LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ORBAN SI, JANUKOVYCH NO: LA MESCHINITA DELL’OPINIONE PUBBLICA ITALIANA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on January 9, 2012

Il Premier ungherese criticato per i provvedimenti che hanno compromesso l’apparato giudiziario, informativo e Costituzionale dello stato magiaro. Altresì, nessuna  contestazione per la condotta del Presidente ucraino, che ha incarcerato esponenti di spicco dell’Opposizione Democratica, accresciuto i propri poteri a dismisura, posto a capo della magistratura persone di fiducia, e falsato le elezioni amministrative

Il Premier ungherese, Viktor Orban

“Dittatore”, “Fascista”, “Violatore dei diritti umani”. Questi alcuni degli epiteti che stampa ed associazioni italiane hanno rivolto ad un nuovo autocrate, reo di avere ristabilito in Europa un vero e proprio regime illiberale. Peccato che ad essere imprecisi sono i tempi ed il destinatario di tali feroci attacchi.

Dipinto come il nuovo Mussolini è Viktor Orban: Premier ungherese, accusato per una serie di riforme discutibili con cui il partito di maggioranza, Fidesz, de facto ha aumentato a dismisura i suoi poteri nella vita interna della Repubblica magiara.

Sia chiaro, per Orban poche scuse. La nuova Costituzione magiara entrata in vigore il Primo di Gennaio – in cui il Partito Socialista, la principale forza dell’Opposizione, è etichettata come erede diretta della dittatura comunista – il diritto del Premier di nominare membri influenti della Banca Centrale Ungherese e del Consiglio Superiore della Magistratura, ed il controllo dei media critici con la maggioranza sono provvedimenti contrari alle regole UE e lesivi dell’assetto giudiziario, bancario e democratico di Budapest.

Legittima ogni critica, e comprensibile anche la gogna mediatica che ha portato Orban a dichiarare in fretta e furia di essere pronto a colloqui con Bruxelles per risolvere la questione secondo i consigli dell’Unione Europea, nella quale l’Ungheria vuole permanere, pur non essendo intenzionata ad adottare la moneta unica.

Tuttavia, stupisce come tale mobilitazione internazionale, particolarmente feroce in Italia, non si sia registrata dinnanzi a quanto accade in Ucraina: Paese europeo – ma non ancora membro UE a causa della sudditanza alla Russia dell’asse franco-tedesco alla guida dell’Europa – in cui negli ultimi mesi si è registrata un’involuzione della democrazia ben peggiore di quanto avvenuto in Ungheria.

Il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, non ha definito l’Opposizione Democratica “erede del fascismo”, ma ha provveduto ad una feroce repressione, coninterrogatori, processi, e persino arresti dei maggiori esponenti dello schieramento a lui avverso.

Tra essi, la Leader del campo arancione, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko: deportata in un penitenziario periferico a Kharkiv per scontare lontano da politica e famigliari la condanna a sette anni di detenzione in isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Tale verdetto è maturato dopo un processo-farsa, in cui la difesa è stata sistematicamente privata di ogni diritto, e le accuse sono state costruite su prove montate ad hoc, addirittura datate il 31 Aprile: il tutto, con la Tymoshenko già reclusa in isolamento in misura cautelativa.

Condotta possibile in Ucraina, dove Janukovych ha provveduto anche alla sostituzione dei vertici della magistratura con persone a lui fedeli, mutato la Costituzione con un colpo di mano – accrescendo a dismisura i propri poteri a scapito di una Rada oggi priva di significato – e permesso brogli nelle elezioni amministrative dell’Ottobre 2010.

Non se la passano in maniera idilliaca nemmeno giornalisti e media indipendenti. La televisione 5 Kanal – di proprietà di Petro Poroshenko: il maggiore finanziatore della Rivoluzione Arancione – è stata oggetto di attacchi da parte delle Autorità, intenzionate a sottrarle diritti di emissione a favore delle televisioni del Capo dei Servizi Segreti, Valerij Khoroshkovs’kyj.

Inoltre, il colonnista dell’autorevole Ukrajins’ka Pravda, Mustafa Najem è stato minacciato in diretta tivù da Janukovych per avere posto domande sull’utilizzo di denaro pubblico da parte del Capo di Stato per i propri interessi di famiglia.

Due pesi, due misure

Dinnanzi a tale quadro, lecito chiedersi che cosa spinge gli italiani a mobilitarsi in presidi, campagne, e pezzi al veleno contro Orban e ad ignorare Janukovych. Dopotutto, sulle rive del Danubio non si è arrivati a spostare la politica dal Parlamento alle aule di tribunale – quando non alla prigione – come invece sulle Rive del Dnipro. Si spera, che sia tutto legato ad un’assenza di informazione, e non sia una presa di posizione politica, tanto meschina quanto politicamente disonesta.

Orban è Leader di Fidesz, partito di destra alleato in Europa solo con i Tory inglesi, i cechi del Partito Democratico Civico, ed i conservatori polacchi di Diritto e Giustizia. Pochi amici, spesso aspramente criticati non solo dalla destra moderata, ma sopratutto dalla sinistra al caviale, che di frequente adotta questi tre soggetti come nemico comune da attaccare per distogliere l’attenzione dai propri problemi interni.

Altresi, Janukovych è a capo del Partija Rehioniv: questo Partito – a cui appartengono Presidente, Premier, e quasi tutti i membri del Consiglio dei Ministri -è egemone nel Paese, finanziato dagli oligarchi dell’Est dell’Ucraina, e, in Europa, è legato da un patto di collaborazione con i Socialisti Europei: schieramento dell’Europarlamento che raccoglie le principali forze della sinistra del Vecchio Continente, tra cui i socialisti francesi, la SPD tedesca, ed il Partito Democratico di Bersani.

La difesa della democrazia e dei diritti umani dovrebbe essere un principio apartitico ed indipendente da ogni logica di politica interna. Pertanto, è auspicabile ritenere che chi oggi si schiera contro Orban, e non fa nulla per richiedere la liberazione della Tymoshenko ed il ripristino delle libertà occidentali in Ucraina, è solo vittima di una scorretta informazione: complici i media del Belpaese, che, spesso, non sanno nemmeno dell’esistenza dell’Ucraina e del crollo dell’Unione Sovietica.

Altresì, sarebbe davvero mortificante constatare come la vicenda ungherese venga strumentalizzata per un mero calcolo basato sulle logiche interne a Palazzo Chigi, e come insigni movimenti per la difesa della democrazia nel Mondo – e, più nello specifico, di gente onesta e con tanto cuore e sincera passione – finiscano per essere pedine di un gioco sporco e disonesto.

Matteo Cazzulani