LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

“Caccia all’ucrainofono” e pressione militare: le bugie di Putin sull’Ucraina vengono a galla

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 20, 2014

Gli squadroni militari separatisti del Donbas dichiarano fuorilegge l’uso della lingua ucraina e l’attività dei principali Partiti democratici del Paese. L’Addetto Stampa del Presidente russo conferma la massiccia presenza di reparti dell’esercito russo a pochi chilometri da Donetsk

L’intolleranza e la forza militare sono le armi di cui il Presidente russo, Vladimir Putin, si sta avvalendo per incrementare la tensione politica in Europa Centro-Orientale. Nella giornata di sabato, 19 Aprile, il Capo degli squadroni separatisti della regione del Donbas -ubicata nell’Est dell’Ucraina- Vyacheslav Ponomarev, ha dichiarato aperta la caccia all’ucrainofono, e, dopo avere consolidato il controllo dei Palazzi Governativi occupati già da più di una settimana, ha messo al bando l’attività delle sedi locali dei Partiti di ispirazione democratica UDAR e Batkivshchyna.

Sia la messa al bando dei due Partiti principali impegnati nella campagna elettorale per le prossime elezioni presidenziali -UDAR supporta la corsa del magnate arancione Petro Poroshenko, dato per favorito, mentre Batkivshchyna è la forza partitica dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko- che l’istigazione alla violenza nei confronti di chi padroneggia pubblicamente la lingua ucraina sono atti preoccupanti che violano gli accordi presi di recente a Ginevra tra Stati Uniti d’America, Unione Europea e Russia per assicurare la de-escalation della situazione in Ucraina.

Inoltre, il manipolo di separatisti che ha occupato le sedi dell’Amministrazione Locale, e che ha preteso l’indizione di un referendum per sancire l’annessione del Donbas alla Federazione Russa, è, secondo fonti ben accreditate, composto da agenti militari russi infiltrati in territorio ucraino per destabilizzare la regione facendo leva sulla questione linguistica, similmente a quanto già fatto da Mosca in Crimea.

A testimoniare l’assenza di sostegno politico ai separatisti da parte della popolazione del Donbas -e dunque l’appartenenza all’esercito russo se non di tutti gli appartenenti agli squadroni separatisti almeno di una loro larga parte- è una rilevazione pubblicata, sempre sabato, 19 Aprile, dall’Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv.

Secondo lo studio, circa il 70% degli abitanti delle regioni russofone -ma non russofile- dell’Ucraina si oppone all’annessione dell’Est ucraino alla Federazione Russa, né ritiene che i cittadini ucraini di lingua russa siano mai stati discriminati dal Governo di Kyiv.

A dare manforte ai separatisti nel Donbas è anche la massiccia presenza dell’esercito russo ai confini orientali dell’Ucraina, proprio a pochi chilometri da Donetsk, che, come riportato dall’autorevole Deutsche Welle, è stato confermato dall’Addetto Stampa del Presidente Putin, Dmitry Peskov.

Nello specifico, Peskov ha sottolineato come reparti dell’esercito russo siano stati appositamente dislocati a sostegno delle divisioni già presenti ai confini con l’Ucraina in seguito alle azioni militari dei separatisti nel Donbas.

Le dichiarazioni del rappresentante del Presidente Putin confermano quanto già da tempo rivelato dalla NATO che, sulla base di foto satellitari, ha evidenziato la presenza di 40 Mila oggetti militari russi ai confini dell’Ucraina, pronti ad un’immediata azione militare nel territorio ucraino.

Inoltre, le ammissioni di Peskov seguono quelle fatte dallo stesso Putin giovedì, 17 Aprile, quando il Presidente russo ha dichiarato che l’annessione armata alla Russia della Crimea è stata preceduta dall’occupazione della penisola ucraina da parte di reparti dell’esercito del Cremlino.

Non solo l’Ucraina: a rischio è sopratutto l’Europa

L’assenza di sostegno popolare ai separatisti del Donbas, i dati della rilevazione dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv, e la presenza dell’esercito russo ai confini orientali dell’Ucraina sono sempre stati negati dalla propaganda russa che, potendo contare su un vasto sostegno nel Mondo, sopratutto da parte dei Paesi BRICS e da alcuni ambiti di estrema destra ed estrema sinistra in Europa Occidentale, ha propagandato menzogne per presentare gli ucraini come fascisti antisemiti che reprimono i propri concittadini russofoni.

A dare una lettura obiettiva, e preoccupante, dello scopo della propaganda russa è stato il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che, in un articolo sul Washington Post, ha sottolineato come la Russia sia intenzionata ad impedire in Ucraina l’attuazione delle riforme che il Governo provvisorio ha faticosamente avviato per adattare le strutture politiche ed economiche di Kyiv a quelle delle democrazie dell’Unione Europea.

Ancor più calzante è il parere espresso dal Direttore dell’autorevole Istituto Polacco di Affari Internazionali -PISM- Marcin Zaborowski, che ha sottolineato come a dovere temere le azioni militari di stampo imperialista attuate dalla Russia in Ucraina debbano anche essere Estonia, Lettonia e Lituania: Paesi UE dove vive una consistente minoranza russofona.

A confermare i timori del Direttore del PISM è la registrazione alla Duma russa di un Progetto di Legge che sancisce l’illegalità del dissolvimento dell’URSS: un fatto che, sul piano giuridico, autorizzerebbe Mosca a rivendicare il controllo Paesi baltici e, così, provocare lo smembramento del territorio dell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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ARRESTI E REPRESSIONI: LA NUOVA-VECCHIA RUSSIA DI PUTIN MOSTRA GIA’ IL SUO VERO VOLTO

Posted in Russia by matteocazzulani on March 6, 2012

Dopo solo un giorno dalla chiusura dei seggi la polizia russa arresta più di 500 manifestanti e giornalisti tra Mosca e Pietroburgo, scesi in piazza per protestare contro le irregolarità compiute durante le elezioni presidenziali di Domenica, 4 Marzo. Germania e Francia sembrano non accorgersi dell’accaduto e si congratulano con lo zar del gas per la terza rielezione

Una foto dei dissidenti arrestati di Aleksej Naval'nyj

Se il buongiorno si vede dal mattino, in Russia è prevista una folta tenebra, e in Europa un venticello tanto debole quanto la posizione che i suoi principali Leader hanno assunto nei confronti dei brogli elettorali e delle repressioni attuate a Mosca. Nella giornata di lunedì, 5 Marzo, la polizia russa ha arrestato più di 500 tra manifestanti: scesi in piazza per richiedere la ripetizione delle elezioni presidenziali del giorno precedente.

Secondo i dimostranti, le consultazioni elettorali si sono svolte in un clima di irregolarità diffusa e di falsificazioni attuate per consentire al Premier, Vladimir Putin, la rielezione sullo scranno presidenziale per la terza volta non consecutiva. Riunitisi in più di 20 Mila nella centrale piazza Pushkin’skaja, a Mosca, i dissidenti sono stati presto oggetto delle cariche delle forze dell’ordine, che hanno provveduto ad arrestare 150 manifestanti.

Tra essi, molti giornalisti, i Leader del movimento di opposizione progressista Altra Russia, Eduard Limonov, quello della democratica Solidarnist’, Ilja Jashin, e il blogger Aleksej Naval’nyj: noto per avere raccolto, e diffuso, le diverse testimonianze di brogli durante le procedure di voto.

Medesimo scenario si è registrato sul Kol’co – la circonvallazione di Mosca – dove l’opposizione ha organizzato una catena umana colorata di bianco – la tinta scelta per esprimere il dissenso a Putin – tuttavia, rotta dall’imponente presenza degli Omon. Infine, ancora più lontano dal Cremlino, a San Pietroburgo, in 1500 si sono riuniti presso la Piazza di Sant’Isacco in un’azione conclusa con l’arresto di 300 dissidenti.

Le opposizioni, guidate dal Segretario del Partito della Libertà Popolare PARNAS, Borys Nemcov, dal Leader del Partito Repubblicano Russo, Vladimir Ryzhkov, da quello del Fronte Civico Unito, Garri Kasparov, dal Capo del Fronte Radicale della Sinistra, Sergej Udal’cov, non riconoscono i dati delle elezioni presidenziali.

Secondo la Commissione Elettorale Centrale, Putin sarebbe ritornato al Cremlino con il 63,5% dei consensi, seguito dal comunista Gennadij Zjuganov con il 17,18%, dall’indipendente Mikhail Prorokhov – che è sceso in piazza con l’opposizione – con il 7,98%, dal nazionalista Vladimir Zhirinovskij con il 6,21% e dal socialdemocratico Sergej Mironov con il 3,86%.

In Russia il manganello, in Europa il fioretto

“Non abbandoneremo la piazza fino a quando Putin non se ne andrà dal Cremlino, e sarà riconvocata una nuova elezione del Capo dello Stato” ha dichiarato Udal’cov: più tardi anch’egli arrestato dalla polizia. “Chiediamo che la gente possa votare secondo le proprie idee, e non sull’onda del terrore” ha illustrato Mikahil Prorokhov, mentre il deputato del partito socialdemocratico Russia Giusta, Il’ja Ponomarev, ha invitato, invano, la polizia a lasciare libertà di manifestazione ai dimostranti.

Chi invece ha accettato i dati, nonostante le palesi violazioni della libertà di voto e di espressione, sono stati i Capi di Stato e di Governo di Germania e Francia. Pur riconoscendo la differente pratica con cui le elezioni sono state condotte, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, dopo avere evidenziato l’importanza delle relazioni tra Berlino e Mosca, ha illustrato come al neo-rieletto Presidente spetti il compito di modernizzare la Russia.

Stesso senso ha avuto il messaggio di congratulazioni per la vittoria inviato dal Presidente francese, Nicolas Sarkozy, che ha riconosciuto a Putin l’impegno per la democratizzazione e il progresso economico di uno Stato la cui partnership è fondamentale per Parigi e per l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani