LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Politica USA: Obama aumenta la spesa per la difesa

Posted in USA by matteocazzulani on February 3, 2015

Il Presidente statunitense incrementa a 534 Miliardi di Dollari le uscite per garantire la sicurezza. Posizionamento dell’esercito degli Stati Uniti in Asia/Pacifico, guerra all’ISIL e rafforzamento della presenza NATO in Europa le priorità della politica di Difesa

Philadelphia – Tante minacce, molti Dollari per garantire la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America e dei suoi alleati. Nella giornata di lunedì, 2 Febbraio, il Presidente statunitense, Barack Obama, ha reso noto l’intenzione di incrementare il bilancio federale per la difesa fino a 534 miliardi di Dollari, una cifra che eccede il tetto massimo di 499 Miliardi pre-fissato per il nuovo anno fiscale.

Come riportato dalla Reuters, l’Amministrazione Obama ha argomentato la sua decisione con la necessità di garantire il buon funzionamento dell’esercito degli Stati Uniti in un periodo di minacce globali e mutamenti geopolitici.

Gran parte del bilancio per la difesa, infatti, sarà stanziata per il riposizionamento dell’esercito degli Stati Uniti d’America nell’Asia/Pacifico, una regione centrale negli equilibri economici e geopolitici globali, in cui gli Stati Uniti si stanno impegnando per contrastare l’ascesa della Cina.

Ad esempio, una consistente quota di danaro sarà destinata all’acquisto di sottomarini di categoria P-8, apparecchi di nuova generazione capaci di contrastare obiettivi ubicati a molti chilometri di distanza.

Altri 5,3 Miliardi di Dollari saranno erogati per le operazioni militari contro lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante -ISIL- di cui 1,3 Miliardi saranno erogati per appoggiare l’opposizione siriana.

Per rassicurare gli alleati NATO dell’Europa Centro-Orientale, Obama ha poi deciso di stanziare 789 Milioni di Dollari per garantire la presenza militare di reparti militari dell’Alleanza Atlantica in Paesi dell’Unione Europea la cui sicurezza nazionale è messa a serio repentaglio dall’aggressività militare della Russia.

La proposta di bilancio di Obama, un democratico liberale che ha sempre anteposto la diplomazia all’uso delle armi, caratterizza un aumento della spesa pubblica che potrebbe incontrare il sostegno della maggioranza repubblicana al Congresso.

Tradizionalmente, i repubblicani si sono sempre dichiarati contrari ad ogni aumento di bilancio proposto dall’Amministrazione Obama, in particolare per quanto riguarda educazione e sanità, ma non hanno assunto una posizione pregiudizialmente contraria ad un incremento dei fondi destinati all’esercito.

Si ravvivano le primarie repubblicane dopo l’uscita di Romney

Una risposta alla proposta di bilancio di Obama potrebbe arrivare presto dai candidati alle Primarie repubblicane, una corsa che si è semplificata dopo la decisione dell’ex-Governatore del Massachusetts, Mitt Romney, di non prendere parte alla consultazione.

Come riportato dall’autorevole Politico, Romney, con un messaggio telefonico durante una conferenza di suoi sostenitori, nella giornata di venerdì, 30 Gennaio, ha dichiarato la sua rinuncia nonostante le rilevazioni lo diano al medesimo livello di Hillary Clinton, l’ex-Segretario di Stato che, con tutta probabilità, sarà il candidato dei democratici alle prossime Elezioni Presidenziali.

La rinuncia alla corsa alle Elezioni Presidenziali di Romney, che è già stato candidato del Partito Repubblicano nelle Elezioni Presidenziali del 2012, vinte da Obama, lascia campo libero all’ex-Governatore della Florida, il moderato Jeb Bush, e al Governatore del New Jersey, il centrista Chris Christie.

Altri candidati che, dopo la rinuncia di Romney, potrebbero convincersi alla discesa in campo nelle primarie repubblicane sono l’ex-Governatore dell’Arkansas Mike Huckabee, il Senatore della Florida, Marco Rubio, e il Governatore del Kentucky, Scott Walker.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

2015/02/img_0306.png

Advertisements

COME L’EUROPA DOVREBBE VEDERE LE PRIMARIE REPUBBLICANE E LA CORSA ALLA PRESIDENZA USA.

Posted in USA by matteocazzulani on January 8, 2012

La vittoria nelle primarie repubblicane di Mitt Romney risponde all’interesse politico dell’Unione Europea, sempre meno in grado di assumere una posizione comune e sempre più in balia delle ambizioni imperiali della Russia

Il candidato alle primarie repubblicate, Mitt Romney

“Un crollo degli USA è possibile anche se ancora evitabile, e tale prospettiva avrebbe conseguenze catastrofiche per l’Occidente a livello geopolitico”. Questa affermazione non è stata pronunciata da un corrispondente italiano a Leopoli nel piccolo del suo studio, bensì dall’insigne Zbigniew Brzezinski in un articolo pubblicato sull’autorevole Foreign Affairs.

In Esso, il consigliere dell’ex-Presidente americano Jimmy Carter, e rispettato analista di politica internazionale, non esclude la caduta degli Stati Uniti come superpotenza mondiale: un evento traumatico per diversi Stati del Mondo, destinati a pagare un alto prezzo in termini di indipendenza ed autonomia.

Tra essi, per citarne alcuni, la Corea del Nord, Taiwan, ed Israele: senza USA forti, questi Paesi sarebbero esposti ad attacchi provenienti rispettivamente da Corea del Nord, Cina ed Iran, da cui non è escluso il ricorso ad armi nucleari.

