LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

JURIJ LUCENKO CONDANNATO: L’UCRAINA IN EUROPA E’ SEMPRE PIU’ UN’UTOPIA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 28, 2012

L’ex-Ministro degli Interni condannato a quattro anni di reclusione e alla confisca dei beni immobili. Dopo Julija Tymoshenko, è la seconda guida del processo democratico ucraino del 2004, noto come Rivoluzione Arancione, ad essere vittima della repressione politica organizzata del regime del Presidente, Viktor Janukovych. L’Occidente protesta

L'ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

Dopo Julija Tymoshenko, anche l’altro principale protagonista del processo democratico in Ucraina è finito dietro alle sbarre in definitiva. Nella giornata di lunedì, 27 Febbraio, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, è stato condannato a quattro anni di carcere, alla confisca dei propri beni immobili, alla privazione del riconoscimento dello status di funzionario emerito dello Stato, e al pagamento di due multe onerose.

Lucenko, Leader della forza politica dell’Opposizione Democratica Narodna Samooborona, è stato riconosciuto colpevole di abuso di potere per avere imposto l’aumento della pensione del proprio autista, Leonid Prystupljuk – anch’egli condannato a tre anni di prigione con la condizionale – gonfiato le spese per l’organizzazione del Giorno della Polizia del 2008 e del 2009, ed essersi intromesso per inquinare le indagini inerenti l’avvelenamento ai danni dell’ex-Presidente, Viktor Jushchenko, durante la campagna elettorale del 2004.

Affaticato da una detenzione preventiva che lo ha costretto al carcere in isolamento dal 26 Dicembre 2010, Lucenko – che ha dovuto assistere a tutto il processo da dietro le sbarre in un apposito angolo dell’aula del tribunale – ha rigettato ogni accusa, e ha ritenuto che il verdetto è stato dettato alla Corte dalle Autorità politiche come omaggio per il Presidente, Viktor Janukovych: giunto al secondo anniversario del proprio insediamento.

In effetti, molti sono i dubbi che la sentenza ha sollevato, dal momento in cui dell’ottantina di testimoni che sono stati interrogati durante il processo – avviato nel Maggio 2011 – solo tre non hanno scagionato Lucenko, e non ne hanno riconosciuto la totale innocenza.

Del resto, lo stesso Lucenko gode di una fama di gran lunga migliore di molti suoi colleghi in Ucraina: vice-Leader del Partito Socialista di Ucraina, poi a capo delle proteste contro la torbida presidenza di Leonid Kuchma – caratterizzata da repressioni a danno di politici e giornalisti – protagonista della Rivoluzione Arancione, e Ministro degli Interni nei governi filo-occidentali di Julija Tymoshenko, l’esponente dell’Opposizione Democratica non ha mai abusato del suo peso politico per arricchirsi o esportare propri capitali all’estero in qualche paradiso fiscale.

Un esempio molto raro sulle Rive del Dnipro, al punto che in molti attribuiscono la sua condanna alla precisa volontà politica del Presidente Janukovych di eliminare avversari politici che, nel breve termine, avrebbero potuto insidiare la sua leadership – come normalmente avviene in ogni democrazia.

Immediate sono state le reazioni della Comunità Occidentale, turbata all’unisono per un verdetto dalla dubbia regolarità. Con una nota congiunta, l’Alto Rappresentante della Politica Estera UE e il Commissario Europeo all’Integrazione e all’Allargamento, Catherine Ashton e Stefan Fule, hanno ritenuto il processo non in linea con gli standard internazionali di imparzialità e neutralità della magistratura dalla politica, e hanno ritenuto tale episodi un’ulteriore macigno che rende sempre più lontana l’Ucraina dall’UE.

Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha invitato le Autorità ucraine a liberare Lucenko, e a garantirgli la partecipazione alle prossime elezioni politiche. Secondo gli USA, il trattamento riservato all’ex-Ministro degli Interni e all’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, pongono un serio interrogativo sull’effettiva esistenza in Ucraina di una democrazia.

“La condanna dell’ex-Ministro degli Interni è l’ennesima prova della mancanza dello stato di diritto in Ucraina – ha dichiarato, con una nota, il Capo del Foreign Office della Gran Bretagna, David Livington – ed è stata dettata da un’evidente motivazione politica. Kyiv, nei fatti concreti, dimostra di non tenere all’integrazione europea”.

Dal canto suo, il Ministero degli Esteri della Polonia ha diffuso una nota in cui ha espresso fiducia nella conduzione di un processo d’Appello – a cui la Difesa di Lucenko ha dichiarato di voler fare ricorso – in linea con gli standard internazionali, in grado di garantire all’esponente dell’Opposizione Democratica la possibilità di difendersi in un procedimento equo e giusto”.

L’Ucraina è una dittatura

Innumerevoli le condanne espresse anche dalle diverse forze dell’Opposizione Democratica, tra le quali spicca per importanza quella della sua Leader, Julija Tymoshenko: costretta a sette anni di detenzione per una simile condanna politica sentenziata l’11 Ottobre 2011.

Secondo quanto riportato al suo avvocato, Serhij Vlasenko, il processo a Lucenko non ha nulla in comune con la democrazia e gli standard europei, ed è frutto di un ordine diretto del Presidente Janukovych, il quale, nelle pubbliche occasioni, cerca invece di convincere i suoi colleghi e i Capi di governo europei della sua innocenza.

“Una persona che ricopre la guida di un Paese non arriva a comprendere concetti elementari – ha dichiarato Vlasenko all’uscita della colonia penale femminile Kachanivs’kyj di Kharkiv, riportando le parole della Tymoshenko – Nelle vesti di garante della Costituzione, il Presidente dell’Ucraina avrebbe dovuto reagire a una sentenza in pieno contrasto la Carta Suprema. E’ la prova che Kyiv non è amministrata da un Capo di Stato europeo, ma da un dittatore, simile a molti altri nel Nordafrica”.

Matteo Cazulani

REGRESSO DEMOCRATICO IN UCRAINA: JURIJ LUCENKO DA UN ANNO IN ISOLAMENTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 26, 2011

L’ex-Ministro degli Interni, uno degli esponenti più carismatici dell’Opposizione Democratica ucraina, costretto alla detenzione in isolamento, all’alimentazione forzata, e ad assistere dietro alle sbarre ad uno dei processi politici organizzati dalle autorità per eliminare i Leader dell’Opposizione Democratica, tra cui l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko. Un video del collega Kostjantyn Usov di TVI ne racconta il caso

L'ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

Per 365 giorni detenuto in isolamento a causa di 3 imputazioni prive di fondamento, con soli due testimoni a favore delle accuse, ma alcun verdetto che ne abbia certificato la colpa. Questo è il Santo Stefano che, oggi, trascorre Jurij Lucenko: esponente di spicco dell’Opposizione Democratica che, parimenti alla sua carismatica Leader, Julija Tymoshenko, è caduto vittima della repressione politica attuata dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych.

Il 26 Dicembre 2010, Lucenko è incarcerato in una cella di isolamento, prelevato dalle forze di polizia sotto casa sua, al rientro dalla passeggiata con il cane: sotto lo sguardo impotente di madre e figli. Mesi prima, giusto in seguito all’insediamento di Janukovych, a carico dell’ex-Ministro degli Interni sono sollevate tre imputazioni: incremento della paga e concessione di abitazioni governative illecita al suo autista, Leonid Prystupljuk, sperpero di danaro del bilancio statale per l’organizzazione della Giornata della Polizia del 2008, chiusura anticipata delle indagini sul cittadino Davydenko, l’ autista dell’ex-Vice-Procuratore Savchjuk – proprietario della casa in cui, durante la Rivoluzione Arancione, sarebbe stato avvelenato il futuro Capo di Stato, Viktor Jushchenko.

A sostegno di tali imputazioni, per cui è aperto un processo con la richiesta di 12 anni di reclusione per abuso d’ufficio, sono sopratutto l’allora Ministro degli Interni, Anatolij Mohyl’ov, il nuovo Procuratore Generale nominato da Janukovych, Viktor Pshonka, il suo vice, Rinat Kuz’min, e solo due dei più di 200 testimoni chiamati a testimoniare durante un lungo procedimento, condotto da un PM, Serhij Vovk, a sua volta indagato per truffa edile, ma finora graziato dalle autorità.

Costretto ad assistere alle sedute del proprio processo dietro a delle sbarre – barbara procedura che, illegalmente, dipinge l’imputato come già colpevole nella psicologia dei presenti e della Corte – Lucenko più volte denuncia il conflitto di interessi del giudice, e, per protesta, ricorre persino allo sciopero della fame. Nulla da fare, dal momento in cui le Autorità giudiziarie impongono la nutrizione forzata al ribelle galeotto: altra pratica autoritaria, vietata dall’Unione Europea, ma ancora ammessa dal Codice Penale ucraino.

Un carismatico arancione

Il processo all’ex-Ministro degli Interni continua lentamente, lasciando una condanna già annunciata sempre più lontana: così da mantenere al di fuori della vita politica una delle più importanti personalità dell’Opposizione Democratica. Aiutante del Segretario del Partito Socialista ucraino, Oleksandr Moroz, Lucenko nel 2002 è alla testa del movimento Ucraina senza Kuchma, in opposizione all’ex-Presidente Leonid Kuchma: di cui Janukovych è il delfino politico. Nel 2004, è uno dei più attivi colonnelli della pacifica Rivoluzione Arancione: ruolo per cui viene premiato da Jushchenko con la nomina a Ministro degli Interni nel primo governo di Julija Tymoshenko.

Deciso nel realizzare la promessa di giustizia, Lucenko adotta la mano dura contro gli oligarchi dell’Est del Paese, sponsor di Viktor Janukovych: un gesto di coerenza politica che gli costa caro fin a subito. Entrato in crisi con la Tymoshenko – dimissionata nel 2005 – Lucenko mantiene la carica sotto il secondo governo arancione di Jurij Jekhanurov, fino al 2006, quando la vittoria alle elezioni parlamentari di Janukovych – che realizza una coalizione di governo con comunisti e socialisti – ne provoca l’espulsione e, contemporaneamente, l’uscita dal Partito Socialista Ucraino per evidenti divergenze politiche con Moroz.

Nel 2007, fonda il Partito Avanti Ucraina – poi ribattezzato Narodna Samooborona – si riavvicina a Julija Tymoshenko, e, nelle elezioni anticipate del 2007, guida la lista filo-presidenziale Nasha Ukrajina, che gli consente il ritorno al Dicastero degli Interni nel secondo governo della Lady di Ferro ucraina. Ripristinata la lotta contro gli oligarchi, la sua immagine viene lesa dall’arresto del figlio in stato di ubriachezza all’aeroporto di Francoforte. Ciò nonostante, la Tymoshenko fa quadrato attorno a lui, difendendolo persino nei difficili giorni del suo terzo governo: esecutivo di minoranza, in cui la conta dei voti è necessaria per l’approvazione di ogni mozione.

Il saldo legame con la Leader degli arancioni porta Lucenko a condividere anche le conseguenze della risalita al potere di Janukovych, nel Febbraio 2010: parimenti alla Lady di Ferro ucraina – condannata a sette anni di isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin: il tutto dopo un processo farsa costruito su imputazioni montate ad hoc, e senza diritti per la difesa – l’ex-Ministro degli Interni diventa l’oggetto ed il simbolo di un regresso democratico sulle Rive del Dnipro.

Dinnanzi agli arresti di Lucenko e della Tymoshenko, alle ripetute risoluzioni di condanna da parte di USA, ONU, NATO, e Parlamento Europeo, è seguito, lo scorso 19 Dicembre, il congelamento della firma dell’Accordo di Asociazione UE-Ucraina: documento storico, con cui Kyiv avrebbe ottenuto il medesimo status di partner privilegiato di Bruxelles, oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera.

Matteo Cazzulani