LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GAS: ISRAELE AVVIA LO SFRUTTAMENTO DEI GIACIMENTI NEL MEDITERRANEO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 1, 2013

GAS: ISRAELE AVVIA LO SFRUTTAMENTO DEI GIACIMENTI NEL MEDITERRANEO

Il Tamar, ubicato a 90 Chilometri dalle coste israeliane, garantirà a Tel Aviv 500 miliardi di metri cubi di gas per diminuire la dipendenza dalle forniture estere e avviare le esportazioni in Europa. Per il Premier, Benjamin Netanyahu, si tratta di un evento storico per tutto il Medio Oriente.

Una giornata storica per la politica energetica del Medio Oriente, con possibili ripercussioni anche per l’Europa. Nella giornata di sabato, 30 Marzo, Israele ha avviato lo sfruttamento del Tamar: giacimento di 500 Miliardi di metri cubi di gas ubicato nelle acque territoriali israeliane del Mar Mediterraneo.

Secondo le stime della Banca Nazionale di Israele, lo sfruttamento del Tamar permetterà a Tel Aviv di incrementare considerevolmente la produzione domestica di carburante.

Secondo la compagnia statunitense Noble Energy e quella israeliana Delek, impegnate nel progetto di sfruttamento del giacimento, il gas proveniente dal Tamar permette all’economia israeliana di diminuire la dipendenza dalle importazioni estere di energia, e di risparmiare 3,6 Miliardi di Dollari all’anno.

Soddisfazione è stata espressa dal Premier, Benjamin Netanyahu, che ha definito l’avvio dello sfruttamento del Tamar un’occasione storica.

Il Premier israeliano ha illustrato come il Governo di Tel Aviv sia intenzionato anche ad avviare il trasporto del gas dal Leviathan: un altro giacimento di gas ubicato nelle acque territoriali di Israele.

Critica sottile è stata espressa dal Presidente israeliano, Shimon Peres, che, pur condividendo il progetto, ha contestato la scelta di avviare lo sfruttamento del Tamar il Sabato, giorno di festa secondo la religione ebraica.

L’avvio dello sfruttamento di gas dal Mar Mediterraneo consente ad Israele di diminuire la dipendenza energetica dalle forniture provenienti dall’Egitto, Paese da cui l’economia israeliana importa il 100% dell’oro blu utilizzato.

Inoltre, secondo progetti del Governo israeliano, il gas del Tamar, e quello del Leviathan, potrà essere esportato anche in Europa, per aiutare l’Unione Europea a diversificare gli approvvigionamenti di oro blu dal monopolio di Russia ed Algeria.

Una prima soluzione all’esportazione del gas israeliano ha riguardato il trasporto in Europa attraverso il territorio cipriota e quello greco, ma l’alleanza stabilita tra Israele, Grecia e Cipro è stata congelata in seguito all’instabile situazione economica, e politica, di Nicosia.

Altra soluzione è data dal trasporto del gas israeliano attraverso il Corridoio Meridionale UE: progetto concepito dalla Commissione Europea per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di oro blu proveniente dall’Azerbaijan direttamente in Europa attraverso la Turchia.

Da Israele, il gas del Mar Mediterraneo può essere immesso nel Corridoio Meridionale nel territorio turco attraverso la realizzazione di un gasdotto tra Israele e Turchia, che Tel Aviv ed Ankara hanno riattualizzato dopo il recente superamento della crisi politica, ottenuto grazie alla mediazione del Presidente USA, Barack Obama.

Continua la querelle tra la Turchia e l’ENI

La Turchia è destinata a giocare un ruolo chiave nella politica degli approvvigionamenti di gas con Israele, nonostante i rapporti controversi con alcuni colossi energetici registrati in Paesi UE, come il colosso italiano ENI.

Mercoledì, 28 Marzo, la Turchia ha interrotto la cooperazione con il Cane a Sei Zampe, poiché il colosso energetico di San Donato ha rifiutato di interrompere la collaborazione con il governo cipriota per lo sfruttamento di giacimenti di gas al largo di Cipro.

In particolare, l’ENI è stata estromessa dalla realizzazione dell’oleodotto Samsun-Ceyan, progettato per veicolare greggio dalle coste del Mar Nero a quelle del Mediterraneo in territorio turco bypassando lo stretto del Bosforo e dei Dardanelli.

