LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

YULIA TYMOSHENKO PERSEGUITATA POLITICA. IL VERDETTO DELL’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 30, 2013

La Corte Europea per I Diritti Umani definisce il processo alla leader dell’Opposizone Democratica ucraina una violazione dei diritti umani. Gli arancioni esultano, mentre tace l’Amministrazione del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Un processo motivato che ha costituito una violazione dei diritti umani. Questa e la sentenza emanata dalla Corte di Giustizia Europea per i Diriti Umani di Strasburgo che, martedi, 30 Aprile, si e espressa sul caso di Yulia Tymoshenko.

La Corte ha definito l’arresto dell’ex Primo Ministro ucraino una violazione dei diritti umani politicamente motivata e, cosi, ha de facto condannato la condotta del Presidenteucraino, Viktor Yanukovych, considerato il mandante dell’incarceramento della Tymoshenko e di un’altra decina d esponnti dell’Opposizione Democratica.

Felice la reazione dello shcieramento democratico in Ucraina, che ha richiestio al Presidente Yanukovych l’immediata scarcerazione della Tymoshenko. La figlia dell’ex-Primo Ministro, Yevhenia Tymoshenko, ha sottolineato come la madre sia in precarie condizioni di salute, e per questo necessiti di essere liberata immediatamente.

Bocche chiuse presso lo schieramento del Presidente, assente dalla Capitale, Kyiv, per una vacanza: un comportamento giustificato con la necessita di visionare meglio il testo della risoluzione.

Ma Yulia resta in carcere

Yulia Tymoshenko e stata condannata l’11 Ottobre 2011 a sette anni e mezzo di carcere, piu tre di interndiziona dala vita politica, dopo un processo irregolare, in cui la difesa e stata privata dei suoi diritti, e l’imputata e stata rinchiusa in carcere in misura preventiva dal 5 Agosto 2011, a meno di un mese dall’inizio del processo.

L’accusa mossa a carico della Tymoshenko e stato abuso d’ufficio per avere firmato da Primo Ministro, accordi energetici con la Russia nel Gennaio 2009, grazie ai quali l’Ucraina ha ripristinato, a caro prezzo, il fluso di gas verso l’Unione Europea che la Russia aveva preventivamente tagliato per destabilizzare il Governo ucraino “filooccidentale”.

La Tymoshenko ha poi subito un secondo arresto per gestione fraudolenta del colosso energetico YEESU, guidato prima della sua discesa in politica nel 1998.

Inolte, la Tymoshenko e stata accusata per l’omicidio del Deputato Yevhen Shcherba, avvenuto nel 1996 nell’aeroporto di Donetsk. Dal fatto a trarre beneficio e stato tuttavia il Presidente Yanukovych, che ha approfittato dell’uscita di scena di Shcherban per ascendere politicamente.

Il Mondo compatto attorno all Leader arancione

Condanna per il trattamento risercvato a Yulia Tymoshenko e stata espressa da Unione Europea, Stati Uniti d’America, NATO, ONU, OSCE, Consiglio d’Europa, Australia, Russa, Canada, Brasile, Vaticano, dal Dalai Lama, e da tutte le ONG Internazionali Indipendenti.

Nel 2004, la Tymoshenko e stata la guidadella Rivoluzione Arancione: processo democratico non violento che ha portato l’Ucraina a diventare, prima della salita al potere di Yanukovych, una moderna democrazia occidentale basata sulla divisione dei poteri e sul rispetto della Liberta di Stampa.

 

Matteo Cazzulani

UCRAINA: L’AVVOCATO DI YULIA TYMOSHENKO PRIVATO DELL’IMMUNITA’ PARLAMENTARE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 8, 2013

La Corte Suprema Amministrativa Ucraina ha negato al Parlamentare dell’Opposizione Unita ‘Batkivshchyna’, Serhiy Vlasenko, l’immunità parlamentare per incompatibilità tra il ruolo di deputato e quello di avvocato. L’Occidente condanna l’ennesima violazione della democrazia sulle rive del Dnipro 

Una delle ultime foto della Leader dell'Opposizione Democratica 'arancione' ucraina, Yulia Tymoshenko, durante il primo processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Una delle ultime foto della Leader dell’Opposizione Democratica ‘arancione’ ucraina, Yulia Tymoshenko, durante il primo processo. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Privato dell’Immunità parlamentare per difendere una delle vittime del regresso democratico ucraino. Nella giornata di mercoledì, 6 Marzo, la Corte Suprema Amministrativa Ucraina ha privato dello status di parlamentare Serhiy Vlasenko: esponente dell’Opposizione Unita ‘Bakivshchyna’ e avvocato dalla Leader dell’Opposizione Democratica ‘arancione’, l’ex-Primo Ministro Yulia Tymoshenko.

La sentenza della Corte è stata motivata da una richiesta ufficiale dello Speaker del Parlamento, Volodymyr Rybak, che ha evidenziato come il mandato di parlamentare e l’attività di avvocato siano, secondo la Legge, impraticabili in contemporanea.

L’Opposizione Unita ‘Batkivshchyna’ ha contestato la decisione in quanto politicamente motivata dallo schieramento politico del Presidente, Viktor Yanukovych, -il Partito delle Regioni, a cui appartiene anche lo Speaker Rybak- ed ha promesso ricorso presso la Corte Europea dei Diritti Umani.

Dal canto suo, Vlasenko ha dichiarato di non infrangere la legge, e si è definito “difensore civile” di una perseguitata politica.

Ora, anche l’avvocato della Tymoshenko, privato dell’immunità parlamentare, teme di essere la prossima vittima dell’ondata di arresti politici che, dalla salita al potere di Yanukovych nel 2010, ha condotto una decina di attivisti dello schieramento democratico ‘arancione’ in prigione dopo processi riconosciuti dagli osservatori internazionali come irregolari.

Preoccupazione in merito alla privazione dello status di parlamentare all’Avvocato della Tymoshenko, e, più in generale, ai processi realizzati per scopi politici, è stato espresso anche dal Commissario UE all’Allargamento e all’Integrazione, Stefan Fule, e dalla Rappresentante della Politica Estera UE, Catherine Ashton.

Duro anche il commento del Dipartimento di Stato USA, mentre la Parlamentare Europea tedesca Rebecca Harms ha definito “assurda” la decisione della Corte Suprema Amministrativa Ucraina.

Vlasenko è l’avvocato che ha accompagnato Yulia Tymoshenko nei tre processi organizzati a carico dell’ex-Primo Ministro.

