LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: la Bulgaria congela il Southstream

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 5, 2014

Il Presidente bulgaro, Rosen Plevneliev, sospende le trattative per la realizzazione del gasdotto concepito da Putin per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dal gas della Russia. Il tecnico Georgi Bliznashki nominato Premier di un Governo di transizione

Un’impasse per la Bulgaria e un buffetto per Putin. Nella giornata di martedì, 5 Agosto, la Bulgaria ha ufficialmente congelato la realizzazione del gasdotto Southstream in attesa del via libera definitivo da parte dell’Unione Europea.

La decisione, presa dal Presidente bulgaro, Rosen Plevneliev, pone un’ulteriore freno a un gasdotto concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas della Russia, per bypassare l’Ucraina come Paese di transito del carburante russo in territorio UE, e, sopratutto, per contrastare la politica di diversificazione delle forniture di oro blu avviata dalla Commissione Europea.

Per tutte queste ragioni, l’Unione Europea ha dichiarato il Southstream un progetto che non gode dello status di priorità che, invece, Bruxelles ha concesso ad altre infrastrutture come il Gasdotto Trans Adriatico -TAP: concepito per veicolare gas dall’Azerbaijan in Italia attraverso Grecia ed Albania- e un alto numero di rigassificatori per importare LNG da Qatar, Egitto, Norvegia è Stati Uniti d’America.

Già lo scorso Giugno, in seguito alle proteste della Commissione Europea, la Bulgaria è stata spinta a congelare la realizzazione del Southstream, che tuttavia ha ripreso vigore in seguito alla spinta della forte lobby filorussa presente, e ben radicata, nella politica del Paese.

“Continuiamo a sostenere il Southstream, mani un periodo di crisi come quello di oggi non c’è tempo per le grandi infrastrutture che non godono di un ampio sostegno sociale e internazionale” ha dichiarato il Presidente Plevneliev durante la nomina del nuovo Governo, come riportato dal sito ufficiale della Presidenza della Bulgaria.

Assieme al congelamento ufficiale del gasdotto di Putin, il Presidente bulgaro ha presentato la nuova squadra di Governo capitanata dal Premier, Georgi Bliznashki: un tecnico, di provenienza socialista, fortemente critico con il precedente esecutivo dell’indipendente Plamen Oresharski, che ha potuto governare grazie al consenso del Partito Socialista Bulgaro fino alla vittoria del Partito moderato GERB nelle scorse Elezioni Europee.

L’esecutivo tecnico -di cui fanno parte anche l’ex-consigliera del Presidente Plevneliev, Ekaterina Zakharieva, nominata Vicepremier con delega agli Affari Regionali, l’ex-membro del Ministero delle Finanze, Rumen Porozhanov come titolare del medesimo Dicastero, e l’ex-membro del National Democratic Institute, Daniel Mitov come Ministro degli Esteri- ha il compito di preparare il bilancio dello Stato e di traghettare il Paese alle Elezioni Anticipate.

La Georgieva ufficialmente avversaria della Mogherini e di Sikorski

Infine, il Presidente Plevneliev ha anche nominato ufficialmente Kristalina Georgieva candidata della Bulgaria ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE.

Con la nomina ufficiale, la Georgieva è la terza candidata ufficiale a Ministro degli Esteri dell’UE: un ruolo che la politica bulgara dovrà contendere al Ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, e a quello polacco, Radoslaw Sikorski, supportati rispettivamente dai Socialisti e Democratici Europei e da una larga parte del Partito Popolare Europeo.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Nomine UE: il tandem Sikorski-Thorning-Schmidt a rischio siluramento

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on June 29, 2014

Veti incrociati e scandali intercettazioni in Polonia e Danimarca rendono difficile la nomina del Ministro degli Esteri polacco e del Premier danese rispettivamente ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea e a Presidente del Consiglio Europeo. Il tandem Sikorski-Thorning-Schmidt permetterebbe di decrementare l’opposizione della Gran Bretagna alla nomina di Juncker a Presidente della Commissione

