LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Putin vs. NATO: anche la Lituania nel mirino della Russia

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on September 10, 2014

La magistratura russa richiede assistenza alla Procuratura Generale di Vilna per processare i ‘disertori’ che dopo l’Indipendenza lituana non hanno prestato il servizio di leva obbligatorio nell’esercito dell’URSS. Il Dipartimento alla Difesa della Lituania invita i cittadini a non viaggiare in Paesi extra-NATO

Prima in Lettonia con le proteste della popolazione russofona -trucco già utilizzato per giustificare l’invasione militare in Georgia e Ucraina- poi in Estonia con il rapimento del funzionario dei Servizi Segreti estoni Eston Rohven, infine, anche in Lituania con la vicenda dei ‘disertori’ dell’Armata Rossa. Nella giornata di martedì, 9 Settembre, la Procuratura Generale lituana ha ricevuto la richiesta di aiuto da parte della magistratura russa per denunciare una persona accusata di avere disertato il servizio di leva nell’esercito sovietico nel 1990.

Come riportato dal portale Delfi, pronta è stata la riposta della Procuratura Generale lituana, che ha negato ogni forma di collaborazione coi russi, in quanto il fatto, avvenuto dopo la dichiarazione e il riconoscimento dell’Indipendenza della Lituania, non costituisce reato secondo il codice penale di Vilna.

Tuttavia, oltre che ad essere priva di ogni fondamento giuridico, la richiesta della magistratura russa rappresenta un potenziale precedente che potrebbe presto coinvolgere gli altri 1562 cittadini lituani che nel 1990 hanno rifiutato di servire nell’Armata Rossa.

Tra essi, secondo i dati del Ministero della Difesa lituano, 20 persone considerate ‘disertori’ dell’Armata Rossa sono state catturate e rinchiuse in carcere in Russia, mentre altre 1465 sono state costrette all’anonimato per qualche tempo.

Per questa ragione, il Dipartimento della Difesa Nazionale della Lituania ha invitato i cittadini lituani che hanno rinunciato al servizio di leva nell’URSS dopo l’ottenimento dell’Indipendenza a non recarsi in nessun modo e per nessuna ragione in Paesi che non appartengono alla NATO.

Il possibile arresto di questi cittadini lituani in Russia, o in Paesi alleati di Mosca, finirebbe per innescare un meccanismo di cui il Presidente russo, Vladimir Putin, si potrebbe facilmente avvalere non solo per richiedere l’estradizione degli altri ‘disertori’, ma anche per creare un vero e proprio casus belli con la Lituania.

Del resto, voci autorevoli in merito all’interferenza di Putin nelle questioni interne alla Lituania si sono sollevate già durante la recente crisi di Governo provocata dall’uscita dell’Azione Elettorale dei Polacchi in Lituania -AWPL- dalla coalizione che appoggia il Premier Algirdas Butkevicius -una maggioranza delle ‘larghe intese’ composta dal Partito Social Democratico Lituano, dal Partito del Lavoro e dai conservatori di Ordine e Giustizia.

La AWPL, che raccoglie i voti della minoranza polacca conservatrice, secondo il rating stilato da importanti centri studi internazionali, come l’OSW, appartiene infatti alla fascia dei Partiti sostenuti e finanziati logisticamente dal Cremlino per sostenere la politica imperialista di Putin e destabilizzare l’equilibrio interno a Paesi che si oppongono alla politica imperiale di Mosca.

La provocazione in Lituania va poi di pari passo con altri atteggiamenti simili assunti da Putin per provocare il casus belli con altri Paesi della regione del Baltico, come, lo scorso sabato 6 Settembre, il rapimento in Estonia di un agente dei Servizi Segreti estone, Eston Rahvan, subito deportato in Russia, processato e condannato alla detenzione per azioni di spionaggio.

In Lettonia, sui cui cieli da tempo l’aviazione militare russa sconfina, Putin è sospettato di avere indotto la protesta della minoranza russofona per presentare il Paese come repressivo nei confronti dei russi: una tattica che ha già portato la Russia ad invadere l’Ucraina in nome del diritto, presunto, di Mosca di tutelare la popolazione ucraina di lingua russa.

L’importanza di rafforzare la NATO prima che sia troppo tardi

A mettere in allarme sulle possibili provocazioni di Putin nel Baltico è stato il noto commentatore dell’Economist Edward Lucas che, durante un’audizione presso la Camera dei Comuni britannica, ha evidenziato come il vero scopo di Putin sia attuare la guerra all’Unione Europea e alla NATO, iniziando proprio dal provocare il ‘ventre molle’ dell’Occidente, ossia i Paesi Baltici.

Simile posizione è stata presa dal Presidente della Lituania, Dalija Grybauskaite, che, durante il vertice sulle nomine del nuovo Presidente del Consiglio Europeo e dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa dell’UE, ha sottolineato come, con l’invasione all’Ucraina, Putin abbia lanciato la dichiarazione di guerra all’Europa.

