LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Nuovo Governo in Polonia: la Kopacz applica il Manuale Cencelli per il dopo-Tusk

Posted in Polonia by matteocazzulani on September 20, 2014

Il Premier-Designato polacco tiene conto dell’appartenenza di corrente interna alla cristiano-democratica Piattaforma Civica per formare il suo nuovo Esecutivo dopo la nomina dell’ex-Capo del Governo a Presidente del Consiglio Europeo. Le promozioni di Grzegorz Schetyna agli Esteri e di Tomasz Siemoniak a Vicepremier testimoniano la longa manus nella formazione del Governo del Presidente, Bronislaw Komorowski

C’è chi l’ha paragonata a Margaret Thatcher per la decisione, al suo esordio, di varare un Governo politico che bilancia tutte le componenti interne al suo Partito, ma c’è sopratutto chi l’ha già criticata per non avere nominato persone forti nelle posizioni adeguate. Nella giornata di venerdì, 19 Settembre, il Premier-Designato polacco, Ewa Kopacz, ha presentato il suo Governo, chiamato ora a ottenere la fiducia del Parlamento.

Il nuovo Esecutivo, varato dopo la nomina del precedente Premier, Donald Tusk, a Presidente del Consiglio Europeo, è sempre retto dalla coalizione tra la cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, il Partito a cui appartengono Tusk, la Kopacz e il Presidente, Bronislaw Komorowski- e il Partito contadino PSL, ma, questa volta, rappresenta tutte le correnti interne alla principale forza politica.

A stupire è infatti la nomina a Ministro degli Esteri di Grzegorz Schetyna: ex-Ministro degli Interni ed ex-Presidente della Camera Bassa del Parlamento, attuale Presidente della Commissione Affari Internazionali e, sopratutto, Capo della corrente interna alla PO avversaria a quella di Tusk, a cui appartiene anche la Kopacz.

Oltre a Schetyna -che grazie alla nomina ritrova spazio in politica dopo essere stato quasi definitivamente marginalizzato da Tusk- a dimostrare la natura politica del nuovo Governo è la decisione della Kopacz di affidare il Ministero della Giustizia a Cezary Grabarczyk, il Capo della terza corrente interna alla PO.

Degna di nota è la decisione di confermare Ministro della Difesa, Tomasz Siemoniak, che, tuttavia, assume anche il ruolo di Vicepremier: una decisione presa da un lato per innalzare il peso delle strutture difensive in un periodo di instabilità internazionale, e, dall’altro, per accontentare il Presidente Komorowski.

Molte sono infatti le voci che testimoniano come ad avere avuto l’ultima parola sulle nomine dei Ministri degli Esteri e della Difesa sia stato proprio Komorowski, che, non a caso, ha piazzato al Governo persone a lui fedeli: un segnale che fa pensare ad un tacito accordo sulle competenze, in base al quale il Presidente assume il pieno controllo della politica estera, mentre la Kopacz resta titolare della questioni interne.

Oltre ai nomi già citati, tra i nuovi Ministri figurano anche Andrzej Halicki -uomo della corrente di Schetyna- alla Digitalizzazione, Teresa Piotrowska agli Interni, Maria Wasiak alle Infrastrutture.

Confermati, invece, sono il Ministro dell’Ambiente, Maciej Grabowski, quello del Tesoro, Wlodzimierz Karpinski, il Ministro delle Finanze, Mateusz Szczurek, il Ministro dello Sport, Andrzej Biernat, il Ministro della Sanità, Bartosz Arlukowicz, il Ministro della Cultura, Malgorzata Omilanowska, il Ministro dell’Università e della Ricerca Lena Kolarska-Bobinska, il Ministro dell’Educazione, Johanna Kluzik-Rostowska.

Confermati sono anche i tre Ministri in quota PSL: Janusz Piechocinski all’Economia, Marek Sawicki all’Agricoltura, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz al Lavoro.

Scoppia il caso Sikorski

Oltre ai nuovi Ministri, a far discutere è la detronizzazione dell’ex-Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che, in sette anni di Governo Tusk, è stata l’unica pedina inamovibile per via della sua competenza, dell’ampio consenso riscosso, e dei risultati ottenuti sul campo: dal rafforzamento delle relazioni con la Germania e dalla piena integrazione della Polonia nell’Unione Europea alla detronizzazione in Ucraina del Presidente reazionario Viktor Yanukovych.

Sikorski, più volte candidato a ricoprire incarichi internazionali, come da ultimo il posto di Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa UE, è stato al centro di uno scandalo intercettazioni, il cui movente resta ancor oggi incognito: un fatto che, secondo diversi commentatori, ha comportato la mancata riconferma sia del Ministro degli Esteri, che del titolare del Dicastero degli Interni, Bartlomiej Sienkiewicz.

