LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’Europa Centro Orientale mette in guardia la NATO da Russia, Germania e Nordstream

Posted in NATO, Polonia by matteocazzulani on November 9, 2015

Nel Minivertice NATO di Bucarest, Polonia, Romania, Lituania, Lettonia, Estonia, Bulgaria, Slovacchia, Repubblica Ceca ed Ungheria adottano una posizione comune per una maggiore presenza dell’Alleanza Atlantica a difesa della regione. Condannato il raddoppio del Nordstream voluto da russi e tedeschi.



Varsavia – Gli eserciti NATO devono stare laddove serve, senza remore, né ipocrisia. Nella giornata di mercoledì, 4 Novembre, a Bucarest, la capitale della Romania, i Presidenti di Polonia -Andrzej Duda- Romania -Klaus Iohannis- Lituania -Dalija Grybauskaite- Estonia -Toomas Hendryk- Lettonia -Raimonds Vejonis- Slovacchia -Andrej Kiska- Ungheria -Janos Ader- e Bulgaria -Roosen Plevneliev- e il Presidente della Camera Bassa del Parlamento della Repubblica Ceca, Jan Hamacek, hanno sostenuto, in maniera congiunta, la necessità di rafforzare le strutture difensive della NATO in Europa Centro Orientale per garantire la sicurezza di una regione fortemente preoccupata dinnanzi all’aggressività militare della Russia in Ucraina.

Durante il vertice, ribattezzato “Minivertice NATO”, e con la presenza del Vice Segretario Generale della NATO, Alexander Vershbow, i Paesi dell’Alleanza Atlantica dell’Europa Centro Orientale hanno sottolineato la necessità di ampliare la Forza di Reazione Immediata, un contingente introdotto nell’ambito dell’ultimo vertice NATO di Newport come reazione in caso di invasione russa in Europa. Inoltre, i Paesi NATO dell’Europa Centro Orientale hanno auspicato una maggiore collaborazione militare con gli Stati Uniti, ed hanno supportato l’allargamento dell’Alleanza Atlantica a Balcani, Europa Orientale e Caucaso.

Con la dichiarazione del Minivertice NATO, convocato su iniziativa di Duda e Iohannis, i Paesi dell’Europa Centro Orientale hanno finalmente adottato una posizione condivisa, atta a richiedere tutele militari e politiche dinnanzi alla possibile estensione del conflitto ucraino a Paesi dell’Alleanza Atlantica. Un fatto, quello presentato dai Paesi NATO dell’Europa Centro Orientale, tutt’altro che improbabile, come le ripetute violazioni dello spazio aereo di Finlandia, Svezia, Paesi Baltici, Polonia e Gran Bretagna da parte dell’aviazione militare russa ampiamente dimostrano.

Oltre alla minaccia militare rappresentata dalla Russia di Putin, i Paesi dell’Europa Centro Orientale hanno anche condannato il raddoppio del gasdotto Nordstream, un’iniziativa sostenuta da Russia e Germania per raddoppiare la quantità di gas russo inviato direttamente in territorio tedesco attraverso il fondale del Mar Baltico, bypassando l’Europa Centro Orientale, dai 55 Miliardi di metri cubi di gas annui attuali.

Durante un incontro bilaterale con Iohannis atto a rafforzare i rapporti polacco-romeni, Duda ha descritto il raddoppio del Nordstream, il cui primo tratto è stato realizzato nel 2012, come un investimento economicamente inutile e politicamente dannoso. Infatti, come ha sottolineato Duda, ad oggi il Nordstream è utilizzato solo per la metà della sua capacità, e il suo raddoppio incrementerebbe la dipendenza dell’Unione Europea dal gas della Russia.

Diverso da quello di Duda è il parere del Vice Cancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, che in ben tre occasioni negli ultimi giorni ha incontrato i vertici del monopolista russo statale del gas Gazprom, la longa manus del Cremlino che coordina la realizzazione del raddoppio del Nordstream.

Da parte sua, anche il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha supportato il raddoppio del Nordstream come un progetto puramente economico che rientra nell’interesse nazionale della Germania.

L’ipocrisia di Berlino tra gas di Mosca e migranti

Con la dichiarazione congiunta conseguente al Minivertice NATO, i Paesi dell’Europa Centro Orientale hanno de facto rafforzato un’alleanza per tutelare gli interessi di una regione tradizionalmente poco considerata dai principali stati membri dell’Unione Europea e storicamente stretta e contesa tra Russa e Germania.

L’alleanza dei Paesi NATO dell’Europa Centro Orientale è la realizzazione del'”Intermarium”, coalizione dei Paesi situati tra il Mar Baltico e il Mar Nero, tra la Russia e la Germania, che Duda ha dichiarato di volere realizzare come principale obiettivo della sua politica estera, seguendo l’esempio del Leader della Polonia interbellica, Jozef Pilsudski, e dell’ex-Presidente polacco, Lech Kaczynski, che proprio nell'”Intermarium” hanno visto una garanzia per la sicurezza nazionale della regione dall’interesse russo e tedesco.

Infatti, l’opposizione di Duda al Nordstream rispecchia quanto l’Intermarium sia necessario oggigiorno, dal momento in cui questo gasdotto è realizzato sulla base di un accordo bilaterale tra Russia e Germania che penalizza l’Europa Centro-Orientale, nonostante sia questa regione, che Berlino appartengano all’Unione Europea.

