LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

NAGORNO-KARABAKH: NON SOLO UNA QUESTIONE DI “BUONI” E “CATTIVI”

Posted in Editoriale by matteocazzulani on January 29, 2012

L’articolo “Genocidio armeno e Guerra del Gas”, pubblicato il 27 Gennaio sul Legno Storto, è stato oggetto di obiezioni da parte dell’Iniziativa Italiana per il Karabakh: preoccupata nell’evidenziare le sole responsabilità azere di un conflitto delicato e complesso. Il perché le questioni etniche dell’area ex-URSS non possono essere giudicate limitandosi alla circoscritta area geografica, bensì, considerando un areale più ampio: in cui le tendenze imperiali di Mosca – mai sopite – rappresentano una minaccia attuale per l’Unione Europea

La carte dell'Europa Centro-Orientale presso la sede di Praga di Radio Liberty

Le obiezioni sono legittime, ma il vero significato della questione resta poco chiaro. Di recente, l’articolo “Genocidio Armeno e Guerra del Gas” è stato oggetto di critica da parte dell’Iniziativa Italiana per il Nagorno-Karabakh che, con una lettera alla Redazione, ha obiettato su alcuni passaggi inerenti la regione contesa tra Armenia ed Azerbajdzhan.

Tra essi, viene discussa l’ampiezza della regione – 11458,00 chilometri quadrati, contro i 4500 riportati nell’articolo – è sottolineato il diritto alla nascita di questo Stato autonomo “concordemente con la legislazione dell’URSS e successivi atti giuridici della Corte Costituzionale di Mosca”, e si addossa la colpa del mancato riconoscimento della “piccola, indipendente realtà democratica del Nagorno-Karabakh” agli “interessi petroliferi dell’Occidente”.

Tralasciando ogni commento sulle obiezioni di carattere geografico – la superficie di 4500 chilometri quadrati è confermata dai più autorevoli siti di informazione, tra cui quello della BBC: da cui l’autore dell’articolo ha tratto l’informazione – restano una serie di problemi di fondo che portano a tre serie riflessioni di ordine culturale, storico, e geopolitico.

La prima, su cui l’autore dell’articolo concorda con quello della lettera, riguarda la scarsa attenzione che, salvo rare eccezioni, l’informazione e l’istruzione italiana riservano allo Spazio ex-sovietico. Nel Belpaese, tanto si parla di Africa, troppo di Sudamerica, ma poco nulla di Europa Centro-Orientale, e, quando lo si fa, sovente si traggono conclusioni superficiali: motivate dalla considerazione del problema da una prospettiva russo-centrica.

Sul perché l’Italia racconta con le lenti di Mosca presente e passato di altri Paesi europei – molti dei quali membri UE – è una questione culturale tanto consolidata quanto inaccettabile, che, di conseguenza, porta ad una scarsa informazione anche sull’area dell’ex-Unione Sovietica: tra cui, per l’appunto, il Nagorno-Karabakh.

Pertanto, bene fa l’Iniziativa Italiana per il Karabakh a “lavorare da poco più di un anno per far conoscere anche in Italia” questa realtà territoriale: sulla quale, tuttavia, nonostante le difficoltà storico-culturali, è sempre bene mantenere un equilibrio di vedute.

Proprio nella ratio storica sta il secondo punto: il conflitto del Nagorno-Karabakh è una delle molteplici frizioni etniche nell’ex-Unione Sovietica sfruttate da Mosca, sin dai tempi dello zarismo, per mantenere la propria egemonia imperiale nell’area. Un caso simile a quello del Nagorno-Karabakh è, ad esempio, quello della Crimea.

Questa penisola sul Mar Nero in epoca antica è avamposto degli sciiti, poi terra di conquista per goti, unni, e tatari dell’Orda d’Oro. Nel 1400, passa sotto l’influenza dei turchi, per poi, due secoli più tardi, essere oggetto di scontro tra la Respublica Polacco-Lituana, la Turchia, e l’Impero Russo.

