LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Politica USA: Pacifico e diplomazia le priorità della politica estera nello Stato dell’Unione di Obama

Posted in USA by matteocazzulani on January 22, 2015

Durante il più importante discorso alla nazione, il Presidente degli Stati Uniti invita alla finalizzazione della Partnership Trans Pacifica per contenere la Cina nella regione dell’Asia/Pacifico, e vanta il successo della linea morbida della sua Amministrazione nei confronti di Russia, Siria, Cuba ed Iran. Lotta al surriscaldamento globale e leadership nel settore del gas tra i punti esposti da Obama nella parte dedicata alla politica estera

Philadelphia – Economia, diplomazia e la forza solo quando e se serve. Questa è la strategia di politica estera che il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, ha presentato durante lo Stato dell’Unione, il discorso annuale che il Capo dello Stato rivolge una volta all’anno a Camere riunite, in collegamento diretto con tutto il Paese, per esporre le linee-guida della sua Amministrazione.

Obama, dopo avere sottolineato la necessità per gli Stati Uniti di assumere una nuova leadership nel Mondo, ha evidenziato come egli preferisca avvalersi di strumenti diplomatici e di misure economiche, piuttosto che di soluzioni di carattere militare, per contrastare minacce globali alla democrazia e ai valori dell’Occidente.

Priorità nella politica estera di Obama è la firma della Partnership Trans Pacifica -TPP- un accordo che crea una zona di libero scambio tra gli Stati Uniti ed i più importanti Paesi della regione del Pacifico, come Canada, Giappone, Australia, Corea del Sud, Cile, Messico, Perù, Brunei, Malaysia, Nuova Zelanda, Singapore e Vietnam.

Come dichiarato da Obama, il TPP permette agli Stati Uniti d’America e ai suoi alleati nel Pacifico di contrastare la crescita della Cina che, senza la creazione di un fronte economico comune tra i Paesi della Partnership Trans Pacifica, è destinata a ricoprire un ruolo egemone in una zona del Mondo cruciale per le sorti della geopolitica globale.

Oltre alla Partnership Trans Pacifica, Obama ha evidenziato la necessità di finalizzare un accordo di cooperazione economica con l’Unione Europea, con la quale le trattative per il varo della Partnership Commerciale ed Industriale Trans Atlantica -TTIP- sono ancora in via di conclusione.

Altro ambito in cui l’economia rappresenta una leva per la realizzazione di una politica estera incisiva, secondo Obama, è anche quello della Russia, che proprio a causa delle sanzioni economiche, applicate dagli Stati Uniti come riposta all’aggressione militare all’Ucraina, si trova ora economicamente in ginocchio.

“Stiamo dimostrando il potere della forza e della diplomazia degli Stati Uniti d’America. Abbiamo fermamente sostenuto il principio che i Paesi più forti non possono sopraffare quelli più deboli. Ci siamo opposti all’aggressione russa, abbiamo sostenuto la democrazia in Ucraina, abbiamo riassicurato i nostri alleati della NATO” ha dichiarato Obama.

La diplomazia è stata anche la carta di cui Obama, come ricordato durante lo Stato dell’Unione, si è avvalso anche con Cuba, con cui gli Stati Uniti hanno ripristinato rapporti diplomatici congelati dal 1961.

Come sottolineato da Obama, la decisione di riaprire le relazioni con Cuba rappresenta un piccolo passo, incoraggiato da Papa Francesco, che chiude definitivamente con una pesante eredità della Guerra Fredda sulla quale, finora, nessun Presidente statunitense ha avuto il coraggio di mettere la parola fine.

Altro ambito della politica internazionale in cui Obama ha premuto sull’acceleratore della diplomazia è quello delle relazioni con l’Iran, nei confronti del quale, come già anticipato durante la visita con il Primo Ministro della Gran Bretagna, David Cameron, il Presidente statunitense ha ritenuto necessario continuare a dialogare per evitare la proliferazione atomica.

“Le misure proposte dal Congresso in favore dell’inasprimento delle sanzioni all’Iran rischiano di mandare in fumo il percorso finora fatto e di estraniare gli Stati Uniti dai suoi alleati nel Mondo. Per questa ragione, porrò il veto su ogni simile provvedimento” ha dichiarato Obama.

Sempre in ambito diplomatico, Obama ha sottolineato la volontà degli Stati Uniti di rafforzare le strutture difensive dell’Afghanistan attraverso l’addestramento di reparti militari locali.

Nello stesso tempo, Obama ha ritenuto necessario l’uso della forza per contrastare lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, ed ha richiesto al Congresso l’approvazione di una misura che autorizzi l’intervento militare contro l’ISIL.

Obama ha poi annoverato tra le priorità della politica estera anche un maggiore impegno degli USA per contrastare il Global Warming, sul quale gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo storico con la Cina per decrementare le emissioni inquinanti dei due Paesi del Mondo maggiormente responsabili per il surriscaldamento globale.

Infine, Obama ha supportato lo sviluppo dello sfruttamento dei giacimenti domestici di gas per rafforzare la leadership USA nel mercato mondiale dell’Europa dell’energia, ed ha espresso la sua contrarietà, seppur senza nominarlo, alla realizzazione dell’oleodotto Keystone XL, un’infrastruttura concepita per veicolare olio crudo sabbioso dal Canada al Texas attraverso il centro degli Stati Uniti.

La risposta dei repubblicani

Pronta, a Obama, è stata la risposta della senatrice dell’Iowa, Joni Ernst, che, per contro dei repubblicani, ha attaccato il Presidente a partire proprio dal Keystone XL, considerato dall’esponente del Partito Repubblicano un’infrastruttura necessaria per creare nuove opportunità di lavoro.

La Ernst ha poi concordato con Obama sulla necessità di abbattere le barriere doganali nella regione dell’Asia/Pacifico e sul bisogno di incrementare l’impegno bellico contro lo Stato Islamico e il terrorismo internazionale.

Sull’Iran, la Ernst ha espresso forte contrarietà al piano dell’Amministrazione Democratica di continuare con le trattative per persuadere Teheran a rinunciare al programma di proliferazione nucleare.

Da parte sua, la Ernst ha sottolineato la necessità di inasprire le sanzioni nei confronti di un Paese il cui riarmo nucleare rappresenta una minaccia per la sicurezza globale.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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O.T.: DIALOGO, IMPEGNO E MODERNITÀ, IL RICORDO DEL CARDINAL MARTINI AD UN ANNO DALLA MORTE

Posted in Editoriale by matteocazzulani on August 31, 2013

Un anno fa moriva l’Arcivescovo di Milano che ha sostenuto un cattolicesimo più dialogante e moderno. La Guida Emerita della Diocesi Ambrosiana un punto di riferimento per chi si impegna in politica e nel sociale

Ci ha insegnato ad ascoltare, dialogare, conoscere e interrogarci senza alcun pregiudizio. Un anno fa, il 31 Agosto del 2012, si è spento il Cardinale Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002.

La figura del Cardinal Martini è nel contempo eccezionale ed estremamente attuale. Sotto la sua guida, la Diocesi più grande del Mondo è diventata centro di dialogo, integrazione, comprensione e solidarietà.

Il Cardinal Martini ha aperto la Chiesa agli ultimi, ai bisognosi, a chi è approdato in Italia in condizioni precarie per cercare di migliorare la sua vita, e a chi, per varie ragioni, ha perso la Fede e la fiducia negli insegnamenti delle Sacre Scritture.

Il Cardinal Martini ci ha insegnato a porci sempre domande, e ha concepito una catechesi meno teologica ma più dialogica, basata sulla continua ricerca della Verità più che sull’argomentazione di una Verità già data.

Il Cardinal Martini ha anche saputo aprire la Chiesa Cattolica alla modernità, adattandola ai cambiamenti della società. Ha ammesso l’uso della contraccezione ed ha avviato una battaglia per ammettere la concessione dell’Eucarestia ai divorziati.

Il Cardinal Martini è importante anche e sopratutto per chi, cattolico, è impegnato in politica ed associazionismo. Ci ha mostrato come l’impegno nel sociale e in politica non sia pura carriera, bensì un servizio alla società che deve essere improntato sul rispetto di tutti e sull’attenzione a chi si trova nel momento del bisogno.

Se oggi la Chiesa Ambrosiana è aperta, tollerante, attenta al sociale e capace -più di altre Diocesi- di leggere e comprendere la società, è anche e sopratutto al Cardinal Martini, a cui sono direttamente legati il suo successore alla guida della Diocesi di Milano, il Cardinale Dionigi Tettamanzi -in carica dal 2002 al 2011- e Papa Francesco.

Il Cardinal Martini e Papa Francesco

Proprio sul legame tra il Cardinal Martini e Papa Francesco è opportuna una riflessione. Come riportato da indiscrezioni giornalistiche, nel Conclave del 2005, il Cardinal Martini avrebbe consigliato l’ala riformatrice della Chiesa a sostenere Bergoglio, riuscendo, in una prima fase, a portare al Vescovo di Buenos Aires più voti rispetto che al Cardinale Joseph Ratzinger, poi eletto Papa Benedetto XIV.

Quello che accade nel Conclave è, giustamente, coperto dal segreto, ma è bello pensare alla soddisfazione che, dal Cielo, il Cardinal Martini ha provato quando il Cardinal Bergoglio è stato eletto Papa.

Con Papa Francesco alla guida della Chiesa Cattolica, la cristianità può ora contare su un Pastore di anime in grado di aprire alla modernità, anche con cambiamenti sostanziali, attingendo dall’insegnamento del Cardinal Martini.

Matteo Cazzulani