Dal canto suo, la Germania sostiene il Nordstream per mantenere fede alla svolta verde in politica energetica conseguente alla rinuncia al nucleare -altrimenti nota come Energiewende- per soddisfare gli interessi che tante imprese tedesche hanno con aziende russe, e per evitare che una Russia fiaccata dalle sanzioni economiche, che l’Occidente ha applicato a Mosca in seguito all’occupazione di Crimea ed Ucraina orientale, si rifaccia in Europa con l’uso delle armi.

Tuttavia, la strategia che la Germania intende assumere nei confronti della Russia di Putin mediante il sostegno al Nordstream è sia di corto respiro che contraria alla lezione della storia, che proprio nell’appeasement delle potenze occidentali nei confronti dell’imperialismo militarista di Hitler ci insegna essere una delle cause dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Inoltre, con l’accordo per il raddoppio del Nordstream la Germania dimostra di non avere affatto a cuore quel concetto di solidarietà europea che, invece, proprio il Governo tedesco ha tanto sbandierato per imporre ai Paesi dell’Europa Centro Orientale -gli stessi penalizzati dalla realizzazione del Nordstream- il meccanismo di collocazione forzata dei migranti.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

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Non solo Siria. A New York nasce il nuovo Intermarium

Posted in Polonia, Unione Europea by matteocazzulani on October 5, 2015

Polonia, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania ed Ungheria formano il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero. I Presidenti polacco e croato guidano l’associazione di Stati sorta per rappresentare gli interessi dell’Europa Centro Orientale per quanto riguarda energia, trasporti, telecomunicazioni, fondi europei e cooperazione politica  



Varsavia – Insieme per una nuova Europa, con più giustizia ed equità. Questo potrebbe essere lo slogan del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero, un’associazione di Paesi, formata da Polonia, Bulgaria, Croazia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania ed Ungheria, creata ufficialmente nella giornata di mercoledì, 30 Settembre, a New York, in occasione della 70 sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. 

Il gruppo, riunitosi su iniziativa della Presidente della Croazia, Kolinda Grabar-Kitarovic, ha stabilito la nascita di un’associazione i cui i Paesi membri avviano piani di azione comuni inerenti a tematiche di importanza fondamentale per la regione dell’Europa Centro-Orientale, quali energia, trasporti e telecomunicazioni. 

Inoltre, il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero ha sostenuto la necessità di unire le forze per rafforzare la fiducia reciproca tra i Paesi membri, e per riuscire ad attrarre e gestire in maniera efficiente la maggiore quantità possibile di Fondi Europei attraverso la pianificazione di progetti comuni.

Oltre al Capo di Stato croato, deciso promotore del Gruppo è stato il Presidente polacco, Andrzej Duda, che proprio nel rafforzamento della Polonia come Paese-guida dell’Europa Centro-Orientale ha sempre evidenziato la priorità della sua attività in politica estera.

Come riportato dal Ministro degli Affari Esteri dell’Amministrazione Presidenziale polacca, Krzystof Szczerski, il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero è concepito per supportare le posizioni in seno all’Unione Europea dei Paesi dell’Europa Centro Orientale, i cui interessi sono schiacciati dagli accordi bilaterali che, troppo spesso, Germania e Francia stringono con la Russia, come l’esempio del gasdotto Nordstream.

Proprio a riguardo del Nordstream, gasdotto realizzato nel 2012 sul fondale del Mar Baltico tra Russia e Germania per isolare energeticamente i Paesi dell’Europa Centrale -in primis Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia, membri sia dell’Unione Europea che della NATO- si sono dichiarati Duda e il Presidente della Slovacchia, Andrej Kiska.

In una nota congiunta a margine di un incontro bilaterale in Slovacchia, Duda e Kiska hanno sottolineato come l’accordo per il raddoppio del Nordstream, stretto lo scorso 4 Settembre nonostante le sanzioni applicate alla Russia dall’Occidente in seguito all’annessione militare russa della Crimea e all’occupazione dell’Ucraina orientale da parte dell’esercito di Mosca, sia un progetto politico volto a danneggiare l’interesse energetico ed economico dell’Europa Centro Orientale.

La nascita del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero è sia una necessità per garantire gli interessi dell’Europa Centro Orientale, che un’opportunità per l’Unione Europea per rinnovarsi in un’entità politica davvero collegiale, con pari dignità e trattamento tra i suoi Paesi membri.

Come dimostra il caso del Nordstream, Germania, Francia e gli altri Stati dell’Europa Occidentale hanno spesso considerato l’Europa Centro Orientale come una zona di secondo rango, quasi sempre privata del diritto di parola, quando non discreditata, su tematiche di importanza continentale.

Ne è un esempio l’opposizione di Germania e Francia all’insediamento di basi permanenti della NATO in Europa Centro Orientale, una misura richiesta a gran voce da Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania come mezzo per tutelare la sicurezza di Paesi esposti alle velleità aggressive della Russia.

Inoltre, lecito ricordare che Germania e Francia non hanno sostenuto la realizzazione del gasdotto Nabucco -progettato per decrementare la dipendenza energetica dell’Europa Centro Orientale dalle forniture di gas russo- preferendo supportare sia il Nordstream, che il Southstream, un altro gasdotto concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dall’oro azzurro di Mosca veicolando gas in Italia attraverso Fondale del Mar Nero, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria ed Austria.

