LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin chiude il gas a Polonia e Ucraina

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 12, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom interrompe le esportazioni a Varsavia per punire l’appoggio dato dal Governo polacco a Kyiv. Con l’interruzione del flusso di gas alla Polonia, la Russia intende lasciare a secco anche il mercato ucraino

Il gas come strumento di pressione geopolitica: è sempre stato così in Europa Centro-Orientale, e così è stato anche mercoledì, 10 Settembre, quando la Russia ha tagliato le forniture di oro blu alla Polonia del 24%.

Come riportato da una nota della compagnia energetica nazionale polacca PGNiG, il taglio delle forniture, registrato nei punti di importazione dalla Russia ai confini con Bielorussia e Ucraina, è stato motivato da ragioni ancora ignote.

Da un lato, la PGNiG ha ritenuto possibili problemi tecnici al sistema di esportazione russo, ma, dall’altro, non ha escluso la ragione politica dell’interruzione del flusso di gas.

Secondo la compagnia energetica, il Presidente della Russia, Vladimir Putin, intende spingere la Polonia a rivedere sia la sua posizione in merito a sanzioni più dure da applicare a Mosca in risposta all’aggressione militare all’Ucraina, sia il sostegno alle strutture militari difensive ucraine che Varsavia ha di recente ventilato.

La chiusura politica dei rubinetti alla Polonia è in linea con un’escalation di provocazioni che Putin ha già attuato nei confronti dei Paesi del Baltico, con il preciso scopo di creare un casus belli che sposti l’impegno armato dell’esercito russo dall’Ucraina all’Europa Centro-Orientale.

Dopo avere fomentato le proteste della popolazione russofona in Lettonia, ed avere rapito in Estonia e poi rinchiuso in carcere in Russia il funzionario del Servizi Segreti estoni Eston Rahvan, la Russia ha anche ventilato la possibile estradizione dei cittadini lituani che, dopo l’Indipendenza della Lituania, hanno rifiutato di prestare il Servizio di leva nell’Armata Rossa.

Oltre che la Polonia e i Paesi Baltici, il taglio del gas da parte di Putin ha finito anche per interessare l’Ucraina, che per diversificare le forniture energetiche dalla Russia -da cui Kyiv dipende per il 90% circa del suo fabbisogno complessivo- ha avviato l’importazione di oro blu dalla Germania attraverso i gasdotti polacchi.

Come dichiarato all’autorevole PAP da Malgorzata Polkowska, portavoce della compagnia Gaz-Sysyem -l’ente che gestisce i gasdotti polacchi- a causa della riduzione del flusso di gas dalla Russia, le esportazioni di oro blu reso l’Ucraina saranno ridotte da 3,8 milioni di metri cubi al giorno a soli 1,3.

Pronta è stata la risposta di Ihor Prokopiv, Capo della compagnia Ukrtranshaz, deputata alla gestione del sistema dei gasdotti ucraini, che ha sottolineato come la chiusura dei rubinetti alla Polonia sia una manovra adottata dal monopolista statale russo del gas Gazprom per indebolire anche e sopratutto l’Ucraina.

Come riportato dall’agenzia UNIAN, a lanciare l’allarme è stato anche il Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, che ha sottolineato come l’operato di Gazprom rischi di lasciare presto l’Ucraina senza il gas necessario per il funzionamento delle industrie del Paese e per i bisogni della popolazione.

Anche la Germania conferma il taglio delle forniture di gas

A conferma dei timori del Ministro Prodan è la riduzione del flusso di gas verso l’Ucraina dall’Ungheria che, sempre mercoledì, 10 Settembre, è decrementato da 16 milioni di metri cubi al giorno a soli 5 a causa della limitazione delle forniture di carburante nel mercato ungherese da parte di Gazprom.

Anche la Slovacchia, da cui l’Ucraina importa una cospicua quantità di gas, ha registrato una diminuzione del flusso di gas in entrata dalla Russia del 10%: una quantità che, tuttavia, come confermato dal Ministro degli Esteri slovacco, Miroslav Lajcak, non mette a repentaglio l’export di carburante nel mercato ucraino.

