LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Più Europa, meno disunita: la proposta della Polonia per battere la crisi

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on August 29, 2012

Il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, propone l’incremento dei poteri della Commissione Europea e l’elezione degli organi di governo dell’Unione Europea secondo liste continentali. Si riaccende il dibattito energetico sul gas shale in territorio polacco.

Unificazione delle cariche di Presidente della Commissione Europea e del Consiglio Europeo, aumento dei poteri della Commissione ed elezione diretta degli organi dell’Unione Europea mediante liste uniche a livello continentale sono le tre proposte avanzate dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, per battere la crisi e rilanciare l’UE a livello globale.

Il Capo della Diplomazia polacca e stato invitato all’incontro degli Ambasciatori tedeschi nella giornata di sabato, 26 Agosto, ed ha colto l’occasione per esprimere le proprie convinzioni in merito alle riforme necessarie all’Europa per riprendere un ruolo guida nel Mondo.

Secondo Sikorski, la soluzione alla crisi non sta nella disgregazione dell’Unione Europea, bensì nell’implementazione del processo di integrazione interno al Vecchio Continente. Tra le priorità da realizzare, oltre alle riforme politiche riguardanti la Commissione Europea ed il sistema elettorale del Vecchio Comtinente, Sikorski ha identificato anche la necessità di un’unione bancaria e finanziaria.

La posizione di Sikorski, che in passato si e speso a più riprese a favore dell’implementazione del processo di integrazione europea, testimonia la vena fortemente europeista del Governo cristiano-democratico polacco. Nonostante la crisi dell’Euro, e la mancata appartenenza di Varsavia alla moneta unica UE, esso vede nell’unita del Vecchio Continente l’unica possibile soluzione per rilanciare l’Europa in campo internazionale.

Oltre che per il sostegno del processo di integrazione europea, la Polonia ricopre un ruolo di primo piano per altri due motivi. Il primo e legato al sostegno fornito al processo di allargamento dell’Unione Europea ad Ucraina, Moldova, Georgia e Bielorussia: Paesi dell’Unione Europea che per motivi geopolitici non appartengono all’UE nonostante culturalmente e storicamente appartengano di diritto all’Europa.

In secondo luogo, Varsavia possiede nel suo territorio un ampio giacimento di gas Shale, il cui sfruttamento consentirebbe all’Unione Europea di soddisfare il suo fabbisogno energetico senza più dipendere dalle forniture della Russia.

Tuttavia, lo sfruttamento dei giacimenti shale e contrastato da due fattori. Il primo e legato alle tecnologie necessarie per l’estrazione di questo tipo di oro blu, ubicato a profonda profondità: necessari sono infatti macchinari provenienti dagli USA – dove lo shale e sfruttato normalmente – molto costosi, e, prima ancora, studi sul campo parecchio approfonditi.

Il secondo fattore contrastante lo sfruttamento del gas shale e legato alla protesta ambientalista, che si oppone ai lavori di ricerca per presunti danni all’equilibrio geologico del Paese in cui e ubicato il giacimento.

Secondo indiscrezioni provenienti da fonti molto accreditate, i movimenti che si schierano contro lo sfruttamento dello shale sono appoggiati politicamente dalla Russia, che mal sopporta la possibilità di perdere il proprio monopolio sulla compravendita di gas in Europa.

Anche a Varsavia c’e chi e contrario all’indipendenza energetica Ue

Di recente, posizione contraria allo sfruttamento dello shale e stata assunta dal partito radicale polacco Movimento di Palikot. Esso, a livello europeo, collabora con il movimento verde, ed ha deciso di sostenere la protesta ambientalista per un mero calcolo di politica interna, orientato all’incremento dello spessore politico che, oggi, vede questa forza partitica fortemente anti-tradizionalista sostenuta dal 10% degli elettori in Polonia.

A Varsavia, favorevoli all’estrazione del gas non-convenzionale restano tuttavia tutte le altre forze politiche, dalla coalizione di Governo – Piattaforma Civica e Partito Contadino – all’opposizione conservatrice – Polonia Solidale e Diritto e Giustizia – che vedono nella presenza del giacimento shale in territorio polacco una possibilità unica per garantire all’Unione Europea l’indipendenza energetica.

Matteo Cazzulani

SCUDO SPAZIALE: KOMOROWSKI VUOLE UN PROGETTO TUTTO POLACCO

Posted in Polonia by matteocazzulani on August 6, 2012

Il Presidente della Polonia sostiene la necessità di realizzare un sistema di difesa antimissilistico in grado di difendere Varsavia da minacce esterne, anche senza la compartecipazione dell’Amministrazione presidenziale USA di Barack Obama. Il plauso dell’intero arco politico interno

Il presidente polacco, Bronislaw Komorowski

La fretta è una cattiva consigliera, e se Obama non vuole proteggere l’Europa e tutelare il Vecchio Continente occorre pensarci da soli tra Europei. In un’intervista al settimanale Wprost, pubblicata nella giornata di sabato, 4 Agosto, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha ritenuto necessaria la costruzione di uno sistema di difesa antimissilistico per proteggere la Polonia da eventuali aggressioni terroristiche dal fuori Europa.

Komorowski, giunto al secondo anno alla guida del Paese, ha apprezzato l’intenzione della NATO di installare una postazione radar in Turchia e di posizionare delle batterie di missili mobili – privi di capacità offensiva – a rotazione tra Polonia e Romania, ma ha giudicato tale piano insufficiente per garantire la sicurezza nazionale di Varsavia.

Il Capo di Stato polacco ha ritenuto insensato spendere somme ingenti per il mantenimento delle forze armate senza che esse siano protette da un sistema di difesa balistico appartenente per intero alla Polonia.

In particolare, Komorowski ha commentato con severità il comportamento nella Polonia nel passato, quando, nell’estate 2008, sull’onda dell’emozione legata all’aggressione militare della Russia in Georgia, Varsavia ha ritenuto l’Unione Europea inadatta per tutelare la propria integrità territoriale in caso di simili risvolti militari di quelli di Tbilisi, ed ha accettato di accogliere sul suo territorio la batteria di missili Patriot offerta dagli Stati uniti d’America.

Lo scudo spaziale di allora, fortemente voluto dall’Amministrazione repubblicana di George W Bush, ha previsto il dislocamento di missili con capacità offensiva in Polonia, e l’installazione di una base radar in Repubblica Ceca.

