LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

AZERBAJDZHAN E STATI UNITI RIATTUALIZZANO IL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 30, 2012

Il rappresentante della compagnia azera SOCAR considera ancora il gasdotto dalla verdiana denominazione un progetto utile per l’indipendenza energetica dell’Europa, mentre il Dipartimento di Stato USA illustra la necessità per Bruxelles di combattere il monopolio della Russia. In forse la realizzazione del ramo settentrionale del Southstream

Il percorso del Nabucco e del Southstream

Nessun progetto è escluso a priori e tutte le strade per l’indipendenza energetica sono degne di considerazione. Questo è il messaggio con cui il rappresentante della compagnia energetica azera SOCAR, Elshad Nasyrov, ha corretto la posizione espressa dalla British Petroleum in merito al Nabucco.

Secondo Nasyrov, il gasdotto dalla verdiana denominazione è un’infrastruttura valida per il trasporto del gas dai giacimenti azeri in Europa sia per quanto riguarda il suo progetto originario – che ha previsto la costruzione di una conduttura dall’Azerbajdzhan all’Austria – sia se si considera la sua variante più corta.

Per limitare le spese, ed evitare la costruzione di un’infrastruttura supplementare sul territorio turco oltre al Gasdotto Transanatolico – TANAP: una conduttura deputata al trasporto del gas azero lungo tutta la Penisola Anatolica – il consorzio incaricato di realizzare il Nabucco ha optato per un suo ridimensionamento ad un Nabucco Occidentale costruito tra l’Austria e la Turchia, e non più l’Azerbajdzhan.

Il gasdotto dalla verdiana denominazione è stato concepito dalla Commissione Europea per allentare la dipendenza dell’UE dal gas della Russia grazie al trasporto diretto nel Vecchio Continente dell’oro blu estratto dal ricco giacimento di Shakh Deniz, in Azerbajdzhan. Esso è sostenuto economicamente dalla compagnia energetica austriaca OMV, turca Botas, tedesca RWE, romena Transgaz e ungherese MOL.

Lunedì, 29 Maggio, il Nabucco ha ottenuto il supporto ufficiale anche degli Stati Uniti d’America, che, per voce della Rappresentante del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland, è stato considerato una proposta indispensabile per l’indipendenza energetica dell’Occidente e un incentivo per garantire la concorrenza nel mercato del gas tra diversi soggetti.

Pochi giorni prima, il portavoce della British Petroleum, Ian Conn, ha ritenuto sia il Nabucco, che il Nabucco Occidentale, due progetti inadatti per trasportare il gas azero in Europa, e ha sostenuto che l’unica infrastruttura in grado di assolvere a tale compito è il Gasdotto Europeo Sud-Est – SEEP. Questa conduttura, supportata finanziariamente dalla stessa British Petroleum e dalla SOCAR, è progettata per collegare l’Azerbajdzhan all’Europa tramite lo sfruttamento delle infrastrutture già esistenti.

“Le dichiarazioni della British Petroleum sono state espresse a titolo personale – ha dichiarato Nasyrov – per la SOCAR sia il Nabucco che il Nabucco Occidentale rappresentano possibili itinerari per il trasporto del gas dai giacimenti di Baku in Europa”.

Niente gas russo in Pianura Padana

La sovrabbondanza di proposte per diversificare le forniture di gas europee sembrerebbe avere messo in difficoltà il Southstream: gasdotto progettato dalla Russia per rifornire direttamente l’Europa Occidentale del proprio gas transitando per il fondale del Mar Nero, bypassando Paesi politicamente osteggiati da Mosca, come Romania, Ucraina, Moldova e Polonia, e affossando sia il Nabucco che la SEEP.

Secondo quanto dichiarato dal monoposto russo Gazprom – che sostiene il progetto assieme al colosso italiano ENI, alle compagnie tedesche e francesi Wintershall ed EDF, e a quella nazionali di Montenegro, Slovenia, Serbia e Macedonia – il Southstream potrebbe non essere realizzato nel suo ramo settentrionale che, secondo i progetti, avrebbe dovuto portare il gas dalla Russia direttamente in Pianura Padana.

D’altro canto, il monopolista russo ha confermato l’intenzione di procedere nella realizzazione del resto del progetto che prevede l’attraversamento del fondale del Mar Nero fino alla Bulgaria, e la prosecuzione di un ramo meridionale verso Grecia e Italia meridionale.