Il siluramento di Sikorski, che non ha mai avuto buoni rapporti con il Presidente Komorowski e che non possiede una sua corrente interna alla PO, testimonia sopratutto la volontà del Capo di Stato di mantenere sotto il suo controllo la politica estera e quella di difesa, lasciando al Premier Kopacz e ai suoi uomini solo cariche di natura interna.

D’altro canto, la decisione di candidare Sikorski alla Presidenza della Camera Bassa del Parlamento -ruolo finora ricoperto dalla Kopacz- può essere letto come una tattica per inasprire il contrasto con il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- il principale Partito di opposizione, che, secondo i sondaggi, starebbe scavalcando la PO in termini di consensi elettorali.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Tusk respinge il siluro di Putin alla Polonia

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 24, 2014

Il Premier polacco pone come priorità l’assicurazione alla Giustizia di autori e mandanti delle intercettazioni che stanno discreditando l’immagine della Polonia in Europa, e che secondo gli indizi sarebbero state realizzate su ordine della Russia. La maggioranza chiede a Tusk una miniverifica di Governo

Prima chiarire le responsabilità delle intercettazioni illegali, e solo poi procedere con il rimpasto di Governo. Questa è la linea assunta dal Premier polacco, Donald Tusk, in seguito alla pubblicazione di nuove intercettazioni ad alte Cariche dello Stato da parte del settimanale Wprost: un fatto che ha aperto una crisi di Governo e, sopratutto, ha indebolito l’immagine della Polonia in Europa alla vigilia di importanti nomine ai vertici dell’Unione Europea.

Tusk, durante una conferenza con il Premier spagnolo, Mariano Rajoy, ha definito come prioritaria l’individuazione degli autori e dei mandanti delle intercettazioni che, come dichiarato espressamente dal Capo del Governo polacco, hanno agito con il chiaro obiettivo di destabilizzare la Polonia.

Tusk ha quindi invitato la Redazione del Wprost a pubblicare tutte le intercettazioni in suo possesso per evitare che ulteriori conversazioni registrate possano essere utilizzate come forma di ricatto nei confronti del Governo.

Infine, il Premier polacco ha dichiarato di non intendere dimissionare nessuno dei Ministri coinvolti nelle intercettazioni, ma, al contrario, di volere assicurare alla Giustizia gli autori di registrazioni accuratamente confezionate in diversi ristoranti di Varsavia.

“Le persone responsabili delle intercettazioni non hanno agito per il bene pubblico, bensì unicamente per destabilizzare lo Stato polacco -ha dichiarato Tusk- basta vedere quello che accade ad est dell’Unione Europea per capire quanto una forte posizione della Polonia sarebbe importante per cambiare gli assetti della politica mondiale ed europea”.

La posizione espressa da Tusk è non solo una adeguata risposta al tentativo di discreditare l’immagine della Polonia nella politica europea, ma anche una conferma implicita della convinzione del Governo polacco che dietro alle intercettazioni vi sia la mano dei Servizi Segreti russi.

La Russia ha infatti tutto l’interesse ad affossare la Polonia, che ha saputo ritagliarsi in Europa un preciso ruolo a supporto della democrazia in Ucraina, dell’avvicinamento di Georgia e Moldova all’UE e della realizzazione di una Comune Politica Energetica UE.

Il Governo Tusk è protagonista anche per la diversificazione delle forniture di gas per decrementare la dipendenza dell’Unione Europea da Mosca, e per accelerare con la firma del Trattato di Partnership Economica tra UE e Stati Uniti d’America, il TTIP.

Compatti accanto a Tusk si sono schierati i Parlamentari della Piattaforma Civica -PO- la forza partitica a cui appartengono il Premier e i Ministri e Viceministri intercettati: il Ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski, il Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, l’ex-Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, e l’ex-Addetto Stampa di Tusk, Pawel Gras.

Differente è la posizione del Partito contadino PSL, che, da alleato di maggioranza della PO, ha chiesto a Tusk una verifica di Governo con le dimissioni del Ministro degli Interni Sienkiewicz. Nelle intercettazioni, Sienkiewicz avrebbe concordato con il Capo della Banca Nazionale polacca, Marek Belka, un intervento urgente in salvataggio del bilancio statale in cambio delle dimissioni di Rostowski dalla guida del Ministero delle Finanze.

La posizione del PSL, espressa dal Vicepremier Janusz Piechocinski, esclude la formazione di una Coalizione alternativa a supporto di un Governo tecnico, come proposto dal principale partito di Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- il cui Capo, Jaroslaw Kaczynski, è riuscito a portare sulle sue posizioni gli altri due Gruppi parlamentari della destra: Polonia Solidale e Polonia Insieme.

Fuori dalla contesa restano le Opposizioni di sinistra, con la socialdemocratica SLD attenta a verificare l’operato del Governo, e il radicaleggiante Tuo Movimento pronto a discutere una propria Proposta di Legge per lo scioglimento anticipato del Governo.

