LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LA RUSSIA TAGLIA LE FORNITURE: L’EUROPA CENTRALE SENZA NAFTA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 8, 2012

Mosca lascia a secco l’oleodotto diretto verso il territorio polacco e tedesco in seguito alla costruzione di un’infrastruttura alternativa che consente il trasporto di nafta dal confine bielorusso a San Pietroburgo, innalzando il livello di emergenza energetica delle raffinerie di Repubblica Ceca, Polonia e Germania. Le rassicurazioni di Praga, i timori di Varsavia, e le difficoltà di Berlino

Il Presidente russo, Vladimir Putin

La Russia chiude i rubinetti e l’Europa Centrale è sempre più a secco di nafta. Nella giornata di venerdì, 6 Aprile, la compagnia energetica Orlen ha dichiarato di avere registrato nel solo ultimo mese un drastico calo delle forniture di greggio provenienti dal territorio russo che hanno portato le proprie raffinerie ubicate in Repubblica Ceca a ridimensionare notevolmente i propri piani di lavoro.

Come riportato dall’autorevole Reuters, il fatto sarebbe avvenuto in seguito alla decisione della Russia di bloccare l’invio di nafta all’Europa Occidentale attraverso l’oleodotto Druzhba – con cui fin dall’epoca dell’URSS il Cremlino ha rifornito i Paesi dell’Europa Centrale – per avvalersi del trasporto marittimo lungo il Mar Baltico.

Questa decisione è stata possibile grazie alla costruzione dell’oleodotto BTS-2: un’infrastruttura che trasporta la nafta dal confine russo-bielorusso fino al terminaledi San Pietroburgo, dove il carburante è caricato sulle navi. Come dichiarato al momento del varo di questo progetto dalle autorità russe, a cui, lo scorso Primo di Aprile, ha presenziato il presidente russo, Vladimir Putin, la via marittima rappresenta un preciso calcolo politico per aggirare energicamente Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino, come la Polonia.

Le autorità ceche hanno gettato acqua sul fuoco, smentito ogni possibile crisi energetica, ed evidenziato come in caso di taglio delle forniture da Mosca il sistema infrastrutturale della Repubblica Ceca può avvalersi della nafta importata dai porti croati e italiani di Rijeka e Trieste: malgrado esso sia più caro sul piano economico.

A differenza della Repubblica Ceca, a gettare l’allarme è stata la Polonia che, in seguito all’entrata in funzione dell’oleodotto BTS-2, già il 2 Aprile ha registrato un drastico calo della nafta ricevuta presso la raffineria di Danzica, una delle più importanti del Paese. Inoltre, il prosciugamento del Druzhba ha avuto ripercussioni anche in Germania, dove a lamentare un calo dell’importazione di oro nero sono stati gli impianti di Leuen e Schwedt.

La soluzione polacco-ucraina

Secondo diversi esperti, una possibile soluzione per evitare il perdurare dell’accerchiamento energetico di importanti Paesi dell’Unione Europea potrebbe essere il prolungamento dell’Oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica: un progetto che consentirebbe l’importazione di oro nero centro-asiatico nel Vecchio Continente senza dipendere dal passaggio attraverso il territorio russo e, di conseguenza, dal ricatto politico di Mosca.

La realizzazione di questo progetto – avviato con enfasi da Polonia e Ucraina nel 2002, poi interrotto nel 2004, e poi ripreso dal 2005 al 2010 senza mai attuare passi concreti a causa delle continue crisi politiche a Kyiv – è difficile, in quanto ad oggi l’oleodotto Odessa-Brody è utilizzato per veicolare nafta venezuelana in Bielorussia, e le trattative per il suo prolungamento fino al porto sul Mar Baltico si sono arenate dopo che le Autorità ucraine hanno interrotto i colloqui a riguardo con quelle polacche e con l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

L’EURASIA DI PUTIN MUOVE I PRIMI PASSI

Posted in Russia by matteocazzulani on October 30, 2011

La Russia corona con un successo il test nucleare del missile Bulava, ed ottiene vantaggiose concessioni in settori strategici dell’economia moldava in cambio di uno sconto sul gas. L’arringa di Lukashenka e le contromosse di una Polonia Leader dell’Europa

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Testate nucleari, gas, ed un avvocato d’eccezione. E così chela Russia sta costituendo l’Unione Euroasiatica, un progetto fortemente voluto dal primo Ministro russo, Vladimir Putin – presto per la terza volta alla guida del paese dallo scranno più alto, quello presidenziale – per ristabilire il controllo di Mosca sull’area ex-URSS, e spezzare definitivamente la concorrenza di un’Unione Europea sempre più in preda alla crisi dell’Euro – ed ai sogghigni di chi è spesso incline a soddisfare gli appetiti geopolitici del Cremlino in cambio di gas a buon mercato.

