LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

VLADIMIR PUTIN PROMETTE IL RIARMO DELLA RUSSIA

Posted in Russia by matteocazzulani on February 21, 2012

Nel sesto articolo dedicato al programma elettorale del Primo Ministro russo per le prossime elezioni presidenziali pubblicato sulla stampa locale, il principale candidato promette maggiori spese per l’acquisto di armamenti in chiave anti-Occidentale. Le recenti provocazioni nei confronti dell’Occidente e le precedenti promesse elettorali di una Federazione Russia che appare sempre più imperiale e monopolista

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

400 missili balistici intercontinentali, 28 mezzi terrestri, 50 navali, 100 apparati cosmici, 600 aerei, 28 batterie di missili di categoria S-400, e 10 di categoria Iskander-M. Queste sono le cifre che il Primo Ministro russo, Vladimir Putin, ha promesso per il rafforzamento militare della Russia in caso di vittoria alle prossime elezioni presidenziali, la quale, stando alla caratura degli avversari, e alla mancata ammissione di candidati seriamente di opposizione, appare sempre più certa.

Nell’articolo “Essere forti – garanzie di sicurezza nazionale per la Russia”, pubblicato sul giornale filo-governativo Rosijskaja Gazeta, Putin ha evidenziato come “la crisi della finanza internazionale abbia rinvigorito la tentazione di risolvere i propri problemi a costo degli altri” e, per questa ragione, Mosca non possa trascurare la sua effettiva debolezza in campo militare.

Secondo il Primo Ministro, già dal prossimo anno le uscite per l’esercito incrementeranno fino a 760 miliardi di dollari: il doppio di quanto stanziato finora a bilancio. A compensare tali uscite, sempre secondo l’articolo di Putin, sarà la professionalizzazione delle Forze Armate, con un taglio progressivo dei soldati assunti a contratto.

Citando le parole di Putin, “la manovra non è da leggere come una militarizzazione del bilancio, bensì come una misura necessaria per mantenere il ruolo da protagonista della Russia nel Mondo, modernizzare il Paese, ed ivi costruire la democrazia”. Per questa ragione, la maggior parte degli armamenti sarà prodotta dall’industria russa, mentre sul mercato estero saranno acquistate solo armi ad alta tecnologia.

Alla pars construens, Putin ha aggiunto l’identificazione della principale minaccia per la Russia nello Scudo Spaziale USA in Europa: un progetto che, tuttavia, ha perso la sua connotazione originale, e che oggi è ridotto ad una struttura innocua: incapace di aggredire alcun bersaglio.

Concepito dall’Amministrazione Bush per preservare l’Occidente da minacce balistiche provenienti da est, il sistema di difesa anti-missilistico ha previsto l’installazione di una postazione radar in Repubblica Ceca e il dislocamento di una batteria di missili Patriot in Polonia.

Nel 2009, la neo-eletta Presidenza Obama ha revocato gli accordi già firmati con i due Paesi europei, contestualizzato lo Scudo Spaziale nell’ambito della NATO, e varato una nuova versione più soft con postazione radar in Romania e intercettori, privi di testata, posizionati a rotazione in Romania, Polonia e Turchia.

Secondo alcuni esperti russi, le promesse militari di Putin sono difficili da realizzare a causa delle troppo esose somme preventivate. Inoltre, già in passato simili proclami sono stati illustrati a gran voce dallo stesso Putin, senza che ad essi sia seguita un’effettiva attuazione. Tuttavia, occorre sottolineare come di recente si siano verificati casi che certificano la rinata aggressività da parte di Mosca nei confronti dell’Occidente.

Il 23 Novembre, in risposta al varo della versione morbida dello scudo spaziale NATO, il Presidente attualmente in carica, Dmitrij Medvedev, ha proposto la speculare installazione di un radar e il dislocamento di intercettori Iskander – dotati di capacità aggressiva – nell’enclave di Kaliningrad: tra la Polonia e la Lituania.

Il 18 Ottobre 2011, veivoli dell’esercito russo hanno sorvolato lo spazio aereo al confine con Lettonia, Estonia e Finlandia, dove non sono presenti né apparati missilistici, né insediamenti dell’esercito: secondo il codice militare, la manovra è una pura dimostrazione di forza, al punto da aver costretto i caccia dell’Alleanza Atlantica ad innalzarsi in volo per scortare gli aerei russi.