Al posto di Sikorski a Capo della Politica Estera UE candidati graditi a Mosca

Nel frattempo, sulla vicenda è anche intervenuto il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che nelle intercettazioni avrebbe dichiarato al Ministro Rostowski che l’alleanza con gli Stati Uniti d’America sarebbe inutile per garantire la sicurezza della Polonia.

“Il Governo è sotto l’attacco di una forza intenta a destabilizzare la Polonia -ha dichiarato Sikorski durante il Vertice dei Ministri degli Esteri UE in Lussemburgo- Ritengo necessario identificare queste persone ed assicurarle alla Giustizia” ha continuato il Ministro degli Esteri polacco.

Sikorski, nello scenario delle intercettazioni, rappresenta il colpo più duro inferto al Governo Tusk, che sta candidando proprio il suo Ministro degli Esteri alla carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE e a quella di Commissario UE all’Energia.

Non è un caso se, subito dopo lo scandalo intercettazioni, le quotazioni di Sikorski per la nomina alla guida della Politica Estera UE sono state raggiunte e superate da quelle di altri candidati, come i francesi Laurent Fabius ed Elisabeth Guigou, l’olandese Frans Timmermans, gli italiani Franco Frattini e Federica Mogherini, lo slovacco Miroslav Lajcak e la bulgara Kristalina Georgieva.

Tutti i candidati alternativi a Sikorski sono noti per assumere posizioni spesso troppo concilianti nei confronti della Russia, talvolta anche spiccatamente favorevoli alle istante neoimperiali di stampo militarista del Presidente russo, Vladimir Putin.

Per questo, non è affatto errato pensare che lo scandalo intercettazioni sia stato organizzato da Mosca per evitare la nomina ai vertici UE di personalità poco accondiscendenti agli interessi della Russia e alle lobby russe di ambito economico ed energetico.

Una situazione, quella che purtroppo si prospetta in Europa, a cui Sikorski -esponente di un Paese che ben conosce la natura imperialista della Russia di Putin, che è del tutto simile a quella del regime sovietico- si sarebbe strenuamente opposto per evitare che l’UE avrebbe potuto assumere una politica succube agli interessi di Mosca.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Scandalo intercettazioni in Polonia. Il Premier Tusk: “Atto contro il Governo pianificato da tempo”

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 17, 2014

Il Premier polacco reagisce duramente ad intercettazioni che riguardano alcuni dei ministri del suo governo ed altre alte autorità del Paese. Salvato il Ministro degli Interni, condannato l’ex-titolare del Dicastero dei Trasporti

Il Capo della Banca Centrale polacca, il Ministro degli Interni, l’ex-Ministro dei Trasporti, e l’ex-Viceministro delle Finanze coinvolti in uno scandalo intercettazioni che mina non poco la stabilità del Governo. Nella giornata di lunedì, 16 Giugno, il settimanale polacco Wprost ha pubblicato il testo di alcune intercettazioni registrate presso il ristorante Sowa e Amici: locale di alto rango abitualmente frequentato da politici e uomini d’affari.

Nella prima intercettazione pubblicata dal Wprost, che risale al Luglio 2013, il Capo della Banca Nazionale Polacca, l’ex-Premier Marek Belka, e il Ministro degli Interni, Bartlomiej Sienkiewicz, hanno discusso in merito al possibile intervento a sostegno delle finanze statali della Banca Nazionale, che Belka ha promesso in cambio delle dimissioni dell’allora Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski.

La seconda intercettazione, risalente al Febbraio 2014, ha invece riguardato l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, che secondo quanto registrato, ha chiesto all’allora Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, un intervento per salvaguardare i conti di sua moglie, finiti nel mirino dei controlli pubblici.

“È la prima volta dal 1989 abbiamo a che vedere con un’operazione di spionaggio ed intercettazioni illegale e ben organizzata -ha dichiarato il Premier, Donald Tusk, durante una conferenza stampa- L’operazione è durata a lungo ed ha riguardato i politici del Partito di maggioranza, con il preciso scopo di compiere un attentato alla stabilità del Governo”.

Tusk, che è sia Premier polacco che Segretario della cristiano-democratica Piattaforma Civica -PO, il primo Partito in Polonia, a cui appartengono anche Sienkiewicz e Nowak- ha poi dichiarato di non avere organizzato l’incontro tra Belka e Sienkiewicz, che ha sollevato da ogni responsabilità politica in quanto il Progetto di Legge che ha sancito l’intervento della Banca Centrale Polacca in soccorso del bilancio statale era stato depositato già da tempo.

Inoltre, Tusk ha escluso definitivamente ogni forma di collaborazione con Nowak, che già in passato aveva perso il posto da Ministro, proprio in seguito ad un’altro scandalo legato all’acquisto di orologi di lusso.

“Le regole della democrazia sono chiare -ha continuato Tusk- in Parlamento governa chi trova i numeri per formare una maggioranza, non chi intende sovvertire il mandato popolare cavalcando un’operazione dai contorni oscuri, sulla quale ancora deve essere fatta l’opportuna chiarezza”.