Tuttavia, con la vittoria nelle Elezioni Presidenziali del Novembre 2008, l’attuale Presidente USA, Barack Obama, ha rinunciato al progetto, nonostante contratti bilaterali con Varsavia e Praga fossero già stati firmati. La nuova Amministrazione democratica ha infatti inteso instaurare una politica di dialogo con Russia e Iran: i Paesi che più di tutti hanno avversato il progetto difensivo statunitense in Europa.

“Il nostro errore è stato quello di accettare la proposta dello scudo spaziale senza tenere conto della situazione politica interna agli Stati Uniti d’America – ha dichiarato Komorowski sul settimanale Wprost – Abbiamo pagato un prezzo politico molto salato, ed abbiamo commesso un errore da non ripetere”.

Una correzione alle dichiarazioni di Komorowwski è subito arrivata dal Capo del Servizio di Sicurezza Nazionale, il Generale Stanislaw Koziej, che ha precisato come l’invito di Komorowski alla costruzione di uno scudo spaziale polacco non esclude, né deteriora il simile piano della NATO. Viceversa, tra Varsavia e Bruxelles la collaborazione è molto stretta, e, in caso di realizzazione, l’iniziativa polacca sarà una parte integrante di quella dell’Alleanza Atlantica.

Apprezzamenti per le parole del Presidente polacco sono state espresse da esponenti di tutte le forze politiche del Paese. Particolare attenzione al valore politico è stato evidenziato dal Presidente della Commissione Difesa del Sejm, Stefan Niesolowski, esponente della Piattaforma Civica – il Partito cristiano-democratico a cui appartiene il Presidente Komorowski e il Premier, Donald Tusk. Niesolowski ha passato la palla ai Dicasteri della Difesa e dell’Economia per la verifica tecnico-finanziaria del progetto del Capo dello Stato.

Contentezza, con un filo di critica, è stata espressa dal negoziatore con la Casa Bianca del piano di costruzione dello scudo spaziale in Europa, l’ex-Ministro della Difesa, Witold Waszczykowski. L’esponente di spicco del Partito conservatore Diritto e Giustizia ha ribadito la necessità per la Polonia di tutelare il proprio territorio da aggressioni provenienti da est ritenute molto probabili, e si è detto stupito del ritardo con cui Komorowski si è accorto della questione legata alla sicurezza nazionale.

“E’ bene che si sia arrivati ad una riconsiderazione della difesa missilistica nazionale, e si sia considerata l’ipotesi di costruire uno scudo spaziale non strettamente legato dalla politica di difesa americana – ha dichiarato il Vicepresidente della Commissione Difesa del Sejm, il socialdemocratico Stanislaw Wzjatek – il sistema deve servire per la nostra difesa, non per quella degli USA”.

Un parere leggermente differente è stato esposto da altre due forze politiche. Il Partito conservatore Polonia Solidale ha ritenuto necessario mantenere il progetto di difesa missilistico polacca strettamente collegato con quello USA, in nome di una cooperazione atlantica, e non solo europea, resa necessaria dalle congiunture della geopolitica internazionale.

“I piani della NATO in Polonia sono ad un buono stato di avanzamento – ha dichiarato a Gazeta Wyborcza Andrzej Rozenek del radicaleggiante Movimento di Palikot – nel 2018 siamo chiamati a posizionare elementi missilistici nell’ambito del progetto difensivo dell’Alleanza Atlantica. Trovo improbabile perseguire una strada separata da quella tracciata dagli USA”.

Una protezione per l’Occidente e la ripicca dei russi

Nella sua concezione generale, lo Scudo Spaziale è stato concepito dagli Stati Uniti d’America per proteggere i Paesi alleati dell’Europa da possibili minacce balistiche provenienti da Paesi canaglia e regimi dittatoriali come Iran e Corea del Nord.

Al progetto si è opposta tenacemente la Russia, che ha contestato la decisione degli USA di posizionare missili in uno spazio, quello post-sovietico, ritenuto anacronisticamente di propria influenza. A dimostrazione dei malumori di Mosca, i russi hanno posizionato un proprio scudo spaziale nel cuore del Vecchio Continente, con postazioni radar in Bielorussia e missili Iskander nell’enclave di Kaliningrad, tra la Polonia e la Lituania.

Matteo Cazzulani

IN POLONIA APPROVATA LA RIFORMA DELLE PENSIONI

Posted in Polonia by matteocazzulani on May 14, 2012

La maggioranza liberal-contadina, con l’appoggio dei radicali, vota a favore del prolungamento dell’età previdenziale a 67 anni per uomini e donne e della riformulazione dei requisiti per i militari e le forze dell’ordine. Proteste da parte delle opposizioni conservatrice e socialdemocratica, e del sindacato autonomo Solidarnosc.

Il Premier polacco, Donald Tusk

La Camera Bassa ha deciso: in Polonia si lavorerà più a lungo. Nella giornata di venerdì, 11 Maggio, i Deputati polacchi, durante una seduta particolarmente concitata, hanno approvato una riforma del sistema pensionistico che innalza l’età previdenziale a 67 anni sia per gli uomini che per le donne.

A favore della riforma, la cui durezza è stata preannunciata dal Premier, Donald Tusk, già in occasione del discorso di insediamento del suo secondo governo, lo scorso Novembre, hanno votato 268 parlamentari della maggioranza – formata dai liberali della Piattaforma Civica e dal Partito Contadino – e del radicale Movimento di Palikot, contro i 185 esponenti dei partiti conservatori – Diritto e Giustizia e Polonia Solidale – e socialdemocratici.

Nello specifico, il provvedimento concede il pensionamento anticipato solo alle donne che hanno compiuto i 62 anni di età che hanno lavorato almeno 35 anni, e agli uomini che hanno superato 65 anni con non meno di 40 anni di contributi versati.

Inoltre, alcuni emendamenti del Partito Contadino hanno evitato la decurtazione della retribuzione pensionistica per gli agricoltori che continuano a svolgere la loro attività anche dopo la maturazione dei requisiti per l’ottenimento della paga previdenziale.

Differente il parametro adottato per i militari e le forze dell’ordine, che fino ad oggi hanno potuto beneficiare della pensione dopo soli 15 anni di attività. Secondo la nuova riforma, essi dovranno lavorare per almeno 25 anni, e non potranno ricevere alcuna paga previdenziale prima del compimento del 55esimo anno di età.

