LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: ENI E GAZPROM AI FERRI CORTI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 17, 2012

Il colosso energetico italiano chiede al monopolista russo l’eliminazione della clausola take or pay che costringe il Cane a Sei Zampe all’acquisto di una quantità di oro blu superiore al fabbisogno del Paese. Proteste nei confronti di Mosca anche da parte della compagnia nazionale polacca PGNiG

I loghi del monopolista russo, Gazprom, e del colosso energetico italiano, ENI

No a condizioni ingiuste che costringono il cane a sei zampe a clausole contrattuali onerose. Durante l’ultimo suo intervento in Senato, l’Amministratore Delegato del colosso energetico italiano, ENI, Paolo Scaroni, ha dichiarato la volontà di non prolungare il contratto con il monopolista russo, Gazprom, se la clausola take or pay non sarà eliminata.

Nello specifico, Scaroni ha illustrato come alla scadenza del contratto ad oggi in vigore, ENI non provvederà ad alcun rinnovo se Gazprom non concederà una revisione della logica con cui i nuovi accordi saranno sottoscritti.

Come riportato da Vedomosti, il colosso energetico italiano ha in previsione una diminuzione delle importazioni dal monopolista russo, ed ha chiesto il livellamento delle tariffe agli standard di mercato.

Nel 2011, ENI ha registrato spese per il gas pari a 600 Milioni di euro, e nel biennio 2009-2011 le uscite a beneficio di Gazprom stanziate per onorare la clausola take or pay hanno toccato quota di 1,5 miliardi di euro.

Di per se, la take or pay è una logica precauzione per quei Paesi, come la Russia, che puntano sulle esportazioni di gas rafforzarsi sul piano economico. La contestata clausola impone infatti ai Paesi contraenti l’acquisto di un tetto minimo di oro blu, a prescindere dal suo effettivo utilizzo.

La take or pay può tuttavia rappresentare un mezzo di pressione operato dall’ente esportatore nei confronti dell’acquirente.

Nel marzo del 2012, ENI ha rinnovato il contratto con Gazprom ottenendo uno sconto retroattivo dal 2011 pari a 600 milioni di euro che, tuttavia, il colosso energetico italiano ha dovuto restituire al monopolista russo per onorare la clausola take or pay.

Scontentezza per la clausola contrattuale che gonfia le spese per il gas è stata anche dimostrata dal colosso polacco PGNiG, che all’anno importa dalla Russia 10 miliardi di metri di gas proprio secondo la take or pay.

A peggiorare la posizione polacca rispetto a quella italiana sono però due fattori. Il primo è l’isolamento energetico operato dalla Russia nei confronti della Polonia tramite la costruzione del Nordstream.

Questo gasdotto sottomarino è stato costruito sul fondale del Mar Baltico dalle coste russe alla Germania per isolare i Paesi dell’Europa Centrale osteggiati politicamente dal Cremlino e, così, permettere a Mosca di imporre prezzi alti per le forniture energetiche a Varsavia.

L’ENI invece può contare nelle trattative con Gazprom sulla compartecipazione congiunta nel Southstream: altro gasdotto progettato dalla Russia per scopi politici per impedire alla Commissione Europea di diversificare le forniture di gas per il Vecchio Continente trasportando direttamente in Europa gas azero.

Il Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream – è progettato dalle coste russe del Mar Nero al porto bulgaro di Varna, da dove una diramazione è preventivata verso Grecia e Italia, mentre un’altra è pianificata per risalire la penisola attraverso Macedonia, Montenegro, Serbia, Croazia, Slovenia e Italia.

Nel progetto, Gazprom – che è posseduta a maggioranza dal Cremlino – detiene il 51% delle azioni, mentre ENI è socio con un 20% che, sempre secondo Vedomosti, potrebbe essere utilizzato dal colosso italiano come arma di pressione per l’ottenimento delle modifiche contrattuali dal monopolista russo.

ENI rafforza la cooperazione con un altra compagnia russa

Nonostante i dissidi con Gazprom, forse più apparenti che reali, ENI continua a rafforzare la sua presenza in Russia.