L’opposizione cavalca lo scandalo per minare il buongoverno cristiano-democratico

Con questa dichiarazione, Tusk ha voluto rispondere a Jaroslaw Kaczynski, Capo del principale Partito dell’Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che, precedentemente, aveva chiesto le dimissioni del Governo e la formazione di una nuova maggioranza con un nuovo Premier.

L’ipotesi delle dimissioni del Governo, sostenuta dall’altro gruppo conservatore in Parlamento, Polonia Solidale, è stata presa in considerazione anche dalla seconda forza di opposizione, la socialdemocratica SLD.

“Gli scandali di cui abbiamo oggi prova testimoniano come la PO sia oggi un Partito ben differente da quello a cui ho deciso di aderire nel 2005” ha commentato Janusz Palikot, Capo del Partito progressista-radicaleggiante Tuo Movimento.

Un invito alla cautela, per non giudicare una situazione di cui si sa ancora molto poco, è stato inviato dal Leader del partito contadino PSL, Janusz Piechocinski, che da alleato di Governo della PO, ha mantenuto compatta la maggioranza dinnanzi alle richieste di scioglimento del Governo delle opposizioni.

Lo scandalo intercettazioni rischia di minare le fondamenta di un Governo, quello Tusk, che in circa sette anni è riuscito a trasformare la Polonia, portandola tra i principali Paesi dell’Unione Europea in materia di sviluppo infrastrutturale e capacità di attrarre risorse UE.

Tra i risultati positivi ottenuti dal Governo Tusk, vi è anche, per quanto riguarda la Politica Estera, la creazione di un’alleanza strategica con la Germania per il rilancio del ruolo dell’Europa nel Mondo, e il sostegno incisivo dato per lo sviluppo della democrazia in Ucraina, Georgia e Moldova.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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L’Europa Centrale guarda a UE e Qatar per decrementare la dipendenza dalla Russia di Putin

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 14, 2014

Il Presidente ungherese, Janos Ader, sottolinea l’importanza del gas del Qatar e della Croazia come Paese di transito per diversificare le forniture di gas del Quartetto di Vysehrad. Polonia e Lituania vicine all’accordo per collegare il rigassificatore lituano di Klaipeda con il sistema infrastrutturale energetico polacco

C’è tanta Europa e molta voglia di diversificare nella proposta che i Paesi dell’Europa Centrale hanno avanzato per decrementare la dipendenza energetica dalle forniture di gas della Russia di Putin, andando a puntare su due risorse: l’oro blu liquefatto del Qatar e quello di altri Paesi come Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America. Nella giornata di mercoledì, 14 Maggio, il Presidente ungherese, Janos Ader, ha dichiarato che il gas liquefatto del Qatar sarà importato dai Paesi del Quartetto di Vysehrad -Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia- per decrementare la dipendenza dalle forniture di oro blu russo, da cui l’Europa Centrale, e più in generale tutta l’Unione Europea, dipendono mediamente per l’80% del fabbisogno complessivo.

Nello specifico, come dichiarato dal Presidente Ader, l’LNG del Qatar può essere importato in Europa Centrale attraverso nuove infrastrutture, tra cui condutture in fase di realizzazione destinate a trasportare l’oro blu del Golfo Persico in Italia.

Un’altra soluzione per realizzare il piano del Capo di Stato magiaro è lo sfruttamento del rigassificatore che la Croazia sta realizzando nell’isola di Krk, da cui, secondo un progetto dell’Unione Europea, il gas liquefatto sarà trasportato in Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia attraverso il Corridoio Nord-Sud: gasdotto progettato per collegare il terminale dell’isola croata con quello polacco di Swinoujscie, anch’esso in via di realizzazione.

Come dichiarato dal Presidente croato, Ivo Josipovic, la Croazia, grazie alla sua stabilità politica, può diventare un importante Paese per assicurare all’Europa la sicurezza energetica attraverso la diversificazione delle forniture di gas.

Un’altra forma di diversificazione delle forniture di gas per i Paesi dell’Europa Centrale è rappresentata dalla realizzazione del rigassificatore di Klaipeda, in Lituania, attraverso il quale il Governo lituano intende importare oro blu liquefatto non solo dal Qatar, ma anche da Norvegia, Egitto e USA.

Come riportato dall’autorevole portale wnp.pl, è sempre più probabile la messa in comunicazione del rigassificatore di Klaipeda con il sistema infrastrutturale energetico della Polonia: un progetto che sarebbe contestualizzato nel programma LitPolLink.

Un ponte energetico tra Varsavia e Vilna

Questo progetto, orientato alla messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici di Polonia e Lituania, è finanziato dal Fondo Europeo per lo Sviluppo -FES- e, nella giornata di martedì, 13 Maggio, ha visto la sua prima approvazione con il via definitivo alla realizzazione della linea elettrica Elk-Atylus: la prima di una serie di infrastrutture concepire per collegare i sistemi infrastrutturali energetici di Varsavia e Vilna.

