LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’EURASIA DI PUTIN MUOVE I PRIMI PASSI

Posted in Russia by matteocazzulani on October 30, 2011

La Russia corona con un successo il test nucleare del missile Bulava, ed ottiene vantaggiose concessioni in settori strategici dell’economia moldava in cambio di uno sconto sul gas. L’arringa di Lukashenka e le contromosse di una Polonia Leader dell’Europa

Il Primo Ministro Russo, Vladimir Putin

Testate nucleari, gas, ed un avvocato d’eccezione. E così chela Russia sta costituendo l’Unione Euroasiatica, un progetto fortemente voluto dal primo Ministro russo, Vladimir Putin – presto per la terza volta alla guida del paese dallo scranno più alto, quello presidenziale – per ristabilire il controllo di Mosca sull’area ex-URSS, e spezzare definitivamente la concorrenza di un’Unione Europea sempre più in preda alla crisi dell’Euro – ed ai sogghigni di chi è spesso incline a soddisfare gli appetiti geopolitici del Cremlino in cambio di gas a buon mercato.

Nella giornata di venerdì, 28 Ottobre, è andato a buon fine il terzo tentativo di collaudo del missile Bulava: una testata nucleare che, dopo due esperimenti falliti, ha confermato di essere funzionante e, quindi, pronta ad essere annoverata nell’arsenale dell’esercito di Mosca nel caso anche i prossimi due test – la cui data è, ovviamente, top secret – si rivelassero un successo. Come riferito dalle Autorità russe, e confermato dall’autorevole Gazeta.ru, il missile è stato lanciato dall’incrociatore militare Jurij Dolgorukij nel Mar Bianco, ed ha centrato, con la precisione calcolata, un obiettivo situato nel poligono militare di Kura, in Kamchatka.

Nella medesima giornata, il Vice-Premier moldavo con delega agli Affari Economici, Valeriu Lazar, ha riferito in Parlamento circa un nuovo contratto stipulato con Mosca per il rinnovo delle forniture di gas, per le quali Chisinau avrebbe ottenuto uno sconto in cambio di concessioni al Cremlino in settori strategici dell’economia del Paese. Maggiori dettagli su quali siano tali ambiti non sono stati forniti dal Vice-Capo di Governo che, dopo il discorso, non ha risposto alle domande chiarificatrici. Finora, di noto restano solo formula e scadenza dei contratti in vigore tra il monopolista russo, Gazprom, e la società energetica nazionale, Moldovagaz: prezzi di mercato fino al 2011, poi, in base agli accordi raggiunti, un taglio, probabilmente adoperato nel metodo di calcolo del fabbisogno moldavo.

Entusiasta di tali manovre è il Presidente bielorusso, Aljaksandar Lukashenka, che, in un articolo comparso sulla stampa russa, ripreso dall’autorevole Radio Liberty, si è detto strenuo sostenitore dei piani eurasiatici di Putin, escludendo pericoli per la perdita dell’Indipendenza della Bielorussia, altresì, rassicurando i propri connazionali sui vantaggi che essi porteranno a Minsk. Dopotutto, la Bielorussia è uno dei Paesi fondatori dell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka: progetto con cui Mosca intende imitare l’UE nel creare un sistema di economie integrate sotto il controllo del Cremlino, nella cui orbita è prevista l’entrata del Kyrgystan, e di Paesi europei come Ucraina ed Armenia.

Nel caso di Minsk, Lukasheka ha giudicato la CEE post-sovietica un progetto conveniente per aprire sbocchi sull’estero all’economia di un Paese sempre più isolato a livello internazionale, ma presto si è reso conto delle misure svantaggiose prese da Mosca nei suoi confronti, decise da un Comitato Centrale che ha privato le Autorità bielorusse della sovranità decisionale su molte questioni commerciali ed energetiche.

La reazione dell’Europa

Uno scenario preoccupante, che, tuttavia, in Europa ha registrato la reazione della Polonia che, presidente di turno dell’UE, si è attivata sul piano diplomatico per evitare lo scivolamento verso la Russia dei Paesi dell’Europa Orientale – Georgia, e, per l’appunto, Ucraina, Moldova e Bielorussia – la cui Indipendenza da Mosca è condizione necessaria per la sicurezza e la competitività in un Mondo sempre più globalizzato di un Vecchio Continente che, se unito e coeso – e non diviso in base alla divisa monetaria del singolo Stato – può evitare il rischio del riemergere di una nuova URSS, e tornare a correre per una leadership mondiale ed un benessere economico.

