LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Tusk respinge il siluro di Putin alla Polonia

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 24, 2014

Il Premier polacco pone come priorità l’assicurazione alla Giustizia di autori e mandanti delle intercettazioni che stanno discreditando l’immagine della Polonia in Europa, e che secondo gli indizi sarebbero state realizzate su ordine della Russia. La maggioranza chiede a Tusk una miniverifica di Governo

Prima chiarire le responsabilità delle intercettazioni illegali, e solo poi procedere con il rimpasto di Governo. Questa è la linea assunta dal Premier polacco, Donald Tusk, in seguito alla pubblicazione di nuove intercettazioni ad alte Cariche dello Stato da parte del settimanale Wprost: un fatto che ha aperto una crisi di Governo e, sopratutto, ha indebolito l’immagine della Polonia in Europa alla vigilia di importanti nomine ai vertici dell’Unione Europea.

Tusk, durante una conferenza con il Premier spagnolo, Mariano Rajoy, ha definito come prioritaria l’individuazione degli autori e dei mandanti delle intercettazioni che, come dichiarato espressamente dal Capo del Governo polacco, hanno agito con il chiaro obiettivo di destabilizzare la Polonia.

Tusk ha quindi invitato la Redazione del Wprost a pubblicare tutte le intercettazioni in suo possesso per evitare che ulteriori conversazioni registrate possano essere utilizzate come forma di ricatto nei confronti del Governo.

Infine, il Premier polacco ha dichiarato di non intendere dimissionare nessuno dei Ministri coinvolti nelle intercettazioni, ma, al contrario, di volere assicurare alla Giustizia gli autori di registrazioni accuratamente confezionate in diversi ristoranti di Varsavia.

“Le persone responsabili delle intercettazioni non hanno agito per il bene pubblico, bensì unicamente per destabilizzare lo Stato polacco -ha dichiarato Tusk- basta vedere quello che accade ad est dell’Unione Europea per capire quanto una forte posizione della Polonia sarebbe importante per cambiare gli assetti della politica mondiale ed europea”.

La posizione espressa da Tusk è non solo una adeguata risposta al tentativo di discreditare l’immagine della Polonia nella politica europea, ma anche una conferma implicita della convinzione del Governo polacco che dietro alle intercettazioni vi sia la mano dei Servizi Segreti russi.

La Russia ha infatti tutto l’interesse ad affossare la Polonia, che ha saputo ritagliarsi in Europa un preciso ruolo a supporto della democrazia in Ucraina, dell’avvicinamento di Georgia e Moldova all’UE e della realizzazione di una Comune Politica Energetica UE.

Il Governo Tusk è protagonista anche per la diversificazione delle forniture di gas per decrementare la dipendenza dell’Unione Europea da Mosca, e per accelerare con la firma del Trattato di Partnership Economica tra UE e Stati Uniti d’America, il TTIP.

Compatti accanto a Tusk si sono schierati i Parlamentari della Piattaforma Civica -PO- la forza partitica a cui appartengono il Premier e i Ministri e Viceministri intercettati: il Ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski, il Ministro degli Interni, Bartlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, l’ex-Viceministro delle Finanze, Andrzej Parafianowicz, e l’ex-Addetto Stampa di Tusk, Pawel Gras.

Differente è la posizione del Partito contadino PSL, che, da alleato di maggioranza della PO, ha chiesto a Tusk una verifica di Governo con le dimissioni del Ministro degli Interni Sienkiewicz. Nelle intercettazioni, Sienkiewicz avrebbe concordato con il Capo della Banca Nazionale polacca, Marek Belka, un intervento urgente in salvataggio del bilancio statale in cambio delle dimissioni di Rostowski dalla guida del Ministero delle Finanze.

La posizione del PSL, espressa dal Vicepremier Janusz Piechocinski, esclude la formazione di una Coalizione alternativa a supporto di un Governo tecnico, come proposto dal principale partito di Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- il cui Capo, Jaroslaw Kaczynski, è riuscito a portare sulle sue posizioni gli altri due Gruppi parlamentari della destra: Polonia Solidale e Polonia Insieme.

Fuori dalla contesa restano le Opposizioni di sinistra, con la socialdemocratica SLD attenta a verificare l’operato del Governo, e il radicaleggiante Tuo Movimento pronto a discutere una propria Proposta di Legge per lo scioglimento anticipato del Governo.

Al posto di Sikorski a Capo della Politica Estera UE candidati graditi a Mosca

Nel frattempo, sulla vicenda è anche intervenuto il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, che nelle intercettazioni avrebbe dichiarato al Ministro Rostowski che l’alleanza con gli Stati Uniti d’America sarebbe inutile per garantire la sicurezza della Polonia.

“Il Governo è sotto l’attacco di una forza intenta a destabilizzare la Polonia -ha dichiarato Sikorski durante il Vertice dei Ministri degli Esteri UE in Lussemburgo- Ritengo necessario identificare queste persone ed assicurarle alla Giustizia” ha continuato il Ministro degli Esteri polacco.

Sikorski, nello scenario delle intercettazioni, rappresenta il colpo più duro inferto al Governo Tusk, che sta candidando proprio il suo Ministro degli Esteri alla carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE e a quella di Commissario UE all’Energia.

Non è un caso se, subito dopo lo scandalo intercettazioni, le quotazioni di Sikorski per la nomina alla guida della Politica Estera UE sono state raggiunte e superate da quelle di altri candidati, come i francesi Laurent Fabius ed Elisabeth Guigou, l’olandese Frans Timmermans, gli italiani Franco Frattini e Federica Mogherini, lo slovacco Miroslav Lajcak e la bulgara Kristalina Georgieva.

Tutti i candidati alternativi a Sikorski sono noti per assumere posizioni spesso troppo concilianti nei confronti della Russia, talvolta anche spiccatamente favorevoli alle istante neoimperiali di stampo militarista del Presidente russo, Vladimir Putin.

Per questo, non è affatto errato pensare che lo scandalo intercettazioni sia stato organizzato da Mosca per evitare la nomina ai vertici UE di personalità poco accondiscendenti agli interessi della Russia e alle lobby russe di ambito economico ed energetico.

Una situazione, quella che purtroppo si prospetta in Europa, a cui Sikorski -esponente di un Paese che ben conosce la natura imperialista della Russia di Putin, che è del tutto simile a quella del regime sovietico- si sarebbe strenuamente opposto per evitare che l’UE avrebbe potuto assumere una politica succube agli interessi di Mosca.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Scandalo intercettazioni in Polonia: anche Sikorski finisce nel mirino di Putin

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 23, 2014

Il settimanale Wprost pubblica le ennesime intercettazioni che riguardano il Ministro degli Esteri polacco, noto per avere contribuito al ripristino della democrazia in Ucraina e all’avvicinamento di Georgia e Moldova all’Europa. L’impegno del Premier, Donald Tusk, per la comune politica energetica europea e per il rafforzamento delle relazioni tra Unione Europea e Stati Uniti d’America gli altri elementi che sembrano confermare la pista russa dietro allo scandalo politico

È uno dei candidati più accreditati ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa Europea, in molti lo hanno dato per probabile Capo del Governo in caso di nomina alla guida del Consiglio Europeo dell’attuale Premier Donald Tusk, mentre c’è chi già lo ha candidato a diventare il nuovo Commissario UE all’Energia.