Una necessità storica

Infine, la nascita del Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero a guida polacca rappresenta un’opportunità anche per rafforzare la posizione dell’Occidente nell’ambito di una politica mondiale in cui, in seguito al disimpegno degli Stati Uniti da Europa e Medio Oriente, a ricoprire un ruolo fondamentale per la sicurezza del blocco occidentale saranno sempre più potenze regionali, come la Polonia de facto è per vocazione storica.

Infatti, il Gruppo Adriatico-Baltico-Mar Nero non è altro che la riattualizzazione dell’Intermarium, Federazione di Stati dell’Europa ubicati tra il Mar Baltico, il Mar Nero e il Mare Adriatico, concepita dal Leader della Seconda Repubblica polacca, Jozef Pilsudski, per tutelare la sicurezza dell’Europa Centro Orientale dalle velleità espansionistiche di Unione Sovietica e Germania.

Il ricorso alla storia non è casuale, dal momento in cui il riattivarsi del militarismo aggressivo di Putin a stampo imperialista in Georgia, Ucraina e Siria mette a serio repentaglio la sicurezza non solo dell’Europa Centro Orientale, ma anche dell’Unione Europea tutta.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Duda a Tallinn rilancia la Polonia alla guida dell’Europa Centro-Orientale

Posted in NATO, Polonia by matteocazzulani on August 25, 2015

Nel corso della sua prima visita all’estero, il Presidente polacco richiede la presenza stabile della NATO in Europa Centro-Orientale e l’inclusione di Varsavia e Stati Uniti nelle trattative di pace tra Ucraina e Russia. Plauso da parte del suo omologo estone, Toomas Henrik Illves, e del Premier dell’Estonia Toomas Roivas



Varsavia – Senza memoria non c’è presente né futuro. Questo è lo spirito che ha mosso il Presidente della Polonia, Andrzej Duda, durante la sua prima visita ufficiale dal suo insediamento, effettuata a Tallinn, la capitale dell’Estonia, nella giornata di Domenica, 23 Agosto.

Come dichiarato dallo stesso Duda, la scelta della data ha un alto valore simbolico, dal momento che il 23 Agosto è sia la Giornata del Ricordo delle vittime di stalinismo e nazismo, che l’anniversario della firma del Patto Molotov-Ribbentrop tra Unione Sovietica e Germania nazista: un accordo che ha portato alla spartizione della Polonia e degli altri Paesi dell’Europa Centro-Orientale durante la Seconda Guerra Mondiale.

Oltre che la data, ad avere valore simbolico è anche il luogo, dal momento in cui l’Estonia è, ad oggi, il Paese della NATO maggiormente esposto alle provocazioni della Russia di Putin, come dimostrato sia dalle continue violazioni dello spazio aereo e marittimo estone da parte dell’esercito di Mosca, che dall’arresto dell’Ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni Eston Kohver -illegalmente prelevato in Estonia e deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti russi.

Duda, che de facto ha reso la Polonia il Paese-guida di una coalizione di Stati NATO dell’Europa Centro-Orientale fortemente allarmati dalle provocazioni della Russia, ha ricordato che il Patto Molotov-Ribbentrop ieri e la condotta di Mosca in Crimea ed Ucraina orientale oggi sono violazioni del Diritto Internazionale.

Per questa ragione, e per evitare gli errori del passato, Duda ha fatto appello ai Paesi NATO affinché la richiesta degli Stati membri dell’Europa Centro-Orientale in merito al dislocamento permanente di reparti militari dell’Alleanza Atlantica nella regione -una richiesta “ragionevole e supportata da motivazioni valide”, come ha ritenuto il Presidente polacco- sia ascoltata e realizzata al più presto.

Infine, Duda ha anche ritenuto necessaria una modifica del formato delle trattative di pace tra Ucraina e Russia, alle quali, assieme a Germania e Francia, sarebbe opportuno prendessero parte anche Polonia, Stati Uniti e un rappresentante dell’Unione Europea.

Calorosa è stata la riposta del Presidente estone, Toomas Henrik Illves, che ha sottolineato come il Patto Molotov-Ribbentrop abbia portato i Paesi dell’Europa Centro-Orientale a perdere la propria indipendenza e libertà per mano di sovietici e nazisti: sopratutto la Polonia, il Paese che, più di tutti, ha sofferto deportazioni ed eccidi di massa.

Oltre al Presidente Illves, che ha concordato con la proposta di Duda di richiedere la presenza stabile di reparti NATO in Europa Centro-Orientale, positiva è stata anche la reazione del Premier estone, Taavi Roivas, che ha ringraziato il Presidente polacco per l’aperto sostegno dato alla campagna per la liberazione di Kohver.

La propaganda e il gas di Putin già in azione

Con la sua prima visita estera, Duda ha chiaramente dimostrato che la Polonia intende ritornare ad esercitare quel ruolo-guida nell’Europa Centro-Orientale avviato da Jozef Pilsudski nel periodo interbellico e ripreso da Lech Kaczynski: Presidente scomparso nella controversa Catastrofe di Smolensk che, per reagire all’aggressione russa alla Georgia nel 2008, ha costruito una coalizione di Polonia, Ucraina, Lituania, Lettonia ed Estonia in sostegno di democrazia e libertà nello spazio ex-sovietico.

