LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Pace e Libertà: così Obama tutela l’Europa dall’aggressione imperiale di Putin

Posted in Editoriale by matteocazzulani on April 21, 2014

La visita del Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, in Ucraina determina il ritorno degli USA ad una politica assertiva per la difesa del Diritto Internazionale in Europa. L’assenza dell’UE e la forza della propaganda russa a dare manforte alla politica imperialista di Mosca che mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dell’UE

“In Biden we trust” è il titolo di un articolo che ho scritto nella primavera del 2009, quando il Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, fu mandato in Europa Centrale dal neoeletto Presidente USA, Barack Obama, per rassicurare Polonia e Repubblica Ceca in merito alla vicinanza dell’Amministrazione statunitense democratica dopo la decisione del nuovo inquilino della Casa Bianca di revocare il piano di realizzazione dello scudo antimissilistico a Varsavia e Praga.

Allora, la mossa di Obama, in controtendenza con il provvedimento varato dall’Amministrazione repubblicana di George W Bush, ha segnato l’inizio di una politica di ‘reset’ nei confronti della Russia di Putin, necessaria all’Amministrazione democratica USA per spostare il focus della strategia geopolitica statunitense dall’Europa all’Asia: laddove si era già da tempo collocato il reale centro degli affari globali.

Oggi, la visita di Biden in Ucraina, organizzata per esprimere pieno sostegno ad un Paese che ha subito da parte della Russia di Putin un’occupazione parziale del suo territorio dopo l’annessione militare di una sua regione -la Crimea- e una continua campagna di aggressione energetica e commerciale, apre una nuova fase della politica estera USA, che sono finalmente tornati a sostenere la democrazia, la libertà e il rispetto dello Stato di Diritto in Europa.

A motivare il gesto politico di Obama è il comportamento preoccupantemente sciovinista e guerrafondaio della Russia di Putin, che, per controllare il territorio ucraino -pedina fondamentale per realizzare la ricostruzione dell’Impero Russo: il grande sogno di Putin- ha invaso una sua Regione, infrangendo così gli importanti Accordi di Budapest del 1994, che sanciva l’inviolabilità dei confini dell’Ucraina in cambio della denuclearizzazione dell’esercito di Kyiv.

Oltre alla messa in discussione di un importate capitolo del disarmo nucleare su scala globale, Putin, con la giustificazione del suo intervento armato in Crimea -e, possibilmente, anche in Ucraina orientale- per tutelare le popolazioni russofone presenti in territorio ucraino, ha anche riaperto la questione delle minoranze linguistiche: un argomento, di cui in passato si è avvalso Hilter per annettere al Terzo Reich Austria, Sudeti e Corridoio di Danzica prima della Seconda Guerra Mondiale, che rimette in discussione l’intera natura delle relazioni tra Stati sovrani.

Sulla base di questo background, la mossa di Obama è necessaria per ripristinare la Pace in Europa. Per farlo, il Presidente USA ha preso spunto dalla dottrina dell’Internazionalismo Liberale che, fondata da Woodrow Wilson, e seguita, tra gli altri, da Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman, John Fitzgerald Kennedy, Lindon Johnson, Ronald Reagan e Bill Clinton, considera lo sviluppo di Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Progresso nel Mondo come condizione necessaria per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America.

Alla positiva notizia del ritrovato impegno per la Pace e la Libertà in Europa da parte di Obama fanno però compagnia notizie a dir poco preoccupanti, come, in primis, l’assenza dell’Unione Europea, che ha perso un’occasione irripetibile per esercitare finalmente un ruolo da protagonista sullo scenario globale.

Dinnanzi alle mire imperialiste realizzate con metodi bellici da parte della Russia di Putin in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni come l’Ucraina, l’UE avrebbe dovuto dapprima aprire le sue porte a Kyiv mediante l’abbattimento del regime dei visti per quei cittadini ucraini che desiderano vivere e progredire in territorio europeo.

Successivamente, l’Europa avrebbe dovuto parlare con Mosca in maniera forte e chiara in sostegno del rispetto di Democrazia, Diritti Umani e Pace: principi su cui l’Unione Europea è stata fondata.

Un’apertura dell’UE all’Ucraina, da prendere senza timore per possibili ripercussioni dello Zar del Gas Putin -che se il gas non lo vende all’Europa non lo vende a nessuno- avrebbe ridato linfa alla mission di politica estera dell’Unione Europea come unico soggetto in grado di garantire lo sviluppo di Pace, Progresso, Democrazia e Libertà per mezzo di accordi commerciali e politici.

Questa, del resto, è stata la politica attuata nel 2004 con l’allargamento ai Paesi dell’Europa Centrale dall’allora Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, in piena alternativa all’esportazione della democrazia con le armi e le bombe attuata dall’Amministrazione repubblicana di Bush.