Le proteste e i presidi contro la riforma

L’approvazione della riforma è avvenuta in seguito a un vivace dibattito, durante il quale le dichiarazioni di voto e i commenti degli esponenti dei vari gruppi sono stati accompagnati da invettive nei confronti di parlamentari degli altri schieramenti.

Inoltre, il vaglio della riforma ha incontrato anche la protesta del sindacato autonomo Solidarnosc, che ha presidiato il Parlamento fin dalla notte precedente con una tendopoli posizionata all’uscita del Sejm, e, dopo la votazione del provvedimento, ha accolto i deputati della maggioranza con fischi e lamentele.

“Sono consapevole della durezza delle misure – ha dichiarato Tusk durante il dibattito precedente alla votazione – ma il loro varo è una questione di civiltà a cui non possiamo sottrarci”.

Differente l’opinione del Capo di Diritto e Giustizia, Jaroslaw Kaczynski, che ha commentato la riforma del Governo come un atto di schiavismo, mentre il Segretario dei socialdemocratici, Leszek Miller, ha ritenuto il provvedimento inaccettabile.

Ottenuto l’avvallo del Parlamento, per entrare in vigore la riforma aspetta solo la firma del Presidente, Bronislaw Komorowski, anch’egli appartenente alla Piattaforma Civica e favorevole alle modifiche del sistema presidenziale approvate dalla Camera Bassa.

Ciò nonostante, le opposizioni hanno promesso battaglia: i conservatori hanno dichiarato di volersi appellare alla Corte Costituzionale, mentre i socialdemocratici hanno inviato un appello al Capo dello Stato, affinché il provvedimento non sia da lui firmato. Sul piede di guerra anche Solidarnosc, che ha promesso di spostare la protesta dal Parlamento al Palazzo Presidenziale.

Matteo Cazzulani

RADOSLAW SIKORSKI DETTA LA NUOVA POLITICA ESTERA POLACCA

Posted in Polonia by matteocazzulani on April 1, 2012

Più integrazione nelle strutture dell’Unione Europea, rafforzamento del ruolo della Polonia nel varo di una politica comune di difesa e nella prosecuzione del Partenariato Orientale, e rapporti privilegiati con la Germania sono i principi a cui il Ministro degli Esteri ha dichiarato che si ispirerà l’attività di Varsavia sul piano internazionale. Il pieno sostegno della maggioranza cristianodemocratico-contadina, quello parziale dell’opposizione di sinistra, e la contrarietà della minoranza conservatrice

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

Il federalismo come chiave per lo sviluppo e per il rafforzamento dell’Europa. Questa è la ricetta proposta dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, nel suo exposé di giovedì, 29 Marzo, durante il quale ha illustrato le linee guida della politica della Polonia in campo internazionale a pochi mesi dalla conclusione della presidenza di turno dell’Unione Europea.

Proprio Bruxelles è stata al centro dell’attenzione di Sikorski, che ha illustrato come solo un processo di decisa integrazione sul piano fiscale, economico e politico possa garantire al Vecchio Continente il superamento di una crisi senza precedenti nella storia.

Secondo il Capo della Diplomazia polacca, l’UE deve sommare le competenze del Capo del Consiglio Europeo a quelle del Presidente della Commissione Europea, rendere questa carica elettiva, e introdurre liste continentali, e non più nazionali, in occasione delle prossime votazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.

Molta Europa è stata presente anche per quanto riguarda la politica estera della Polonia sensu stricto, che, secondo Sikorski, deve costruire l’intero della sua azione nell’ambito dell’UE, senza mai prescindere da essa.

Come da lui evidenziato, principale partner in seno all’Unione Europea della Polonia è la Germania, con cui esiste una comunanza di vedute e uno stretto legame tra i due Presidenti: il neoeletto Capo di Stato tedesco, Joachim Gauck, ha deciso di compiere la sua prima visita ufficiale a Berlino, così come, a sua volta, ha fatto il suo collega polacco, Bronislaw Komorowski, nel 2010.

Tra le altre priorità di Varsavia, figurano l’impegno per mantenere la Polonia all’intero della sfera decisionale dell’UE – senza permettere che, in seguito alla firma del Patto Fiscale, essa diventi mero appannaggio di Germania e Francia – il rafforzamento della politica comune di difesa e del partenariato con i Paesi dell’Europa Orientale, e, nell’ambito di quest’ultimo progetto, la diffusione in Ucraina, Bielorussia e Georgia degli standard europei in ambito economico e democratico.

Le reazioni del Parlamento all’exposé del Ministro

A condividere il discorso del Ministro degli Esteri è stata la maggioranza, composta dalla cristiano-democratica Piattaforma Civica e dal partito contadino PSL, e anche l’opposizione di sinistra, formata dal radicaleggiante Movimento di Palikot e dai socialdemocratici dell’SLD.

Tuttavia, il Capo di questi ultimi, Leszek Miller, ha evidenziato come il piano espresso dal Ministro degli Esteri rischi di essere inattuabile fino a quando la Polonia non assumerà l’euro. Secondo l’ex-Premier socialdemocratico, Varsavia ha poco potere di coinvolgimento verso i partner europei nei settori illustrati da Sikorski, sopratutto dopo i continui veti della Gran Bretagna alla politica comune di difesa, e alla mancata partecipazione di contingenti polacchi alle operazioni militari in Libia.

Critiche, invece, sono state espresse dall’opposizione di destra, composta dai conservatori di Polonia Solidale e Diritto e Giustizia. Secondo l’esponente di quest’ultima forza politica, Krzysztof Szczerski, la Polonia deve giocare un ruolo più attivo, anche al di fuori dell’UE, nell’Europa Orientale e nel Caucaso, dove occorre sostenere con forza le ambizioni europee della Georgia, spesso poco considerate proprio da Germania e Francia.

Inoltre, il politico conservatore ha illustrato come, in ambito europeo, occorra una ridefinizione della politica estera comune con la creazione di quattro circoli di appartenenza – Occidentale, Settentrionale, Meridionale e Balcanico, e Orientale – in cui Varsavia, a cui deve essere riconosciuta piena leadership sulle questioni legate a Ucraina, Moldova e Bielorussia, potrà attuare un ruolo predominante a Bruxelles.