Diversamente da Kaczynski, la coalizione dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale che Duda intende creare comprende anche Romania -Paese minacciato dalla presenza russa in Transnistria- Croazia -Paese strategico per la diversificazione delle forniture di gas dell’Europa- ed Ungheria -che, tuttavia, sotto la gestione Orban ha adottato una politica spiccatamente filorussa.

La politica estera di Duda, che pone fine all’inconcludente epoca del suo predecessore Bronislaw Komorowski -caratterizzata dal disimpegno della Polonia nella promozione di democrazia e libertà in Georgia ed Ucraina in favore di uno sterile riavvicinamento alla Germania- ha tuttavia molti nemici ed avversari.

Oltre a Putin e alla propaganda russa molto attiva in Paesi tradizionalmente filorussi come Italia e Francia -in cui, senza uno straccio di prove e al limite della diffamazione, il Presidente polacco è presentato come un “pericoloso nazionalista clericale antieuropeo” dai principali media- ad ostacolare la politica estera di Duda è la Germania.

Infatti, Berlino, quasi a farsi beffa della storia legata al Patto Molotov-Ribbentrop, si oppone ad ogni rafforzamento della NATO per non irritare la Russia, con cui la Germania intrattiene stretti rapporti economici, energetici e politici.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale

@MatteoCazzulani

Caso Kohver. Putin dichiara guerra all’Occidente

Posted in NATO by matteocazzulani on August 21, 2015

La Corte Regionale russa di Pskov condanna al carcere l’ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni, prelevato in Estonia e deportato in Russia da agenti dei Servizi Segreti di Mosca. Dopo le violazioni dello spazio aereo e marittimo dei Paesi del Baltico, l’esercito russo ha innalzato il livello delle provocazioni nei confronti di Stati membri della NATO 



Varsavia – 15 anni di galera e una multa di 1800 euro sono i numeri che caratterizzano un atto intimidatorio, di chiaro stampo politico, che la Russia ha commesso nei confronti della Comunità Occidentale. Così, Unione Europea e NATO devono correre ai ripari per evitare un’escalation militare con Mosca sempre più probabile. 

Nella giornata di mercoledì, 19 Agosto, la Corte regionale di Pskov ha condannato al carcere l’ufficiale dei Servizi di Sicurezza estoni Eston Kohven, detenuto per un anno intero in Russia dopo essere stato rapito in Estonia, ed immediatamente deportato illegalmente in territorio russo, da parte di agenti dei Servizi Segreti di Mosca lo scorso 5 Settembre.

Secondo il verdetto della Corte russa, Kovher sarebbe colpevole di spionaggio e attraversamento illegale della frontiera con la Russia. Tuttavia, il Governo dell’Estonia ritiene che l’ufficiale dei servizi di sicurezza di Tallinn sia stato prelevato a forza in territorio estone.

Alla notizia della condanna, pronta è stata la risposta del Premier estone, Taavi Roivas, che ha definito l’accaduto una grave violazione del Diritto Internazionale nei confronti di un Paese membro dell’Unione Europea e della NATO.

In effetti, dal punto di vista procedurale e formale la condanna di Kohver, e prima ancora il suo arresto in Estonia e la sua deportazione in Russia da parte di agenti  dei Servizi Segreti russi, rappresenta non solo un’azione illegale, ma è anche e sopratutto una vera e propria dichiarazione di guerra.

Del resto, la Russia non è nuova ad atti intimidatori nei confronti di Tallinn e, più in generale, dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale e settentrionale, come dimostrano le continue violazioni da parte dell’esercito di Mosca degli spazi aerei e marittimi di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia, Svezia, Danimarca, Norvegia e Gran Bretagna.

Tuttavia, con l’arresto di Kohver la Russia ha innalzato il livello delle provocazioni, quasi certamente con lo scopo di portare uno dei Paesi membri della NATO a porre le basi per il verificarsi di un casus belli che potrebbe autorizzare un intervento armato russo nel Baltico.

Dopo l’aggressione militare alla Georgia nel 2008, l’annessione armata della Crimea e l’occupazione dell’Ucraina Orientale nel 2014, la Russia ha infatti l’obiettivo di estendere la sua azione bellica nel Baltico per ristabilire la totale influenza nell’ex-URSS e nel contempo, indebolire Unione Europea e NATO.

A rafforzare l’iniziativa armata della Russia è la consapevolezza che né la NATO a trazione Obama, né l’Unione Europea guidata dal tandem Juncker-Mogherini sono pronti a difendere i propri Stati membri e, così facendo, contrastare il disegno egemonico di Mosca nello spazio ex-sovietico.

La Polonia di Duda può salvare l’Europa

Nello specifico, il progetto della Russia, così come definito da Alexander Dugin, l’ideologo di orientamento nazibolscevico del Presidente della Federazione Russia, Vladimir Putin, è quello di estendere il dominio di Mosca in Europa, considerata una propaggine geografica della Grande Russia.

Preso atto della debolezza di Unione Europea e NATO, incapaci di arginare l’avanzata della Russia con una politica risoluta e coraggiosa, l’unica soluzione perseguibile per salvare l’Occidente è la realizzazione di un’alleanza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale situati tra il Mar Baltico e il Mar Nero.