È forse per questo identikit che il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, è finito nella trappola delle intercettazioni effettuate illegalmente durante una sua conversazione con l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski.

Nella conversazione, pubblicata lunedì, 23 Giugno, dal settimanale Wprost, Sikorski si sarebbe sfogato con il collega, lamentando l’inutilità dei buoni rapporti tra la Polonia e gli Stati Uniti d’America, che secondo il Ministro degli Esteri porterebbe i polacchi ad avere solamente l’illusione di essere sicuri, senza evitare litigi in ambito europeo con Germania e Francia, Paesi tradizionalmente meno inclini al rafforzamento dei rapporti transatlantici, di cui invece Varsavia è accesa sostenitrice.

In risposta, Rostowski, che come Sikorski appartiene alla cristiano-democratica Piattaforma Civica, si sarebbe lamentato per la candidatura a capolista nel Collegio della città di Varsavia nelle Elezioni Europee di Danuta Hubner perché troppo di sinistra, ed avrebbe invitato Sikorski ad profondere maggiori sforzi per supportare la propria corsa a Commissario UE all’Energia.

Infine, i due Ministri avrebbero criticato la decisione del Primo Ministro britannico, David Cameron, di indire un referendum per l’uscita della Gran Bretagna dall’UE, e, per questo avrebbero auspicato una sconfitta dei Conservatori alle Elezioni Parlamentari in Gran Bretagna.

Le intercettazioni di Sikorski mettono a serio repentaglio le relazioni tra la Polonia e i suoi alleati più stretti, come USA e Gran Bretagna, e rappresentano l’ennesima tegola sulla testa del Premier Tusk, che da lunedì, 16 Giugno, sta affrontando una crisi di Governo in seguito ad altre intercettazioni pubblicate precedentemente sempre dal Wprost.

I protagonisti delle precedenti intercettazioni, che i Servizi Segreti polacchi hanno cercato di sequestrare perché realizzate illegalmente, sono il Capo della Banca Centrale polacca, Marek Belka, il Ministro degli Interni, Batlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, e l’ex-Viceministro delle finanze, Andrzej Parafianowicz.

La mole di alte personalità coinvolte nell’Affare, intercettate da tempo con un’inaudita professionalità presso un rinomato ristorante di Varsavia ed un noto locale di incontri di affari della capitale, danno sempre più valore al sospetto che lo scandalo sia stato attuato ad hoc dai servizi segreti russi, che hanno tutto l’interesse a provocare la caduta del Governo Tusk e, più in generale, a destabilizzare la Polonia.

Il Premier Tusk è infatti in prima fila per la realizzazione di una comune politica energetica UE e per la conclusione del Trattato di Partnership Transatlantica UE-USA -TTIP- mentre proprio Sikorski ha ricoperto un ruolo fondamentale dapprima per il sostengo della rivolta pacifica e democratica del Maydan in Ucraina.

Sikorski si è molto speso anche per l’accelerazione dei tempi per la firma dell’Accordo di Associazione tra l’Unione Europea e Georgia, Moldova ed Ucraina.

Inoltre, la Polonia è il Paese che, più di tutti, ha utilizzato i fondi UE per realizzare infrastrutture energetiche, come il rigassificatore di Swinoujscie e il Corridoio Nord-Sud, necessarie alla messa in comunicazione dei sistemi dei Paesi UE e alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas dal quasi monopolio della Russia.

Infine, la Polonia è sostenitrice, assieme a Gran Bretagna e Romania, dello sfruttamento in Europa dei giacimenti di gas shale: oro blu estratto da rocce argillose poste a bassa profondità, che secondo i dati EIA garantirebbe a polacchi, britannici e romeni di decrementare sensibilmente la dipendenza energetica dalla Russia.

Ad avvalorare ulteriormente il sospetto del coinvolgimento russo nello scandalo intercettazioni è il periodo in cui Sikorski è stato intercettato, corrispondente al Febbraio del 2014: quando la protesta pacifica dei democratici ucraini sul Maydan era arrivata al suo punto più delicato.

La Russia ha dunque tutto l’interesse a destabilizzare la Polonia per assicurarsi un ruolo debole dell’Europa sulla questione ucraina e, successivamente, per permettere alle forze armate di Mosca di procedere con l’invasione non solo dell’Ucraina, ma anche di Georgia, Moldova, e dei Paesi UE su cui il Presidente russo, Vladimir Putin, ha sempre nutrito mire espansionistiche, come Estonia, Lettonia e Lituania.

Con l’indebolimento della Polonia, Putin avrebbe dunque gioco facile ad estendere l’egemonia militare ed economica di Mosca nello spazio ex-sovietico: un sogno di espansione militare, di stampo imperialista, che il Presidente russo non ha mai nascosto di volere attuare con ogni mezzo.

Buzek, Lewandowski e Piechocinski per il dopo Tusk

Tornando alla Polonia, è già iniziata la girandola di voci in merito alle conseguenze politiche che le intercettazioni potrebbero portare, come le quasi certe dimissioni del Ministro Sienkiewicz e l’indizione di Elezioni Parlamentari anticipate per restituire la parola agli elettori.

Inoltre, probabile è anche lo scioglimento immediato del Governo Tusk con le dimissioni dello stesso Premier e di tutti i suoi Ministri: un passo che, tuttavia, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, non vuole compiere per non arrestare i 7 anni di buongoverno della PO.

Malgrado l’opposizione di Komorowski, membro anch’esso della PO, già circolano i nomi di possibili Premier ad interim, sempre appartenenti alla Piattaforma Civica: in prima fila, già sono comparsi l’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, e il Commissario UE al Bilancio, Janusz Lewandowski.

Favorevole alle dimissioni del Governo è invece il principale Partito dell’Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che ha chiesto la messa all’Ordine del Giorno di un voto di sfiducia costruttivo.

Come riportato dal Newsweek, il Capo del PiS, Jaroslaw Kaczynski, intende creare una nuova colazione temporanea con i partner di maggioranza della PO, il Partito contadino PSL, a sostegno di un Governo tecnico guidato dall’attuale Vicepremier, Janusz Piechocinski.

La manovra consentirebbe a Piechocinski, che è Segretario del PSL, di respingere l’attacco della corrente interna al suo Partito che vorrebbe il ritorno alla guida della forza politica contadina dell’ex-Premier Waldemar Pawlak.

