LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GREGGIO: LA POLONIA CON LA RUSSIA CAMBIA STRATEGIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 3, 2013

La compagnia polacca Orlen firma un accordo triennale per l’importazione di 6 Milioni di tonnellate di greggio dal monopolista statale russo Rosneft per evitare l’isolamento energetico. Messo a serio repentaglio il prolungamento dell’Oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica: progetto dell’Unione Europea per diminuire la dipendenza del Vecchio Continente dalle forniture di Mosca. 

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Il Primo Ministro polacco, Donald Tusk

Un cambio di strategia radicale che lascia presagire un nuovo atteggiamento della Polonia nella politica energetica. Nella giornata di venerdì, Primo di Febbraio, la compagnia polacca Orlen ha firmato un contratto triennale con il monopolista statale russo Rosneft per l’acquisto di 6 milioni di tonnellate di greggio riservato alla raffineria di Plock, la più importante della Polonia.

Come riportato da Gazeta Wyborcza, la Orlen finora ha stretto accordi per le forniture di greggio proveniente dalla Russia con enti intermediari come la Souz Petroleum – registrata in Svizzera – a cui la compagnia polacca è legata fino al 2014.

Al momento della firma del contratto, avvenuta ad Amburgo assieme al Capo di Rosneft, Igor Sechin, il Capo della Orlen, Jacek Krawiec, ha dichiarato la volontà per la compagnia polacca di firmare d’ora in poi accordi per l’importazione di greggio direttamente dal produttore, senza più dipendere da intermediari.

Krawiec non ha chiarito se il contratto con la Rosneft consente alla Orlen di risparmiare risorse, ma la decisione della compagnia polacca ha una ragione meramente tattica.

Impegnando la Rosneft – ente controllato dal Cremlino – a rifornire di greggio la Polonia, la Orlen ha scongiurato l’isolamento energetico dell’Europa Centrale da parte della Russia.

Con l’apertura dell’oleodotto BTS-2, Mosca ha reso possibile il trasporto di greggio dal centro del Paese fino al terminale di Ust-Luga, da dove, secondo i progetti del Cremlino, l’oro nero sarebbe poi stato spedito via nave in Germania e Francia.

Il piano della Russia avrebbe permesso a Mosca la sospensione dell’invio di greggio attraverso l’oleodotto Druzhba, che rifornisce di oro nero Germania e Francia attraverso Polonia e Bielorussia e che, secondo il contratto firmato tra la Orlen e la Rosneft, resta l’unica magistrale per l’invio alle raffinerie polacche di oro nero russo.

D’altro canto, il contratto firmato tra la Orlen e la Rosneft ha messo in forse il prolungamento dell’Oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica: progetto sostenuto dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dell’UE dalle forniture di greggio di Russia ed Algeria, trasportando l’oro nero direttamente dai giacimenti di Azerbaijan e Turkmenistan.

Il prolungamento dell’Oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica è stato rafforzato nel 2004 con la creazione del consorzio Sarmatia, compartecipato da Polonia, Ucraina, Lituania, Azerbaijan, Georgia e Turkmenistan. Tuttavia, la decisione dell’allora Primo Ministro ucraino – oggi Presidente – Viktor Yanukovych di sfruttare la conduttura per trasportare greggio russo da nord verso sud nel medesimo anno ha congelato il progetto.

Altri intoppi alla realizzazione del prolungamento dell’Odessa-Brody sono stati l’aggressione militare della Russia alla Georgia nell’Agosto 2008, e, nel 2010, la decisione del Presidente ucraino Yanukovych di avvalersi dell’Odessa-Brody per rifornire la Bielorussia di greggio venezuelano.

Di recente, il progetto ha però ripreso vigore, complice la necessità della stessa Ucraina di diversificare le forniture energetiche per limitare la quasi totale dipendenza di Kyiv dalle forniture di Mosca.

Gli intrighi russi hanno motivato la scelta della Orlen

L’accordo tra la Orlen e la Rosneft rappresenta un cambio di strategia della Polonia nei confronti della Russia anche per quanto riguarda il piano politico ed economico. La Rosneft è infatti controllata direttamente dal Presidente russo, Vladimir Putin, mentre la Souz Petrolum – con cui finora Varsavia è stata legata – è di proprietà di un oligarca vicino al Premier, Dmitriy Medvedev.