Come dichiarato dal Presidente polacco, Andrzej Duda, questa alleanza di Paesi dell’Europa Centro-Orientale -a cui, sotto l’egida della Polonia, potrebbero fare parte Estonia, Lettonia, Lituania, Danimarca, Romania, Croazia e Bulgaria- ha come principale scopo l’ottenimento del posizionamento permanente di contingenti NATO in questa regione d’Europa che, ad oggi, vede minacciata la propria sicurezza per mano della Russia. 

Il disegno, già perseguito tra il 2005 e il 2010 da Lech Kaczynski -il coraggioso Presidente della Polonia scomparso nella controversa Catastrofe di Smolensk- risale alla concezione dell’Intermarium, adottata con successo dal Leader della Seconda Repubblica polacca, Jozef Pilsudski, per arrestare l’avanzata dell’Unione Sovietica in Europa nel 1920.

Oggi come allora, considerato il timore di Germania e Francia nei confronti della Russia, il ruolo-guida della Polonia in Europa Centro-Orientale, che il Presidente Duda ha chiaramente dichiarato di volere ripristinare, è la soluzione che potrebbe garantire la sicurezza dell’Europa. 

Inoltre, solo grazie alla resistenza dell’Europa Centro-Orientale la Comunità Occidentale potrebbe tutelare efficacemente Democrazia, Libertà, Diritti Umani e Libero Mercato: Valori rispettati nei Paesi dell’Unione Europea e della NATO, ma costantemente calpestati nella Russia di Putin.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Duda volta pagina in Polonia

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 6, 2015

Il nuovo Presidente polacco a favore di un cambiamento evidente della politica estera di Varsavia in chiave trans atlantica. Rafforzamento della presenza NATO, atlantismo e primato in Europa Centro-Orientale le priorità del giovane Capo dello Stato



Varsavia – Non più la Polonia che guarda alla Germania per condurre la propria politica estera, ma un Paese che vede nella NATO l’unico vero garante della propria sicurezza, attivo nel rafforzamento delle relazioni trans atlantiche e avvocato dell’Europa Centro-Orientale presso l’Unione Europea. Questo è il nuovo corso della politica estera della Polonia che il nuovo Presidente polacco, Andrzej Duda, ha presentato nel corso del suo discorso di insediamento, nella giornata di giovedì, 6 Agosto.

Duda, candidato del partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che ha battuto il Presidente uscente Bronislaw Komorowski, sostenuto dalla moderata Piattaforma Civica -PO- nelle Elezioni Presidenziali polacche dello scorso Maggio, ha sottolineato come la politica estera della Polonia subirà un mutamento profondo, con la Polonia che si proporrà sulla scena internazionale come Paese promotore del rafforzamento della NATO, con il dislocamento di basi permanenti dell’Alleanza Atlantica in Europa Centro-Orientale.

Nello specifico, Duda ha contestualizzato la necessità di una presenza stabile della NATO nella regione, dovuta alla crescente aggressività della Russia di Putin in Europa Orientale e alle scarse contromisure finora adottate dall’Unione Europea, nell’ambito di un rafforzamento delle relazioni trans atlantiche nel quale rientra anche il sostegno della sua Amministrazione alla finalizzazione dell’accordo di Partnership Commerciale ed Industriale Trans Atlantico -TTIP- tra Unione Europea e Stati Uniti.

Inoltre, Duda ha anche dichiarato di essere attivo per incrementare il ruolo della Polonia come Paese-leader dell’Europa Centro-Orientale, e suo avvocato della regione presso l’Unione Europea: una misura necessaria per difendere gli interessi di Paesi tradizionalmente mistrattati e considerati membri di ‘Serie B’ da parte degli Stati dell’Eurozona.

Per quanto riguarda i rapporti con Germania e Francia, Duda intende considerare i buoni legami economici, senza tuttavia rinunciare a difendere gli interessi della Polonia, come la partecipazione di Varsavia alle trattative di pace tra Ucraina e Russia da cui il Governo polacco è stato escluso per via di un accordo tra Parigi, Berlino e Mosca.

“La Polonia è un grande Paese di 38 milioni di persone circa, più tutti gli emigrati. Un Paese così non può non attuare una politica estera attiva che sia riconosciuta e rispettata in campo internazionale” ha dichiarato Duda durante un’intervista alla televisione TVN24 precedente all’insediamento.

Con la sua nuova strategia di politica estera, Duda traccia una vera e propria discontinuità con la passata Amministrazione Komorowski, caratterizzata da un quasi completo appiattimento della Polonia alla Germania: una scelta che se da un lato ha portato l’economia polacca ad un’importante crescita, dall’altro non è riuscita a fare accettare Varsavia come membro a pieno titolo del direttivo dell’UE a guida franco-tedesca.

Nella sua concezione di politica estera, Duda si rifà inoltre all’Intermarium: una concezione che prevede per la Polonia un ruolo di stato-guida dei Paesi europei situati tra il Mar Baltico, il Mare Egeo, l’Adriatico ed il Mar Nero i cui interessi sono messi a serio repentaglio dall’atteggiamento imperialista della Russia.

Tra i principali attuatori dell’Intermarium, e, ipso facto, tra i modelli a cui Duda apertamente si ispira, vi sono il Leader della Polonia nel periodo interbellico Jozef Pilsudski e l’ex-Presidente Lech Kaczynski.

Quest’ultimo è il coraggioso Presidente, scomparso nella ancora fumosa Catastrofe di Smolensk nel 2010, che, nel 2008, durante l’aggressione russa alla Georgia, ha previsto con incredibile lungimiranza le future iniziative belliche che Mosca ha poi attuato nei confronti dell’Ucraina.

Riduzione dell’età previdenziale e sgravi fiscali in politica interna

Oltre alle iniziative di politica estera, che rappresentano il punto in cui Duda traccia una discontinuità immediata con la passata Amministrazione, il nuovo Presidente ha anche promesso due iniziative in campo interno, come l’incardinamento in Parlamento di una proposta per l’abbassamento dell’età pensionabile e l’innalzamento della quota esente tasse.

Inoltre, Duda ha presentato i membri della sua Amministrazione, al cui Capo è stata nominata una donna, la parlamentare PiS Malgorzata Sadurska, mentre un altro parlamentare PiS, Adam Kwiatkowski, sarà il Capo di Gabinetto.

Maciej Lopinski, già Capo di Gabinetto presso l’Amministrazione Kaczynski, sarà il Capo dei Consiglieri del Presidente, mentre Krzysztof Szczerski, noto Professore dell’Università Jagellonica di Cracovia, sarà il Ministro degli Esteri della nuova Amministrazione.

Wojciech Kolarski, Capo di Gabinetto di Duda da Parlamentare Europeo e Consigliere Comunale PiS di Cracovia, sarà il nuovo Ministro della Cultura presso l’Amministrazione Presidenziale.

Matteo Cazzulani

Analista politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

Polonia: riforme, tradizione ed atlantismo al centro dell’Amministrazione Duda

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 1, 2015

Il Presidente Eletto polacco fa appello alla collaborazione tra tutte le forze politiche, e promette ascolto e realizzazione di un’agenda politica ambiziosa fatta di sostegno a famiglie con figli, agricoltura e imprese polacche e dialogo sociale. Rafforzamento della NATO in Polonia e creazione di un fronte comune dell’Europa Centro Orientale in seno all’Unione Europea le due direttrici principali della nuova Amministrazione Presidenziale polacca in politica estera



Varsavia – Riforme in nome di modernità e tradizione, nonostante la disinformazione di chi, in Europa Occidentale -sopratutto in Italia- lo dipinge come un “nuovo Orban pericoloso per l’Europa”. Questa, in sintesi, l’agenda politica che il Presidente Eletto della Polonia, Andrzej Duda, intende realizzare subito dopo il suo insediamento, programmato per il prossimo 6 Agosto.

Come dichiarato dallo stesso Duda nella giornata di venerdì, 29 Maggio, durante la cerimonia di consegna dell’attestato di vittoria delle Elezioni Presidenziali svoltesi una settimana prima, il Presidente Eletto della Polonia ha evidenziato come la sua Amministrazione sarà caratterizzata da un costante ascolto dei cittadini e dalla promozione di un confronto tra le varie forze politiche teso alla cooperazione e all’unità.

Le prime dichiarazioni da Presidente Eletto di Duda, effettuate alla presenza del Premier, Ewa Kopacz, e del Vicepremier e Ministro della Difesa, Tomasz Siemoniak -entrambi esponenti della moderata Piattaforma Civica, PO, la principale forza politica di maggioranza in Parlamento- sono state accompagnate dall’invito al Governo a non forzare l’approvazione di alcuna riforma costituzionale prima dell’insediamento della nuova Amministrazione Presidenziale.

Considerata la resistenza che un Parlamento di colore opposto potrebbe riservargli, Duda, che ha vinto le Elezioni Presidenziali da candidato del Partito conservatore Diritto e Giustizia -PiS, principale forza politica dell’opposizione in Parlamento- con il suo appello ha dimostrato di avere ben chiare le difficoltà che, almeno nei primi mesi, fino alle prossime Elezioni Parlamentari, l’Amministrazione Presidenziale potrebbe incontrare nel realizzare un’ambiziosa agenda programmatica, improntata principalmente su tematiche di carattere sociale ed economico.

Durante la campagna elettorale, Duda, giovane Europarlamentare del Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei, ECR, che ha saputo conquistare il voto di centro spostando PiS su posizioni conservatrici moderne -e non più clerical-radicali come nel recente passato- ha infatti promesso l’utilizzo dei Fondi Europei per erogare sostegni alle famiglie con figli, all’agricoltura e alle imprese polacche. 

Il Presidente Eletto, che subito dopo la sua elezione ha rinunciato alla tessera di Partito per garantire l’imparzialità del suo ruolo, ha poi dichiarato la sua totale contrarietà all’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni, promettendone un ritocco al ribasso nel corso dei 5 anni della sua Amministrazione.

Duda, in un’intervista rilasciata al quotidiano Rzeczpospolita, ha mantenuto un atteggiamento prudente su tematiche eticamente sensibili come la Fecondazione Assistita, ma, nel contempo, ha illustrato di essere disposto ad avviare un dialogo con le Associazioni LGBT per regolarizzare lo status delle persone affettivamente vicine, pur ribadendo contrarietà assoluta alla legalizzazione delle coppie di fatto dello stesso sesso.