Dai giochi di coalizione, esclusa sembra essere l’opposizione di sinistra, composta dalla socialdemocratica SLD e dalla forza politica di orientamento radicaleggiante-progressista Tuo Movimento.

In tutta la situazione, certo resta l’appannarsi delle chance di nomina europea di Tusk e Sikorski: due personalità che, da Bruxelles, avrebbero finalmente potuto dare un forte contributo al contenimento dell’aggressività militare russa in Europa Orientale e ai confini dell’UE.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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RIMPASTO DI GOVERNO IN POLONIA: DA TUSK UNA LEZIONE DI EUROPA E CORAGGIO

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 21, 2013

Il Premier polacco si affida all’esperienza giovanile ed europea di Ministri nuovi e capaci determinati ad integrare l’economia polacca nell’Unione Europea. Confermati alcuni Ministri della cristianodemocratica Piattaforma Civica e quelli del partito contadino PSL.

Un esercito di quarantenni chiamati a governare un Paese dinamico in un periodo di inizio crisi secondo esperienze di respiro europeo. Nella giornata di mercoledì, 20 Novembre, il Premier polacco, Donald Tusk, ha presentato il rimpasto di Governo, con l’inserimento di sette nuovi ministri, tutti appartenenti alla Piattaforma Civica -PO: la forza partitica cristianodemocratica del Capo del Governo.

Il nuovo Vicepremier è Elzbieta Bienkowska: giovane ministro uscente dello sviluppo regionale a cui è stata affidata la guida del superministero dei Trasporti, Infrastrutture, Sviluppo Regionale ed Economia Marittima.

La nomina della Bienkowska alla guida del dicastero più potente è stata motivata dalla capacità che, da Ministro per lo Sviluppo Regionale, il nuovo Vicepremier ha dimostrato nell’attrarre ed utilizzare in maniera adeguata i fondi europei per la realizzazione di infrastrutture nelle regioni meno sviluppate del Paese.

Europa e giovani è il motto con cui è stato nominato il nuovo Ministro delle Finanze, Mateusz Szczurek: un giovane talento 38enne, già Principale Economista della Banca ING con una serie di master tra l’Università del Sussex e quella di Francoforte.

Nonostante il talento, Szczurek, la cui nomina rappresenta una vera e propria sorpresa, non è un politico: una situazione che, de facto, indebolisce il giovane Ministro, ed aumenta l’influenza della Cancelleria del Premier sulle questioni di carattere finanziario, finora affidate all’ex-Vicepremier, Jacek Rostowski.

Fondamentale è la nomina di uno dei massimi esperti di economia di mercato in Polonia, l’ex-Sortosegretario di Stato presso il Ministero delle Finanze, Maciej Grabowski, a Ministro dell’Ambiente: una carica che il nuovo Titolare di dicastero ha ricevuto per accelerare i lavori per l’avvio dello sfruttamento del gas shale.

Lo sfruttamento di questo gas -di cui il territorio polacco, secondo le stime EIA è ricco per 148 trilioni di piedi cubi- permette alla Polonia di ridurre la dipendenza dalle importazioni dalla Russia, e, per questo, è osteggiata da pressioni provenienti da Mosca, che spinge in maniera più o meno lecita le compagnie internazionali impegnate nella ricerca di shale in territorio polacco ad abbandonare la loro presenza nel Paese.

Altre nomine europee sono quelle dei Parlamentari Europei Lena Kolarska-Bobinska a Ministro dell’Istruzione Superiore, e del 41enne Rafal Trzaskowski alla guida del Ministero della Digitalizzazione.

Più legate alle dinamiche di politiche interne sono invece le nomine a Ministro dell’Educazione di Joanna Kluzik-Rostowska -approdata alla PO dopo un avere servito da Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali nel governo guidato dal Capo del partito conservatore Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski- e alla guida del Ministero dello Sport di Andrzej Biernat: finora Vicecapogruppo PO alla Camera Bassa.

Confermati sono invece alcuni dicasteri di peso, tra cui il Ministero degli Esteri -saldo nelle mani di Radoslaw Sikorski, di recente promosso a Vice-Capo del consiglio dei Mimistri degli Esteri e della Difesa del Partito Popolare Europeo- e quello della Difesa -mantenuto dal giovane Tomasz Siemomiak.

Restano anche il Ministro degli Interni, Bartlomiej Sienkiewicz, della Cultura, Bogdan Zrojewski, della Sanità, Bartosz Arlukowicz, del Lavoro e Politiche Sociali, Wladyslaw Kosiniak-Kamisz, del Tesoro, Wlodzimierz Karpinski, e della Giustizia, Marek Biernacki.

Restano anche i due Ministri in quota al partito contadino PSL -che governa in coalizione con la PO- il titolare dell’Economia, Janusz Piechocinski, e il Capo del Dicastero dell’Agricoltura, Stanislaw Kalemba.

Il rimpasto di governo a forte vocazione europea è avvenuto dopo un importante successo politico di Tusk nell’ambito dell’approvazione del bilancio UE, da cui la Polonia risulta essere la prima beneficiaria con l’erogazione di 105,8 Milioni di Euro, prevalentemente dal Fondo Europeo di Coesione e dal primo e secondo filare della PAC.

L’Europeismo polacco e il berlusconismo-d’alemiano italiano

Tuttavia, per il premier Tusk La situazione non è tutta rosea, dal momento in cui il rimpasto di Governo è stato necessario per rimpiazzare alcune importanti caselle rimaste vuote a causa di scandali, come quello di Slawomir Nowak: ex-Ministro dei Trasporti dimessosi per avere omesso dalla dichiarazione dei redditi un costosissimo orologio mostrato in pubblico.

Il Premier Tusk paga anche un crollo di consenso per la PO dovuto agli inizi della crisi che sta avvantaggiando i conservatori di Diritto e Giustizia: pronti ad una campagna elettorale per le prossime Elezioni Europee basate su toni euroscettici.

Con la decisione di affidarsi a nuovi Ministri giovani con esperienze europee, Tusk ha dimostrato non solo coraggio, ma anche la capacità politica di dare spazio ad energie nuove che, accompagnate all’esperienza dei più anziani, deve spingere la Polonia verso un’ancora più profonda integrazione nelle strutture UE per uscire dalla crisi il quanto prima possibile.

Il comportamento di Tusk deve fare riflettere sullo stato di avanzamento politico e culturale della Polonia: un Paese che, nell’Italia Governata dagli eterni Berlusconi e D’Alema -e dai troppi tuttologi che parlano senza essersi informati- è troppo spesso vituperato in maniera gratuita, bieca, grezza e, me lo si permetta, stolta.

Matteo Cazzulani

Più Europa, meno disunita: la proposta della Polonia per battere la crisi

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on August 29, 2012

Il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, propone l’incremento dei poteri della Commissione Europea e l’elezione degli organi di governo dell’Unione Europea secondo liste continentali. Si riaccende il dibattito energetico sul gas shale in territorio polacco.

