LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

PUTIN SI INSEDIA: LA RUSSIA AVANTI CON LA POLITICA MILITARE ED ENERGETICA

Posted in Russia by matteocazzulani on May 8, 2012

Il Presidente russo, Vladimir Putin

In una cerimonia dallo stile imperiale, il Presidente russo si insedia con la promessa di accrescere il ruolo di Mosca nella politica mondiale. Represse le manifestazioni delle opposizioni con circa 600 arresti e la detenzione dei Leader del dissenso

Una città in stato d’assedio in cui è stata vietata ogni forma di protesta. Così è apparsa Mosca nella giornata di lunedì, 7 Maggio, in occasione dell’insediamento sullo scranno presidenziale della Federazione Russa di Vladimir Putin.

Le opposizioni compatte si sono riunite nella capitale, in cui il traffico è stato sospeso per consentire alle forze di polizia di scortare il corteo presidenziale fino al Palazzo del Cremlino, in una dimostrazione denominata “la marcia dei milioni” che, in seguito agli interventi del corpo speciale di sicurezza OMON, si è conclusa con circa 600 arrestati e sette feriti.

I dimostranti hanno inteso manifestare pacificamente contro i brogli perpetrati dall’establishment di Putin nel corso delle elezioni che lo hanno incoronato alla guida della nazione, ma due giorni di protesta sono stati conclusi con la conduzione in carcere dei tre Leader dell’opposizione: il blogger Aleksej Naval’nyj, il Segretario del Fronte Radicale della Sinistra, Sergej Udal’cov, e il Leader del movimento liberale Solidarnost’, che si è appellato all’Occidente per imporre sanzioni al neo eletto Capo di Stato.

“Vogliamo vivere in un Paese democratico, in cui tutti i cittadini possono godere di un’atmosfera di libertà, e sviluppare le proprie capacità nel lavoro e nella vita di tutti i giorni – ha dichiarato Putin durante la cerimonia di insediamento – Da oggi si apre una nuova era per lo sviluppo nazionale: nei prossimi anni si decide il nostro futuro e il posto che la Russia ricoprirà nel Mondo”.

Come riportato dall’agenzia Interfax, Putin – che è già stato presidente della Russia per due mandati, dal 2000 al 2008 – si è messo al lavoro fin da subito. Dopo l’avvenuta consegna nelle sue mani della valigia contenente i codici per il controllo delle armi nucleari, il Capo dello Stato ha nominato il suo predecessore, Dmitrij Medvedev, a Primo Ministro, e lo ha incaricato di formare un nuovo Governo.

Armi e gas nella politica di Putin

Inoltre, Putin ha firmato il documento per collaborazione tra la Russia e gli Stati Uniti d’America, con il quale il Presidente russo ha dichiarato a Washington di voler difendere fermamente gli interessi di Mosca, sopratutto per quanto riguarda la costruzione del sistema di difesa antimissilistico USA in Europa, alla cui costruzione il Cremlino si appresta a rispondere in maniera risoluta.

Infine, di rilievo è stata la presenza di Putin il giorno precedente all’accordo varato tra il gigante energetico russo Rosneft’ e il colosso norvegese Statoil, grazie al quale Mosca ha ottenuto la possibilità di sfruttare i ricchi giacimenti del Mare di Barents finora amministrati dalla Norvegia, e ha garantito al Cremlino la partecipazione nei progetti di Oslo atti all’individuazione e all’estrazione di fonti di energia in altre aree del Mondo.

L’intesa tra la Rosneft’ e la Statoil, che si è sommata ai simili accordi già stretti dalla compagnia russa con il colosso statunitense Exxonmobile e con quello italiano ENI, accresce il ruolo della Russia come superpotenza energetica a livello mondiale, e fortifica il monopolio delle forniture di gas e nafta che il Cremlino già detiene in diverse aree del pianeta, tra cui l’Europa.

Matteo Cazzulani

ARRESTI E REPRESSIONI: LA NUOVA-VECCHIA RUSSIA DI PUTIN MOSTRA GIA’ IL SUO VERO VOLTO

Posted in Russia by matteocazzulani on March 6, 2012

Dopo solo un giorno dalla chiusura dei seggi la polizia russa arresta più di 500 manifestanti e giornalisti tra Mosca e Pietroburgo, scesi in piazza per protestare contro le irregolarità compiute durante le elezioni presidenziali di Domenica, 4 Marzo. Germania e Francia sembrano non accorgersi dell’accaduto e si congratulano con lo zar del gas per la terza rielezione

Una foto dei dissidenti arrestati di Aleksej Naval'nyj

Se il buongiorno si vede dal mattino, in Russia è prevista una folta tenebra, e in Europa un venticello tanto debole quanto la posizione che i suoi principali Leader hanno assunto nei confronti dei brogli elettorali e delle repressioni attuate a Mosca. Nella giornata di lunedì, 5 Marzo, la polizia russa ha arrestato più di 500 tra manifestanti: scesi in piazza per richiedere la ripetizione delle elezioni presidenziali del giorno precedente.

