LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Unione Energetica UE: Tusk rilancia sul rigassificatore di Swinoujscie

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 30, 2014

Il Premier polacco pronto al braccio di ferro con la compagnia italiana Saipem per la realizzazione in tempi brevi di un’infrastruttura necessaria per la sicurezza energetica e nazionale della Polonia. Dalla costruzione del terminale in Pomerania passa l’avvio di un progetto europeo concepito per diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea

Un’infrastruttura da realizzare per dotare l’Unione Europea di una politica energetica diversificata, sicura ed efficiente.

Nella giornata di martedì, 29 Luglio, la compagnia energetica polacca Polskie LNG ha confermato la realizzazione in tempi brevi del rigassificatore di Swinoujscie: un’infrastruttura progettata in Pomerania, nella Polonia Nord-Occidentale, per importare in Europa gas liquefatto proveniente da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

La posizione della Polskie LNG riprende le dichiarazioni enunciate, lo scorso 25 Luglio, dal Premier polacco, Donald Tusk, che ha rassicurato sulla realizzazione del rigassificatore: ritenuto un’infrastruttura fondamentale per la sicurezza energetica, e quindi nazionale, della Polonia.

Nello specifico, Tusk ha dichiarato di intendere superare l’impasse contrattuale provocato dalla compagnia italiana Saipem, che, come riportato da Polskie Radio, per completare il terminale di Swinoujscie ha richiesto al Governo polacco la revisione del contratto con un ritocco, al rialzo, delle tariffe.

La posizione della Saipem rischia di provocare alla Polonia un esborso ben maggiore della mera questione contrattuale: la compagnia energetica nazionale polacca PGNiG ha infatti già siglato un contratto con la compagnia del Qatar Qatargas per l’acquisto di LNG a partire dal 2015.

“Siamo pronti ad ascoltare le ragioni che hanno portato la compagnia italiana a richiedere nuovi negoziati -ha dichiarato Tusk- Tuttavia, non siamo intenzionati ad accettare alcun ricatto motivato dal bisogno che abbiamo di realizzare l’infrastruttura in tempi brevi”.

Il rigassificatore di Swinoujscie è un’infrastruttura pilota dell’Unione Energetica Eueopea: progetto, supportato da Tusk e dal Presidente francese, Francois Hollande, e prima ancora concepito dagli ex-Presidenti della Commissione Europea Jacques Delors e Romano Prodi, che intende perseguire la diversificazione delle forniture di gas dell’UE dalle importazioni da Russia ed Algeria.

Questo scopo, necessario per decrementare la dipendenza dell’Europa sopratutto da Mosca -che spesso si avvale del gas come mezzo di coercizione geopolitica nei confronti di Paesi europei sovrani e indipendenti, come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Ucraina e Georgia- è realizzabile tramite la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi membri UE e la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori.

Dalla Slovacchia il via libero definitivo per le esportazioni di gas in Ucraina

Un passo in direzione dell’Unione Energetica Europea è stato effettuato anche dalla Slovacchia, che, sempre martedì, 29 Luglio, ha dato l’avvio definitivo all’invio di gas russo in Ucraina attraverso l’utilizzo del gasdotto Vojany-Uzhhorod in senso invertito.

L’iniziativa, che aiuta l’Ucraina a decrementare la dipendenza dalle forniture di gas dirette dalla Russia, de facto mette in comunicazione i sistemi infrastrutturali di due Paesi che appartengono alla Comunità Energetica Europea.

Questo ente è una sorta di UE dell’energia che, oltre ai Paesi membri dell’Unione, comprende anche Georgia, Moldova, Serbia, Montenegro, Kosovo, Macedonia, Bosnia-Erzegovina e Albania.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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La Saipem mette a repentaglio la realizzazione dell’infrastruttura-pilota dell’Unione Energetica Europea in Polonia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 24, 2014

La compagnia energetica italiana chiede al Governo polacco più soldi per terminare la costruzione del rigassificatore di Swinoujscie, concepito per importare LNG da Norvegia, Qatar, Egitto e USA. L’infrastruttura posta in vetta all’agenda europea per la diversificazione delle forniture di energia e per il varo di una comune politica energetica dell’Unione Europea

Un’infrastruttura necessaria per la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa e per la realizzazione del mercato unico dell’energia dell’Unione Europea che, ora, rischiano di essere stoppati. Nella giornata di martedì, 23 Luglio, la compagnia energetica italiana ha minacciato l’interruzione della realizzazione del rigassificatore di Swinoujscie, in Polonia, se il Governo polacco non accetta un contratto supplementare, che prevede l’erogazione di un ulteriore pagamento.

La notizia, data da Polskie Radio, non è stata commentata dal Governo polacco, che sul rigassificatore di Swinoujscie ha puntato e già speso molto pur di diversificare le proprie forniture di gas dall’importazione di carburante dalla Russia, da cui la Polonia dipende per circa l’82% del proprio fabbisogno nazionale.

Oltre alla Polonia, ad avere scommesso sul rigassificatore di Swinoujscie è l’Unione Europea, che proprio nella realizzazione di un alto numero di rigassificatori, insieme alla realizzazione di nuovi gasdotti, e alla messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE, ha fissato i principi dell’Unione Energetica Europea.

Questo progetto, sostenuto dal Premier polacco, Donald Tusk, supportato dal Presidente francese, Francois Hollande, e prima ancora concepito dai Presidenti della Commissione Europea Jacques Delors e Romano Prodi, in seguito all’aggressione militare russa in Ucraina è stato posto in cima all’agenda dei lavori sia della Commissione Europea che del Parlamento Europeo.

Come dichiarato dal Presidente e dal Vicepresidente della Commissione Energia del Parlamento Europeo, rispettivamente il popolare polacco Jerzy Buzek e la democratica italiana Patrizia Toia, l’Unione Energetica Europea, e quindi il terminale di Swinoujscie, sono infatti provvedimenti necessari per cementare una comune politica energetica UE.

Un assist alla politica energetica imperialista della Russia

La decisione di Saipem di chiedere più soldi al Governo polacco per la realizzazione del rigassificatore di Swinoujscie mette a serio repentaglio la realizzazione di un’infrastruttura che l’Unione Europea ha indicato come strategica per la diversificazione delle forniture di gas dell’UE.

Nello specifico, il rigassificatore di Swinoujscie, che Saipem ha realizzato per il 90%, è concepito per importare gas liquefatto da Norvegia, Qatar, Egitto e Stati Uniti d’America. Inoltre, questo terminale sarà messo in contatto con il rigassificatore in via di realizzazione a Krk, in Croazia, mediante il Corridoio Nord-Sud.

Questo gasdotto è progettato per veicolare gas dalla Polonia alla Croazia tramite Repubblica Ceca, Slovacchia ed Ungheria, così da consentire a Paesi fortemente dipendenti dalle forniture di gas dalla Russia di diminuire la dipendenza da Mosca.

Inoltre, il rigassificatore di Swinoujscie sarà collegato con il terminale lituano di Klaipeda, per garantire anche alla Lituania, e di seguito anche a Lettonia ed Estonia, di avvalersi di una fonte di gas alternativa a quella del monopolista statale russo del gas Gazprom.

Gazprom, la longa manus del Cremlino nel campo energetico, soddisfando il 100% del fabbisogno degli Stati Baltici, si avvale dell’energia come mezzo di pressione geopolitica per inglobare nella sfera di influenza politica della Russia non solo di Vilna, Riga e Tallinn, ma anche di Paesi europei che non appartengono all’UE, come Ucraina, Georgia, Bielorussia e Moldova.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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POLONIA: IL GAS SHALE PER BATTERE LA CRISI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 16, 2012

Durante il suo secondo expose dopo la riconferma alla guida del Governo, il Premier polacco, Donald Tusk, ha individuato nell’oro blu non convenzionale una possibile soluzione per preservare l’economia di Varsavia dal trend al ribasso del resto dell’UE. Il colosso francese Total interessato all’operazione.

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Il gas non convenzionale come soluzione per battere una crisi senza precedenti. Nella giornata di venerdì, 12 Ottobre, il Primo Ministro polacco, Donald Tusk, ha dichiarato l’intenzione del Governo da lui guidato di investire 10 Miliardi di Euro nel settore del gas.

Come riportato dalla radio pubblica polacca Polskie Radio, Tusk ha sottolineato l’importanza ricoperta dal settore energetico per lo sviluppo e il sostentamento dell’economica polacca, ed ha dichiarato la volontà di sostenere i lavori per l’individuazione, e il successivo sfruttamento, di gas shale.

Noto anche come gas di scisto, lo shale è una tipologia di oro blu naturale intrappolato nelle rocce poco porose situate ad alta profondità che richiede tecniche di trivellazione più sofisticate rispetto a quelle tradizionali.

Secondo studi recenti, la Polonia conserverebbe nel suo sottosuolo la riserva più consistente di gas shale di tutta l’Europa. Se sfruttata, essa consentirebbe a Varsavia di soddisfare il fabbisogno interno dell’Unione Europea, e di imporsi su scala mondiale come Paese esportatore di energia.

“Lo shale rappresenta una priorità strategica per la sicurezza dei polacchi – ha dichiarato Tusk durante il secondo expose pronunciato dopo la riconferma alla guida del Governo del 2011 – per questo, il Parlamento deve trovare una posizione condivisa, e non lasciare che l’iniziativa sullo scisto sia mero appannaggio del Gabinetto dei Ministri”.

In Polonia, i lavori per l’individuazione di giacimenti di gas non convenzionale sono già stati avviati da tempo dalle compagnie statali PGNiG e Orlen. Esse hanno iniziato nel Voivodato di Lublino e in Pomerania le trivellazioni orizzontali – necessarie per verificare la presenza dello shale – mentre altri enti polacchi, come Tauron, Lotos e KGHM, hanno confermato il cofinanziamento delle ricerche fino al 2016.

Partecipazione ai lavori per lo studio della presenza di giacimenti shale in Polonia è stata confermata anche dalla francese Total.

In un’intervista alla Bloomberg, l’Amministratore Delegato dell’ente transalpino, Christophe De Margerie, ha evidenziato la volontà della Total di continuare le operazioni già avviate, nonostante gli scarsi risultati finora ottenuti nelle trivellazioni operate in territorio polacco su permesso del Governo nazionale.

“Il potenziale della Polonia è indubbio – ha dichiarato De Margerie – ma la sua vera entità resta un’incognita. Succede sempre quando si tratta di gas non convenzionale”.

Differente è la posizione assunta da colosso statunitense ExxonMobil, che, dopo alcune trivellazioni, condotte in partnership con la Total, ha abbandonato il progetto per via dei risultati poco incoraggianti finora ottenuti.

Anche all’ENI interessa il gas non convenzionale in Europa Centro-Orientale

La ricerca di giacimenti di shale in Europa è contrastata dalla Russia, che vede nella presenza di gas non convenzionale in Polonia una minaccia per il mantenimento dell’egemonia del monopolista del gas russo, Gazprom, nel campo delle forniture di oro blu al Vecchio Continente.

Tuttavia, concreto interesse per lo scisto è stato espresso da uno dei principali partner di Gazprom nel Mondo, il colosso italiano ENI. Nella giornata di giovedì, 4 ottobre, il Cane a Sei Zampe ha rilevato dalla compagnia ucraina Cardogan Petroleum alcune licenze per le trivellazioni nella Regione di Leopoli.

Come riportato dall’autorevole Natural Gas Europe, con l’acquisto delle quote di maggioranza nella joint venture Westgasinvest – compartecipata da ENI e dalle compagnie ucraine Cardogan Petroleum e Nadra Ukrainy – il colosso energetico italiano si è assicurato l’esclusiva sugli studi in un serbatoio dalle enormi potenzialità.

Secondo gli studi, il Bacino di Leopoli, situato nell’Ucraina Occidentale, rappresenta la continuazione di quello presente nel sottosuolo del Voivodato di Lublino, ubicato in Polonia Sud-Orientale.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: IL GRUPPO DI VYSEHRAD SOSTIENE IL NABUCCO WEST

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 19, 2012

Durante una visita ufficiale in Azerbajdzhan, il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, comunica il supporto di Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia al gasdotto dalla verdiana denominazione progettato dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dall’oro blu del monopolista russo, Gazprom. Continua la concorrenza tra progetti alternativi per garantire la diversificazione delle forniture

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

Diversificazione delle forniture di gas e rapporti privilegiati con i Paesi esportatori di oro blu del Centro Asia sono le priorità che l’Europa Centrale intende sostenere nel processo di costituzione di una politica energetica comune dell’Unione europea.

A sancire ufficialmente questa posizione è stato il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che, in quanto Presidente di turno del Gruppo di Vysehrad – quartetto composto da Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia per rafforzare la posizione dell’Europa Centrale nell’UE – si è recato in visita in Azerbajdzhan per un incontro ufficiale con il suo collega azero, Elmar Mammediarov.

Come riportato da Polskie Radio, Sikorski ha comunicato la volontà del Gruppo di Vysehrad di sostenere ogni sforzo per l’individuazione di fonti di approvvigionamento di gas per l’Europa alternative a quelle della Russia, che ad oggi mantiene il quasi monopolio sull’invio di oro blu ai Paesi del Vecchio Continente.

Per questa ragione, il quartetto dei Paesi dell’Europa Centrale ha deciso di schierarsi ufficialmente a favore della costruzione del Nabucco West: gasdotto progettato dalla Commissione Europea, compartecipato dalla compagnia energetica austriaca OMV, ungherese MOL, romena Transgaz, e tedesca RWE per trasportare nel Vecchio Continente gas dall’Azerbajdzhan senza più dipendente dal transito attraverso il territorio russo.

“La Polonia e gli altri Paesi del Gruppo di Vysehrad sono pronti ad acquistare gas con contratti permanenti in Azerbajdzhan – ha dichiarato Sikorski – credo che per Baku la situazione sia vantaggiosa, dal momento in cui si tratta di ingenti investimenti”.

A sostegno della posizione dei Paesi dell’Europa Centrale al Nabucco West e alla politica energetica della Commissione Europea, Sikorski ha evidenziato come ad oggi il quartetto di Vysehrad consumi all’anno 50 miliardi di metri cubi di gas, e, nel futuro, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia dovranno soddisfare un fabbisogno di oro blu in aumento vertiginoso.

Varsavia – che per 2/3 delle importazioni di gas dipende dalla Russia – ha così avviato la costruzione di un rigassificatore sulle coste del Mar Baltico, e vede nel Centro Asia un serbatoio di estrema importanza strategica per diversificare le forniture di oro blu all’Europa, e, così, garantire la sicurezza energetica dei Paesi UE.

Oltre all’avvicinamento sul piano energetico, Sikorski ha offerto all’Azerbajdzhan un significativo progresso per quanto riguarda l’implementazione della collaborazione di Baku con Bruxelles nell’ambito del Partenariato orientale UE. Il Ministro degli Esteri polacco si è detto pronto a liberalizzare – e, in un secondo momento, ad eliminare – il sistema di rilascio dei visti Schengen per i cittadini azeri.

Inoltre, Sikorski ha sostenuto il pieno appoggio del quartetto di Vysehrad all’integrità territoriale dell’Azerbajdzhan, messa in crisi dalle rivendicazioni dell’Armenia – sostenuta politicamente dalla Russia – sulla regione contesa del Nagorno-Karabakh.

Se la posizione dell’Europa Centrale è risultata chiara, ancora in dubbio è il posizionamento sulla questione dell’Azerbajdzhan. Come sottolineato da Mammadiarov, Baku ha firmato con la Commissione Europea un accordo per l’esportazione di gas, ma l’itinerario attraverso il quale l’oro blu azero sarà inviato nel Vecchio Continente è ancora da definire.

Oltre al Nabucco West, la scelta dell’Azerbajdzhan potrebbe infatti ricadere sul Gasdotto Transadriatico – TAP. Questa conduttura è stata concepita dalla compagnia norvegese Statoil, dalla svizzera EGL e dalla tedesca E.On per trasportare il gas azero in UE dalla Turchia fino all’Italia Meridionale passando per Grecia ed Albania.

Dalla scelta dell’Azerbajdzhan inerente il gasdotto di cui avvalersi per esportare il proprio gas in Europa dipende l’evolversi degli scenari geopolitici nel Vecchio Continente. Se la scelta dovesse ricadere sul Nabucco, i Paesi dell’Europa Centrale sarebbero finalmente indipendenti dalle sole forniture russe, e, così, porrebbero fine una volta tutte ai tentativi di Mosca di utilizzare il gas come arma di pressione politica finalizzata alla destabilizzazione dell’Unione Europea.

L’ambiguità della posizione dell’Italia

Al contrario, se Baku dovesse preferire la TAP, a beneficiarne sarebbero i tre colossi energetici norvegesi, elvetici e tedeschi e, in misura diretta, l’Italia: la nostra penisola sarebbe rifornita direttamente di gas azero, e potrebbe diminuire sensibilmente la quota di gas che, ad oggi, Roma paga ai russi a prezzi abbastanza alti.

Prevedere la diminuzione dell’indipendenza energetica italiana dalle forniture russe – che ricoprono più del 70% del fabbisogno di Roma – è tuttavia poco probabile. Tradizionalmente, in pieno disaccordo con le linee guida che la Commissione Europea ha varato per garantire la diversificazione delle forniture di oro blu per il Vecchio Continente, l’Italia ha sostenuto i progetti del monopolista russo Gazprom.

Inoltre, Roma – con la sola eccezione di un comunicato con cui l’Enel ha comunicato il suo interesse a rilevare quote della TAP – non ha mai espresso chiaro sostegno al Gasdotto Transadriatico. Al contrario, la Farnesina si è allineata alla “strategia” del colosso energetico nazionale ENI, che si è imposto come il partner più importante dei russi nella costruzione del Southstream: un gasdotto progettato dal Cremlino per rifornire di gas l’Europa Occidentale bypassando Paesi politicamente osteggiati – come l’Ucraina, la Moldova e il Quartetto di Vysehrad – ed impedire all’Europa di accedere ai giacimenti di gas dell’Azerbajdzhan per diminuire la dipendenza dal monopolista Gazprom.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: LA RIVINCITA DELLA NUOVA EUROPA PASSA DAI RIGASSIFICATORI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 25, 2011

L’Estonia programma la realizzazione di un terminale comune con Lettonia e Lituania, a loro volta impegnate in simili progetti sul proprio territorio, così come la Polonia, Presidente di turno UE. Azerbajdzhan e Turchia riprendono le trattative per il transito dell’oro blu in Europa, fondamentali per la diminuzione della dipendenza energetica dalla Russia

Il percorso del Nabucco

Un rigassificatore per tre, senza contare gli altri in cantiere, oramai prossimi alla realizzazione. Nella giornata di mercoledì, 20 Luglio, l’Estonia si è accordata con Lettonia e Lituania per la costruzione di un unico terminale per la ricezione di gas liquido, da realizzarsi in breve tempo nonostante le difficili procedure burocratico-amministrative.

A confermalo alla radio pubblica estone EER, il Vice-Cancelliere del Ministero dell’Economia e della Comunicazione Estone, Einari Kisel, che ne ha illustrato l’ubicazione nella penisola di Pakry, nel Nord-Est del Paese, e comunicato come gli esperti della compagnia estone OU Balti Gaas siano già al lavoro per la finalizzazione di un’infrastruttura dalla capacità massima di 60 Mila metri cubi: pari al fabbisogno di Tallin per tre settimane.

Sempre secondo la fonte ministeriale, il progetto ammonterebbe attorno ai 400 Milioni di Euro, uno sforzo condiviso anche dagli altri due Paesi baltici, a loro volta impegnati in simili infrastrutture sul proprio territorio per la ricezione di oro blu azero e centro asiatico: i lituani a Klaipeda, ed i lettoni a Riga. In particolare, Estonia, Lettonia, e Lituania sono orientate alla diminuzione della dipendenza energetica dalla Russia, non solo per sé stessi, ma anche per il resto dell’Unione Europea, il cui aiuto finanziario resta fondamentale per la copertura delle spese.

Probabile appoggio potrebbe arrivare dal presidente di turno dell’UE, la Polonia, anch’essa fortemente dipendente da Mosca in chiave energetica e, così come i Baltici, impegnata nella realizzazione di un suo terminale per il gas liquido, a Swinoujscie, in Pomerania. Come confermato a Polskie Radio dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, oltre al rigassificatore – rifornito da carburante iracheno – Varsavia supporta la realizzazione del Nabucco: gasdotto sul fondale del Mediterraneo, scelto dalla Commissione Europea come principale mezzo di rifornimento del gas centro asiatico, senza transitare per il territorio della Federazione Russa.

Riprendono le trattative per la realizzazione del Nabucco

Proprio la decisione dell’Unione Europea, e l’energia della Polonia, sul gasdotto di verdiana denominazione hanno portato Azerbajdzhan e Turchia alla riapertura delle trattative per il transito dell’oro blu diretto in Europa: un passaggio obbligatorio – interrotto a causa dell’insediamento del nuovo governo turco – per la realizzazione di un’infrastruttura che, come deciso dal Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, attingerà il gas dal giacimento azero di Shakh-Deniz, in cui già operano la compagnia di baku DNKAR, la britannica BP, e la Norvegese Statoil, e da cui è previsto il prelievo di 25 Miliardi di metri cubi all’anno.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: POLONIA AVANTI COL NUCLEARE. LA RUSSIA APRE AGLI INVESTIMENTI ESTERI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 15, 2011

La catastrofe del Giappone non arresta i piani di Varsavia, che vede nell’atomo l’unica alternativa a carbone e gas russo. Mosca si spende come partner più sicuro dei Paesi Arabi per i giacimenti naturali

Il premier polacco, Donald Tusk

Anche l’Europa Centro-Orientale non è immune dagli scovolgimenti geopolitici e naturali attuali. Nella giornata di lunedì, 14 Marzo, la Polonia ha dichiarato di non rinunciare ai suoi piani di costruzione di centrali nucleari.

Varsavia, unico Paese UE, assieme all’Italia, a non ricorrere all’atomo nel civile, ha assicurato il rispetto di tutti gli standard di sicurezza. In un progetto che, entro il 2020, prevede l’installazione di due reattori, per la produione di 3 mila MW.

Un percorso quasi obbligato, come spiegato a Radio Polskie dal portavoce del Governo, Pawel Gras, che la Polonia sta percorrendo nel rispetto delle più moderne tecnologie. Sopratutto, grazie partnership della Francia, con cui, nell’inverno 2010, il Premier, Donald Tusk, ha firmato un accordo di collaborazione.

La scelta di Varsavia è dettata dalla necesità di rispondere da un lato ad un’economia ancora troppo basata sul carbone. Dall’altro, alla sete di gas russo, da cui Varsavia dipende all’89%.

La Russia in Africa e Sud America

Proprio la Russia sfrutterebbe particolarmente della situazione internazionale. Come riportato da diversi analisti, interpellati dall’autorevole AFP, oltre alle forniture dell’oro blu, ed al controllo dei gasdotti, Mosca avrebbe invitato le principali compagnie energetiche mondiali ad investire sui propri giacimenti.

Carta vincente, la maggiore sicurezza, rispetto ad Iran e Paesi Arabi. Ad oggi, aree particolarmente instabili.

A conferma del successo di tale politica, il recente accordo firmato tra la russa Rosneft e la multinazionale British Petroleum per lo sfruttamento di giacimenti nell’Oceano Artico ed in Siberia.

In cambio, Mosca ha ottenuto l’ingresso in siti controllati da BP in diverse zone del pianeta. Africa e Sud America, in primis.

Matteo Cazzulani