LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’Ucraina dice no al ‘convoglio umanitario’ di Putin: “Trasporta armi dalla Russia”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 13, 2014

Il Portavoce del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, Andriy Lysenko, si oppone al convoglio che il Presidente russo intende inviare nel Donbas senza avere specificato il contenuto. La Croce Rossa dichiara neutralità e incredulità per la condotta di Mosca

Due tentativi di invasione in una settimana è troppo per accettare un finto aiuto umanitario da parte di un Paese che, come provato, arma e finanzia miliziani impegnati ad occupare una consistente regione ucraina. Questa è la motivazione che ha portato l’Ucraina a rifiutare il convoglio che la Russia ha dichiarato di avere fatto partire per portare nelle zone occupate dai miliziani pro-russi soccorsi sanitari.

Come dichiarato dal Portavoce del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, Andriy Lysenko, l’Ucraina teme, sulla base di prove e di numerose testimonianze, che la Russia intende avvalersi dell’operazione umanitaria per infiltrare nel Donbas arme e truppe a rinforzo dei miliziani pro-russi.

A conferma dei sospetti è anche la posizione della Croce Rossa che, nonostante le dichiarazioni del Presidente russo, Vladimir Putin, in merito alla volontà di coinvolgere l’ente internazionale, ha dichiarato di non avere ricevuto da Mosca alcuna indicazione in merito al contenuto del carico diretto dalla Russia all’Ucraina.

Nello specifico, il Portavoce del Comitato Internazionale della Croce Rossa, Andre Loersch, ha invitato la Russia ad accettare presso il confine con l’Ucraina il trasbordo del contenuto su mezzi ucraini noleggiati dall’organizzazione internazionale, che, così, avrebbero potuto raggiungere il Donbas sotto l’egida di un ente impegnato a mantenere la neutralità.

Pronta è stata la risposta del Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, che ha negato la possibilità di trasbordo dai mezzi russi a quelli ucraini del carico del cosiddetto ‘aiuto umanitario’ di Putin.

Secondo quanto accaduto nella storia, come in Ungheria nel 1954, in Cecoslovacchia nel 1968, e in Georgia nel 2008, la Russia è solita inviare ‘aiuti fraterni’, composti da mezzi armati e truppe d’assalto, per occupare quei Paesi sovrani ed indipendenti che osano affrancarsi dall’influenza di Mosca.

Lo scorso venerdì, 8 Agosto, come dichiarato sempre dal Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, l’esercito dell’Ucraina ha fermato un simile convoglio di ‘aiuti umanitari’ proveniente dalla Russia che, in realtà, conteneva armamenti e reparti dell’esercito russo intenzionati ad entrare nel Donbas.

Per questa ragione, anche l’Ucraina ha avuto il legittimo pensiero che l”aiuto umanitario’ di Putin potesse essere motivato dalla medesima intenzione di quelli che hanno portato nel 2008 all’occupazione delle regioni di Abkhazia ed Ossezia del Sud.

Renzi con Obama accanto a Kyiv

A sostegno dell’Ucraina si sono schierati il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, e il Premier italiano, Matteo Renzi, che, come riportato da una nota della Casa Bianca, hanno apprezzato gli sforzi di Kyiv per ottenere aiuti umanitari, ed ha messo in guardia la Russia dal prendere iniziative unilaterali che, senza il consenso del Governo ucraino, sono da ritenere illegali.

In aggiunta, il Premier Renzi, come riporta una nota di Palazzo Chigi, durante una conversazione telefonica con il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha ribadito il pieno sostegno dell’Italia all’integrità territoriale ucraina.

La posizione di Renzi, saggia e coraggiosa, porta l’Italia all’interno dell’alveo dell’Occidente dopo anni di politica marcatamente filorussa sotto i Governi dei Premier Berlusconi e Monti.

Con il sostegno all’integrità territoriale ucraina, Renzi ha attinto a piene mani all’insegnamento morale della Resistenza, che chiama gli italiani a porsi a difesa della pace, della democrazia, della libertà, del progresso e dell’Europa.

