LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ABBATTIMENTO VISTI UE: LA MOLDOVA DAVANTI A GEORGIA E UCRAINA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 17, 2013

La Commissione Europea riconosce Chisinau come pronta per l’integrazione nell’Unione Europea, mentre Tbilisi e Kyiv hanno ancora lavoro da fare. Premiata la condotta filo-europea della maggioranza moldava

Sull’avvicinamento all’Europa, la Moldova c’è, la Georgia quasi, mentre l’Ucraina ha ancora tanta strada da fare. Nella giornata di venerdì, 15 Novembre, la Commissione Europea ha valutato lo stato di avanzamento dei lavori per la realizzazione del Piano di Azione per la Liberalizzazione dei Visti -VLAP- presso i tre Paesi del Partenariato Orientale dell’Unione Europea più vicini all’integrazione nell’UE.

Il migliore risultato è stato riscontrato in Moldova, che, su indicazione della Commissione Europea, ha realizzato riforme importanti, come quella del Ministero dell’Interno, ha implementato la cooperazione transfrontaliera con i Paesi confinanti in tema di lotta alla criminalità e polizia, ed ha implementato le misure di rispetto dei Diritti di Cittadinanza, Asilo, e dei Diritti Umani.

La Georgia, sempre secondo le Direttive della Commissione Europea, ha lavorato molto sui passaporti biometrici e sulla cooperazione transfrontaliera, ed ha raggiunto un buono stato di avanzamento per quanto riguarda la garanzia dei Diritti di Cittadinanza, Asilo e dei Diritti Umani.

L’Ucraina, secondo la Commissione Europea, ha svolto un importante lavoro sui passaporti biometrici, ma non ancora abbastanza è stato fatto per garantire diritti di Asilo, Cittadinanza e Diritti Umani.

Sulla base del rapporto della Commissione, la Moldova è dunque la prima candidata alla firma dell’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che integra l’economia dei Paesi dell’Europa Orientale nel mercato unico europeo. Ancora molto da fare resta invece in Georgia ed Ucraina.

La Moldova, governata da una coalizione apertamente filo-europea, ha ripetutamente posto come obiettivo principale l’integrazione anche politica nell’UE, e, per questo, ha realizzato tutte le riforme ritenute dalla Commissione Europea necessarie per la forma dell’Accordo di Associazione.

In Georgia, la transizione dal Governo del Presidente Mikheil Saakashvili a quella della coalizione Sogno Georgiano del magnate Bidzina Ivanishvili è avvenuta in maniera democratica, ma restano dubbi su alcuni casi processuali aperti dalla nuova maggioranza nei confronti di esponenti dell’opposizione.

L’Ucraina paga il mancato rispetto dei Diritti Umani per quanto riguarda l’ondata di repressione politica su una decina di esponenti dell’opposizione, tra cui la Leader, l’ex-Premier Yulia Tymoshenko, e lo svolgimento di elezioni non regolari dalla salita al potere del Presidente Viktor Yanukovych.

Abbattere i visti per salvare l’Europa dell’Est da Putin

Il VLAP, programma varato dalla Commissione Europea per abbattere in maniera progressiva il regime dei visti con i Paesi candidati all’ingresso nell’UE, è suddiviso in quattro capitoli: modernizzazione e biometrizzazione dei documenti, gestione integrata dei confini e delle politiche migratorie, ordine pubblico e sicurezza, diritti fondamentali e Diritti Umani.

Il compimento del VLAP da parte di Moldova, Georgia ed Ucraina è, sopratutto sul piano geopolitico, un passo necessario per la Commissione Europea, poiché permette l’integrazione nell’UE di Paesi che, per via del loro posizionamento geografico e della loro ricchezza infrastrutturale energetica, consentono la sicurezza ed il progresso dell’Unione.

Il VLAP, e, più in generale, la firma dell’Accordo di Associazione, è contrastata apertamente dalla Russia di Putin che, per estendere la sua egemonia su Paesi liberi ed indipendenti situati nello spazio ex-URSS, vuole inglobare Moldova, Georgia ed Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica.

Questo progetto di integrazione sovranazionale è stato concepito dal Cremlino anche per indebolire l’allargamento e il consolidamento interno dell’UE, che Putin giudica il primo avversario da eliminare nella geopolitica e nel mercato economico di un Mondo sempre più globalizzato.

Matteo Cazzulani

Advertisements

RADOSLAW SIKORSKI DETTA LA NUOVA POLITICA ESTERA POLACCA

Posted in Polonia by matteocazzulani on April 1, 2012

Più integrazione nelle strutture dell’Unione Europea, rafforzamento del ruolo della Polonia nel varo di una politica comune di difesa e nella prosecuzione del Partenariato Orientale, e rapporti privilegiati con la Germania sono i principi a cui il Ministro degli Esteri ha dichiarato che si ispirerà l’attività di Varsavia sul piano internazionale. Il pieno sostegno della maggioranza cristianodemocratico-contadina, quello parziale dell’opposizione di sinistra, e la contrarietà della minoranza conservatrice

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

Il federalismo come chiave per lo sviluppo e per il rafforzamento dell’Europa. Questa è la ricetta proposta dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, nel suo exposé di giovedì, 29 Marzo, durante il quale ha illustrato le linee guida della politica della Polonia in campo internazionale a pochi mesi dalla conclusione della presidenza di turno dell’Unione Europea.