Da Ministro degli Esteri della Polonia, e ancor prima Ministro della Difesa e Viceministro degli Esteri in diversi Governi del suo Paese, ha saputo dare all’Europa una voce sola durante la crisi ucraina, portando alla caduta del Regime di Viktor Yanukovych. Come giornalista fre-lance, e laureato in filosofia, economia e scienze politiche ad Oxford, ha mostrato cosa volesse dire per un polacco, sotto l’epoca sovietica, viaggiare all’estero per acquisire conoscenze utili non solo ad arricchire il proprio bagaglio culturale, ma anche a migliorare la situazione della democrazia in Europa Centro-Orientale.

Questo Curriculum, tuttavia, sembrerebbe non bastare al Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Skikorski, per ottenere la nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea: un traguardo al quale, in maniera diretta, il Premier polacco, Donald Tusk, ha dichiarato di puntare convintamente per il Capo della Diplomazia del suo Governo.

A frenare la nomina di Sikorski sarebbe il supporto sempre crescente riscosso dall’attuale Commissario UE per gli Aiuti Umanitari, Kristalina Georgieva: una bulgara, che secondo rivelazioni dell’autorevole Euractiv sarebbe appoggiata da un alto numero di Paesi UE per la corsa alla nomina a Ministro degli Esteri dell’UE.

A giocare a favore della nomina della Georgieva, che è anche in corsa per diventare Segretario Generale dell’ONU, sarebbe la posizione morbida assunta nei confronti della Russia, verso la quale la Commissaria bulgara non avrebbe supportato l’inasprimento delle sanzioni per l’aggressione militare di Mosca all’Ucraina.

La posizione della Georgieva sull’Ucraina avrebbe così tranquillizzato Grecia, Cipro, Italia, Lussemburgo, Austria, Spagna, Portogallo e Malta: Paesi che, come Belgio, Paesi Bassi, Germania, Francia, Repubblica Ceca e Slovacchia, hanno espresso timore per l’inasprimento delle sanzioni nei confronti della Russia di Putin.

Opposti al fronte pro-Georgieva sarebbero rimasti altri Paesi su cui, invece, la Polonia avrebbe potuto trovare solidi alleati per supportare la nomina a Ministro degli Esteri UE di Sikorski: Gran Bretagna, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania hanno infatti concordato con la linea risoluta, ma non pregiudiziale, mantenuta dal Ministro degli Esteri polacco nel ritenere la violazione della sovranità territoriale ucraina da parte della Russia un’infrazione dello Stato di Diritto internazionale che mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Unione.

Ridurre la corsa alla nomina del nuovo Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE alla sola contrapposizione tra il campo pro-Georgieva e pro-Sikorski sarebbe tuttavia inesatto, anche perché la corsa dei due principali candidati alla nomina di Ministro degli Esteri UE è ostacolata da altri fattori.

In primis, la Georgieva, che in Bulgaria è appoggiata dal principale Partito di Opposizione, il moderato GERB, non ha il pieno sostegno del Premier, Plamen Oreshkarski, che potrebbe optare, per la nomina a Commissario bulgaro, sul Presidente del Partito dei Socialisti Europei, Sergei Stanishev.

Sikorski, invece, pur avendo assicurata la nomina da parte del Governo polacco, potrebbe vedere compromessa la sua candidatura a causa di uno scandalo intercettazioni realizzato da ignoti in cui, oltre a criticare l’efficacia dell’alleanza della Polonia con gli USA in quanto negativa per i buoni rapporti tra i polacchi e la Germania, ha anche criticato le posizioni euroscettiche del Primo Ministro britannico, David Cameron.

Oltre alle intercettazioni, e allo schieramento filorusso, a remare contro Sikorski sono anche sesso ed appartenenza politica, in quanto una delle principali cariche UE deve essere riservata ad una donna.

Così, dopo la nomina di Jean Claude Juncker a Presidente della Commissione Europea, il Ministro degli Esteri polacco per diventare Alto Rappresentante della Politica Estera UE può solo sperare nella nomina di una donna a Presidente del Consiglio Europeo.