Oltre che sulla politica interna, Duda è all’opera anche per quanto riguarda l’Agenda di Politica Estera che, come il Presidente Eletto ha preannunciato a più riprese, punta a rafforzare sia la presenza della NATO in Polonia che il ruolo della Polonia come leader di un’alleanza dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale in seno all’Unione Europea.

Da un lato, l’Amministrazione Duda punta ad ottenere l’istallazione di basi militari permanenti della NATO in Polonia, nonché la pronta realizzazione del sistema di difesa antimissilistico USA, così da rassicurare i Paesi dell’Europa Centro-Orientale da probabili aggressioni militari da parte della Russia e, allo stesso tempo, garantirne la sicurezza nazionale. 

Dall’altro, con la proposta di costituire un fronte comune di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Svezia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia ed Ungheria, il Presidente Eletto ambisce al rilancio di una moderna Intermarium: progetto politico elaborato nel periodo interbellico dal Capo dello Stato polacco, Jozef Pilsudski, rilanciato, nel 2008, dall’ex-Presidente Lech Kaczynski, esponente di PiS a cui Duda non ha mai nascosto di ispirarsi.

Quasi pronto il Gabinetto del nuovo Presidente

Come riportato da fonti vicine al Presidente Eletto, sull’agenda di Politica Estera e di Difesa -ambito su cui Duda è mediamente ferrato- fondamentale è il lavoro di Krzysztof Szczerski e Witold Waszczykowski. Questi due importanti esponenti PiS sarebbero già all’opera per organizzare la prima visita all’Estero del nuovo Capo dello Stato che, per rimarcare la vocazione atlantista della sua Amministrazione, Duda potrebbe effettuare a Washington o a Bruxelles.

Sempre secondo indiscrezioni ben fondate, a Szczerski, stimato Professore dell’Università Jagellonica di Cracovia, già Sottosegretario di Stato presso il Ministero degli Esteri nel 2007 ed Europarlamentare del Gruppo ECR, sempre secondo indiscrezioni ben fondate sarà affidata la gestione della politica estera dell’Amministrazione Duda. 

Invece, Waszczykowski, diplomatico di orientamento atlantista, anch’egli già Sottosegretario di Stato presso il Ministero degli Esteri dal 2005 al 2008, è il candidato principale a Ministro degli Esteri nel caso PiS dovesse vincere le prossime Elezioni Parlamentari.

Un’altra personalità illustre ad entrare nella nuova Amministrazione Presidenziale come responsabile della sfera sociale sarebbe lo storico ed ex-Europarlamentare del Gruppo ECR Pawel Kowal, ora Coordinatore della forza politica Polonia Insieme -PR- che, assieme a PiS, ha sostenuto la corsa di Duda alla Presidenza.

Un altro ex-Europarlamentare del gruppo ECR, il filosofo Ryszard Legutko, potrebbe entrare nell’Amministrazione Duda come consigliere per il settore dell’Educazione, mentre, per le questioni di carattere programmatico, possibile è la nomina del Professor Piotr Glinski, già candidato Premier di PiS durante i due voti di sfiducia costruttivi presentati dalla forza partitica conservatrice in Parlamento negli ultimi anni.

Infine, a Capo dell’Amministrazione Presidenziale potrebbe essere nominato Maciej Lopinski, già Capo di Gabinetto dell’ex-Presidente Lech Kaczynski.

Matteo Cazzulani

Analista Politico dell’Europa Centro Orientale

@MatteoCazzulani

LA POLONIA FESTEGGIA LA SUA INDIPENDENZA

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 12, 2011

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, si appella all’unità, ma gruppi di estrema sinistra ed estrema destra trasformano il centro di Varsavia in un campo di battaglia. Sullo sfondo delle violenze un dibattito storico ancora aperto

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski

Uno sguardo a passato, presente, e futuro, ed i soliti guastafeste che non perdono l’occasione di rovinare un momento solenne. Nella giornata di venerdì, 11 Novembre, la Polonia ha celebrato la propria Festa dell’Indipendenza. Un evento particolare, dal momento in cui, per la prima volta nella sua storia, Varsavia ha vissuto la ricorrenza da presidente di turno dell’Unione Europea: obiettivo impensabile durante il giogo nazista ed il dominio sovietico che, tuttavia, questo grande Paese dell’Europa Centrale ha saputo ottenere con la forza della volontà, e la determinazione del suo popolo, malgrado le amenità di un passato travagliato, fatto di spartizioni, invasioni, e dittature.

Proprio l’orgoglio nazionale è stato il leit motiv del discorso ufficiale del Presidente, Bronislaw Komorowski, che, dinnanzi al Monumento al Milite Ignoto, si è rivolto ai polacchi con l’invito alla coesione in un periodo particolarmente grave per l’Occidente: un iniziale richiamo alla situazione economica – opportuno, dal momento in cui proprio la Polonia si sta battendo in sede UE per evitare che le misure anti-crisi siano prese da un direttorio franco-tedesco, altresì sostenendo il coinvolgimento degli Stati non-Euro – è stato seguito da un appello alla concordia nazionale, ed alla collaborazione sul piano politico, sociale, e lavorativo.

Purtroppo, parole a vuoto per i soliti violenti che non hanno perso l’occasione di sfruttare una Festa Nazionale per relegare le parole del Capo di Stato in secondo piano. Un centinaio di manifestanti del circolo antifascista “Accordo dell’11 Novembre” – rafforzato da attivisti di centri sociali ed organizzazioni contro l’omofobia e la discriminazione razziale provenienti da Germania e Bielorussia – si è dapprima radunato nella manifestazione “Indipendenza Colorata”, poi, ha cercato di forzare il cordone della polizia per cercare di raggiungere Piazza dell’Indipendenza, dove, poche ore più tardi, avrebbe dovuto iniziare la dimostrazione dell’estrema destra. Una manna dal cielo per i neonazisti che, a loro volta coadiuvati da simili frange di Ungheria, Slovacchia, e Romania, hanno risposto con un fitto lancio di bottiglie, con cui, in pochi minuti, il centralissimo Nowy Swiat si è trasformato in un campo di battaglia, dove ad avere la meglio sono state le forze dell’ordine, ma solo dopo l’arrivo di rinforzi.

Una pagina di ordinaria follia, che nemmeno il monito di Komorowski ha potuto evitare. “In una democrazia ciascuno ha il diritto di manifestare – aveva dichiarato poc’anzi – ma è bene che tali dimostrazioni non eccedano nei toni. Le differenze di vedute sono normali e costruttive quando il confronto resta relegato al dialogo – ha continuato – la nostra storia ce lo insegna: anche Dmowski e Pilsudski si odiavano, ma nelle occasioni ufficiali non hanno mai esternato la loro rivalità”.

Il richiamo ai due personaggi principali della Polonia interbellica non è stato casuale, dal momento in cui la data scelta per la festa dell’Indipendenza è al centro di una – pacifica – diatriba storico-accademica. L’11 Novembre 1918 il Comandante delle Legioni Polacche, Jozef Pilsudski, insignito della carica di Comandante delle Forze Armate nazionali, ha concluso le trattative per la resa e la smilitarizzazione del contingente di occupazione tedesco a Varsavia: costretto ad abbandonare la capitale di quella che sarebbe poi diventata la Seconda Repubblica. Tuttavia, alcuni tra gli studiosi preferirebbero posticipare la ricorrenza dell’Indipendenza del Paese al 21 Gennaio, quando, nel medesimo giorno del 1920, il Capo dei Nazional-Democratici, Roman Dmowski, in rappresentanza della Polonia ha firmato il Trattato di Versailles, con cui lo Stato polacco è stato costituito definitivamente, e riconosciuto dalla Comunità Internazionale.

L’europeicità dell’Ucraina al centro della posizione della Polonia

A celebrare la Festa dell’Indipendenza Nazionale è stato anche il Capo di Stato Emerito, Aleksander Kwasniewski, che, in una conferenza stampa, ha elencato i principali problemi sul campo internazionale a cui la Polonia è chiamata a trovare soluzioni. Oltre alla già citata crisi dell’Euro, con particolare risalto alle evoluzioni politico-economiche di Grecia ed Italia, l’ex-Presidente ha illustrato l’importanza dell’allagamento dell’Unione Europea ai Paesi dell’Europa Orientale, in primis ad un’Ucraina con cui la firma dell’Accordo di Associazione – documento che renderebbe Kyiv partner di Bruxelles al pari di Norvegia, Islanda e Svizzera – è in forse dopo l’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

“Il Presidente ucraino deve capire che non è opportuno giocare alla roulette russa con i partner europei – ha dichiarato Kwasniewski riferendosi al collega Viktor Janukovych – sopratutto ora che Bruxelles ha problemi ben più gravi da risolvere, e che alla guida dell’Unione c’è una presidenza decisamente favorevole alle aspirazioni comunitarie di Kyiv. Varsavia sostiene la firma dell’Accordo di Associazione – ha continuato – ma il caso Tymoshenko ha posto in forse un iter che potrebbe essere sospeso per almeno due anni: un lasso di tempo – ha concluso – che pregiudicherebbe ogni possibile avvicinamento nel breve tempo”.

Parole che le autorità ucraine avranno modo di ricordare, sopratutto dopo che Julija Tymoshenko è stata accusata anche di evasione fiscale: un’imputazione di cui sarà chiamata a rispondere in uno degli interrogatori giornalieri, a cui emissari della Procura Generale stanno costringendo un ex-Primo Ministro sempre più in precarie condizioni di salute. Condannata a sette anni di carcere in isolamento per gestione fraudolenta del bilancio statale ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin, la Leader dell’Opposizione Democratica presto sarà sotto processo anche per uso improprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto – adoperati per il pagamento delle pensioni – ed acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze.

Forse, troppo per essere certi della totale innocenza di un politico di uno dei Paesi a tasso corruzione più elevato, ma abbastanza per giudicare l’accanimento giudiziario nei confronti dell’ex-Primo Ministro un regresso democratico, oltre che una palese violazione della dignità umana.

Una conclusione a cui è giunto anche l’autorevole Comitato di Helsinki peril rispetto dei diritti umani che, con una nota, ha definito le accuse, i processi e gli interrogatori alla Leader dell’Opposizione Democratica politicamente motivati.

“Non importa se Julija Tymoshenko è davvero responsabile – riporta il comunicato – i diritti umani sono uguali per tutti, colpevoli o non colpevoli”.

Matteo Cazzulani