Nella giornata di martedì, 16 Ottobre, il colosso energetico italiano ha avviato la creazione di tre joint venture con la compagnia russa Rosneft.

Come riportato dal portale di informazione wnp.pl, le tre compagnie compartecipate hanno il compito di verificare la presenza di giacimenti di gas e greggio nel Mar Nero e in quello di Barents.

Inoltre, le joint venture dovranno effettuare le rilevazioni sismologiche per la realizzazione di infrastrutture anche laddove è progettata la prima tratta del gasdotto Southstream.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: L’UCRAINA VERSO UN NUOVO INTERMEDIARIO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 2, 2011

Uzbeki e Kazaki in prima fila per rifornire Kyiv di gas russo. Il precedente di RosUkrEnergo come contratto da evitare

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Un passo obbligato per correggere quelli precedenti. Così il Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, ha evidenziato la scelta di Kyiv di considerare l’acquisto di gas da fornitori terzi rispetto al suo estrattore, il monopolista russo, Gazprom.

Tra i maggiori concorrenti, i nomi delle compagnie uzbeka UzbekGazEnergo e kazaka KazMunajGaz. Dunque, un ritorno di soggetti terzi nel mercato dell’oro blu ucraino che pare essere molto probabile, dopo una parentesi di tre anni.

Sabato, 30 Aprile, il politico ha sottolineato la necessità per il governo ucraino di individuare le migliori tariffe per l’acquisto di oro blu. Il cui prezzo è rimasto sempre caro, quando non aumentato. Lo scorso agosto, la bolletta per la popolazione è aumentata del 50%, nonostante l’Ucraina avesse ottenuto la promessa di uno sconto del 30% dalla Russia, in cambio del prolungamento della permanenza della Flotta Russa nel Mar Nero fino al 2042.

Meglio noti come Accordi di Kharkiv, sono stati voluti, il 22 Aprile 2010, dal presidente ucraino, Viktor Janukovych, per rinegoziare il contratto precedente, stretto nel Gennaio 2009 dall’allora Primo Ministro di Kyiv, Julija Tymoshenko, e dal suo omologo russo, Vladimir Putin. Allora, l’attuale Leader dell’Opposizione Democratica ha accettato un tariffario di mercato, pur di eliminare l’onerosa clausola Prendi o Paga – che ha obbligato Kyiv ad acquistare un tetto minimo di oro blu, a prescindere dal suo effettivo utilizzo – e garantire al suo popolo un inverno finalmente al caldo.

L’intermediario elvetico

Nell’inverno 2008, per abbattere costi supplementari, i due hanno escluso dalle trattative tra Gazprom e Naftohaz la RosUkrEnergo. Intermediario elvetico, ma di proprietà dell’oligarca Dmytro Firtash – uno dei principali sponsor di Janukovych – incaricato della compravendita dell’oro blu russo sulle Rive del Dnipro dall’ex-Presidente, Viktor Jushchenko.

Concepita per abbattere le spese, la RosUkrEnergo invece ha provocato un sensibile incremento dei prezzi.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: ANCORA POLEMICHE SUGLI ACCORDI DI KHARKIV

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 23, 2011

Ad un anno dagli accordi con la Federazione Russa, e la battaglia delle uova e dei fumogeni alla Rada, diverse le proteste. L’Opposizione Democratica ne richiede la revoca in Parlamento. ONG, in Tribunale. La maggioranza li difende. Gli esperti ne criticano l’effettiva convenienza

La sessione della Rada per l'approvazione degli accordi di Kharkiv

Un anno fa a volare sono stati uova e fumogeni alla Rada. Oggi, carte bollate in Tribunale, e dichiarazioni sui media. Il 22 Aprile 2010 il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha siglato con il suo collega russo, Dmitrij Medvedev, gli Accordi di Kharkiv.

Un patto bilaterale con cui, per ottenere uno sconto sul gas, di circa il 30%, Kyiv ha concesso il prolungamento della permanenza della Flotta Russa del Mar Nero in Crimea. Fino al 2042.

Una decisione controversa, approvata in Parlamento in una seduta surreale, con i Deputati dell’Opposizione Democratica armati di uova, fumogeni, striscione, e bandierone nazionale. Un anno dopo, gli Accordi stretti nella capitale dell’Ucraina sovietica fanno ancora discutere.

A denunciarli alla Magistratura ucraina, un attivista dell’ONG Opir, Andrij Levus, che ne ha preteso da Janukovych la cancellazione ed il riconoscimento della loro sterilità politica.

Maggiormente dimostrativa l’iniziativa del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna. Il principale gruppo dell’Opposizione Democratica ha registrato in Parlamento una mozione per richiedere la revoca di accordi che, anziché diminuire il costo del gas, ha svenduto gli interessi nazionali ucraini.

Come evidenziato dalla sua Leader, Julija Tymoshenko, per l’Ucraina la concessione del prolungamento dell’esercito russo a Sebastopoli, in territorio ucraino, ha significato la cessione di parte dell’indipendenza politica ed economica. Senza alcun vantaggio energetico.

Di diverso avviso il Primo Ministro, Mykola Azarov, che ha giustificato il documento con la necessità di porre una modifica ai precedenti patti stretti dalla stessa Julija Tymoshenko – al tempo a capo del Consiglio dei Ministri – con il suo collega russo Vladimir Putin.

Il 19 Gennaio 2009, l’anima della Rivoluzione Arancione ha accettato gas a prezzi di mercato. In cambio, riuscendo ad eliminare l’onerosa clausola Prendi o Paga – che ha obbligato Kyiv ad acquistare un cospicuo tetto di gas, a prescindere dal suo effettivo utilizzo. E, sopratutto, a garantire al suo popolo un inverno finalmente al caldo, dopo anni di incertezze e di Guerre del Gas con Mosca.

L’analisi degli esperti

Concorde con la sterilità degli Accordi di Kharkiv, l’esperto del Centro Razumkov, Valerij Chalij, che li ha evidenziati come una vittoria diplomatica della Federazione Russa. Una loro cancellazione non solo sarebbe dannosa per le relazioni bilaterali, ma comporterebbe l’immediata richiesta della Russia di un forte indennizzo.

D’altro canto, essi non sono riusciti a garantire il promesso sconto sulla bolletta del gas. Che, il Primo di Agosto del 2010, persino è stata incrementata del 50%.

Secondo le ultime rilevazioni Razumkov, favorevole agli accordi con la Federazione Russa si è espresso il 25% della nazione.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: DELL’ACCUSA A JULIJA TYMOSHENKO RESPONSABILI GLI 007

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 18, 2011

Chiarito chi ha avviato l’imputazione sulla Leader dell’Opposizione Democratica. La solidarietà dei Senatori USA

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

I Servizi Segreti ucraini dietro l’accusa alla Leader del’Opposizione Democratica. A confermarlo, Domenica, 17 Aprile, dagli schermi del canale Inter, è il Procuratore Generale, Viktor Pshonka. Colui che, sulla base di materiali ottenuti dagli agenti, ha aperto la nuova imputazione a carico di Julija Tymoshenko, per gli accordi sul gas del 2009.

Come riportato dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, per il Procuratore Generale si tratta di una questione di sicurezza nazionale ed economica. E, dunque, gli accordi, che hanno incrementato il costo del gas russo per l’Ucraina, da 179 Dollari per mille metri cubi a 450, va giudicata. In particolare, la Leader dell’Opposizione Democratica, allora Primo Ministro, è accusata di aver agito senza il permesso dei titolari dei dicasteri.

Un abuso d’ufficio, tuttavia smentito dagli stessi ex-Ministri. Gli accordi in questione sono stati stretti con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin, il 19 Gennaio 2009, in piena crisi economica, e sull’orlo dell’ennesima Guerra del Gas con Mosca. Pur di garantire un inverno al caldo al suo popolo, ed eliminare la clausola Prendi o Paga – per cui Kyiv ha pagato comunque un tetto di gas, a prescindere dal suo effettivo utilizzo – Julija Tymoshenko ha accettato di pagare il gas a prezzo di mercato, secondo il tariffario applicato ai Paesi dell’Unione Europea.