Indebolitasi la prima, la Crimea – Canato multietnico e plurireligioso – diventa una questione tra turchi e russi, i quali, nel 1783, includono la penisola nell’Impero Zarista. Roccaforte dell’Armata Bianca durante la Rivoluzione Bolscevica, la Crimea, nel 1921, è inclusa nella Repubblica Socialista Sovietica Russa, ed è presto colpita dai primi due Holodomor .

Queste carestie artificiali – organizzate nel 1921-22 e nel 1932-33 nell’ambito della politica di collettivizzazione forzata delle terre di Stalin – sono provocate della autorità di Mosca per eliminare il popolo ucraino: ritenuto pericoloso ed ostile all’imposizione del comunismo. Eliminati gli ucraini, Stalin, nel 1944, convinto della collaborazione tra i tatari e i nazisti, deporta l’intera popolazione mussulmana della penisola in Siberia.

Completamente russificata dal punto di vista etnico, culturale, e linguistico, nel 1954 la Crimea è ceduta alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Indipendente da Mosca nel 1991, Kyiv deve gestire la presenza russa non solo a livello etnico, ma anche militare: la permanenza della Flotta Russa del Mar Nero nella base militare di Sebastopoli è questione attuale fino al 2042.

Di pari passo, la Russia ha gioco facile nell’appoggiare le rivendicazioni separatiste dei russi di Crimea per destabilizzare l’Ucraina, e contrastarne le legittime aspirazioni euro-atlantiche: sopratutto in seguito alla Rivoluzione Arancione del 2004.

Questo lungo excursus sulla Crimea è solo un esempio per indicare come delicate questioni di carattere etnico nell’ex-Unione Sovietica non possano essere analizzate a prescindere da un contesto più ampio della singola regione che si desidera trattare.

Così come la vicenda di Crimea non può esaurirsi alla sola questione tra russi e tatari, ma va altresì collegata alle politiche etniche sovietiche adottate anche nei confronti degli ucraini – e, in epoca odierna, ai rapporti di forza tra la Russia e l’Ucraina Indipendente – anche la questione nel Nagorno-Karabakh non può essere limitata ad un conflitto tra “buoni” e “cattivi”, azeri o armeni che siano.

Da dove proviene il maggiore pericolo per l’Unione Europea

A dover essere sottolineata è, bensì, una pericolosa costante della storia che dovrebbe allarmare in primo luogo gli Europei: nello spazio ex-sovietico, la tentazione imperiale della Russia non è mai cessata, e, nel 2012, si appresta a riemergere con ancora maggior vigore.

Oggi, in un Mondo totalmente diverso da quello in cui si è vissuti solo un decennio fa, Mosca vuole imporsi come superpotenza al pari di Cina, India, e Brasile: il tutto, chiaramente a discapito dell’Unione Europea, destinata sempre più alla provincia del pianeta.

Negli ultimi mesi, su spinta del futuro Presidente russo, Vladimir Putin, il Cremlino ha ricompattato attorno a se la vecchia URSS nell’ambito dell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione economica e politica, concepito da Mosca, ad immagine e somiglianza dell’Unione Europea, con il preciso scopo di eliminare Bruxelles dalla competizione globale.

Con l’UE in preda alla crisi dell’Euro, gli Stati Uniti che hanno rinunciato al ruolo di difensori dei valori occidentali nel Mondo finora esercitato, e le forniture di gas per l’Europa in mano quasi unicamente alla Russia, occorre ammettere che la minaccia principale per la Sicurezza ed il prestigio internazionale del Vecchio Continente proviene ancora da est.

Per questa ragione, e per salvaguardare il futuro nostro e delle prossime generazioni di Europei, è opportuno non lasciarsi attirare dalle sirene arabe, o preoccuparsi solo per il rafforzamento della posizione geopolitica della Turchia, ma guardare al Mondo nella sua totalità: coniugando prospettive globali con riflessioni di carattere storico, culturale, ed energetico.

Matteo Cazzulani

Armjans’k. Terra multiculturale di frontiera nel ricordo dei Tatari

Posted in Eurobus 4 by matteocazzulani on May 26, 2011

L’Eurobus nella città più settentrionale della Crimea. Dove vivo e il ricordo dell’Orda D’Oro, e delle repressioni staliniane

Dopo i cosacchi, i tatari. E un viaggio ricco di tradizioni tutte da scoprire quello dell’Eurobus, per la prima volta in Crimea.

