LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: la Russia si espande in Europa Centrale

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 5, 2014

Il monopolista statale russo del gas Gazprom possiede siti di stoccaggio in alcuni Paesi dell’Europa Centrale capaci di contenere fino a un massimo di 4510 miliardi di metri cubi di gas. La manovra concepita come coadiuvante alla realizzazione del gasdotto Southstream, su cui, tuttavia, l’Unione Europea è fortemente contraria

4.510 Miliardi di metri cubi di gas immagazzinati nel cuore dell’Europa sono la spina nel fianco che la Russia ha posto all’Unione Europea per anticipare, e agevolare, la realizzazione di un gasdotto, il Southstream, progettato per incrementare la quantità di gas esportata in UE.

Come riportato dall’autorevole portale Defence 24, il primo Paese in cui il monopolista statale russo del gas, Gazprom -longa manus del Cremlino che si avvale dell’energia come mezzo di coercizione geopolitica- possiede il più alto numero di siti di stoccaggio è la Germania, dove, in collaborazione con la compagnia VNG, il monopolista statale russo del gas è capace di immagazzinare un massimo di 100 Milioni di metri cubi di gas.

Sempre con la VNG, Gazprom ha poi programmato la realizzazione del sito di Magdeburgo, dalla capienza massima di 113 Milioni di metri cubi di gas.

Inoltre, sempre in Germania, Gazprom, in collaborazione con la compagnia Wingas -destinata a breve a diventare proprietà del monopolista statale russo- controlla il sito di stoccaggio di Jemgum, capace di raccogliere 1 Miliardo di metri cubi di gas.

Attraverso la Wingas, Gazprom arriverà a controllare anche il sito di Rehden, capiente 4,4 miliardi di metri cubi di gas.

Il sito di Rehden, come quello di Jemgum, si trova sul tragitto dei gasdotti NEL e WEDAL, realizzati per veicolare in Belgio e nei Paesi Bassi il gas russo proveniente in Germania direttamente dalla Russia attraverso il gasdotto Nordstream.

Proprio nei Paesi Bassi, Gazprom già controlla il sito di stoccaggio di Bergermeer, che ha una capacità massima di 1,9 Miliardi di metri cubi di gas.

Altri Paesi UE dove è forte la presenza di Gazprom sono Austria e Repubblica Ceca, dove il monopolista statale russo del gas controlla il sito austriaco di Haidach, dalla capacità di 1,9 Miliardi di metri cubi di gas.

Gazprom controlla poi un’altra stazione di raccolta di gas in fase di realizzazione, posta sul tratto ceco del gasdotto Gazelle, che veicola il gas russo veicolato in Europa dal Nordstream in Germania e poi in Francia.

Altro Paese in cui Gazprom si è insediata è la Serbia, dove il monopolista statale russo controlla il sito di stoccaggio di Banatski Dvor, capace di contenere 200 Milioni di metri cubi di gas.

Infine, la realizzazione di altri siti di stoccaggio di gas naturale sono stati programmati in Turchia e Gran Bretagna: due Paesi che, di recente, hanno particolarmente rafforzato le relazioni energetiche con la Russia.

Il controllo di un alto numero di siti di stoccaggio in Europa da parte di Gazprom rientra nella strategia di politica energetica della Russia, che si avvale dell’energia come arma di coercizione politica per influenzare ed indebolire la già di per sé molto debole politicamente Unione Europea.

Nello specifico, il controllo dei siti di stoccaggio accompagna la realizzazione del Southstream: gasdotto progettato per veicolare in Europa ulteriori 63 Miliardi di metri cubi all’anno di gas russo, così da aumentare la dipendenza dell’UE dal gas della Russia.

Per questa ragione, l’Europa ha bloccato i lavori per la realizzazione del Southstream, che per via della sua natura spiccatamente politica è considerato un’infrastruttura non conforme ai regolamenti UE in materia di concorrenza e trasparenza.