La scelta della Orlen di puntare su un accordo diretto col Cremlino, anziché prolungare i legami con gli enti intermediari, è stata favorita dalla recente guerra intestina avvenuta tra l’entourage di Putin e il gruppo di oligarchi vicini al Premier Medvedev per il controllo della TNK-BP: la terza compagnia energetica della Russia che, alla fine, è finita nelle mani della Rosneft.

Con l’acquisto della TNK-BP, la Rosneft è diventata la prima oli company al Mondo, e, di conseguenza, ha rafforzato di molto il suo perso contrattuale nei confronti degli enti intermediari e delle compagnie che, come la Orlen, dipendono dal greggio russo per il funzionamento delle loro raffinerie.

Matteo Cazzulani

Guerra Energetica: confermato il blocco delle forniture di greggio alla Repubblica Ceca dalla Russia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 12, 2012

Secondo autorevoli fonti, compagnie russe non stanno rispettando i parametri contrattuali per l’invio di oro nero a Praga e ad altri Paesi dell’Europa Centrale come Polonia e Slovacchia, e hanno così messo a serio repentaglio la sicurezza europea. La politica di accerchiamento del Cremlino e l’assenza di alternative valide come pericoli per l’indipendenza del Vecchio Continente

La Repubblica Ceca e davvero sull’orlo di una crisi energetica. Nella giornata di mercoledì, 11 Aprile, i giornali Vedomosti e Kommersant” hanno confermato il taglio delle forniture di greggio da parte delle compagnie russe, Lukojl, Transneft e Gazprom Neft, alla compagnia ceca Unipetrol.

Nello specifico, la Repubblica Ceca avrebbe dovuto ricevere dalla Russia un totale di 18 Mila tonnellate di oro nero, ma dall’inizio di Aprile a Praga ne e pervenuto l’80% in meno e, come riportato dall’autorevole Reuters, non e escluso che le forniture di Mosca possano del tutto terminare nel giro di tre giorni.

Di differente avviso si e detta la Transneft, che, con una nota, ha confermato di avere soddisfatto per intero la domanda di greggio della Repubblica Ceca. Ad avvalorare i timori dei cechi e pervenuto l’allarme lanciato anche dalla vicina Slovacchia, dove la compagnia nazionale, Slovnaft, ha ottenuto dalla Russia solo 316 delle 508 Mila tonnellate di greggio sancite da contratto.

A provocare questa emergenza energetica nel cuore dell’Europa e stata la decisione delle Autorità russe di non avvalersi più per l’invio dell’oro nero nel Vecchio Continente dell’oleodotto Druzhba – che transita lungo tutta l’Europa Centrale fino alla Germania – per utilizzare esclusivamente una nuova conduttura, la BTS-2, abbinata al trasporto via nave del carburante dal terminale di San Pietroburgo fino al porto di Rotterdam.

Come dichiarato da Polonia e Slovacchia, questa decisione ha provocato un isolamento dell’Europa Centrale, e ha mandato in crisi raffinerie di importanza strategica per la sicurezza energetica di tutta Europa, come le installazioni di Danzica e quelle tedesche di Schwedt e Leuen.

A confermare questa teoria sono state le parole espresse al momento dell’avvio dell’oleodotto BTS-2 dal Presidente russo, Vladimir Putin, che ha evidenziato come l’infrastruttura consenta alla Russia di evitare il transito per Paesi intermediari, e di rifornire direttamente gli Stati dell’Europa Occidentale.

Le poche soluzioni al taglio della Russia

Per la Repubblica Ceca, una soluzione in tempi rapidi per arginare il deficit energetico può provenire dai porti croati e italiani di Rijeka e Trieste, ma essa comporterebbe un innalzamento del prezzo di importazione che graverebbe in misura notevole sul bilancio statale.

Per quanto riguarda la Polonia, la situazione e ancora più incerta, dal momento in cui il progetto di prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica – concepito fin dal 2001 per consentire all’Europa di importare greggio centro-asiatico senza dipendere dai russi – e bloccato dalla politica energetica dell’Ucraina che, per volere del suo Presidente, Viktor Janukovych, utilizza l’infrastruttura per veicolare alla Bielorussia di Aljaksandar Lukashenka greggio proveniente dal Venezuela di Hugo Chavez.