Proprio Bruxelles è stata al centro dell’attenzione di Sikorski, che ha illustrato come solo un processo di decisa integrazione sul piano fiscale, economico e politico possa garantire al Vecchio Continente il superamento di una crisi senza precedenti nella storia.

Secondo il Capo della Diplomazia polacca, l’UE deve sommare le competenze del Capo del Consiglio Europeo a quelle del Presidente della Commissione Europea, rendere questa carica elettiva, e introdurre liste continentali, e non più nazionali, in occasione delle prossime votazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Molta Europa è stata presente anche per quanto riguarda la politica estera della Polonia sensu stricto, che, secondo Sikorski, deve costruire l’intero della sua azione nell’ambito dell’UE, senza mai prescindere da essa.

Come da lui evidenziato, principale partner in seno all’Unione Europea della Polonia è la Germania, con cui esiste una comunanza di vedute e uno stretto legame tra i due Presidenti: il neoeletto Capo di Stato tedesco, Joachim Gauck, ha deciso di compiere la sua prima visita ufficiale a Berlino, così come, a sua volta, ha fatto il suo collega polacco, Bronislaw Komorowski, nel 2010.

Tra le altre priorità di Varsavia, figurano l’impegno per mantenere la Polonia all’intero della sfera decisionale dell’UE – senza permettere che, in seguito alla firma del Patto Fiscale, essa diventi mero appannaggio di Germania e Francia – il rafforzamento della politica comune di difesa e del partenariato con i Paesi dell’Europa Orientale, e, nell’ambito di quest’ultimo progetto, la diffusione in Ucraina, Bielorussia e Georgia degli standard europei in ambito economico e democratico.

Le reazioni del Parlamento all’exposé del Ministro

A condividere il discorso del Ministro degli Esteri è stata la maggioranza, composta dalla cristiano-democratica Piattaforma Civica e dal partito contadino PSL, e anche l’opposizione di sinistra, formata dal radicaleggiante Movimento di Palikot e dai socialdemocratici dell’SLD.

Tuttavia, il Capo di questi ultimi, Leszek Miller, ha evidenziato come il piano espresso dal Ministro degli Esteri rischi di essere inattuabile fino a quando la Polonia non assumerà l’euro. Secondo l’ex-Premier socialdemocratico, Varsavia ha poco potere di coinvolgimento verso i partner europei nei settori illustrati da Sikorski, sopratutto dopo i continui veti della Gran Bretagna alla politica comune di difesa, e alla mancata partecipazione di contingenti polacchi alle operazioni militari in Libia.

Critiche, invece, sono state espresse dall’opposizione di destra, composta dai conservatori di Polonia Solidale e Diritto e Giustizia. Secondo l’esponente di quest’ultima forza politica, Krzysztof Szczerski, la Polonia deve giocare un ruolo più attivo, anche al di fuori dell’UE, nell’Europa Orientale e nel Caucaso, dove occorre sostenere con forza le ambizioni europee della Georgia, spesso poco considerate proprio da Germania e Francia.

Inoltre, il politico conservatore ha illustrato come, in ambito europeo, occorra una ridefinizione della politica estera comune con la creazione di quattro circoli di appartenenza – Occidentale, Settentrionale, Meridionale e Balcanico, e Orientale – in cui Varsavia, a cui deve essere riconosciuta piena leadership sulle questioni legate a Ucraina, Moldova e Bielorussia, potrà attuare un ruolo predominante a Bruxelles.

Matteo Cazzulani

INTEGRAZIONE UE DI GEORGIA E MOLDOVA AL PRIMO PASSO.

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on December 13, 2011

Bruxelles avvia le trattative con Tbilisi e Chisinau per il varo della Zona di Libero Scambio, primo step per la firma dell’Accordo di Associazione. Previste simili aperture per Armenia ed Azerbajdzhan. Negoziati in stallo con l’Ucraina per via del caso Tymoshenko e della repressione politica

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

Non solo i Balcani, ma anche l’Europa Orientale rappresenta la priorità della politica estera dell’Unione Europea. Nella giornata di lunedì, 12 Dicembre – a tre giorni dall’ammissione della Croazia – l’UE ha iniziato le trattative per la zona di libero scambio con Georgia e Moldova: una parte importante del successivo Accordo di Associazione, con cui Tbilisi e Chisinau riceveranno lo status di partner privilegiato di Bruxelles, oggi riconosciuto ad Islanda, Norvegia e Svizzera.

Un patto indispensabile per ambo le parti, sia sul piano economico che politico-energetico. Gli scambi commerciali tra UE e Georgia si aggirano attorno ad 1,7 Miliardi di Euro, mentre quelli con la Moldova toccano i 2,1: cifre considerevoli per le economie dei due Stati dell’Europa Orientale, che da tempo hanno comunicato chiaramente di volere l’Europa per rompere con un passato di dominazione russa e scacciare la minaccia – sempre più reale – di un rigurgito imperiale di Mosca.

In particolare, la Moldova di recente ha richiesto aiuto proprio all’UE per la conduzione di difficili trattative per il rinnovo delle forniture di gas con il monopolista russo, Gazprom: longa manus del Cremlino per mantenere l’Europa quanto più divisa e dipendente dalla Federazione Russa.

A certificare l’importanza del documento, la presenza del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski – nelle vesti di Presidente di turno dell’Unione Europea – del Commissario UE al Commercio, Karel de Gucht, e dei Primi Ministri dei due Paesi, Nika Gilauri e Vlad Filat. Come illustrato dal Capo della Diplomazia polacca, la chiusura dei negoziati richiede riforme strutturali da parte dei Paesi coinvolti: chiamati a garantire stabilità, rispetto delle regole del libero mercato, trasparenza ad ogni livello, applicazione delle norme igienico-sanitarie e protezione dei diritti di proprietà.