Gazprom contro l’Unione Energetica di Tusk, Prodi e Delors

La decisione dell’Unione Europea di bloccare il Southstream ha provocato le ire della Russia che, per voce del Vicecapo di Gazprom, Alexander Medvedev, ha apostrofato il progetto di Unione Energetica Europea come una stupidaggine.

L’Unione Energetica Europea è invece un programma del Premier polacco, Donald Tusk, in collaborazione con il Presidente francese, Francois Hollande, per incrementare la sicurezza energetica dell’Europa mediante la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE.

L’Unione Energetica Europea prevede anche il comune acquisto di gas ed energia, il maggiore sfruttamento delle fonti energetiche in territorio europeo, e la diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas per decrementare la dipendenza dell’Europa da pochi fornitori come Russia.

L’Unione Energetica Europea, un disegno concepito già dagli ex-Presidenti della Commissione Europea Jacques Delors e Romano Prodi, ha già ottenuto il sostegno di Ungheria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Svezia, Spagna, Portogallo e Croazia.

Matteo Cazzulani
Analista di Politica dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

OLANDA E UNGHERIA DANNO UNA MANO A PUTIN PER DISGREGARE L’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on January 21, 2014

Il Premier olandese Mark Rutte decrementa la quantità di gas sfruttato dal giacimento Groningen, da cui importano anche Gran Bretagna, Francia, Belgio ed Italia. Il Capo del governo ungherese, Viktor Orban, accelera la realizzazione del Southstream e accetta prestiti russi per una centrale nucleare

Non solo in Ucraina, la Russia di Putin sta insediando l’Europa anche in due importanti Paesi dell’Europa Occidentale e Centrale con l’arma più forte che Mosca possiede, e di cui spesso si avvale per scopi politici, l’energia. Nella giornata di lunedì, 21 Gennaio, l’Olanda ha ridotto lo sfruttamento di gas naturale dal giacimento Groningen, da cui sono stati finora sfruttati 53,8 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno necessari non solo per il fabbisogno olandese, ma anche per l’esportazione in Gran Bretagna, Italia, Germania e Francia.

La decisione, che come riportato da Gazeta Wyborcza è stata presa dal Premier olandese Mark Rutte per obiezioni di carattere sismologico, rappresenta un duro colpo per la sicurezza energetica dell’Olanda, che ora, così come i Paesi verso cui il carburante del Groningen era esportato, sarà costretta ad importare più gas dall’estero, sopratutto dopo che il Governo ha deciso di porre una moratoria sullo sfruttamento dei giacimenti di gas shale.

A ottenere vantaggio potrebbe essere con tutta probabilità il monopolista statale russo del gas, Gazprom, che rifornirà del proprio gas il territorio olandese attraverso il gasdotto NEL: infrastruttura progettata per veicolare nel Benelux 25 miliardi di metri cubi di gas russo trasportato precedentemente in Germania direttamente dalla Russia attraverso il Nordstream.

Questa seconda infrastruttura, realizzata sul fondale del Mar Baltico, è stata realizzata per volere diretto del Presidente russo, Vladimir Putin, per veicolare direttamente 55 Miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia alla Germania, e così bypassare Polonia, Lituania ed altri Paesi dell’Unione Europea che Mosca ritiene nemici.

Oltre che in Olanda, la Russia incrementa la sua posizione anche in Ungheria sulla base di accordi che, nella giornata di sabato, 18 Gennaio, sono stati firmati di persona dal Putin e dal Premier ungherese Viktor Orban per avviare la realizzazione della centrale nucleare di Paks.

Secondo l’accordo, che, come dichiarato dal entro studi di politiche dell’Europa Orientale di Varsavia OSW, non è stato reso pubblico, né comunicato alla stampa, il reattore atomico sarà realizzato grazie ad un prestito russo di circa 12 Miliardi di Euro che il Governo ungherese si impegna a garantire: una misura che certifica l’avvio di un rapporto di subordinazione economica tra Budapest e Mosca

Inoltre, il patto tra Putin e Orban prevede anche la realizzazione del tratto ungherese del Southstream: gasdotto progettato da Mosca per incrementare la quantità di gas russo inviata in Europa di 63 Miliardi di metri cubi attraverso una conduttura che transita sul fondale del Mar Nero, in Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia, Italia ed Austria.

Il gasdotto è stato ritenuto contrario all’interesse energetico dell’UE dalla Commissione Europea, che ha sottolineato come il Southstream non rispetti le Leggi dell’Unione che impediscono ad un ente monopolista come Gazprom di controllare sia la compravendita del gas che il suo trasporto.

Così l’UE può reagire alla politica energetica di Putin

La decisione di Rutte e il patto con Putin di Orban agevolano la frammentazione politica interna dell’Unione Europea: un progetto che la Russia ha in cantiere per indebolire l’UE con la tecnica del divide ed impera, ed escluderla dalla competizione in un mercato di un mondo sempre più globalizzato.

Sarebbe infatti opportuno per i Paesi europei astenersi da accordi energetici che aumentano la dipendenza dalla Russia -che già rifornisce un’importante fetta del fabbisogno energetico europeo- e, al contrario, rafforzare la realizzazione di una comune politica del gas UE che punta alla creazione di un mercato unico del gas ed alla diversificazione delle forniture.

Oltre alla Russia, da cui non si può prescindere, ma non si deve neanche dipendere troppo, è possibile importare gas naturale da Azerbaijan ed Israele attraverso la già approvata realizzazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- e la progettazione di un’infrastruttura per veicolare l’oro blu israeliano in Grecia.

Si può anche importare più LNG da Qatar, Norvegia ed Egitto, lo shale liquefatto dagli Stati Uniti d’America -che grazie alla cospicua disponibilità stanno abbattendo i prezzi dell’oro blu- attraverso la realizzazione di un numero consistente di rigassificatori che la Commissione Europea ha già programmato di finanziare.

Infine, si può poi avviare lo sfruttamento dei giacimenti di shale in Europa, sopratutto in Polonia, Gran Bretagna, Romania, Francia, Bulgaria e Germania, su cui, però, occorre vincere l’opposizione di Gazprom,di alcuni Paesi filorussi come Francia e Bulgaria, e di sedicenti associazioni ambientaliste antishale che, secondo indiscrezioni ben informate, trarrebbero i proventi della loro critica da Mosca.

Matteo Cazzulani

LA TAP SI RAFFORZA CON LA FLUXYS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 18, 2013

La compagnia energetica belga intenzionata a rilevare quote nel Gasdotto Trans Adriatico. Sempre più serrata la concorrenza col Nabucco per il trasporto del gas dell’Azerbaijan in Europa.

Un ingresso importante per la realizzazione di un’infrastruttura per la sicurezza energetica europea. Nella giornata di lunedì, 17 Giugno, la compagnia energetica belga Fluxys ha dichiarato l’imenzione di rilevare quote nel Gasdotto Trans Adriatico -TAP.

Come riportato da una nota ufficiale del consorzio TAP, la Fluxys intende compartecipare al Gasdotto Trans Adriatico dal momento in cui la conduttura Sara selezionata dal colosso azero SOCAR per veicolare in Europa il gas proveniente dall’Azerbaijan.

La Fluxys già controlla la realizzazione del rigassificatore di Dunkirk, in Francia, possiede il gasdotto BBL -che unisce la Gran Bretagna al continente europeo- il NELe il TEMP in Germania, la conduttura Transitgas in Svizzera, e collabora con SNAM Rete Gas nel settore della distribuzione di energia.

Come dichiarato dal Direttore Esecutivo della Fluxys, Walter Peerarer, l’ingresso della compagnia belga consente al Gasdotto Trans Adriatico di espandere la diffusione del gas azero in Europa Occidentale e Settentrionale.

Della medesima opinione è il Direttore Esecutivo della TAP, Kjetil Tungland, che ha sottolineato come la presenza della Fluxys consenta il controllo di altri mercati dell’Europa Occidentale oltre all’Italia.