Il primo è terminato l’11 Ottobre 2011 con una condanna a sette anni e mezzo di carcere per la firma di accordi energetici con la Russia nel Gennaio 2009 ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato.

De facto, i contratti firmati dalla Tymoshenko -imposti dall’attuale Presidente russo, Vladimir Putin- hanno permesso all’Ucraina di ripristinare il flusso di gas diretto in Europa che la Russia aveva tagliato per destabilizzare il Governo ucraino ‘arancione’.

Il secondo ha visto l’ex-Primo Ministro condannata a quattro anni di carcere per malversazione finanziaria e bancarotta fraudolenta nella gestione della YEESU: colosso energetico guidato dalla Tymoshenko fino al 1998, anno della sua entrata in politica.

Il terzo vede ora la Tymoshenko imputata per l’omicidio del Parlamentare Yevhen Shcherban, a Donetsk. Il fatto, avvenuto nel 1996, e che potrebbe costare all’ex-Primo Ministro l’ergastolo, ha tuttavia permesso l’ascesa politica di Yanukovych.

La difesa ritiene che il Presidente sia particolarmente interessato alla condanna della Tymoshenko per l’omicidio Shcherban, per far ricadere sulla Leader ‘arancione’ la responsabilità di una pagina buia del suo passato.

Una Donna vittima della dittatura

Nota per la bionda treccia, e per avere guidato il processo democratico ucraino nel 2004, passato alla storia come ‘Rivoluzione Arancione’, la Tymoshenko ha guidato il Governo ucraino per sette mesi nel 2005, e poi dal 2007 al 2010.

Cresciuta in un Paese dalla corruzione dilagante, e quindi giocoforza non estranea a certe logiche poco affini alla legalità, la Tymoshenko ha tuttavia saputo portare il suo Paese ai livelli dell’Unione Europea sul piano della democrazia, del sistema parlamentare, del rispetto dei Diritti Umani e della Libertà di Stampa.

Prima ed unica donna a ricoprire la carica di Primo Ministro in un Paese fortemente maschilista come l’Ucraina, la Tymoshenko, come ritenuto dalle principali ONG internazionali indipendenti, è ora da definirsi un prigioniero politico vittima del mancato rispetto dei Diritti Umani da parte dell’Amministrazione di Yanukovych.

Oltre agli arresti politici, il Presidente Yanukovych ha accentrato nelle sue mani poteri del Parlamento, ha rafforzato il controllo sulla stampa e sui giornalisti, ed ha falsificato le Elezioni Amministrative del 2010 e quelle Parlamentari del 2012.

Yanukovych ha inoltre arrestato il processo di integrazione dell’Ucraina con l’Unione Europea, avviato da Kyiv durante i Governi ‘arancioni’.

Matteo Cazzulani

GAS: LA POLONIA IN PRIMA FILA PER L’INDIPENDENZA ENERGETICA UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 13, 2013

Varsavia annuncia un investimento di 1,1 Miliardi di Euro per la realizzazione di gasdotti dal rigassificatore di Swinoujscie a Repubblica Ceca, Slovacchia e Ucraina. Il piano, cofinanziato dalla Commissione Europea, necessario per la diminuzione della dipendenza dell’Europa dalla Russia.

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Uno dei Paesi più fortemente dipendenti dal gas della Russia guiderà il processo di indipendenza energetica dell’Europa dalle forniture di oro blu di Mosca. Nella giornata di martedì, 12 Febbraio, la Polonia ha approvato un investimento di 1,1 Miliardi di Euro per la realizzazione di 940 chilometri di gasdotti per collegare il rigassificatore di Swinoujscie ai sistemi infrastrutturali energetici di Slovacchia, Repubblica Ceca e Ucraina.

Come riportato alla agenzia AFP dalla Portavoce della compagnia Gaz System, Malgorzata Polkowska, l’investimento, coperto per un terzo dalla Commissione Europea, è finalizzato alla diminuzione della dipendenza della Polonia e del resto dei Paesi dell’Europa Centrale dalle forniture di gas della Russia, da cui la regione dipende mediamente per l’80% del fabbisogno complessivo.

Il gas liquefatto importato da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America sarà rigassificato nel terminale di Swinoujscie, in fase di realizzazione, e, grazie alle infrastrutture preventivate, permetterà a Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia di diversificare le fonti di approvvigionamento di oro blu.

L’iniziativa della Polonia rappresenta una risposta alla recente espansione della Russia nei mercati energetici dell’Europa Centrale. Con la realizzazione del gasdotto Gazelle, Mosca ha reso la Repubblica Ceca il principale Paese di transito verso Francia e Slovacchia del carburante che il Cremlino esporta direttamente in Germania tramite il Nordstream.

Questa conduttura, dalla portata di 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, è stata realizzata nel 2012 sul fondale del Mar Baltico per permettere alla Russia di rifornire di oro blu direttamente la Germania, bypassando Paesi UE come Polonia e Stati Baltici.

Una soluzione anche per Kyiv

Il piano della Polonia consente inoltre una possibile soluzione della situazione dell’Ucraina: Paese alla disperata ricerca di fonti di approvvigionamento di gas alternative a quelle della Russia, che pretende da Kyiv il pagamento di condizioni onerose.

Fallito il via libera alla costruzione del rigassificatore di Odessa -infrastruttura da cui l’Ucraina avrebbe importato gas liquefatto da Qatar, Azerbaijan, Libia, Egitto ed Algeria- a causa della firma da parte del Governo ucraino dei contratti con un esponente non autorizzato dalla compagnia spagnola Natural Gas Fenosa, Kyiv ha ripiegato sull’acquisto di 55 Milioni di metri cubi di gas russo per tre mesi dalla Germania attraverso i gasdotti della Polonia.

La costruzione del rigassificatore di Swinoujscie, e la sua messa in comunicazione con il sistema infrastrutturale della Slovacchia -Paese che si è detto disponibile a veicolare gas diretto in Ucraina proveniente da ovest- rappresenta per Kyiv una soluzione all’isolamento energetico causato dalla crisi con la Russia.

In aggiunta al piano del gas, l’Ucraina è isolata anche a livello politico in seguito agli arresti predisposti dal Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, nei confronti di una decina di esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica, tra cui l’ex-primo Ministro Yulia Tymoshenko: guida nel 2004 del processo democratico ucraino passato alla storia come “Rivoluzione Arancione”.

Oltre che per il regresso democratico, il Presidente Yanukovych è fortemente criticato da UE, USA, ONU, NATO e dalle principali ONG internazionali indipendenti per avere represso la stampa libera, falsificato le ultime Elezioni Parlamentari e Amministrative, ed avere accentrato nelle sue mani ampi poteri che la Rivoluzione Arancione aveva consegnato al Parlamento.

Matteo Cazzulani

GAS: LITUANIA E UCRAINA AVANTI CON LO SHALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 20, 2013

Vilna concede al colosso USA Chevron i diritti di studio e sfruttamento di oro blu non convenzionale in territorio lituano. L’Ucraina sceglie gli statunitensi per i giacimenti occidentali, ma preferisce il colosso olandese Shell per i serbatoi di shale ubicati nelle regioni orientali del Paese. 

Il Primo Ministro lituano, Algirdas Butkevicius

Il Primo Ministro lituano, Algirdas Butkevicius

Un solo contendente in gara per un appalto necessario per l’indipendenza energetica della Lituania e dell’Unione Europea. Nella giornata di martedì, 15 Gennaio, il colosso USA Chevron ha ottenuto il permesso per effettuare studi per certificare la presenza di giacimenti di gas shale nel territorio lituano.

Nello specifico, la Chevron ha ottenuto non solo l’esclusiva per la ricerca di shale in Lituania, ma anche il diritto di estrarre gas non convenzionale per un periodo di dieci anni.

Come riportato da Natural Gas Europe, il colosso statunitense è stato l’unico ente a prendere parte ad un’asta pubblica, indetta dal Governo lituano per avviare al più presto lo sfruttamento di gas non convenzionale.

Il Governo socialdemocratico del Primo Ministro, Algirdas Butkevicius, in linea con il precedente Esecutivo moderato di Andrijus Kubilijus, ha supportato la ricerca di shale in Lituania per diminuire la dipendenza dalla Russia.

Ad oggi, Mosca mantiene il monopolio delle forniture di oro blu a Vilna, un fatto che mette a serio repentaglio la sicurezza nazionale di un Paese dell’Unione Europea.

Secondo l’indice della KPMG sulla presenza potenziale dello shale, la Lituania è il quarto Paese in Europa – il terzo in Unione Europea – per attrattività nello sfruttamento di gas non-convenzionale, subito dopo Polonia, Romania e Ucraina.

La Chevron, forte dell’esperienza dello sfruttamento dello shale negli Stati Uniti d’America – dove l’avvio dell’estrazione di gas non convenzionale ha consentito all’Amministrazione Obama di aumentare esponenzialmente le esportazioni di carburante verso l’Asia – ha già ottenuto concessioni in Polonia e Romania e, con la vittoria del concorso in Lituania, si è confermata leader nel settore per quanto riguarda il mercato UE.

Differente è il discorso dell’Ucraina, dove la Chevron ha ottenuto il diritto di sfruttamento del giacimento shale di Olesska, nella regione di Leopoli, nell’ovest del Paese, ma non è riuscita ad assicurarsi l’appalto per lo Yuzivska: deposito di gas non convenzionale ubicato nella Oblast di Donetsk, nell’est del Paese, per il quale il Governo ucraino ha preferito affidare concessioni al colosso olandese Shell.

Così come la Lituania, anche l’Ucraina considera lo shake una possibile soluzione al monopolio energetico della Russia, che controlla il 90% delle forniture di gas di Kyiv.

A Kyiv sicurezza energetica a repentaglio a causa di Russia ed autoritarismo

A differenza della Lituania, l’Ucraina paga però una posizione politica difficile dopo aver perso lo status di Paese di Transito del gas russo in Unione Europea con la realizzazione del Nordstream e l’avvio del Southstream.

Questi due gasdotti sono progettati da Mosca per aumentare i rifornimenti di gas all’UE rispettivamente di 55 e 63 Miliardi di metri cubi di gas, senza transitare per Stati politicamente osteggiati dal Cremlino come Polonia, Lituania, Ucraina, Slovacchia, Romania, e Moldova.

Inoltre, Kyiv è priva del sostegno politico dell’Unione Europea in seguito al regresso democratico impresso nel Paese dal Presidente, Viktor Yanukovych, testimoniato dall’incarcerazione politica di una decina di esponenti del dissenso, tra cui la Leader dello schieramento dei democratici “arancioni” Yulia Tymoshenko.

Durante i Governi da lei guidati, la Tymoshenko ha garantito all’Unione Europea il flusso di gas dalla Russia, anche a costo di accettare da Mosca l’imposizione di contratti onerosi, per i quali, una volta perso il potere, è stata condannata in uno dei processi che, secondo le ONG internazionali indipendenti, non ha rispettato gli standard di regolarità e correttezza.

Matteo Cazzulani

PUTIN SI ARMA E CACCIA DALLA RUSSIA LE ORGANIZZAZIONI AMERICANE

Posted in Russia by matteocazzulani on September 20, 2012

La USAID – ente impegnato nella tutela dell’ambiente, nello sviluppo delle strutture democratiche e nel supporto della costituzione di una società civile – estromessa dalla Federazione Russa per volere del Ministero degli Esteri alla vigilia delle Elezioni Amministrative. Il Ministero della Difesa di Mosca avvia un programma per il rafforzamento dell’aviazione militare.

Il presidente russo, Vladimir Putin

Dopo la caduta del comunismo è stata attiva in Russia nell’ambito della difesa dell’ambiente, dello sviluppo socio-economico e del tentativo di rafforzamento delle strutture democratiche. Nell’anno 2012, l’organizzazione USAID è stata cacciata definitivamente dalla Russia di Putin.

Nella giornata di mercoledì, 19 Settembre, il Ministero degli Esteri russo ha dato il benservito all’organizzazione internazionale statunitense, particolarmente attiva negli ultimi tempi nel monitoraggio della preparazione delle Elezioni Regionali, in programma in Russia alla metà di Ottobre.

A dare la notizia è stata la rappresentante della Segreteria di Stato USA, Victoria Nuland, che, nonostante la cacciata della USAID, ha tuttavia confermato la cooperazione con le organizzazioni indipendenti russe impegnate nel rafforzamento della democrazia e dei diritti umani, tra cui l’associazione Memorial e l’ONG Golos.

Proprio la Golos ha espresso allarme per la chiusura della sede moscovita della USAID. Grazie a fondi dell’organizzazione statunitense, la ONG russa sta stilando una mappa dei brogli elettorali, con diversi corrispondenti dislocati nei seggi periferici per monitorare l’andamento delle votazioni amministrative, sopratutto nel Nord del Caucaso.

“Sono profondamente turbata dall’allontanamento della USAID – ha dichiarato a Radio Liberty la Direttrice di Golos, Liliya Shibanova – avevamo pianificato un accurato lavoro di monitoraggio della preparazione delle elezioni, ma l’assenza dell’organizzazione statunitense mette a rischio il nostro progetto”.

A confermare che la paternità della decisione è legata al Cremlino è stato il Ministero degli Esteri russo, che, con una nota, ha motivato l’espulsione della USAID con la volontà di allontanare dal Paese un ente straniero intenzionato ad interessarsi degli affari interni della Russia.

La cacciata della USAID rappresenta un duro colpo per l’immagine del Presidente USA, Barack Obama, che ha fatto del dialogo con il Presidente russo, Vladimir Putin, la bandiera della sua attività di politica estera.

Lo schiaffo ricevuto dal Cremlino, in piena corsa alla Casa Bianca, è un assist alle critiche mosse dallo schieramento repubblicano al Presidente democratico per avere assunto una posizione troppo morbida nei confronti dei regimi autocratici, come la Russia di Putin e l’Iran di Akhmadinedjad.

La cacciata dell’USAID è stata accompagnata dall’ennesimo step legato al rafforzamento delle strutture dell’esercito russo. Sempre mercoledì, 19 Settembre, il Ministro della Difesa russo, Dmitriy Rogozin, ha dichiarato l’avvio della costruzione di una flotta di aerei supersonici di ultima generazione, invisibili ai radar, concepiti per concorrere con il simile velivolo sperimentale statunitense Boeing X-51.

Se realizzato, il progetto di Rogozin innalzerebbe in maniera sensibile il potenziale militare dell’esercito russo, che Mosca sta nel contempo mostrando al Mondo con i missili Iskander e Tochka lanciati durante l’operazione Caucaso 2012: un’esercitazione organizzata dimostrativamente – e provocatoriamente – a pochi chilometri dal confine con la Georgia alla vigilia di delicate Elezioni Parlamentari.

Una vendetta gasata

Sullo sfondo dell’allontanamento della USAID, e del riarmo dell’esercito di Mosca, resta la questione energetica, di cui il Cremlino si avvale per realizzare precisi fini geopolitici a discapito dell’Occidente e, in particolare, dell’Unione Europea.

Dinnanzi alla condotta anticoncorrenziale del monopolista energetico russo, Gazprom – ente posseduto per più del 50% dal Cremlino, contestato da Bruxelles per avere legato la concessione di sconti sulle tariffe del gas alla fedeltà politica a Mosca dimostrata da alcuni Paesi dell’UE, sopratutto Germania e Francia – la Commissione Europea ha aperto un’inchiesta ufficiale, che potrebbe portare ad onerose sanzioni nei confronti della Russia.

In risposta, il Presidente Putin – che ha definito la Commissione Europea come schiava dei Paesi al di fuori della zona euro – ha obbligato ogni ente russo ad informare e concordare con il Cremlino le strategie da adottare nei confronti di Stati ed organizzazioni terze. De facto, egli ha assimilato la politica commerciale, economica ed energetica al diretto controllo politico della sua Amministrazione.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO SI APPELLA ALL’ITALIA: “LIBERATE AVAKOV!”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 9, 2012

Dalla cella dov’è detenuta, la Leader dell’Opposizione Democratica si appella alle Autorità italiane per non concedere l’estradizione del Segretario regionale del suo Partito che, a suo avviso, sarebbe l’ennesima vittima di una repressione politica organizzata dal Presidente, Viktor Janukovych, per annichilire il campo arancione. I precedenti dell’Asilo Politico concesso all’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e al marito dell’Anima della Rivoluzione Arancione, Oleksandr Tymoshenko dalla Repubblica Ceca come esempi per la Corte d’Appello di Roma

Il Segretario regionale di Kharkiv di Bat'kivshchyna, Arsen Avakov

Dalla Colomba pasquale a una patata bollente di carattere diplomatico. Questa è la situazione in cui si trovano i giudici della corte d’Appello di Roma che, nella giornata di martedì, 10 Aprile, saranno chiamati a condurre la prima seduta del processo per la concessione dell’Asilo Politico all’esponente dell’Opposizione Democratica ucraina, Arsen Avakov.

Segretario regionale di Kharkiv del principale Partito del campo arancione, Bat’kivshchyna, Avakov è ricercato in Ucraina con l’accusa di abuso d’ufficio: la medesima che, negli ultimi due anni, ha portato all’arresto di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica ucraina, tra cui la sua Leader, Julija Tymoshenko. Ella, dalla cella in cui da otto mesi è detenuta in isolamento, ha inoltrato un messaggio rivolto all’Italia per salvaguardare il rispetto della democrazia a Kyiv.

“Julija Tymoshenko si è rivolta con una lettera aperta alle Autorità italiane affinché ad Avakov venga concesso lo status di Asilo Politico – ha dichiarato il deputato nazionale di Bat’kivshchyna, Andrij Kozhem’jakin – nella lettera è chiaramente scritto che il Segretario Regionale del nostro Partito non ha compiuto alcun reato, e che il mandato di cattura è stato emanato solo in virtù della sua militanza politica”.

In Ucraina, dalla salita al potere dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych, nel Febbraio 2010, la situazione in merito al rispetto delle democrazia e dei diritti civili è notevolmente peggiorata: le Elezioni Amministrative del Novembre 2010 sono state falsate da brogli, il Capo dello Stato ha aumentato a dismisura i suoi poteri a discapito del Parlamento, il controllo sui media indipendenti si è fatto sempre più rigido, e una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica è stata vittima di interrogatori, indagini, processi e arresti che, come è stato riconosciuto dalle principali ONG internazionali indipendenti, sono stati decretati per ragioni espressamente politiche.

Tra le vittime di questa campagna, oltre a Julija Tymoshenko – Leader dell’Opposizione Democratica ed ex-Primo Ministro, condannata a sette anni di reclusione in isolamento più tre di interdizione dalla vita politica per avere firmato accordi energetici con la Russia ritenuti sconvenienti per le casse statali – figurano l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e l’ex-Ministro dell’Ambiente, Valerij Filipchuk, mentre l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, e il marito della Tymoshenko, Oleksandr, hanno ottenuto l’Asilo Politico in Repubblica Ceca.

Simile destino di questi ultimi due politici potrebbe toccare anche ad Avakov qualora le Autorità italiane decideranno di seguire l’esempio di Praga – un altro Paese dell’Unione Europea – e, per tutelare le sorti di un dissidente, negheranno l’estradizione che le Autorità ucraine si sono premurate di esporre fin dalle prime ore successive all’arresto del politico.

Come dichiarato dalla Polstrada di Frosinone, Avakov è stato fermato per un controllo di routine nel capoluogo ciociaro lo scorso 21 Aprile, e subito è emerso il mandato di cattura internazionale emanato dalle Autorità di Kyiv. Per questa ragione, egli è stato sottoposto a giudizio urgente presso la corte di Appello di Roma, che ora è chiamata a decidere sulla sua estradizione.

Contro la consegna di Avakov alle autorità ucraine si sono appellati anche i Parlamentari Italiani Benedetto Della Vedova, Gianni Vernetti, ed Enrico Farinone, che hanno invitato il governo Monti e il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ad astenersi da una misura che consegnerebbe un esponente politico nelle mani di un sistema giudiziario che, come dimostrato dai casi Tymoshenko e Lucenko, si è dimostrato essere ben lontano dagli standard europei.

Il campo arancione conferma l’unità in vista delle elezioni

In contemporanea, l’Opposizione Democratica ha approntato misure per affrontare le prossime Elezioni Parlamentari nella maniera più compatta possibile, come dimostrato dalla decisione che, sabato 7 Aprile, è stata decretata dal Congresso straordinario del Front Zmin: la forza politica dell’ex-Speaker arancione, Arsenij Jacenjuk.

Al termine dei lavori, è stata ratificata la partecipazione della seconda forza del campo democratico in un’unico listone con Bat’kivshchyna improntato su un programma basato sul rispetto della giustizia, della democrazia, e sulla battaglia per riportare Kyiv nel cammino di integrazione nelle strutture europee e occidentali.

“Bat’kivshchyna e il Front Zmin formeranno una lista unica assieme con le altre forze patriottiche, democratiche e filo-europee – ha dichiarato Jacenjuk – parteciperemo uniti per ottenere la maggioranza in Parlamento, e realizzare una serie di riforme per l’evoluzione del Paese”.

Matteo Cazzulani

BROGLI ELETTORALI RENDONO VLADIMIR PUTIN ZAR DEL CREMLINO PER LA TERZA VOLTA

Posted in Russia by matteocazzulani on March 5, 2012

Dissidenti e ONG locali indipendenti – privati di un proprio candidato – denunciano falsificazioni e irregolarità durante e dopo lo spoglio dei voti che, secondo la Commissione Elettorale Centrale, avrebbe confermato il ritorno alla presidenza dell’ex-Premier con il 63% dei consensi. Il neo-eletto Capo dello Stato promette una Russia forte protetta da ogni “provocazione destabilizzante”

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Niente di nuovo in Russia: Vladimir Putin vince le elezioni, i suoi giovani sostenitori occupano i siti nevralgici della capitale per impedire manifestazioni di dissenso, e l’opposizione – priva di un proprio candidato alla corsa presidenziale – denuncia brogli elettorali a dismisura. Sono le 7 del mattino – ora italiana – quando la Commissione Elettorale Centrale, giunta allo spoglio del 99% delle schede, ha certificato il ritorno al Cremlino di Vladimir Putin.

Premier uscente, Putin ha già ricoperto la carica di Capo dello Stato della Federazione Russa dal 2000 al 2008 – quando, per non cambiare la Costituzione, ha rinunciato a un terzo mandato consecutivo occupando la guida del governo, e ha posto sullo scranno presidenziale il suo fedele alleato, Dmitrij Medvedev.

“E’ una vittoria fondamentale per il nostro Paese, non cederemo a nessuno” ha commentato proprio Medvedev davanti ai militanti di Putin, radunati nella centralissima Piazza del Maneggio già a poche ore dalla chiusura dei seggi. “Ringrazio tutti coloro che hanno detto sì a una grande Russia, e hanno respinto le provocazioni politiche che mirano a distruggere lo Stato russo. Questa variante è irrealizzabile. L’ho detto, e così è stato. Vi ho promesso la vittoria, e abbiamo vinto” ha aggiunto Putin in lacrime.

Secondo le rilevazioni ufficiali, Putin ha ottenuto il 63,74% dei consensi, staccando di molto il comunista Gennadij Zjuganov, secondo con il 17,18%, e l’indipendente businessman Mikhail Prorokhov, terzo con il 7,81%. Lontani anche i rimanenti candidati: il nazionalista Vladimir Zhirinovskij ha ottenuto il 6,23% dei voti, mentre il socialdemocratico Sergej Mironov il 3,85%.

La vittoria, apparentemente schiacciante, è stata contestata dalla reale opposizione la quale, oltre ad avere evidenziato l’assenza di un candidato veramente indipendente dal Cremlino ed espressione diretta del dissenso alla verticale del potere di Putin, ha rilevato un alto numero di brogli elettorali, perpetrati sopratutto a Mosca, Pietroburgo e Jekaterinburg.

Come illustrato dal blogger Aleksej Naval’nyj, solo alle 15:30 i casi di falsificazione sono arrivati a 2712, e verso la chiusura dei seggi sono andati via via ad aumentare fino alla realizzazione della conta dei voti, durante la quale, anche secondo le associazioni indipendenti Golos e Osservatore Civico, il lavoro dei giornalisti e degli osservatori elettorali è stato ostacolato in diverse sezioni elettorali.

Nello specifico, le associazioni hanno denunciato l’organizzazione dei cosiddetti “caroselli” – il trasporto degli elettori da un seggio all’altro per votare più di una volta – la consegna ad alcuni votanti di più di una scheda, e lo spegnimento all’inizio della conta dei voti delle telecamere che il Cremlino ha installato in ogni sezione per consentire ai cittadini di monitorare da sé la “regolarità” delle operazioni.

Di diverso avviso sono la Commissione Elettorale Centrale, che ha registrato solo 36 denunce di irregolarità, e le Autorità cittadine di Mosca, che, dopo avere ridotto il centro della Capitale in stato d’assedio, hanno riservato le principali piazze moscovite esclusivamente per i meeting della gioventù filo-putiniana: de facto costringendo le opposizioni a manifestare solo il giorno successivo.

L’unica nota di colore risulta la protesta delle FEMEN. Le monelle ucraine, note per condurre le loro proteste seminude, si sono presentate presso il seggio dove ha votato Putin e, a torso nudo, hanno contestato la scelta del Premier di ricandidarsi per la terza volta alla presidenza della Federazione Russa. Dopo essere state bloccate senza complimenti dalle forze di polizia, le manifestanti sono state inviate in commissariato: pronte per il rimpatrio in Ucraina e la condanna al pagamento di una multa.