Nella giornata di venerdì, 28 Ottobre, è andato a buon fine il terzo tentativo di collaudo del missile Bulava: una testata nucleare che, dopo due esperimenti falliti, ha confermato di essere funzionante e, quindi, pronta ad essere annoverata nell’arsenale dell’esercito di Mosca nel caso anche i prossimi due test – la cui data è, ovviamente, top secret – si rivelassero un successo. Come riferito dalle Autorità russe, e confermato dall’autorevole Gazeta.ru, il missile è stato lanciato dall’incrociatore militare Jurij Dolgorukij nel Mar Bianco, ed ha centrato, con la precisione calcolata, un obiettivo situato nel poligono militare di Kura, in Kamchatka.

Nella medesima giornata, il Vice-Premier moldavo con delega agli Affari Economici, Valeriu Lazar, ha riferito in Parlamento circa un nuovo contratto stipulato con Mosca per il rinnovo delle forniture di gas, per le quali Chisinau avrebbe ottenuto uno sconto in cambio di concessioni al Cremlino in settori strategici dell’economia del Paese. Maggiori dettagli su quali siano tali ambiti non sono stati forniti dal Vice-Capo di Governo che, dopo il discorso, non ha risposto alle domande chiarificatrici. Finora, di noto restano solo formula e scadenza dei contratti in vigore tra il monopolista russo, Gazprom, e la società energetica nazionale, Moldovagaz: prezzi di mercato fino al 2011, poi, in base agli accordi raggiunti, un taglio, probabilmente adoperato nel metodo di calcolo del fabbisogno moldavo.

Entusiasta di tali manovre è il Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, che, in un articolo comparso sulla stampa russa, ripreso dall’autorevole Radio Liberty, si è detto strenuo sostenitore dei piani eurasiatici di Putin, escludendo pericoli per la perdita dell’Indipendenza della Bielorussia, altresì, rassicurando i propri connazionali sui vantaggi che essi porteranno a Minsk. Dopotutto, la Bielorussia è uno dei Paesi fondatori dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka: progetto con cui Mosca intende imitare l’UE nel creare un sistema di economie integrate sotto il controllo del Cremlino, nella cui orbita è prevista l’entrata del Kyrgystan, e di Paesi europei come Ucraina ed Armenia.

Nel caso di Minsk, Lukasheka ha giudicato la CEE post-sovietica un progetto conveniente per aprire sbocchi sull’estero all’economia di un Paese sempre più isolato a livello internazionale, ma presto si è reso conto delle misure svantaggiose prese da Mosca nei suoi confronti, decise da un Comitato Centrale che ha privato le Autorità bielorusse della sovranità decisionale su molte questioni commerciali ed energetiche.

La reazione dell’Europa

Uno scenario preoccupante, che, tuttavia, in Europa ha registrato la reazione della Polonia che, presidente di turno dell’UE, si è attivata sul piano diplomatico per evitare lo scivolamento verso la Russia dei Paesi dell’Europa Orientale – Georgia, e, per l’appunto, Ucraina, Moldova e Bielorussia – la cui Indipendenza da Mosca è condizione necessaria per la sicurezza e la competitività in un Mondo sempre più globalizzato di un Vecchio Continente che, se unito e coeso – e non diviso in base alla divisa monetaria del singolo Stato – può evitare il rischio del riemergere di una nuova URSS, e tornare a correre per una leadership mondiale ed un benessere economico.

Sempre venerdì, 28 Ottobre, Varsavia – sulla soglia di un ricorso all’Arbitrato di Stoccolma contro Gazprom per la revisione di contratti per l’oro blu troppo onerosi – ha rafforzato la cooperazione energetica con l’Ucraina, sopratutto in merito al prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica: un progetto chiave per la realizzazione di un Corridoio Eurasiatico che – a differenza di quanto suggerisca il nome – è stato concepito per l’importazione via terra e mare di nafta e gas da Centro Asia, Georgia, e Turchia, evitando il transito per il territorio russo – e, con esso, il ricatto energetico del Cremlino.

Inoltre, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, a colloquio con il Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, Rajisa Bohatyrova, ha rilanciato la costituzione di una brigata militare composta da reparti degli eserciti di Polonia, Ucraina, e Lituania, da impiegare in operazioni di peacekeeping sotto l’egida NATO. Un’idea simile a quella che, sempre su spinta polacca, ha visto il Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, e Slovacchia – varare un progetto militare comune, sempre per missioni di pace dell’Alleanza Atlantica, aperto alla partecipazione di Paesi Baltici e Georgia.

Infine, resta la risoluzione del Parlamento Europeo sulla continuazione dei negoziati con l’Ucraina per la firma di un Accordo di Associazione messo in crisi dalla condanna alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e dalle repressioni ai danni di giornalisti ed altri esponenti di spicco del campo arancione. Nella seduta plenaria di giovedì, 27 Ottobre, l’emiciclo di Strasburgo ha ribadito il rispetto di Democrazia e Diritti Umani come condizione imprescindibile per la sigla di un documento che mira alla maggiore integrazione di Kyiv con Bruxelles, ma, nel contempo, ha invitato il Presidente, Viktor Janukovych, alla ripresa dei negoziati, interrotti dopo la sentenza Tymoshenko, e la svolta filorussa del Capo di Stato ucraino.

Così come Lukashenka, anche Janukovych è stato attratto dalle sirene del gas a buon mercato di Mosca, e dalla Zona di Libero Scambio CSI: altro progetto, simile all’Unione Doganale, con cui il Cremlino sta dando linfa alle proprie ambizioni geopolitiche, privando Stati sovrani della propria autonomia.

Matteo Cazzulani

Europa sempre più indipendente dalla Russia: al via il Corridoio della Nafta Europa-Asia

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 19, 2011

Finanziamenti comunitari consentono la ripresa del prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica, indispensabile per l’impostazione di oro nero centroasiatico nel Vecchio Continente. Fondamentale il ruolo della Presidenza di turno polacca.

La Polonia Leader europeo anche sul piano energetico. Secondo quanto riportato da diverse agenzie, su impulso di Varsavia e pronto il varo del Corridoio della Nafta Europa-Asia – JeANTK: un progetto combinato di oleodotti, terminali marittimi e rotte navali, per consentire al Vecchio Continente costanti forniture di benzina.

Cruciale per la realizzazione del disegno, il via al prolungamento fino a Danzica dell’oleodotto ucraino Odessa-Brody, su cui tanto si e discusso negli ultimi anni, e che la Presidenza di turno UE polacca sembra avere definitivamente attivato, con lo stanziamento di 120 Milioni di Euro del budget comunitario.

A beneficiarne, la Sarmatija: compagnia polacco-ucraina, compartecipata dai colossi nazionali della nafta georgiano, azero, e turkmeno, creata nel 2004 proprio per il prolungamento dell’Odessa-Brody dal Mar Nero alla Galizia fino al Mar Baltico. Secondo i progetti, la nafta da Azebajdzhan e Turkmenistan – per il cui acquisto Bruxelles ha già stretto accordi – sara trasportata via oleodotti fino alle rive georgiane del Mar Nero, da cui navi salperanno a cadenza fissa verso il porto ucraino di fondazione genovese che, collegato alla città marittima polacca, metterà in circolo l’oro nero centro asiatico nel sistema infrastrutturale energetico europeo.

Una storia turbolenta

Varato nel 2003 a Bruxelles, il prolungamento dell’Odessa-Brody ha subito uno stop nel 2004, in seguito alla decisione dell’allora Premier – oggi Presidente – ucraino, Viktor Janukovych, di sfruttare la conduttura in senso inverso, da Nord verso Sud, per importare benzina dalla Russia.

Con il quinquennio dei governi arancioni, e la volonta di allentare la dipendenza energetica da Mosca da parte di Kyiv e Bruxelles, il Corridoio della Nafta Europa-Asia ha ripreso piede, ma continue crisi di governo in Ucraina – 2005, 2006, 2007, e 2008 – e cambi politici in Polonia – 2005, 2006, e 2010 – hanno travagliato le trattative.

Di recente, il Primo Ministro polacco, Donald Tusk, ha illustrato l’estrema importanza del progetto dalla portata di 8 Miliardi di metri cubi annui, ed ha approfittato della presidenza di turno di Varsavia per inserirlo tra le priorità che il bilancio europeo deve finanziare per liberarsi da una dipendenza che, così come per il gas, oggi lega pericolosamente il Vecchio Continente ad una Federazione Russa dalle rinate ambizioni imperiali.