La TAP è concepita per veicolare 21 Miliardi di metri cubi di gas dell’Azerbaijan all’anno in Italia dal confine greco-turco attraverso l’Albania.

Il Gasdotto Trans Adriatico è compartecipato dal colosso norvegese Statoil, dalla compagnia svizzera AXPO, e dalla tedesca E.On, mentre politicamente è supportato dai Governi di Italia, Svizzera, Albania, Grecia, Croazia, Bosnia Erzegovina e Montenegro.

La forza del Nabucco

Gasdotto rivale della TAP per veicolare in UE gas dall’Azerbaijan è il Nabucco, pianificato per condurre 30 Miliardi di metri cubi di oro blu all’anno in Austria dalla Turchia Occidentale attraverso Paesi fortemente dipendenti dalle importazioni di gas dalla Russia, come Bulgaria, Romania ed Ungheria.

Supportato politicamente da Austria, Turchia, Romania, Bulgaria, Polonia, Slovacchia ed Ungheria, il Nabucco è compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla ungherese MOL, dalla bulgara BEH, dalla francese Suez Gaz de France, e dall’ungherese MSSZ.

Matteo Cazzulani

GAS: LA RUSSIA NON VUOLE RISPETTARE LA LEGGE UE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on December 16, 2012

Il Ministro del’Energia russo, Alexander Novak, chiede l’esenzione dal Terzo pacchetto Energetico UE per il Nordstream, il Southstream, e tutti i gasdotti deputati al trasporto del gas russo in Europa. Le obiezioni della Commissione Europea alla politica anti-concorrenziale del Cremlino

Il Presidente russo, Vladimir Putin

Il Presidente russo, Vladimir Putin

In Europa esistono certe regole, ma la Russia vuole un’eccezione per i suoi gasdotti. Nella giornata di venerdì, 14 Dicembre, il Ministro dell’Energia della Federazione Russa, Alexandr Novak, ha chiesto alla Commissione Europea l’esenzione del Southstream e del Nordstream dal Terzo Pacchetto Energetico UE.

Secondo Il Ministro Novak, i due gasdotti che la Russia ha pianificato per aumentare la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca possono essere esclusi dalla legislazione UE tramite un accordo sovranazionale tra Bruxelles e il Cremlino, sul quale presto saranno avviati colloqui.

Il Terzo Pacchetto Energetico UE è una legge dell’Unione Europea che prevede la liberalizzazione del mercato del gas nei 27 Paesi UE, più Ucraina e Moldova. Inoltre, esso vieta l’impossibilità da parte del medesimo ente di controllare sia la compravendita del gas, che il suo trasporto attraverso i gasdotti ubicati in territorio UE.

Il Terzo Pacchetto Energetico UE è stato avversato dal monopolista statale russo, Gazprom, che oltre a controllare il 40% delle forniture di gas all’UE, mira all’ottenimento del controllo diretto e indiretto dei gasdotti nazionali di alcuni dei Paesi dell’Unione.

Nel Febbraio 2011, la Russia ha realizzato il Nordstream: gasdotto, posseduto da Gazprom, realizzato sul fondale del Mar Baltico per rifornire 55 miliardi di metri cubi di gas russo direttamente la Germania, bypassando Paesi UE politicamente invisi al Cremlino come Polonia e Stati Baltici.

Il 7 Dicembre 2012, Gazprom ha avviato la costruzione del Southstream: gasdotto che rifornisce l’Austria di 63 Miliardi di metri cubi di gas russo all’anno transitando per il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria, Slovenia e Italia.

La Commissione Europea ha più volte criticato i due gasdotti della Russia, in quanto essi sono posseduti per più della metà delle azioni da Gazprom: il medesimo ente che rifornisce di gas sia il Nordstream che il Southstream.

Nel Settembre 2012, La Commissione Europea ha anche aperto un’inchiesta ufficiale su Gazprom per condotta anti-concorrenziale nel mercato UE.

Il monopolista russo ha applicato tariffe di gran lunga più alte per i Paesi dell’Europa Centro-Orientale, mentre ha concesso sconti sul gas venduto a Germania, Francia e Olanda, in cambio della fedeltà politica di Berlino, Parigi e Amsterdam alla realizzazione del Nordstream e del Southstream.

Un attentato alla sicurezza nazionale dei Paesi UE

La proposta di Novak di escludere i gasdotti russi dal Terzo Pacchetto Energetico UE rappresenta un’offensiva con un obiettivo ben lontano dalla situazione inerente ai soli Nordstream e Southstream.

Come riportato dalla UNIAN, il Ministro dell’Energia russo ha richiesto di estendere l’esenzione dalla legge UE anche ai gasdotti OPAL e NEL: due condutture che veicolano il gas russo approdato in Germania attraverso il Nordstream nel cuore dell’Europa.

L’obiettivo della Russia è quello di permettere a Gazprom – ente posseduto dal Cremlino – di controllare, oltre alla compravendita di gas in UE, anche tutte le infrastrutture attraverso le quali le forniture russe sono distribuite in tutti i Paesi dell’Unione Europea.

Tale situazione avrebbe risvolti catastrofici per l’Unione Europea. Essa non solo renderebbe impossibile l’indipendenza energetica di Bruxelles da Mosca, ma metterebbe a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi UE.

Matteo Cazzulani

GAZPROM MARCIA VERSO IL CENTRO DELL’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 16, 2012

Il monopolista del gas russo dichiara la realizzazione della seconda diramazione terrestre del Nordstream verso Germania Occidentale, Benelux e Francia. Allo stesso tempo, conferma la costruzione del Southstream per collegare Italia e Balcani direttamente alla Russia. I tentativi dell’Unione Europea nel contrastare l’egemonia energetica della Russia sul Vecchio Continente e il consolidamento dell’alleanza tra Grecia, Cipro e Israele

Ilpercorso del Nordstream

Il percorso del Nordstream

Due lunghe tenaglie per soffocare energicamente l’Europa stanno per essere realizzate nel breve tempo, senza che Bruxelles abbia le armi adeguate per potersi difendere. Nella giornata di giovedì, 15 Marzo, il Direttore Generale del consorzio russo-energetico Wingas, Hans-Georg Engelkamp, ha dichiarato l’avvio dei lavori per il prolungamento del Nordstream nel continente europeo.

Costruito, su iniziativa della Russia, per bypassare energicamente Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino – come Polonia e Stati Baltici – il Nordstream è un gasdotto che transita lungo il fondale del Mar Baltico, e rifornisce direttamente di gas russo la Germania. Arrivata a Greifswald, la conduttura si divide in due diramazioni: la OPAL, verso Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria, e la NEL, la quale, ancora da realizzare, è diretta in Renania, Olanda, Belgio,e Francia.

Secondo quanto riportato dal Kommersant”, la Russia tiene molto alla realizzazione di questi due gasdotti terrestri, da un lato per mantenere un rapporto diretto con i Paesi dell’Europa Occidentale e, dall’altro, per realizzare nel Vecchio Continente due condutture direttamente controllate non solo sul piano delle forniture, ma anche su quello amministrativo.

Infatti, sia nella OPAL che nella NEL, il monopolista russo Gazprom, per mezzo di compagnie da esso controllate, mantiene più del 50% del possesso di questi due gasdotti, ma l’Unione Europea è riuscita a rallentare i progetti della Russia grazie al Terzo Pacchetto Energetico UE: una legge che vieta a società extra-europee la gestione in regime di monopolio delle condutture sul suolo dell’Unione.

Per quanto riguarda la NEL, la Wingas – controllata da Gazprom – è costretta a rinunciare al 51% del controllo del gasdotto, e a cedere almeno il 35% delle azioni o a un nuovo ente, oppure alle compagnie già presenti nell’infrastruttura: la compagnia tedesca E.On, l’olandese Gasunie, e la belga Fluxys.

Secondo diversi esperti, la questione potrebbe portare solamente a un ritardo nella costruzione di un gasdotto, che sarà comunque realizzato per soddisfare le richieste dei Paesi del Benelux e della Francia, con uno sguardo attento verso la Gran Bretagna. All’indomani della sua terza rielezione, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha invitato Londra a compartecipare al Nordstream o in una delle sue diramazioni sul suolo europeo, tuttavia, senza ottenere risposta alcuna da parte della Autorità britanniche.

Di pari passo, sempre giovedì, 15 Marzo, la Russia ha comunicato l’avvio della realizzazione anche del Southstream: gasdotto che, similmente al Nordstream, è stato progettato sul fondale del Mar Nero per isolare Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino – come Romania, Moldova e Ucraina – e rifornire di oro blu russo direttamente i Balcani e l’Italia.

Nel corso dei colloqui con il Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, avvenuti a Mosca giovedì, 15 Marzo, il Capo di Gazprom, Aleksej Miller, ha illustrato come il Gasdotto Ortodosso – ossia il Southstream – sia sul punto di essere avviato con la collaborazione delle compagnie energetiche di Italia, Serbia, Macedonia, Montenegro, Slovenia, Francia, Germania, e Grecia.

Proprio la Grecia, tuttavia, è protagonista di un gioco su due fronti. Da un lato, è tra i principali partner della politica energetica russa, ma, dall’altro, si è candidata come principale garante di una soluzione con cui la Commissione Europea – nonostante l’opposizione dell’asse franco-tedesco e di altri Paesi apertamente filo russi -sta cercando di diminuire la dipendenza di Bruxelles dal gas russo.

Come dichiarato dal Capo Esecutivo della compagnia greca DEPA, Harry Sachinis, Atene sarebbe pronta a collaborare con Israele e Cipro per trasportare l’oro blu dai giacimenti israeliani Leviathan e Tamar fino alla Grecia, per poi servire la Bulgaria attraverso l’Interconnetore Grecia-Bulgaria – IGB – e l’Italia tramite l’Interconnetore Turchia-Grecia-Italia – il quale, attraverso i Mari Egeo e Ionio, arriva fino ad Otranto.

Sempre secondo il parere di diversi esperti, la realizzazione del piano greco-cirpiota-israeliano è poco probabile per tre motivi. In primo luogo, ad oggi manca la tecnologia necessaria per realizzare un gasdotto dal Mediterraneo orientale alla penisola greca, e l’ubicazione geografica dei due giacimenti israeliani è troppo vicina ad aree politicamente instabili, come Siria e Libano.

Infine, incombe l’incognita sull’esito della privatizzazione della DEPA: necessaria algoverno greco al fine di risanare il bilancio statale. Secondo varie indiscrezioni, tra gli interessati alla scalata al colosso energetico di Atene ci sarebbe proprio Gazprom che, così, eliminerebbe sul nascere un potenziale concorrente ai propri piani egemonici sull’Europa.

Torna in auge il Nabucco

Per l’Unione Europea, dunque, non resta che puntare sull’importazione diretta di gas dall’Asia Centrale, per il cui acquisto la Commissione Barroso ha già firmato accordi con Azerbajdzhan e Turkmenistan. Tuttavia, problemi permangono sulla modalità del suo trasporto diretto nel Vecchio Continente, per il quale si stanno fronteggiando due progetti concorrenti.

Il primo è il Gasdotto Europeo Sud-Orientale – SEEP – che punta a unificare il Gasdotto Transanatolico – TANAP, che collega l’Azerbajdzhan alla Turchia – con il Gasdotto Transadriatco – TAP, che va dalla Grecia alla città italiana di Brindisi transitando per l’Albania.

Ad esso, concorrente è il Nabucco West: revisione del “Grande Nabucco” – il quale, originariamente, avrebbe dovuto partire direttamente dal territorio turco – che collega il Gasdotto Transanatolico al terminale di Baumgarten, in Austria, per mezzo del territorio di Bulgaria, Romania, e Ungheria. Su di esso, sempre giovedì, 15 Marzo, ha espresso sostengo l’Azerbajdzhan.

Matteo Cazzulani