LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: tanta incertezza dietro al “Piano Merkel”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 24, 2014

Il Cancelliere tedesco da al Presidente ucraino, Petro Poroshenko, un aiuto di 500 Milioni di euro per la ricostruzione del Donbas. Il supporto politico all’integrità territoriale di Kyiv si scontra con la proposta di federalizzazione dell’Ucraina dichiarata, in contemporanea, dal Vicecancelliere, Sigmar Gabriel

Pieno appoggio politico e un aiuto di 500 Milioni di euro per la ricostruzione delle zone colpite dalla guerra, senza contare il significato politico del gesto, che sancisce definitivamente che la Germania è l’unica locomotiva politica dell’Europa. Nella giornata di sabato, 23 Agosto, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha compiuto una visita ufficiale a Kyiv presso il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, a cui ha portato il pieno appoggio politico della Germania all’Ucraina.

Durante la visita, un evento storico e di alto valore simbolico -la visita è avvenuta alla vigilia della Festa dell’Indipendenza ucraina- la Merkel ha anche dichiarato di appoggiare l’integrità territoriale ucraina, e, nel contempo, ha sottolineato la mancata volontà di riconoscere il possesso della Russia sulla Crimea: penisola ucraina annessa militarmente, lo scorso Marzo, dall’esercito di Mosca alla Federazione Russa.

La Merkel, come riportato da una nota dell’Amministrazione Presidenziale ucraina, ha poi promesso a Poroshenko un aiuto di 500 Milioni di euro per la ricostruzione del Donbas: regione dell’Ucraina ad oggi occupata da miliziani pro-russi finanziati ed armati dalla Russia.

“La guerra non l’abbiamo voluta noi, e per questo siamo grati per il sostegno alla Germania: un amico che si palesa nel momento del bisogno è un vero amico” ha dichiarato Poroshenko, che ha rinominato ‘Piano Merkel’ -in analogia con il ‘Piano Marshall’- l’aiuto economico che il Cancelliere tedesco ha promesso per la ricostruzione del Donbas.

Proprio il ‘Piano Merkel’ rappresenta la vera questione su cui il Cancelliere tedesco fa leva per attuare una strategia di risoluzione della crisi ucraina, che potrebbe seguire tre differenti ipotesi.

La prima delle ipotesi, riportata dall’autorevole Ukrayinska Pravda, pone l’accento sul possibile interesse che la Merkel avrebbe nell’arginare le ripercussioni che la sconfitta militare della Russia in Ucraina potrebbe avere, sul piano economico, per la Germania e anche per l’Unione Europea.

Nello specifico, la Merkel avrebbe invitato Poroshenko a fermare il processo di avvicinamento dell’Ucraina all’Europa per non irritare il Presidente russo, Vladimir Putin, che, in cambio, il Cancelliere tedesco avrebbe convinto a far ritirare i miliziani pro-russi nel Donbas, e a restituire a Kyiv la Crimea.

La seconda ipotesi, diametralmente opposta dalla prima, parte dal presupposto -proveniente da fonti dirette della CDU, che hanno chiesto l’anonimato- che la Merkel ha deciso di supportare attivamente l’integrazione economica dell’Ucraina in Europa.

A conferma di questo secondo disegno sono sia la decisione di appoggiare politicamente Kyiv con una visita ufficiale alla vigilia della Festa dell’Indipendenza, che le dichiarazioni del Vicecancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, che, come riportato dalla Welt, in contemporanea alle trattative tra la Merkel e Poroshenko si è detto favorevole alla federalizzazione dell’Ucraina.

Le dichiarazioni di Gabriel, che si è anche detto contrario alla restituzione della Crimea all’Ucraina, rappresentano la contropartita che Putin è pronto ad accettare in cambio dell’integrazione economica di Kyiv, ossia la frammentazione dell’Ucraina che, con l’indipendenza del Donbas e delle Oblast costiere sul Mar Nero -assieme alla totale rinuncia alla Crimea- finirebbe per diventare uno Stato piccolo e debole.