Il Cane a Sei Zampe ha dichiarato fiducia nella ripresa dei rapporti con Ankara, ma il Governo turco ha fatto sapere di ritenere ogni collaborazione energetica a Cipro illegale e contraria al diritto internazionale.

Matteo Cazzulani

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UCRAINA: LYTVYN FIRMA IL CODICE FISCALE. JANUKOVYCH DA MEDVEDEV

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 26, 2010

Lo Speaker della Rada approva il contestato sistema di tassazione nel mezzo di un vacuum istituzionale. Presidente e Premier rispettivamente in Russia ed Emirati Arabi

lo Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn

Finta calma sul Majdan. L’indomani della seconda manifestazione nazionale di 10 mila persone contro il Codice Fiscale, sulla piazza principale della Capitale, trasformata in tendopoli, sono rimasti un centinaio di dimostranti. Imprenditori e lavoratori che, a turno, alimentano il presidio permanente. Fino a quando il Presidente, Viktor Janukovych, non porrà il veto su un provvedimento contestato da ampi strati della società ucraina.

Seppur non siano in programma azioni di alcuna sorta, i dimostranti restano sul chivalà. A ragione, dal momento in cui, nella tarda mattinata, il Codice Fiscale è stato firmato dalla seconda carica dello Stato, lo speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn. A comunicarlo, la sua addetta stampa, Ol’ha Chorna, che ha preannunciato anche la prossima sigla del responsabile dell’Amministrazione Presidenziale.

In aggiunta, la notizia, trapelata nella mattinata, secondo cui le Autorità starebbero approntando una contromanifestazione, da dirigere sul Majdan contro la tendopoli degli imprenditori.

A comunicarlo, il Forum Nazionale dei Sindacati Ucraini, che ha denunciato pressioni di esponenti governativi su dirigenti di alcuni settori per costringere i propri tesserati a sollevarsi in favore del Codice fiscale. In particolare, ad essere coinvolti sarebbero gli operai dell’aviazione ed i carpentieri.

Una situazione surreale, dal momento in cui a protestare contro Janukovych è persino la Federazione dei Sindacati ucraini, diretta da un membro del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono il Presidente, il Premier, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

L’assenza delle Autorià

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Ad innervosire i manifestanti, anche la non curanza delle Autorità, assenti dal Paese dall’inizio della protesta, lo scorso martedì, 22 novembre. Dopo il vertice UE-Ucraina di Bruxelles, e, a domicilio, la visita del Presidente israeliano, Shimon Perez, Janukovych è volato a Mosca per un incontro col suo collega russo, Dmitrij Medvedev. La decima negli ultimi tre mesi. Azarov, invece, è impegnato in un safari diplomatico, tra Africa del Nord e Penisola Arabica.

Lecito ricordare che l’oggetto della protesta è l’approvazione del Codice Fiscale. Un documento iniquo, che compensa sgravi per i grandi industriali, sponsor del Partija Rehioniv, con l’incremento delle imposte su piccola e media impresa.

Inoltre, il sistema di tassazione più liberale d’Europa, come lo ha definito Azarov, introduce la responsabilità del lavoratore, il monitoraggio della sua attività, ed il divieto per i sindacati di riunirsi in azioni comuni.

Pur rispettandone l’apartiticità, la manifestazione è appoggiata dall’Opposizione Democratica. La cui Leader, l’anima della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko, ha fornito aiuto logistico, per mantenere attiva la tendopoli, e per raccogliere le firme per le dimissioni del governo. Altro obiettivo della protesta.

Inoltre, la Lady di Ferro ucraina ha promesso battaglia anche alla Rada, con la presentazione, da parte dei Deputati del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, di un progetto alternativo, che prevede la creazione di una polizia speciale contro l’evasione, la costituzione di un fondo pensionistico, ed agevolazioni per piccola e media impresa.

Un settore da sempre, coerentemente, tutelato dal BJuT-Bat’kivshchyna. Cruciale per una ripresa economica fondamentale nel Paese, dopo la crisi degli ultimi due anni.

Matteo Cazzulani