Unificazione delle cariche di Presidente della Commissione Europea e del Consiglio Europeo, aumento dei poteri della Commissione ed elezione diretta degli organi dell’Unione Europea mediante liste uniche a livello continentale sono le tre proposte avanzate dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, per battere la crisi e rilanciare l’UE a livello globale.

Il Capo della Diplomazia polacca e stato invitato all’incontro degli Ambasciatori tedeschi nella giornata di sabato, 26 Agosto, ed ha colto l’occasione per esprimere le proprie convinzioni in merito alle riforme necessarie all’Europa per riprendere un ruolo guida nel Mondo.

Secondo Sikorski, la soluzione alla crisi non sta nella disgregazione dell’Unione Europea, bensì nell’implementazione del processo di integrazione interno al Vecchio Continente. Tra le priorità da realizzare, oltre alle riforme politiche riguardanti la Commissione Europea ed il sistema elettorale del Vecchio Comtinente, Sikorski ha identificato anche la necessità di un’unione bancaria e finanziaria.

La posizione di Sikorski, che in passato si e speso a più riprese a favore dell’implementazione del processo di integrazione europea, testimonia la vena fortemente europeista del Governo cristiano-democratico polacco. Nonostante la crisi dell’Euro, e la mancata appartenenza di Varsavia alla moneta unica UE, esso vede nell’unita del Vecchio Continente l’unica possibile soluzione per rilanciare l’Europa in campo internazionale.

Oltre che per il sostegno del processo di integrazione europea, la Polonia ricopre un ruolo di primo piano per altri due motivi. Il primo e legato al sostegno fornito al processo di allargamento dell’Unione Europea ad Ucraina, Moldova, Georgia e Bielorussia: Paesi dell’Unione Europea che per motivi geopolitici non appartengono all’UE nonostante culturalmente e storicamente appartengano di diritto all’Europa.

In secondo luogo, Varsavia possiede nel suo territorio un ampio giacimento di gas Shale, il cui sfruttamento consentirebbe all’Unione Europea di soddisfare il suo fabbisogno energetico senza più dipendere dalle forniture della Russia.

Tuttavia, lo sfruttamento dei giacimenti shale e contrastato da due fattori. Il primo e legato alle tecnologie necessarie per l’estrazione di questo tipo di oro blu, ubicato a profonda profondità: necessari sono infatti macchinari provenienti dagli USA – dove lo shale e sfruttato normalmente – molto costosi, e, prima ancora, studi sul campo parecchio approfonditi.

Il secondo fattore contrastante lo sfruttamento del gas shale e legato alla protesta ambientalista, che si oppone ai lavori di ricerca per presunti danni all’equilibrio geologico del Paese in cui e ubicato il giacimento.

Secondo indiscrezioni provenienti da fonti molto accreditate, i movimenti che si schierano contro lo sfruttamento dello shale sono appoggiati politicamente dalla Russia, che mal sopporta la possibilità di perdere il proprio monopolio sulla compravendita di gas in Europa.

Anche a Varsavia c’e chi e contrario all’indipendenza energetica Ue

Di recente, posizione contraria allo sfruttamento dello shale e stata assunta dal partito radicale polacco Movimento di Palikot. Esso, a livello europeo, collabora con il movimento verde, ed ha deciso di sostenere la protesta ambientalista per un mero calcolo di politica interna, orientato all’incremento dello spessore politico che, oggi, vede questa forza partitica fortemente anti-tradizionalista sostenuta dal 10% degli elettori in Polonia.

A Varsavia, favorevoli all’estrazione del gas non-convenzionale restano tuttavia tutte le altre forze politiche, dalla coalizione di Governo – Piattaforma Civica e Partito Contadino – all’opposizione conservatrice – Polonia Solidale e Diritto e Giustizia – che vedono nella presenza del giacimento shale in territorio polacco una possibilità unica per garantire all’Unione Europea l’indipendenza energetica.

Matteo Cazzulani

IN POLONIA APPROVATA LA RIFORMA DELLE PENSIONI

Posted in Polonia by matteocazzulani on May 14, 2012

La maggioranza liberal-contadina, con l’appoggio dei radicali, vota a favore del prolungamento dell’età previdenziale a 67 anni per uomini e donne e della riformulazione dei requisiti per i militari e le forze dell’ordine. Proteste da parte delle opposizioni conservatrice e socialdemocratica, e del sindacato autonomo Solidarnosc.

Il Premier polacco, Donald Tusk

La Camera Bassa ha deciso: in Polonia si lavorerà più a lungo. Nella giornata di venerdì, 11 Maggio, i Deputati polacchi, durante una seduta particolarmente concitata, hanno approvato una riforma del sistema pensionistico che innalza l’età previdenziale a 67 anni sia per gli uomini che per le donne.

A favore della riforma, la cui durezza è stata preannunciata dal Premier, Donald Tusk, già in occasione del discorso di insediamento del suo secondo governo, lo scorso Novembre, hanno votato 268 parlamentari della maggioranza – formata dai liberali della Piattaforma Civica e dal Partito Contadino – e del radicale Movimento di Palikot, contro i 185 esponenti dei partiti conservatori – Diritto e Giustizia e Polonia Solidale – e socialdemocratici.

Nello specifico, il provvedimento concede il pensionamento anticipato solo alle donne che hanno compiuto i 62 anni di età che hanno lavorato almeno 35 anni, e agli uomini che hanno superato 65 anni con non meno di 40 anni di contributi versati.

Inoltre, alcuni emendamenti del Partito Contadino hanno evitato la decurtazione della retribuzione pensionistica per gli agricoltori che continuano a svolgere la loro attività anche dopo la maturazione dei requisiti per l’ottenimento della paga previdenziale.

Differente il parametro adottato per i militari e le forze dell’ordine, che fino ad oggi hanno potuto beneficiare della pensione dopo soli 15 anni di attività. Secondo la nuova riforma, essi dovranno lavorare per almeno 25 anni, e non potranno ricevere alcuna paga previdenziale prima del compimento del 55esimo anno di età.

Le proteste e i presidi contro la riforma

L’approvazione della riforma è avvenuta in seguito a un vivace dibattito, durante il quale le dichiarazioni di voto e i commenti degli esponenti dei vari gruppi sono stati accompagnati da invettive nei confronti di parlamentari degli altri schieramenti.

Inoltre, il vaglio della riforma ha incontrato anche la protesta del sindacato autonomo Solidarnosc, che ha presidiato il Parlamento fin dalla notte precedente con una tendopoli posizionata all’uscita del Sejm, e, dopo la votazione del provvedimento, ha accolto i deputati della maggioranza con fischi e lamentele.