Secondo i dimostranti, le consultazioni elettorali si sono svolte in un clima di irregolarità diffusa e di falsificazioni attuate per consentire al Premier, Vladimir Putin, la rielezione sullo scranno presidenziale per la terza volta non consecutiva. Riunitisi in più di 20 Mila nella centrale piazza Pushkin’skaja, a Mosca, i dissidenti sono stati presto oggetto delle cariche delle forze dell’ordine, che hanno provveduto ad arrestare 150 manifestanti.

Tra essi, molti giornalisti, i Leader del movimento di opposizione progressista Altra Russia, Eduard Limonov, quello della democratica Solidarnist’, Ilja Jashin, e il blogger Aleksej Naval’nyj: noto per avere raccolto, e diffuso, le diverse testimonianze di brogli durante le procedure di voto.

Medesimo scenario si è registrato sul Kol’co – la circonvallazione di Mosca – dove l’opposizione ha organizzato una catena umana colorata di bianco – la tinta scelta per esprimere il dissenso a Putin – tuttavia, rotta dall’imponente presenza degli Omon. Infine, ancora più lontano dal Cremlino, a San Pietroburgo, in 1500 si sono riuniti presso la Piazza di Sant’Isacco in un’azione conclusa con l’arresto di 300 dissidenti.

Le opposizioni, guidate dal Segretario del Partito della Libertà Popolare PARNAS, Borys Nemcov, dal Leader del Partito Repubblicano Russo, Vladimir Ryzhkov, da quello del Fronte Civico Unito, Garri Kasparov, dal Capo del Fronte Radicale della Sinistra, Sergej Udal’cov, non riconoscono i dati delle elezioni presidenziali.

Secondo la Commissione Elettorale Centrale, Putin sarebbe ritornato al Cremlino con il 63,5% dei consensi, seguito dal comunista Gennadij Zjuganov con il 17,18%, dall’indipendente Mikhail Prorokhov – che è sceso in piazza con l’opposizione – con il 7,98%, dal nazionalista Vladimir Zhirinovskij con il 6,21% e dal socialdemocratico Sergej Mironov con il 3,86%.

In Russia il manganello, in Europa il fioretto

“Non abbandoneremo la piazza fino a quando Putin non se ne andrà dal Cremlino, e sarà riconvocata una nuova elezione del Capo dello Stato” ha dichiarato Udal’cov: più tardi anch’egli arrestato dalla polizia. “Chiediamo che la gente possa votare secondo le proprie idee, e non sull’onda del terrore” ha illustrato Mikahil Prorokhov, mentre il deputato del partito socialdemocratico Russia Giusta, Il’ja Ponomarev, ha invitato, invano, la polizia a lasciare libertà di manifestazione ai dimostranti.

Chi invece ha accettato i dati, nonostante le palesi violazioni della libertà di voto e di espressione, sono stati i Capi di Stato e di Governo di Germania e Francia. Pur riconoscendo la differente pratica con cui le elezioni sono state condotte, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, dopo avere evidenziato l’importanza delle relazioni tra Berlino e Mosca, ha illustrato come al neo-rieletto Presidente spetti il compito di modernizzare la Russia.

Stesso senso ha avuto il messaggio di congratulazioni per la vittoria inviato dal Presidente francese, Nicolas Sarkozy, che ha riconosciuto a Putin l’impegno per la democratizzazione e il progresso economico di uno Stato la cui partnership è fondamentale per Parigi e per l’Unione Europea.

Matteo Cazzulani

ECCO CHI “CONTENDE” A VLADIMIR PUTIN LA PRESIDENZA DELLA RUSSIA

Posted in Russia by matteocazzulani on March 3, 2012

Con l’esclusione dei candidati liberali e dissidenti, le Elezioni Presidenziali Russe si apprestano a incoronare per la terza volta lo Zar del Gas sullo scranno del Cremlino. Il ritratto dei rivali nella consultazione elettorale

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Mosca non è Kyiv, e nemmeno Varsavia. Questa deduzione non è dettata dall’appartenenza o meno all’Europa delle capitali citate – sull’europeicità di Polonia e Ucraina, non solo per motivi calcistici, non ci sono dubbi, mentre è difficile inserire nel Vecchio Continente la Russia eurasiatica – ma dalla modalità con cui La Voce Arancione racconterà ai suoi lettori le Elezioni Presidenziali Russe di Domenica, 4 Marzo: purtroppo, non in diretta dalla Piazza Rossa.