Un ingresso nella repubblica autonoma altro che facile: il mezzo e stato fermato dalla Polstrada. E, a cospetto del monumento a Lenin, ed all’Armata Rossa, e stato sottoposto ad un controllo ben più rigido di quello della frontiera tra Ucraina e Polonia.

La tappa della missione e Armjans’k, centro urbano più settentrionale della penisola. A popolarlo, non solo i 24 mila cittadini di 5 nazionalità differenti, ma una ricchezza di storia e tradizioni davvero sorprendente.

Caratteristica del territorio e l’etnia tatara. Una minoranza, di religione per lo più mussulmana, diventata tale a causa delle deportazioni comuniste. La più feroce, quella del 1944.

A guerra non ancora finita, Stalin ha deportato quasi l’intera popolazione tartara in Siberia, convinto del loro collaborazionismo coi nazisti. E non fa niente se ad essere colpiti sono stati anche 4 eroi dell’Armata Rossa.

Proprio il 18 Maggio ricorre l’anniversario di tale tragedia. Ricordato, ai piedi del memoriale, da un centinaio di sopravvissuti e figli delle vittime.

Tra essi, Elina Miroshenko, rappresentante dei lavoratori della fabbrica Titan, il colosso locale che da lavoro a tutti. Spiega come quella del 1944 sia stata una repressione da cui apprendere per un futuro senza odi interculturali. Lei stessa, come altri dal 1945, proviene dal Kazakhstan, tornata ad Armjans’k per ripopolare la città dei padri.

“Non abbiamo abbastanza sussidi dal governo – evidenzia la rappresentante dei figli dei reduci – solo parole di conforto. La lingua tatara – continua – e la memoria storica sono ignorate da questa Amministrazione”.

Malgrado le difficoltà politiche, la comunità tatara non nutre ostilità alcuna. Per essi, il 9 maggio – Festa della Sconfitta della Germania per merito URSS – e il giorno della Vittoria sul nazismo. E pazienza se tocca festeggiarlo con i successivi carnefici.

Ad illuminare sul perché di tale apertura, la direttrice del museo Cittadino.

“La repressione staliniana – illustra in esclusiva per il Legno Storto – ha colpito anche armeni, tedeschi, ebrei, greci, e cosacchi. Normale che la comunità tatara, memore di quanto vissuto, si astenga da ogni politicizzazione di una pagina nera della propria storia”.

Ma non solo di pagine tristi e fatta la storia di Armjans’k. Avamposto del dominio degli sciiti, e stata occupata da goti, unni, ed Orda D’Oro. Nel 1400, e divenuta zona di influenza dei turchi, contesa con il crescente impero russo.

A testimonianza di tale conflitti, il Turec’kyj Val’: trincea di svariate centinaia di chilometri, posseduta da Ankara e Mosca, fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando hanno segnato la linea di difesa dell’Armata Rossa.

I Giovani a conservare la Memoria

A conservare tale presente, e ad attivizzare il passato, in vista di un migliore futuro, svariate associazioni giovanili, apolitiche, ed impegnate nel sociale. Grazie ad esse, i giovani di Armjans’k hanno potuto coltivare la memoria, e redigere progetti per una città maggiormente viva.

Non e sulla medesima linea il Sindaco, Valentyn Demydov. Pur apprezzando l’impegno delle ONG, ha posto come principale obiettivo il miglioramento della rete di comunicazione. E, in secondo luogo, il sistema sanitario.

Un programma in linea con quello del governo centrale e della repubblica autonoma di Crimea, con bilancio, Rada, Amministrazione, lingua regionale – russa – e leggi autonomi.

A governare entrambi, il Partija Rehioniv, a cui appartengono il Presidente, il Primo Ministro, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Tanta attenzione per una stabilita nulla affatto raggiunta. E poco, per la memoria storica. Indiscutibile fondamento di ogni popolo orgoglioso e fiero della propria esistenza.

Matteo Cazzulani

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