Matteo Cazzulani

RIFORMA DELLE PENSIONI: IN POLONIA TROVATO L’ACCORDO

Posted in Polonia by matteocazzulani on March 29, 2012

La maggioranza liberal-contadina dichiara di avere raggiunto un compromesso sull’innalzamento dell’età previdenziale a 67 anni, con la concessione di un pre-pensionamento a chi ha maturato più della metà dei contributi necessari. Le manovre del Capo del Governo per allargare la coalizione anche ai radical-liberali e per mettere al sicuro una riforma necessaria per l’economia di Varsavia

Il Premier polacco, Donald Tusk

67 anni per tutti, con possibilità di terminare il lavoro a 65 anni per gli uomini e 62 per le donne. Questa è la mediazione trovata in Polonia in seno alla coalizione di governo liberal-contadina che, mercoledì, 28 Marzo, dopo l’ennesimo vertice serale, ha risolto l’impasse su un punto di fondamentale importanza per la realizzazione del programma di maggioranza.

Secondo l’accordo, l’età previdenziale sarà innalzata a 67 anni, come preventivato dal progetto originale della principale forza di governo, la liberale Piattaforma Civica – PO -, ma i lavoratori e le lavoratrici potranno beneficiare anzitempo della retribuzione pensionistica rispettivamente a 65 e 62 anni, come richiesto dall’unico partner di maggioranza, il Partito Contadino – PSL – solo se avranno già maturato, sempre rispettivamente, 40 e 35 anni di contributi.

La maggioranza guarda a sinistra

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, il raggiunto compromesso permette al Premier, il liberale Donald Tusk, di ricucire lo strappo con il partner di maggioranza, il Segretario dei contadini, Waldemar Pawlak, ma non esclude prossime trattative per allargare la coalizione favorevole all’innalzamento dell’età previdenziale con l’inclusione di altre forze politiche.

Nel mirino ci sarebbe il Movimento di Palikot – RP – lista di orientamento radical-liberale, finora all’opposizione del Governo, che ha fatto sapere di essere disposta a sostenere la riforma delle pensioni di Tusk previa accettazione di tre clausole: utilizzo dei contributi versati dai lavoratori negli ultimi anni di lavoro per il rafforzamento del welfare, visite mediche obbligatorie per gli over 60, e sovvenzioni aggiuntive per le famiglie con figli all’asilo.

Sempre secondo Gazeta Wyborcza, Tusk avrebbe accettato quest’ultima misura per potere contare sui voti di Palikot – suo ex-collega di Partito – e formare un forte raggruppamento di centro in grado di isolare i conservatori di Diritto e Giustizia – PiS – e di Polonia Solidale – SP – e i socialdemocratici – SLD – che, in materia pensionistica, hanno proposto l’indizione di un referendum.

La ricerca di nuovi alleati è un provvedimento di vitale importanza per il prosieguo dell’attività della maggioranza, dal momento in cui la solida intesa liberale-contadina – che ha guidato la Polonia negli ultimi sei anni – ha ceduto proprio durante le trattative per la stesura della riforma previdenziale.

Nonostante il ritrovato appoggio di Pawlak, il Premier Tusk, in calo di consensi secondo le ultime rilevazioni sociologiche, è consapevole di non poter contare con totale sicurezza su un solo partner di una maggioranza nella quale, secondo indiscrezioni, avrebbe cercato di includere sia il Movimento di Palikot che i socialdemocratici.

Matteo Cazzulani

IN POLONIA UN GOVERNO ANTICRISI

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 20, 2011

Il Premier rieletto, Donald Tusk, promette austerità, tagli ed innalzamento dell’età previdenziale per tenere fuori Varsavia da un crollo dell’economia dilagante in Europa. Invariate le uscite per le politiche a sostegno della famiglia, incrementate quelle per la Difesa. Tiepide reazioni dalle opposizioni.

Il Premier polacco, Donald Tusk

Molta Europa, tanto Machiavelli, ed una politica lacrime e sangue. Questa la ricetta proposta dal Premier polacco, Donald Tusk, di fronte al Parlamento riunito in plenaria, venerdì, 17 Novembre, per la presentazione del nuovo esecutivo e di un programma di legislatura improntato su austerità, sacrifici, prudenza, e sicurezza. L’obiettivo, il superamento di una crisi oggi quasi assente in Polonia, ma sempre possibile in un’Europa dove, da un giorno all’altro, a finire sul lastrico possono essere tutti: Italia, Francia, o Spagna che sia.

“Siamo in un’epoca di forte incertezza – ha dichiarato Tusk nel discorso di insediamento, durato poco più di un’ora – in cui la crisi può colpire chiunque. La soluzione da adottare è una serie di misure a protezione dell’economia nazionale. Pagheremo tutti un poco di più – ha continuato – ma lo faremo per la nostra sicurezza, e per il mantenimento del benessere in Patria ed in Europa. La determinazione dei polacchi ha portato alla crescita costante del PIL, in controtendenza con gli altri Paesi dell’Occidente – ha ultimato – oggi, deve consentire al Paese di tenersi fuori dagli sconvolgimenti dell’economia mondiale”.

A preannunciare misure di non facile realizzazione è stata la lista dei Ministri che, chiamati al Solenne Giuramento nella mattinata, appartengono in toto all’entourage di Tusk, abile nell’estromettere dalla gestione dei dicasteri persino l’opposizione interna alla Piattaforma Civica – PO: il Partito, da lui guidato, di orientamento liberale. Una vocazione che, tuttavia, non sarà del tutto rispettata, poiché ai polacchi spetterà un periodo di forte rigore per abbattere il debito pubblico dal 50% odierno al 47% nel 2015.

Innanzitutto, il Premier ha preannunciato l’innalzamento dell’età previdenziale a 67 anni – oggi in Polonia si va in pensione a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne – ed un robusto taglio ai privilegi fiscali finora garantiti a categorie sociali apparentemente intoccabili, tra cui contadini, minatori, e persino il clero – con cui Tusk non ha escluso una revisione del concordato. Seconda soluzione è il rafforzamento del ruolo della Polonia in Europa, con il maggiore coinvolgimento nelle decisioni di carattere economico della zona euro a cui, pur non appartenendo, Varsavia non deve allontanarsi, bensì tendere. Secondo Tusk, la moneta unica è garanzia di benessere per tutti i 27 Paesi dell’UE, sopratutto per quelli che, momentaneamente o per sempre, hanno deciso di mantenere una propria divisa monetaria.

Dove il Tusk II non taglierà saranno le politiche per la famiglia: ritoccati al ribasso solamente i sussidi per i nuclei con un solo figlio, mentre incentivi per la natalità sono stati mantenuti invariati per le seconde e terze nascite, addirittura incrementati per i parti al di sopra del quarto. Aumento della spesa anche per la Difesa: settore fondamentale per il Premier, che ha illustrato come in un’Europa sempre più incerta economicamente non è da escludere un’instabilità anche dal punto di vista militare. Del resto, proprio la Polonia ha speso invano ingenti energie per la costituzione di un esercito unico europeo durante i primi mesi della presidenza di turno UE, e, per ragioni storiche e geografiche, è ben consapevole di quanto sia seria la minaccia del rinato imperialismo russo: pronto a competere per lo status di superpotenza mondiale a spese proprio dell’Unione Europea.

Infine, Tusk non ha lesinato una digressione sulla politica interna, presentando il suo esecutivo come espressione di una solida maggioranza di centro che, costituita dalla liberale Piattaforma Civica e dal partito contadino PSL, intende da un lato preservare i valori tradizionali su cui la Polonia è rinata dopo la caduta del comunismo – parità economica e sociale, libera concorrenza, e cristianesimo – e, dall’altro, contrastare ogni forma di estremismo, sia esso di matrice neo-bolscevica che neonazista – proprio lo scorso 11 Novembre la Festa dell’Indipendenza Nazionale è stata rovinata da una guerriglia urbana tra bande di estremisti rossi e neri.

Le reazioni pacate dell’opposizione

Plauso all’exposé di Tusk è arrivato dai colleghi di partito e di maggioranza, tra cui lo stesso Presidente, Bronislaw Komorowski, presentatosi al giuramento dei Ministri della mattinata con una sciarpa da stadio coi colori e simboli nazionali – la medesima con cui Tusk ha festeggiato il primo insediamento nel 2007. Contrario alla politica di austerità si è dichiarato l’ex-Premier, Jaroslaw Kaczynski, Leader del Partito conservatore Diritto e Giustizia – PiS – che ha contestato duramente i tagli alla spesa sociale, il maggiore ruolo in Europa, e l’eliminazione dei privilegi a clero e contadini, altresì, proponendo un risanamento delle casse statali tramite tassazione sui conti correnti e mantenimento del Paese il più lontano possibile dalla zona euro.

Differenti le obiezioni dell’opposizione di centro-sinistra: i socialdemocratici – SLD, guidati al Sejm da un altro ex-Premier, Leszek Miller – hanno sostenuto l’innalzamento dell’età previdenziale, la maggiore tassazione dei ceti più abbienti, ed il maggiore impegno in Europa, ma hanno espresso perplessità sull’entità dei tagli in programma, giudicati troppo esosi. Favorevole ad Euro, maggiore impegno nell’UE, e tagli dei privilegi anche il radicaleggiante Movimento di Palikot che, d’altro canto, ha promesso battaglia a Governo ed opposizione conservatrice per la rimozione del Crocifisso e dei simboli religiosi dagli edifici pubblici: un sussulto laicista che il politico più dandy dello scenario polacco – fuoriuscito dalla Piattaforma Civica, ed abile nel raccogliere dal nulla un buon 10% dei consensi che lo ha reso terza forza politica del Paese – ha saputo cavalcare, portando in Parlamento il Capo delle organizzazioni gay ed il primo Parlamentare transessuale della storia del Paese.

Matteo Cazzulani

IN POLONIA SVOLTE STORICHE NEL SEGNO DELLA CONTINUITA

Posted in Polonia by matteocazzulani on November 10, 2011

Il Primo Ministro, Donald Tusk, riconfermato alla guida del Governo, per la prima volta retto dalla medesima persona della legislatura precedente. Elezione storica di Ewa Kopacz: primo Maresciallo del Sejm donna. I conservatori perdono i pezzi, e a sinistra si fanno prove di unità

Il Premier polacco, Donald Tusk

Conferme, novità, e decisioni importanti hanno segnato una delle pagine candidate di diritto al risalto nei manuali storia della Polonia. Nella giornata di martedì, 8 Novembre, il Primo Ministro, Donald Tusk, ha rassegnato le proprie dimissioni, e, nel giro di poco tempo, riottenuto l’incarico, e ricreato la coalizione di governo tra la Piattaforma Civica – PO, di cui è Leader – ed il partito contadino PSL: una formalità dettata dalla Costituzione a cui il Presidente, Bronislaw Komorowski, ha avuto l’onore di cimentarsi per primo nella storia del Paese.

Difatti, quella di Tusk è la prima riconferma elettorale di un Premier dal Dopoguerra, peraltro con un solido consenso: fino ad oggi, le urne hanno duramente punito ogni governo in carica, facendo di Varsavia una democrazia governata a legislature alterne. Sui nomi dell’esecutivo ancora nessun comunicato ufficiale, ma, con tutta probabilità, il governo liberale-contadino sarà composto grossomodo dalle stesse persone che, negli ultimi cinque anni, hanno retto il Paese con liberalizzazioni in stile europeo, stabilizzazione dell’economia, e crescita del PIL in un periodo di crisi continentale, da cui Tusk ha promesso di tenere fuori la Polonia anche per il secondo suo mandato.

Di sicuro, Varsavia avrà un nuovo Ministro della Sanità, dal momento in cui l’ex-titolare, Ewa Kopacz, è stata eletta Maresciallo del Sejm – carica equivalente al Presidente della Camera. Una svolta storica, poiché, per la prima volta, la Seconda Carica dello Stato è ricoperta da una donna, premiata per il suo buon lavoro negli ultimi anni dai 300 voti a favore della sua candidatura espressi non solo dai deputati PO e PSL, ma anche da socialdemocratici – SLD – e Movimento di Palikot.

Proprio quest’ultima formazione politica – fondata dal businessman di Lublino, Janusz Palikot, fuoriuscito dalla Piattaforma Civica lo scorso anno, e capace in pochi mesi di ottenere il 10% dei consensi dei polacchi con un programma radicale sulle tematiche religiose ed eticamente sensibili – è stata autrice di un inedito al Sejm, con la registrazione, già dalla prima seduta, di una mozione per eliminare il Crocifisso dai luoghi pubblici, a partire dalla stessa aula parlamentare: una proposta shock in un Paese in cui il cattolicesimo ha rivestito – e riveste – un importante ruolo. Su tutte le furie i conservatori di Diritto e Giustizia – PiS – già amareggiati dalla sconfitta del proprio candidato a Maresciallo, Marek Kuchcinski, e dalla defezione dei 19 Deputati fuoriusciti il giorno precedente, che hanno composto il gruppo autonomo Polska Solidarna.

Provocata dall’espulsione dal Partito di tre europarlamentari, tra cui il Leader della corrente di opposizione interna, Zbigniew Ziobro, quella dei Solidarni non è la prima scissione che indebolisce la forza politica dell’ex-Primo Ministro, Jaroslaw Kaczynski: prima del voto un folto gruppo di Parlamentari nazionali ed europei, tra cui l’europarlamentare, Pawel Kowal, ha abbandonato il PiS per incomprensione politica con il suo Capo, e formato il movimento Polska Jest Najwazniejsza, presentatosi da solo alle urne.

Dove la tradizione regna sovrana è, invece, il Senato: Bogdan Borusewicz della Piattaforma Civica ha battuto nettamente il rivale di Diritto e Giustizia, Stanislaw Karczewski, ed è stato riconfermato per la terza volta consecutiva Maresciallo della Camera Alta dopo una votazione tuttavia animata dalle polemiche legate al discorso di apertura del Senatore più anziano: l’ex-regista Kazimierz Kutz ha duramente contestato il metodo di selezione delle candidature, ancora fortemente legato all’appartenenza partitica ed ecclesiale.

Verso un sistema tripartito

Dunque, a Varsavia sarà una continuità governativa a reggere un Paese chiamato non solo ad un ruolo sempre maggiore a livello internazionale – la Polonia è Presidente di turno dell’Unione Europea, la maggiore economia UE, dopo la Gran Bretagna, fuori dalla zona Euro, e l’anima di un Partenariato Orientale con cui Bruxelles sta cercando di sottrarre popoli appartenenti storicamente e culturalmente al Vecchio Continente dall’influenza di una Russia sempre più imperiale – ma anche da mutamenti socio-politici interni che, nel corso di pochi anni, potrebbero addirittura ridisegnare l’assetto parlamentare.

Difatti, è verosimile aspettarsi un’evoluzione della Polonia in un sistema tripolare, con la liberale Piattaforma Civica al centro, forze conservatrici – tra cui Diritto e Giustizia – alla destra, ed una nuova socialdemocrazia che potrebbe originarsi da una sempre più probabile fusione di SLD e Movimento di Palikot che, su un programma improntato sulle tematiche eticamente sensibili, ha già trovato espressione in diverse realtà locali, come il Consiglio Comunale di Cracovia.

Matteo Cazzulani

NUOVO GOVERNO IN POLONIA: MOLTA EUROPA E NOVITA’ CON LA SOLITA FORMULA

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 16, 2011

Il Primo Ministro, Donald Tusk, presenta un esecutivo in continuità con il precedente, ma con importanti innovazioni, come la prima nomina di una donna a Maresciallo del Sejm, e particolare attenzione a tematiche di ambito Europeo. Regolamenti di conti interni alla maggioranza dinnanzi ad un’opposizione divisa sul Crocifisso nei luoghi pubblici

Il premier polacco, Donald Tusk

Una Vecchia Europa sbadata, veterocomunista, e, spesso, in malafede, ce li ha presentati come i più conservatori del continente, attaccati alla difesa del proprio interesse nazionale, delle radici cristiane nel preambolo della Costituzione Europea, fortemente maschilisti e sessisti, arretrati e chiusi ad ogni apertura di carattere etico ed infrastrutturale: menzogne nei confronti di un Paese del cuore dell’Europa ora con un nuovo Parlamento che, una volta per tutte, si spera metta a tacere le malelingue, e convinca gli occidentali ad apprezzare un popolo che molto ha dato, e darà, per il bene dell’Europa.

Nella giornata di giovedì, 13 Ottobre, il Primo Ministro polacco, Donald Tusk, ha annunciato la formazione di un nuovo governo in seguito alla vittoria nelle Elezioni Parlamentari di Domenica, 9 Ottobre, ed alle seguenti consultazioni del Presidente, il suo collega di Partito, Bronislaw Komorowski, con i capolista delle forze politiche che hanno superato la soglia del 5%. Nulla cambia per quanto riguarda la sostanza della coalizione, formata ancora dalla liberale Piattaforma Civica – PO, in cui militano Tusk e Komorowski – e dal partito contadino PSL che, stando agli accordi, dovrebbe mantenere i tre Ministeri finora amministrati: Agricoltura, Lavoro ed Energia.

Tuttavia, proprio da questo ultimo Tusk ha ventilato l’ipotesi di estrapolare alcune competenze di peso come Energia e Politica Ambientale, da affidare ad un nuovo Ministero a guida PO. Una scelta che, ovviamente, non piace ai partner minori di coalizione, che Tusk ha giustificato con l’importanza strategica che essi ricoprono in ambito UE: oggi presieduta proprio dalla Polonia.

A creare malumori all’interno della coalizione è anche la nomina a Maresciallo del Sejm – Presidente della Camera Bassa – di Ewa Kopacz: già Ministro della Sanità, prima donna posta alla Seconda Carica dello Stato nella storia della Polonia. A non gradire la storica decisione è sopratutto il dimissionato Grzegorz Schetyna, Capo della corrente interna alla PO avversaria di Tusk e Komorowski, con cui spesso è entrato in polemica, anche pubblicamente. Tuttavia, per lui sarebbe già pronto un Ministero di peso o, addirittura, il vicepremierato.

Ad applaudire ai cambiamenti minimi che lasciano nei Ministeri chiave gli stessi uomini – “premiati dal voto dei polacchi che hanno scelto per la continuità”, come ha illustrato Tusk – il principale Partito di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia – PiS – attento nel comprendere l’importanza di una continuità di governo nel mentre di una delicata presidenza di turno dell’Unione Europea. Difatti, è vivo il ricordo di quando, nel 2009, la Repubblica Ceca ha vissuto una crisi di governo proprio durante la sua Presidenza di turno, ponendo problemi all’amministrazione dell’Unione.

Tuttavia, se la forza politica di Jaroslaw Kaczynski – fratello gemello di Lech: l’ex-Capo di Stato scomparso nell’incidente aereo di Smolensk del 10 Aprile 2010 – ha rimandato il confronto con il governo, non ha lesinato critiche di merito alla nomina della Kopacz – attaccata in quanto pessimo Ministro di un settore, la Sanita, su cui PiS ha insistito molto in Campagna Elettorale -e, sopratutto, ai radicali del Movimento di Palikot: vera e propria sorpresa delle urne con un 10% ottenuto dal nulla con un programma che prevede aperture alle coppie di fatto, fecondazione assistita, legalizzazione delle droghe leggere, ed eliminazione dei simboli religiosi dagli edifici pubblici.

La battaglia del Crocifisso e le emergenze UE

Proprio sul Crocifisso nell’aula del Parlamento si è scatenato un aspro dibattito, con il dandy della politica polacca – ex-PO – deciso nel richiederne la sostituzione con il simbolo statale, ed i Deputati di Diritto e Giustizia pronti alla battaglia per la sua difesa già nelle prime sedute di un Sejm in cui, sempre grazie a Palikot, comparirà per la prima volta anche un transessuale.

 

Dal canto suo, Tusk ha illustrato di non intendere stingere alleanze di alcun tipo con l’ex-collega di partito, apostrofato come l’alleato più pericoloso che si possa accettare in una squadra di governo, e, nel corso della conferenza stampa di presentazione, dichiarato come il nuovo-vecchio esecutivo continuerà a lavorare senza alcuna sosta per raggiungere gli obiettivi promessi non solo agli elettori, ma al resto dell’Unione Europea.

In primis, la lotta alla crisi per mezzo di privatizzazioni ed interventi in linea con le direttive comunitarie, seguita dal rafforzamento dell’integrazione europea con il varo di una comune politica energetica, e dall’allargamento ad Est dell’UE per la sicurezza di tutto il Continente, con la sigla dell’Accodo di Associazione con una seppur autoritaria Ucraina, e l’avvio di simili percorsi con Stati maggiormente maturi come Moldova e Georgia: europei per storia e tradizione, ma non ancora membri dell’Unione Europea per via di una politica del gas fino ad oggi gestita dai singoli Paesi – pronti a negoziare migliori condizioni con la Russia – e non, con una voce sola, da Bruxelles.

Matteo Cazzulani

POLONIA, TERMINATO LO SPOGLIO: CONTINUA IL GOVERNO LIBERAL-CONTADINO

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 11, 2011

La Piattaforma Civica aumenta il vantaggio sui conservatori di Diritto e Giustizia, e può mantenere la coalizione con PSL, senza ricorrere all’ausilio dei socialdemocratici, fuori dal Senato, al congresso straordinario dopo la sconfitta. Il Movimento di Palikot resta ago della bilancia. Nessun cambiamento nella politica interna ed estera

Cartelli della campagna elettorale polacca Ora è ufficiale: in Polonia nessun terremoto politico, ma una continuità piatta, che lascia nelle mani dei liberali la chiave per battere la crisi. Alle ore 15 di lunedì, 10 Ottobre, il 99% delle schede scrutinate ha confermato la vittoria della Piattaforma Civica – PO – con il 39,19% dei consensi per la forza di orientamento liberale, a cui appartengono il Premier, Donald Tusk, il Presidente, Bronislaw Komorowski, e gli Speaker di Sejm e Senato.

Rispetto agli exit-poll, pubblicati ad urne chiuse, il divario dal principale Partito dell’opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia – PiS – è addirittura aumentato alla doppia cifra, dal momento cui la forza politica di Jaroslaw Kaczynski – fratello-gemello dell’ex-Presidente Lech: scomparso nella tragedia aerea di Smolensk del 10 Aprile 2010 – non ha superato il 29,88%.

Esultano anche il partito contadino – PSL – ed il Movimento di Palikot – RP. Il primo, per un buon 8,36% che gli consente di restare unico partner di coalizione della Piattaforma Civica nel prossimo governo. Il secondo, per un sorprendente 10% ottenuto dal nulla, grazie ad un programma basato su anticlericalismo, legalizzazione delle droghe leggere, e diritti alle coppie di fatto.

Se Janusz Palikot – dandy della politica polacca fuoriuscito dalla PO – ha vinto con l’innovazione, chi ha perso sono senza dubbio i socialdemocratici di SLD, solo quinti con l’8,25% dei voti: un risultato misero, che ha spinto il Segretario, Grzegorz Napieralski, a rassegnare le dimissioni, e convocare un congresso straordinario per raddrizzare le sorti di una sinistra che, secondo le rilevazioni sociologiche, ha perso voti a favore di tutte le altre forze politiche.

Chiara anche la formazione del prossimo Senato, dove, differentemente che per il Sejm – eletto con un proporzionale puro – si è votato in collegi uninominali che, malgrado la formula differente, hanno confermato gli equilibri della Camera Bassa: 63 Senatori per PO, 31 per PiS, 1 per PSL, altri indipendenti, e nessun socialdemocratico. L’affluenza definitiva si è attestata al 48%.

La Polonia sceglie la continuità

A dati consolidati, è già iniziata la girandola delle consultazioni per la formazione di un nuovo Governo. Il Presidente Komorowski ha convocato i capolista delle forze entrate al Sejm, ma già sarebbe avvenuto un incontro tra Tusk ed il Capo dei contadini, Waldemar Pawlak, per la nomina dei Ministri di un esecutivo che, come dichiarato, continuerà con il lavoro svolto nell’ultimo mandato, secondo un programma basato su liberalizzazioni in chiave europea ed austerity per mantenere la Polonia fuori dalla crisi economica mondiale.

Nulla di nuovo anche per quanto riguarda la politica estera: più sforzi per accentuare l’Integrazione interna di un’Unione Europea presieduta negli ultimi mesi, dialogo con la Russia, e, nel contempo, pragmatico, ma deciso, supporto delle aspirazioni euroatlantiche dei Paesi dell’Europa Centrale, la cui Indipendenza e libertà sono condicio sine qua non per la prosperità della Polonia e, più in generale, dell’UE tutta.