Dinnanzi all’aggressione di un Paese dalla rinata velleità militarista di stampo imperialista come la Russia, l’Italia ben fa dunque a schierarsi accanto all’Ucraina, che è un Paese europeo per storia, cultura, società, lingua, religione e tradizioni.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’Ucraina teme l'”aiuto umanitario” di Putin

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 12, 2014

Il Presidente russo, durante una conversazione telefonica con il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ventila l’ipotesi di una missione di soccorso di Mosca nel Donbas. Il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, invita Obama a riconoscere a Kyiv lo status di alleato degli Stati Uniti d’America

In epoca sovietica, l”aiuto fraterno’ consisteva nell’invio da parte dell’Unione Sovietica di carri armati e mezzi militari presso quegli Stati satelliti di Mosca che, come l’Ungheria nel 1956 e la Cecoslovacchia nel 1968, intendevano affrancarsi, seppur solo parzialmente, dall’orbita dell’URSS. Oggi, gli ucraini temono un simile ‘aiuto fraterno’ mascherato da aiuto umanitario da parte del Presidente della Russia, Vladimir Putin, teso a inserire in Ucraina truppe dell’esercito russo.

A motivare il timore degli ucraini è stata la dichiarazione del Presidente Putin che, lunedì, 11 Agosto, durante una telefonata con il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha dichiarato l’intenzione di inviare in Ucraina un aiuto umanitario russo.

Come riportato dalla Ukrayinska Pravda, Putin avrebbe lamentato la situazione di emergenza umanitaria nell’est dell’Ucraina, colpito dalle operazioni militari tra l’esercito ucraino e i miliziani pro-russi.

La notizia ha subito gettato in allarme l’Ucraina, dal momento in cui, venerdì, 8 Agosto, l’esercito ucraino schierato alla frontiera orientale del Paese ha fermato un convoglio mascherato da missione umanitaria carico di militari russi diretti nel Donbas.

Pronta alle dichiarazioni di Putin è stata la reazione del Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che ha subito informato dell’accaduto il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, nonostante la Croce Rossa, come riportato dall’agenzia Ukrinform, abbia dichiarato di non prestare il fianco al transito illegale di armi e di soldati dalla Russia all’Ucraina.

Durante la conversazione con Obama, il Presidente Poroshenko ha anche chiesto al Congresso statunitense di approvare al più presto l’Atto che riconosce ad Ucraina, Georgia e Moldova lo status di Paesi alleati USA.

Questo documento, che deve essere ancora approvato in lettura definitiva, paragona l’Ucraina agli altri Paesi della NATO, verso cui gli USA hanno obbligo di ausilio militare difensivo in caso di aggressione da parte di eserciti di Stati non appartenenti all’Alleanza Atlantica.

Anche UE e NATO stanno con Kyiv

A sostegno di Poroshenko si è subito schierato Barroso, che durante la conversazione con Putin ha messo in guardia il Presidente russo dall’attuare azioni di guerra in maniera unilaterale.

A preoccupare Ucraina ed Europa sono sopratutto le continue esercitazioni militari che l’esercito russo sta attuando a ridosso dei confini ucraini.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, ai confini con l’Ucraina sarebbero presenti circa 40 Mila soldati russi pronti all’invasione delle regioni orientali ucraine.

A parlare di alta probabilità di un attacco russo all’Ucraina è stato, di recente, anche il Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Jurij Lucenko e la repressione politica: quattro svenimenti in quattordici ore di processo

Posted in Uncategorized by matteocazzulani on January 22, 2012

Nel giorno della commemorazione del sacrificio di Jan Palach, l’ex-Ministro degli Interni e tenuto sotto torchio dal giudice Vovk per un’intera giornata, nonostante le precarie condizioni di salute. Le similitudini col procedimento a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, ed i ricorsi storici della lotta all’autoritarismo.

Processato allo sfinimento durante l’anniversario del sacrificio di Jan Palach: a volte la storia sa essere sarcastica, sopratutto in Paesi che hanno perduto la democrazia. Nella giornata di giovedì, 19 Gennaio, l’ex-Ministro degli Interni ucraino, Jurij Lucenko, e stato costretto a presenziare alla seduta del processo in cui e imputato per ben 14 ore. 

Un record per il procedimento giudiziario in cui l’esponente dell’Opposizione Democratica e accusato di gestione fraudolenta del bilancio statale, raccomandazione e favoreggiamento. Infrazioni della legge che Lucenko avrebbe compiuto nel periodo in cui, durante i governi arancioni di Julija Tymoshenko, ha diretto uno dei dicasteri più delicati. 

Quelli ipotizzati per Lucenko sono reati diffusi in un Paese, come l’Ucraina, in cui la corruzione e diffusa ad ogni livello della sfera pubblica e privata. Tuttavia, all’esponente dell’Opposizione Democratica sono costati la detenzione in isolamento, per via cautelativa, dal 26 Dicembre 2010. 

Da allora, il processo si e svolto a rilento, ma nelle ultime settimane le sedute si sono susseguite a cadenza giornaliera: spesso, senza nemmeno la pausa per il pranzo. 