“I prossimi accordi riguarderanno l’abbattimento del regime dei visti – ha evidenziato Sikorski al termine della firma dei trattati – l’Europa è sempre interessata alla realizzazione del Partenariato Orientale: per questo simili passi saranno compiuti anche con Armenia ed Azerbajdzhan, così come oggi stanno per essere concluse le trattative con l’Ucraina”.

Negoziati con Kyiv sempre più difficili

In realtà, per quanto riguarda Kyiv esistono seri problemi. Nonostante la conclusione delle trattative sul piano tecnico e politico, la firma dell’Accordo di Associazione, prevista per il 19 Dicembre, potrebbe non avvenire a causa dell’ondata di repressioni politiche attuate dal Presidente ucraino, Viktor Janukovych, contro esponenti dell’opposizione democratica: tra cui la carismatica Leader, Julija Tymoshenko.

L’ex Primo-Ministro, incarcerata in isolamento già durante il processo-farsa a cui è stata sottoposta – senza diritti per la difesa, privata della possibilità di presentare propri testimoni e di contestare le prove irregolari alla base delle imputazioni – l’11 Ottobre è stata condannata a sette anni di galera per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. In aggiunta, l’8 Dicembre, la Tymoshenko è stata arrestata una seconda volta, ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per la prosecuzione delle indagini sui reati di evasione fiscale ed accollo al bilancio statale dei debiti del colosso energetico JEESU – presieduto prima della discesa in campo del 1998. Quest’ultimo processo è stato condotto direttamente nella cella dell’ex-Primo Ministro: impossibilitata persino ad alzarsi dal letto a causa di forti dolori alla schiena.

A cercare di salvare la trattativa, sempre lunedì, 12 Dicembre, è stato il Commissario all’Allargamento, Stefan Fule. A colloquio con Janukovych, il Diplomatico UE ha illustrato l’importanza dell’Accordo di Associazione per il popolo ucraino, ed invitato il Capo di Stato di Kyiv ad una condotta responsabile finalizzata alla conclusione dei negoziati. Terminato l’incontro, Fule si è recato presso il carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj dove, a sorpresa, è stato il primo esponente politico a poter incontrare la Tymoshenko: finora costretta ad interloquire solamente con figlia ed avvocati.

Matteo Cazzulani

EURONEST DIVISA SULLE PRIORITA ORIENTALI DELL’UE

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on November 1, 2011

Moldova favorevole ad un’integrazione politica, Azerbajdzhan ed Armenia interessate solo a quella economica, mentre la Georgia invita ad inserire la garanzia dell’integrità territoriale. Il Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek, supporta l’apertura dei mercati di Bruxelles in cambio del rispetto degli standard democratici. L’arresto di Julija Tymoshenko mette sempre più in forse l’Associazione dell’Ucraina all’Unione Europea

Il presidente dell

Uniti nella diversità non è solamente il motto che ha fatto l’Europa, ma anche la sintesi con cui si è conclusa la prima sessione dell’Euronest. Nella giornata di giovedì, 15 Dicembre, a Strasburgo si è riunita l’assemblea dei Paesi dell’Unione Europea e del Partenariato Orientale – da cui, al momento del varo, la scorsa primavera, è stata esclusa la Bielorussia, per via delle repressioni politiche sui dissidenti – con lo scopo di delineare gli obiettivi da proporre al successivo Summit della Eastern Partnership.

Un documento che, tuttavia, non è riuscito ad emergere, dal momento in cui la sessione si è trasformata in una babele di proposte ed opinioni divergenti, che nemmeno l’instancabile mediazione dei due Presidenti della seduta, l’ex-Ministro degli Esteri dei governi arancioni ucraini, Borys Tarasjuk, e l’eurodeputata bulgara, Kristina Vigenina, sono riusciti a conciliare.

Da un lato, la Moldova, forte delle seppur misere prospettive aperte da Bruxelles, ha posto l’accento sull’accelerazione dell’integrazione nell’UE dei Paesi del partenariato orientale, con la richiesta di aiuti per la realizzazione di riforme politiche necessarie per l’adattamento agli standard del Vecchio Continente.

Sul fronte opposto, Azerbajdzhan ed Armenia hanno circoscritto il discorso al solo fattore economico, sostenendo come priorità del Summit l’apertura dei mercati di Bruxelles, a cui Baku e Jerevan ambiscono per collocare i propri prodotti, sopratutto energetici.

Opinione condivisa dalla Georgia, che, tuttavia, ha richiesto un chiaro messaggio in sostegno dell’integrità territoriale dei Paesi del partenariato orientale, e – memore dell’aggressione militare subita dalla Russia nell’Agosto 2008 – di condanna di ogni tentativo di invasione da parte di Paesi terzi.

Fondamentale per il raggiungimento di un accordo di massima sulle linee guida principali è stata la mediazione del Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, che ha sintetizzato le diverse richieste dei Paesi dell’Europa Orientale in quattro priorità: in primis, l’apertura dei mercati, tuttavia ottenibile solo previo raggiungimento, e rispetto, degli standard democratici, senza i quali nessun accordo con l’UE può essere stretto in materia di partnership. Terzo step, l’abbattimento delle frontiere e l’eliminazione dei visti, a cui segue l’intensificazione degli scambi studenteschi, così da consentire fin da ora la crescita di una nuova generazione europea negli Stati che si avviano alla membership con Bruxelles.

