LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Dutkiewicz dopo Tusk: anche la Polonia ha forse il suo Renzi

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 3, 2014

Come riportato dal settimanale Newsweek, il Sindaco di Wroclaw sarebbe pronto a prendere la guida del Governo in caso di nomina a Presidente del Consiglio Europeo dell’attuale Premier. Anche il Capo della corrente interna, Grzegorz Schetyna, il Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, e la Presidente della camera Bassa del Parlamento, Ewa Kopacz, tra i papabili successori di Tusk.

Un sindaco molto amato di una delle città più artistiche del Paese, pronto alla scalata verso il premierato se il Premier attuale dovesse accettare un incarico in Europa. La storia qui presentata non è quella di Matteo Renzi, sindaco di Firenze diventato Premier dopo una scalata culminata con la sostituzione di Enrico Letta -che è tutt’oggi in odore di nomina in sede europea- ma di Rafal Dutkiewicz: il Sindaco di Wroclaw che, secondo l’autorevole Newsweek Polska, è il possibile prossimo Capo del Governo polacco.

Come riportato dalla versione polacca del noto settimanale, Dutkiewicz avrebbe deciso di abbandonare la guida di Wroclaw -città altrimenti nota come Breslavia- dopo 10 anni di buona amministrazione, fatta di valorizzazione del patrimonio storico e multiculturale della città e di sviluppo del centro abitato, grazie anche e sopratutto al buon utilizzo dei fondi europei e di quelli erogati dalla UEFA per l’organizzazione del campionato europeo di calcio del 2012.

A gettare il sospetto dell’ascesa di Dutkiewicz è stato un incontro che, come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il Sindaco di Wroclaw ha avuto, di recente, con il Premier polacco Donald Tusk: uno dei candidati alla Presidenza del Consiglio Europeo con buone probabilità di nomina.

In caso di accettazione dell’incarico in Europa da parte di Tusk, il Governo polacco si troverebbe senza una guida autorevole. Per questo, secondo Newsweek, la Piattaforma Civica -PO, la forza partitica di ispirazione cristianodemocratica di Tusk di maggioranza relativa- avrebbe trovato in Dutkiewicz il sostituto in grado di arginare il crollo di consensi che l’Esecutivo polacco sta registrando dopo la pubblicazione di intercettazioni compromette di alcuni Ministri ed alte cariche dello Stato.

Secondo il progetto di scalata, Dutkiewicz, che non appartiene alla PO e che governa a Wroclaw a Capo della sua lista Alta Slesia Civica -forza partitica alleata della Piattaforma Civica- dovrebbe aderire al Partito di Tusk subito dopo la nomina in Europa del Premier e, successivamente, ricevere la guida del Governo da parte della maggioranza.

L’adesione di Dutkiewicz alla PO, e la successiva accettazione della guida del Governo, non incontra resistenze sul piano ideologico -il Sindaco di Wroclaw ha appartenuto all’Unione Democratica: la forza Partitica di ispirazione sempre cristianodemocratica precedente alla PO- ma incontra intoppi sopratutto all’interno della Piattaforma Civica.

In primis, vi è l’opposizione di Grzegorz Schetyna: il Capo della corrente interna di minoranza nella PO che intende avanzare la sua candidatura al premierato per vendicare la sconfitta subita nel Congresso Regionale della Piattaforma Civica dell’Alta Slesia per mano di Jacek Protaszewicz, un sostenitore del Premier Tusk e dell’appoggio, a Wroclaw, della forza cristianodemocratica al Sindaco Dutkiewicz.

In secondo luogo, possibile, in caso di partenza di Tusk, è la successione alla carica di Premier di Radoslaw Sikorski: attuale Ministro degli Esteri che, in caso di mancata nomina o della concessione del premierato a Schetyna, potrebbe creare una propria corrente “di destra” interna alla PO.

Tuttavia, anche Sikorski è candidato ad una posizione in Europa dopo che, con una lettera ufficiale, Tusk ha candidato il suo Ministro degli Esteri ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea: un ruolo che l’esponente PO dovrà contendere alla sua collega italiana Federica Mogherini, candidata, in maniera identica a quella del Capo del Governo polacco, dal Presidente del Consiglio italiano Renzi.

In terzo luogo, la scalata di Dutkiewicz è contrastata dalla possibile concessione del premierato al Presidente della Camera Bassa del Parlamento, Ewa Kopacz.

La nomina della Kopacz avrebbe, da un lato, lo scopo di sedare la lotta tra le correnti interne alla PO e, dall’altro, quello di affidare l’interim ad una persona che, nonostante la sua appartenenza alla Piattaforma Civica, finora ha ricoperto un ruolo di garanzia istituzionale.

Se Dutkiewicz dovesse diventare Premier, la successione a Tusk richiederebbe la gestione di un’eredità pesante di sette anni di buongoverno di coalizione tra la PO e il Partito contadino PSL, che hanno permesso all’attuale Capo di Governo di essere stato il primo -e finora l’unico- ad avere ottenuto la riconferma del suo mandato dal voto popolare.