Il picco, il 19 Gennaio, quando il giudice Vovk ha aperto la seduta alle 9 del mattino per chiuderla alle 23 della sera. 14 ore durante le quali Lucenko – costretto ad assistere da dietro le sbarre – ha necessitato di soccorsi sanitari per ben quattro volte: affamato e debole, nel pieno dei lavori e addirittura svenuto.

“Lucenko e malato – ha dichiarato la moglie, Iryna – i medici gli hanno prescritto una rigida dieta, con pasti non meno di sei volte al giorno. Ma non e possibile rispettare tale regolarità se si deve presenziare a sedute giornaliere”.

Secondo l’Opposizione Democratica, Vovk avrebbe ottenuto l’ordine dall’Amministrazione del Presidente, Viktor Janukovych, di velocizzare la formulazione della condanna per l’ex-Ministro degli Interni, malgrado la quasi totalità dei testimoni lo abbia scagionato, e riconosciuto l’innocenza da ogni accusa.

Quello di Lucenko e un quadro del tutto simile a quello riservato alla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro, condannata a sette anni di isolamento in una colonia penitenziaria di periferia per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. 

La condanna e maturata al termine di un processo condotto in maniera sommaria: con la Tymoshenko – principale avversaria di Janukovych – detenuta preventivamente, la maggioranza dei testimoni schierata a suo favore, la difesa sistematicamente privata dei suoi diritti, e prove irregolari: addirittura datate il 31 Aprile.

La storia insegna

A rendere amaro l’episodio di Lucenko e la concomitanza con il giorno in cui il Mondo intero ricorda il sacrifico di Jan Palach. Il 19 Gennaio 1968 questo giovane studente cecoslovacco si e dato fuoco contro “l’aiuto fraterno” dei carri armati sovietici: intervenuti a Praga per reprimere nel sangue il tentativo di costruzione del “socialismo dal volto umano” da parte della Cecoslovacchia di Dubcek.

Diverse sono le epoche e le situazioni storico-politiche, ma medesimo rimane l’autoritarismo ed il grado di repressione a cui, con soluzioni e modalità ardue da comparare, Lucenko e Palach hanno voluto reagire: l’ucraino con il coraggio e la determinazione, il ceco con la propria vita. 

Ovviamente, il gesto estremo dello studente suicida in Piazza Venceslao e da evitare sul Majdan Nezalezhnosti. Del resto, sono passati solo sette anni da quando Lucenko e la Tymoshenko, con l’arma della pacifica sommossa colorata – passata alla storia come Rivoluzione Arancione – hanno battuto l’autoritarismo post-sovietico del tandem Kuchma-Janukovych, e sono riusciti a regalare all’Ucraina una parentesi di libertà, giustizia,  Europa, e democrazia.

Matteo Cazzulani
lademocraziaarancione@gmail.com

Jurij Lucenko ( Rivne, 14 Dicembre 1965) ingegnere e politico ucraino,

Dal 1994 al 1996 lavora presso l’amministrazione della Oblast’ di Rivne nella Commissione Riforme Economiche, Trasporti, Collegamenti, e Industria.

Dal 1996 al 2006 milita nel Partito Socialista di Ucraina, e Segretario del Consiglio Politico e Capo della giovanile.

Nel 1998 e Vice-Ministro della Scienza e Tecnologia, poi collaboratore del Primo Ministro, Volodymyr Pustovojtenko.

Dal 1999 al 2002 e aiutante del Segretario del Partito Socialista di Ucraina, Olekdandr Moroz

Dal 2000 al 2001 e Capo della protesta “Ucraina Senza Kuchma”, originata in seguito all’assassinio del giornalista di opposizione Gija Gongadze per contestare l’involuzione autoritaria impressa dall’Amministrazione presidenziale di Leonid Kuchma.

Dal 2004 al 2005 e uno dei protagonisti, assieme a Julija Tymoshenko e Viktor Jushchenko – candidati rispettivamente al premierato ed alla presidenza della coalizione democratica “Syla Narodu” – della Rivoluzione Arancione: manifestazione pacifica di migliaia di ucraini scesi in piazza per più di un mese contro i brogli elettorali perpretrati dall’Amministrazione Kuchma in favore del candidato dell’establishment, Viktor Janukovych.

Dal 4 Febbraio 2005 al Primo di Dicembre 2006 e Ministro degli Interni nei governi Tymoshenko primo e Jekhanurov.

Nel luglio 2006 rompe con Moroz per la decisione di allearsi con il Partija Rehioniv di Janukovych e coi comunisti in una coalizione di governo. Fonda il proprio soggetto politico “Avanti Ucraina”, ma il Presidente, Viktor Jushchenko, lo convince a mantenere la guida degli Interni anche durante il secondo governo Janukovych.