La questione Ucraina in forse

Sullo sfondo della riunione, il caso dell’Ucraina, Paese vicino alla firma di un Accordo di Associazione con l’UE sempre più in forse a causa dell’arresto della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e dei processi politici che hanno colpito un’altra decina di esponenti del campo arancione. Nel corso dell’Assemblea, Kyiv si è allineata sia alla posizione moldava – sostenendo una pronta integrazione sul piano politico – che a quella caucasica, sottolinenando l’importanza prioritaria dell’apertura dei mercati.

Nel contempo, a frenare le sue ambizioni europee è stato il Presidente del Partito Popolare Europeo, Wilfred Martens, infuriato per non essere stato ammesso nel carcere di massima sicurezza dove è detenuta Julija Tymoshenko da un’ordinanza della Corte. In una conferenza stampa, il Leader del centrodestra europeo ha ricordato alle autorità di Kyiv che l’Accordo di Associazione con l’UE è sempre stato supportato dal PPE, ma il mancato rispetto dei diritti umani e civili da parte delle attuali Autorità – di cui il caso di Julija Tymoshenko è esempio – rende impossibile la sua firma, almeno fino a quando i processi politici non saranno interrotti, e la Leader dell’Opposizione Democratica liberata.

“L’ho comunicato al Presidente in persona, Viktor Janukovych – ha dichiarato Martens – senza la partecipazione dei Leader dell’opposizione, le prossime elezioni Parlamentari non possono essere ritenute libere”.

In risposta, il parlamentare Vadym Kolesnichenko del Partija Rehioniv – la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Janukovych, il Primo Ministro, Mykola Azarov, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri – ha accusato l’Occidente di ingerenza negli affari interni ucraini, ed invitato ad ignorare le dichiarazioni di Martens, in quanto provenienti dal Leader di un Partito a cui appartiene anche Bat’kivshchyna, la forza di Julija Tymoshenko.

“E’ una forma di manipolazione dell’opinione pubblica – ha dichiarato il più simpatico dei Deputati ucraini, che ritiene il Legno Storto un giornaletto di raccoglitori d’uva, ed il redattore della Voce Arancione uno studentello di Padova – e di inserimento nelle questioni ucraine dell’Occidente. Un tentativo di pressione sulle Autorità ucraine – ha aggiunto a Radio Liberty – che caratterizzano simili messaggi politici”.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO RICORRE IN APPELLO. LE AUTORITA’ APRONO NUOVI PROCEDIMENTI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on October 26, 2011

Il documento degli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica contrastato da nuove imputazioni da Parte della Procura Generale. La protesta dell’Unione Europea dinnanzi al regresso democratico di Kyiv ignorata dal Presidente ucraino, Viktor Janukovych, che a Bruxelles preferisce l’Avana, Brasilia e Mosca.

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo

Un mare di accuse contro un singolo appello, e l’Ucraina è sempre più lontana dall’Europa e vicina a Cuba e Russia. Nella giornata di lunedì, 24 Ottobre, gli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, hanno presentato il ricorso in Appello per la condanna a sette anni di carcere, più tre di interdizione dalla vita politica, con cui l’ex-Primo Ministro è stata reclusa in definitiva nel carcere di assima sicurezza Luk’janivs’kyj con l’accusa – “appurata” dopo un processo farsa, in cui la difesa è stata privata di ogni diritto – di gestione fraudolenta del bilancio statale, ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

A dare l’annuncio è stato l’avvocato, Serhij Vlasenko, ma ad attirare l’attenzione dei legali della Tymoshenko è stata la quasi concomitante dichiarazione della Procura Generale dell’apertura di 4 nuovi procedimenti a carico della Leader dell’Opposizione Democratica, inerenti l’acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze, la gestione dei fondi percepiti per rispettare il protocollo di Kyoto, e l’accollo al bilancio statale dei debiti della compagnia JEESU, presieduta dall’ex-Primo Ministro prima della sua discesa in politica.

Proprio in merito all’ultima imputazione, le Autorità non hanno perso tempo, rigettando in Cassazione la sentenza con cui la Tymoshenko è già stata assolta nel 2005, richiedendo un’indagine interna sull’operato del PM di allora, ed aprendo un fascicolo per abuso d’ufficio a carico del magistrato Mykola Zamkovenko, responsabile della scarcerazione della Leader dell’Opposizione Democratica dalla prima sua detenzione – sempre nel carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj – nel 2001 per insufficienza di prove.

Un’escalation di provvedimenti che ha ulteriormente allarmato l’Europa, ferma nel condannare un’accanimento giudiziario contro la carismatica guida del campo arancione – secondo indiscrezioni sempre più gravi condizioni di salute – capitolo di un regresso democratico che rende impossibile la firma dell’Accordo di Associazione con cui l’Ucraina avrebbe potuto avvicinarsi all’integrazione con l’Unione Europea.

“Julija Tymoshenko è stata condannata per decisioni politiche, questo è inaccettabile in UE – ha dichiarato il Presidente del Partito Popolare Europeo, Wilfred Martens – è come se Tony Blair fosse portato in Tribunale per l’entrata in guerra contro l’Irak, o la Merkel, una volta terminato il periodo alla guida della Germania, chiamata dinnanzi ai giudici per gli aiuti finanziari alla Grecia. Le scelte di un Capo di Governo – ha continuato il Leader del maggiore soggetto politico dell’Europarlamento – devono essere valutate in sede parlamentare ed elettorale. Ogni intromissione della magistratura è una chiara violazione della divisione dei poteri”.

