LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Gazprom in Libia ed Italia. Grazie a ENI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 4, 2011

Il monopolista russo rileva dal colosso italiano meta delle partecipazioni nell’estrazione in Libia, e punta al mercato interno di Roma. Malgrado ciò, l’Unione Europea continua nella politica energetica comune.

Un’affare grosso come un elefante per la conquista del Nord Africa e di un pezzo dell’Europa. Nella giornata di Domenica, 19 Settembre, l’autorevole agenzia Ukrainian Energy ha diffuso la notizia dell’avvenuta firma dell’accordo con cui il colosso italiano ENI ha venduto al monopolista russo, Gazprom, la meta delle azioni del progetto Elephant: varato per l’estrazione di nafta in Libia dall’omonimo giacimento nella parte settentrionale del Paese.

Un vero e proprio affare per Mosca, dal momento in cui la partecipazione al secondo consorzio per quantità di benzina estratta a Tripoli – il 33% del totale del Paese africano – Sara acquistata con un notevole sconto, dovuto al danneggiamento dei mezzi di estrazione a seguito della recente guerra al regime di Gheddafi, che a Mosca stimano non più di 150 Milioni di Dollari.

Dunque, per Gazprom un primo, concreto passo nel Mediterraneo che, tra crisi economiche e cosiddette rivoluzioni democratiche, cambia. Ma non l’unico. Secondo quanto riportato dalla Reuters, il monopolista russo starebbe trattando l’acquisto dell’altra meta della compagnia italiana Promgas, finora posseduta al 50% sempre da ENI, con cui la luna di miele energetica sta portando pesanti conseguenze politiche a livello nazionale ed europeo.

Lecito ricordare la recente sigla dell’accordo per la costruzione del Southstream, gasdotto sottomarino – concepito dai russi per aggirare Paesi europei invisi, come Romania, Polonia, Moldova, ed Ucraina – avversato dalla UE, che, con estrema fatica, sta adottando vie alternative al rifornimento dal solo esportatore di Mosca.

Europa avanti sulla Russia di Putin

Tra i progetti in cantiere, il gasdotto Nabucco, che, transitante per il Mediterraneo, ha lo scopo di trasportare oro blu in Europa acquistato da Azerbajdzhan e Turkmenistan, con cui le trattative sono in stato avanzato.

Secondo il parere di diversi esperti, il gasdotto europeo, concepito per bypassare territorio e ricatto energetico russi, sarebbe maggiormente conveniente rispetto al Southstream che, nel corso della presentazione ufficiale, a cui ha partecipato il Primo Ministro russo, Vladimir Putin – per rimarcare la natura politica del gasdotto – ha deluso le attese a causa dei consistenti costi.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: E.ON A RISCHIO BANCAROTTA PER COLPA DI GAZPROM

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 10, 2011

Il colosso energetico tedesco ricorre all’Arbitrato Internazionale per rinegoziare onerosi accordi col monopolista russo, causa di un dissesto di bilancio, che rende inevitabili tagli ai posti di lavoro e chiusura di stabilimenti. La reazione di Mosca ed il precedente italiano

Il logo della E.On

Non solo gli USA sull’orlo di una sonora bancarotta. Nella giornata di martedì, 2 Agosto, il colosso energetico tedesco, E.On, ha preannunciato licenziamenti di massa, e la probabile chiusura di filiali storicamente, e strategicamente, importanti, se i conti non tornano in ordine a breve. Una delle motivazioni, secondo molti esperti la principale, l’oneroso contratto per le forniture di gas stretto nel 2010 con il monopolista russo, Gazprom: un accordo a lungo termine, che, se da una lato ha consentito ad E.On di affermarsi nel mercato teutonico come unico intermediario tra Mosca e le altre compagnie tedesche nella compravendita di oro blu, dall’altro l’ha legata al Cremlino per un lasso di tempo troppo ampio, a condizioni sconvenienti.

A dimostrazione, la decisione di ricorrere all’Arbitrato Internazionale per raggiungere un qualsiasi tipo di rinegoziazione, dopo il fallimento delle trattative degli ultimi mesi con Gazprom, per ottenere un ritocco al ribasso delle tariffe necessario come l’aria. Il monopolista russo, che ha confermato la notizia, ha assicurato che nulla cambierà nelle relazioni sull’asse Mosca-Berlino, considerate in ottimo stato: dinnanzi al rafforzamento di una comune politica energetica dell’Unione Europea voluta dalla Commissione Barroso – orientata alla diversificazione delle forniture, ed alla limitazione della dipendenza energetica dalla Federazione Russa – Gazprom ha ritenuto maggiormente vantaggioso accordarsi direttamente con le singole compagnie dei Paesi UE. Nel caso tedesco, a giovarne è stata RWE, uno dei maggiori concorrenti di E.On.

Il precedente Edison

A lasciare ben sperare la compagnia di Dusseldorf è un precedente tutto italiano: nel 2010, la Edison ha esposto simile ricorso all’Arbitrato contro Promgas – joint venture compartecipata da Gazprom ed ENI – dopo due anni di mancato accordo sulla revisione delle tariffe per l’acquisto del gas, riuscendo, infine, a trovare una soluzione. Ciò nonostante, per E.On la situazione è maggiormente delicata, dal momento in cui alla base della crisi vi sono una serie di altre concause, tra cui simili accordi energetici sbilanciati, stretti anche con compagnie norvegesi.

Come rilevato da diversi analisti, se non sarà raggiunto un compromesso, con un indispensabile responsabile passo indietro dei partner commerciali – Gazprom in primis – a pagare saranno nell’immediato 1800 lavoratori dello stabilimento di Essen: il primo di una lista dei tagli che interessa anche le sedi distaccate di Monaco ed Hannover.

Matteo Cazzulani