“Con l’invasione dell’Ucraina, Putin ha violato il memorandum di Budapest -ha dichiarato alla CNN la nota commentatrice Anne Applebaum, facendo riferimento all’accordo con cui l’Ucraina ha rinunciato al nucleare in cambio del riconoscimento dell’inviolabilità del suo territorio da parte di Russia, Stati Uniti d’America e Gran Bretagna- ma nessuno ha pagato per questo, né l’Occidente ha voluto difendere Kyiv”.

“Mi chiedo se ora siamo pronti a difendere almeno Estonia, Lettonia e Lituania, e, se sì, quanto presto” ha continuato la Applebaum, sottolineando che senza un rafforzamento della NATO i Paesi dell’Europa Centro-Orientale si sentono sempre più insicuri dinnanzi alla politica di espansione militare della Russia di Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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La Lituania vicina ad una crisi di Governo

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on August 21, 2014

Il Premier lituano, Algirdas Butkevicius, dimissiona il Ministro dell’Energia, Jaroslav Neverovic, per avere nominato la sua vice senza rispettare il regolamento. Aperto lo scontro interno alla coalizione di maggioranza tra il Partito Social Democratico Lituano -LSDP- e l’Azione Elettorale dei Polacchi in Lituania -AWPL

Uno degli assiomi fondamentali per comprendere la geopolitica dell’Europa Centro-Orientale è che l’energia è la chiave per comprendere gli scenari che avvengono oggi e che avverano domani: tuttavia, come dimostra il caso della Lituania, l’energia potrebbe avere attinenze anche con una crisi di Governo originata, almeno secondo quanto ufficialmente trapelato, per motivazioni di carattere meramente politico.

Nella giornata di mercoledì, 20 Agosto, il Presidente lituano, Dalija Grybauskaite, ha firmato le dimissioni del Ministro dell’Energia, Jaroslav Neverovic, secondo una richiesta ufficiale del Premier, Algirdas Butkevicius.

La decisione di dimissionare il Ministro dell’Energia è stata presa dal Premier in seguito alla nomina a Viceministro di Renata Cytacka: una scelta che Neverovic ha compiuto in totale disaccordo con il regolamento nazionale, senza, cioè, informare, né avere il permesso di Butkevicius.

Oltre alla scorrettezza procedurale, a motivare il dimissionamento di Neverovic è stata la contrarietà di Butkevicius alla nomina della Cytacka, ritenuta una personalità troppo politica per ricoprire un ruolo così delicato come la co-guida del Ministero dell’Energia lituano.

“Niewerowicz mi ha informato di avere ricevuto pressioni di carattere politico per nominare la Cytacka -ha dichiarato Butkevicius al portale di informazione Delfi– Dopo avere espresso la mia contrarietà, gli ho ricordato che, in caso di nomina non concordata con il Premier, il Ministro sarebbe stato dimissionato”.

Uomo salvato, mezzo salvato, dunque, tuttavia la scelta di Butkevicius, legittima sul piano procedurale, rischia di provocare un vero e proprio terremoto politico interno alla coalizione di Governo, che già poggia il suo precario equilibrio su forze politiche appartenenti sia al centro-sinistra che alla destra conservatrice.

La maggioranza è infatti una compagine estremamente variegata, formata dal Partito Social Democratico Lituano del Premier Butkevicius -LSDP- dal Partito del Lavoro -DP- dalla forza conservatrice Ordine e Giustizia -TT- e dall’Azione dei Polacchi di Lituania -AWPL: la forza politica della minoranza polacca a cui appartengono Neverovic e la Cytacka.

Secondo il parere di diversi esperti, le dimissioni di Neverovic, provocate da pressioni politiche della dirigenza AWPL per inserire nella compagine ministeriale la Cytacka -che, a differenza di Neverovic, appartiene ai quadri dirigenti del Partito- sono una scelta strategica che permette alla forza politica della minoranza polacca in Lituania di ritagliarsi una posizione di rilievo in vista delle prossime elezioni.

A confermare questa tesi sono le parole dell’europarlamentare AWPL, Rolandas Paksas, che ha lasciato intendere che la decisione di Butkevicius di dimmissiomare Neverovic non passerà senza conseguenze per la maggioranza.

Nonostante le minacce dell’AWPL, la Presidente Grybauskaite ha già emesso il decreto di nomina a capo del Ministero dell’Energia per l’attuale Ministro delle Comunicazioni, il LSDP Rimantas Sinkevicius, che manterrà l’interim fino alla staffetta con il Ministro dell’Economia, Evaldas Gustas -anch’egli esponente del LSDP- a cui spetterà la guida del Dicastero fino alla scelta del nuovo Titolare.

La delicatezza dell’energia per Vilna

Una crisi di Governo in Lituania, peraltro dovuta alla successione alla guida del Ministero dell’Energia, metterebbe a serio repentaglio la realizzazione della politica energetica dell’Unione Europea in uno degli Stati che, più fortemente, dipende dalle forniture di gas della Russia.