Come rimarcato dal Ministro dell’Economia polacco, Janusz Piechocinski, il Ponte Energetico tra Polonia e Lituania realizza le direttive UE in materia di sicurezza energetica.

Un forte richiamo all’Europa è stato fatto anche dal Ministro dell’Energia lituano, Jaroslaw Niewierowicz, che ha evidenziato come la data del via del ponte energetico coincida con il decimo anniversario dell’ingresso della Lituania nell’UE.

Matteo Cazzulani

WELFARE IN EUROPA: È GELO TRA POLONIA E GRAN BRETAGNA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on January 9, 2014

Il Premier polacco, Donald Tusk, contesta le affermazioni del Primo Ministro britannico, David Cameron, contro il riconoscimento dell’assistenza sociale per i figli dei lavoratori provenienti dalla Polonia. Londra si scusa ma non intende ritornare sui suoi passi

Non solo a New York, il gelo, quello politico, è arrivato anche sull’asse Varsavia-Londra, e nemmeno una calda linea telefonica è riuscita a rendere più tiepide le relazioni tra Polonia e Gran Bretagna. Nella giornata di mercoledì, 8 Gennaio, il Premier polacco, Donald Tusk, ha contestato direttamente all’interessato le affermazioni in merito all’intenzione di limitare i diritti socio-assistenziali per i polacchi in Gran Bretagna pronunciate dal Primo Ministro britannico, David Cameron.

Come riportato dalla Cancelleria del Premier polacco, la telefonata tra i due -avviata da Cameron per valutare possibili azioni comuni in difesa dello sfruttamento del gas shale in Europa- ha visto Tusk protestare con il collega britannico per più di 40 minuti.

“Rispettiamo ogni decisione sovrana degli altri Paesi -ha riportato le parole di Tusk il Ministro per gli Affari Europei, Piotr Serafin- ma non possiamo accettare misure restrittive nei confronti dei figli di lavoratori polacchi onesti che arricchiscono la Gran Bretagna, che sono contrarie ai regolamenti e all’idea di Europa unita e libera”.

Domenica, 5 Gennaio, il Primo Ministro Cameron ha dichiarato l’intenzione di rivedere l’assistenza sociale fornita ai figli dei lavoratori polacchi residenti in Gran Bretagna come uno dei punti dei negoziati per la permanenza di Londra nell’Unione Europea.

Durante il colloquio con Tusk, il Premier britannico ha dichiarato di non avere avuto l’intenzione di stigmatizzare l’immagine dei polacchi come, in passato, fatto da alcuni Stati dell’Europa Occidentale, come Francia e Belgio.

Tuttavia, il caso politico è aperto, come dimostrato dalla reazione che ha avuto anche il Capo del principale Partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- Jaroslaw Kaczynski, i cui Parlamentari Europei fanno parte dello stesso Gruppo parlamentare dei Tory di Cameron.

Traballa il Gruppo dei Conservatori e Riformatori Europei

In una sua telefonata, Kaczynski ha espresso la sua contrarietà alle dichiarazioni di Cameron sui polacchi, ma ha ribadito la collaborazione di PiS con i Tory nell’ambito del Gruppo del Conservatori e Riformatori Europei.

Pronta la risposta di Cameron, che ha illustrato di non avere alcun preconcetto nei confronti dei polacchi, ma ha evidenziato come intenda rimanere fermo sulla sua decisione di limitare l’assistenza sociale per i figli dei lavoratori polacchi in Gran Bretagna.

La reazione di Kaczynski è stata motivata dalla richiesta di interrompere la collaborazione con Cameron da parte del Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, e del Vicepremier, Janusz Piechocinski, che appartengono rispettivamente alla cristiano democratica Piattaforma Civica -PO, il Partito di Tusk- e al Partito contadino PSL.

In risposta all’invito delle due componenti della coalizione di Governo, Kaczynski ha confermato la collaborazione con i Tory, come richiesto a lui personalmente da Cameron.

Inoltre, Il Capo di PiS ha criticato PO e PSL per appartenere al Partito Popolare Europeo ed avere così, a suo dire, assunto una posizione troppo vicina a quella del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e della Germania, che il partito conservatore giudica ancora uno dei principali avversari della Polonia, molto più pericolosi delle derive euroscettiche della Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani

RIMPASTO DI GOVERNO IN POLONIA: DA TUSK UNA LEZIONE DI EUROPA E CORAGGIO

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 21, 2013

Il Premier polacco si affida all’esperienza giovanile ed europea di Ministri nuovi e capaci determinati ad integrare l’economia polacca nell’Unione Europea. Confermati alcuni Ministri della cristianodemocratica Piattaforma Civica e quelli del partito contadino PSL.

Un esercito di quarantenni chiamati a governare un Paese dinamico in un periodo di inizio crisi secondo esperienze di respiro europeo. Nella giornata di mercoledì, 20 Novembre, il Premier polacco, Donald Tusk, ha presentato il rimpasto di Governo, con l’inserimento di sette nuovi ministri, tutti appartenenti alla Piattaforma Civica -PO: la forza partitica cristianodemocratica del Capo del Governo.