Matteo Cazzulani

LA POLONIA SI RIBELLA A GAZPROM: RICORSO A STOCCOLMA E TERMINALE IN BREVE TEMPO CON L’AUSILIO DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Posted in Guerra del gas, Polonia by matteocazzulani on October 8, 2011

Varsavia ricorre in tribunale contro il monopolista russo per il mancato ribasso delle tariffe, ed ottiene finanziamenti dalla Commissione Europea per la costruzione del terminale sul Mar Baltico. I progetti energetici polacchi indispensabili per l’indipendenza energetica UE

Varsavia alla guida dell'Unione Europea

Prima alle urne, poi in tribunale. Questo e il programma dell’agenda polacca alla vigilia di delicate Elezioni Parlamentari che, tuttavia, non hanno distolto l’attenzione del Paese da una delle emergenze primarie: la sicurezza energetica.

Come dichiarato da una nota del colosso nazionale, PGNiG, Varsavia ricorrera all’Arbitrato Internazionale di Stoccolma contro il monopolista russo, Gazprom, accusato di concorrenza sleale e comportamento industrialmente scorretto. Nello specifico, la parte polacca ancora attende l’apertura di trattative per il ritocco al ribassso della bolletta per l’oro blu che Mosca, diversamente da quanto attuato nei confronti di tedeschi, lettoni, estoni, cechi e slovacchi, non intende concedere.

“Abbiamo tutte le ragioni per chiedere lo sconto – ha dichiarato il Capo di PGNiG, Radoslaw Dudzinski, la domanda e calata, ma il prezzo e rimasto lo stesso. Abbiamo stimato la restituzione dalla Russia di qualche centinaio di Milioni dallo scorso 3 Maggio – ha concluso – data della sigla di un contratto che oggi non e piu attuale”.

Dunque, una grossa tegola per Gazprom, che simili scenari per il ritocco delle tariffe sta gia affrontando con altri soggetti energetici di rilievo, tra cui le tedesche E.On. ed RWE, la francese Suez-Gaz de France, l’olandese Shell, e l’italiana ENI. Lecito sottolineare che il monopolista e adoperato dal Cremlino come arma politica per dare supporto alle rinate ambizioni imperiali sull’Europa – sopratutto su quella ex-URSS – basandosi non piu su aiuti fraterni ed interventi armati – eccezion fatta per la Georgia, aggredita militarmente nell’Agosto 2008 – ma su contratti a lungo termine per mantere le singole compagnie energetiche del Vecchio Continente dipendenti dall’oro blu di Mosca.

Una strategia che, grazie al ruolo della Commissione Europea, guidata da Jose Manuel Barroso, e, sopratutto, al semestre di presidenza UE polacco puo subire un significativo argine: sempre alla vigilia del voto, Varsavia ha ottenuto la promessa di finanziamento da parte della Commissione per l’ultimazione della costruzione del terminale di Swinoujscie – localita della Pomerania, al confine con la Germania – concepito per importare gas liquido acquistato da Centro Asia, Irak, Venezuela, Qatar, ed altri Paesi del Mondo, ad eccezione della Russia.

La Polonia alla difesa dell’Europa

Un progetto, dalla portata di 7,5 Metri cubi di oro blu annui, a cui partecipa anche l’italiana Saipem, che la Polonia ha sempre definito come chiave per la diversicazione delle forniture e per l’indipendenza energetica da Mosca dell’intera Europa, sopratutto in seguito alla costruzione del NordStream e del SouthStream: gasdotti sottomarini con cui Gazprom rifornira di oro blu direttamente l’Europa Occidentale, scavalcando – per ragioni poliche – proprio Polonia, Bielorussia, Romania, Ucraina, Moldova, e Stati Baltici.

Un’accerchiamento inaccettabile se si vuole davvero costruire l’Europa unita, a cui Varsavia ha risposto con lo stanziamento di cospicui fondi per la realizzazione di strade altenrative per l’importazione di gas e nafta. Tra esse, il prolungamento dell’Odessa-Brody fino a Danzica: oleodotto per la cui realizzazione in territorio europeo il bilancio polacco ha stanzato ingenti somme, coadiuvato da Bruxelles, e sostenuto con vigore persino dalla Presidenza della Repubblica – che in Polonia interviene nelle questioni riguardandi il budget solo in casi di emergenza nazionale.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: IL CASPIO NUOVO FRONTE DELLO SCONTRO TRA UE E RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on September 18, 2011