L’opposizione conservatrice verso l’alleanza con gli anti europeisti

L’uscita di scena di Tusk, e la lotta interna alla PO ad essa legata, aprirebbe tuttavia degli ampi spazi di manovra per le opposizioni, sopratutto a destra, dove i conservatori di Diritto e Giustizia -PiS: il Partito dell’ex-Premier Jaroslaw Kaczynski- hanno già riunito in un unico cartello elettorale gli altri Partiti della conservazione.

Inoltre, come riportato sempre dal Newsweek, PiS sta strizzando l’occhio ai liberal-conservatori della Nuova Destra della Repubblica -NPR- la forza partitica del politico di lungo corso, Janusz Korwin-Mikke, che ha ottenuto un’exploit elettorale nelle ultime consultazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Korwin-Mikke ha già presentato al Parlamento Europeo il suo vero volto antisemita, razzista, anti europeista e filo-putiniano, al punto da essere stato privato della parola dal Vicepresidente dell’emiciclo di Strasburgo, David Sassoli, dopo avere pronunciato in un discorso in Aula la parola “negro”.

A contrastare l’opposizione conservatrice alla PO non basta la minoranza di sinistra, che, nonostante i tentativi di coalizione tra i socialdemocratici del SLD e i radical-progressisti del Tuo Movimento -TR- non riesce a trovare né unità, né un necessario rinnovamento ideologico di un’impostazione troppo vetero-postcomunista ed anticlericale.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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Newsweek Polska: Mikhail Khodorkovskij critica la politica estera di Barack Obama verso la Russia di Vladimir Putin

Posted in Russia by matteocazzulani on January 8, 2011

Il dissidente russo invita la più grande democrazia del Mondo a non abbandonare la tutela di democrazia e diritti umani nel Mondo: missione di fondamentale importanza, barattata con energia a basso costo. Nonostante la ricerca del dialogo da parte di Washington, lo zar del gas stringe accordi per l’oro blu con il Venezuela, lesivi degli interessi USA nella regione.

Puo la Liberta valere bene barili di nafta e gas a tariffe scontate? La domanda e stata posta da una cella di massima sicurezza siberiana, e pubblicata sulla versione polacca di Newsweek, da Mikhail Khodorkovskij, uno dei maggiori oppositori di Vladimir Putin: l’attuale Premier russo, candidato ad un terzo mandato presidenziale sempre più certo, a cui si e presentato con un programma fortemente sciovinista, basato sul ripristino di una nuova URSS sotto la guida fraterna di Mosca.

Un messaggio forte quello dell’ex-Proprietario della Jukos – compagnia energetica statalizzata a forza, e smembrata in un banchetto a cui a partecipare e stato anche il colosso italiano, ENI – lanciato direttamente dal carcere siberiano dove, da sette anni, Khodorkovskij e recluso a cucire babbucce: reo – per cosi dire – di avere provato la discesa in campo contro Putin.

Dopo un’analisi dei nuovi rapporti tra USA e Russia, basati sulla ricerca ossessiva del dialogo da parte di Washington, e, sopratutto, sulla sigla di importanti accordi energetici – come quello tra le compagnie Exxon e Rosneft per lo sfruttamento congiunto di giacimenti in diverse aree del Mondo, tra cui il Texas – il detenuto politico russo ha esposto lo sconcerto dei dissidenti di Paesi ancora non liberi dinnanzi alle pacche sulle spalle di Mosca da parte della più grande democrazia del pianeta, da cui, al contrario, ci si aspetta la tutela della Liberta in ogni zona di ogni continente.

“La posizione americana e cambiata rispetto al passato – riporta Khodorkovskij – ora sembrano interessare gas e nafta a buon mercato, piuttosto che Liberta e democrazia, altresì tutelate fortemente in un passato nemmeno troppo lontano. Washington ha i suoi interessi, sopratutto in un momento di crisi – ha continuato – ma dovrebbe chiedersi se e opportuno negoziare certi valori su cui gli Stati Uniti hanno basato la propria grandezza nei secoli passati. In caso di rinuncia alla tutela di Democrazia e Diritti Umani nel Mondo – ha terminato – a perderci sono gli stessi americani e, con essi, tutti coloro che hanno guardato alla Casa Bianca come garante del dissenso a dittature ancora forti in diverse parti del Mondo”.

Quella di Khodorkovskij e una vera e propria critica alla politica estera dell’amministrazione democratica di Barack Obama che, oramai da quattro anni, ha portato gli USA ad una virata a 180 gradi, passando dalla lotta per lo sviluppo e la tutela dei valori occidentali in Europa Centro-Orientale, Medio-Oriente, America Latina, Asia, ed Africa – attuata con coerenza dalla gestione repubblicana di George Bush – ad una concezione di corto respiro, basata sulla sterile ricerca del compromesso con i peggiori dittatori della terra: il russo Putin e l’iraniano Ahmadinejad in primis.