L’anima della Rivoluzione Arancione è accusata anche di uso improprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto alle uscite sociali, ed acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze. Imputazioni che le sono costate il Confino in Patria. E l’impossibilità di recarsi liberamente a Bruxelles per prendere parte al summit del Partito Popolare Europeo, di cui fa parte.

Il sostegno USA

Turbamento dinnanzi alla situazione, sempre Domenica, 17 Aprile, è stato comunicato dalla delegazione dei senatori statunitensi. I quali, sempre da quanto riportato dall’Ukrajins’ka Pravda, nel corso di un meeting con Julija Tymoshenko, si sono detti preoccupati per il regresso democratico nel Paese, e per i segnali non incoraggianti circa il clima di libertà economica a Kyiv, ottenute dai propri analisti.

Nel contempo, i politici USA hanno confermato l’Ucraina come partner irrinunciabile per Washington. E, in virtù di tale importanza, rinnovato l’intenzione di dialogare più strettamente non solo con le Autorità, ma anche e sopratutto con l’Opposizione Democratica.

“L’Ucraina ha perso il treno per l’Occidente – ha risposto la Leader dell’Opposizione Democratica – solo un anno fa [quando a governare il Paese sono stati gli arancioni, n.d.a.] Kyiv sedeva sul convoglio diretto verso l’Unione Europea ed il definitivo consolidamento della democrazia”.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: UE PER RAZIONALIZZAZIONE DEI COSTI DEI GASDOTTI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 19, 2011

Proposta di fusione tra Nabucco, ITGI, e TAP, mirati all’indipendenza energetica dalla Russia. Gazprom costretta a sconti ai soci europei.

Il percorso del Nabucco

Per l’altenativa al gas russo, è corsa a tre. Come riportato dall’autorevole Reuters, l’Unione Europea ha invitato alla razionalizzazione dei costi per l’indipendenza energetica da Mosca.

Nello specifico, i gasdotti del Corridoio Meridionale — concepiti dalla Commissione Barroso, per bypassare il territorio russo, e trasportare gas centroasiatico nel Vecchio Continente — sono stati esortati all’accordo per tagliare le spese.

Una soluzione, avanzata dalla stessa Unione Europea, potrebbe essere la fusione tra il Nabucco e l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia — ITGI — realizzabile in due fasi: costruzione dell’infrastruttura da Ankara a Roma. E, in secondo luogo, ampliamento fino all’Austria, come da progetto del gasdotto di verdiana denominazione.

Da Vienna — dove ha sede il consorzio Nabucco — solo conferme di trattative politiche, ma ancora nulla di concreto su quello commerciale.

A complicare la situazione, l’entrata in giuoco di un terzo soggetto, la Trans Andriatic Pipeline – TAP. Con il suo costo di soli 1,5 Miliardi di Euro, potrebbe approfittare della crisi economica del Vecchio Continente per risultare l’infrastruttura più conveniente, ed ottenere la precedenza sugli altri due gasdotti, nei finanzianenti di Bruxelles.

Gazprom concede sconti

Mentre l’Europa discute di tubi per alleggerire la dipendenza dalla Federazione Russa, sono le maggiori compagnie del Vecchio Continente a fare affari nell’immediato.

Come riportato dall’autorevole Dzerkalo Tyzhnja, la politica di difersificazione delle forniture di Barroso ha spinto il monopolista russo, Gazprom, ad abbassare prezzi, e smussare clausole contrattuali, pur di mantenere la partnership con i singoli atori energetici.

A guadagnarci più degli altri, la tedesca E.On, l’italiana ENI, e la turca BOTAS, a cui Mosca ha tagliato la clausola Prendi o Paga — che stabiliva un tetto minimo di oro blu da pagare, a prescindere dal suo effettivo utilizzo — del 15%.

Una concessione che non si prospetta essere terminata. Altri Paesi, come la Lituania, ancora non hanno giovato della revisione dei contratti, ed hanno richiesto tariffe di favore ai russi, al pari di quelle concesse agli altri soggetti europei.

Matteo Cazzulani