Stabilità, lotta all’immigrazione, maggiore autonomie locali, e sostegno alla procreazione

Quello pubblicato sulla Rosijskaja Gazeta non è che il sesto degli articoli con cui Putin ha esposto le principali linee-guida del suo programma elettorale. Il 16 Gennaio, sulle colonne dell’Izvestija, il Primo Ministro ha sottolineato i progressi raggiunti dalla Russia sotto il suo premierato e le sue precedenti presidenze – dal 2000 al 2008 – ed ha evidenziato come per la Russia sia necessario il raggiungimento della stabilità economica e politica.

Il 23 Gennaio, sulle colonne della Nezavisimaja Gazeta, Putin ha esposto la sua politica nazionale, basata sulla realizzazione di “un blocco multietnico omogeneo cementato attorno al nucleo russo”. Nell’ambito di quello che è stato definito “patriottismo civico”, il Primo Ministro ha preventivato regole più severe per gli immigrati – con tanto di esame obbligatorio di lingua russa – e punizioni per i clandestini.

Il 30 Gennaio, nelle pagine del giornale Vedomosti, è stata la volta della politica economica, tra le cui priorità Putin ha individuato la sfera energetica, spaziale, chimica, nano tecnologica, farmaceutica, chimica e l’aviazione, assieme alla necessità di una lotta alla corruzione e di misure contro il lusso e le disparità.

Il 6 Febbraio, con un articolo pubblicato sul Kommersant”, Putin ha promesso una riforma istituzionale, con la concessione di maggiore autonomia fiscale e l’introduzione dell’elezione diretta dei Presidenti dei singoli Stati della Federazione Russa.

Infine, il 13 Febbraio, sulla Komsomol’skaja Pravda, Putin ha affrontato l’ambito sociale, in cui ha rigettato l’aumento dell’età previdenziale, sottolineato la necessità di valorizzare una “aristocrazia operaia” altamente qualificata, e promesso incentivi alle famiglie con più di tre figli.

Matteo Cazzulani

WIKILEAKS: DALLA RUSSIA PRESSIONI SULLA LETTONIA. OLIGARCA DEL GAS ARTEFICE DELL’INCIUCIO UCRAINO CHE HA CHIUSO LA RIVOLUZIONE ARANCIONE

Posted in Russia, Ukraina by matteocazzulani on December 3, 2010

Mosca avrebbe minacciato Riga in ambito energetico ed estero. Firtash autore dell’alleanza tra Janukovych e Jushchenko. Julija Tymoshenko: ”E’ la prova della mia coerenza”

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Altre indiscrezioni su Russia ed Ucraina dal sito più temuto dalle diplomazie del pianeta. Come riportato dal quotidiano lettone Neaktariga, tra i documenti pubblicati da WikiLeaks vi sarebbero le prove della pressione della Russia per modificare la politica estera ed energetica della Lettonia.

Il Cremlino avrebbe intimato ad esponenti di governo, e della principale forza politica, il Partito Popolare, di tutelare gli interessi di determinati magnati dell’industria locale, in buoni rapporti con la Federazione Russa. Inoltre, nell’agosto 2008, Mosca si sarebbe mossa per impedire l’appoggio di Riga alla Georgia, aggredita dall’esercito russo.

Da parte lettone, nessun commento ad indiscrezioni catalogate come prive di senso. Anche perché, alla fine dei conti, la Lettonia ha mantenuto una politica energetica bilanciata. Ed è stata, assieme agli altri Stati Baltici, Ucraina e Polonia, tra gli unici a supportare con forza il Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili.

RosUkrEnergo killer della Rivoluzione Arancione

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Altrettanto interessanti i dispacci sull’Ucraina, pubblicati dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda. Protagonista, Dmytro Firtash, uno degli oligarchi più influenti del Paese, principale sponsor nelle ultime elezioni presidenziali del Partija Rehioniv — la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri. Nonché, co-proprietario di RosUkrEnergo: misteriosa società energetica elvetica, posseduta, per l’altra metà, dal monopolista russo Gazprom, incaricata della compravendita di gas sulle rive del Dnipro.

Malgrado la vicinanza con l’atuale Capo di Stato, Firtash avebbe comunicato all’ex ambasciatore USA, William Taylor, di essere il consigliere per le questioni energetiche non-ufficiale — ma più fidato — dell’allora Presidente, Viktor Jushchenko.

Una vicinanza stretta. Al punto, sempre stando a quanto publicato da WikiLeaks, da essere il vero artefice della coalizione tra il Partija Rehioniv e Nasha Ukrajina — la forza politica di Jushchenko. Un’operazione, avvenuta nell’agosto 2006, concordata con l’allora principale sponsor di Janukovych, l’oligarca Rinat Akhmetov.