L’incastro potrebbe essere possibile in caso di nomina a Presidente del Consiglio Europeo del Premier danese, Helle Trondt-Schmidt: esponente del PSE che, in quanto donna, aprirebbe la possibile nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera UE di un esponente del Partito Popolare Europeo di sesso maschile, come Sikorski.

Il tandem Sikorski-Thorning-Schmidt rappresenterebbe inoltre un’adeguata soluzione di mediazione che l’Europa potrebbe prendere per azzerare le critiche mosse dalla Gran Bretagna e dagli altri Paesi eurocritici in merito all’eccessiva accelerazione del processo di integrazione europea e alla scarsa collegialità nelle scelte politiche dell’Unione.

Sia Sikorski che la Thorning Schmidt provengono infatti da due Paesi, Danimarca e Polonia, che non appartengono alla Zona Euro, e nei quali, nelle ultime Elezioni Eueopee, le forze eurocritiche ed euroscettiche hanno riscosso un risultato notevolmente alto.

Inoltre, Sikorski e la Thorning-Schmidt sono due esponenti di una classe politica più innovativa, su cui le Autorità Europee ben farebbero a puntare per dare all’Europa un orizzonte a lungo termine, in grado di varare progetti che risolvano con maggiore incisività le problematiche di carattere sociale e diplomatico che l’UE sta attraversando oggi.

Nonostante la convenienza politica, ad indebolire la nomina della Trondt-Schmidt -guarda caso anch’essa tradizionalmente risoluta nei confronti della Russia di Putin- è uno scandalo intercettazioni che, similmente a Sikorski, ha colpito anche alcuni esponenti del Governo e della casa Reale danese.

Sugli scandali intercettazioni polacco e danese si sta ancora indagando, ma in Polonia è chiaro che esso sia potuto essere opera dei Servizi Segreti russi, intenzionati ad indebolire il Governo Tusk che, più di tutti, si sta prodigando per la creazione di una comune politica energetica europea che punta alla diversificazione delle fomriture di gas per decrementare l’alta dipendenza energetica dei Paesi UE dalla Russia.

La nomina di Sikorski, che avrebbe nella Thorning-Schmidt una spalla non solo tecnica, ma anche politica, porterebbe l’Europa ad assumere finalmente una linea chiara e ben determinata nella politica internazionale, restituendo la giusta dignità ad un ruolo, quello dell’Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE, che non è stato interpretato all’altezza dall’uscente Catherine Ashton.

Salgono le possibilità per la Mogherini ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE

L’affossamento del tandem Sikorski-Thorning-Schmidt, su cui troppi fattori sembrano convergere, apre così alla nomina di un esponente PPE per la Presidenza del Consiglio Europeo, che potrebbe finire ad uno dei Capi di Governo popolari che hanno lasciato a Juncker la nomina di candidato PPE alla Commissione Europea.

Nello specifico, il Cancelliere tedesco Angela Merkel -il vero capofila del PPE- deve ricompensare, per il passo indietro in favore di Juncker, il Premier svedese, Fredrik Reindfeldt, l’ex-Capo del Governo finlandese Jirky Katainen o addirittura il Commissario francese uscente Michel Barnier.

In caso, come appare sempre più probabile di nomina a Presidente del Consiglio Eueopeo di un esponente PPE, la carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE andrebbe ad un esponente del PSE, per cui si fanno già i nomi di alcuni dei Ministri degli Esteri attualmente in carica, con l’italiana Federica Mogherini davanti a tutti per via della sua appartenenza alle quote rosa, seguita, nel rating dei possibili candidati, dal francese Laurent Fabius, dallo slovacco Miroslav Lajcak, e dall’olandese Frans Timmermans.

La candidatura più quotata, oltre a quella della Georgieva, è quella della Mogherini, che oltre che per il sostegno prestatole dal Premier italiano, Matteo Renzi, è anche favorita dalla decisione di diventare Capogruppo del PSE al Parlamento Europeo di Gianni Pittella.

Pittella, ex-Vicepresidente del Parlamento Europeo, per via dell’impegno profuso in prima persona per il ristabilimento della democrazia in Ucraina, e per la concessione dello status di Paese candidato alla membership UE all’Albania, avrebbe meritato ampiamente la nomina a Ministro degli Esteri Europeo.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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Southstream: Putin può sostituire la Grecia a Serbia e Bulgaria

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 9, 2014

I Governi di Serbia e Bulgaria sospendono la realizzazione del gasdotto russo per via della non conformità dell’infrastruttura con le leggi UE in materia di concorrenza e trasparenza. Atene si candida a subentrare a Sofia e Belgrado

Senza l’imprimatur dell’Europa il Southstream non s’ha da fare. Nella giornata di lunedì, 9 Giugno, la Serbia ha sospeso la realizzazione del gasdotto progettato dalla Russia per veicolare in Austria 63 Miliardi di metri cubi di gas all’anno attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia.

Come dichiarato dal Vicepremier serbo, Zorana Mihajlovic, la decisione di congelare la realizzazione del Southstream in Serbia è una diretta conseguenza dell’interruzione della costruzione del gasdotto decisa in Bulgaria dal Premier, Plamen Oreshkarski.

Oreshkarski, nella giornata di sabato, 7 Giugno, ha dovuto capitolare al pressing della Commissione Europea, che ritiene la realizzazione del Southstream contraria alla politica di diversificazione delle forniture di gas che l’Unione Europea, per decrementare la dipendenza dalla Russia, sta faticosamente attuando.

Nello specifico, Bruxelles ha ritenuto il Southstream non conforme alle leggi UE in materia di trasparenza e di libera concorrenza, ed ha questionato la decisione del Governo bulgaro di affidare la realizzazione del gasdotto in Bulgaria alla compagnia Stroytransgaz,

La Stroytransgaz è posseduta dall’oligarca russo, Dmitry Timchenko: una delle persone inserite nella Black List a cui Europa e Stati Uniti d’America hanno applicato sanzioni economiche in riposta all’aggressione militare della Russia nei confronti dell’Ucraina.

“I prossimi investimenti nelle infrastrutture energetiche dipenderanno sempre più dai rapporti tra la Commissione Europea, i Paesi membri dell’Unione, e gli Stati extra-UE -ha commentato il Ministro dell’Energia serbo, Aleksandar Antic- Tuttavia, è opportuno rimarcare che la Serbia, oltre alla Russia, è l’unico Paese coinvolto nel Southstream a non appartenere all’Unione Europea”.

Per Putin, che vede nel Southstream un progetto di primaria importanza geopolitica in funzione anti-europea, la notizia dello stop al gasdotto in Bulgaria e Serbia -due Paesi tradizionalmente vicini alle posizioni della Russia in materia di politica estera ed energetica- è stata mitigata dalla posizione della Grecia, che si è offerta come alternativa alla Bulgaria per il transito del gasdotto.

“La realizzazione del Southstream in Grecia garantisce l’approvvigionamento di gas russo in territorio greco” ha dichiarato il Ministro dell’Energia greco, Yannis Manyatis, durante un evento pubblico dedicato alla questione energetica.

Oltre alla posizione del Ministro, il sostegno di Atene al Southstream è anche legato al prolungamento del contratto per le forniture di gas russo in Grecia, firmato, di recente, dal monopolista statale russo del gas Gazprom e dalla compagnia intermediaria greca Prometheus Gas.

L’accordo tra Gazprom e la Prometheus Gas garantisce alla Grecia 2 miliardi di metri cubi di gas russo al giorno per un prezzo -basso- di 396 Dollari USA per mille metri cubi di gas.

La TAP rischia di uscire indebolita

A rendere particolarmente preoccupante la posizione della Grecia è l’impegno di Atene nella realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- una delle infrastrutture su cui l’Unione Europea ha deciso di puntare per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas da quelle di Russia ed Algeria.

