LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

LITUANIA: CRISI DI GOVERNO ED EMERGENZA ENERGETICA

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on March 20, 2012

Le dimissioni del Ministero degli Interni, Raimundas Palaitis, portano alla caduta della maggioranza del Premier Andrijus Kubilijus, a un conflitto istituzionale tra quest’ultimo e la Presidente, Dalia Grybauskaite, e al congelamento dell’avvio del programma nucleare a Vilna, necessario per diminuire la dipendenza dal gas dalla Russia

Il primo ministro lituano, Andrijus Kubilijus

Senza un governo e senza fonti di energia diversificate. Questa è la situazione della Lituania dopo le dimissioni del Ministro degli Interni, Raimundas Palaitis, dalle quali, presentate, senza possibilità di revoca, nella giornata di lunedì, 19 Marzo, a Vilna si è ufficialmente aperta la crisi di Governo.

A pretendere le dimissioni del Capo del Dicastero, esponente di spicco dell’Unione di Centro, è stato il Premier, Andrijus Kubilijus, in seguito alla decisione del Ministro di azzerare i vertici del Servizio di Monitoraggio Finanziario: rei di avere diffuso delicate informazioni circa il fallimento della banca Snoras, avvenuto nel 2011.

Ad opporsi al Premier è stata però la Presidente, Dalia Grybauskaite: intimorita per le possibili ripercussioni che le dimissioni di Palaitis avrebbero avuto per la tenuta della coalizione di Governo. Tuttavia, Kubilijus ha proseguito per la sua strada, accettato la decisione di Palaitis, e provocato l’automatico crollo della maggioranza.

La Costituzione lituana prevede la nomina di un nuovo esecutivo in caso di licenziamento di più della metà dei Ministri: con la dipartita di Palaitis, il Governo Kubilijus ha registrato il settimo licenziamento dei 14 titolari di Dicastero nominati al momento dell’avvio della legislatura in corso.

Come dichiarato dai principali mezzi di informazione locali, subito sono iniziate le consultazioni per il varo di un Governo di minoranza che sia in grado di traghettare il Paese alle Elezioni Parlamentari tra otto mesi.

Secondo indiscrezioni, del nuovo esecutivo faranno parte due dei tre attuali membri della maggioranza – l’Unione della Patria dei Cristiano Democratici Lituani, la formazione conservatrice del Premier, e il Movimento Liberale di Eligijus Masilijus – ma non l’Unione di Centro di Palaitis.

Congelato il nucleare. La Russia vince

La crisi della maggioranza è destinata ad avere serie ripercussioni soprattutto sul piano energetico, dal momento in cui, nei prossimi giorni, è attesa presso il Sejmas – il Parlamento della Lituania – una discussione sull’avvio dei lavori per l’installazione di una centrale nucleare: per la quale contratti sono già stati firmati con la società giapponese Hitachi, con l’azienda energetica estone, e con la polacca PGE.

La maggioranza ha sostenuto il progetto, motivato con la necessità di trovare una fonte alternativa di energia differente dal gas della Russia, da cui Vilna dipende all’89%, mentre le opposizioni, a riguardo, hanno chiesto la convocazione di un referendum.

Tuttavia, la caduta del governo potrebbe congelare la questione e rinviarla ai lavori della prossima legislatura: lasciando la Lituania priva della possibilità di diversificare le proprie forniture energetiche.

Nel frattempo, la Russia, coadiuvata da Germania, Francia e Olanda, ha dichiarato di essere pronta a costruire un prolungamento locale verso l’enclave di Kaliningrad del Nordstream: un gasdotto costruito sul fondale del Mar Baltico per volere di Mosca per rifornire di gas direttamente tedeschi e francesi, e bypassare Paesi politicamente osteggiati dal Cremlino, come Polonia e Lituania.

Qualora l’ampliamento dell’infrastruttura sottomarina fosse attuato, la Lituania cesserebbe di essere il paese da cui il gas russo transita verso Kaliningrad, e, così, il peso contrattuale di Vilna nei confronti del monopolista russo sarebbe quasi insignificante

Matteo Cazzulani

LITUANIA: MAGGIORANZA DI CENTRO-DESTRA CONFERMA MINISTRO ANTI-GAZPROM

Posted in Paesi Baltici by matteocazzulani on March 12, 2011

L’opposizione socialdemoratica non riesce a sfiduciare il titolare dell’Energia, Arvydas Sekmokas, impegnato in una battaglia contro il monopolista russo del gas.

Il ministro dell'energia lituano, Arvydas Sekmokas

66 Deputati contro 54 a difesa degli interessi nazionali. Questo quanto accaduto in Lituania, dove la maggioranza di centro-destra ha respinto la sfiducia al Ministro dell’Energia, Arvydas Sekmokas.

A richiederla, i socialdemocratici, contrari alla posizione dell’esecutivo nei confronti del monopolista russo del gas, Gazprom. Dalle cui forniture, Vilna dipende fortemente.

In seguito ad un consistente aumento delle tariffe di importazione, Sekmokas ha denunciato la ratio politica dell’aumento dei prezzi di Mosca, ed avviato un’opera di reprivatizzazione della compagnia energetica statale, Lietuvos Dujos. Di cui Gazprom controlla il 37,1%.

Una situazione in contrasto con il Terzo Pacchetto Energetico UE, che prevede la liberalizzazione dei gasdotti dell’Unione Europea. Per questa ragione, il Ministro ha richiesto pubblicamente le dimissioni del Direttore Generale dell’ente lituano, Valerij Golubjev. Nel contempo, Vice-Capo del monopolista russo.

La sfiducia come revanche politica

Dunque, confermata la linea della maggioranza del Paese Baltico, composta dalla moderata Unione della Patria — la forza del Premier, Andrius Kubilius — dal conservatore Partito della Rinascita Nazionale, e dal Movimento Liberale.

Un risultato importante, anche per gli equilibri interni di Vilna. Pochi giorni prima, ad essere sfiduciato è stato il ministro ell’economia, Dainius Kreivys.

Un grave colpo, che, secondo gli esperti avrebbe galvanizzato l’opposizione socialdemocratica, spingendola ad abusare del voto di sfiducia, per cercare successi ben lungi dall’essere ottenuti mediante il voto popolare.

Matteo Cazzulani