Una posizione forte, così come quella ufficiale dell’Unione Europea, che, nella seduta del Consiglio Europeo di Domenica, 23 Ottobre, ha ribadito come il rispetto della democrazia sia condizione imprescindibile per il progresso dei negoziati con i Paesi dell’Europa Orientale, senza il quale alcuna iniziativa del Partenariato Orientale UE – come gli accordi di associazione e le Zone di Libero Scambio, in merito ai quali Bruxelles sta negoziando con Ucraina, Moldova e Georgia – può essere realizzata.

“Il percorso e l’approfondimento dell’integrazione politica ed economica con l’Unione dipende dal rispetto nel paese candidato dello Stato di Diritto e dei principi democratici – riporta una nota UE a chiusura del summit – principi fondamentali su cui Bruxelles basa le sue partnership”.

Mosca dietro al raffreddamento diplomatico tra Kyiv e Bruxelles

Tuttavia, l’ennesimo campanello d’allarme non sembra preoccupare il Presidente, Viktor Janukovych: dopo avere rifiutato la decriminalizzazione dell’articolo del Codice Penale con cui Julija Tymoshenko è stata condannata – il 365 – ha rafforzato i rapporti con la Russia con l’ingresso di Kyiv nella Zona di Libero Scambio CSI – un progetto politico di Putin per ristabilire l’egemonia di Mosca sull’ex-URSS, a spese della sicurezza e competitività futura dell’UE – e un nuovo round di negoziati per il rinnovo dei contratti per il gas che, secondo esperti, si annunciano particolarmente gravosi per l’Ucraina.

Successivamente, ha risposto alla cancellazione della visita a Bruxelles con il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso – programmata per discutere lo stato dei negoziati per l’Accordo di Associazione e, con esso, della democrazia in Ucraina – rimpiazzandola con una tournée in Brasile e Cuba, durante la quale ha ottenuto l’abbattimento del regime dei visti con Brasilia, e si è felicitato per la calorosa accoglienza riservatagli dal dittatore comunista, Fidel Castro.

Lecito ricordare che l’Ucraina ha concluso le trattative per un Accordo di Associazione con l’UE che difficilmente sarà ratificato dal Parlamento Europeo a causa della condanna a Julija Tymoshenko e dei procedimenti a carico di una decina di altri esponenti dell’Opposizione Democratica – tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: dallo scorso 26 Dicembre anch’egli detenuto in isolamento prima che una sentenza ne abbia certificato la condanna – che escludono Kyiv dal rispetto dei parametri democratici.

In molti tra gli esperti hanno evidenziato come la repressione politica in Ucraina giochi a favore della Russia: pronta ad approfittare dell’impasse diplomatica tra Kyiv e Bruxelles per estendere il proprio dominio economico e politico su un Paese europeo per storia, cultura, e tradizioni, la cui indipendenza da Mosca ed europeicità sono condicio sine qua non per la sicurezza e la prosperità di un’Unione Europea che, in un periodo di crisi dei mercati, necessita un pronto ritorno a livelli di competitività su scala mondiale.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: VIA ALL’INTEGRAZIONE ENERGETICA UE DI BALCANI ED EUROPA ORIENTALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 18, 2011

Albania, Croazia, Macedonia, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Kosovo, Serbia, Ucraina e Moldova accettano l’adozione del sistema di regolamentazione UE del mercato energetico, e si proiettano verso l’Europa. Successo della presidenza di turno della Polonia e della Commissione Europea: impegnata nella corsa al gasdotto per diminuire la dipendenza energetica dalla Russia

Il percosrso di Nabucco e Southstream

Laddove la politica non può arrivare, ci pensa l’arma energetica: proprio come fanno i russi. Lo scorso 6 Ottobre – ma la notizia è stata ufficializzata qualche giorno più tardi – i Paesi firmatari del della Comunità Energetica Europea hanno dato il via libera all’allargamento ai Balcani e ad alcuni Stati del Partenariato Orientale UE del Terzo pacchetto Energetico: documento che prevede l’adozione di regoli comuni per la tutela dei consumatori, il rafforzamento dell’indipendenza di organismi di controllo del mercato, la liberalizzazione della gestione dei gasdotti e degli oleodotti, e l’impossibilità da parte di enti terzi di rilevarne il controllo, se non in una minima percentuale.

Una decisione di straordinaria importanza, dal momento in cui Albania, Croazia, Montenegro, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Kosovo, Ucraina, e Moldova hanno accettato di conformarsi ai regolamenti UE già a partire dal 2015: un buon inizio, in vista di un’integrazione politica che, altresì, prevede tempi molto più lunghi.

Come evidenziato da diversi esperti, grande ruolo è stato giocato dalla Polonia Presidente di turno dell’Unione Europea: fortemente favorevole all’estensione dei regolamenti europei agli Stati candidati alla membership, sia prossima che futura, confinanti ad est. L’obiettivo è quello di non lasciare Paesi europei per storia, cultura e tradizione in balia della Russia che, visti i recenti proclami all’eurasismo e a simili iniziative di stampo imperialistico, considera tali Stati propria sfera di influenza, da controllare a tutti i costi: una prospettiva rischiosa per la sicurezza e la prosperità dell’UE tutta.

Tuttavia, l’adozione del Terzo Pacchetto Energetico è anche una decisione favorevole sopratutto per gli stessi Stati candidati alla partnership politica con l’Unione Europea. Per i Balcani significa un passo in avanti nella modernizzazione delle proprie strutture secondo il modello di Bruxelles e, soprattutto, un chiaro segnale circa la volontà di far parte della famiglia UE, dopo un recente passato di guerre e divisioni da chiudere una volta per tutte. Per Ucraina e Moldova, invece, la scelta è stata quasi obbligatoria, per salvare dal controllo russo la rete dei propri gasdotti – che nell’area significa controllo politico.

Difatti, la compagnia statale di Chisinau, Moldovagaz – che gestisce le infrastrutture energetiche del Paese – è controllata dal monopolista russo, Gazprom: fortemente interessata a simile posizione anche sull’ucraina Naftohaz. L’entrata in vigore del Terzo Pacchetto Energetico renderebbe impossibile la presenza dei russi, come, proprio grazie al documento UE, sta avvenendo in Lituania, dove il governo è impegnato in una lotta a carte bollate per eliminare Gazprom dalla gestione dei propri gasdotti.

Il Turkmenistan supporta il Nabucco

Dunque, un’Europa che, grazie alla guida polacca, ed al ruolo della Commissione Europea di José Manuel Barroso, sta conducendo una politica energetica incentrata sulla diversificazione delle forniture, per evitare, sopratutto nel settore del gas, di dipendere dall’unico esportatore russo. Proprio la Polonia ha ricevuto finanziamenti per la costruzione del rigassificatore di Swinoujscie, sul Mar Baltico, per ricevere oro blu acquistato da Norvegia, Qatar ed Irak trasportato via nave. Inoltre, simili terminali sono in programma in Lituania ed Estonia.

Sul fronte meridionale, l’UE ha ottenuto l’adesione del Turkmenistan al progetto Nabucco: gasdotto sottomarino, progettato per trasportare oro blu centro asiatico – principalmente azero – senza transitare per il territorio russo, e, così, sottostare al diktat energetico del Cremlino. A rafforzare il progetto di verdiana denominazione l’appoggio politico del consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria – e contratti già siglati con Baku per lo sfruttamento di ricchi giacimenti di gas. A contrastarlo, invece, sono le singole compagnie energetiche di una Vecchia Europa Occidentale cronicamente intimorita di irritare Mosca, e pronta sacrificare gli interessi comunitari – e con essi, tutti i valori di democrazia e diritti umani su cui l’Unione Europea è stata fondata – per proprio singolo tornaconto.

A dimostrazione, il progetto, sempre sul fondale del Mediterraneo, del Southstream: concepito da Gazprom, in collaborazione con il colosso italiano ENI, la compagnia tedesca BASF, e quella francese EDF, per rifornire l’Europa dell’Ovest di gas, bypassando Paesi ostili al Cremlino come Romania, Ucraina, e Moldova. Paritetico a quello che è stato definito Gasdotto Ortodosso, il NordStream: conduttura, sul fondale del Mar Baltico, costruita di recente da un consorzio composto da Gazprom, dalle tedesche E.On e Wintershall, dalla francese Suez Gaz de France, e dall’olandese Gasunie.

Alla faccia dello stentato europeismo di certa sinistra europea al caviale, a presiedere l’organismo deputato alla realizzazione di tale infrastruttura, concepita per aggirare Polonia, Stati Baltici e Bielorussia, è stato nominato l’ex-Cancelliere tedesco, il socialdemocratico Gerard Schroder.

Matteo Cazzulani

SALVARE JULIJA TYMOSHENKO E L’ASSOCIAZIONE UE DELL’UCRAINA: LA POLONIA SFIDA RUSSIA E RESTO D’EUROPA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on September 11, 2011

Il Presidente ucraino, Bronislaw Komorowski, discute con le autorità di Bruxelles circa il futuro dell’Ucraina, con lo scopo di tenere vivi i negoziati per l’integrazione di Kyiv, ed interrompere la repressione politica ai danni di un’Opposizione Democratica che ora sembra preferire la linea dura. Unione Europea divisa tra l’asse franco-tedesco, in favore di una punizione per il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, e la strategia a lungo raggio dell’Europa Centrale 

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski

Prima il Ministro degli Esteri ed il Presidente Emerito, poi quello attuale, e, più tardi, anche il Premier. E’ totale la mobilitazione della politica polacca per risolvere la questione dell’Ucraina, con cui l’Unione Europea sta valutando la possibilità di sospendere la firma dell’Accordo di Associazione, in seguito all’arresto politico di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica – tra cui l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: entrambi, vittime di processi dalla dubbia imparzialità, basati su accuse prive di prove.

Nella giornata di sabato, 10 Settembre, il Capo di Stato polacco, Bronislaw Komorowski, si è recato a Bruxelles per tranquillizzare il Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, sulla soluzione della questione Tymoshenko nel più breve tempo possibile. Secondo l’autorevole UNIAN, Komorowski avrebbe relazionato circa l’incontro avuto con il suo collega ucraino, Viktor Janukovych, in cui il Presidente polacco ha evidenziato come la repressione politica renda difficile alla Polonia continuare a sostenere l’integrazione europea dell’Ucraina, ed illustrato come sia opportuna una spiegazione ufficiale da parte delle autorità di Kyiv dei processi ai danni di esponenti del campo arancione.

Come riportato dall’ufficio stampa di Komorowski, sempre per discutere della questione ucraina, è in programma con Van Rompuy anche una visita del Primo Ministro polacco, Donald Tusk: l’ennesima iniziativa diplomatica di Varsavia, dopo quella che, su mandato UE, ha portato l’ex-Presidente, Aleksander Kwasniewski, a Kyiv per un incontro-lampo con Janukovych e, giovedì, 8 Settembre, il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, comunicare che malgrado libertà e democrazia siano diritti da rispettare se si vuole stringere una membership con Bruxelles, Varsavia – presidente di turno UE – supporta la richiesta della stessa Tymoshenko di non interrompere le trattative con l’Ucraina.

L’Opposizione Democratica cambia fronte

Una posizione che, tuttavia, sembrerebbe essere mutata proprio tra i coordinatori dell’Opposizione Democratica. Secondo quanto riportato da un’analisi dell’autorevole Dzerkalo Tyzhnja, Oleksandr Turchynov e Hryhorij Nemyr’ja, i vice-Capi di Bat’kivshchyna – il partito di Julija Tymoshenko – sarebbero intenzionati a chiedere all’Unione Europea la sospensione dei negoziati in caso di condanna dell’ex-primo Ministro, allineandosi, così, alla posizione franco-tedesca che, in un’UE come sempre divisa, supporta la linea dura nei confronti di Janukovych: un semi-dittatore da trattare alla stregua del suo collega bielorusso, Aljaksandar Lukashenka.

Dall’altra parte della barricata, i Paesi dell’Europa Centro-Orientale che, capitanati dalla Polonia, invitano ad evitare una rottura delle trattative con l’Ucraina: un episodio che, a livello geopolitico, significherebbe il fallimento del Partenariato Orientale, e la riconsegna a Mosca di Paesi che, da un lato – per storia, cultura e tradizione – hanno pieno diritto di appartenenza all’UE, e, dall’altro, vanno supportati nel mantenimento della propria indipendenza e libertà, condizioni imprescindibili per la prosperità dell’Unione tutta.

A tale pro, sempre secondo il Dzerkalo Tyzhnja, Bruxelles starebbe considerando la firma parziale dell’Accordo di Associazione, congelandone la parte politica, ma ammettendo quella economica. Una prospettiva che, secondo diversi esperti, favorirebbe solamente il Presidente ucraino, libero di giovare del mercato UE – ambito dagli oligarchi suoi sponsor – e di reprimere le opposizioni, senza che l’Unione Europea abbia avuto la forza di difendere quelli che davvero sono i valori fondanti di un Occidente sempre più in crisi di identità.

Matteo Cazzulani

Polonia: bilancio dopo il primo mese alla guida dell’Unione Europea

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 2, 2011

Varsavia al primo mese di presidenza UE, tra vittorie e critiche delle opposizioni. Richieste dimissioni di altri ministri dopo quelle di Bohdan Klich

Un compito svolto adeguatamente malgrado il fuoco aperto sul fronte interno. Questo e il pensiero del Ministero degli Interni polacco nel tracciare un bilancio del primo mese alla guida dell’Unione Europea.

Un periodo caratterizzato da situazioni di straordinaria emergenza, come gli attentati in Norvegia, la crisi in Grecia, e la fame in Sud Africa, in cui la Polonia e riuscita comunque a far pesare il proprio ruolo, tralaltro rafforzando la politica di Partenariato Orientale, con cui l’UE ha rinnovato il dialogo con Georgia, Azerbajdzhan, ed Armenia, sopratutto in materia energetico-economica.

Tuttavia, il governo e letteralmente sotto il fuoco di un’Opposizione determinata a richiedere ulteriori rinunce a Mimistri ritenuti responsabili della strage di Smolensk del 10 Aprile 2010, sopratutto in seguito alla pubblicazione dello studio polacco sulla questione, che ha attribuito parte della colpa della morte della Coppia Presidenziale, Lech e Maria Kaczynski, alla Polonia.

Le opposizioni alle critiche

In seguito a quelle del Titolare della Difesa, Bohdan Klich , presentate in seguito alla presentazione del Rapporto, Mariusz Blaszczak, Capogruppo del partito conservatore Diritto e Giustizia, guidato dal fratello dello scomparso Presidente, Jaroslaw Kaczynski, ha richiesto la rimessa dell’incarico anche per il Ministro della Difesa, Radoslaw Sikorski, ed il Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Tomasz Arabski.

A condividere tale posizione e anche l’opposizione socialdemocratica, come evidenziato dal Deputato Marek Wikinski, mentre uno dei capi del moderato movimento Polska Jest Najwazniejsza, Pawel Poncyliusz, ha evidenziato la necessita di dimissioni collegiali di altri esponenti del governo del Primo Ministro, Donald Tusk.

A smorzare le critiche, Jaroslaw Gowin, parlamentare della liberale Piattaforma Civica – la forza politica del Premier e del Presidente, Bronislaw Komorowski, che ha sottolineato come la presunta colpa riguardi la scomparsa di un centinaio tra le più alte cariche dello Stato.

Tuttavia, condivisione delle richieste di dimissione e arrivata anche dal partner di governo, il Partito Popolare Contadino, che, come informato dall’Eurodeputato, Jaroslaw Kalinowski, ha condiviso la necessita di una assunzione di responsabilità nel governo più significativa delle dimissioni del singolo titolare della Difesa.

Matteo Cazzulani

Navi militari e crescente temperatura geopolitica: e nel Caspio che si combatte la nuova guerra fredda.

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 31, 2011

La Russia decisa a dominare il Mare interno al confine tra Europa ed Asia, e sovrastare non solo gli Stati locali indipendenti, ma anche l’influenza USA ed Europea. La Polonia, per nome dell’UE, rafforza il Partenariato Orientale con accordi di natura economica con Georgia ed Armenia.

Russia, USA, ed UE alla corsa verso il mare salato tra due Continenti. Quella che sembra la trama di un romanzo di fantapolitica in realtà e la situazione ben precisa che sta verificandosi nel Mar Caspio, dove i Paesi da esso bagnati devono vedersela con il riemergere delle ambizioni imperiali russe, determinate nel dominare il bacino come ai tempi dell’Unione Sovietica.

Ad oggi, Mosca mantiene nel Caspio una flotta di 16 navi che, secondo le dichiarazioni del Cremlino, e destinata ad aumentare a circa 150, de facto surclassando la presenza di Azerbajdzhan, Turkmenistan, e Kazakhstan. Secondo quanto riportato da Radio Liberty, a tenere testa alla presenza russa sarebbe solo L’Iran, appositamente invitato nell’area per contrastare l’interesse per l’area degli USA, deciso ad appoggiare la parte azera e turkmena per riequilibrare le forze in una regione energicamente cruciale per il Mondo intero, e che la Russia ancora ritiene propria sfera di influenza, nonostante, dalla caduta del comunismo, in essa vi siano Stati sovrani ed indipendenti.

A conferma della priorità del fronte caspico, la proposta del Presidente russo, Dmitrij Medvedev, agli altri Stati della regione, di approvare un accordo che certifica la permanenza di un alto numero di imbarcazioni militari di Mosca nell’area, accettata dalle parti lo scorso Novembre, ma non ancora ratificata dalla Duma.

La Polonia rinsalda la politica orientale dell’Unione Europea

Oltre ad USA e Russia, a rafforzare la presenza nella regione e anche l’Unione Europea, in particolare la Polonia, attualmente alla presidenza semestrale della Comunita. Nella settimana appena trascorsa, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, si e recato proprio in Azerbajdzhan per riattivare i rapporti energetici con Baku, indispensabile fonte di approvvigionamento alternativa a Mosca. Inoltre, il Capo di Stato di Varsavia ha visitato anche Armenia e Georgia, con lo scopo di riattivare il Partenariato Orientale UE con un nuovo taglio: meno politico, ma più economico e finanziario.

Dimostrazione, i colloqui tra Komorowski ed il Presidente georgiano, Mikheil Saakashvili, in cui, oltre alla constatazione della buona strada intrapresa dal Paese caucasico in vista di un Accordo di Associazione con l’Unione Europea sempre più vicino, Varsavia e Tbilisi hanno varato importanti collaborazioni economiche, con il rafforzamento della presenza di titoli georgiani nella borsa polacca, e l’incremento degli investimenti della Polonia in Georgia.

Medesimi accordi sono stati stretti con l’Armenia, a cui Komorowski si e offerto come mediatore nel rinato conflitto con l’Azerbajdzhan per il controllo del Nagorno-Karabakh.

Matteo Cazzulani

Donald Tusk e Bronislaw Komorowski: Uniti in campo estero, divisi in quello interno

Posted in Polonia by matteocazzulani on July 27, 2011

Il Presidente polacco in Armenia, Azerbajdzhan, e Georgia per rilanciare il Partenariato Orientale. Scontro con il Premier per la nomina del Ministro della Difesa.

Riattivare il Partenariato Orientale con uno sguardo in casa propria. Nella giornata di Domenica, 24 Luglio, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha iniziato una sei giorni diplomatica nel sud del Caucaso, con lo scopo di rivitalizzare la politica di partnership dell’Unione Europea anche negli Stati più lontani.

Un’operazione necessaria, per un Paese che e oggi alla guida di turno dell’UE, e che tradizionalmente ricopre nell’area centro-orientale del Vecchio Continente il ruolo di Leader nella diffusione di democrazia e Liberta. Come confermato da diversi esperti, la visita di Komorowski deve lanciare un chiaro segnale di coinvolgimento per Armenia, Azerbajdzhan, e Georgia, spesso poste in secondo piano nell’ambito del Partenariato Orietale rispetto alle geograficamente più vicine Ucraina, Bielorussia, e Moldova, con cui, invece, più attivi si sono dimostrati il Premier, Donald Tusk, ed il Ministro della Difesa, Radoslaw Sikorski.

Proprio tale discostamento nella politica estera polacca – seppur orientata in una medesima direzione – ha sollevato dubbi sull’effettiva coesione in seno al partito di governo, la Piattaforma Civica, ulteriormente alimentati da voci sul contrasto per la nomina del nuovo Ministro della Difesa Nazionale. I vertici della forza liberale, con Tusk in primo piano, sostengono la candidatura del Presidente della Commissione Difesa del Sejm, Czeslaw Mroczka, ma Komorowski preferirebbe la parlamentare di lungo corso, già a capo del Dicastero in questione, Jadwiga
Zarzewska.

L’opposizione attacca

Secondo diversi opinionisti, tale dissidio potrebbe comportare addirittura il disimpegno del Presidente dalla campagna elettorale per le parlamentari: un vantaggio di cui ad approfittare sarebbe il principale Partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia.

Tralaltro, la forza politica dell’ex-Premier, Jaroslaw Kaczynski, e stata sempre coerente sul piano estero nel volere da Varsavia una più convincente politica in difesa della democrazia e delle legittime ambizioni occidentali dei Paesi del Partenariato Orientale, Ucraina e Georgia in primis.

Matteo Cazzulani