In accordo con le direttive UE, e grazie ai fondi europei, la Lituania ha avviato la realizzazione del rigassificatore di Klaipeda: infrastruttura che consente a Vilna di importare gas liquefatto da Norvegia, Qatar, Egitto e, un domani, Stati Uniti d’America.

Oltre al rigassificatore di Klaipeda, che de facto decrementa la dipendenza energetica della Lituania dalla Russia, Vilna ha avviato anche la realizzazione di gasdotti per unificare il sistema di trasporto del gas nazionale con quello dei Paesi UE confinanti: Lettonia e Polonia.

In aggiunta a rigassificatori e gasdotti, la Lituania è in prima fila per lo sfruttamento dello shale -gas estratto a basse profondità da terreni argillosi di cui, secondo le stime EIA, il territorio lituano sarebbe ricco- anche se esistono divergenze tra la posizione apertamente favorevole del Presidente Grybauskaite e quella più cauta del Premier Butkevicius.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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LITUANIA: PIU’ EUROPA E MENO RUSSIA NELLA NUOVA POLITICA ENERGETICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 17, 2012

L’Esecutivo di centro-sinistra continua sul percorso volto all’indipendenza energetica dai russi e sulla realizzazione delle direttive UE. Confermata la costruzione del rigassificatore di Klaipeda, congelata la realizzazione della centrale nucleare di Visaginas.

Il Primo Ministro lituano, Algirdas Butkevicius

Il Primo Ministro lituano, Algirdas Butkevicius

In Lituania cambia il colore politico ma non la strategia energetica: indipendenza  dalla Russia e integrazione del sistema nazionale con il resto dei Paesi UE. Nella giornata di venerdì, 14 Dicembre, il Ministro dell’Energia lituano, Verslo Zinios, ha presentato le linee-guida che il Governo di centro-sinistra intende adottare nella politica energetica del Paese.

Come riportato dalla Bloomberg, il Ministro Zinios ha sottolineato l’importanza di realizzare al più presto il collegamento tra il sistema infrastrutturale energetico della Lituania con quello della Polonia, così come previsto dal Terzo Pacchetto Energetico UE.

La legge UE prevede la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali dei Paesi della Comunità Energetica Europea – composta dai 27 Paesi UE, Ucraina e Moldova – per creare un mercato unico UE del gas liberalizzato al suo interno e diversificato nelle forniture dall’esterno.

Sempre in linea con il Terzo Pacchetto Energetico UE, il Ministro Zinios ha dichiarato la volontà di continuare i lavori per la costruzione del rigassificatore di Klaipeda, avviato dal precedente esecutivo moderato.

Per importare gas liquefatto da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America, e limitare la dipendenza dalle forniture della Russia – che coprono il 40% del fabbisogno totale UE e il 99% di quello della Lituania – la Commissione Europea ha invitato gli Stati membri a costruire terminali LNG, tra cui quello di Klaipeda.

Una rassicurazione a riguardo è provenuta dal Primo Ministro in persona, Algirdas Butkevicius, che, come riportato dalla Reuters, ha rassicurato gli investitori sulla realizzazione del rigassificatore lituano.

Unico elemento di discontinuità per il nuovo governo lituano è l’arresto dei lavori per la costruzione della centrale nucleare di Visaginas, respinta da un referendum popolare svoltosi in contemporanea alle ultime Elezioni Parlamentari del 14 ottobre 2012, che hanno suggellato la vittoria del centro-sinistra.

Il nuovo governo, guidato dal leader del Partito Socialdemocratico Butkevicius, è formato in coalizione con il Partito del Lavoro, ed è sostenuto dai conservatori di Ordine e Giustizia, e dagli ultraconservatori dell’Azione Elettorale Polacca in Lituania.

Anche la Lituania punta sullo shale

Una novità per la Lituania è rappresentata dal gas shale: carburante estratto in rocce porose ubicate a bassa profondità mediante sofisticate tecniche di fracking, ad oggi operate con successo e in sicurezza in Nordamerica.

Come riportato dal Jags Report, la compagna USA Chevron, che già esamina i giacimenti di shale in Polonia e Romania – ha rilevato il 50% della compagnia privata lituana Investicijos, impegnata nei lavori di individuazione e sfruttamento dello shale in Lituania.

L’operazione, sostenuta dall’ex-Primo Ministro, Andrijus Kubilijus, porta la Lituania tra i Paesi che sostengono la ricerca e lo sfruttamento di gas non-convenzionale, al pari di Polonia – che secondo le stime contiene i giacimenti più consistenti di shale in UE – Gran Bretagna, Germania e Romania

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Come confermato dalle principali stime, lo sfruttamento del gas shale ha permesso agli Stati Uniti d’America di diventare il primo Paese esportatore di gas al mondo, superando Russia, Iran, Qatar e Turkmenistan.

Matteo Cazzulani