Niente sonni tranquilli nemmeno per l’Europa, in cui Brzezinski ha illustrato come il venir meno del ruolo internazionale di Washington comporterà la caduta di Ucraina, Bielorussia e Georgia nelle mani della Russia. Parafrasando il consigliere di Carter, Mosca è dipinta come una potenza dalle rinate velleità imperiali a cui l’Europa non sarà in grado di reagire se alle spalle non potrà contare su un solido alleato americano.

Utilizzare le affermazioni di Brzezinski per criticare l’assenza di una comune politica estera europea che integri subito i Paesi dell’Europa Orientale – per l’appunto: Ucraina, Bielorussia, Georgia, e Moldova – per disinnescare la ricostituzione dell’impero eurasiatico sarebbe fiato sprecato.

Il lettore medio italiano – tradizionalmente affascinato dalla Russia, cresciuto su libri di testo scritti secondo la vulgata comunista, e più attento alla ripresa del campionato di calcio che alla minaccia orientale da cui il Vecchio Continente rischia di essere spazzato via – volterebbe pagina e relegherebbe questo articolo come “la solita predica domenicale di un giornalista amico della CIA”.

Siccome non si è legati ai Servizi Segreti americani, meglio riflettere sull’intuizione di Brzezinski in relazione alla politica interna americana, che, oggi, è caratterizzata dalle primarie repubblicane: evento elettorale che investirà il competitor dell’attuale Presidente, il democratico Barack Obama, nella corsa alla Casa Bianca del Novembre 2012.

Finora, nella kermesse interna al GOP – come è definito il Partito Repubblicano – poco si è parlato di politica estera da parte dei tre maggiori candidati: l’ex-governatore del Massachussetts, Mitt Romney, l’ex-senatore della Pennsylvania, Rick Santorum, ed il parlamentare Ron Paul. Costoro, tuttavia, hanno delineato una differenza di approccio alla questione internazionale con rare e stringate battute.

Alla concezione radicale di Ron Paul – esponente dell’ala libertaria dei repubblicani – di ritirare gli USA da ogni missione militare estera e ripiegare su una condotta politica attenta al solo piano interno ed economico, si è contrapposta la proposta di Romney. Seppur militante GOP “di centro”, il favorito alla corsa repubblicana ha sottolineato come il ruolo degli Stati Uniti debba ritornare ai livelli pre-Obama: Washington, garante della democrazia nel Mondo, impegnata in diversi fronti, tra cui l’Europa Orientale.

Una posizione difficile da non condividere, sopratutto se si è consapevoli di come l’Europa, oggi, non sia in grado di fare fronte comune. La colpa è solo della crisi dell’Euro, ma, da un lato, dell’asse Francia-Germania – per nulla intenzionata ad aprire il team decisionale ad Inghilterra ed Europa Centrale, e, sopratutto, pronta a sacrificare gli interessi comuni UE in cambio di rapporti bilaterali vantaggiosi con la Russia – e dall’altro, di un’opinione pubblica pregiudizialmente enfatuata dal nuovo corso della politica di Obama.

In realtà, il tanto sbandierato “cambiamento” dal Presidente democratico ha comportato conseguenze pesanti per il Vecchio Continente e, stando alle parole di Brzezinski, all’indebolimento degli USA nel Mondo: sopratutto in Europa.

Obama ha contrastato l’Europa

Appena insediatosi alla casa Bianca, Obama ha stracciato il contratto per l’installazione dello scudo spaziale americano in Europa Centrale già firmato da Polonia e Repubblica Ceca. Di conseguenza, i due Paesi alleati sono stati esposti alle minacce della Russia: già intervenuta militarmente in Georgia pochi mesi prima.

In seguito, il Presidente USA ha concepito un nuovo sistema di difesa antimissilistico con vettori mobili, privi di capacità offensiva, dislocati a rotazione in Polonia, Romania e, forse, Turchia. Seppur contestualizzato nell’ambito della NATO, e negoziato con la Russia, il nuovo progetto in risposta da Mosca ha ottenuto l’installazione di uno scudo spaziale russo: con postazione radar in Bielorussia, e missili, anche nucleari, nell’enclave di Kaliningrad, puntati dritto verso l’Europa.

A sostegno della sterilità della politica estera dell’Amministrazione Obama, e della lungimiranza delle teorie di Brzezinski – qualora alla Casa Bianca il candidato democratico dovesse permanere per un altro mandato – basti pensare anche alla recente deriva autoritaria dell’Ucraina di Janukovych.

L’ondata di repressione scatenata dal Presidente ucraino a danno di esponenti dell’Opposizione Democratica – in primis della Leader della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko – ha comportato il congelamento dell’integrazione di Kyiv nell’UE, e lo slittamento di questo Paese europeo verso l’Unione Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione dell’area post-sovietica è stato concepito direttamente dal futuro Presidente russo, Vladimir Putin, ad immagine e somiglianza dell’Unione Europea. Lo scopo, è la ripresa da parte dell’orso russo dello status di potenza internazionale dei tempi dell’URSS, e dare una zampata al Vecchio Continente in un Mondo globalizzato, sempre più dominato da tigri asiatiche e puma brasiliani, dove il cowboy americano gioca un ruolo sempre più minoritario.

Se davvero si ama l’occidente ed i suoi valori di democrazia e libertà, si sostiene l’Unione Europea e la sua Indipendenza, e si crede che i diritti umani e civili siano di fondamentale importanza anche nel Mondo di domani, non si può che accogliere con preoccupazione l’allarme di Brzezinski, e guardare alle elezioni presidenziali americane con la speranza che al posto dell’alfiere del cambiamento a sedere nella Casa Bianca sia l’ex-Governatore del Massachusetts.

Matteo Cazzulani