Una prova del decremento delle forniture di gas russo in Europa è stata data anche dalla Germania, che, come riportato dallo Spiegel, è stato confermato dalla compagnia energetica tedesca E.On.

Un secco no-comment è stata invece la reazione della RWE, la compagnia tedesca che rivende il gas russo importato in Germania all’Ucraina attraverso i gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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La Germania vende parte della RWE a Putin e mette a repentaglio l’Ucraina

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 26, 2014

Il Governo tedesco da il suo ok alla vendita della compagnia RWE Dea al fondo LetterOne, di proprietà del ricco oligarca russo Mikhail Fridman, nota personalità vicina al Presidente russo. Verdi e CDU contestano la SPD per avere autorizzato un’operazione che mette a repentaglio la sicurezza energetica sia di Berlino che di Kyiv

Una transazione di 5,1 miliardi di euro per una compagnia da cui dipende molto degli equilibri energetici in Europa Centro-Orientale. Nella giornata di venerdì, 22 Agosto, il Governo tedesco ha approvato la cessione della RWE Dea: una controllata del colosso energetico RWE, che secondo quanto stabilito dal Ministero dell’Economia della Germania sarà acquisita dal fondo LetterOne, di proprietà del ricco oligarca russo Mikhail Fridman.

Come riportato dall’agenzia PAP, la RWE Dea si occupa della commercializzazione del gas non solo in Germania, ma anche in Gran Bretagna, Norvegia ed Egitto: una vasta presenza in diverse aree del Mondo che fa si che la compagnia tedesca ricopra un ruolo fondamentale nel sistema di compagnie controllate dalla RWE.

A conferire ancora più importanza alla RWE Dea è l’importanza che il settore del gas avrà in Germania per via della decisione del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, di rinunciare al nucleare dopo il disastro di Fukushima, nel 2010.

La vendita della RWE Dea, che è stata accettata dalla RWE per ridurre i debiti societari, ha tuttavia sollevato un vespaio di polemiche per via della sua acquisizione da parte di uno degli uomini più ricchi di un Paese, la Russia, a cui l’Unione Europea ha applicato sanzioni economiche per protestare contro l’aggressione militare all’Ucraina.

A motivare le critiche alla vendita della RWE Dea, avanzate dai Verdi tedeschi e da alcuni esponenti della cristiano democratica CDU -che è pure il Partito di Governo del Cancelliere Merkel- è anche lo stretto legame che sussiste tra il fondo LetterOne e il Presidente russo, Vladimir Putin.

Questo fatto ha avanzato il sospetto che la cessione al fondo russo della RWE Dea sia avvenuto in violazione delle sanzioni UE e, sopratutto, possa mettere a repentaglio la sicurezza energetica della Germania, visto l’effettivo rafforzamento della presenza di capitali della Russia nel mercato tedesco dell’energia.

Pronta è stata la risposta del Ministero dell’Economia tedesco, attorno a quale ha fatto quadrato la SPD -la forza politica socialdemocratica che appartiene alla coalizione di Governo con la CDU- che ha assicurato di avere ricevuto il via libera dell’UE all’operazione.

Il Ministero dell’Economia, guidato dal Vicecancelliere, Sigmar Gabriel -che è anche il Segretario della SPD- ha inoltre argomentato la regolarità della vendita della RWE Dea sostenendo che il fondo LetterOne è registrato in Lussemburgo: uno Stato UE che non è soggetto alle sanzioni che l’Europa ha imposto alla Russia.

Oltre che per il mercato dell’energia tedesco, la cessione della RWE Dea, che funge da preludio ad una vera e propria scalata dei russi alla RWE, ha ripercussioni anche per la sicurezza energetica dell’Ucraina, che per diminuire la dipendenza dal gas della Russia ha avviato l’importazione di oro blu russo proveniente dalla Germania, fornito attraverso i gasdotti di Polonia, Slovacchia e Ungheria.

Secondo quanto dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, e riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnya, l’importazione del gas russo da ovest, commercializzato a prezzi convenienti dalla RWE, è destinato a ricoprire il 50% del fabbisogno di gas dell’Ucraina.