“Gabriel ha sbagliato a parlare di ‘federalizzazione’ perché non ha tenuto conto che, per gli ucraini, questo termine è sinonimo di ‘perdita di sovranità’. Al contrario, il Governo tedesco fa menzione solo ad una suddivisione amministrativa dello Stato ucraino differente da quella attuale, che non prevede autonomia per le regioni” ha dichiarato la Merkel, come riportato dalla Reuters, cercando di mettere una pezza alle dichiarazioni del suo Vice.

Nonostante la tardiva e raffazzonata giustificazione delle parole di Gabriel -che è anche il Segretario del Partito socialdemocratico SPD: la forza politica che governa assieme alla cristiano democratica CDU della Merkel- l’ipotesi che il Cancelliere tedesco stia spingendo Poroshenko a dure rinunce territoriali è altrettanto plausibile.

La Germania contro USA, Francia e Polonia

Oltre alle due ipotesi sul ‘Piano Merkel’, una terza, avanzata all’autorevole agenzia PAP dal Direttore della Fondazione PAUCI per il dialogo polacco-ucraino, Jan Pieklo, sembra essere altrettanto probabile, in quanto essa sottolinea come, con la visita in Ucraina, la Merkel abbia in realtà voluto surclassare tre avversari geopolitici: Francia, Polonia e Stati Uniti d’America.

Approfittando del solo parziale impegno degli USA nella questione ucraina -va tenuto conto che il Presidente statunitense, Barack Obama, ha spostato dall’Europa all’Asia-Pacifico l’interesse principale della politica estera statunitense- e dei legami militari tra Francia e Russia -testimoniati dalla vendita dei Mistral francesi a Mosca continuata dal Presidente francese, Francois Hollande, nonostante le sanzioni UE- la Merkel ha infatti avuto gioco facile a presentare la Germania come l’unico Paese dell’Occidente amico e alleato all’Ucraina.

Kyiv, per via del fatto che è la Merkel l’unico interlocutore dell’Europa con cui Putin ha finora mantenuto contatti, è portata così a considerare la Germania come il partner europeo prioritario a spese della Polonia, che, per ragioni culturali, storiche e geopolitiche, finora è sempre stata il punto di riferimento dell’Ucraina presso le Istituzioni europee ed internazionali.

Con il superamento di USA e Polonia -due Paesi che hanno ben chiara l’opportunità e l’importanza economica, geopolitica e morale della diffusione della Democrazia e della Libertà in Europa Orientale- l’Occidente ha così appaltato la risoluzione della crisi ucraina alla Germania: un dato di fatto, che nemmeno il nuovo Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE sarà in grado di contrastare una volta eletto.

L’aver lasciato in mano alla Merkel e a Gabriel la risoluzione della crisi ucraina lascia aperti tutti gli scenari: da un lato, la Germania potrebbe diventare davvero la locomotiva politica dell’Europa e realizzare le legittime aspirazioni euro-atlantiche di Kyiv.

Dall’altro, però, la Germania potrebbe fare prevalere i suoi rapporti privilegiati con la Russia in ambito finanziario ed energetico, e, come temuto da Pieklo, realizzare, sulla testa di Poroshenko, e a spese dell’Unità politica dell’Europa, un nuovo ‘Patto Molotov-Ribbentrop’ con Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140823-231849-83929598.jpg

Advertisements

CONTINUA L’EFFETTO PUTIN: OBAMA AVVIA IL CAMBIAMENTO DELLA GEOPOLITICA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 25, 2014

L’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America aumenta le esportazioni di oro blu per contrastare il predominio della Russia nel settore dell’energia mondiale dopo l’annessione militare della Crimea. La Polonia supporta la realizzazione di un’Unione Energetica che comprende anche l’Ucraina.

Un aiuto da Oltreoceano che sa tanto di nuovo Piano Marshall. Nella giornata di lunedì, 24 Marzo, l’Amministrazione del Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha dato il via libera all’esportazione di 22,65 milioni di metri cubi di gas liquefatto dall’Oregon come primo passo per la messa a disposizione dei giacimenti USA di shale -oro blu estratto da rocce argillose poste a basa profondità- per decrementare la supremazia della Russia di Putin nel campo dell’energia.