Un episodio che, dal punto di vista politico, ha tradito gli ideali della Rivoluzione Arancione, fedeli ai quali è rimasta solo Julija Tymoshenko. Il cui gruppo parlamentare — il BJuT — è rimasto l’unico ad opporsi ad una maggioranza anomala. Un vero e proprio inciucio, poi allargato a socialisti e comunisti.

Firtash ha negato la veridicità di alcuni dettagli. Senza, tuttavia, confutare il suo rapporto con Jushchenko, e la sua reale influenza sulla politica ucraina.

Amara soddisfazione, invece, per Julija Tymoshenko, che ha evidenziato come le notizie di WikiLeaks certifichino la responsabilità degli oligarchi nella frattura interna al campo democratico, causa della delusione dei molti che negli ideali del Majdan hanno creduto fortemente.

Inoltre, la Lady di Ferro ucraina ha dichiarato di continuare, oggi come allora, nella lotta contro oligarchi, corruzione, e svendita del patrimonio infrastrutturale energetico, culturale e linguistico del suo Paese.

E di battersi, coerente come sempre, per un’Ucraina Giusta, Democratica ed Europea.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: L’UE STABILISCE LE LINEE GUIDA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 11, 2010

Previsti il collegamento dei gasdotti del Vecchio Continente, una comune politica energetica, e misure per razionalizzare i consumi, tutelare i consumatori, implementare la ricerca ,ed integrare Paesi terzi

Il simbolo del piano di azioni UE in materia energetica

Cinque priorità per i prossimi diciotto mesi. La Commissione UE per gli affari energetici ha approvato un comunicato sulle le linee-guida della politica energetica del Vecchio Continente, fino al 2020.

Tra essi, risparmio energetico, integrazione dei sistemi infrastrutturali dei Paesi membri, politica energetica comune, sviluppo tecnologico e tutela dei diritti dei consumatori.

Il progetto nel dettaglio

Nello specifico, la Commissione intende ottimizzare il meccanismo di consumo nel campo dei trasporti e dell’housing, ed approvare un pacchetto di misure per incentivare il risparmio energetico.

Per quanto riguarda l’unificazione delle infrastrutture, entro il 2015 è prevista la messa in collegamento di tutti i gasdotti del Vecchio Continente, con la finalità di non lasciare alcun Paese membro isolato. A tale scopo, il documento prevede la semplificazione delle procedure burocratiche, e, per i prossimi dieci anni, investimenti superiori al trilione di euro.

Circa la comune politica energetica, la Commissione ha invitato Bruxelles ha parlare con una voce sola, soprattutto con i partner chiave del settore. In virtù di tutto ciò, sarà incentivata la creazione di una collaborazione comune per lo sviluppo energetico, aperta a Paesi terzi interessati all’integrazione nel mercato del Vecchio Continente.

Il commissario UE all'energia, Gunther Oettinger

Infine, il documento prevede progetti di studio scientifico, misure a tutela dei consumatori, finalizzato alla fissazione di tariffe accessibili.

“E’ un test importante – ha dichiarato il Commissario UE all’energia, Gnther Oettinger – in cui Bruxelles è chiamata a prendere decisioni ambizione. Il nostro scopo – ha continuato – è il raggiungimento della stabilità”.

Il comunicato della Commissione sarà discusso in occasione del primo vertice europeo sulla sicurezza energetica, in programma per il prossimo 4 febbraio.

Matteo Cazzulani

CINA E RUSSIA: I DISSIDENTI PAGANO PER GLI ACCORDI ENERGETICI

Posted in Cina, Russia by matteocazzulani on September 29, 2010

Mosca e Pechino siglano accordi energetici, finanziari e territoriali. Riconosciuta, e supportata da ambo le parti, la repressione in Tibet, Taiwan, Xi Jiang e Caucaso.
 

Il presidente della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev

Un oleodotto, e 150 miliardi di dollari nei prossimi vent’anni uniranno il maggiore produttore ed il principale consumatore di nafta mondiale. Il vertice sino-russo, conclusosi lo scorso lunedì, 27 settembre, ha sancito il ritorno alla politica di buon vicinato tra la Federazione Russa e la Cina. Il tutto, in nome dell’energia, della finanza e della repressione delle minoranze nazionali.

Oltre all’oleodotto, con cui Mosca rifornirà Pechino di proprio carburante, le parti hanno raggiunto un’intesa su una proposta comune di riforma in seno al Fondo Monetario Internazionale per agevolare le economie emergenti. Un accordo che pone fine a mezzo secolo di relazioni difficili, quando tra l’URSS e la Cina contese ideologico-territoriali erano pressoché all’ordine del giorno.