Se realizzato, il tronco settentrionale del Southstream transiterà per Macedonia, Montenegro, Repubblica Srpska, Serbia e Slovenia fino al Tavisio e ad una località del Nord Italia ancora non ufficialmente definita.

Matteo Cazzulani

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INDIPENDENZA ENERGETICA UE: LA SEEP AVANTI SUL NABUCCO

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on May 26, 2012

In merito al gasdotto dalla verdiana denominazione, critiche sono espresse dalla British Petroleum: uno degli enti che gestisce il giacimento azero Shakh Deniz. Dalle possibilità per il Gasdotto Europeo del Sud-Est di ottenere il permesso di trasportare in Europa in gas dall’Azerbajdzhan potrebbe trarre vantaggio anche l’Italia.

I percorsi della TAP e del Nabucco

L’importante è il fine, non i mezzi con cui esso viene raggiunto. Questo è il parere espresso dalla Rappresentante della Commissione Europea, Marlene Holzner, dinnanzi alla crisi del Nabucco: un gasdotto progettato dall’Esecutivo di Bruxelles per trasportare in Europa gas naturale proveniente dai giacimenti del Mar Caspio, in Azerbajdzhan, con il fine di diminuire la dipendenza energetica dell’UE dalla Russia

Come riportato dall’autorevole Reuters, nella giornata di venerdì, 25 Maggio, la conduttura dalla verdiana denominazione è stata oggetto di una forte critica da parte del colosso energetico British Petroleum, che, assieme alla compagnia azera DNKAR e a quella norvegese Statoil, controlla il giacimento Shakh Deniz, il cui oro blu avrebbe dovuto riempire i tubi del Nabucco.

L’esponente della BP Ian Conn ha dichiarato alla stampa di non ritenere il Nabucco un progetto economicamente sostenibile in grado di trasportare dall’Azerbajdzhan all’Austria, con una conduttura di circa 4 mila chilometri, 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Inoltre, Conn ha espresso forti dubbi anche dinnanzi ad un possibile ridimensionamento del gasdotto dalla verdiana denominazione che, con il nome Nabucco Ovest, al posto dell’oro blu azero potrebbe trasportare in Europa gas proveniente da Irak, Iran e Turkmenistan.

Nonostante il parere dell’ente britannico, il Nabucco resta in gara per l’assegnazione della licenza che consente il trasporto dell’oro blu del Mar Caspio. A sostegno del progetto restano infatti la compagnia austriaca OMV, la romena Transgaz, la bulgara Ven, la tedesca RWE e l’ungherese MOL.

Tuttavia, gli ultimi due enti energetici hanno espresso forti perplessità in merito alla loro permanenza nel Nabucco, e, nel caso dei magiari, hanno sospeso addirittura per qualche tempo la loro partecipazione nel progetto.

Il gasdotto dato per favorito dai principali esperti nella corsa all’eldorado energetico dell’Azerbajdzhan è il Gasdotto Europeo Sud-Est – SEEP: un progetto elaborato dalla British Petroleum, e compartecipato dai partner dello Shakh Deniz – la compagnia azera DNKAR e quella norvegese Statoil.

Oltre che per il maggiore peso politico degli enti che finanziano questo secondo gasdotto, la SEEP ha il vantaggio di costare molto meno rispetto al Nabucco, in quanto la sua costruzione è prevista tramite lo sfruttamento di condutture già esistenti: un elemento che ha attratto l’interesse della Commissione Europea che, in un periodo di crisi economica, vede con favore la razionalizzazione dei costi per realizzare progetti di strategica importanza.

Inoltre, la possibile assegnazione della licenza dello sfruttamento dei giacimenti azeri potrebbe giovare anche all’Italia. La coalizione energetica britannico-norvegese sostiene la necessità di collegare la SEEP con il Gasdotto Transadriatico: una conduttura progettata per collegare la Grecia all’Italia tramite l’Albania, compartecipata dalla Statoil, dalla compagnia tedesca E.On, e dall’elvetica EGL, sulla quale di recente ha espresso interesse l’italiana Enel.

La Russia mette a repentaglio i piani dell’Unione

La concorrenza tra i progetti candidati al trasporto del gas dall’Azerbajdzhan può tuttavia nuocere all’interesse dell’Europa, in quanto la Russia ha già avviato la propria risposta con la costruzione del Southstream. Questo gasdotto è progettato per bypassare Paesi ritenuti ostili da Mosca come Romania, Moldova, e Ucraina, e per costruire una seconda via – oltre a quella terrestre già esistente – per rifornire il Vecchio Continente di gas russo.