Addentrarsi sull’atteggiamento poco professionale di sedicenti organizzazioni pro-democrazia, a causa del quale La Voce Arancione è rimasta a casa, è esercizio inutile che sottrarrebbe spazio all’analisi di un evento storico che, stando alle premesse, sembrerebbe confermare l’assenza di un sistema democratico in una Russia pronta a re-incoronare Vladimir Putin suo Presidente per la terza volta non consecutiva.

Attuale Primo Ministro, Leader del Partito Russia Unita e del Fronte Nazionale Panrusso – movimento creato ad hoc per sostenere la sua corsa alle elezioni – Putin proviene dalle fila dei servizi segreti URSS di Dresda, succede a Borys Jelcyn alla Presidenza della Federazione Russa nel 2000, e governa indisturbato il Paese fino ad oggi. Nel 2008, non potendosi ripresentare per un terzo mandato, si fa eleggere Primo Ministro, e pone a Capo dello Stato il suo delfino, Dmitrij Medvedev.

Il programma elettorale con cui Putin ambisce al ritorno alla Presidenza è stato illustrato “a puntate” con articoli tematici pubblicati sui principali giornali russi. In ambito interno, è improntato al raggiungimento della stabilità, alla concessione di incentivi alle famiglie con più di tre figli, al blocco dell’incremento dell’età previdenziale, a regole più severe per gli immigrati, alla costituzione di una “nuova nazione russa” che contempli la coesistenza di altre etnie purché cementate attorno al “nucleo etnico russo”, e, infine, a finanziamenti al settore chimico e nano tecnologico.

In politica estera, Putin intende rilanciare il ruolo della Russia come superpotenza a livello mondiale consolidando la propria egemonia nell’ex-URSS, dove Mosca è promotrice dell’Unione Eurasiatica: progetto a immagine e somiglianza dell’Unione Europea con cui il Cremlino intende integrare a sé prima economicamente, e poi politicamente, Kazakhstan, Kyrgystan, Uzbekistan e le altre ex-repubbliche dell’Unione Sovietica, tra cui le europee Bielorussia, Ucraina e Moldova.

Nel contempo, la Russia intende escludere l’UE dalla competizione mondiale mediante una spregiudicata politica energetica che – complici Paesi consenzienti come Germania e Francia – per mezzo della stipula di contratti per la compravendita di gas, e della presa di possesso dei gasdotti europei, divide l’Europa e contrasta ogni tentativo di autonomia del Vecchio Continente.

In alternativa al vecchio/nuovo presidente, i russi sulla scheda elettorale non troveranno alcun candidato in grado di competere con una personalità di pari carisma e un programma maggiormente evoluto di quello – a tratti sciovinista, nazionalista e post-sovietico – di Putin.

Grigorij Javlinskij – esponente del Partito Jabloko: forza politica di orientamento liberale e filo europeo – è stato escluso dalla competizione elettorale per una imprecisata scorrettezza commessa nella raccolta firme, mentre gli altri esponenti del dissenso russo – tra cui i Leader del movimento Solidarnist’, Borys Nemcov, Il’ja Jashin e Aleksej Naval’nyj – non sono stati ammessi fin dall’apertura della registrazione delle candidature. A rivalizzare con Putin restano, così, politici di medio-basso spessore.

I candidati voluti dal Cremlino

Il primo di essi è Mikhail Prorokhov. Espressione del ceto di quei “nuovi russi” che si sono arricchiti con le fortune accumulate negli anni ’90, la “novità” della politica russa si presenta al voto con un programma improntato sull’innalzamento dell’età previdenziale sopratutto per le donne, incremento delle tasse, parcellizzazione del monopolista energetico Gazprom, semplificazioni nelle procedure per la fondazione dei partiti, e liberalizzazione del sistema elettorale. Secondo i sondaggi, Prorokhov può contare sul 4% dei consensi.

Sostenuto da una percentuale simile, sempre secondo i sondaggi, è Sergej Mironov. Leader del partito socialista “Russia Giusta”, Mironov propone l’introduzione di una “scala mobile” per agevolare i ceti meno abbienti, il blocco delle tariffe per gas ed energia elettrica, e la lotta a povertà e corruzione.