Il Primo di Dicembre del 2006 e sfiduciato dalla Maggioranza per incongruenza politica. Lucenko trasforma “Avanti Ucraina” nel Partito “Narodna Samooborona”, alleato con la forza politica di Jushchenko “Nasha Ukrajina”.

Nelle elezioni Parlamentari anticipate del settembre 2007 guida la lista Nasha Ukrajina-Narodna Samooborona. Il 19 Dicembre e Miniztro degli Interni nel secondo governo Tymoshenko.

Lucenko si allontana sempre più dal Presidente Jushchenko per avvicinarsi al Primo Ministro, Julija Tymoshenko, sostenendone il suo terzo governo di minoranza.

 Il 28 Gennaio 2010 e sfiduciato dalla Rada, ma resta in carica in quanto nominato Primo Vice-Ministro del suo stesso dicastero.

Nel Febbraio 2010 il Presidente, Viktor Janukovych, instaura il governo Azarov a lui fedele. Lucenko e indagato per gestione fraudolenta del bilancio statale, corruzione e favoreggiamento durante il suo mandato ministeriale.

Il 26 Dicembre 2010 e arrestato dalle squadre speciali di polizia e rinchiuso in isolamento nel carcere Luk’janivs’kyj di Kyiv.

Il seguente articolo e di proprietà de La Voce Arancione – https://matteocazzulani.wordpress.com – La sua pubblicazione e consentita previa citazione di autore e/o fonte e mancato stravolgimento del suo senso. 

L'ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

JAN PALACH: IL GRANDE FRATELLO VINCE ANCORA SUL CORAGGIOSO DISSIDENTE ANTI-SOVIETICO

Posted in Editoriale by matteocazzulani on January 19, 2011

42 anni fa il suicidio del giovane ceco, in segno di protesta contro l’imperialismo URSS. Simili casi in tutto il Mondo ex-sovietico ancora ignorati. La Voce Arancione non dimentica

Jan Palach

Ogni anno, la medesima storia. Il 19 Gennaio 1969, a Praga, il giovane studente ceco Jan Palach si è dato fuoco nella centralissima Piazza Venceslao.

Un’agonia di tre giorni ha portato alla morte questo eroe del dissenso al totalitarismo sovietico. Che, con la propria vita, ha voluto indicare l’importanza dei diritti umani e della libertà. Valori irrinunciabili. Che i carri armati russi, entrati nella capitale dell’allora Cecoslovacchia, hanno calpestato troppo a lungo nella storia.

Il sacrificio del laureando in storia economica non è stato vano. Seppur represso nel sangue, il tentativo di costruire il socialismo dal volto umano a Praga fu la più rumorosa di una serie di dimostrazioni non violente contro il dominio di Mosca.

Fino alla Rivoluzione di Velluto, nel 1989. Con cui i cechi, e, con essi, gli altri popoli dell’Europa Centrale, si sono liberati dal peggiore dei totalitarismi del XX secolo.

La Voce Arancione intende ricordare non solo questa coraggiosa figura. Ma anche chi, prima e dopo di lui, ha perso la vita, nei Gulag o in una delle varie purghe staliniane o Holodomor. “Giustiziato” da un’ideologia ottocentesca, ancor oggi incensata da molti.

Lo Jan Palach ucraino

Tra le altre vittime, l’ucraino Vasyl’ Makukh. Il quale, il 5 novembre 1968, ha emulato il gesto di Jan Palach, per protestare contro la russificazione forzata dell’Ucraina. Una tragedia quanto mai attuale. Soprattutto, dinnanzi a quanto avviene oggi sulle rive del Dnipro. E, più in generale, nel Mondo ex-Sovietico.

Il rinato imperialismo del Cremlino, questa volta sotto forma di gas e gasdotti, e, nello specifico, il sacrificio di Jan Palach, anche quest anno in Italia è passato sotto silenzio.

Pochissimo è trapelato dai media del Belpaese, impegnati in commenti alla vita sessuale del Premier, analisi dell’ultima puntata di Amici di Maria de Filippi, ed ultime dall’Olimpico, in vista del derby di Roma.

Silenzio anche dalle autorità. Soprattutto da un Capo di Stato, che, ancora, non ha condannato in maniera convincente nemmeno il simile “aiuto fraterno” sovietico che, nel ’56, ha mietuto vittime e sangue in Ungheria. Oggi, orgogliosamente, a capo della Presidenza di turno dell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani