LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Guerra del Gas: il Parlamento Europeo caccia la Commissaria filo-putiniana sostenuta da Juncker

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 9, 2014

La nomina a Vicepresidente della Commissione Europea con delega all’Unione Energetica Europea dell’ex-Premier slovena, Alenka Bratusek respinta dal voto di popolari, socialisti e democratici e liberali presso la Commissione Industria-Trasporti-Energia-Ricerca. Il suo supporto al Southstream la vera ragione che ha decretato il suo allontanamento

Una scelta di sovranità del Parlamento Europeo che rappresenta una vera e propria sconfitta per il Presidente-Eletto della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker. Nella giornata di mercoledì, 8 Ottobre, la Commissione Industria-Trasporti-Energia-Ricerca del Parlamento Europeo -ITRE- ha respinto la nomina dell’ex-Premier sloveno, Alenka Brausek, a Vicepresidente della Commissione Europea con delega alla realizzazione dell’Unione Energetica Europea.

Come riportato da Euractiv, a motivare il respingimento della Bratusek è stato il voto negativo del Partito Popolare Europeo e del gruppo dei Socialisti e Democratici Europei, a cui si è aggiunto il parere contrario dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei, a cui la Bratusek, seppur non ufficialmente, afferisce politicamente.

A influire contro la nomina della Bratusek è stata la prestazione della slovena durante le audizioni presso la Commissione ITRE che, secondo quanto dichiarato sia dai popolari che dai socialisti e democratici, non ha rispettato le attese minime che sono richieste al candidato chiamato a ricoprire un aspetto così delicato come la realizzazione dell’Unione Energetica Europea.

Altresì, oltre ad avere dato risposte vaghe sul suo progetto da Vicepresidente della Commissione Europea, la Bratusek è stata respinta anche per avere scelto di auto-proclamarsi candidata Commissaria per conto della Slovenia con un atto preso in maniera unilaterale durante gli ultimi giorni del suo Governo: una scelta che non è piaciuta ai Parlamentari Europei.

Un altro aspetto che ha squalificato la Bratusek è l’essere stata immortalata a cantare inni del regime sovietico durante un’occasione pubblica: un errore imperdonabile che un’alta carica dell’Unione Europea non può commettere.

Oltre alle motivazioni ufficiali, il respingimento della Bratusek nasconde tuttavia ragioni ben più profonde, come la sua effettiva contrarietà all’Unione Energetica Europea, il progetto che è stata chiamata da Juncker a seguire e realizzare.

L’Unione Energetica Europea, progetto concepito dai Presidenti Emeriti della Commissione Europea Jacques Delors e Romano Prodi, di recente rilanciato dal Presidente-Nominato del Consiglio Europeo Donald Tusk e dal Presidente francese Francois Hollande, prevede infatti la creazione di un mercato unico del gas e la diversificazione delle forniture di energia per decrementare la dipendenza dell’Europa da Russia ed Algeria.

Ad esempio, per avviare l’Unione Energetica Europea, la Commissione Europea ha preventivato la realizzazione di nuovi rigassificatori e gasdotti -come il Gasdotto Trans Adriatico, che interessa l’Italia- per importare gas da nuovi fornitori come Azerbaijan, Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America.

La Bratusek, invece, durante la guida del Governo sloveno ha favorito la firma di accordi con il monopolista statale russo del gas Gazprom per la realizzazione in Slovenia del Southstream: gasdotto, progettato dalla Russia meridionale all’Austria, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, concepito dal Presidente russo, Vladimir Putin, per incrementare la dipendenza dell’Europa dal gas di Mosca.

Potocnik, Sefcovic e Navracsics in corsa per il posto della Bratusek

Con il respingimento della Bratusek, il Parlamento Europeo ha preso una chiara posizione in difesa della sovranità del popolo europeo e della sicurezza energetica di un’Europa che, se resta fortemente dipendente dalle forniture di energia di Paesi terzi, non può diventare forte e influente a livello globale.

Ora, il Presidente-Eletto della Commissione, Juncker, è chiamato a sostituire la Bratusek con un altro candidato sloveno alla Vicepresidenza con delega all’Unione Energetica Europea che, tuttavia, dovrà sempre superare l’esame della Commissione competente.

Come riportato da European Voice, la Bratusek potrebbe essere sostituita dal connazionale Janez Potocnik: Commissario uscente all’Ambiente che, per via della sua esperienza pregressa, sarebbe adatto a ricoprire tale ruolo.

In alternativa a Potocnik, la Slovenia potrebbe però nominare Tanja Fajon che, per via della sua scarsa esperienza, potrebbe essere dirottata a Commissario della Cultura: posto ad oggi occupato dall’ungherese Tibor Navracsics.

In questo caso, Navracsics andrebbe ad occupare il settore dei Trasporti, lasciando che ad occupare la Vicepresidenza della Commissione Europea con delega all’Unione Energetica Europea sia lo slovacco Maros Sevcovic.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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La Polonia in prima fila per la realizzazione dell’Unione Energetica Europea. Coi fondi UE che l’Italia non sa spendere

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on June 22, 2014

La compagnia polacca Gaz-System si aggiudica fondi europei per la realizzazione di gasdotti necessari per diversificare le forniture di gas dell’Unione Europea. La realizzazione del Corridoio Nord-Sud, di gasdotti verso Repubblica Ceca, Slovacchia e Lituania, e il sostegno allo sfruttamento dello shale del Governo polacco non piace a Mosca.

Un processo spedito, realizzato sopratutto grazie all’adeguato utilizzo dei fondi europei. Nella giornata di mercoledì, 18 giugno, la compagnia polacca Gaz-System, incaricata della gestione della rete infrastrutturale energetica della Polonia, ha firmato un accordo con la Banca degli Investimenti Europea per l’ottenimento di un prestito di circa 100 Milioni di Euro per la realizzazione del gasdotto Lwowek-Odolanow.

Quest’infrastruttura, ubicata nella regione della Wielkopolska, nell’ovest del Paese, è già stata co-finanziata dal Programma Operativo Infrastruttura e Ambiente, ed è stata sostenuta economicamente dall’Europa perché parte integrante del Corridoio Nord-Sud.

Il Corridoio Nord-Sud, è concepito per unificare i sistemi energetici nazionali dei Paesi dell’Europa Centrale, e per veicolare nel cuore dell’UE il gas liquefatto importato da Qatar, Norvegia, Egitto e Stati Uniti d’America tramite i rigassificatori di Swinoujscie, nella Polonia Nord-occidentale, e di Krk, in Croazia.

Proprio il terminale di Swinoujscie è un’altra delle infrastrutture che la Polonia sta realizzando grazie al sostegno dei Fondi Europei, così come la costruzione di un gasdotto destinato a mettere in comunicazione proprio il terminale di Swinoujscie con la Lituania.

Infine, la Polonia sta sfruttando appieno i programmi di aiuto economico dell’Europa per realizzare altri 2 Mila chilometri di nuovi gasdotti necessari per collegare il sistema infrastrutturale energetico polacco con quello di Repubblica Ceca e Slovacchia.

La manovra della Polonia, che grazie al corretto sfruttamento dei Fondi Europei è riuscita a dare un consistente sviluppo anche ad altri ambiti oltre all’energia -come i servizi, lo sviluppo infrastrutturale e il sostentamento all’agricoltura- rientra nel programma varato dalla Commissione Europea per diversificare le fonti di approvvigionamento di gas dal monopolio di Russia ed Algeria.

Questi due Paesi, in particolare la Russia, si avvalgono dell’energia come forma di ricatto geopolitico nei confronti di Paesi terzi indipendenti, anche membri UE, come dimostrato dalla condotta di Mosca nei confronti di Ucraina, Lituania, Bulgaria ed anche della stessa Polonia.

La diversificazione delle forniture di gas, secondo i piani dell’Europa, può essere favorita mediante la realizzazione di nuovi rigassificatori e nuovi gasdotti per veicolare gas da altri Paesi esportatori, in primis dall’Azerbaijan, ed anche attraverso la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE, così da creare un mercato europeo unico del gas.

Forse proprio per via della sua straordinaria attività nel realizzare i postulati della Commissione Europea in ambito energetico, la Polonia sta rischiando di pagare un prezzo politico molto alto.

Nella giornata di lunedì, 16 Giugno, il settimanale Wprost ha infatti pubblicato intercettazioni che rischiano di minare la stabilità del Governo polacco, che coinvolgono il Capo della Banca Centrale polacca, i Ministri dell’Interno e dei Trasporti, il Viceministro delle Finanze, e l’Addetto Stampa del Premier Donald Tusk.

Queste intercettazioni, registrate presso uno dei ristoranti più famosi di Varsavia con una professionalità e un’accuratezza inaudita, ha fin da subito originato il sospetto in merito alla loro preparazione per mano di agenti segreti russi.

La Russia ha infatti tutto l’interesse a destabilizzare il Governo Tusk, che in Europa sta spingendo, assieme al Presidente francese, Francois Hollande, per la realizzazione dell’Unione Energetica Europea: un progetto che istituzionalizza la creazione del mercato comune UE dell’energia.

Tusk, assieme al Premier romeno, Victor Ponta, e al Primo Ministro britannico, David Cameron, sta inoltre sostenendo l’avvio in Europa dello sfruttamento del gas shale: oro blu sfruttato da rocce argillose poste a bassa profondità di cui, secondo i dati EIA, Polonia, Gran Bretagna, Romania e Lituania sarebbero talmente ricche al punto da diminuire in misura sensibile la loro dipendenza energetica dalla Russia.

L’Ucraina nel Corridoio Adriatico del gas con Croazia ed Ungheria

Oltre che dalla Polonia, il piano di diversificazione delle forniture di gas è sostenuto anche da Repubblica Ceca e Slovacchia, che, come dichiarato mercoledì, 18 Giugno, dai rispettivi Premier, Bohuslav Sobotka e Robert Fico, hanno sostenuto la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi UE per reagire a possibili ulteriori blocchi dell’esportazione di gas dalla Russia.

Al progetto di messa in comunicazione dei gasdotti UE si è aggiunta anche l’Ucraina, che oltre all’aggressione militare nelle regioni di Donetsk e Luhansk, e prima ancora in Crimea, sta subendo dalla Russia il taglio delle forniture di gas russo, anche mediante l’esplosione dolosa del principale gasdotto deputato a veicolare l’oro blu di Mosca in Europa: il gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhhorod.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Yuri Prodan, e dal Capo del colosso energetico nazionale ucraino Naftohaz, Andriy Kobolev, durante una visita a Budapest con i Ministri degli Esteri e dell’Energia ungheresi, Tibor Navracsics e Miklos Sesztak, l’Ucraina ha firmato l’accordo per la costruzione del Corridoio Adriatico del gas.

Questo progetto, a cui partecipano Ucraina, Ungheria e Croazia, è concepito per veicolare in territorio ungherese ed ucraino il gas liquefatto proveniente dal rigassificatore di Krk, e il gas naturale di origine azera proveniente dal Gasdotto Ionico Adriatico -IAP.

Questa conduttura, la IAP, è una diramazione del Gasdotto Trans Adriatico -TAP- l’infrastruttura che l’Europa ha scelto per veicolare in Italia, attraverso Grecia ed Albania, 10 Miliardi di metri cubi di gas all’anno provenienti dall’Azerbaijan.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

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