Se realizzato, il Gasdotto Ortodosso – come è anche noto il Southstream – aumenterebbe in maniera esponenziale la dipendenza dell’Europa dalle forniture energetiche della Russia, e neutralizzerebbe ogni tentativo approntato dalla Commissione Europea di diversificare le proprie forniture di gas ricorrendo ai giacimenti azeri e turkmeni.

La realizzazione del progetto di Mosca non solo porterebbe l’Europa a perdere la propria indipendenza energetica, ma metterebbe a serio repentaglio la sicurezza nazionale di un alto numero di Paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia.

Ciò nonostante, a sostegno del Southstream, oltre al monopolista energetico Gazprom, si sono schierati in maniera attiva il colosso italiano ENI, le compagnie tedesca e francese Wintershall e EDF, e quelle nazionali di Serbia, Slovenia, Macedonia e Montenegro.

Matteo Cazzulani

ORBAN AFFOSSA IL NABUCCO E I PROGETTI DI INDIPENDENZA ENRGETICA DELL’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on April 26, 2012

Il Premier ungherese decreta la fuoriuscita della compagnia statale MOL dal gasdotto progettato dalla Commissione Europea per diminuire la dipendenza dal gas della Russia. Serie le conseguenze che questa decisione potrebbe comportare alla sicurezza nazionale dell’UE

Il premier ungherese, Viktor Orban

Non è una questione di decisioni politiche, di mutamento della Costituzione, o di risistemazione del sistemazione bancario, ma l’Ungheria ha di nuovo diviso l’Europa, questa volta sul piano energetico. Nella giornata di martedì, 24 Aprile, la compagnia energetica ungherese MOL ha rigettato la programmazione di bilancio del consorzio incaricato della costruzione del Nabucco, e ha ritenuto pubblicamente il progetto irrazionale e inattuabile.

Il gasdotto dalla verdiana denominazione è stato progettato dalla Commissione Europea per veicolare nel Vecchio Continente gas di provenienza centroasiatica, evitando il transito per il territorio russo, e diminuendo la dipendenza dell’UE da Mosca. Finora, esso è stato compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dalla romena Transgaz, dalla tedesca RWE, e, per l’appunto, dall’ungherese MOL.

Secondo quanto riportato dall’ente energetico di Budapest, perplessità in merito al progetto sarebbero state sollevate già da un anno e mezzo a causa della lievitazione continua del costo dell’infrastruttura, senza che ad esso corrispondesse un rafforzamento della portata del progetto: sempre fissa a 31 miliardi di metri cubi annui di gas.

A dare la conferma del disinteresse dell’Ungheria nei confronti del progetto della Commissione Europea sono state le dichiarazioni del Primo Ministro ungherese in persona, Viktor Orban, che, nella serata di lunedì, 23 Aprile, ha comunicato di essere a conoscenza della rinuncia della MOL alla compartecipazione nel Nabucco, e della decisione dell’ente energetico nazionale di congelare l’approvazione del bilancio del consorzio deputato alla costruzione del gasdotto.

Come rilevato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, ad avere condizionato Orban potrebbe essere stata la precedente visita intercorsa a Budapest con il Capo del monopolista russo Gazprom, durante la quale, come comunicato ufficialmente da forti del governo, i due avrebbero discusso sull’ingresso dell’Ungheria nel progetto Southstream.

Questo gasdotto, noto anche come “Gasdotto Ortodosso”, è il rivale del Nabucco, ed è stato concepito dalla Russia per bypassare Paesi osteggiati dal Cremlino – come Ucraina, Polonia, Romania e Moldova – e aumentare la dipendenza dei Paesi occidentali del Vecchio Continente dalle forniture energetiche di Mosca.

Anche la Germania si defila dal gasdotto

La compagnia austriaca OMV – la capofila del consorzio Nabucco – ha commentato come ragionevoli i dubbi della MOL, dal momento in cui il gasdotto dalla verdiana denominazione ultimamente ha decisamente perso di smalto e forza. Con la fuoriuscita della compagnia turca BOTAS, che ha preferito sostenere la costruzione di un proprio gasdotto in comune con l’Azerbajdzhan – da cui proviene il gas che la Commissione Europea intende esportare – il Nabucco è stato ridotto a un “Nabucco Occidentale” concepito per trasportare l’oro blu in Europa non più dal Centro-Asia, ma dalla Turchia.

Inoltre, simili dubbi a quelli della MOL sono stati espressi anche dalla compagnia tedesca RWE, che notoriamente mantiene buoni rapporti con Gazprom e le compagnie russe in generale, e che ha definito sulle colonne del Wall Street Journal Deutschland la permanenza nel Nabucco come un gesto di pura misericordia.

Secondo il parere di diversi esperti, con il blocco del finanziamento, e la fuoriuscita dell’Ungheria, quello che è stato il principale progetto per l’indipendenza energetica dell’Unione Europea può seriamente essere affossato per mancanza di risorse, e la sua mancata costruzione rischia di avere serie conseguenze sulla sicurezza nazionale dei Paesi dell’UE.

Difatti, a poco potrebbe servire l’intervento che un’altra compagnia tedesca, la Biogas, ha intenzione di apportare con il proprio ingresso nel Nabucco in caso di definitiva fuoriuscita della MOL e della RWE. A presentare questa eventualità è stata la Vice-Commissaria UE all’Energia, Marlene Holtzner, che nella giornata di mercoledì, 25 Aprile, all’agenzia Focus Information ha dichiarato la possibilità di un’ancora per il mantenimento a galla del gasdotto europeo.

Matteo Cazzulani

L’ITALIA DECIDE SUL GASDOTTO TRANS-ADRIATICO E SULLA DIVERSIFICAZIONE DELLE PROPRIE FORNITURE DI GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 26, 2012

Depositato presso il Ministero dell’Ambiente italiano il progetto per la realizzazione della TAP: infrastruttura deputata al trasporto dell’oro blu azero nella nostra Penisola. I vantaggi dell’iniziativa per l’indipendenza energetica e la sicurezza nazionale del nostro stato contrastati da possibili intoppi a livello burocratico e lobbistico da parte di una Russia monopolista notevolmente influente negli equilibri geopolitici ed economici del nostro Paese

Il tragitto della TAP e del Nabucco

Il gas per l’Italia potrebbe giungere da fonti diversificate e, così, abbattere un’onerosa bolletta dettata dal forte dipendenza della nostra penisola dalla Russia. Queste sono le motivazioni espresse a supporto della costruzione del Gasdotto Transadriatico – TAP: un’infrastruttura, compartecipata dalle compagnie energetiche elvetica EGL, norvegese STATOIL, e tedesca E.On, che, se realizzata, permetterà il trasporto di gas di provenienza centro-asiatica direttamente nel nostro Paese.

Come riportato dall’autorevole Natural Gas Energy, sulla base di una nota dell’ufficio stampa del consorzio TAP, il piano di costruzione del Gasdotto Trans-Adriatico è stato presentato alla Commissione di Valutazione per l’Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente, a cui spetta l’imprimatur definitivo per la realizzazione di un’infrastruttura che potrebbe giovare non poco alla diversificazione delle forniture di gas dell’Italia che, sopratutto dopo i risvolti della guerra il Libia, sono quasi del tutto provenienti dalla Russia.

Il Gasdotto Trans-Adriatico è concepito per importare 10 miliardi di metri cubi annui di gas azero dal confine tra Grecia e Turchia attraverso l’Albania fino alla Puglia: per la precisione, nel comune di Meledugno, in Provincia di Lecce, tra le località di San Foca e Specchia Ruggeri. Una volta raggiunte le acque territoriali italiane, la TAP sarà inserita tra le infrastrutture controllate da Snam Rete Gas, ossia l’ente che nel nostro Paese detiene il controllo del sistema infrastrutturale energetico della penisola.

“Ci siamo impegnati per tre anni, durante i quali siamo stati a stretto contatto con Enti Locali e ONG per ridurre al minimo ogni impatto ambientale e individuare il punto di arrivo della TAP maggiormente conveniente a entrambe le parti – ha dichiarato il Responsabile della Sicurezza del consorzio deputato alla costruzione del Gasdotto Trans-Adriatico, Martin Ferguson – la presa in considerazione del nostro progetto è un passo fondamentale per evitare ogni rischio sul piano del rispetto dell’equilibrio ecologico della regione”.