Un altro aspetto negativo della questione è la constatazione di quanto ancora attraente sia la propaganda russa in Europa, sopratutto in Paesi come Italia e Francia, che hanno recepito appieno vere e proprie menzogne messe in circolo dalla Russia di Putin per discreditare gli ucraini come fascisti e irrispettosi delle minoranze nazionali.

Come confermato da un recente sondaggio dell’autorevole Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv, nessun ucraino russofono è mai stato vittima di violenze ed intimidazioni, né è mai stato minacciato dal Governo ucraino per la sua appartenenza linguistica.

Quando Putin dichiara che le proteste per la democrazia in Ucraina sono attuate dai fascisti armati di Pravy Sektor -e i media italiani quotano queste panzane senza verificare il fatto- mente spudoratamente: Pravy Sektor -come ho avuto modo di dichiarare oggi su Radio Popolare- rappresenta solo il 4% del fronte politico ucraino, e nell’Ucraina dell’Est gli squadroni di separatisti filorussi -in realtà agenti dell’esercito di Mosca infiltrati da tempo in territorio ucraino- hanno messo al bando i Partiti democratici ucraini dopo avere proclamato la “caccia all’ucrainofono”.

Se in Europa esiste un regime davvero fascista, dove le minoranze etniche, linguistiche, religiose e sessuali sono represse, il dissenso politico sottaciuto, e i giornalisti non allineati picchiati quando non addirittura uccisi, questo è la Russia di Putin, e non l’Ucraina della Tymoshenko, né l’America di Obama.

L’UE è in pericolo se non si rafforza politicamente nell’areale internazionale

La mobilitazione degli USA in sostegno di Democrazia e Libertà, e l’assenza di un’iniziativa reale dell’UE, lascia capire che l’Europa ha bisogno dell’America democratica di Obama per tutelare i propri valori, quando non addirittura la propria esistenza.

Come sottolineato dall’autorevole centro studi polacco PISM -che è autorevole anche e sopratutto perché è polacco, e quindi più capace di comprendere le dinamiche dell’Europa Orientale- lo scopo di Putin nell’avere sollevato la questione linguistica non è tanto il giustificare l’azione militare in Ucraina, bensì il preparare simili provocazioni in Estonia, Lettonia e Lituania: Paesi UE in cui vive una cospicua popolazione russofona.

C’è bisogno di più Obama, Kennedy, Spinelli e Prodi

Sulle dichiarazioni che ho rilasciato a Radio Popolare, e che qui ho riportato in maniera più estesa, avrei potuto scrivere la classica mia nota come Responsabile dei rapporti con l’Ucraina del PD metropolitano milanese.

Non ho ritenuto opportuno farlo per non mettere in imbarazzo il Segretario metropolitano, anche se dall’impegno profuso in prima persona da autorevoli esponenti democratici italiani, in primis dal Vicepresidente del Parlamento Europeo Gianni Pittella, ma anche dagli Europarlamentari Patrizia Toia e David Sassoli, dalla Parlamentare Lia Quartapelle, e dalle dichiarazioni di recente rilasciate dall’ex-Premier Massimo D’Alema, è chiaro che il PD è, come unico Partito nell’arco politico italiano, in prima fila per il rispetto della Democrazia, della Libertà, dei Diritti Umani e della Pace.

In una situazione in cui, in Italia, Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Forza Italia si sono schierati apertamente a difesa dell’aggressione della Russia all’Ucraina, sarebbe opportuno che il nostro Paese, come sostiene il PD, attingesse di più da Obama, Kennedy, Clinton, Spinelli e Prodi, e non da Putin, Grillo, Salvini e Berlusconi, per restituire dignità e slancio internazionale ad un’Unione Europea che, oggi, ha estremo bisogno di aiuto.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Fondazione Filitalia International
Twitter: @MatteoCazzulani

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“Caccia all’ucrainofono” e pressione militare: le bugie di Putin sull’Ucraina vengono a galla

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 20, 2014

Gli squadroni militari separatisti del Donbas dichiarano fuorilegge l’uso della lingua ucraina e l’attività dei principali Partiti democratici del Paese. L’Addetto Stampa del Presidente russo conferma la massiccia presenza di reparti dell’esercito russo a pochi chilometri da Donetsk

L’intolleranza e la forza militare sono le armi di cui il Presidente russo, Vladimir Putin, si sta avvalendo per incrementare la tensione politica in Europa Centro-Orientale. Nella giornata di sabato, 19 Aprile, il Capo degli squadroni separatisti della regione del Donbas -ubicata nell’Est dell’Ucraina- Vyacheslav Ponomarev, ha dichiarato aperta la caccia all’ucrainofono, e, dopo avere consolidato il controllo dei Palazzi Governativi occupati già da più di una settimana, ha messo al bando l’attività delle sedi locali dei Partiti di ispirazione democratica UDAR e Batkivshchyna.