Matteo Cazzulani

INDIPENDENZA ENERGETICA EUROPEA SEMPRE PIU A RISCHIO: BLOCCATO L’OLEODOTTO ODESSA-BRODY-DANZICA.

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 30, 2012

Congelato il prolungamento della conduttura che avrebbe garantito l’importazione diretta di nafta centro-asiatica in territorio europeo e diminuito la dipendenza dell’Europa dalla Russia. Gli sviluppi del progetto come chiave per comprendere i rapporti tra l’UE e l’Ucraina, e l’importanza di quest’ultima per la sicurezza nazionale degli Stati Vecchio Continente

Il percorso del progetto Odessa-Brody-Plock-Danzica

Politica ed energia sono legate a stretto filo: il raffreddamento delle relazioni con i Paesi dell’Europa Orientale – dettato dalla loro involuzione democratica – può comportare il congelamento di piani indispensabili per la sicurezza dell’Unione Europea. Questo teorema geopolitico sta tutto nell’oleodotto Odessa-Brody: infrastruttura deputata all’invio di nafta dal terminale marittimo di Odessa, sul Mar Nero, fino al centro dell’Ucraina e, da qui, verso il territorio UE.

A rendere ancor più importante questo oleodotto è stato il suo prolungamento fino a Danzica: progettato per consentire l’afflusso diretto di greggio di provenienza centro-asiatica direttamente nel Vecchio Continente, e, in questo modo, diminuire la forte dipendenza che – così come per il gas – lega l’Europa alla Russia.

Il piano, non senza difficoltà, nel 2011 è stato inserito tra le priorità dell’Unione Europea grazie allo sforzo della Presidenza di turno della Polonia, il cui Premier, Donald Tusk – convinto dell’importanza strategica di una conduttura destinata a diversificare le forniture energetiche del Vecchio Continente – è riuscito anche a stanziare 120 Milioni di Euro dal budget UE per l’avvio dei lavori.

A vanificare tale slancio sono state le relazioni con il Presidente ucraino, Viktor Janukovych. Incassato il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione con l’UE il 19 Dicembre 2001 – a causa dell’arresto politico della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko – il Capo di Stato di Kyiv si è progressivamente allontanato da Bruxelles.

A certificare tale raffreddamento è stata l’ultima dichiarazione del Premier ucraino, Mykola Azarov, il quale, sabato, 28 Gennaio, ha comunicato il blocco dei lavori per il prolungamento dell’Odessa-Brody fino a Danzica, incolpando la Polonia.

“Abbiamo proposto tale progetto diverse volte ai polacchi, ma ci hanno risposto che l’infrastruttura non rientra nei loro interessi” ha riportato le parole del Capo del Governo ucraino l’autorevole Dzerkalo Tyzhnja.

Tra le parole di Azarov e i fatti di Tusk resta una palese differenza di lettura su un progetto di cruciale importanza sia per l’Ucraina che per l’Unione Europea. Quest’ultima in particolare si trova ora impossibilitata a sfruttare il canale di importazione di nafta dal Centro-Asia: indispensabile per diminuire la quantità di greggio finora acquistata, a caro prezzo, da Russia e Paesi arabi.

Un oleodotto complicato

L’Odessa-Brody-Danzica è una esemplificazione dei rapporti tra l’Ucraina e la Polonia – e, con essa, l’Unione Europea: mai del tutto decollati dall’ottenimento dell’Indipendenza da parte di Kyiv, nel 1991. Rappresentano eccezioni rare parentesi: come i cinque anni seguenti al processo democratico ucraino, passato alla storia come Rivoluzione Arancione.

Il prolungamento dell’Oleodotto Odessa-Brody fino a Plock – città nei pressi di Varsavia – concepito per trasportare nafta acquistata da Turkmenistan, Azerbajdzhan e Kazakhstan direttamente in Polonia attraverso il territorio dell’Ucraina, viene preventivato nel 2001 dai Premier polacco e ucraino di quell’anno, Jerzy Buzek – fino a pochi giorni or sono Presidente del Parlamento Europeo – e Viktor Jushchenko – futuro Presidente ucraino, eletto in seguito alla Rivoluzione Arancione.

Due anni più tardi, su iniziativa dei due Presidenti, Aleksander Kwasniewski e Leonid Kuchma, viene firmata con la Commissione Europea una dichiarazione di sostegno politico al progetto energetico. Inoltre, viene registrata la Sarmatia: compagnia energetica polacco-ucraina, compartecipata da enti azeri, turkmeni e georgiani, incaricata non solo di realizzare il prolungamento della conduttura fino a Danzica e ai Paesi Baltici, ma anche di garantire le forniture di greggio secondo un complicato tragitto terra-mare. Dal Bacino del Caspio, la nafta sarebbe dovuta essere trasportata via terra in Georgia, da dove, caricata su navi, avrebbe raggiunto Odessa e, quindi, il territorio polacco.

Tuttavia, nel 2004 i rapporti tra Polonia ed Ucraina peggiorano in seguito alla fallita scalata del colosso ucraino ISD all’ambito complesso metallurgico Huta Czestochowa. Per ripicca, su direttiva di Kuchma, il Premier ucraino, Viktor Janukovych – l’attuale Presidente – inverte lo sfruttamento dell’Odessa-Brody da nord verso sud per trasportare nafta di provenienza russa verso il Mar Nero, ed esportarla via mare a mercati alternativi a quello polacco.

Il prolungamento dell’Odessa-Brody nel territorio dell’Unione Europea riprende attualità in seguito alla Rivoluzione Arancione. Nel 2005, i Presidenti Lech Kaczynski e Viktor Jushchenko varano un nuovo progetto per collegare con un unico oleodotto il Mar Nero al Mar Baltico: da Odessa a Danzica.

Sostenuto dall’Europa Centrale – oltre che da Polonia ed Ucraina, anche da Ungheria, Slovacchia e Paesi Baltici – il progetto entra nuovamente in crisi nell’agosto 2008, quando l’aggressione militare della Russia alla Georgia danneggia gravemente l’oleodotto tra il Mar Caspio e il Mar Nero: tratta da cui passa l’intera importazione di greggio centro-asiatico a Tbilisi.

Al conflitto armato russo-georgiano, in Ucraina si somma la crisi politica interna al campo arancione: la rivalità tra Jushchenko e il Primo Ministro, Julija Tymoshenko – vera e propria Leader spirituale della Rivoluzione Arancione – blocca ogni decisione sia a livello politico che energetico: tra cui, per l’appunto, l’Odessa-Brody-Danzica.

Una nuova svolta si registra nel 2010, quando il neoeletto Presidente ucraino, Viktor Janukovych – contrariamente a quanto fatto sei anni prima da Capo del Governo – ripristina lo sfruttamento dell’Odessa-Brody da sud a nord per trasportare nafta venezuelana verso la Bielorussia.

L’intenzione del Capo di Stato ucraino è la realizzazione di una politica di neutralità energetica sia dall’Europa che dalla Russia, ma il ripristino del senso d’utilizzo originario dell’Odessa-Brody convince il nuovo Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ed il Premier, Donald Tusk, ad intavolare trattative per il ripristino del prolungamento della conduttura fino a Danzica, ed inserire il progetto tra le priorità strategiche dell’Unione Europea.

Tuttavia, le relazioni tra Bruxelles e Kyiv si fanno sempre più aspre a causa del processo politico alla Tymoshenko – divenuta Leader dell’Opposizione Democratica ucraina – fino a rompersi definitivamente dopo l’arresto della Lady di Ferro ucraina: come dimostra il congelamento della firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina. Gli sforzi profusi dalla Polonia risultano vani, e l’Ucraina si trova sempre più isolata a livello internazionale: totalmente in balia della Russia, sopratutto sul piano energetico.

Alla luce di tutto questo, occorre evidenziare quanto la condotta illiberale del Presidente Janukovych sia gravosa per la sicurezza energetica dell’Unione Europea, che, in assenza delle repressioni agli esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica a Kyiv, avrebbe potuto contare su un’Ucraina garante delle forniture di greggio alternative a quelle russe.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: LA RUSSIA INTENZIONATA ALL’ODESSA-BRODY

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 20, 2011

La compagnia energetica Transneft’ punta all’aumento delle forniture di nafta al terminale di Odessa, da cui dipendono bielorussi, azeri, ucraini, e polacchi. L’ingresso nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka la chiave della questione

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

La russia lancia l’offensiva energetica ad Odessa. Nella giornata di venerdì, 17 Giugno, il Primo Ministro russo, Vladimir Putin, ha incaricato la compagnia nazionale Transeft’ di esportare al porto ucraino la fornitura di 9 milioni di tonnellate annue di nafta.

Una manovra utile ad aumentare l’importanza Mosca del sistema di trasporto dell’oro nero di Odessa, centro nevralgico di differenti condutture energetiche, da cui dipende la politica di differenti Paesi.

Secondo i progetti di Transneft’, la benzina potrebbe essere inviata tramite l’oleodotto Druzhba fino in galizia, dove, da Brody, scenderebbe fino ad Odessa. Oppure, fino a Novorosijs’k, e, da lì, al porto di fondazione genovese.

Entrambi gli itinerari sono molto costosi, e a complicarne la realizzazione vi è anche la decisione delle Autorità energetiche ucraine di importare esclusivamente benzina già raffinata, e non greggio allo stato puro, come proposto dai russi.

L’offerta di Mosca

Tuttavia, a convincere Kyiv potrebbe essere da un lato una migliore clausola contrattuale rispetto a quella concordata con l’Azerbajdzhan per il transito della nafta centro asiatica verso la Bielorussia attraverso l’oleodotto Odessa-Brody, dall’altro, in caso di ingresso dell’Ucraina nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka, l’eliminazione delle tariffe doganali per l’oro nero.

Lecito ricordare che l’Odessa-Brody è un gasdotto con cui l’Ucraina assicura il flusso di nafta azera in Bielorussia. Di recente, la Polonia si è detta interessata a riprendere i progetti di ampliamento fino a Danzica, per diversificare le proprie forniture di benzina.

La presenza dei russi nel sistema comporterebbe la necessaria inversione dell’oleodotto, con il mutamento degli equilibri geopolitici dell’area.

Matteo Cazzulani

Guerra Energetica: Ucraina ponte tra Azerbajdzhan ed Unione Europea

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 29, 2011

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ottiene da quello azero, Il’kham Alijev, gas metano e nafta per l’Odessa-Brody. Oleodotto da prolungare fino in Polonia

Gas e nafta azeri riscalderanno ucraini e polacchi. Nella giornata di giovedì, 28 Aprile, il Presidente Ucraino, Viktor Janukovych, ha raggiunto accordi energetici con il suo collega azero, Il’kham Alijev.

Baku aumentera le forniture di gas metano per Kyiv, allentandone la dipendenza da quello russo.

Una promessa, da parte dell’Azerbajdzhan, che interessa anche la nafta. A margine dell’incontro nella Capitale azera, Janukovych ha supportato il prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica, sul Mar Baltico. Ad alimentarlo, benzina azera.

Una marcia indietro rispetto al passato. Che, se realizzata, porrebbe l’Ucraina come principale ponte energetico tra Centro Asia e Polonia.

Ipotizzato negli anni Novanta per collegare il terminale di Odessa al sistema infrastrutturale energetico continentale, l’oleodotto ha iniziato la conduttura di nafta centro-asiatica nel 2001. Tuttavia, nel 2004, allora Primo Ministro, Viktor Janukovych ha invertito l’utilizzo dell’Odessa-Brody per importare carburante russo.

Una scelta che ne ha bloccato l’estensione in territorio polacco, concepita nel 2003, e supportata, tra il 2005 ed il 2007, dai governi arancioni di Julija Tymoshenko, in collaborazione con Polonia ed Unione Europea.

Il ripristino del senso originario dell’Odessa-Brody, lo scorso 17 Gennaio, in seguito agli accordi tra Janukovych ed il Capo di Stato bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, per il transito di nafta di produzione venezuelana.