La Commissione Europea ottiene pieno mandato per trattare gas e nafta con il Centro Asia, e finanziare la costruzione di gasdotti utili ai propri approvvigionamenti. Protesta la Russia, pronti alla collaborazione Turkmenistan, Azerbajdzhan, e Turchia. L’Europa Centrale cerca di allentare la dipendenza dalla benzina russa

L'Europa di oggi

Bruxelles ha deciso: il Bacino del Caspio sarà il serbatoio europeo di gas e nafta. Nella giornata di lunedì, 12 Settembre, la Commissione Europea ha ottenuto il mandato dai 27 per la conduzione delle trattative per l’acquisto di oro blu e nero da Azerbajdzhan e Turkmenistan e, sopratutto, la realizzazione di tutte le infrastrutture inserite nel progetto del Corridoio Meridionale: un sistema di gasdotti terrestri e sottomarini indispensabile per il trasporto del carburante in territorio europeo.

Tra essi, oltre al Nabucco, alla Trans-Adriatic Pipeline, all’Interconnetore Turchia-Grecia-Italia, ed al WhiteStream, figura il gasdotto Transcaspico che, con la sua portata di 20 Miliardi di metri cubi di gas all’anno, ha infiammato lo scontro tra Unione Europea e Russia.

“Il Transcaspico è il gasdotto più importante del Corridoio Meridionale – ha dichiarato il Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger – è nostra intenzione, ed interesse, il suo sfruttamento nel breve termine”. “L’inserimento di Bruxelles nel bacino del Caspio complica la stabilità nella regione – ha risposto, con una nota, il Ministero degli Esteri russo – stupisce che l’UE abbia deciso di intraprendere trattative con Paesi così lontani”.

Malgrado i malumori di Mosca – che, qualora il Corridoio Meridionale fosse realizzato, perderebbe il quasi monopolio sulle forniture energetiche al Vecchio Continente – l’attività UE sembra avere smosso le acque: i lavori per il termine del gasdotto Transcaspico – oggi funzionante solo nel tratto azero, georgiano e turco Baku-Tbilisi-Erzum – fino a Turkmenbashi e Tengiz – rispettivamente in Turkmenistan e Kazakhstan – hanno ripreso il via, ed Azerbajdzhan e Turchia sarebbero già giunte ad un accordo per le tariffe di transito dell’oro blu da Baku ad Ankara.

Inoltre, all’interno dell’UE, sempre il 12 Settembre, Ungheria e Slovacchia si sono accordate per il collegamento dei sistemi infrastrutturali dei due Paesi, con la costruzione di una conduttura di 115 chilometri, appieno inserita nel corridoio Nord-Sud: altra rete di gasdotti UE concepita per collegare Baltico e Polonia a Croazia e Balcani.

Una soluzione per l’eredità sovietica

Come illustrato da diversi esperti, gli accordi energetici con il Bacino del Caspio sono necessari non solo per l’Unione Europea, ma anche per il Turkmenistan che, dopo il peggioramento delle relazioni con la Russia, ed un contratto stabile solo con la Cina, sta cercando assiduamente l’accesso ai mercati europei per collocare il proprio gas a prezzi di mercato.

Inoltre, a beneficiare di tale partnership energetica sarebbe anche l’Azerbajdzhan dalle cui esportazioni di nafta dipende il prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica. Un progetto che, se realizzato, non solo garantirebbe il transito di benzina dal porto ucraino di fondazione genovese fino alla città marinara polacca, ma aprirebbe possibilità di maggiore indipendenza dalla Russia anche per l’oro blu a Repubblica Ceca, Slovacchia, ed Ungheria: Paesi dell’Europa Centrale, come in epoca sovietica ancora strettamente legati alla conduttura Druzhba, con cui la Russia rifornisce di oro nero dalla regione di Volgograd.

 

Una pesante eredità, da cui non ci si vuole staccare solo con l’Odessa-Brody-Danzica. Martedì, 13 Settembre, la compagnia energetica nazionale ungherese MOL ha dichiarato l’investimento di 80 Milioni di Euro per il restauro dell’oleodotto Adria – costruito nel 1979 per rifornire Ungheria e l’allora Jugoslavia e Cecoslovacchia – ed un progetto per il suo ampliamento alla Bosnia-Erzegovina, con il preciso scopo di allentare la dipendenza dal Druzhba.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: L’AZERBAJDZHAN SOSTIENE IL GASDOTTO TRANS-ADRIATICO E L’ODESSA-BRODY FINO A DANZICA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 7, 2011

Baku preferisce l’infrastruttura da Salonicco a Brindisi al Nabucco per l’invio di oro blu nell’Unione Europea. Per l’oro nero, supporto al prolungamento dell’oleodotto ucraino fino in territorio polacco

Il percorso del Nabucco

Una nuova scelta di campo energetica. Questa la nuova linea adottata dall’Azerbajdzhan nei confronti di Russia ed Unione Europea, coinvolte in una competizione per le forniture di gas e nafta.