Il nuovo Vicepremier è Elzbieta Bienkowska: giovane ministro uscente dello sviluppo regionale a cui è stata affidata la guida del superministero dei Trasporti, Infrastrutture, Sviluppo Regionale ed Economia Marittima.

La nomina della Bienkowska alla guida del dicastero più potente è stata motivata dalla capacità che, da Ministro per lo Sviluppo Regionale, il nuovo Vicepremier ha dimostrato nell’attrarre ed utilizzare in maniera adeguata i fondi europei per la realizzazione di infrastrutture nelle regioni meno sviluppate del Paese.

Europa e giovani è il motto con cui è stato nominato il nuovo Ministro delle Finanze, Mateusz Szczurek: un giovane talento 38enne, già Principale Economista della Banca ING con una serie di master tra l’Università del Sussex e quella di Francoforte.

Nonostante il talento, Szczurek, la cui nomina rappresenta una vera e propria sorpresa, non è un politico: una situazione che, de facto, indebolisce il giovane Ministro, ed aumenta l’influenza della Cancelleria del Premier sulle questioni di carattere finanziario, finora affidate all’ex-Vicepremier, Jacek Rostowski.

Fondamentale è la nomina di uno dei massimi esperti di economia di mercato in Polonia, l’ex-Sortosegretario di Stato presso il Ministero delle Finanze, Maciej Grabowski, a Ministro dell’Ambiente: una carica che il nuovo Titolare di dicastero ha ricevuto per accelerare i lavori per l’avvio dello sfruttamento del gas shale.

Lo sfruttamento di questo gas -di cui il territorio polacco, secondo le stime EIA è ricco per 148 trilioni di piedi cubi- permette alla Polonia di ridurre la dipendenza dalle importazioni dalla Russia, e, per questo, è osteggiata da pressioni provenienti da Mosca, che spinge in maniera più o meno lecita le compagnie internazionali impegnate nella ricerca di shale in territorio polacco ad abbandonare la loro presenza nel Paese.

Altre nomine europee sono quelle dei Parlamentari Europei Lena Kolarska-Bobinska a Ministro dell’Istruzione Superiore, e del 41enne Rafal Trzaskowski alla guida del Ministero della Digitalizzazione.

Più legate alle dinamiche di politiche interne sono invece le nomine a Ministro dell’Educazione di Joanna Kluzik-Rostowska -approdata alla PO dopo un avere servito da Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali nel governo guidato dal Capo del partito conservatore Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski- e alla guida del Ministero dello Sport di Andrzej Biernat: finora Vicecapogruppo PO alla Camera Bassa.

Confermati sono invece alcuni dicasteri di peso, tra cui il Ministero degli Esteri -saldo nelle mani di Radoslaw Sikorski, di recente promosso a Vice-Capo del consiglio dei Mimistri degli Esteri e della Difesa del Partito Popolare Europeo- e quello della Difesa -mantenuto dal giovane Tomasz Siemomiak.

Restano anche il Ministro degli Interni, Bartlomiej Sienkiewicz, della Cultura, Bogdan Zrojewski, della Sanità, Bartosz Arlukowicz, del Lavoro e Politiche Sociali, Wladyslaw Kosiniak-Kamisz, del Tesoro, Wlodzimierz Karpinski, e della Giustizia, Marek Biernacki.

Restano anche i due Ministri in quota al partito contadino PSL -che governa in coalizione con la PO- il titolare dell’Economia, Janusz Piechocinski, e il Capo del Dicastero dell’Agricoltura, Stanislaw Kalemba.

Il rimpasto di governo a forte vocazione europea è avvenuto dopo un importante successo politico di Tusk nell’ambito dell’approvazione del bilancio UE, da cui la Polonia risulta essere la prima beneficiaria con l’erogazione di 105,8 Milioni di Euro, prevalentemente dal Fondo Europeo di Coesione e dal primo e secondo filare della PAC.

L’Europeismo polacco e il berlusconismo-d’alemiano italiano

Tuttavia, per il premier Tusk La situazione non è tutta rosea, dal momento in cui il rimpasto di Governo è stato necessario per rimpiazzare alcune importanti caselle rimaste vuote a causa di scandali, come quello di Slawomir Nowak: ex-Ministro dei Trasporti dimessosi per avere omesso dalla dichiarazione dei redditi un costosissimo orologio mostrato in pubblico.

Il Premier Tusk paga anche un crollo di consenso per la PO dovuto agli inizi della crisi che sta avvantaggiando i conservatori di Diritto e Giustizia: pronti ad una campagna elettorale per le prossime Elezioni Europee basate su toni euroscettici.