Fortemente nazionalista è, invece, l’abito con cui ambisce al Cremlino, per la quarta volta di fila, Vladimir Zhirinovskij. Capo del Partito Liberal-Democratico Russo, Zhirinovskij è favorevole alla riduzione delle esportazioni di gas all’estero, e alla trasformazione della Russia da Federazione di Stati a Paese suddiviso in governatorati. Noto per la sua vicinanza al Cremlino, e per i proclami sciovinisti, Zhirinovskij propone anche il congelamento delle tasse e degli affitti per i cittadini più poveri e per i pensionati, ma, secondo i sondaggi, non può contare su più del 10%.

Infine, il principale competitor di Putin è il Capo dei comunisti, Gennadij Zjuganov, anch’egli alla quarta corsa alla presidenza. Erede diretto della tradizione URSS, Zjuganov promette la lotta alla destalinizzazione della Russia, la nazionalizzazione di industrie, agricoltura e imprese, gratuità di abitazioni e istruzione per i poveri, e rilancio della Paese in chiave internazionale secondo un programma dalle tinte nazionaliste. Secondo i sondaggi, Zjuganov potrebbe puntare al 20%: pur sempre troppo poco per contrastare un ritorno alla Presidenza di Vladimir Putin che, senza illusioni, è apparso dai primi scampoli di campagna elettorale sempre più certo.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA L’ENNESIMA MANIFESTAZIONE ANTIPUTINIANA. MA LA REPRESSIONE CONTINUA

Posted in Russia by matteocazzulani on December 25, 2011

Circa 30 Mila dimostranti a Mosca protestano contro i brogli elettorali che hanno garantito al Partito del Potere la maggioranza quasi assoluta in Parlamento, ed invitano a votare contro Putin alle prossime Elezioni Presidenziali. Repressioni ed arresti a San Pietroburgo ed in provincia. Fermi anche in Ucraina

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

Se Putin non fosse ortodosso avrebbe buoni motivi per digerire a fatica il panettone. Nella giornata di sabato, 24 Dicembre, a Mosca ha avuto luogo la seconda imponente manifestazione delle opposizioni alla Verticale del Potere: capaci di riempire il Prospekt Sakharov con una folla oceanica.

Secondo gli organizzatori, i dimostranti sarebbero stati cento mila, mentre per le Autorità non si può parlare di più di 30 Mila persone. Ciononostante, l’affluenza è stata ben superiore alla precedente manifestazione di massa del 10 Dicembre, a cui, in Piazza Bolotnaja, hanno partecipato in 20 Mila: numeri da capogiro se si considera il clima di terrore finora imposto dalle autorità russe, che malvolentieri hanno tollerato ogni espressione di dissenso, sia pubblica che privata.

Ai sostenitori dei movimenti di opposizione Solidarnost’ – di orientamento democratico – ed Altra Russia – liberalprogressista – si sono aggiunti militanti di ogni colore, dall’estrema destra alla sinistra, e persino privati cittadini: uniti nel protestare contro i brogli elettorali che, lo scorso 4 Dicembre, hanno garantito la maggioranza quasi assoluta alla Duma al Partito del Potere, Russia Unita.

Dopo i discorsi dal palco dei principali Leader del dissenso politico al Cremlino – il vice-capo di Solidarnost’, Boris Nemcov, l’ex-Ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, il campione di scacchi, Garri Kasparov, il blogger Aleksej Naval’nyj, la nota teleconduttrice, Ksenija Sobchak, e l’ultimo Presidente URSS, Mikhail Gorbachev – i manifestanti hanno richiesto una commissione d’inchiesta neutrale per appurare l’effettiva regolarità del voto del 4 Dicembre, ed invitato ogni cittadino russo a partecipare alle Elezioni Parlamentari del prossimo 4 Marzo per votare un candidato qualsiasi al di fuori dell’esponente della verticale del potere, l’attuale Premier, Vladimir Putin.

Janukovych poliziotto di Putin

Oltre a quella di Mosca – che gli organizzatori hanno promesso di replicare nei prossimi mesi – simili manifestazioni si sono svolte in centri di provincia, dove, all’oscuro delle telecamere dei principali network internazionali, si sono registrati arresti e repressioni da parte delle Autorità. A San Pietroburgo, tra i 1500 dimostranti la polizia ha fermato alcuni “provocatori”, mentre a Barnaul ad essere arrestati sono stati i quattro organizzatori della manifestazione locale, a cui hanno partecipato circa 400 persone.