Lungo 674 chilometri, l’Odessa-Brody ha una portata di 9 milioni di tonnellate annuali. Per il suo prolungamento in Polonia, l’UE ha stanziato 9 miliardi di Euro.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: ITALIA E POLONIA SI RAFFORZANO IN UCRAINA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 14, 2011

Il colosso italiano ENI si assicura giacimenti di gas in bacino del Dnipro, Donbas, e Carpazi. Varsavia riprende il prolungamento dell’Odessa-Brody fino a Danzica

Il premier polacco, Donald Tusk

L’Italia per il gas, la Polonia per la nafta. Nella giornata di mercoledì, 13 Aprile, il colosso energetico italiano ENI ha rilevato dalla britannica Cadogan Petroleum il controllo di giacimenti di gas ucraini.

Un’operazione di circa 38 milioni di dollari, con cui il Cane a Sei Zampe si è assicurato non solo lo sfruttamento di siti importanti tra il Dnipro, il Don, ed i Carpazi, ma anche una vantaggiosa opzione sull’oro blu da essi ricavato.

Quella dell’ENI non è l’unica presenza estera nel mercato interno ucraino. Sempre per quanto riguarda il gas, oltre al monopolista russo, Gazprom, interesse a giacimenti nel Mar Nero è stato esternato dalla compagnia norvegese Statoil.

Sulla nafta, invece, torna Varsavia. Come illustrato dal Premier polacco, Donald Tusk, la Polonia è pronta a riprendere i lavori per il prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica. Un progetto travagliato, in stand-by da troppo tempo. Che, tuttavia, rappresenta un enorme vantaggio economico, e politico, per ambo i Paesi.

Un oleodotto arancione

Concepito nel 2004 per trasportare nafta centro asiatica in Europa, il prolungamento dell’Odessa-Brodyha subito uno stop nel 2006. A causa della decisione dell’allora Primo Ministro, ed attuale Presidente, Viktor Janukovych, di sfruttare l’infrastruttura in senso inverso, per importare nafta russa.

Successivamente, il piano ha ritrovato vigore con il ritorno al governo degli arancioni, guidati da Julija Tymoshenko. Il 10 Ottobre 2007, è stata allargata la partecipazione alle compagnie georgiana GOGC, lituana Klaipedos Nafta, ed azera SOCAR.

Successivamente, un Protocollo di Intesa stretto dai ministri dell’energia dei Paesi interessati ha previsto, oltre alla ripresa dei lavori di ampliamento dell’Odessa-Brody fino a Plock, anche la stesura di un contratto per il trasporto dell’oro nero azero per il territorio georgiano. Ed il suo seguente trasporto via mare fino al porto ucraino di fondazione genovese.

A rilanciare ulteriormente il progetto, la decisione di Janukovych di implementare l’Odessa-Brody — questa volta da sud verso nord — per il trasporto di nafta venezuelana in Bielorussia.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: STABILITO IL PROLUNGAMENTO DELL’ODESSA-BRODY IN POLONIA.

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 24, 2011

L’oleodotto ucraino sarà prolungato fino alla città polacca di Plock, e rifornirà l’Unione Europea di nafta centroasiatica

Il percorso del progetto Sarmatia

Un progetto per la sicurezza energetica europea. Così è stato presentato il progetto di prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino alla città polacca di Plock.

Ad illustrarlo, nei dettagli, durante una seduta ad hoc del Senato della Polonia, il Capo della compagnia Sarmatia, Vitalij Bajlarbajev.

Il quale, accanto ai tono ottimistici circa la realizzazione del progetto, ha invitato Polonia, Ucraina, Azerbajdzhan, e Georgia a stringere accordi ufficiali internazionali per regolamentare il trasporto di nafta. Unico problema, la scarsità di oro nero disponibile per il progetto.

A dare una risposta, l’intero arco politico dell’Ucraina. Il Primo Ministro, Mykola Azarov, ha avanzato la possibilità di aumentare l’estrazione di nafta sul proprio territorio, così da poter soddisfare il 70% dell’esportazione in territorio UE.

Un investimento sensibile, ma non sufficiente secondo l’Opposizione Democratica, che ha richiesto maggiori sforzi orientati all’indipendenza energetica sia di Kyiv, che di Varsavia, che di tutta l’Unione Europea. Alla quale Kyiv deve ambire.

Un progetto arancione per l’indipendenza energetica europea

La Sarmatia è una compagnia energetica internazionale fondata nel luglio del 2004 dalla polacca Przyjazn, e dall’ucraina Ukransnafta, per implementare l’oleodotto Odessa-Brody fino a Plock.

Dopo uno stop nel 2006, a causa della decisione dell’allora Primo Ministro, ed attuale Presidente, Viktor Janukovych, di sfruttare l’infrastruttura in senso inverso, per importare nafta russa, la Sarmazia ha ritrovato vigore con il ritorno al governo degli arancioni, guidati da Julija Tymoshenko.

Il 10 Ottobre 2007, è stata allargata alla partecipazione della georgiana GOGC, della lituana Klaipedos Nafta, e dell’azera SOCAR.

Successivamente, un Protocollo di Intesa stretto dai ministri dell’energia dei Paesi interessati ha previsto, oltre alla ripresa dei lavori di ampliamento dell’Odessa-Brody fino a Plock, anche la stesura di un contratto per il trasporto dell’oro nero azero per il territorio georgiano. Ed il suo seguente trasporto via mare fino al porto ucraino di fondazione genovese.

A rilanciare ulteriormente il progetto, la decisione di Janukovych di implementare l’Odessa-Brody — questa volta da sud verso nord — per il trasporto di nafta venezuelana in Bielorussia.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: AZERBAJDZHAN PER INTEGRAZIONE UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 27, 2011

L’Ungheria sponsorizza l’ingresso nell’Unione Europea di Baku, partner energetico di prima importanza per Bruxelles. Rinsaldata la cooperazione con Ucraina e Bielorussia per la nafta

Il percorso del Nabucco

Oro blu ed oro nero come chiave per l’Europa. Nella giornata di venerdì, 25 Febbraio, l’Ungheria, Presidente di turno UE, ha promesso pieno supporto all’avvicinamento dell’Azerbajdzhan all’UE.

Come dichiarato dal dal Segretario di Stato magiaro per gli Affari Esteri, Zsolt Nemesz, Budapest e Baku sono legati da saldi rapporti culturali, storici, politici, e, sopratutto, economici.

Proprio sugli affari, le relazioni ungaro-azere si sono raforzate negli ultimi tempi. Budapest ha promosso la politica della Commissione Europea di accordi con Paesi centro asiatici, per l’acquisto di gas.

Poi, trasportato nel Vecchio Continente, per mezzo del Corridoio Meridionale: un sistema di gasdotti, unificati per saltare la Federazione Russa. Ed alleviarne la dipendenza energetica.

Oro nero per la Bielorussia

Ruolo cruciale, dunque, quello dell’Azerbajdzhan, anche in altri due progetti. Il primo, il consorzio AGRI per la realizzazione del Nabucco — l’infrastruttura portante del Corridoio Meridionale — che lega Baku a Georgia, Ungheria, e Romania.

Il secondo, la fornitura di nafta alla Bielorussia, sancita da accordi fortemente voluti dal Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, sempre per allentare la dipendenza dalla Russia.

Nell’operazione, ruolo cruciale è quello dell’Ucraina, che rifornisce Minsk attraverso il suooleodotto Odessa-Brody.

A rafforzare l’accordo con Kyiv, lo scorso 24 Febbraio, un incontro tra il Ministro degli Esteri azero, El’mar Mamed’jarov, ed il Presidente ucraino, Viktor Janukovych. I quali hanno giudicato l’infrastruttura come l’inizio di una proficua collaborazione.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: AZERBAJDZHAN PER INTEGRAZIONE UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 27, 2011

L’Ungheria sponsorizza l’ingresso nell’Unione Europea di Baku, partner energetico di prima importanza per Bruxelles. Rinsaldata la cooperazione con Ucraina e Bielorussia per la nafta

Il Presidente azero, Il'kham Alijev

Oro blu ed oro nero come chiave per l’Europa. Nella giornata di venerdì, 25 Febbraio, l’Ungheria, Presidente di turno UE, ha promesso pieno supporto all’avvicinamento dell’Azerbajdzhan all’UE.

Come dichiarato dal dal Segretario di Stato magiaro per gli Affari Esteri, Zsolt Nemesz, Budapest e Baku sono legati da saldi rapporti culturali, storici, politici, e, sopratutto, economici.

Proprio sugli affari, le relazioni ungaro-azere si sono raforzate negli ultimi tempi. Budapest ha promosso la politica della Commissione Europea di accordi con Paesi centro asiatici, per l’acquisto di gas.

Poi, trasportato nel Vecchio Continente, per mezzo del Corridoio Meridionale: un sistema di gasdotti, unificati per saltare la Federazione Russa. Ed alleviarne la dipendenza energetica.

Oro nero per la Bielorussia

Ruolo cruciale, dunque, quello dell’Azerbajdzhan, anche in altri due progetti. Il primo, il consorzio AGRI per la realizzazione del Nabucco — l’infrastruttura portante del Corridoio Meridionale — che lega Baku a Georgia, Ungheria, e Romania.

Il secondo, la fornitura di nafta alla Bielorussia, sancita da accordi fortemente voluti dal Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, sempre per allentare la dipendenza dalla Russia.

Nell’operazione, ruolo cruciale è quello dell’Ucraina, che rifornisce Minsk attraverso il suooleodotto Odessa-Brody.

A rafforzare l’accordo con Kyiv, lo scorso 24 Febbraio, un incontro tra il Ministro degli Esteri azero, El’mar Mamed’jarov, ed il Presidente ucraino, Viktor Janukovych. I quali hanno giudicato l’infrastruttura come l’inizio di una proficua collaborazione.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: L’ODESSA-BRODY IN FUNZIONE CONTRO MOSCA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 15, 2011

Attraverso l’oleodotto, l’Ucraina assicurerà il rifornimento di gas dall’Azerbajdzhan alla Bielorussia, in un progetto mirato allo smarcamento energetico dalla Russia

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Nafta azera per il San Valentino di Lukashenka e Janukovych. Nella giornata di lunedì, 14 Febbraio, è entrato ufficialmente in funzione l’oleodotto Odessa-Brody, ripristinato per il trasporto di benzina verso nord.

Nello specifico, la conduttura trasporterà 80 milioni di tonnellate annue di oro nero azero. Recepito, via mare, in Ucraina, presso il terminale Settentrionale del porto di fondazione genovese. E pompato fino alla locità bielorussa di Mozyr, dove l’Odessa-Brody confluisce nell’oleodotto Druzhba.

Un affare per tutti. La compagnia di Baku, Azeri Light, si è assicurata un mercato ove collocare la propria nafta. Kyiv, il guadagno sui diritti di transito, circa 27 centesimi di dollaro, per 10 tonnellate al chilometro inviate a Minsk. La Bielorussia, una fonte di approvvigionamento alternativa, mirata a diminuire la dipendenza energetica dalla Russia.

Secondo quanto riportato dall’agenzia Interfax, le prime 80 tonnellate azere sarebbero approdate ad Odessa lo scorso 12 Dicembre, ed immesse nel sistema infrastrutturale ucraino il giorno di San Valentino. Ulteriori forniture, nei prossimi giorni, per una conduttura oramai a pieno regime.

Lecito ricordare che l’utilizzo dell’Odessa-Brody è stato deciso lo scorso 17 Gennaio, in base ad un accordo tra le compagnie statali Ukrtransnafta e BNK — Belorusskaja Neftjanaja Kompanija.

Il sogno europeo degli arancioni. Il pragmatismo filorusso, e filovenezuelano, di Janukovych

Un’infrastruttura dalla storia complicata. Costruita nel 2001, sempre per traspotare nafta del Caspio in direzione sud-nord, nel 2004 ha subito un’inversione di flusso, a seguito della decisione dell’allora Premier — oggi Presidente — Viktor Janukovych, di rifornire il Paese solo di oro nero russo.

Durante i governi arancioni di Julija Tymoshenko, numerosi i progetti non solo per ristabilire la direzione originaria. Ma anche, in partnership con la Polonia, per il prolungamento della conduttura in territorio UE, fino a Plock e Danzica. Mai realizzati, a causa di crisi economiche e politiche.

A sancire il definitivo ripristino della direzione Sud-Nord dell’Odessa-Brody, anche per il trasporto di benzina sudamericana — acquistata, a prezzi stracciati da Minsk a Caracas — il patto a quattro, che Janukovych ha stretto con i suoi colleghi bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, azero, Il’kham Alijev, e venezuelano, Hugo Chavez.

 

Matteo Cazzulani