Un pericolo per l’Europa

Certificato un dato elettorale tutt’altro che inaspettato, resta ora da riflettere sul senso che la rielezione di Putin alla Presidenza della Russia ha per gli equilibri geopolitici, sopratutto in relazione all’Occidente. Stando alle promesse pre-elettorali, Putin punta sulla costituzione di una “grande Russia” cementata internamente attorno al nucleo nazionale russo e, sul piano estero, pronta a rilanciare la propria presenza nel Mondo come superpotenza globale.

Per realizzare questa seconda via, Mosca ha intensificato la propria egemonia energetica, e si è fatta promotrice dell’Unione Eurasiatica: processo di integrazione economico-politico con cui il Cremlino – seguendo specularmente il modello della CEE e dell’Unione Europea – intende assoggettare i Paesi dell’ex-Unione Sovietica, e, così, rendere la Federazione Russia un soggetto para-imperiale.

Questo scenario ha particolari risvolti proprio sull’Unione Europea, che Mosca considera il primo avversario da neutralizzare per certificare il re-ottenimento dello status di superpotenza mondiale. Per questa ragione, non c’è da meravigliarsi se la Russia implementerà la propria politica energetica con la continuazione del processo di stipula di contratti a lungo termine con le principali compagnie energetiche dell’UE e, sopratutto, con la rilevazione del controllo totale o parziale dei gasdotti del Vecchio Continente.

Di pari passo, il rafforzamento dell’Unione Eurasiatica – a cui già hanno aderito Kazakhstan, Bielorussia e Kyrgystan – e la sua estensione a Paesi dell’Europa Orientale come Ucraina e Moldova sancirà il rafforzamento della connotazione imperiale del Cremlino e, nel contempo, affogherà una volta per tutte le speranze di riscossa per l’Europa: sempre più in preda a una crisi economica, e relegata ai confini di un Mondo oggi dominato da Cina, India, Brasile e Sud Africa – e, per l’appunto, anche da Mosca.

Se non è già troppo tardi, l’unica speranza per risollevare la situazione dell’Unione Europeaè il rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti d’America, e la costituzione di un forte blocco occidentale che, ispirato ai principi della democrazia, del libero mercato, della divisione dei poteri, e del rispetto dei diritti umani e della libertà del singolo cittadino – nel pieno rispetto delle minoranze e del pluralismo di opinione – possa concorrere con i colossi economici laddove questi ultimi sono deboli e maggiormente arretrati rispetto all’Occidente.

Per questa ragione, l’unica risposta che gli europei possono dare ai brogli elettorali in Russia è un cambio radicale della propria prospettiva culturale: coniugare uno storico europeismo, che finora ha portato alla costituzione dell’Unione tra stati divisi da secoli di odi e divisioni, con un pragmatico atlantismo, maggiormente aderente al Mondo di oggi, in cui gli equilibri geopolitici non sono più decisi a Washington, Londra o Bruxelles, ma a Pechino, Nuova Delhi, Mosca e Brasilia.

Matteo Cazzulani

JULIJA TYMOSHENKO VISITATA DAI MEDICI INDIPENDENTI: E’ GIALLO SULLE SUE CONDIZIONI DI SALUTE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on February 16, 2012

Secondo indiscrezioni da fonti ben informate, la Leader dell’Opposizione Democratica soffrirebbe di ernia al disco, e, per questo, necessiterebbe un’operazione e cure mediche urgenti al di fuori del penitenziario in cui è reclusa in isolamento. Secondo la difesa dell’ex-Primo Ministro, gli esperti tedeschi e canadesi sono stati intralciati nella loro attività. Le Autorità carcerarie negano, ma impediscono alla figlia Jevhenija di raggiungere la madre nella cella.

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko. COPYRIGHT MATTEO CAZZULANI

Julija Tymoshenko ha un’ernia al disco e, per questo, necessita un’operazione e cure mediche al di fuori del colonia penale Kachanivs’kyj di Kharkiv in cui è reclusa in isolamento. Questa è la notizia, pubblicata nella tarda serata di mercoledì, 15 Febbraio, con cui l’autorevole Ukrajins’ka Pravda avrebbe svelato i risultati parziali delle visite mediche approntate alla Leader dell’Opposizione Democratica da un’équipe di medici tedeschi e canadesi.

L’indiscrezione, per ora, non ha trovato conferme: la squadra di esperti dalla Germania si è limitata a lasciare il referto delle analisi in una busta chiusa, dotata di sigillo, apribile solo dalla paziente. I canadesi, ancora presi dalle proprie visite alla Tymoshenko, non hanno rivelato alcunché, mentre le Autorità carcerarie si sono subito affrettate nell’evidenziare come la diagnosi del pool tedesco non discosti di molto da quella formulata dagli esperti ucraini.

A rendere ancor più intricata la situazione è il retroscena della visita dell’équipe internazionale, il cui intervento – richiesto a più riprese dalla Leader dell’Opposizione Democratica – è stato approvato dal Presidente, Viktor Janukovych, solo in seguito all’ennesima presa di posizione di Consiglio d’Europa, Unione Europea, Stati Uniti d’America e principali ONG internazionali Indipendenti.

Giunti in Ucraina lunedì, 13 Febbraio, i medici sono stati trattenuti a lungo alla frontiera, e, per quasi una giornata, privati delle attrezzature mediche per controlli supplementari. Una volta arrivati a Kharkiv, martedì, 14 Febbraio, i dottori tedeschi hanno potuto iniziare le analisi alla Tymoshenko solo nella tarda serata, ultimando la prima sessione nel cuore della notte.

L’indomani, mercoledì, 15 Febbraio, stando alle informazioni delle Autorità carcerarie, gli esperti canadesi sono stati trattenuti dalle 12 alle 17:30 in attesa del consenso della Tymoshenko per la presa visione dei risultati dei colleghi tedeschi.

Tuttavia, secondo l’avvocato della Leader dell’Opposizione Democratica, Serhij Vlasenko, i dottori del Canada sarebbero stati impossibilitati ad accedere nella cella della Tymoshenko poiché, come invece preteso dal rappresentante della colonia penale che si è aggregato alla missione internazionale, non avrebbero accettato di informare preventivamente le Autorità ucraine circa l’esito delle loro analisi: de facto, scavalcando la paziente e i suoi parenti, a cui spetta il diritto di prelazione.

Dopo l’esilio politico in Repubblica Ceca del marito della Leader dell’Opposizione Democratica, Oleksandr Tymoshenko, è Jevhenija l’unico famigliare presente in Ucraina che, per legge, può venire a conoscenza del referto insieme con il paziente. Ciò malgrado, come evidenziato sempre da Vlasenko, costei è stata impossibilitata persino a entrare nel territorio del penitenziario: costretta ad attendere notizie nell’atrio dell’ingresso.