Per quanto riguarda l’oro blu, Baku avrebbe dato supporto al gasdotto TAP – Trans-Adriatic Pipeline, progettato dalla Turchia alla Grecia, fino all’Italia. A confermarlo, giovedì, 2 Giugno, la visita del Presidente Azero, Il’kham Alijev, presso gli uffici dell’italiana Edison, incaricata del progetto, assieme alle compagnie norvegese Statoil, tedesca E.On, ed elvetica EGL.

Secondo diversi esperti, l’Azerbajdzhan ritiene maggiormente conveniente sostenere la TAP anziché il Nabucco, simile infrastruttura preferita dall’Unione Europea come asse principale del Corridoio Meridionale: una rete di gasdotti concepita per importare oro blu centro-asiatico nel Vecchio Continente, e diminuire la dipendenza dalla Russia.

Oltre che dalla Commissione Barroso, il gasdotto di verdiana denominazione è sponsorizzato politicamente anche dal consorzio AGRI – Georgia, Romania, Ungheria, e, appunto, Azerbajdzhan – ed economicamente dalle compagnie energetiche statali azera, austriaca, bulgara, romena, e turca.

Alla presa del Vecchio Continente

Anche per quanto riguarda la nafta, Baku sembra avere deciso dove puntare energie, carburante, e , possibilmente, finanziamenti: nell’oleodotto Odessa-Brody, prolungato dall’Ucraina fino in territorio polacco. A renderlo noto, una dichiarazione del vice presidente dell’influente Gosneftekompanija, Vitalij Bejlerbekov, secondo cui l’Azerbajdzhan avrebbe tutto da guadagnare nel sostegno del prolungamento dell’infrastruttura fino a Danzica. Un progetto di ampio respiro, dal momento in cui Baku potrebbe aumentare le proprie forniture al Vecchio Continente.

“Un oleodotto che attraversa la Polonia – ha dichiarato – non permette solo di rafforzare le forniture a Varsavia e Bielorussia, ma anche di agganciare i mercati ungheresi, slovacchi, cechi, svedesi, e tedeschi”.

Dunque, una vera e propria rinascita per l’Odessa-Brody, il cui prolungamento fino a Danzica è stato seriamente ripreso in considerazione nei recenti colloqui tra Polonia ed Ucraina: un progetto che avrebbe dovuto essere realizzato già nel 2001, tuttavia abbandonato dall’allora Primo Ministro di Kyiv, oggi Capo di Stato, Viktor Janukovych, per importare nafta russa, e sfruttare la conduttura in senso contrario, da nord verso sud.

Malgrado la volontà politica di rilanciare l’Odessa-Brody verso la Polonia dei governi arancioni di Julija Tymoshenko, tuttavia non supportati da condizioni economiche dure, l’oleodotto è stato riattivato dal porto di fondazione genovese al centro della Galizia lo scorso Novembre, per consentire il transito di benzina venezuelana importata dalla Bielorussia.

Matteo Cazzulani

Guerra Energetica: Ucraina e Polonia si accordano sul rilancio dell’Odessa-Brody

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 28, 2011

L’oleodotto al centro dei colloqui tra Capi di Stato polacco ed ucraino, Bronislaw Komorowski, e Viktor Janukovych, durante il summit sull’Europa centro-orientale.

Da granaio di Europa e Russia a ponte energetico tra Caspio e Baltico. Questa e la veste con cui l’Ucraina si e presentata al summit dell’Europa Centro-Orientale, a Varsavia, venerdì 27 e sabato 28 Maggio.

Un’occasione in cui discutere i futuri sviluppi in un’area che ha perso di importanza a livello mondiale, sopratutto presso l’Amministrazione USA di Barack Obama, ospite d’eccezione.

A dimostrare il differente approccio, il contenuto dei colloqui tra Polonia ed Ucraina. Un tempo, basati anche su democrazia, integrazione europea e NATO, e risoluzione delle controversie culturali del passato. Oggi, invece, solo su energia ed investimenti.

“L’Ucraina deve dimostrare di essere un partner affidabile
per il trasporto di nafta e gas – ha dichiarato all’autorevole agenzia UNIAN il Ministro degli Esteri ucraino, Kostjantyn Hryshchenko – e convivere la
Polonia che il prolungamento dell’Odessa-Brody fino a Danzica e utile alla diversificazione delle forniture di Varsavia”.