“Sono consapevole della durezza delle misure – ha dichiarato Tusk durante il dibattito precedente alla votazione – ma il loro varo è una questione di civiltà a cui non possiamo sottrarci”.

Differente l’opinione del Capo di Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski, che ha commentato la riforma del Governo come un atto di schiavismo, mentre il Segretario dei socialdemocratici, Leszek Miller, ha ritenuto il provvedimento inaccettabile.

Ottenuto l’avvallo del Parlamento, per entrare in vigore la riforma aspetta solo la firma del Presidente, Bronislaw Komorowski, anch’egli appartenente alla Piattaforma Civica e favorevole alle modifiche del sistema presidenziale approvate dalla Camera Bassa.

Ciò nonostante, le opposizioni hanno promesso battaglia: i conservatori hanno dichiarato di volersi appellare alla Corte Costituzionale, mentre i socialdemocratici hanno inviato un appello al Capo dello Stato, affinché il provvedimento non sia da lui firmato. Sul piede di guerra anche Solidarnosc, che ha promesso di spostare la protesta dal Parlamento al Palazzo Presidenziale.

Matteo Cazzulani

RADOSLAW SIKORSKI DETTA LA NUOVA POLITICA ESTERA POLACCA

Posted in Polonia by matteocazzulani on April 1, 2012

Più integrazione nelle strutture dell’Unione Europea, rafforzamento del ruolo della Polonia nel varo di una politica comune di difesa e nella prosecuzione del Partenariato Orientale, e rapporti privilegiati con la Germania sono i principi a cui il Ministro degli Esteri ha dichiarato che si ispirerà l’attività di Varsavia sul piano internazionale. Il pieno sostegno della maggioranza cristianodemocratico-contadina, quello parziale dell’opposizione di sinistra, e la contrarietà della minoranza conservatrice

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

Il federalismo come chiave per lo sviluppo e per il rafforzamento dell’Europa. Questa è la ricetta proposta dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, nel suo exposé di giovedì, 29 Marzo, durante il quale ha illustrato le linee guida della politica della Polonia in campo internazionale a pochi mesi dalla conclusione della presidenza di turno dell’Unione Europea.

Proprio Bruxelles è stata al centro dell’attenzione di Sikorski, che ha illustrato come solo un processo di decisa integrazione sul piano fiscale, economico e politico possa garantire al Vecchio Continente il superamento di una crisi senza precedenti nella storia.

Secondo il Capo della Diplomazia polacca, l’UE deve sommare le competenze del Capo del Consiglio Europeo a quelle del Presidente della Commissione Europea, rendere questa carica elettiva, e introdurre liste continentali, e non più nazionali, in occasione delle prossime votazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Molta Europa è stata presente anche per quanto riguarda la politica estera della Polonia sensu stricto, che, secondo Sikorski, deve costruire l’intero della sua azione nell’ambito dell’UE, senza mai prescindere da essa.

Come da lui evidenziato, principale partner in seno all’Unione Europea della Polonia è la Germania, con cui esiste una comunanza di vedute e uno stretto legame tra i due Presidenti: il neoeletto Capo di Stato tedesco, Joachim Gauck, ha deciso di compiere la sua prima visita ufficiale a Berlino, così come, a sua volta, ha fatto il suo collega polacco, Bronislaw Komorowski, nel 2010.

Tra le altre priorità di Varsavia, figurano l’impegno per mantenere la Polonia all’intero della sfera decisionale dell’UE – senza permettere che, in seguito alla firma del Patto Fiscale, essa diventi mero appannaggio di Germania e Francia – il rafforzamento della politica comune di difesa e del partenariato con i Paesi dell’Europa Orientale, e, nell’ambito di quest’ultimo progetto, la diffusione in Ucraina, Bielorussia e Georgia degli standard europei in ambito economico e democratico.

Le reazioni del Parlamento all’exposé del Ministro

A condividere il discorso del Ministro degli Esteri è stata la maggioranza, composta dalla cristiano-democratica Piattaforma Civica e dal partito contadino PSL, e anche l’opposizione di sinistra, formata dal radicaleggiante Movimento di Palikot e dai socialdemocratici dell’SLD.

Tuttavia, il Capo di questi ultimi, Leszek Miller, ha evidenziato come il piano espresso dal Ministro degli Esteri rischi di essere inattuabile fino a quando la Polonia non assumerà l’euro. Secondo l’ex-Premier socialdemocratico, Varsavia ha poco potere di coinvolgimento verso i partner europei nei settori illustrati da Sikorski, sopratutto dopo i continui veti della Gran Bretagna alla politica comune di difesa, e alla mancata partecipazione di contingenti polacchi alle operazioni militari in Libia.

Critiche, invece, sono state espresse dall’opposizione di destra, composta dai conservatori di Polonia Solidale e Diritto e Giustizia. Secondo l’esponente di quest’ultima forza politica, Krzysztof Szczerski, la Polonia deve giocare un ruolo più attivo, anche al di fuori dell’UE, nell’Europa Orientale e nel Caucaso, dove occorre sostenere con forza le ambizioni europee della Georgia, spesso poco considerate proprio da Germania e Francia.

Inoltre, il politico conservatore ha illustrato come, in ambito europeo, occorra una ridefinizione della politica estera comune con la creazione di quattro circoli di appartenenza – Occidentale, Settentrionale, Meridionale e Balcanico, e Orientale – in cui Varsavia, a cui deve essere riconosciuta piena leadership sulle questioni legate a Ucraina, Moldova e Bielorussia, potrà attuare un ruolo predominante a Bruxelles.

Matteo Cazzulani

RIFORMA DELLE PENSIONI: IN POLONIA TROVATO L’ACCORDO

Posted in Polonia by matteocazzulani on March 29, 2012

La maggioranza liberal-contadina dichiara di avere raggiunto un compromesso sull’innalzamento dell’età previdenziale a 67 anni, con la concessione di un pre-pensionamento a chi ha maturato più della metà dei contributi necessari. Le manovre del Capo del Governo per allargare la coalizione anche ai radical-liberali e per mettere al sicuro una riforma necessaria per l’economia di Varsavia

Il Premier polacco, Donald Tusk

67 anni per tutti, con possibilità di terminare il lavoro a 65 anni per gli uomini e 62 per le donne. Questa è la mediazione trovata in Polonia in seno alla coalizione di governo liberal-contadina che, mercoledì, 28 Marzo, dopo l’ennesimo vertice serale, ha risolto l’impasse su un punto di fondamentale importanza per la realizzazione del programma di maggioranza.

Secondo l’accordo, l’età previdenziale sarà innalzata a 67 anni, come preventivato dal progetto originale della principale forza di governo, la liberale Piattaforma Civica – PO -, ma i lavoratori e le lavoratrici potranno beneficiare anzitempo della retribuzione pensionistica rispettivamente a 65 e 62 anni, come richiesto dall’unico partner di maggioranza, il Partito Contadino – PSL – solo se avranno già maturato, sempre rispettivamente, 40 e 35 anni di contributi.