Con la decisione di affidarsi a nuovi Ministri giovani con esperienze europee, Tusk ha dimostrato non solo coraggio, ma anche la capacità politica di dare spazio ad energie nuove che, accompagnate all’esperienza dei più anziani, deve spingere la Polonia verso un’ancora più profonda integrazione nelle strutture UE per uscire dalla crisi il quanto prima possibile.

Il comportamento di Tusk deve fare riflettere sullo stato di avanzamento politico e culturale della Polonia: un Paese che, nell’Italia Governata dagli eterni Berlusconi e D’Alema -e dai troppi tuttologi che parlano senza essersi informati- è troppo spesso vituperato in maniera gratuita, bieca, grezza e, me lo si permetta, stolta.

Matteo Cazzulani

POLONIA: LA RUSSIA PROVOCA DIMISSIONI DEL MINISTRO PRO-SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 22, 2013

Il Premier polacco, Donald Tusk, dimissiona il Ministro del Tesoro, Mikolaj Budzianowski, per il mancato controllo sulla compagnia nazionale PGNiG durante la firma tra l’ente russo-polacco EuRoPolGaz ed il monopolista statale russo Gazprom di un contratto per la realizzazione della seconda parte del Gasdotto Yamal-Europa. In pericolo l’indipendenza energetica in Europa dal quasi monopolio del Cremlino.

Una questione complicata che ha portato ad una bufera politica nella capitale dello shale gas in Europa. Nella giornata di giovedì, 17 Aprile, il Premier polacco, Donald Tusk, ha dimissionato il Ministro del Tesoro, Mikolaj Budzianowski, per mancato controllo sulla compagnia energetica nazionale PGNiG.

La decisione di Tusk è stata presa in seguito all’esame di un rapporto preparato dal Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz, sulla firma di un accordo tra il monopolista statale russo del gas, Gazprom, e la compagnia russo-polacca EuRoPolGaz -compartecipata al 50% ciascuno da PGNiG e Gazprom- per la realizzazione del secondo tratto del Gasdotto Yamal-Europa.

Dal rapporto si evince che il Ministro Budzianowski non è stato informato sulla stipula di un preaccordo che getta le basi per la costruzione di un’infrastruttura destinata ad incrementare il peso della Russia nel mercato energetico dell’Unione Europea -che dipende dalle forniture di Mosca per il 40% del fabbisogno continentale complessivo.

La seconda parte del Gasdotto Yamal-Europa è progettata per veicolare 15 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno dalla Bielorussia all’Ungheria tramite Polonia e Slovacchia.

Se realizzata, l’infrastruttura non solo aumenta la quantità di gas russo trasportata in UE, ma blocca la realizzazione del Corridoio Nord-Sud.

Il Corridoio Nord-Sud è stato progettato dalla Commissione Europea per collegare il rigassificatore di Swinoujscie, in Polonia, con quello di Krk, in Croazia, concepiti per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dell’UE dal monopolio della Russia attraverso la ricezione di oro blu liquefatto da Qatar, Egitto, Norvegia, e Stati Uniti d’America.

Il Premier Tusk ha dichiarato che la mancanza di informazioni di Budzianowski ha caratterizzato un rischio per la sicurezza energetica della Polonia, tanto da sollevare dal l’incarico il Ministro.

Budzianowski, autore di una carriera fulminea nel giro di poco tempo, già in passato ha avuto posizioni discutibili in determinate questioni di sua competenza, come la gestione della situazione della compagnia aerea di bandiera polacca LOT.

Budzianowski è stato tuttavia uno dei più accesi sostenitori dell’avvio dello sfruttamento in Polonia del gas Shale: oro blu ubicato a bassa profondità estratto mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi adoperate solo in Nordamerica.

Secondo diverse stime, la Polonia possiede il giacimento di shale più ricco d’Europa, il cui sfruttamento consentirebbe a Varsavia di azzerare la dipendenza dall’importazione di gas naturale dalla Russia.

Mosca, che ad oggi rifornisce l’82% del fabbisogno dell’economia polacca, sta conducendo una campagna contro l’estrazione di gas non-convenzionale in Europa, anche sostenendo movimenti ambientalisti ed una campagna di disinformazione sia sulle potenzialità, che sulle procedure di sfruttamento dello shale -che ha portato gli USA ad affermarsi nel mercato dell’Asia a discapito proprio dei piani di espansione di Mosca.

Il siluramento di Budzianowski, che ha caldeggiato l’avvio immediato dell’estrazione di shale in Polonia, rappresenta dunque un colpo ai progetti di indipendenza energetica di Varsavia, e più un generale dell’Unione Europea, dalla Russia.

Il nuovo ministro del Tesoro, Wlodzimierz Karpinski, ha dichiarato che la realizzazione della seconda parte del Gasdotto Yamal-Europa non rientra tra le iniziative del Governo polacco, che, in ambito energetico, mantiene l’intenzione di diversificare gli approvvigionamenti di energia dal monopolio della Russia.

La posizione poco chiara degli alleati di Governo di Tusk

Il Premier Tusk ha dichiarato il varo di un apposito Ministero dell’Energia per affrontare la questione in maniera attenta ed accurata.