In linea con il regime di Mosca è anche quello di Kyiv, dove il Presidente, Viktor Janukovych, continua a dare prove della svolta autoritaria adottata dalla sua Amministrazione: già responsabile di arresti e processi politici a carico di una decina tra giornalisti indipendenti ed esponenti dell’Opposizione Democratica. La manifestazione in solidarietà agli oppositori russi della Coalizione dei Partecipanti della Rivoluzione Arancione, sul centrale Khreshchatyk, è stata repressa dalla polizia con cinque arresti.

Ufficialmente, la simpatica dimostrazione – organizzata su una giostra – è stata interrotta con la forza per disturbo della quiete pubblica, ma è difficile escludere che, anche sulle Rive del Dnipro, il minimo dissenso inizi davvero a dare fastidio, sopratutto in seguito al congelamento dei rapporti con l’Unione Europea: turbata dinnanzi al rapido regresso della democrazia in Ucraina, con cui Janukovych sta isolando sempre più il suo Paese a livello internazionale.

Un segnale preoccupante, che dimostra come – a differenza di quanto abilmente tollerato a Mosca dalle Autorità: intenzionate a presentarsi al Mondo come realmente democratiche – il puntinismo sia ancora vivo e ben radicato non solo nella sterminata provincia russa, ma anche in Paesi europei, una volta parte dell’Unione Sovietica.

Matteo Cazzulani

IN RUSSIA LA PIU’ IMPONENTE MANIFESTAZIONE ANTI-PUTIN DI SEMPRE

Posted in Russia by matteocazzulani on December 11, 2011

Più di 20 Mila dimostranti dell’opposizione liberale, democratica, e progressista scendono in Piazza Bolotnaja per manifestare contro i brogli elettorali. Le Autorità lasciano fare, ma nel contempo confermano i dati contestati, arrestano dissidenti nelle località di provincia, ed oscurano le pagine dei media scomodi, come la Novaja Gazeta della compianta Anna Politkovskaja

La protesta delle opposizioni russe. FOTO E VIDEO MUSTAFA NAJEM

“Presso il Cremlino non cambierà nulla, ma l’atmosfera della dimostrazione, anche solo per qualche ora, ha dato un nuovo volto alla Russia”. E il commento di uno stimato collega ucraino – che tra Rivoluzione Arancione e proteste in Bielorussia ha una discreta conoscenza della questione – che meglio sintetizza l’imponente manifestazione delle opposizioni russe, riunitesi, sabato 10 Dicembre, per protestare contro i brogli elettorali della Verticale del Potere, in piazza Bolotnaja.

Un’ubicazione assegnata dalle Autorità dopo un’attenta mediazione con gli organizzatori, che, reduci da proteste pacifiche spontanee nei tre giorni seguenti alle elezioni parlamentari di Domenica, 4 Dicembre – puntualmente represse dalla polizia, con violenze ed arresti a più di mille manifestanti – hanno ottenuto il permesso di dimostrare sull’isolotto dirimpetto al Cremlino, con la presenza di non più di 300 persone.

Limite oltrepassato a dismisura dall’invasione di più di 20 Mila dimostranti: giovani, anziani, donne, uomini, e bambini, assiepati persino sul ponte adiacente al palco, vista l’impossibilità di raggiungere una piazza stipata. Sorpresi sopratutto i Leader politici dell’opposizione, che mai hanno avuto modo di parlare ad una platea così ampia senza temere cariche della polizia e notti in gattabuia per illegittimo dissenso.

“Il 17 Dicembre si replica in piazza Pushkinskaja – ha dichiarato Sergej Mitrokhin, Segretario del partito liberale e filoeuropeo Jabloko, escluso dalla Duma per non essere riuscito a superare lo sbarramento secondo il conteggio del Cremlino: principale oggetto della critica di tutti gli interventi della dimostrazione – continueremo a dire no ai brogli elettorali – ha continuato – fino a quando anche a Mosca non regnerà la giustizia”.

Ulteriore appuntamento è stato proposto da uno degli esponenti di spicco del movimento liberal-progressista Altra Russia, Boris Nemcov, che ha chiamato i dimostranti ad accorrere, sempre in piazza Bolotnaja, il prossimo 24 Dicembre, con il preciso scopo di chiedere nuove elezioni, sopratutto in seguito alle irregolarità certificate dagli osservatori internazionali indipendenti di Consiglio d’Europa ed OSCE.