La maggioranza guarda a sinistra

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il raggiunto compromesso permette al Premier, il liberale Donald Tusk, di ricucire lo strappo con il partner di maggioranza, il Segretario dei contadini, Waldemar Pawlak, ma non esclude prossime trattative per allargare la coalizione favorevole all’innalzamento dell’età previdenziale con l’inclusione di altre forze politiche.

Nel mirino ci sarebbe il Movimento di Palikot – RP – lista di orientamento radical-liberale, finora all’opposizione del Governo, che ha fatto sapere di essere disposta a sostenere la riforma delle pensioni di Tusk previa accettazione di tre clausole: utilizzo dei contributi versati dai lavoratori negli ultimi anni di lavoro per il rafforzamento del welfare, visite mediche obbligatorie per gli over 60, e sovvenzioni aggiuntive per le famiglie con figli all’asilo.

Sempre secondo Gazeta Wyborcza, Tusk avrebbe accettato quest’ultima misura per potere contare sui voti di Palikot – suo ex-collega di Partito – e formare un forte raggruppamento di centro in grado di isolare i conservatori di Diritto e Giustizia – PiS – e di Polonia Solidale – SP – e i socialdemocratici – SLD – che, in materia pensionistica, hanno proposto l’indizione di un referendum.

La ricerca di nuovi alleati è un provvedimento di vitale importanza per il prosieguo dell’attività della maggioranza, dal momento in cui la solida intesa liberale-contadina – che ha guidato la Polonia negli ultimi sei anni – ha ceduto proprio durante le trattative per la stesura della riforma previdenziale.

Nonostante il ritrovato appoggio di Pawlak, il Premier Tusk, in calo di consensi secondo le ultime rilevazioni sociologiche, è consapevole di non poter contare con totale sicurezza su un solo partner di una maggioranza nella quale, secondo indiscrezioni, avrebbe cercato di includere sia il Movimento di Palikot che i socialdemocratici.

Matteo Cazzulani

IN POLONIA UN GOVERNO ANTICRISI

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 20, 2011

Il Premier rieletto, Donald Tusk, promette austerità, tagli ed innalzamento dell’età previdenziale per tenere fuori Varsavia da un crollo dell’economia dilagante in Europa. Invariate le uscite per le politiche a sostegno della famiglia, incrementate quelle per la Difesa. Tiepide reazioni dalle opposizioni.

Il Premier polacco, Donald Tusk

Molta Europa, tanto Machiavelli, ed una politica lacrime e sangue. Questa la ricetta proposta dal Premier polacco, Donald Tusk, di fronte al Parlamento riunito in plenaria, venerdì, 17 Novembre, per la presentazione del nuovo esecutivo e di un programma di legislatura improntato su austerità, sacrifici, prudenza, e sicurezza. L’obiettivo, il superamento di una crisi oggi quasi assente in Polonia, ma sempre possibile in un’Europa dove, da un giorno all’altro, a finire sul lastrico possono essere tutti: Italia, Francia, o Spagna che sia.

“Siamo in un’epoca di forte incertezza – ha dichiarato Tusk nel discorso di insediamento, durato poco più di un’ora – in cui la crisi può colpire chiunque. La soluzione da adottare è una serie di misure a protezione dell’economia nazionale. Pagheremo tutti un poco di più – ha continuato – ma lo faremo per la nostra sicurezza, e per il mantenimento del benessere in Patria ed in Europa. La determinazione dei polacchi ha portato alla crescita costante del PIL, in controtendenza con gli altri Paesi dell’Occidente – ha ultimato – oggi, deve consentire al Paese di tenersi fuori dagli sconvolgimenti dell’economia mondiale”.

A preannunciare misure di non facile realizzazione è stata la lista dei Ministri che, chiamati al Solenne Giuramento nella mattinata, appartengono in toto all’entourage di Tusk, abile nell’estromettere dalla gestione dei dicasteri persino l’opposizione interna alla Piattaforma Civica – PO: il Partito, da lui guidato, di orientamento liberale. Una vocazione che, tuttavia, non sarà del tutto rispettata, poiché ai polacchi spetterà un periodo di forte rigore per abbattere il debito pubblico dal 50% odierno al 47% nel 2015.

Innanzitutto, il Premier ha preannunciato l’innalzamento dell’età previdenziale a 67 anni – oggi in Polonia si va in pensione a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne – ed un robusto taglio ai privilegi fiscali finora garantiti a categorie sociali apparentemente intoccabili, tra cui contadini, minatori, e persino il clero – con cui Tusk non ha escluso una revisione del concordato. Seconda soluzione è il rafforzamento del ruolo della Polonia in Europa, con il maggiore coinvolgimento nelle decisioni di carattere economico della zona euro a cui, pur non appartenendo, Varsavia non deve allontanarsi, bensì tendere. Secondo Tusk, la moneta unica è garanzia di benessere per tutti i 27 Paesi dell’UE, sopratutto per quelli che, momentaneamente o per sempre, hanno deciso di mantenere una propria divisa monetaria.

Dove il Tusk II non taglierà saranno le politiche per la famiglia: ritoccati al ribasso solamente i sussidi per i nuclei con un solo figlio, mentre incentivi per la natalità sono stati mantenuti invariati per le seconde e terze nascite, addirittura incrementati per i parti al di sopra del quarto. Aumento della spesa anche per la Difesa: settore fondamentale per il Premier, che ha illustrato come in un’Europa sempre più incerta economicamente non è da escludere un’instabilità anche dal punto di vista militare. Del resto, proprio la Polonia ha speso invano ingenti energie per la costituzione di un esercito unico europeo durante i primi mesi della presidenza di turno UE, e, per ragioni storiche e geografiche, è ben consapevole di quanto sia seria la minaccia del rinato imperialismo russo: pronto a competere per lo status di superpotenza mondiale a spese proprio dell’Unione Europea.

Infine, Tusk non ha lesinato una digressione sulla politica interna, presentando il suo esecutivo come espressione di una solida maggioranza di centro che, costituita dalla liberale Piattaforma Civica e dal partito contadino PSL, intende da un lato preservare i valori tradizionali su cui la Polonia è rinata dopo la caduta del comunismo – parità economica e sociale, libera concorrenza, e cristianesimo – e, dall’altro, contrastare ogni forma di estremismo, sia esso di matrice neo-bolscevica che neonazista – proprio lo scorso 11 Novembre la Festa dell’Indipendenza Nazionale è stata rovinata da una guerriglia urbana tra bande di estremisti rossi e neri.