In caso di pieno possesso dei russi della RWE, o anche solo della presenza di una cospicua fetta di capitale russo nella compagnia tedesca, l’Ucraina si troverebbe sempre a dovere dipendere dalla Russia, che si avvale del gas come strumento di coercizione geopolitica per fagocitare Kyiv nell’orbita di Mosca.

Anche l’Ucraina punta sui rigassificatori

A confermare i timori legati al possibile, e probabile, incremento della presenza dei russi in Germania sono le parole dello Speaker della Rada ucraina, Oleksandr Turchynov, che, come riportato dalla radio Golos Stolitsi ha proposto di accelerare la costruzione del rigassificatore di Odessa.

Questa infrastruttura, bloccata sotto l’Amministrazione dell’ex-Presidente ucraino, l’autoritario filo-russo Viktor Yanukovych, permetterebbe in Ucraina l’importazione di gas liquefatto da Norvegia, Egitto, Qatar e Stati Uniti d’America.

Grazie alla realizzazione dei rigassificatori, Polonia e Lituania, seguendo una direttiva UE in materia di diversificazione delle forniture di gas, hanno intenzione di avvalersi del gas liquefatto da Qatar e Norvegia per incrementare la sicurezza energetica da possibili ricatti geopolitici e contrattuali da parte dei russi.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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La Polonia in prima fila per la realizzazione dell’Unione Energetica Europea. Coi fondi UE che l’Italia non sa spendere

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 22, 2014

La compagnia polacca Gaz-System si aggiudica fondi europei per la realizzazione di gasdotti necessari per diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea. La realizzazione del Corridoio Nord-Sud, di gasdotti verso Repubblica Ceca, Slovacchia e Lituania, e il sostegno allo sfruttamento dello shale del Governo polacco non piace a Mosca.

Un processo spedito, realizzato sopratutto grazie all’adeguato utilizzo dei fondi europei. Nella giornata di mercoledì, 18 giugno, la compagnia polacca Gaz-System, incaricata della gestione della rete infrastrutturale energetica della Polonia, ha firmato un accordo con la Banca degli Investimenti Europea per l’ottenimento di un prestito di circa 100 Milioni di Euro per la realizzazione del gasdotto Lwowek-Odolanow.

Quest’infrastruttura, ubicata nella regione della Wielkopolska, nell’ovest del Paese, è già stata co-finanziata dal Programma Operativo Infrastruttura e Ambiente, ed è stata sostenuta economicamente dall’Europa perché parte integrante del Corridoio Nord-Sud.

Il Corridoio Nord-Sud, è concepito per unificare i sistemi energetici nazionali dei Paesi dell’Europa Centrale, e per veicolare nel cuore dell’UE il gas liquefatto importato da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America tramite i rigassificatori di Swinoujscie, nella Polonia Nord-occidentale, e di Krk, in Croazia.

Proprio il terminale di Swinoujscie è un’altra delle infrastrutture che la Polonia sta realizzando grazie al sostegno dei Fondi Europei, così come la costruzione di un gasdotto destinato a mettere in comunicazione proprio il terminale di Swinoujscie con la Lituania.

Infine, la Polonia sta sfruttando appieno i programmi di aiuto economico dell’Europa per realizzare altri 2 Mila chilometri di nuovi gasdotti necessari per collegare il sistema infrastrutturale energetico polacco con quello di Repubblica Ceca e Slovacchia.

La manovra della Polonia, che grazie al corretto sfruttamento dei Fondi Europei è riuscita a dare un consistente sviluppo anche ad altri ambiti oltre all’energia -come i servizi, lo sviluppo infrastrutturale e il sostentamento all’agricoltura- rientra nel programma varato dalla Commissione Europea per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dal monopolio di Russia ed Algeria.

Questi due Paesi, in particolare la Russia, si avvalgono dell’energia come forma di ricatto geopolitico nei confronti di Paesi terzi indipendenti, anche membri UE, come dimostrato dalla condotta di Mosca nei confronti di Ucraina, Lituania, Bulgaria ed anche della stessa Polonia.