La decisione, che è una delle sanzioni adottate contro l’annessione armata della Crimea -un fatto che ha violato accordi internazionali che garantivano l’inviolabilità dell’Ucraina in cambio della denuclearizzazione dell’esercito ucraino- segue le dichiarazioni rilasciate dal Segretario USA all’Energia, Ernest Moniz, che, come riportato dall’autorevole Bloomberg, ha evidenziato come l’Amministrazione Obama stia considerando l’aumento della vendita di LNG dalla Louisiana, da cui la compagnia Cheniere già esporta gas liquefatto in Gran Bretagna dal 2012.

Il Segretario Moniz ha recepito la necessità per gli USA di avvalersi degli enormi giacimenti di shale sul suo territorio per dare un aiuto concreto all’Europa a diminuire la dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia di Putin -che spesso si avvale delle risorse energetiche come mezzo di coercizione geopolitica a danno di Paesi terzi, anche appartenenti all’Unione Europea- e, per questo, ha evidenziato come l’Amministrazione Presidenziale di Obama stia implementando anche la realizzazione di nuovi rigassificatori entro il 2018 per incrementare l’esportazione di LNG.

Oltre agli USA, attività sul piano energetico è stata adottata anche dalla Polonia, il cui premier, Donald Tusk, ha dichiarato la necessità di implementare la realizzazione di un’Unione Energetica che comprenda non solo i Paesi dell’Unione Europea, ma anche l’Ucraina.

Come dichiarato da Tusk, il progetto serve per assicurare rifornimenti di gas russo dalla Germania all’Ucraina attraverso l’utilizzo inverso dei gasdotti di Polonia, Ungheria e Slovacchia, che, come dichiarato dal Premier Robert Fico, ha già dato il suo via libera per rifornire di oro blu il territorio ucraino.

Tusk ha anche dichiarato che l’Unione Energetica è un progetto necessario anche per veicolare gas importato da fonti diversificate tra tutti gli Stati membri UE per diminuire la quantità di carburante, e sopratutto la dipendenza, che alcuni Paesi dell’Unione, tra cui la Polonia e il resto dei Paesi dell’Europa Centrale, soffrono dalla Russia di Putin.

ENI avvia contatti con la Libia

Chi, forse, si è accorto della necessità di diversificare le forniture di gas dalla Russia sembra essere anche l’ENI, che, rappresentata dall’Amministratore Delegato Paolo Scaroni, sempre lunedì, 24 Marzo, ha avviato contatti con il Premier della Libia, Abdullah Al Thanay, come riportato dall’autorevole Reuters.

Il venir meno delle importazioni di gas dalla Libia dopo il mutamento politico a Tripoli del 2011 ha fatto si che la quota di gas russo importata dall’Italia salisse fino a quasi il 40%: una situazione che ha portato il nostro Paese ad essere fortemente dipendente dalle forniture di Mosca.

Ad aggravare la situazione di dipendenza dell’Italia dalla Russia è anche il progetto Southstream: gasdotto, frutto di un accordo tra Putin e Berlusconi, che veicolerebbe 63 Miliardi di metri cubi di gas dal territorio russo a quello italiano attraverso i Balcani e che, così, ci renderebbe ancor più dipendenti dalle risorse di oro blu del Cremlino.

Proprio per arginare questa situazione di emergenza, l’Italia ha approvato in Parlamento la realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- infrastruttura, sostenuta dalla Commissione Europea, concepita per veicolare in Salento dalla Grecia attraverso l’Albania un minimo di 10 Miliardi di metri cubi di gas proveniente dall’Azerbaijan.

La TAP, che rende l’Italia l’hub nell’UE del gas azero, e così incrementa la posizione del nostro Paese in ambito europeo, è stata fortemente sostenuta dal Partito Democratico, che assieme a Nuovo Centro Destra, Forza Italia, Scelta Civica e Socialisti ha votato a favore del progetto, ed ha posto in minoranza l’opposizione di Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Fratelli d’Italia e Sinistra-Ecologia-Libertà.

Matteo Cazzulani