A chiudere l’evento, durato in tutto più di tre ore, una dichiarazione congiunta delle opposizioni, firmata, ed esposta pubblicamente, dai Leader di Jabloko, Altra Russia, e del movimento democratico Solidarnost’. Chiesta l’immediata liberazione dei detenuti politici ancora in carcere dopo le manifestazioni degli scorsi giorni, una severa punizione per i responsabili di tali violazioni del diritto di manifestazione – garantito, seppur solo formalmente, dalla Costituzione russa – la legalizzazione di tutti i partiti non allineati alla Verticale del Potere, l’indizione di nuove elezioni regolari e democratiche, e le dimissioni del Capo della Commissione Elettorale Centrale, Vladimir Churov.

La repressione e l’autoritarismo continuano

Proprio il suo vice, durante la manifestazione di piazza Bolotnaja, ha confermato i dati elettorali contestati, e ritenuto inutile verificare la regolarità delle operazioni di voto e di conteggio dei consensi. Dunque, maggioranza quasi assoluta confermata a Russia Unita: il Partito del tandem Putin-Medvedev, libero di governare in coalizione con due liste conniventi col Cremlino – i liberal-democratici di Zhirinovskij ed i socialdemocratici di Russia Giusta – e di relegare all’opposizione parlamentare i comunisti, e a quella extra-parlamentare il popolo della Bolotnaja. Colorato, festoso e determinato nell’esprimere il proprio dissenso, quest’ultimo ha saputo regalare al Mondo intero l’immagine di una Russia finalmente libera e democratica.

Ma non solo a carte bollate: il regime, apparentemente sornione, ha continuato a colpire anche con notevole furbizia mediatica. Dimostranti di altre città – impossibilitati a recarsi a Mosca, ma desiderosi di solidarizzare con piazza Bolotnaja con simili presidi – sono stati arrestati, ed invitati con maniere forti ad interrompere la protesta.

Inoltre, il sito ed i telefoni della Novaja Gazeta – giornale di opposizione a Putin, celebre per avere denunciato le violazioni dei Diritti Umani da parte dell’esercito russo in Cecenia per mezzo dei pezzi di Anna Politkovskaja: coraggiosa giornalista assassinata a domicilio da misteriosi sicari il giorno del compleanno dello zar del gas – sono stati oscurati ed assaliti da una registrazione automatica inneggiante alle Autorità del Cremlino. Pronto l’allarme comunicato dalla redazione, subito rilanciato dal giornale Kommersant”, da Radio Ekho Moskvy, e dall’ONG Golos: già vittime di simili attacchi mediatici nel corso della giornata elettorale e delle seguenti dimostrazioni.

Matteo Cazzulani

IN BIELORUSSIA E RUSSIA CONTINUANO GLI ARRESTI POLITICI

Posted in Bielorussia, Russia by matteocazzulani on January 4, 2011

A Minsk ancora in prigione quattro dei principali competitor di Lukashenka, assieme a più di cento democratici. In Russia, arrestati esponenti di Solidarnist’ e circa 300 attivisti

Il presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka

Nella Bielorussia di Lukashenka uno su 150 ce la fa. Domenica, 2 gennaio, è stato liberato il candidato della Democrazia Cristiana Bielorussa, Vitalij Rymashevskyj. Una buona notizia, se non fosse per il prolungamento della detenzione, sancito dalla Corte Suprema, per gli altri esponenti dell’opposizione, arrestati durante le elezioni presidenziali di Domenica, 19 Dicembre.

Il Coordinatore dell’Associazione Bielorussia Europea, Andrej Sannikov, l’esponente liberale del Partito Civico Unito, Jaroslav Romanchuk, il poeta, candidato dell’Associazione Di la Verità, Vladimir Njakljajev, ed il segretario del partito socialdemocratico Hramada, Nikolaj Statkevych, rischiano 15 anni di carcere.

Di sicuro, ci resteranno altri due mesi. Con loro, altri 150 attivisti, prelevati dalla polizia durante le protste contro i brogli, avvenute ad urne chiuse.

Lecito ricordare che Aljaksandar Lukashenka ha ottenuto la quarta rionferma alla presidenza con circa l’80% dei voti. A certificarlo, la Commissione Elettorale Centrale, controllata, al 99%, da nominati dal Bat’ka — com’è definito il Capo di Stato bielorusso in Patria.

A contestare il risultato, oltre alle opposizioni, OSCE, NATO, Europarlamento e Stati Uniti d’America.

Arresti in Russia

Le manifestazioni in piazza Triumfal'naja, a Mosca

Meglio non è andata ai democratici russi. Ai 250 arresti, operati dalla milicija durante la manifestazione per la Libertà di Associazione — regolarmente organizzata ogni 31 del mese a Mosca, in piazza Triumfal’naja — si sono sommati 20 supporters dei Leader del partito Solidarnist’, Boris Nemcov ed Il’ja Jashyn, anch’essi al fresco dalla vigilia di Capodanno.

Accusato di turbamento delle quiete pubblica, Nemcov ha esposto ricorso, in quanto il suo fermo è avvenuto a dimostrazione conclusa.

Anche in questo caso, dura, seppur tardiva, la condanna di Washington. Silenzio da parte dei 27 dell’UE, forse distratti dalle trattative col Cremlino per il gas.

Matteo Cazzulani

L’OPPOSIZIONE RUSSA QUERELA PUTIN. IL CREMLINO SEQUESTRA I LIBRI UCRAINI

Posted in Russia by matteocazzulani on December 24, 2010

Primo Ministro russo accusato di calunnia. Protesta anche l’opposizione ucraina sulla visione di Mosca della Seconda Guerra Mondiale

Il premier russo, Vladimir Putin

32 mila dollari dalle tasche di Putin. Questa la richiesta di Boris Nemcov, Leader del movimento di opposizione russo Solidarnist’. Il politico, già Capo del Partito liberal-moderato SPS, ha presentato denuncia contro il Primo Ministro russo per calunnie.

Come riferito da Nemcov, all’azione si sono agiunti altri oppositori di rilievo, quali Vladimir Milov, e Vladimir Ryzhkov. Tutti, intenzionati ad ottenere un risarcimento per danni morali. E, possibilmente, scuse pubbliche.

Lo scorso 16 dicembre, in diretta nazionale dal Kanal Rossija, Putin ha definito Nemcov e gli altri oppositori una banda di ladri, intenzionati solo ad arricchirsi. Inoltre, il Primo ministro russo ha accusato gli avversari della responsabilità per la perdita di diversi miliardi, sottratti alle casse dello Stato.

Contro gli ucraini

L'Het'man ucraino, il patriota Ivan Mazepa

Nello stesso programma televisivo, uno dei più seguiti dell’anno, Putin ha affermato che, nella Seconda Guerra Mondiale — che a Mosca definiscono Grande Guerra Patriottica — la Russia avrebbe sconfitto i tedeschi, anche senza l’ausilio di Ucraina ed altri stati ex-sovietici. In quanto, secondo il Primo Ministro, quello russo sarebbe un popolo trionfante per natura.

Pronte le reazioni delle associazioni patriottiche ucraine, con manifestazioni di sdegno, dinnanzi alla progressiva politica di odio nei confronti di Kyiv. A testimoniarlo, giovedì, 23 dicembre, il sequestro di una cinquantina di libri dalla Biblioteca di Letteratura ucraina di Mosca.

Materiali nella lingua di Shevchenko — Taras, il Poeta Nazionale — riguardanti la storia della statualità dell’Ucraina, la Rivoluzione Arancione, e figure di rilievo, quali il Metropolita Andrij Sheptyc’kyj e lo Het’man Ivan Mazepa — glorioso Capo militare, e patriota ucraino, del XVIII secolo, sconfitto da Pietro I di Russia nella Battaglia di Poltava.

Bocche cucite, invece, dalle Autorità. L’Ammnistrazione Janukovych, sempre più succube del vicino russo, non ha protestato né contro l’atto di revisionismo storico di Putin, né in merito all’attacco alla cultura ucraina.

Matteo Cazzulani

RUSSIA: UE CON KHODORKOVSKIJ. L’OPPOSIZIONE HA UN PARTITO UNICO

Posted in Russia by matteocazzulani on December 15, 2010

Jerzy Buzek esprime vicinanza al detenuto politico Mikhail Khodorkovskij. Nasce il Partito della Libertà Popolare

Il presidente dell'Europarlamento, Jerzy Buzek

Ogni tanto l’Europa è sé stessa. Nella giornata di martedì, 14 dicembre, il Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek, ha espresso vicinanza e solidarietà a Mikhail Khodorkovskij, oppositore politico russo, da sette anni in galera.

Una dichiarazione, quella del Leader polacco, che arriva alla vigilia di un verdetto che potrebbe prolungare la detenzione di Khodorkovskij di altri 14 anni. Un’ipotesi alla quale Buzek, dinnanzi alla madre dell’oppositore, in visita a Strasburgo, ha affermato di non sperare, affinché la Russia dimostri l’indipendenza della propria magistratura dalla politica.