La diversificazione delle forniture di gas, secondo i piani dell’Europa, può essere favorita mediante la realizzazione di nuovi rigassificatori e nuovi gasdotti per veicolare gas da altri Paesi esportatori, in primis dall’Azerbaijan, ed anche attraverso la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE, così da creare un mercato europeo unico del gas.

Forse proprio per via della sua straordinaria attività nel realizzare i postulati della Commissione Europea in ambito energetico, la Polonia sta rischiando di pagare un prezzo politico molto alto.

Nella giornata di lunedì, 16 Giugno, il settimanale Wprost ha infatti pubblicato intercettazioni che rischiano di minare la stabilità del Governo polacco, che coinvolgono il Capo della Banca Centrale polacca, i Ministri dell’Interno e dei Trasporti, il Viceministro delle Finanze, e l’Addetto Stampa del Premier Donald Tusk.

Queste intercettazioni, registrate presso uno dei ristoranti più famosi di Varsavia con una professionalità e un’accuratezza inaudita, ha fin da subito originato il sospetto in merito alla loro preparazione per mano di agenti segreti russi.

La Russia ha infatti tutto l’interesse a destabilizzare il Governo Tusk, che in Europa sta spingendo, assieme al Presidente francese, Francois Hollande, per la realizzazione dell’Unione Energetica Europea: un progetto che istituzionalizza la creazione del mercato comune UE dell’energia.

Tusk, assieme al Premier romeno, Victor Ponta, e al Primo Ministro britannico, David Cameron, sta inoltre sostenendo l’avvio in Europa dello sfruttamento del gas shale: oro blu sfruttato da rocce argillose poste a bassa profondità di cui, secondo i dati EIA, Polonia, Gran Bretagna, Romania e Lituania sarebbero talmente ricche al punto da diminuire in misura sensibile la loro dipendenza energetica dalla Russia.

L’Ucraina nel Corridoio Adriatico del gas con Croazia ed Ungheria

Oltre che dalla Polonia, il piano di diversificazione delle forniture di gas è sostenuto anche da Repubblica Ceca e Slovacchia, che, come dichiarato mercoledì, 18 Giugno, dai rispettivi Premier, Bohuslav Sobotka e Robert Fico, hanno sostenuto la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE per reagire a possibili ulteriori blocchi dell’esportazione di gas dalla Russia.

Al progetto di messa in comunicazione dei gasdotti UE si è aggiunta anche l’Ucraina, che oltre all’aggressione militare nelle regioni di Donetsk e Luhansk, e prima ancora in Crimea, sta subendo dalla Russia il taglio delle forniture di gas russo, anche mediante l’esplosione dolosa del principale gasdotto deputato a veicolare l’oro blu di Mosca in Europa: il gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhhorod.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, e dal Capo del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz, Andriy Kobolev, durante una visita a Budapest con i Ministri degli Esteri e dell’Energia ungheresi, Tibor Navracsics e Miklos Sesztak, l’Ucraina ha firmato l’accordo per la costruzione del Corridoio Adriatico del gas.

Questo progetto, a cui partecipano Ucraina, Ungheria e Croazia, è concepito per veicolare in territorio ungherese ed ucraino il gas liquefatto proveniente dal rigassificatore di Krk, e il gas naturale di origine azera proveniente dal Gasdotto Ionico Adriatico -IAP.

Questa conduttura, la IAP, è una diramazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- l’infrastruttura che l’Europa ha scelto per veicolare in Italia, attraverso Grecia ed Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno provenienti dall’Azerbaijan.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Putin avvia la Guerra del Gas contro Europa ed Ucraina

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 16, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom riduce la quantità di gas veicolata in territorio ucraino per il mancato pagamento di un acconto da parte di Kyiv. Rifiutate da parte di Mosca tutte le proposte di mediazione avanzate dal Governo ucraino e dall’Unione Europea

Oltre che con l’infiltrazione in Crimea prima ed in Ucraina orientale poi di agenti dell’esercito russo, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha colpito l’Ucraina e l’Europa anche con la sua arma tradizionale: il gas.

Nella giornata di lunedì, 16 Giugno, il monopolista statale russo del gas, Gazprom, ha preteso il pagamento anticipato del gas esportato in Ucraina, dopo che il colosso nazionale energetico ucraino Naftohaz non ha pagato a Mosca un anticipo di 1,95 Miliardi di Dollari per saldare il debito accumulato negli anni, pari a circa 4,458 Miliardi di Dollari.

La decisione di Gazprom, che ha già portato ad una sensibile riduzione della quantità di gas esportata in Ucraina, è stata anche motivata dal mancato raggiungimento di un accordo per il rinnovo del tariffario che Gazprom intende applicare a Naftohaz per rinnovare le forniture di gas.

Durante un incontro a Kyiv, Domenica, 15 Giugno, il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, ha proposto alla Russia di applicare all’Ucraina uno sconto per l’estate pari a 300 Dollari per Mille Metri Cubi di gas.

Differente è stata la posizione del Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, che ha chiesto dapprima uno sconto di 268 Dollari per Mille Metri Cubi di gas, e, successivamente, ha accettato una cifra di mediazione di 326 Dollari per Mille Metri Cubi di gas.

La proposta di Prodan si è avvicinata a quella di 385 Dollari per Mille Metri Cubi che la Russia ha imposto all’Ucraina nelle precedenti trattative di mercoledì, 11 Giugno.

Tuttavia, il Capo di Gazprom, Alexei Miller, ha ritenuto la proposta di Kyiv irricevibile, ed ha posto l’ultimatum per il pagamento dell’anticipo alle ore 10 di lunedì, 16 Giugno: pena, la progressiva interruzione del flusso di gas inviato in Ucraina.

Oltre che sull’Ucraina, Miller si è poi rifatto anche sull’Europa, a cui ha criticato la decisione di supportare il transito del gas russo in Ucraina da Ovest, autorizzato da Slovacchia, Polonia ed Ungheria.

La misura, che interessa il gas russo esportato in Germania attraverso il gasdotto Nordstream, è stata sostenuta dall’Europa per permettere all’Ucraina di decrementare la dipendenza dalle forniture dirette della Russia, a cui Kyiv è legata per più del 90% del suo fabbisogno.

“Il flusso di gas russo in Ucraina dalla Germania è totalmente in linea con il regolamento UE” ha dichiarato, con una nota, la portavoce del Commissario UE all’Energia, Sabine Berger.

La Russia contrasta diversificazione e shale in UE

L’attacco di Gazprom all’Europa oltre che all’Ucraina, dimostra come, per Mosca, il vero obiettivo della Guerra del Gas più che Kyiv sia l’Unione Europea, a cui la Russia vuole presentare l’Ucraina come partner inaffidabile per il transito di gas nei Paesi dell’UE.

In particolare, lo scopo della manovra è lo sblocco della realizzazione del Southstream: gasdotto, progettato sul Fondale del Mar Nero, in Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Austria, concepito dalla Russia per aumentare la quantità di gas russo inviato in Europa di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno.

L’Unione Europea ha congelato la realizzazione del Southstream, considerato un’infrastruttura non in linea con i regolamenti UE in materia di trasparenza e di libera concorrenza.

Tuttavia, Mosca non si è data per vinta, e con una forte campagna mediatica ha cercato anche di contrastare la politica di diversificazione delle forniture di gas varata dall’Unione Europea per decrementare la forte dipendenza da Russia ed Algeria.

In particolare, l’UE ha progettato un fascio di gasdotti, il Corridoio Meridionale, per veicolare in Italia gas proveniente dall’Azerbaijan.

L’Europa ha anche pianificato la realizzazione di una serie di rigassificatori per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

Mosca, come pronta risposta, ha fomentato una campagna mediatica contro lo sfruttamento in Europa del gas shale: carburante estratto da rocce argillose poste a bassa profondità già sfruttato con regolarità in USA, di cui, secondo i dati EIA, l’Europa sarebbe ricca, sopratutto in Polonia, Francia, Romania e Bulgaria.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Ucraina: Poroshenko reagisce al fallimento della Troyka di Kaliningrad

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 12, 2014

Il gruppo di contatto informale di Polonia, Germania e Russia non è riuscito a trovare una posizione comune sulla questione ucraina. Il nuovo Presidente ucraino avvia le trattative per la pace nell’est dell’Ucraina

Unita o divisa, l’Europa non riesce a portare la crisi ucraina ad una soluzione definitiva a causa dell’immobilismo della Russia. Nella giornata di martedì, 10 Giugno, a San Pietroburgo, un summit urgente dei Ministri degli Esteri della Troyka di Kaliningrad -gruppo informale di contatto composto da Germania, Polonia e Russia- ha illustrato quanto ancora troppo lontane tra loro, e per certi verdi inconcilianti, siano le posizioni di Europa e Russia sull’Ucraina.

Il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha fortemente voluto questo incontro, ha sottolineato come la Polonia, Paese confinante con l’Ucraina, veda con forte preoccupazione la presenza di militari russi nelle regioni orientali ucraine.

“Gli ucraini hanno tutte le ragioni per reagire alle attività militari illegali compiute da soldati di Paesi stranieri presenti nelle regioni orientali del Paese -ha dichiarato Sikorski- l’obiettivo di costoro è quello di destabilizzare l’Ucraina, che di recente ha compiuto una scelta politica importante con l’elezione di un nuovo Presidente”.

Accento sull’elezione del nuovo Presidente ucraino, Petro Poroshenko, è stata posta anche dal Ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che ha illustrato come, con l’elezione plebiscitaria del nuovo Capo di Stato, gli ucraini abbiano voluto dare un mandato forte alla loro guida politica.

“Anche la Germania è profondamente turbata per una situazione, quella ucraina, che rischia di ripristinare vecchie divisioni in Europa -ha dichiarato Steinmeier- È indispensabile che la Russia faccia la sua parte nel processo di desescalation della tensione militare”.

In risposta a Steinmeier, il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, si è detto favorevole al piano di pace proposto dal Presidente dell’OSCE, Didier Bulkhalter, sulla base di un Accordo trovato precedentemente a Ginevra.

“Le ragioni della crisi sono tutte interne all’Ucraina -ha dichiarato Lavrov- Però, è Poroshenko che deve avere un ruolo di primaria importanza per porre fine alle violenze militari”.

La posizione di Lavrov è stata smentita fin dalla giornata di mercoledì, 11 Giugno, quando lo stesso Poroshenko, dopo avere promesso di porre fine alla guerra nell’Est dell’Ucraina entro un mese dal suo insediamento, ha invitato i guerriglieri russi a deporre le armi.

Poroshenko, che ha anche chiesto la creazione di un corridoio umanitario per permettere ai civili di fuggire dai teatri di guerra, si è detto pronto a sedersi al tavolo con chiunque, a patto che sia raggiunto un’immediate cessate il fuoco.

Ancora nessun accordo sul gas

Il ruolo di Poroshenko sarà anche necessario per trattare con il Presidente russo, Vladimir Putin, il rinnovo del prezzo del gas che l’Ucraina importa dalla Russia, dopo che, sempre mercoledì, 11 Giugno, le trattative tra Kyiv e Mosca, coordinate dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, sono fallite.

La Russia ha preteso dall’Ucraina il pagamento di un tariffario politico di 385 Dollari per mille metri cubi di gas: una quota inferiore rispetto a quella di 485 Dollari per mille metri cubi oggi in essere, ma pur sempre al di fuori delle logiche di mercato.

“Non possiamo accettare una proposta unilaterale formulata da Mosca per mettere Kyiv in difficoltà -ha dichiarato il Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan- La Russia vuole far saltare il tavolo per mostrare agli occhi dell’Europa che l’Ucraina è un partner inaffidabile, e che quindi è necessaria la realizzazione del gasdotto Southstream”.

L’allarme lanciato da Prodan è confermato dalla recente decisione di Bulgaria e Serbia di congelare la realizzazione del Southstream perché non in linea con i regolamenti UE in materia di trasparenza e libera concorrenza.

Il Southstream è un gasdotto concepito da Putin per incrementare di ulteriori 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno la già alta dipendenza dell’Europa dal gas russo, di cui Mosca si avvale come arma di coercizione geopolitica nei confronti dei Paesi UE e dell’Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Ucraina: Putin apre il fronte anche in Transnistria

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 10, 2014

Il riarmo delle forze militari russe nella regione separatista della Moldova, al confine col territorio ucraino, porta all’interruzione delle trattative per la normalizzazione dei rapporti tra Tiraspol e Chisinau. Considerevole l’attività dell’esercito di Mosca anche ai confini delle Regioni orientali dell’Ucraina, dove separatisti foraggiati dal Cremlino hanno occupato gli edifici dell’Amministrazione Locale.

La pressione militare in Moldova, il gas e la il separatismo violento in Ucraina. Queste sono le due armi di cui si sta avvalendo il Presidente russo, Vladimir Putin, per destabilizzare politicamente Moldova ed Ucraina e, così, imporre una volta per tutte l’influenza della Federazione Russa sui due Paesi dell’Europa Orientale che, di recente, hanno integrato i loro mercati in quello comune dell’Unione Europea con la firma dell’Accordo di Associazione.

Nella giornata di mercoledì, 9 Aprile, le Autorità della Transnistria -Regione separatista della Moldova sostenuta politicamente da Mosca in cui stazionano reparti dell’esercito russo- hanno sospeso la partecipazione al Tavolo delle Trattative internazionale per la normalizzazione delle relazioni con la Moldova, in segno di protesta per l’approvazione di sanzioni da parte del Governo moldavo e per il blocco della frontiera da parte di quello ucraino.

Come riportato dal Kommersant”, la decisione di non partecipare al Tavolo delle Trattative -a cui, oltre alla Transnistria, prendono parte anche Ucraina, Moldova, Russia, Stati Uniti d’America e UE- è stata presa dopo che la Russia ha ripristinato esercitazioni militari che hanno coinvolto forze d’assalto utilizzabili per un attacco militare a Paesi vicini alla Transnistria, come, per l’appunto, Moldova ed Ucraina.

Proprio l’Ucraina, più che la Moldova, sembra essere il vero obiettivo della pressione militare di Putin in Transnistria, sopratutto dopo che, nelle Regioni orientali del Paese -russofone ma non russofile- manipoli di separatisti, che secondo fonti ben informate sono stati addestrati e foraggiati da Mosca, hanno occupato gli edifici dell’Amministrazione Locale di Donetsk e Luhansk, ed hanno dichiarato la nascita di Repubbliche autonome intenzionate ad aderire alla Federazione Russa.

A dare manforte ai separatisti del Donbas e di Luhansk è sopratutto la presenza di folti reparti dell’esercito russo a pochi chilometri dalla frontiera ucraina che, negli scorsi giorni, similmente a quanto fatto in Transnistria hanno avviato esercitazioni e manovre che, secondo l’opinione di autorevoli militaristi, lasciano presupporre la preparazione ad un intervento militare.

Kyiv resta senza il gas russo

Oltre alla pressione militare, la Russia ha incrementato in Ucraina anche quella energetica quando, sempre mercoledì, 9 Aprile, il Premier russo, Dmitry Medvedev, ha ventilato l’ipotesi di richiedere il pagamento anticipato per le forniture di gas al Governo ucraino.

La richiesta, congelata -ma non respinta- dal Presidente Putin, segue la decisione del monopolista statale russo del gas, Gazprom, di incrementare il tariffario per le esportazioni in Ucraina da 268,5 Dollari per mille metri cubi di oro blu a 485,5 Dollari per mille metri cubi: un prezzo ben superiore sia alla quota di mercato che alla bolletta imposta dalla Russia ai Paesi UE.

Pronta è stata la riposta del ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, che, a poche ore di distanza, ha dichiarato l’interruzione dell’importazione di gas dalla Russia a causa dell’impossibilita di raggiungere un accordo con Mosca sul rinnovo del contratto, ed ha denunciato l’incremento delle tariffe richiesto dalla Federazione Russa come politicamente motivato.

Infatti, l’incremento del prezzo del gas per l’Ucraina è stato richiesto dalla Russia in seguito all’annessione militare della Crimea alla Federazione Russa: un fatto che ha invalidato gli Accordi di Kharkiv.

Questi Accordi, firmati dall’ex-Presidente ucraino Viktor Yanukovych nel Maggio 2010, garantivano a Kyiv uno sconto sulle tariffe per l’importazione di oro blu dalla Russia in cambio del prolungamento dello stazionamento della Flotta Russa del Mar Nero nel porto ucraino di Sebastopoli.

Matteo Cazzulani

Ucraina e Russia vicine ad una nuova Guerra del Gas

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 6, 2014

Il Primo Ministro russo, Dmitry Medvedev, incrementa a ben oltre gli standard di mercato il prezzo del gas imposto agli ucraini per via dell’invalidamento degli Accordi di Kharkiv. Critiche da parte del Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che non esclude altre ripercussioni da parte di Mosca su Kyiv.

Dopo l’occupazione militare, l’attacco energetico per indebolire ulteriormente la situazione economica e politica dell’Ucraina. Nella giornata di giovedì, 3 Aprile, il Primo Ministro della Federazione Russa, Dmitry Medvedev, ha dichiarato l’aumento a 485 Dollari per mille metri cubi del gas russo venduto dal monopolista statale russo Gazprom all’Ucraina, che dipende dalle importazioni di oro blu della Russia per il 92% del suo fabbisogno.

L’incremento del prezzo del gas è dovuto al venir meno degli Accordi di Kharkiv che, nel Maggio 2010, l’ex-Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha firmato con Medvedev in cambio del prolungamento della permanenza della Flotta russa del Mar Nero nel porto ucraino di Sebastopoli.

Secondo il Primo Ministro russo, che agisce alle dirette dipendenze del Presidente, Vladimir Putin, con l’annessione della Crimea alla Federazione Russa, seguita ad un’occupazione militare che ha infranto Accordi Internazionali a garanzia dell’integrità territoriale di Kyiv, le clausole dell’Accordo sono venute meno.

Così, i rapporti contrattuali tra Gazprom e Kyiv sono tornati ai parametri del 2009, quando, pur di ripristinare il flusso di gas interrotto dal Cremlino per destabilizzare la coalizione arancione filo europea al Governo allora in Ucraina, l’ex-Premier ucraina, Yulia Tymoshenko, ha accettato l’imposizione di un tariffario superiore a quello applicato ai Paesi UE.

Pronta è stata la risposta alle pretese di Medvedev del Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, che ha definito il tariffario imposto da Mosca inaccettabile, ed ha assicurato in merito alla disponibilità di Kyiv di saldare i debiti finora accumulati con Mosca.

Inoltre, Yatsenyuk, che ha illustrato come possano essere possibili anche pressioni di carattere energetico-commerciale ed economico da parte della Russia, ha dichiarato che il prezzo giusto per la vendita di gas all’Ucraina ammonterebbe a 268 Dollari per mille metri cubi: un tariffario pienamente in linea con i parametri di mercato.

Per questa ragione, il Premier ucraino ha ventilato la possibilità che l’Ucraina interrompa le importazioni di gas dalla Russia. Per fare ciò, Kyiv potrebbe contare sull’implementazione dello sfruttamento dei propri giacimenti e, sopratutto, sull’avvio dell’importazione di gas russo dalla Germania, che la compagnia tedesca RWE si è già detta pronta a vendere all’Ucraina attraverso i gasdotti di Polonia, Slovacchia ed Ungheria.

Kyiv porta Mosca al ricorso all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma

Ancora più risoluta di quella del Premier ucraino è la posizione del Ministro dell’Energia, Yuri Prodan, che ha dichiarato la possibilità di un ricorso dell’Ucraina presso l’Arbitrato Internazionale di Stoccolma contro il tariffario iniquo applicato da Gazprom a Kyiv.

Per i russi, non sarebbe la prima volta che Gazprom si trova a dover rispondere ad un ricorso deposto presso l’Arbitrato Internazionale.

Già più volte nel passato, la Corte di Stoccolma ha condannato le condizioni contrattuali imposte dal monopolista statale di Mosca ad altri Paesi a seconda di logiche politiche e geopolitiche, e non meramente commerciali.

Matteo Cazzulani