politica all’Ucraina.

Per ragioni culturali, storiche ed economiche, i polacchi ben sanno che non vi potrà mai essere un’Europa davvero prospera e libera senza un’Ucraina democratica ed indipendente, integrata in Europa.

Allo stesso modo, gli italiani devono capire che non vi sarà mai un’Italia protagonista nel Mondo e sicura sul piano energetico senza un’Albania in Europa.

Matteo Cazzulani

CONSIGLIO A LETTA: L’ITALIA SIA AVVOCATO DELL’INTEGRAZIONE DELL’ALBANIA NELL’UE

Posted in Editoriale by matteocazzulani on October 20, 2013

La Commissione Europea avvia le procedure per l’ingresso di Tirana nell’Unione Europea. Il Governo Letta deve sfruttare la situazione per realizzare una nuova politica estera italiana

L’Italia deve stare all’Albania come la Polonia sta all’Ucraina. Nella Giornata di venerdì, 17 Ottobre, la Commissione Europea ha comunicato l’intenzione di avviare le procedure per l’ingresso dell’Albania nell’UE.

Come riportato dal Commissario UE all’Integrazione e all’Allargamento, Stefan Fule, che oltre all’Albania ha incluso Macedonia e Serbia tra gli Stati candidati all’ingresso nell’UE, i principi per entrare nell’Unione sono il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani, il buon vicinato con i Paesi confinanti, il mantenimento di un’economia di mercato libera.

L’apertura all’Albania è stata accolta con favore dal Capogruppo dei Socialisti e Democratici, Hannes Swoboda, che ha sottolineato come il richiamo al rispetto dei valori democratici sia fondamentale per la selezione dei Paesi a cui si da la possibilità di entrare nell’UE.

Marije Cornelissen, del Gruppo dei Verdi al Parlamento Europeo, ha evidenziato come sia necessario monitorare le riforme che il Governo albanese è chiamato a realizzare per rispettare gli standard posti dalla Commissione Europea per l’ingresso dell’Albania.

Di recente, il Governo albanese è passato ad una coalizione di sinistra capeggiata dal Premier Edi Rama, composta dal Partito Socialista e dal Movimento Socialista per l’Integrazione, che ha mantenuto come priorità di politica estera l’integrazione nella NATO e nell’UE promossa dal precedente esecutivo di Sali Berisha, capo del moderato Partito Democratico.

Per realizzare gli obiettivi posti dall’UE, il Governo albanese ha avviato una riforma della giustizia, dopo che il precedente Esecutivo ha già riformato il regolamento del Parlamemto e il Servizio Civile.

L’apertura della Commissione Europea all’Albania rappresenta un’opportunità per l’Italia che, per diverse ragioni, deve ora porsi a livello internazionale come l’avvocato dell’ingresso di Tirana nell’Unione.

Energia, Immigrazione e Diplomazia regionale

In primis, l’Albania rappresenta per l’Italia un importante partner energetico di cui il BelPaese ha bisogno per assicurarsi le forniture di gas dall’Azerbaijan. L’Albania è infatti, assieme all’Italia ed alla Grecia, partner del Gasdotto Trans Adriatico -TAP: infrastruttura, progettata per veicolare 10 Miliardi di oro blu azero all’anno, che consente al BelPaese di diversificare le forniture di gas dal monopolio di Russia ed Algeria, con conseguente decremento del costo dell’energia per industrie e privati.

L’Albania rappresenta inoltre un partner naturale dell’Italia, sopratutto considerata la forte immigrazione albanese che, malgrado alcuni rari casi di criminalità, ha contribuito all’arricchimento sociale e culturale del BelPaese. Supportare l’integrazione dell’Albania in Europa significa stabilire fin da subito flussi migratori privilegiati che consentano a giovani albanesi di buona volontà di recarsi in Italia per ringiovanire una popolazione sempre più anziana.

Infine, l’Albania è un partner storico dell’Italia che permette al BelPaese di ritrovare finalmente una propria politica estera saggia e responsabile. Senza negare il suo passato coloniale -una parentesi di cui occorre tuttavia provare vergogna- l’Italia deve instaurare relazioni privilegiate con i Paesi del Mondo che parlano italiano, dove già operano centri di cultura italiana, e dove la popolazione locale considera il nostro Paese la loro madrepatria.

Questa prospettiva deve portare l’Italia considerare come prioritarie nella sua politica estera non più Medio-Oriente, Marocco, Tunisia, Russia e Cina, ma, prendendo atto della realtà geografica e storica, avviare rapporti privilegiati con Albania, Libia, Eritrea, e con le altre nazioni dove è presente una forte emigrazione italiana, come Stati Uniti d’America, Australia, Brasile ed Argentina.

Aprire flussi privilegiati con alcuni Paesi, come l’Eritrea, è poi una mossa strategica per evitare l’emigrazione della popolazione eritrea in Italia in condizioni precarie e disumane, come è stato dimostrato, ad esempio, dalla strage di Lampedusa, dove la maggior parte delle vittime era proveniente da Asmara.

Prendere esempio dei polacchi

L’esempio che il Governo di Enrico Letta dovrebbe prendere per supportare l’ingresso dell’Albania in Unione Europea è quello della Polonia, che, una volta ottenuta la membership UE, ha sempre sostenuto con forza l’allargamento dell’Europa all’Ucraina.

Per la Polonia, l’Ucraina è non solo un importante partner commerciale, ma anche e sopratutto un importante attore geopolitico, il cui ingresso nell’UE permette all’Europa di mantenere la propria integrità, senza permettere alla Russia di ricostituire un’impero nello spazio ex-URSS destinato a soppiantare l’Europa unita su scala mondiale e regionale.

Inoltre, per la Polonia il supporto alle aspirazioni europee dell’Ucraina ho portato all’ottenimento di un prestigio internazionale, sopratutto in sede UE: che proprio al Governo polacco ha affidato il coordinamento del Partenariato Orientale dell’Unione.

Per l’Italia, l’Albania deve essere in primo luogo il volano per permettere da un lato la diversificazione delle forniture di gas per l’UE.

Dall’altro, l’Albania rappresenta per l’Italia l’opportunità per promuovere l’allargamento dell’Europa, e con esso lo sviluppo della Democrazia e dei Diritti Umani, nei Balcani ed in alcuni altri Paesi del Mondo.

Matteo Cazzulani

L’ALBANIA PASSA A SINISTRA

Posted in Balcani by matteocazzulani on September 19, 2013

La coalizione del Partito Socialista di Edi Rama e del Movimento Socialista per l’Integrazione di Ilir Meta non cambia le priorità euro-atlantiche della politica estera albanese. Finita l’era del conservatore-liberale Sali Berisha

Cambia il colore del Governo, ma non le priorità. Nella giornata di Domenica, 15 Settembre, il Parlamento albanese ha votato la fiducia al nuovo Governo presieduto da Edi Rama, retto da una coalizione del Partito Socialista -PS, guidato dal Premier Rama- e dal Movimento Socialista per l’Integrazione -LSI- di Ilir Meta.

Alle ultime elezioni, la coalizione di sinistra ha ottenuto il 57,7% dei consensi, mentre il conservatore-liberale Partito Democratico -PD- dell’ex-Premier Sali Berisha ha ottenuto solo il 39,9% dei voti degli aventi diritto.

Il risultato elettorale ha comportato il primo cambiamento nella storia politica dell’Albania, dove, dal 1992, a Governare è stato ininterrottamente Berisha, che, spesso, è stato protagonista di un duro scontro con l’opposizione, culminato nel 2009 con la paralisi del Parlamento e il blocco dell’attività politica nel Paese.

Il cambio di Maggioranza non segna tuttavia un cambiamento sostanziale della politica estera ed interna, poiché i programmi elettorali del PD e del PS pongono entrambi come priorità l’integrazione nell’Unione Europea e nella NATO, e il rafforzamento dei rapporti con gli Stati Uniti d’America e con i Paesi confinanti come il Kosovo.

Per quanto riguarda l’UE, lo svolgimento regolare delle elezioni può essere la chiave di volta per accelerare il processo di integrazione dell’Albania nell’Unione, poiché proprio l’Europa ha posto il verificarsi di consultazioni elettorali regolari e corrette come condicio sine qua non per l’avvio dell’iter di avvicinamento albanese.

Ad aiutare la coalizione di sinistra nel processo di integrazione nell’UE sono anche una serie di risoluzioni che il precedente Governo moderato ha varato lo scorso Maggio, e che prevedono una riforma della giustizia, del funzionamento del Parlamento e del Servizio Civile.

Differenze, invece, possono palesarsi nel Governo per quanto riguarda la politica interna, in quanto, da un lato, il Premier Rama ha dichiarato la volontà di riformare il settore della Giustizia, mentre il suo partner di coalizione Meta è indagato per corruzione.

Il Governo albanese protagonista nella politica energetica dell’UE

Sul piano energetico, un’eredità da Berisha che si trova ora il Premier Meta è la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- che rende il Paese uno dei più importanti Stati di transito del gas proveniente dall’Azerbaijan in Europa.

La TAP, che è stata ritenuta dalla Commissione Europea un progetto indispensabile per la diversificazione delle forniture di gas dell’UE, rafforza la posizione dell’Albania nei confronti dell’Unione, che, ora, ha tutto l’interesse ad integrare un importante Paese per la sicurezza energetica dell’Europa.

La TAP, compartecipata economicamente dal colosso energetico azero SOCAR, da quello britannico British Petroleum, da quello norvegese Statoil, dalla compagnia francese Total, dalla belga Fluxys, dalla tedesca E.On e dalla svizzera AXPO, è progettata per trasportare 10 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno dalla Grecia in Italia attraverso l’Albania.

Supportata politicamente dai Governi di Italia, Grecia, Albania, Croazia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro, la TAP potrà essere prolungata per raggiungere i mercati dell’Europa Nord-Occidentale in Svizzera, Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio, fino alla Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani