LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: ACCORDO BRITISH PETROLEUM-ROSNEFT ANCORA IN CRISI

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 5, 2011

BP ricorre contro il consorzio AAR, suo socio nel progetto TNK-BP, per mantere la validità dell’accordo con il colosso russo. Ipotizzato un ritorno della multinazionale britannica nel Golfo del Messico, dopo il disastro dello scorso Agosto

Il premier russo, Vladimir Putin

Controffensiva a Stocolma. Nella giornata di lunedì, 4 Aprile, la multinazionale britannica British Petroleum ha esposto ricorso all’Arbitrato Internazionale per difendere l’accordo siglato con il colosso russo Rosneft.

Un patto di ferro, sponsorizzato dai Primi Ministri dei due Paesi, Vladimir Putin, e David Cameron, sospeso da una precedente sentenza della Corte di Stoccolma. La quale ha accolto il ricorso del consorzio AAR — Alfa Access-Renova, controllato da oligarchi russi — riconosciuti parte in causa degli accordi, ingiustamente esclusi dalle trattative.

Difatti, AAR è socia al 50%, con la multinazionale inglese, nel progetto TNK-BP, con cui Rosneft ha trattato. Con il ricorso, British Petroleum punta a convincere l’Arbitrato Internazionale circa la validità di un contratto regolarmente siglato, malgrado i malumori di una parte degli azionisti.

Stretto lo scorso 16 Gennaio, l’accordo prevede la messa in comune di una serie di giacimenti di greggio in Africa, Sudamerica, Asia, e, sopratutto, Polo Nord. A cementare lo sposalizio, l’aumento della presenza di Rosneft in BP al 5%, in cambio dell’incremento delle compartecipazioni di Londra nel colosso di Mosca, dall’1,3% al 10%.

Una manovra di cospicua portata. Che, prima della sentenza dell’Arbitrato di Stoccolma, lo scorso 2 Febbraio, è già stata congelata anche dalla Corte di Londra. Sempre in virtù del mancato coinvolgimento di AAR nelle trattative.

BP torna in America

Malgrado l’importanza dell’accordo, che aprirebbe agli inglesi nuovi mercati energetici, British Petroleum ha già approntato contromisure. Persino, riconsiderando areali particolarmente scottanti.

Sempre lunedì, 4 Aprile, la multinazionale ha comunicato l’intenzione di tornare ad operare nel Golfo del Messico, nonostante i disastri ecologici dell’Agosto 2010.

Secondo quanto riportato dal New York Times, BP potrebbe ripristinare l’attività nei 10 siti di estrazione al largo delle coste americane. Con il solo obbligo di non aprirne, né cenrcarne di nuovi.

Matteo Cazzulani

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POLO NORD: DAL SUMMIT DI MOSCA, LA NUOVA GUERRA FREDDA

Posted in Canada, Guerra del gas, Polo Nord, Russia by matteocazzulani on September 24, 2010

Il vertice “Artico – terra del dialogo” ha sancito l’inizio di una nuova corsa al Polo Nord, ricco serbatoio energetico. In campo Russia, Canada, Norvegia, Danimarca e Stati Uniti.

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

La nuova guerra fredda su un ex mare ghiacciato. Da tempo, la calotta glaciale Artica si sta ritirando progressivamente, ed ha lasciato a disposizione della navigazione una vasta area di oceano una volta inincrociabile, il cui fondale, ricco di gas naturale, petrolio ed altre materie prime, è ambito dai Paesi da esso bagnati.

A tal proposito, 400 politici di Canada, USA, Norvegia, Danimarca e Russia si sono incontrati a Mosca, in un apposito summit. Nome della convention, Artico – la terra del dialogo. Scopo, risolvere con le armi della diplomazia una situazione potenzialmente conflittuale, che ha già visto i suoi primi episodi.

La nuova corsa al Polo Nord

Da tempo, Mosca rivendica il possesso di un’area sottomarina di 1,2 milioni di chilometri quadrati, Polo Nord incluso. Su di esso, nel 2007, per certificare le ambizioni artiche del Cremlino, un sottomarino russo ha piantato persino una bandiera della Federazione Russa. Diversi studi hanno avanzato l’ipotesi che l’area in questione sia un prolungamento della catena Lomonosov, sistema montuoso sottomarino che si snoda dalle rive della Russia.

Altri, invece, evidenziano come, malgrado il nome del letterato russo, la Lomonosov sia la continuazione della piattaforma continentale su cui poggia la Groenlandia, di possesso danese.

Ulteriori ricerche sostengono che il Polo Nord geograficamente appartiene alla medesima terra dell’isola canadese di Ellesmere. Ed altri ancora ritengono che l’intero bacino sia collegato all’Alaska, ergo agli Stati Uniti.

Tentativi di dialogo

Il ministro degli Esteri canadese, Lawrence Cannon

Dinnanzi a tutto ciò, le Nazioni Unite hanno mantenuto un certo equilibrio, e continuato a ritenere il nord del pianeta una zona neutrale. Dal meeting moscovita, invece, discorsi distensivi e propositi di pace per il futuro.

“Non siamo interessati alla guerra – ha dichiarato il Primo Ministro russo, Vladimir Putin – l’Artico deve essere conteso col dialogo”.

“Arriveremo a dimostrare che il Polo Nord appartiene alla medesima terra della Lomonosov – ha illustrato il presidente del Consiglio Russo per l’Artico, Anton Vasil’jev – sebbene sia un’operazione costosa e duratura”.

”Confidiamo nell’esito delle ricerche scientifiche – ha risposto il ministro degli esteri canadese, Lawrence Cannon – ed auspichiamo che la diatriba resti nell’ambito della diplomazia”.

Strategie all’opera

Malgrado gli intenti, le prime mosse della nuova guerra fredda hanno fatto la loro comparsa. Norvegia e Russia hanno firmato un accordo per la divisione di un’area di 175 mila chilometri quadrati nel Mare di Barents.

In seguito, Cannon è volato a mosca per incontrare il suo collega russo, e riaffermare la presenza di Ottawa nella corsa al Polo Nord.

Matteo Cazzulani