Comune impegno contro i dissidenti

Il vice presidente cinese, Xi Jinping

Purtroppo, la ritrovata alleanza è stata raggiunta a spese delle minoranze nazionali che, all’interno delle due autocrazie, si battono legittimamente per la propria indipendenza. Il presidente russo, Dmitrij Medvedev, ed il vice presidente cinese, Xi Jinping hanno siglato un accordo per il reciproco sostegno dei propri interessi territoriali: in Taiwan, Tibet e Xinjiang per la Cina, in Caucaso per la Russia.

Medvedev ha definito il summit di Pechino il punto più alto delle relazioni bilaterali tra i due Paesi. Xi Jimping la più bella pagina della storia dell’amicizia sino-russa.

Nel frattempo, continuano le repressioni ai danni di minoranze e dissidenti. Il tutto, dinnanzi ad un occidente silente, con Bruxelles impegnata a discutere di nutella, e Obama in partite di golf.

Matteo Cazzulani

ENERGIA: I PAESI BALTICI ALLA CACCIA DELLA BENZINA BIELORUSSA.

Posted in Bielorussia, Paesi Baltici by matteocazzulani on September 26, 2010

Riga e Vilna in corsa per il transito dell’oro nero di Minsk. Sidorski: “Sceglieremo in base alla convenienza”. La ricetta di Tallin per la competitività del Baltico

Il primo ministro estone, Andrius Ansip

Benzina bielorussa per il motore economico del Baltico. Il Forum Economico di Riga, avvenuto tra il 23 ed il 24 settembre, non è stata solo l’occasione per riunire i tre Paesi UE e riflettere sulle strategie da adottare per superare la crisi, ma anche l’inizio di una vera e propria asta per il trasporto della nafta bielorussa, in arrivo dal Venezuela.

Bielorussia protagonista

Non a caso, ai lavori ha partecipato attivamente anche il primo ministro di Minsk, Sjargej Sidorski, presente al meeting nella veste di rappresentante del Belarus expo 2010 – un sottoevento, appositamente incluso nella manifestazione.

L’importanza della seconda carica bielorussa è anche legata al fatto che tra i Paesi Baltici è in atto una competizione per assicurarsi i diritti di transito della nafta che Minsk importa da Caracas. D’altro canto, la Bielorussia è interessata ad abbattere la frontiera commerciale con i suoi vicini nord-occidentali, ed intende sfruttare l’oro nero per raggiungere vantaggiosi accordi in ambito economico.

Il primo ministro lettone, Valdis Dombrovskis

Ad oggi, il carburante sudamericano scorre attraverso gli oleodotti ucraini e quelli estoni, ma Minsk sta valutando l’ipotesi di localizzare il terminale europeo per la sua ricezione nel porto lituano di Klajpedi o in quello lettone di Ventspilski.

“Sceglieremo la soluzione che ci garantirà maggiori comfort e vantaggi economici – ha dichiarato Sidorski – ciò riguarda anche i servizi di trasferimento del petrolio dalle navi alla rete degli oleodotti. Tutte le clausole saranno soppesate”.

Paesi Baltici in ripresa

Quale delle due soluzioni sarà preferita dalla Bielorussia ancora non è chiaro. Invece, certo è che l’oro nero venezuelano ha dato una forte spinta propulsiva alle economie del Baltico, in particolare a quella lettone. Che, grazie alle manovre del primo ministro, Valdis Dombrovskis, è oggi finalmente stabile.

“Un eroe del Baltico – lo ha definito il suo collega lituano, Andrjus Kubiljus – il cui operato ha giovato non solo a Riga, ma anche a Vilna e Tallin”.

Il primo ministro lituano, Andrijus Kubilijus

Proprio l’Estonia ha indicato la strada per il rilancio dell’economia dell’area. Il capo del governo, Andrus Ansip, ha espresso la convinzione che solamente una forte politica fiscale potrà permettere alle tre economie una maggiore competitività in campo internazionale. In particolare, fulcro della ripresa è l’accumulo di un capitale, da utilizzare solamente in caso di nuova crisi.

Lecito ricordare che uno studio dell’autorevole gruppo Capital Economics ha certificato che, grazie alle politiche adottate negli ultimi mesi, Estonia, Lettonia e Lituania sono destinate ad uscire dalla crisi più velocemente rispetto a quanto preventivato.

A Vilna governa una coalizione guidata dal partito conservatore Cristiano-Democratico Unione della Patria, a Riga il popolar-conservatore Partito della Nuova Era, e a Tallin il liberale Partito delle Riforme.

Matteo Cazzulani