La TAP è progettata per veicolare in Italia dalla Grecia, attraverso l’Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno provenienti dall’Azerbaijan, condotti in territorio greco attraverso Georgia e Turchia.

Il disimpegno della Grecia nella TAP, dovuto al suo sostengo al ‘concorrente’ Southstream, potrebbe indebolire la realizzazione di un’infrastruttura nella quale l’Italia, e non solo l’Europa, ha un notevole interesse economico e geopolitico.

La TAP rende infatti l’Italia l’hub europeo del gas azero, e può notevolmente contribuire sia alla diminuzione del prezzo della bolletta energetica per industrie ed utenti privati, sia alla creazione di nuovi posti di lavoro.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

GAS: LA BULGARIA TORNA FILORUSSA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 10, 2013

Il nuovo Governo socialista sostiene il Southstream, gasdotto progettato dalla Russia, in piena infrazione della Legge UE, per aumentare la dipendenza energetica dell’Unione Europea dal gas di Mosca. La decisione del Premier, Plamen Oresharski, opposta alla posizione mantenuta dall’ex-Capo del Governo moderato, Boyko Borysov

Un cambio di campo che mette a serio repentaglio la sicurezza energetica europea. Nella giornata di venerdì, 7 Giugno, la Bulgaria ha dichiarato sostegno al Southstream e, in generale, alla politica energetica della Russia in Europa.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, durante un incontro tra il Ministro dell’Economia bulgaro, Dragomir Stoynev, e il suo collega russo, Anatoliy Yanovsky, Sofia ha formalizzato il sostegno al gasdotto progettato da Mosca per aumentare la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas russo.

La posizione della Bulgaria è dovuta al cambio di Governo avvenuto dopo le Elezioni Parlamentari, che hanno consegnato il controllo dell’esecutivo ai socialisti del Premier, Plamen Oresharski.

Ex-Ministro dell’Economia, il Premier Oresharski, nel 2007, ha firmato l’appoggio della Bulgaria al Southstream.

La posizione apertamente filo-russa è stata parzialmente rivalutata dal governo moderato del Premier Boyko Borysov, che, oltre a sostenere il Southstream, ha firmato l’appoggio al Nabucco.

Questo gasdotto è progettato dalla Commissione Europea per veicolare in Europa gas dall’Azerbaijan e, così, diminuire la dipendenza energetica dell’Unione Europea dalla Russia.

Nel 2013, il Premier ad interim, Marin Raykov, anch’egli un moderato, ha aperto un’inchiesta sulla Russia per mancato rispetto delle leggi UE nella realizzazione del Southstream.

Nello specifico, il gasdotto voluto da Mosca non rispetta il Terzo Pacchetto Energetico: legge dell’Unione Europea che impedisce ad enti monopolisti di controllare sia la compravendita che la distribuzione del gas in UE.

Il Southstream è progettato dal monopolista statale russo del gas Gazprom, ed è compartecipato dal colosso italiano ENI, dalla compagnia francese EDF, e dalla tedesca Wintershall.

Dalle coste russe, il Southstream è ideato per veicolare 63 Miliardi di metri cubi di gas russo in Austria attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

I socialisti bulgari sostengono anche il nucleare

Oltre che a riguardo del Southstream, il riposizionamento in chiave filo russa del nuovo governo socialista bulgaro ha riguardato anche il si alla costruzione della centrale nucleare di Belene.

Il progetto, che è stato approvato sempre dal Governo socialista 2005-2009 con costo di 10 Miliardi di Euro, è stato abbandonato dall’Ex-Premier Borysov perché pericoloso per la sicurezza energetica e nazionale bulgara e troppo costoso.

Il riposizionamento filo russo della Bulgaria mette a serio repentaglio la realizzazione dei progetti di indipendenza energetica varati dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza UE da Russia ed Algeria.

Infatti, il Southstream blocca la realizzazione del Nabucco, che è concepito per veicolare 30 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dell’Azerbaijan dalla Turchia Occidentale in Austria attraverso Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Matteo Cazzulani