Caviale e gas con il Venezuela

A dimostrare l’inutilità della politica dei democrats americani, lo stesso atteggiamento di Mosca: da un lato, tornata a far pesare le sue ambizioni imperiali su un Centro Europa sempre più lontano dall’Unione Europea e meno libero – come testimoniato dalle violenze in Bielorussia e dagli arresti politici in Ucraina ai danni di esponenti dell’Opposizione Democratica, tra cui la sua Leader, Julija Tymoshenko – dall’altro, pronto alla firma di contratti lesivi dell’interesse nazionale americano.

Proprio sabato, 8 Ottobre, con la presenza a Caracas di Vladimir Putin e del suo vice, Igor’ Sechin, il monopolista russo, Gazprom, ha siglato un memorandum di intesa con le autorità venezuelane per l’indagine territoriale, e lo sfruttamento di bacini di gas e nafta nel Paese sudamericano, su cui, da tempo, Washington ha prestato attenzione ed interesse.

Un’asse energetico tra Russia e Venezuela che, malgrado la lontananza geografica, stringe l’amicizia tra due autoritarismi che, anacronisticamente, rivendicano un ruolo di forza nella politica mondiale, sulla base di ideologie improntate di retorica sovietica.

Matteo Cazzulani

RUSSIA UNITA RAFFORZA L’INTERNAZIONALE PUTINIANA

Posted in Russia by matteocazzulani on October 8, 2010

Il partito del Presidente, Dmitrij Medvedev, e del Primo Ministro, Vladimir Putin, stringe rapporti con forze politiche e movimenti ucraini, moldavi, kyrgysi e georgiani. E, presto, anche polacchi

Il capo di Russia Unita, il primo ministro russo, Vladimir Putin

Non solo gas e tubi. Anche i partiti. La strategia adottata dal Cremlino per rafforzare la propria influenza nel mondo ex-sovietico è pragmatica e diversificata. Accanto alla risorsa energetica, il partito egemone nel Paese, Russia Unita, sta intessendo una fitta rete di relazioni con soggetti politici di differente orientamento, ma di estrema importanza nello scenario politico di Stati un tempo colonie dell’URSS.

In Ucraina con Janukovych. In Moldova con Lupu

Tutto ha inizio nel 2005 con il patto di stretta collaborazione siglato con il Partija Rehioniv, il partito dell’attuale presidente ucraino, Viktor Janukovych. Un’operazione semplice, viste le ottime relazioni già in essere tra il Capo di Stato di Kyiv e l’establishment moscovita.

Seconda tappa, la Moldova. Nel Paese, che a breve si appresta al voto parlamentare anticipato, la forza politica russa collabora con il Partito Democratico, guidato da Marian Lupu.

Una partnership di cruciale importanza, dal momento in cui il PD moldavo è membro dell’Alleanza per l’Integrazione Europea, coalizione filooccidentale che ha deposto l’ex presidentissimo Vladimir Voronin, oggi leader del Partito Comunista – anch’esso filorusso – ieri ultimo degli autocrati di origine sovietica nell’Europa Centro-Orientale.

Inoltre, lo stesso Lupu – membro dell’internazionale socialista – è dato tra i possibili prossimi primi ministri. Ad oggi, contende la leadership dell’Alleanza all’attuale premier, il LiberalDemocratico Vlad Filat. Lui sì, davvero pro Europa.

Anche in Kyrgystan e Georgia

Il segretario del Partito Democratico moldavo, Marian Lupu

Mossa successiva, il Kyrgystan. Anche qui si vota a breve – il 10 di ottobre – e, successivamente al colpo di stato della scorsa primavera, che ha riportato al governo personalità gradite a Mosca, Russia Unita ha instaurato un gemellaggio con il partito conservatore Ar-Namysu.

La forza politica dell’orso su sfondo blu, che in Patria si presenta come centrista, si è inserita anche in Georgia, con una partnership con il movimento di sinistra Per una Georgia Giusta, in opposizione all’attuale Presidente, Mikheil Saakashvili, capeggiata dall’ex premier, Zurab Nogajdeli.

Le amicizie incrociate con i socialdemocratici polacchi

Indiscrezioni danno Russia Unita in vicinissimi rapporti anche con il partito SocialDemocratico polacco SLD. Nulla di certo, ma ciò non sorprenderebbe affatto, dal momento in cui la forza politica di Grzegorz Napieralski – terzo alle scorse presidenziali polacche con un buon 13% dei consensi – già collabora con il Partija Rehioniv, e, nell’ambito dell’internazionale socialista, con il Partito Democratico moldavo.

A formulare un’interessante interpretazione, l’edizione russa del Newsweek, che, in base ad un documento diplomatico top-secret, ha evidenziato come il Cremlino abbia mutato la propria visione del Mondo. Non più diviso in buoni e cattivi, ma raggruppato in un’unica sfera di interessi, da tutelare con tutti i metodi. Leciti o non formali.

Matteo Cazzulani