La guida del nuovo Dicastero sarà concordata tra la Piattaforma Civica -PO, la Forza Politica di orientamento cristiano-democratico del Premier Tusk- e gli alleati di Governo del Partito contadino -PSL.

Proprio al PSL è legato un sospetto sulla questione che ha portato al dimissionamento di Budzianowski, in quanto la firma del memorandum tra Gazprom ed EuRoPolGaz per la realizzazione della seconda parte del Gasdotto Yamal-Europa è stata anticipata da un incontro tra il Capo PSL, Janusz Piechocinski, e il Direttore della compagnia russo-polacca, Miroslaw Dobrut.

Già in passato, esponenti del PSL si sono dimostrati inclini ad accettare ricatti energetici imposti dalla Russia alla Polonia, come il contratto per l’acquisizione del controllo dei gasdotti polacchi nel 2010-firmato dall’ex-Vicepremier, Waldemar Pawlak, poi bloccato dalla Commissione Europea- e la realizzazione del primo tratto del Gasdotto Yamal-Europa, nel 1993 -voluto dal PSL, allora membro di una coalizione di governo con i Socialdemocratici del SLD.

Matteo Cazzulani

LA RUSSIA ATTACCA LA POLONIA CON UN GASDOTTO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 6, 2013

LA RUSSIA ATTACCA LA POLONIA CON UN GASDOTTO

Il monopolista statale russo del gas, Gazprom, firma una lettera di intenti con la compagnia EuRoPol Gaz per la realizzazione della seconda tratta del Gasdotto Yamal-Europa da Russia e Bielorussia a Slovacchia ed Ungheria attraverso il territorio polacco. A Varsavia, il Premier, Donald Tusk, e il Ministro del Tesoro, Michail Budzanowski, su due fronti

La Russia costruisce il gasdotto e divide l’Europa e la Polonia. Nella giornata di venerdì, 5 Aprile, il monopolista statale del gas russo, Gazprom, e la compagnia EuRoPol Gaz -controllata da Gazprom e dal colosso energetico polacco PGNiG- hanno firmato una lettera d’intenti per la realizzazione di un gasdotto che collega Russia e Bielorussia a Slovacchia ed Ungheria attraverso la Polonia.

Come riportato da una nota del Capo di Gazprom, Alexei Miller, il progetto, preventivato per veicolare 15 miliardi di metri cubi di gas all’anno, è strategico per Mosca, in quanto permette alla Russia di incrementare le forniture di oro blu russo in Europa Centrale.

La notizia ha scosso il colosso polacco PGNiG, che ha dichiarato di non sapere nulla della firma della lettera d’intenti da parte dei suoi rappresentanti nel Consiglio di Amministrazione della EuRoPol Gaz.

Inoltre, la PGNiG ha evidenziato come la strategia aziendale del colosso energetico polacco preveda la realizzazione di infrastrutture unicamente orientate allo sfruttamento e al trasporto di gas proveniente da giacimenti situati in Polonia.

La questione del gasdotto dei russi ha provocato in Polonia anche ripercussioni di carattere politico, in quanto Miller ha dichiarato di avere negoziato l’investimento con il Viceministro del Tesoro polacco, Janusz Piechocinski.

Pronta è stata la risposta del Premier polacco, Donald Tusk, che ha illustrato di non essere stato informato della questione.

Secca è stata la reazione anche del Ministro del Tesoro, Mikolaj Budzanowski, che ha riportato come la lista di intenti firmata da Gazprom ed EuRoPol Gaz preveda solo la regolamentazione della collaborazione su questioni di carattere tecnico.

Mosca attacca l’Europa

La proposta della costruzione del gasdotto dalla Bielorussia alla Slovacchia attraverso la Polonia è stata avanzata dal Presidente russo, Vladimir Putin, per aumentare la dipendenza dell’Unione Europea dalle forniture di gas di Mosca.

L’infrastruttura, che rappresenta la seconda tratta del Gasdotto Yamal-Europa -conduttura realizzata nel 1999 per veicolare 33 miliardi di metri cubi di gas russo dalla Russia in Germania attraverso Bielorussia e Polonia- incrementa infatti la quantità di gas inviata da Mosca in UE- che ad oggi dipende dal Cremlino per il40% del fabbisogno continentale.

Il gasdotto progettato da Gazprom permette inoltre alla Russia di bloccare la realizzazione del Corridoio Nord-Sud: infrastruttura progettata dalla Commissione Europea per unificare il rigassificatore polacco di Swinoujscie con quello croato di Krk attraverso il territorio ceco, slovacco ed ungherese.

Entrambe le infrastrutture, in via di realizzazione, sono progettate per importare in Unione Europea gas proveniente da Qatar, Egitto, Norvegia e Stati Uniti d’America e, così, diversificare le forniture di oro blu dell’UE dal monopolio di Russia ed Algeria.

Matteo Cazzulani