Le reazioni pacate dell’opposizione

Plauso all’exposé di Tusk è arrivato dai colleghi di partito e di maggioranza, tra cui lo stesso Presidente, Bronislaw Komorowski, presentatosi al giuramento dei Ministri della mattinata con una sciarpa da stadio coi colori e simboli nazionali – la medesima con cui Tusk ha festeggiato il primo insediamento nel 2007. Contrario alla politica di austerità si è dichiarato l’ex-Premier, Jaroslaw Kaczynski, Leader del Partito conservatore Diritto e Giustizia – PiS – che ha contestato duramente i tagli alla spesa sociale, il maggiore ruolo in Europa, e l’eliminazione dei privilegi a clero e contadini, altresì, proponendo un risanamento delle casse statali tramite tassazione sui conti correnti e mantenimento del Paese il più lontano possibile dalla zona euro.

Differenti le obiezioni dell’opposizione di centro-sinistra: i socialdemocratici – SLD, guidati al Sejm da un altro ex-Premier, Leszek Miller – hanno sostenuto l’innalzamento dell’età previdenziale, la maggiore tassazione dei ceti più abbienti, ed il maggiore impegno in Europa, ma hanno espresso perplessità sull’entità dei tagli in programma, giudicati troppo esosi. Favorevole ad Euro, maggiore impegno nell’UE, e tagli dei privilegi anche il radicaleggiante Movimento di Palikot che, d’altro canto, ha promesso battaglia a Governo ed opposizione conservatrice per la rimozione del Crocifisso e dei simboli religiosi dagli edifici pubblici: un sussulto laicista che il politico più dandy dello scenario polacco – fuoriuscito dalla Piattaforma Civica, ed abile nel raccogliere dal nulla un buon 10% dei consensi che lo ha reso terza forza politica del Paese – ha saputo cavalcare, portando in Parlamento il Capo delle organizzazioni gay ed il primo Parlamentare transessuale della storia del Paese.

Matteo Cazzulani

NUOVO GOVERNO IN POLONIA: MOLTA EUROPA E NOVITA’ CON LA SOLITA FORMULA

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 16, 2011

Il Primo Ministro, Donald Tusk, presenta un esecutivo in continuità con il precedente, ma con importanti innovazioni, come la prima nomina di una donna a Maresciallo del Sejm, e particolare attenzione a tematiche di ambito Europeo. Regolamenti di conti interni alla maggioranza dinnanzi ad un’opposizione divisa sul Crocifisso nei luoghi pubblici

Il premier polacco, Donald Tusk

Una Vecchia Europa sbadata, veterocomunista, e, spesso, in malafede, ce li ha presentati come i più conservatori del continente, attaccati alla difesa del proprio interesse nazionale, delle radici cristiane nel preambolo della Costituzione Europea, fortemente maschilisti e sessisti, arretrati e chiusi ad ogni apertura di carattere etico ed infrastrutturale: menzogne nei confronti di un Paese del cuore dell’Europa ora con un nuovo Parlamento che, una volta per tutte, si spera metta a tacere le malelingue, e convinca gli occidentali ad apprezzare un popolo che molto ha dato, e darà, per il bene dell’Europa.

Nella giornata di giovedì, 13 Ottobre, il Primo Ministro polacco, Donald Tusk, ha annunciato la formazione di un nuovo governo in seguito alla vittoria nelle Elezioni Parlamentari di Domenica, 9 Ottobre, ed alle seguenti consultazioni del Presidente, il suo collega di Partito, Bronislaw Komorowski, con i capolista delle forze politiche che hanno superato la soglia del 5%. Nulla cambia per quanto riguarda la sostanza della coalizione, formata ancora dalla liberale Piattaforma Civica – PO, in cui militano Tusk e Komorowski – e dal partito contadino PSL che, stando agli accordi, dovrebbe mantenere i tre Ministeri finora amministrati: Agricoltura, Lavoro ed Energia.

Tuttavia, proprio da questo ultimo Tusk ha ventilato l’ipotesi di estrapolare alcune competenze di peso come Energia e Politica Ambientale, da affidare ad un nuovo Ministero a guida PO. Una scelta che, ovviamente, non piace ai partner minori di coalizione, che Tusk ha giustificato con l’importanza strategica che essi ricoprono in ambito UE: oggi presieduta proprio dalla Polonia.

A creare malumori all’interno della coalizione è anche la nomina a Maresciallo del Sejm – Presidente della Camera Bassa – di Ewa Kopacz: già Ministro della Sanità, prima donna posta alla Seconda Carica dello Stato nella storia della Polonia. A non gradire la storica decisione è sopratutto il dimissionato Grzegorz Schetyna, Capo della corrente interna alla PO avversaria di Tusk e Komorowski, con cui spesso è entrato in polemica, anche pubblicamente. Tuttavia, per lui sarebbe già pronto un Ministero di peso o, addirittura, il vicepremierato.

Ad applaudire ai cambiamenti minimi che lasciano nei Ministeri chiave gli stessi uomini – “premiati dal voto dei polacchi che hanno scelto per la continuità”, come ha illustrato Tusk – il principale Partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia – PiS – attento nel comprendere l’importanza di una continuità di governo nel mentre di una delicata presidenza di turno dell’Unione Europea. Difatti, è vivo il ricordo di quando, nel 2009, la Repubblica Ceca ha vissuto una crisi di governo proprio durante la sua Presidenza di turno, ponendo problemi all’amministrazione dell’Unione.

Tuttavia, se la forza politica di Jaroslaw Kaczynski – fratello gemello di Lech: l’ex-Capo di Stato scomparso nell’incidente aereo di Smolensk del 10 Aprile 2010 – ha rimandato il confronto con il governo, non ha lesinato critiche di merito alla nomina della Kopacz – attaccata in quanto pessimo Ministro di un settore, la Sanita, su cui PiS ha insistito molto in Campagna Elettorale -e, sopratutto, ai radicali del Movimento di Palikot: vera e propria sorpresa delle urne con un 10% ottenuto dal nulla con un programma che prevede aperture alle coppie di fatto, fecondazione assistita, legalizzazione delle droghe leggere, ed eliminazione dei simboli religiosi dagli edifici pubblici.

La battaglia del Crocifisso e le emergenze UE

Proprio sul Crocifisso nell’aula del Parlamento si è scatenato un aspro dibattito, con il dandy della politica polacca – ex-PO – deciso nel richiederne la sostituzione con il simbolo statale, ed i Deputati di Diritto e Giustizia pronti alla battaglia per la sua difesa già nelle prime sedute di un Sejm in cui, sempre grazie a Palikot, comparirà per la prima volta anche un transessuale.

 

Dal canto suo, Tusk ha illustrato di non intendere stingere alleanze di alcun tipo con l’ex-collega di partito, apostrofato come l’alleato più pericoloso che si possa accettare in una squadra di governo, e, nel corso della conferenza stampa di presentazione, dichiarato come il nuovo-vecchio esecutivo continuerà a lavorare senza alcuna sosta per raggiungere gli obiettivi promessi non solo agli elettori, ma al resto dell’Unione Europea.