Secondo i più autorevoli agenzie ed esperti, l’oleodotto e stato al centro dei colloqui bilaterali tra Komorowski e Janukovych, a margine del summit. E le parti avrebbero concordato sensibili progressi per la realizzazione dell’infrastruttura.

Realizzato nel 2001, l’Odessa-Brody ha rifornito l’Ucraina di nafta centro asiatica, ed e stato particolarmente seguito dalla Polonia, che ne ha ipotizzato il prolungamento fino a Plock, in Mazovia, per diminuire la dipendenza dalla Russia.

Inversione di marcia politica

Ad interrompere il progetto di estensione, la decisione di Viktor Janukovych, allora Premier, di sfruttare l’infrastruttura in senso inverso – dalla Galizia al Mar Nero – per importare nafta russa.

Ripreso con i governi arancioni, il prolungamento ha subito interruzioni dovute alla crisi economica. A rilanciarlo definitivamente, e a ripristinare la direzione di utilizzo originaria, l’accordo tra la Bielorussia ed il Venezuela per l’acquisto di nafta da Caracas, importata da Minsk per mezzo del territorio ucraino.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: ITALIA E POLONIA SI RAFFORZANO IN UCRAINA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 14, 2011

Il colosso italiano ENI si assicura giacimenti di gas in bacino del Dnipro, Donbas, e Carpazi. Varsavia riprende il prolungamento dell’Odessa-Brody fino a Danzica

Il premier polacco, Donald Tusk

L’Italia per il gas, la Polonia per la nafta. Nella giornata di mercoledì, 13 Aprile, il colosso energetico italiano ENI ha rilevato dalla britannica Cadogan Petroleum il controllo di giacimenti di gas ucraini.

Un’operazione di circa 38 milioni di dollari, con cui il Cane a Sei Zampe si è assicurato non solo lo sfruttamento di siti importanti tra il Dnipro, il Don, ed i Carpazi, ma anche una vantaggiosa opzione sull’oro blu da essi ricavato.

Quella dell’ENI non è l’unica presenza estera nel mercato interno ucraino. Sempre per quanto riguarda il gas, oltre al monopolista russo, Gazprom, interesse a giacimenti nel Mar Nero è stato esternato dalla compagnia norvegese Statoil.

Sulla nafta, invece, torna Varsavia. Come illustrato dal Premier polacco, Donald Tusk, la Polonia è pronta a riprendere i lavori per il prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica. Un progetto travagliato, in stand-by da troppo tempo. Che, tuttavia, rappresenta un enorme vantaggio economico, e politico, per ambo i Paesi.

Un oleodotto arancione

Concepito nel 2004 per trasportare nafta centro asiatica in Europa, il prolungamento dell’Odessa-Brodyha subito uno stop nel 2006. A causa della decisione dell’allora Primo Ministro, ed attuale Presidente, Viktor Janukovych, di sfruttare l’infrastruttura in senso inverso, per importare nafta russa.

Successivamente, il piano ha ritrovato vigore con il ritorno al governo degli arancioni, guidati da Julija Tymoshenko. Il 10 Ottobre 2007, è stata allargata la partecipazione alle compagnie georgiana GOGC, lituana Klaipedos Nafta, ed azera SOCAR.

Successivamente, un Protocollo di Intesa stretto dai ministri dell’energia dei Paesi interessati ha previsto, oltre alla ripresa dei lavori di ampliamento dell’Odessa-Brody fino a Plock, anche la stesura di un contratto per il trasporto dell’oro nero azero per il territorio georgiano. Ed il suo seguente trasporto via mare fino al porto ucraino di fondazione genovese.

A rilanciare ulteriormente il progetto, la decisione di Janukovych di implementare l’Odessa-Brody — questa volta da sud verso nord — per il trasporto di nafta venezuelana in Bielorussia.

Matteo Cazzulani

GUERRA ENERGETICA: STABILITO IL PROLUNGAMENTO DELL’ODESSA-BRODY IN POLONIA.

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 24, 2011

L’oleodotto ucraino sarà prolungato fino alla città polacca di Plock, e rifornirà l’Unione Europea di nafta centroasiatica

Il percorso del progetto Sarmatia

Un progetto per la sicurezza energetica europea. Così è stato presentato il progetto di prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino alla città polacca di Plock.