Lo scopo della missione internazionale è quello di appurare le reali condizioni di salute della Leader dell’Opposizione Democratica e, sopratutto, chiarire la motivazione del forte mal di schiena che le rende impossibile la deambulazione e la permanenza in posizione eretta per più di un quarto d’ora. Finora, l’ex-Primo Ministro ha rifiutato l’assistenza delle autorità carcerarie per mancanza di fiducia, e, a più riprese, si è appellata invano al diritto di essere visitata da propri medici di fiducia.

Julija Tymoshenko è la vittima più esemplare di un’ondata di repressione politica che ha colpito anche un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, e l’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn: in asilo politico a Praga assieme ad Oleksandr Tymoshenko.

Eliminare l’Anima della democrazia ucraina – e il garante della sicurezza energetica europea

In particolare, l’ex-Primo Ministro – nota per la bionda treccia e per avere guidato nel 2004 il processo democratico in Ucraina passato alla storia come “Rivoluzione Arancione” – l’11 Ottobre 2011 è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, per avere firmato, nel Gennaio 2009, accordi ritenuti onerosi per le casse statali: tuttavia necessari per ripristinare l’invio di gas a Kyiv e all’Unione Europea precedentemente interrotto dalla Russia con lo scopo politico di destabilizzare la situazione politica interna all’Ucraina.

Maturata in seguito a un processo dalla dubbia regolarità – con la Tymoshenko detenuta in carcere in forma cautelativa dal 5 Agosto, la difesa sistematicamente privata dei suoi diritti, e prove a sostengo delle imputazioni montate ad hoc dalla Pubblica Accusa: addirittura datate il 31 Aprile – la condanna è stata confermata dalla Corte d’Appello il 24 Dicembre.

Prima di allora, l’8 Dicembre, alla Leader dell’Opposizione Democratica – già detenuta – è stato sentenziato un secondo arresto per via cautelativa, ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo delle indagini in cui è imputata per evasione fiscale durante la presidenza della JEESU: il colosso energetico guidato prima della sua discesa in campo del 1998.

La seduta del processo-lampo è stata celebrata ai limiti del macabro: con giudice e Pubblica Accusa nella cella dell’imputata, seduti attorno al letto in cui la Tymoshenko era costretta a giacere per via del mal di schiena già al tempo molto forte.

Il trattamento riservato alla Leader dell’Opposizione Democratica ha comportato il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina – documento storico con cui Bruxelles avrebbe riconosciuta a Kyiv il medesimo status di partner privilegiato goduto da Islanda, Norvegia e Svizzera – e, più in generale, l’isolamento internazionale del Presidente Janukovych: riconosciuto responsabile dell’ondata di repressione politica dalla Tymoshenko e dagli altri esponenti del campo arancione e, per questo, evitato dai principali Capi di Stato e di Governo in ogni occasione pubblica.

Matteo Cazzulani

PROCESSO A JURIJ LUCENKO: AVANTI TUTTA SENZA I TESTIMONI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 25, 2012

Una trentina di teste in attesa di deporre è stata ignorata dal giudice, Serhij Vovk, che ha preferito leggere deposizioni scritte in conferma della colpevolezza dell’ex-Ministro degli Interni dei governi arancioni. La protesta dell’esponente dell’Opposizione Democratica e dei suoi legali non serve a fermare un iter processuale destinato alla chiusura in tempi brevi

L'ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

21 memorie scritte in un’ora e mezza di sessione pomeridiana. Questa la modalità con cui è stata condotta l’udienza di martedì, 24 Gennaio, del Processo a Jurij Lucenko: ex-Ministro degli Interni ed esponente di spicco dell’Opposizione Democratica ucraina.

Al rientro dalla pausa pranzo, il giudice, Serhij Vovk, ha rinunciato all’audizione di una trentina di testimoni, da giorni in attesa di deporre. Di costoro, tuttavia, sono state accolte delle memorie scritte.

“Non convocare i testimoni è un’irregolarità. Lei sa benissimo che i teste finora interrogati hanno negato le accuse sollevate a mio carico – ha protestato Lucenko dalla gabbia nella quale è costretto ad assistere alle sedute: ancor prima che un verdetto ne abbia accertato la presunta colpevolezza – le persone in attesa di deporre hanno aspettato fino ad adesso, mentre altre si sono dovute recare al lavoro”.

“Sono state raccolte le generalità dei testimoni, e le loro testimonianze scritte. Il giudice ha tutto il diritto di accluderle agli atti senza la presenza fisica degli autori. Punto” ha risposto freddamente Vovk, iniziando una lettura delle deposizioni scritte veloce e confusa, in cui l’unica frase ricorrente, e ben scandita, ha riguardato l’ammissione della colpevolezza del politico dell’Opposizione Democratica.

A nulla è servita la protesta degli avvocati difensori di Lucenko: intenti nel convincere il Pubblico Ministero a convocare nuovamente i testimoni in una seduta supplementare.

“Vostro Onore, esiste una risoluzione della Corte Europea dei Diritti Umani che certifica la mancata audizione dei testimoni come reato – ha dichiarato l’avvocato Ihor Fomin – Tenga conto che la difesa è una parte in causa del processo”.

Secondo quanto rilevato da diversi esperti, negli ultimi giorni il processo Lucenko ha subito una notevole accelerata: chiaramente mirata alla chiusura del procedimento in tempi brevi, contrariamente alla condotta finora adottata dal PM.

Il secondo processo politico a Kyiv

L’ex-Ministro degli Interni è accusato di incremento della paga e concessione illecita di abitazioni statali al proprio autista, Leonid Prystupljuk, gestione fraudolenta del bilancio statale nell’organizzazione della Giornata della Polizia del 2008, e chiusura anticipata delle indagini sull’autista dell’ex-Vice-Procuratore Savchjuk: proprietario della casa in cui, alla vigilia della Rivoluzione Arancione, è stato avvelenato l’ex-Presidente, Viktor Jushchenko.

Il 26 Dicembre 2010, al rientro dalla passeggiata con il cane, Lucenko è stato prelevato da una squadra speciale di polizia, e recluso nel Carcere di Massima Sicurezza Luk’janivs’kyj di Kyiv.

Al pari della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e di un’altra decina di esponenti del campo arancione, l’ex-Ministro degli Interni è stato sottoposto immediatamente ad un processo politico costruito su prove irregolari, e condotto in maniera parziale: con la difesa sistematicamente privata dei propri diritti.