Sia la messa al bando dei due Partiti principali impegnati nella campagna elettorale per le prossime elezioni presidenziali -UDAR supporta la corsa del magnate arancione Petro Poroshenko, dato per favorito, mentre Batkivshchyna è la forza partitica dell’ex-Premier Yulia Tymoshenko- che l’istigazione alla violenza nei confronti di chi padroneggia pubblicamente la lingua ucraina sono atti preoccupanti che violano gli accordi presi di recente a Ginevra tra Stati Uniti d’America, Unione Europea e Russia per assicurare la de-escalation della situazione in Ucraina.

Inoltre, il manipolo di separatisti che ha occupato le sedi dell’Amministrazione Locale, e che ha preteso l’indizione di un referendum per sancire l’annessione del Donbas alla Federazione Russa, è, secondo fonti ben accreditate, composto da agenti militari russi infiltrati in territorio ucraino per destabilizzare la regione facendo leva sulla questione linguistica, similmente a quanto già fatto da Mosca in Crimea.

A testimoniare l’assenza di sostegno politico ai separatisti da parte della popolazione del Donbas -e dunque l’appartenenza all’esercito russo se non di tutti gli appartenenti agli squadroni separatisti almeno di una loro larga parte- è una rilevazione pubblicata, sempre sabato, 19 Aprile, dall’Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv.

Secondo lo studio, circa il 70% degli abitanti delle regioni russofone -ma non russofile- dell’Ucraina si oppone all’annessione dell’Est ucraino alla Federazione Russa, né ritiene che i cittadini ucraini di lingua russa siano mai stati discriminati dal Governo di Kyiv.

A dare manforte ai separatisti nel Donbas è anche la massiccia presenza dell’esercito russo ai confini orientali dell’Ucraina, proprio a pochi chilometri da Donetsk, che, come riportato dall’autorevole Deutsche Welle, è stato confermato dall’Addetto Stampa del Presidente Putin, Dmitry Peskov.

Nello specifico, Peskov ha sottolineato come reparti dell’esercito russo siano stati appositamente dislocati a sostegno delle divisioni già presenti ai confini con l’Ucraina in seguito alle azioni militari dei separatisti nel Donbas.

Le dichiarazioni del rappresentante del Presidente Putin confermano quanto già da tempo rivelato dalla NATO che, sulla base di foto satellitari, ha evidenziato la presenza di 40 Mila oggetti militari russi ai confini dell’Ucraina, pronti ad un’immediata azione militare nel territorio ucraino.

Inoltre, le ammissioni di Peskov seguono quelle fatte dallo stesso Putin giovedì, 17 Aprile, quando il Presidente russo ha dichiarato che l’annessione armata alla Russia della Crimea è stata preceduta dall’occupazione della penisola ucraina da parte di reparti dell’esercito del Cremlino.

Non solo l’Ucraina: a rischio è sopratutto l’Europa

L’assenza di sostegno popolare ai separatisti del Donbas, i dati della rilevazione dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kyiv, e la presenza dell’esercito russo ai confini orientali dell’Ucraina sono sempre stati negati dalla propaganda russa che, potendo contare su un vasto sostegno nel Mondo, sopratutto da parte dei Paesi BRICS e da alcuni ambiti di estrema destra ed estrema sinistra in Europa Occidentale, ha propagandato menzogne per presentare gli ucraini come fascisti antisemiti che reprimono i propri concittadini russofoni.

A dare una lettura obiettiva, e preoccupante, dello scopo della propaganda russa è stato il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che, in un articolo sul Washington Post, ha sottolineato come la Russia sia intenzionata ad impedire in Ucraina l’attuazione delle riforme che il Governo provvisorio ha faticosamente avviato per adattare le strutture politiche ed economiche di Kyiv a quelle delle democrazie dell’Unione Europea.

Ancor più calzante è il parere espresso dal Direttore dell’autorevole Istituto Polacco di Affari Internazionali -PISM- Marcin Zaborowski, che ha sottolineato come a dovere temere le azioni militari di stampo imperialista attuate dalla Russia in Ucraina debbano anche essere Estonia, Lettonia e Lituania: Paesi UE dove vive una consistente minoranza russofona.

A confermare i timori del Direttore del PISM è la registrazione alla Duma russa di un Progetto di Legge che sancisce l’illegalità del dissolvimento dell’URSS: un fatto che, sul piano giuridico, autorizzerebbe Mosca a rivendicare il controllo Paesi baltici e, così, provocare lo smembramento del territorio dell’Unione Europea.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani