LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

4 GIUGNO 1989: SOLIDARNOSC VINCE LE ELEZIONI

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 4, 2012

Ventitré anni or sono il sindacato autonomo polacco ha vinto le elezioni semi-libere con cui ha avuto inizio il processo di disgregazione del comunismo in Polonia e nel resto dell’Europa Centrale. L’importanza dell’evento per le società europee ancora sottoposte a regimi dittatoriali nel Vecchio Continente e per la creazione di una comune coscienza dell’Unione Europea basata sui valori della democrazia, dei diritti umani, e della nonviolenza.

Il simbolo di Solidarnosc

Una vittoria bulgara in elezioni non libere come fondamento della democrazia in Europa Centrale. Potrebbe sembrare un paradosso, ma questo, parafrasando le parole dei protagonisti, fu il “prezzo da pagare” per sconfiggere il comunismo e dare avvio a un processo democratico culminato con la dissoluzione dell’URSS e l’allargamento dell’UE.

Nella giornata di lunedì, 4 Giugno, cade il ventitreesimo anniversario delle prime elezioni per il Parlamento polacco alle quali il regime comunista di Varsavia ha ammesso la partecipazione dell’opposizione. Il merito è stato tutto degli sforzi profusi dal sindacato autonomo Solidarnosc che, guidato dalla carismatica personalità di Lech Walesa, Bronislaw Geremek, Adam Michnik, Jacek Kuron e altri, e sostenuto dalla mobilitazione del popolo polacco, hanno costretto le autorità di Varsavia a convocare una consultazione democratica per rinnovare il Senato e il 35% dei seggi della Camera Bassa.

Il trionfo di Solidarnosc – fondato 8 anni prima, ma fino ad allora mai riconosciuto sul piano legale – è stato totale: al Senato, il sindacato libero ha guadagnato 99 seggi su 100, mentre alla Camera Bassa la lista di Walesa ha ottenuto tutti i 161 seggi messi a disposizione dalle autorità.

Le elezioni non sono state completamente libere, ma hanno permesso il varo del primo governo non-comunista in Europa Centrale. Sotto l’esecutivo di Tadeusz Mazowiecki a distinguersi è stata l’attività del Ministro dell’Economia, Leszek Balcerowicz: autore di una “terapia shock” che, in breve tempo, ha portato la Polonia a convertire le sue strutture finanziarie ed economiche al libero mercato e agli standard europei.

L’esempio dei polacchi è stato seguito da altri Stati dell’Europa Centrale a lungo sottomessi al dominio sovietico: Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia – e più tardi Romania e Bulgaria – non solo hanno fatto propri i parametri europei, ma hanno dichiarato fin da subito l’intenzione di tornare a far parte della comunità occidentale, a cui essi appartengono per storia, cultura, e tradizione.

Nel 1999, i Paesi dell’Europa Centrale sono entrati nella NATO, mentre nel 2004 è stata la volta dell’ingresso nell’Unione Europea – eccetto Romania e Bulgaria, entrate nel 2007.

L’esempio per le rivoluzioni democratiche in Europa Orientale

L’epopea di Solidarnosc ha costituito un modello anche per tutte le rivoluzioni “colorate” che hanno portato popoli dell’Europa Balcanica e Orientale a ribellarsi a regimi autoritari di diretta origine sovietica.

Gli esempi di esse sono state le manifestazioni dei giovani di Otpor in Serbia nel 2000 contro la dittatura di Slobodan Milosevic, la Rivoluzione delle Rose in Georgia nel 2003 contro il regime dell’ex-braccio destro di Stalin, Eduard Shevernadze, e la Rivoluzione Twitter in Moldova nel 2009 contro l’autocrazia filo-russa del comunista Vladimir Voronin.

Per la sua lotta pacifica, Solidarnosc è stato anche l’esempio per le altre due proteste “colorate” nonviolente europee che, purtroppo, hanno avuto un successo limitato nel tempo.

Esse sono state in primo luogo la Rivoluzione Arancione in Ucraina nel 2004 contro la democratura di Leonid Kuchma: il suo delfino, Viktor Janukovych, tornato al potere nel 2010, ha cancellato i progressi effettuati da Kyiv sotto i governi democratici dell’Amministrazione di Viktor Jushchenko, e ha incarcerato gli oppositori, tra cui la Leader del campo filo-europeo, Julija Tymoshenko. L’altra è stata la Rivoluzione dei Jeans in Bielorussia contro la dittatura di Aljaksandr Lukashenko: tiranno postsovietico tutt’oggi al potere.

Per il suo carico di giustizia, pace, e nonviolenza, e per il fatto di rappresentare un modello per i movimenti democratici di Paesi europei – che, per ragioni geopolitiche, energetiche, e a causa delle politiche filo-russe dei Paesi della parte occidentale del Vecchio Continente – Germania e Francia – non sono ancora membri dell’UE – Solidarnosc rientra di diritto tra le pagine più importanti della storia del Vecchio Continente.

Il coraggio dimostrato nel combattere la dittatura, e nel dare avvio al crollo di uno dei due totalitarismi del Novecento, il comunismo, è una parte del DNA di tutti gli europei, che dai fatti avvenuti in Polonia ventitré anni or sono possono individuare uno dei principali valori posti a fondamento della casa comune europea: l’amore per la democrazia e la tutela dei diritti umani.

Matteo Cazzulani

RIVOLTE IN EGITTO: TUTTO MERITO DI OTPOR

Posted in Balcani by matteocazzulani on February 18, 2011

Manifestanti egiziani addestrati dal movimento liberale serbo, già protagonista della caduta di Slobodan Milosevic, e delle rivoluzioni colorate nel Mondo-Ex-Sovietico

Il simbolo del movimento liberale non violento serbo, Otpor

La protesta del Nordafrica dal cuore dell’Europa. Come riportato dalla Deutsche Welle, ad istruire il Movimento 6 Aprile – iniziatore delle manifestazioni anti-Mubarak – sarebbero stati i serbi di Otpor, protagonisti della caduta di Slobodan Milosevic nel 2000.

Un incontro tra le due organizzazioni, il 28 gennaio, poco prima dei fatti di Tahrir Square, quando un fiume di manifestanti ha dato inizio ad una dimostrazione non violenta.

Proprio come quelle che, ad inizio secolo, hanno detronizzato il dittatore serbo.

Un know-how della protesta pacifica, dunque, che già ha interessato altri Paesi del mondo arabo e mediorientale – Tunisia ed Iran.

E che, prima ancora, tra il 2003 ed il 2008, è stato alla base delle Rivoluzioni Colorate nel Mondo Ex-Sovietico, con cui movimenti di ispirazione liberale e democratica hanno posto fine a democrature di eredità comunista.

Tra esse, quella delle Rose in Georgia – nel 2003 – Arancione in Ucraina – nel 2004 – dei Jeans in Bielorussia – nel 2006, l’unica, purtroppo, ad essere fallita – e Twitter in Moldova – nel 2008.

“La base della filofosia di Otpor è la non violenza – ha dichiarato Srdijan Milivojevic, veterano della resistenza a Milosevic, ora Parlamentare della Demokratska Stranka – sono convinto che tale metodologia sia efficace chi brama alla libertà”.

Una rivolta culturale

Su iniziativa del movimento liberale serbo, è stato creato il Centro per l’Applicazione della Strategia Non Violenta – CANVAS – attivo non solo sul piano politico, ma anche su quello culturale.

Tra le sue attività, la diffusione degli scritti di Gene Sharp, considerato il Macchiavelli della lotta non-violenta.

Secondo i dati CANVAS, il suo “Dalla Dittatura alla democrazia”, già Bibbia di Otpor, dal 2009 è stato scaricato da un altissimo numero di utenti nel mondo arabo.

Matteo Cazzulani