In primis, la lotta alla crisi per mezzo di privatizzazioni ed interventi in linea con le direttive comunitarie, seguita dal rafforzamento dell’integrazione europea con il varo di una comune politica energetica, e dall’allargamento ad Est dell’UE per la sicurezza di tutto il Continente, con la sigla dell’Accodo di Associazione con una seppur autoritaria Ucraina, e l’avvio di simili percorsi con Stati maggiormente maturi come Moldova e Georgia: europei per storia e tradizione, ma non ancora membri dell’Unione Europea per via di una politica del gas fino ad oggi gestita dai singoli Paesi – pronti a negoziare migliori condizioni con la Russia – e non, con una voce sola, da Bruxelles.

Matteo Cazzulani

La Polonia rinnova il Parlamento: tutti contro Kaczynski

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 9, 2011

Terminata la campagna elettorale per le Elezioni Parlamentari polacche tra polemiche e promesse di ogni genere. La formula del sistema misto Sejm-Senato mette alla prova la democrazia polacca

Varsavia – La demonizzazione e la santificazione, la continuità nella concordia ed una politica della forza. Sono queste le emozioni con cui, in un piovoso venerdì di inizio autunno, si e chiusa la campagna elettorale per le Elezioni Parlamentari Polacche: una delle più noiose degli ultimi anni in quanto ad eventi, che, tuttavia, solo nell’ultima settimana ha regalato spunti per nuove polemiche e colpi di scena.

A tenere banco e stato Jaroslaw Kaczynski: Capo del maggiore partito di opposizione, Diritto e Giustizia – PiS – grande assente ai dibattiti televisivi, ma, costantemente attaccato dagli avversari ed osannato dagli oppositori dell’attuale maggioranza, in diretta polemica con tutti gli avversari. Persino con il Cancelliere tedesco, Angela Merkel: accusata, in suo libro, di condizionare le scelte politiche di un Governo polacco debole e succube alla Germania.

Opinione che e costata una lieve flessione nei sondaggi per il Partito conservatore, e scatenato la reazione della Forza di governo, la liberale Piattaforma Civica: manna dal cielo per il movimento del Premier, Donald Tusk, e del Presidente Bronislaw Komorowski, che, secondo le ultime rilevazioni, non sarebbe abbastanza avanti per creare una maggioranza in autonomia, per la quale potrebbe ricorrere, oltre all’alleanza rinnovata con gli attuali partner del Partito Contadino – PSL – anche ai seggi del Movimento di Palikot – RP, radical-liberale fuoriuscito proprio dalla PO – e dei SocialDemocratici – SLD – anch’essi in perdita di voti.

Dunque, la battaglia si gioca sui numeri e sull’affluenza: tutto dipende da quanti accorreranno alle urne per ridare fiducia ad una maggioranza che, in cinque anni, e riuscita a mantenere a galla il Paese in un periodo di crisi economica mondiale, ad attuare liberalizzazioni, a stabilizzare l’economia, e, infine, guidare l’Unione Europea durante la crisi dell’Euro ed i default in Grecia e Spagna.

L’unico punto negativo, la politica estera, nella quale la PO ha cercato un ostinato dialogo con una Russia dalle rinate velleità imperiali. Una posizione inaccettabile per una Polonia erede di Solidarnosc e, sopratutto, storico difensore delle ambizioni euroatlantiche dei vicini orientali, Georgia, Ucraina, e Bielorussa, la cui indipendenza ed europeicita sono condicio sine qua non per la prosperità e l’esistenza dello Stato polacco e, con esso, di tutta l’Unione Europea.

Una visione di politica estera lungimirante che, seppur tardivamente, anche Tusk sembra avere capito, come dimostrato dal vertice del Partenariato Orientale UE, in cui Varsavia ha convinto Berlino e Parigi a tenere la porta aperta all’avvicinamento economico e politico a Bruxelles per Tbilisi, Kyiv, e Minsk, malgrado i regressi democratici registrati dalle presidenze Janukovych e Lukashenka.

Anche sul campo interno il confronto e particolarmente ricco di spunti. La PO chiede un’altra possibilità di governo per continuare quanto fatto nell’ultimo quinquennio, con politiche liberali ispirate agli standard europei.

PiS, forte di un elettorato militante, e di una posizione in politica estera coerente con la visione jagellonica di diffusione della democrazia nel Mondo ex-Societico, invita ad una maggiore attenzione alla sanità pubblica, alle pensioni, ai valori cristiano-cattolici, ed alla memoria storica, sopratutto circa il massacro di Katyn e la Tragedia di Smolensk, nella quale, il 10 Aprile 2010, e morto l’ex-Presidente, Lech Kaczynski, fratello di Jaroslaw.

Ad accomunare – e, nel contempo, dividere – Diritto e Giustizia con il Partito Contadino sono le promesse riforme in campo agrario, con maggiori sussidi per un settore primario indispensabile nell’economia del Paese. PiS in particolare propone l’aumento dei finanziamenti alle regioni orientali del Paese, elettoralmente si fedeli a Kaczynski, ma de facto meno sviluppate dell’Ovest che, come le grandi città – Varsavia, Danzica, Wroclaw e Cracovia – vota PO.

Il RP promette politiche più liberali e laiche, così come i Socialdemocratici, che mirano alla legalizzazione di matrimoni gay e più attenzione alle classe operaie delle città industriali – Lodz e Katowice – dove e forte il consenso al partito guidato dal giovane Grzegorz Napieralski.

Degno di nota e anche la corsa della neonata Polska Jest Najwazniejsza: formazione di centro-destra originata da fuoriusciti dal PiS che, guidata dal Parlamentare Europeo, Pawel Kowal, in caso di superamento dello sbarramento del 5% potrebbe portare acqua al mulino di una estesa coalizione guidata dalla Piattaforma Civica, già nell’aria come progetto per isolare Diritto e Giustizia in un’Opposizione Solitaria.

Star dello spettacolo al Senato

Lecito ricordare che, sul piano istituzionale, queste Elezioni Parlamentari rappresentano un precedente, dal
Momento in cui il sistema elettorale e un misto di proporzionale puro al Sejm – la Camera Bassa – in cui a concorrere sono liste bloccate, e collegi uninominali al Senato.

Un’innovazione che ha portato le diverse forze politiche a candidare per la Camera Alta personalità del mondo dello spettacolo, dello sport, o della cultura in grado di ottenere consensi grazie alla propria figura, e non al programma del partito da cui sono sostenuti.

Le urne saranno aperte dalla mattinata presto fino alla sera tardi, in cui sono attesi i primi risultati di una competizione che, seppur noiosa nelle premesse, si prospetta comunque combattuta fino all’ultimo voto.

Matteo Cazzulani

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