Secondo quanto comunicato da Tusk durante gli ultimi giorni di campagna elettorale, l’unica novità sarebbe un rimpasto dei Titolari di Dicastero, con l’ingresso di volti nuovi e forze fresche, eccezion fatta per alcuni posti sicuri, come quello di Radoslaw Sikorski: certo della conferma alla guida del Ministero degli Esteri.

Matteo Cazzulani

La Polonia rinnova il Parlamento: tutti contro Kaczynski

Posted in Polonia by matteocazzulani on October 9, 2011

Terminata la campagna elettorale per le Elezioni Parlamentari polacche tra polemiche e promesse di ogni genere. La formula del sistema misto Sejm-Senato mette alla prova la democrazia polacca

Varsavia – La demonizzazione e la santificazione, la continuità nella concordia ed una politica della forza. Sono queste le emozioni con cui, in un piovoso venerdì di inizio autunno, si e chiusa la campagna elettorale per le Elezioni Parlamentari Polacche: una delle più noiose degli ultimi anni in quanto ad eventi, che, tuttavia, solo nell’ultima settimana ha regalato spunti per nuove polemiche e colpi di scena.

A tenere banco e stato Jaroslaw Kaczynski: Capo del maggiore partito di opposizione, Diritto e Giustizia – PiS – grande assente ai dibattiti televisivi, ma, costantemente attaccato dagli avversari ed osannato dagli oppositori dell’attuale maggioranza, in diretta polemica con tutti gli avversari. Persino con il Cancelliere tedesco, Angela Merkel: accusata, in suo libro, di condizionare le scelte politiche di un Governo polacco debole e succube alla Germania.

Opinione che e costata una lieve flessione nei sondaggi per il Partito conservatore, e scatenato la reazione della Forza di governo, la liberale Piattaforma Civica: manna dal cielo per il movimento del Premier, Donald Tusk, e del Presidente Bronislaw Komorowski, che, secondo le ultime rilevazioni, non sarebbe abbastanza avanti per creare una maggioranza in autonomia, per la quale potrebbe ricorrere, oltre all’alleanza rinnovata con gli attuali partner del Partito Contadino – PSL – anche ai seggi del Movimento di Palikot – RP, radical-liberale fuoriuscito proprio dalla PO – e dei SocialDemocratici – SLD – anch’essi in perdita di voti.

Dunque, la battaglia si gioca sui numeri e sull’affluenza: tutto dipende da quanti accorreranno alle urne per ridare fiducia ad una maggioranza che, in cinque anni, e riuscita a mantenere a galla il Paese in un periodo di crisi economica mondiale, ad attuare liberalizzazioni, a stabilizzare l’economia, e, infine, guidare l’Unione Europea durante la crisi dell’Euro ed i default in Grecia e Spagna.

L’unico punto negativo, la politica estera, nella quale la PO ha cercato un ostinato dialogo con una Russia dalle rinate velleità imperiali. Una posizione inaccettabile per una Polonia erede di Solidarnosc e, sopratutto, storico difensore delle ambizioni euroatlantiche dei vicini orientali, Georgia, Ucraina, e Bielorussa, la cui indipendenza ed europeicita sono condicio sine qua non per la prosperità e l’esistenza dello Stato polacco e, con esso, di tutta l’Unione Europea.

Una visione di politica estera lungimirante che, seppur tardivamente, anche Tusk sembra avere capito, come dimostrato dal vertice del Partenariato Orientale UE, in cui Varsavia ha convinto Berlino e Parigi a tenere la porta aperta all’avvicinamento economico e politico a Bruxelles per Tbilisi, Kyiv, e Minsk, malgrado i regressi democratici registrati dalle presidenze Janukovych e Lukashenka.

Anche sul campo interno il confronto e particolarmente ricco di spunti. La PO chiede un’altra possibilità di governo per continuare quanto fatto nell’ultimo quinquennio, con politiche liberali ispirate agli standard europei.

PiS, forte di un elettorato militante, e di una posizione in politica estera coerente con la visione jagellonica di diffusione della democrazia nel Mondo ex-Societico, invita ad una maggiore attenzione alla sanità pubblica, alle pensioni, ai valori cristiano-cattolici, ed alla memoria storica, sopratutto circa il massacro di Katyn e la Tragedia di Smolensk, nella quale, il 10 Aprile 2010, e morto l’ex-Presidente, Lech Kaczynski, fratello di Jaroslaw.

Ad accomunare – e, nel contempo, dividere – Diritto e Giustizia con il Partito Contadino sono le promesse riforme in campo agrario, con maggiori sussidi per un settore primario indispensabile nell’economia del Paese. PiS in particolare propone l’aumento dei finanziamenti alle regioni orientali del Paese, elettoralmente si fedeli a Kaczynski, ma de facto meno sviluppate dell’Ovest che, come le grandi città – Varsavia, Danzica, Wroclaw e Cracovia – vota PO.

Il RP promette politiche più liberali e laiche, così come i Socialdemocratici, che mirano alla legalizzazione di matrimoni gay e più attenzione alle classe operaie delle città industriali – Lodz e Katowice – dove e forte il consenso al partito guidato dal giovane Grzegorz Napieralski.

Degno di nota e anche la corsa della neonata Polska Jest Najwazniejsza: formazione di centro-destra originata da fuoriusciti dal PiS che, guidata dal Parlamentare Europeo, Pawel Kowal, in caso di superamento dello sbarramento del 5% potrebbe portare acqua al mulino di una estesa coalizione guidata dalla Piattaforma Civica, già nell’aria come progetto per isolare Diritto e Giustizia in un’Opposizione Solitaria.

Star dello spettacolo al Senato

Lecito ricordare che, sul piano istituzionale, queste Elezioni Parlamentari rappresentano un precedente, dal
Momento in cui il sistema elettorale e un misto di proporzionale puro al Sejm – la Camera Bassa – in cui a concorrere sono liste bloccate, e collegi uninominali al Senato.

Un’innovazione che ha portato le diverse forze politiche a candidare per la Camera Alta personalità del mondo dello spettacolo, dello sport, o della cultura in grado di ottenere consensi grazie alla propria figura, e non al programma del partito da cui sono sostenuti.

Le urne saranno aperte dalla mattinata presto fino alla sera tardi, in cui sono attesi i primi risultati di una competizione che, seppur noiosa nelle premesse, si prospetta comunque combattuta fino all’ultimo voto.

Matteo Cazzulani

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