Nel caso di Lucenko, degli 83 testimoni finora ascoltati solo tre hanno riconosciuto l’ex-Ministro degli Interni colpevole, mentre la restante ottantina ha categoricamente negato la sussistenza delle imputazioni.

Avvocati e sostenitori politici dell’esponente dell’Opposizione Democratica addossano la responsabilità dell’ondata di repressione politica al Presidente ucraino, Viktor Janukovych. Appelli e risoluzioni per la liberazione di Lucenko sono stati emanati da Stati Uniti, Unione Europea, ONU, OSCE, NATO e principali ONG internazionali indipendenti.

Matteo Cazzulani

L’APPELLO DELL’EX-MINISTRO DI JULIJA TYMOSHENKO: “I SOCIALDEMOCRATICI EUROPEI COLLABORINO CON L’OPPOSIZIONE DEMOCRATICA”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 20, 2012

Bohdan Danylyshyn, Ministro dell’Economia del secondo governo arancione, oggi in asilo politico in Repubblica Ceca, risponde alle critiche espresse, sulle pagine di “Lombardi nel Mondo”, dal Parlamentare Europeo socialdemocratico Hannes Swoboda in merito alla condotta  del presidente ucraino, Viktor Janukovych

l'ex-Ministro dell'Economia ucraino, Bohdan Danylyshyn

Dopo le critiche, la collaborazione organica per la democrazia in Ucraina. Questo l’appello, in risposta alle dichiarazioni rilasciate dal Parlamentare Europeo Hannes Swoboda a “Lombardi Nel Mondo”, lanciato da Bohdan Danylyshyn: ex-Ministro dell’Economia del secondo governo Tymoshenko rifugiato politico in Repubblica Ceca.

Come riportato dall’autorevole agenzia UNIAN, Danylyshyn ha proposto ai deputati socialisti e democratici del Parlamento Europeo il varo di una collaborazione con il Partito SocialDemocratico Ucraino guidato dalla giovane politica Natalija Korolevs’ka: membro del Blocco di Julija Tymoshenko.

“Credo che alla Korolevs’ka sia utile la firma di un memorandum d’intesa con l’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici Europei: gruppo a cui appartiene il Presidente del Parlamento Europeo – ha dichiarato Danylyshyn – Così sarebbe possibile informare appieno i Parlamentari di Strasburgo sul reale stato della democrazia in Ucraina”.

Secondo l’ex-Ministro, la battaglia per la libertà di Julija Tymoshenko è una questione europea che prescinde dalle appartenenze partitiche e nazionali. Come illustrato, i principali partiti ucraini che sostengono la Leader dell’Opposizione Democratica già intrattengono strette relazioni con diversi soggetti politici dell’emiciclo di Strasburgo.

“Bat’kivshchyna [il Partito di Julija Tymoshenko, M.C.] è membro associato del Partito Popolare Europeo, ed il Front Zmin [la forza politica dell’ex-Speaker del Parlamento, Arsenij Jacenjuk, M.C.] ha iniziato a collaborare con i LiberalDemocratici. Hannes Swoboda ha detto chiaramente che in Ucraina non c’è democrazia – ha continuato – e non escludo che prossimamente anche altri esponenti SocialDemocratici contesteranno il Presidente ucraina, Viktor Janukovych”.

Nell’Ottobre del 2010, L’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei – APSDE – ha stretto un rapporto do collaborazione con il Partija Rehioniv: la forza politica, egemone in Ucraina, a cui appartengono il Presidente, Viktor Janukovych, il Premier, Mykola Azarov, e tutti i membri del Consiglio dei Ministri.

Tra gli obiettivi della partnership figurano il sostegno all’integrazione europea dell’Ucraina, lo sviluppo della democrazia e della libertà di stampa sulle Rive del Dnipro, ed il rafforzamento della divisione dei poteri e dello stato di diritto.

Come evidenziato a “Lombardi Nel Mondo” dall’esponente APSDE, Hannes Swoboda, i presupposti per tale collaborazione sono stati infranti. Dall’insediamento dell’Amministrazione Janukovych, in Ucraina hanno avuto luogo arresti, processi, ed interrogatori a carico di esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica. Tra essi, oltre a Danylyshyn – che ha ottenuto asilo politico in Repubblica Ceca – la Leader della Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko.

L’ex-Primo Ministro è stata condannata a sette anni di detenzione in isolamento in una colonia penale periferica dopo un processo condotto in maniera sommaria e parziale: la Tymoshenko è stata incarcerata preventivamente nonostante le precarie condizioni di salute, la difesa sistematicamente privata dei propri diritti, e le prove a sostegno delle accuse fabbricate ad hoc ed in maniera irregolare – addirittura datate il 31 Aprile.

Inoltre, l’involuzione democratica ha riguardato a Kyiv anche stampa ed integrazione europea. Secondo le stime delle principali ONG – Freedom House, Reporter sans Frontières – le continue pressioni su giornalisti e media indipendenti hanno declassato l’Ucraina da paese libero a Stato quasi illiberale.

Il 19 Dicembre 2011, il mancato rispetto della democrazia sulle Rive del Dnipro ha reso impossibile da parte europea la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: storico documento con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi riservato ad Islanda, Norvegia, e Svizzera.

Matteo Cazzulani

Bohdan Danylyshyn (nato il 6 Giugno 1965 a Cerkovna, presso Ivano-Frankivs’k), economista, professore all’Accademia delle Scienze Ucraine (NAN), Ministro dell’Economia dal 2007 al 2010.

Nel 1982 termina l’Istituto Pedagogico di Ternopil’, e si specializza in economia dello sfruttamento delle risorse naturali.

Il 18 Giugno 2007 è nominato dal Premier, Julija Tymoshenko, Ministro dell’Economia, carica ricoperta fino all’11 Marzo 2010.

L’11 Agosto 2010 la Procura Generale apre su di lui un fascicolo per abuso d’ufficio e gestione fraudolenta delle finanze statali durante la compravendita di azioni dell’aeroporto Boryspil’ di Kyiv. Su Danylyshyn è emanato un mandato internazionale, ed è inserito nella lista dei ricercati dell’Interpol.

Il 19 Ottobre 2010 viene arrestato dalla polizia ceca a Praga. Il 13 Gennaio ottiene l’asilo politico dalla Repubblica Ceca su decreto del Ministero degli Esteri, ed è rimesso in libertà il giorno successivo.

Nel Maggio 2011 fonda l’Associazione Internazionale Ukrajins’ka-Jevropejs’ka Perspektyva, attiva nel sostengo dell’integrazione europea dell’Ucraina.