Come riportato nella nota del consorzio TAP, la costruzione del gasdotto è stata prevista addirittura nel periodo invernale, per non nuocere al turismo: molto forte sulle spiagge salentine durante la stagione estiva, e su cui si basa gran parte dell’economia italiana e pugliese. Tuttavia, queste rassicurazioni potrebbero non bastare per la realizzazione del progetto per almeno tre motivi.

Il peso del Cremlino e degli ambientalisti

Il primo è legato dalla scarsa propensione delle autorità pugliesi ad ogni progetto energetico, a cui si somma la cronica farraginosità della burocrazia italiana. Un precedente a riguardo è stata la recente decisione della compagnia inglese BR di congelare i piani per la costruzione del rigassificatore di Brindisi a causa della mancata concessione delle dovute licenze dopo undici anni di attesa.

La costruzione dell’infrastruttura a Brindisi, necessaria come la TAP per diversificare le forniture di gas italiane, è stata avviata nel 2001, ma, secondo quanto denunciato da BR, sia Roma che Bari hanno rallentato la sua attuazione fino alla definitiva rinuncia.

Il secondo motivo è dettato dall’incertezza che ancora aleggia sull’effettiva concessione della licenza per il trasporto del gas azero alla TAP, con il quale concorre il Nabucco Occidentale: un gasdotto, compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, da quella ungherese MOL, dalla romena Transgaz e dalla tedesca RWE, concepito per importare l’oro blu di Baku nel Vecchio Continente attraverso Romania, Ungheria e Austria.

In ultimo, non è da escludere il forte peso della Russia negli equilibri energetici italiani, e nel mondo della politica e dell’economia del nostro Paese: una presenza bipartisan che, negli ultimi anni, ha impedito ai governi italiani di individuare e realizzare vie di approvvigionamento alternative a quelle di Mosca.

A dimostrazione di quanto pesante sia la nostra dipendenza dal Cremlino la si è avuta lo scorso Febbraio, quando la Russia, per costringere l’Ucraina a cedere al monopolista russo, Gazprom, i propri gasdotti nazionali, ha tagliato l’invio di gas verso Occidente e, di conseguenza, ha provocato il calo delle forniture in Italia, la quale, non potendo contare sull’affidabilità degli approvvigionamenti dal Nord Africa, ha dovuto affrontare un’emergenza energetica quasi senza precedenti.

Matteo Cazzulani

GAZPROM MARCIA VERSO IL CENTRO DELL’EUROPA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on March 16, 2012

Il monopolista del gas russo dichiara la realizzazione della seconda diramazione terrestre del Nordstream verso Germania Occidentale, Benelux e Francia. Allo stesso tempo, conferma la costruzione del Southstream per collegare Italia e Balcani direttamente alla Russia. I tentativi dell’Unione Europea nel contrastare l’egemonia energetica della Russia sul Vecchio Continente e il consolidamento dell’alleanza tra Grecia, Cipro e Israele

Ilpercorso del Nordstream

Il percorso del Nordstream

Due lunghe tenaglie per soffocare energicamente l’Europa stanno per essere realizzate nel breve tempo, senza che Bruxelles abbia le armi adeguate per potersi difendere. Nella giornata di giovedì, 15 Marzo, il Direttore Generale del consorzio russo-energetico Wingas, Hans-Georg Engelkamp, ha dichiarato l’avvio dei lavori per il prolungamento del Nordstream nel continente europeo.

Costruito, su iniziativa della Russia, per bypassare energicamente Paesi dell’Unione Europea politicamente invisi al Cremlino – come Polonia e Stati Baltici – il Nordstream è un gasdotto che transita lungo il fondale del Mar Baltico, e rifornisce direttamente di gas russo la Germania. Arrivata a Greifswald, la conduttura si divide in due diramazioni: la OPAL, verso Repubblica Ceca, Slovacchia e Austria, e la NEL, la quale, ancora da realizzare, è diretta in Renania, Olanda, Belgio,e Francia.

Secondo quanto riportato dal Kommersant”, la Russia tiene molto alla realizzazione di questi due gasdotti terrestri, da un lato per mantenere un rapporto diretto con i Paesi dell’Europa Occidentale e, dall’altro, per realizzare nel Vecchio Continente due condutture direttamente controllate non solo sul piano delle forniture, ma anche su quello amministrativo.

Infatti, sia nella OPAL che nella NEL, il monopolista russo Gazprom, per mezzo di compagnie da esso controllate, mantiene più del 50% del possesso di questi due gasdotti, ma l’Unione Europea è riuscita a rallentare i progetti della Russia grazie al Terzo Pacchetto Energetico UE: una legge che vieta a società extra-europee la gestione in regime di monopolio delle condutture sul suolo dell’Unione.

Per quanto riguarda la NEL, la Wingas – controllata da Gazprom – è costretta a rinunciare al 51% del controllo del gasdotto, e a cedere almeno il 35% delle azioni o a un nuovo ente, oppure alle compagnie già presenti nell’infrastruttura: la compagnia tedesca E.On, l’olandese Gasunie, e la belga Fluxys.

Secondo diversi esperti, la questione potrebbe portare solamente a un ritardo nella costruzione di un gasdotto, che sarà comunque realizzato per soddisfare le richieste dei Paesi del Benelux e della Francia, con uno sguardo attento verso la Gran Bretagna. All’indomani della sua terza rielezione, il Presidente russo, Vladimir Putin, ha invitato Londra a compartecipare al Nordstream o in una delle sue diramazioni sul suolo europeo, tuttavia, senza ottenere risposta alcuna da parte della Autorità britanniche.

Di pari passo, sempre giovedì, 15 Marzo, la Russia ha comunicato l’avvio della realizzazione anche del Southstream: gasdotto che, similmente al Nordstream, è stato progettato sul fondale del Mar Nero per isolare Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino – come Romania, Moldova e Ucraina – e rifornire di oro blu russo direttamente i Balcani e l’Italia.

Nel corso dei colloqui con il Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, avvenuti a Mosca giovedì, 15 Marzo, il Capo di Gazprom, Aleksej Miller, ha illustrato come il Gasdotto Ortodosso – ossia il Southstream – sia sul punto di essere avviato con la collaborazione delle compagnie energetiche di Italia, Serbia, Macedonia, Montenegro, Slovenia, Francia, Germania, e Grecia.

Proprio la Grecia, tuttavia, è protagonista di un gioco su due fronti. Da un lato, è tra i principali partner della politica energetica russa, ma, dall’altro, si è candidata come principale garante di una soluzione con cui la Commissione Europea – nonostante l’opposizione dell’asse franco-tedesco e di altri Paesi apertamente filo russi -sta cercando di diminuire la dipendenza di Bruxelles dal gas russo.

Come dichiarato dal Capo Esecutivo della compagnia greca DEPA, Harry Sachinis, Atene sarebbe pronta a collaborare con Israele e Cipro per trasportare l’oro blu dai giacimenti israeliani Leviathan e Tamar fino alla Grecia, per poi servire la Bulgaria attraverso l’Interconnetore Grecia-Bulgaria – IGB – e l’Italia tramite l’Interconnetore Turchia-Grecia-Italia – il quale, attraverso i Mari Egeo e Ionio, arriva fino ad Otranto.

Sempre secondo il parere di diversi esperti, la realizzazione del piano greco-cirpiota-israeliano è poco probabile per tre motivi. In primo luogo, ad oggi manca la tecnologia necessaria per realizzare un gasdotto dal Mediterraneo orientale alla penisola greca, e l’ubicazione geografica dei due giacimenti israeliani è troppo vicina ad aree politicamente instabili, come Siria e Libano.

Infine, incombe l’incognita sull’esito della privatizzazione della DEPA: necessaria algoverno greco al fine di risanare il bilancio statale. Secondo varie indiscrezioni, tra gli interessati alla scalata al colosso energetico di Atene ci sarebbe proprio Gazprom che, così, eliminerebbe sul nascere un potenziale concorrente ai propri piani egemonici sull’Europa.

Torna in auge il Nabucco

Per l’Unione Europea, dunque, non resta che puntare sull’importazione diretta di gas dall’Asia Centrale, per il cui acquisto la Commissione Barroso ha già firmato accordi con Azerbajdzhan e Turkmenistan. Tuttavia, problemi permangono sulla modalità del suo trasporto diretto nel Vecchio Continente, per il quale si stanno fronteggiando due progetti concorrenti.

Il primo è il Gasdotto Europeo Sud-Orientale – SEEP – che punta a unificare il Gasdotto Transanatolico – TANAP, che collega l’Azerbajdzhan alla Turchia – con il Gasdotto Transadriatco – TAP, che va dalla Grecia alla città italiana di Brindisi transitando per l’Albania.

Ad esso, concorrente è il Nabucco West: revisione del “Grande Nabucco” – il quale, originariamente, avrebbe dovuto partire direttamente dal territorio turco – che collega il Gasdotto Transanatolico al terminale di Baumgarten, in Austria, per mezzo del territorio di Bulgaria, Romania, e Ungheria. Su di esso, sempre giovedì, 15 Marzo, ha espresso sostengo l’Azerbajdzhan.

Matteo Cazzulani

CAMBIANO GLI EQUILIBRI NELLA GUERRA DEL GAS

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on February 6, 2012

Il sostegno della Turchia al Gasdotto Transanatolico, e il supporto delle compagnie Shell e British Petroleum al Gasdotto Europeo del Sud Est, costringono il Nabucco, progettato dall’Unione Europea, ad un sensibile ridimensionamento. Le differenti infrastrutture chiamate in causa nella corsa UE all’eldorado energetico azero, e i tentativi della Russia di impedire tale disegno per mantenere la propria egemonia sul Vecchio Continente

Il percorso del Gasdotto Europeo Sud-Est (SEEP)

Turchia, Italia e Ucraina, con Unione Europea e Russia dietro le quinte: questi sono gli attori principali destinati a influenzare la realizzazione di un’infrastruttura per consentire a Bruxelles lo sfruttamento dei giacimenti di gas della regione del Mar Caspio. Un’operazione da tempo supportata dalla Commissione Barroso, la quale, dopo avere raggiunto accordi con Azerbajdzhan e Turkmenistan per l’acquisto di oro blu dal giacimento Shakh-Deniz, ha preventivato la realizzazione di un fascio di gasdotti in cui rientrano interessi nazionali, geopolitici ed energetici di diversa natura e provenienza che, ad oggi, hanno impedito a Bruxelles l’elaborazione un progetto unico.

Chiave di svolta è stata, il 27 Dicembre 2011, la decisione da parte della Turchia di sostenere il Gasdotto Transanatolico (TANAP). L’infrastruttura, progettata lungo tutta la penisola anatolica per trasportare gas dall’Azerbajdzhan al Bosforo, è sostenuta non solo da un accordo politico tra Ankara e Baku, ma anche da un consorzio compartecipato delle compagnie nazionali di Turchia e Azerbajdzhan, BOTAS e SOCAR, dell’olandese Shell, e della britannica British Petroleum.

Secondo i piani di questo consorzio, il gasdotto Transanatolico dovrebbe rappresentare il primo tratto del Gasdotto Europeo Sud-Est (SEEP): una lunga infrastruttura che consentirà il trasporto dell’oro blu di provenienza azera ai Paesi centrali e occidentali del Vecchio Continente tramite lo sfruttamento di una delle due infrastrutture già esistenti.

La prima è l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia (ITGI), posseduto dal consorzio Poseidon, in cui rientrano la BOTAS, la compagnia greca DESFA, e l’italiana Edison. Questo gasdotto collega la penisola anatolica ad Otranto, passando per la Grecia e i Mari Egeo e Ionio. Come ammesso dal suo Presidente, Elio Ruggeri, l’infrastruttura vanta modeste dimensioni, ma può contare sull’appoggio politico dell’Azerbajdzhan: confermato, lo scorso 2 Febbraio, dall’incontro tra i vertici della SOCAR e il vice-Ministro allo sviluppo economico italiano, Claudio de Vincenti.

Insidia al’ITGI è la Trans-Adriatic Pipeline (TAP) che è compartecipata dalla compagnia elvetica EGL, dalla norvegese Statoil, e dalla tedesca E.On. Questo gasdotto collega la Grecia a Brindisi passando per l’Albania e, come dichiarato dal suo Direttore delle Relazioni Internazionali, Michael Hoffman, può garantire il trasporto di una quantità di gas superiore a quella attuale in caso di accordo con il consorzio Transanatolico.

L’ultima parola spetta all’Azebajdzhan, che, al momento della firma dei pre-contratti con la Commissione Europea, ha promesso di decidere in tempi brevi su quale itinerario energetico puntare per onorare i propri obblighi di Paese fornitore. Tuttavia, a complicare questa scelta è la presenza di altri due progetti alternativi al Gasdotto Europeo del Sud-Est.

Il primo è il Nabucco: gasdotto progettato lungo i Balcani per raggiungere i giacimenti azeri senza transitare per il territorio della Russia: dalle cui forniture l’UE già dipende quasi in toto. Riconosciuto progetto di primaria importanza per Bruxelles, il gasdotto dalla verdiana denominazione è sostenuto politicamente da Commissione Europea, Paesi dell’Europa Centrale – Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia – e consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania e Ungheria – ed economicamente dalle compagnie energetiche bulgara Bulgargaz, romena Transgaz, ungherese MOL e austriaca OMW.

Dato inizialmente per favorito, il Nabucco ha perso prestigio in seguito alla fuoriuscita della BOTAS e della SOCAR – che hanno sostenuto il Gasdotto Transanatolico – e ai ripensamenti della compagnia tedesca RWE, il cui Presidente, Stefan Judisch – preso atto che la decisione dei governi turco e azero ha complicato la situazione – ha proposto un ridimensionamento del progetto ad una sorta di Nabucco Occidentale: da considerare come il prolungamento in territorio europeo del Gasdotto Transanatolico alternativo a ITGI e TAP.

La Russia cerca di bloccare l’indipendenza energetica dell’Unione Europea

Finora, il Nabucco non ha ancora adottato contromosse. Come dichiarato dal suo Presidente, Kristian Dolezan, il consorzio continua a ritenere la Turchia un partner privilegiato, malgrado il sostegno concesso da Ankara al Gasdotto Trasnanatolico e, ancor prima, all’accordo con la Russia per il transito nelle acque territoriali turche del Southstream.

Questa infrastruttura è l’ultimo attore della guerra dei gasdotti nell’Europa Centro-Orientale e Meridionale. Noto come Gasdotto Ortodosso, il Southstream rappresenta il tentativo da parte del Cremlino di impedire all’Unione Europea la corsa all’eldorado azero. L’accesso diretto di Bruxelles ai giacimenti del Mar Caspio comporterebbe non solo un brusco ridimensionamento della dipendenza energetica dell’UE da Mosca, ma metterebbe anche in crisi i piani di egemonia della Russia sul Vecchio Continente, che, come dimostrato dai recenti eventi, il Cremlino intende realizzare con l’arma del gas e dei gasdotti.

Cruciale per la realizzazione del Southstream è la situazione in Ucraina, poiché è da tempo che Mosca ambisce al controllo del sistema infrastrutturale energetico ucraino: passo fondamentale per collegare i gasdotti russi a quelli di Francia, Germania, Slovenia, Slovacchia e Italia, ossia i Paesi con cui il monopolista russo, Gazprom, ha già firmato accordi e pre-accordi per la gestione totale o parziale delle condutture nazionali.

Oggi, l’indipendenza dei gasdotti dell’Ucraina è garantita dai contratti firmati tra Kyiv e Mosca nel Gennaio 2009 dall’allora Primo Ministro, Julija Tymoshenko – attualmente, in seguito a un’opera di repressione politica, detenuta in isolamento proprio per avere firmato quegli accordi – ma presto il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, sarà costretto a cedere alle richieste del Cremlino: isolato com’è sia sul piano internazionale – per via della sua condotta autoritaria – sia su quello energetico.

Difatti, il Southstream è concepito anche per bypassare – e minacciare – l’Ucraina, rifornendo gli acquirenti del Mediterraneo occidentale per mezzo di un percorso alternativo a quello dipendente dai gasdotti ucraini: dal fondale del Mar Nero, il Gasdotto Ortodosso raggiungerà la Grecia, da dove una diramazione sarà orientata verso l’Italia meridionale, e, un’altra, verso Macedonia, Montenegro, Serbia, Slovenia, e Pianura Padana.

Il Southstream è un progetto costoso, che la Russia stessa preferirebbe non realizzare per non impiegare troppe risorse finanziare. Tuttavia, in questo progetto Mosca è supportata da una cordata molto influente sul piano economico: oltre a Gazprom, quote di partecipazione del Southstream sono possedute dal colosso energetico italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia, Slovenia e Montenegro.

Sul piano politico, il Gasdotto Ortodosso è sostenuto attivamente non solo dalla Russia, ma anche dai governi di Francia e Germania, i quali, in diverse occasioni, hanno sostenuto apertamente gli interessi energetici di Mosca in sede europea: a prescindere dal palese contrasto con l’interesse generale di Bruxelles nel diversificare le fonti dal quasi unico fornitore russo e, de facto, dalla messa a serio repentaglio della sicurezza energetica dell’Unione Europea tutta.

Matteo Cazzulani