Ad illustrarlo, nei dettagli, durante una seduta ad hoc del Senato della Polonia, il Capo della compagnia Sarmatia, Vitalij Bajlarbajev.

Il quale, accanto ai tono ottimistici circa la realizzazione del progetto, ha invitato Polonia, Ucraina, Azerbajdzhan, e Georgia a stringere accordi ufficiali internazionali per regolamentare il trasporto di nafta. Unico problema, la scarsità di oro nero disponibile per il progetto.

A dare una risposta, l’intero arco politico dell’Ucraina. Il Primo Ministro, Mykola Azarov, ha avanzato la possibilità di aumentare l’estrazione di nafta sul proprio territorio, così da poter soddisfare il 70% dell’esportazione in territorio UE.

Un investimento sensibile, ma non sufficiente secondo l’Opposizione Democratica, che ha richiesto maggiori sforzi orientati all’indipendenza energetica sia di Kyiv, che di Varsavia, che di tutta l’Unione Europea. Alla quale Kyiv deve ambire.

Un progetto arancione per l’indipendenza energetica europea

La Sarmatia è una compagnia energetica internazionale fondata nel luglio del 2004 dalla polacca Przyjazn, e dall’ucraina Ukransnafta, per implementare l’oleodotto Odessa-Brody fino a Plock.

Dopo uno stop nel 2006, a causa della decisione dell’allora Primo Ministro, ed attuale Presidente, Viktor Janukovych, di sfruttare l’infrastruttura in senso inverso, per importare nafta russa, la Sarmazia ha ritrovato vigore con il ritorno al governo degli arancioni, guidati da Julija Tymoshenko.

Il 10 Ottobre 2007, è stata allargata alla partecipazione della georgiana GOGC, della lituana Klaipedos Nafta, e dell’azera SOCAR.

Successivamente, un Protocollo di Intesa stretto dai ministri dell’energia dei Paesi interessati ha previsto, oltre alla ripresa dei lavori di ampliamento dell’Odessa-Brody fino a Plock, anche la stesura di un contratto per il trasporto dell’oro nero azero per il territorio georgiano. Ed il suo seguente trasporto via mare fino al porto ucraino di fondazione genovese.

A rilanciare ulteriormente il progetto, la decisione di Janukovych di implementare l’Odessa-Brody — questa volta da sud verso nord — per il trasporto di nafta venezuelana in Bielorussia.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: AZERBAJDZHAN PER INTEGRAZIONE UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 27, 2011

L’Ungheria sponsorizza l’ingresso nell’Unione Europea di Baku, partner energetico di prima importanza per Bruxelles. Rinsaldata la cooperazione con Ucraina e Bielorussia per la nafta

Il percorso del Nabucco

Oro blu ed oro nero come chiave per l’Europa. Nella giornata di venerdì, 25 Febbraio, l’Ungheria, Presidente di turno UE, ha promesso pieno supporto all’avvicinamento dell’Azerbajdzhan all’UE.

Come dichiarato dal dal Segretario di Stato magiaro per gli Affari Esteri, Zsolt Nemesz, Budapest e Baku sono legati da saldi rapporti culturali, storici, politici, e, sopratutto, economici.

Proprio sugli affari, le relazioni ungaro-azere si sono raforzate negli ultimi tempi. Budapest ha promosso la politica della Commissione Europea di accordi con Paesi centro asiatici, per l’acquisto di gas.

Poi, trasportato nel Vecchio Continente, per mezzo del Corridoio Meridionale: un sistema di gasdotti, unificati per saltare la Federazione Russa. Ed alleviarne la dipendenza energetica.

Oro nero per la Bielorussia

Ruolo cruciale, dunque, quello dell’Azerbajdzhan, anche in altri due progetti. Il primo, il consorzio AGRI per la realizzazione del Nabucco — l’infrastruttura portante del Corridoio Meridionale — che lega Baku a Georgia, Ungheria, e Romania.

Il secondo, la fornitura di nafta alla Bielorussia, sancita da accordi fortemente voluti dal Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, sempre per allentare la dipendenza dalla Russia.

Nell’operazione, ruolo cruciale è quello dell’Ucraina, che rifornisce Minsk attraverso il suooleodotto Odessa-Brody.

A rafforzare l’accordo con Kyiv, lo scorso 24 Febbraio, un incontro tra il Ministro degli Esteri azero, El’mar Mamed’jarov, ed il Presidente ucraino, Viktor Janukovych. I quali hanno giudicato l’infrastruttura come l’inizio di una proficua collaborazione.

Matteo Cazzulani