Ufficialmente, Khodorkovskij è accusato di compravendita illegale di tonnellate di nafta, per mezzo della compagnia JUKOS, da lui presieduta fino all’arresto. La società, leader nel mercato dell’oro nero, è stata scorporata, e, poi, suddivisa tra varie compagnie energetiche, tra cui l’italiana ENI.

Secondo gli attivisti per i diritti umani, l’affaire sarebbe stato orchestrato dal Cremlino, per eliminare un avversario politico, intenzionato a concorrere con l’allora Presidente, oggi Primo Ministro, Vladimir Putin.

L’opposizione vara un partito

Il leader del Partito della Libertà Popolare, Boris Nemcov

Nel frattempo, l’opposizione russa si è costituita in un partito unico. Nella giornata di lunedì, 13 dicembre, è nato il Partito della Libertà Popolare. A battezzarlo, il congresso della coalizione Per la Russia Senza Oppressione e Corruzione, composta, a sua volta, dai movimenti liberal-democratici Solidarnist’, Scelta Democatica, dal Partito Repubblicano, e dall’Alleanza Popolar-Democratica.

Come comunicato da uno dei Leader, Boris Nemcov, la neonata forza politica intende partecipare a tutte le consultazioni politiche, con un programma semplice, basato su riforma amministrativa, centralità del popolo, lotta alla criminalità, ed europeizzazione degli standard di vita.

Tuttavia, la registrazione del soggetto è lungi dall’esere scontata. Secondo quanto affermato dagli altri esponenti del quadriumvirato alla guida del Partito della Libertà Popolare, Vladimir Milov, Mikhail Kas’janov e Vladimir Ryzhkov, la condotta del Ministero della Giustizia, a cui spetta la legalizzazione delle forze partitiche, sarà esemplificativa del reale stato della democrazia russa.

Matteo Cazzulani

RUSSIA: UNA NUOVA FORZA POLITICA SFIDA IL CREMLINO

Posted in Russia by matteocazzulani on September 20, 2010

L’opposizione anti-putiniana si unisce in un nuovo soggetto politico. Obiettivo, le prossime elezioni parlamentari e presidenziali. Previsto congresso e prime manifestazioni

Manifestazione pacifica delle opposizioni russe, a Mosca

Per una Russia senza oppressione e corruzione”. Questo il nome della casa comune in cui gli oppositori al Cremlino si sono riuniti. Come riportato dall’agenzia RIA Novosti, giovedì, 16 settembre, quattro leader della dissidenza russa hanno presentato l’alleanza politica che nelle prossime scadenze elettorali sfiderà l’attuale verticale del potere Putin-Medvedev.

A reggerla, un quadrumvirato: il leader dell’Alleanza Popolar-Democratica Russa, Mikhail Kas’janov, il capo del partito liberale SPS, Boris Nemcov, il coordinatore del movimento Scelta Democratica, Vladimir Milov, e l’ex-segretario del liquidato Partito Repubblicano, Vladimir Ryzhkov.

I primi passi

Come spiegato da Nemcov, già nel prossimo anno l’alleanza celebrerà il suo primo congresso per scegliere un candidato comune da sostenere alle presidenziali del 2012, in alternativa a quello delle autorità che, ad oggi, detengono pieno potere nel Paese.

Prima ancora, la neonata forza politica si presenterà con una propria lista alle parlamentari del 2011. Un banco di prova, per cercare di scardinare l’egemonia di Russia Unita – il partito del presidente, Dmitrij Medvedev, e del primo ministro, Vladimir Putin – e verificare l’effettiva competitività del progetto.

Registrazione incerta

Ciò nonostante,in un Paese non ancora democratico, il percorso politico potrebbe interrompersi sul nascere. Come spiegato da Ryzhkov, non è scontato che il ministero della giustizia accolga i documenti necessari per la registrazione del nuovo partito. Come, peraltro, già verificatosi in passato.

In tal caso, gli oppositori hanno promesso battaglia e dichiarato la volontà di scendere in piazza per rivendicare il proprio diritto alla libera associazione, garantito, sulla carta, dalla Costituzione della Federazione Russa, ma raramente rispettato.

“Presenteremo le documentazioni necessarie – ha affermato Ryzhkov – che abbiamo già preparato. Qualora ci fossero rifiutate, protesteremo in piazza, pacificamente. L’articolo 31 della nostra Carta Suprema tutela la libertà di associazione. Ed il tredicesimo, il diritto al multipartitismo”.

Matteo Cazzulani