Sempre venerdì, 28 Ottobre, Varsavia – sulla soglia di un ricorso all’Arbitrato di Stoccolma contro Gazprom per la revisione di contratti per l’oro blu troppo onerosi – ha rafforzato la cooperazione energetica con l’Ucraina, sopratutto in merito al prolungamento dell’oleodotto Odessa-Brody fino a Danzica: un progetto chiave per la realizzazione di un Corridoio Eurasiatico che – a differenza di quanto suggerisca il nome – è stato concepito per l’importazione via terra e mare di nafta e gas da Centro Asia, Georgia, e Turchia, evitando il transito per il territorio russo – e, con esso, il ricatto energetico del Cremlino.

Inoltre, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, a colloquio con il Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa ucraino, Rajisa Bohatyrova, ha rilanciato la costituzione di una brigata militare composta da reparti degli eserciti di Polonia, Ucraina, e Lituania, da impiegare in operazioni di peacekeeping sotto l’egida NATO. Un’idea simile a quella che, sempre su spinta polacca, ha visto il Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, e Slovacchia – varare un progetto militare comune, sempre per missioni di pace dell’Alleanza Atlantica, aperto alla partecipazione di Paesi Baltici e Georgia.

Infine, resta la risoluzione del Parlamento Europeo sulla continuazione dei negoziati con l’Ucraina per la firma di un Accordo di Associazione messo in crisi dalla condanna alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko, e dalle repressioni ai danni di giornalisti ed altri esponenti di spicco del campo arancione. Nella seduta plenaria di giovedì, 27 Ottobre, l’emiciclo di Strasburgo ha ribadito il rispetto di Democrazia e Diritti Umani come condizione imprescindibile per la sigla di un documento che mira alla maggiore integrazione di Kyiv con Bruxelles, ma, nel contempo, ha invitato il Presidente, Viktor Janukovych, alla ripresa dei negoziati, interrotti dopo la sentenza Tymoshenko, e la svolta filorussa del Capo di Stato ucraino.

Così come Lukashenka, anche Janukovych è stato attratto dalle sirene del gas a buon mercato di Mosca, e dalla Zona di Libero Scambio CSI: altro progetto, simile all’Unione Doganale, con cui il Cremlino sta dando linfa alle proprie ambizioni geopolitiche, privando Stati sovrani della propria autonomia.

Matteo Cazzulani

Advertisements

GUERRA DEL GAS: MOLDOVA, REPUBBLICA CECA E SLOVACCHIA CADONO ALLA RUSSIA. RESISTONO POLONIA E LITUANIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 24, 2011

Chisinau, dopo la firma del varo della Zona di Libero Scambio CSI, si accorda con Mosca per il rinnovo delle forniture di oro blu. Praga e Bratislava costrette all’approvvigionamento dal NordStream, mentre Varsavia e Vilna sono alla via giudiziaria contro il Cremlino

Il primo ministro russo, Vladimir Putin

C’è chi si arrende al richiamo del gas a buon mercato, chi è costretto alle maniere forti per evitare trattamenti impari a livello politico, e chi, da vero europeista, si attiene ai regolamenti UE per liberarsi di un soffocante aiuto fraterno in corso da troppi anni. Nella giornata di sabato, 22 Ottobre, il governo moldavo ha comunicato la raggiunta intesa con la Russia per il rinnovo delle forniture di oro blu.

Nello specifico, ad essere fissata è stata solo la tempistica – 5 anni – ottenuta dal Primo Ministro di Chisinau, Vlad Filat, in cambio della disponibilità di Mosca a rivedere le formule di pagamento, con la speranza di uno sconto sulla bolletta che la compagnia statale, Moldovagaz, deve al monopolista russo, Gazprom, ogni mese. Secondo quanto riportato dall’autorevole UNIAN, la parte moldava intende trattare il prezzo di gas, nafta, e carbone non in base al mercato internazionale, ma a seconda dell’effettivo fabbisogno della popolazione, arrivando ad una stabilizzazione delle tariffe di cui il Paese, particolarmente esposto alla crisi mondiale, ha necessità per quadrare il bilancio.

Lecito ricordare che, sempre a Pietroburgo, lo scorso martedì, 18 Ottobre, la Moldova è stata tra i firmatari del documento per il varo della Zona di Libero Scambio CSI: un progetto, sotto la regia della Russia, mirato alla restaurazione del dominio economico – ergo politico – del Cremlino sull’area ex-URSS, con cui il Primo Ministro, Vladimir Putin – presto terzo Presidente – ha ridato slancio alle velleità imperiali di Mosca, da soddisfare con il fioretto dei rapporti economici privilegiati – oltre alla Zona di Libero Scambio CSI, anche con l’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka: una CEE euroasiatica in cui, dopo l’ingresso del Kyrgystan, la Russia sta cercando in tutti i modi di trascinare l’Ucraina – e con la tradizionale arma del gas, schierata dritto contro l’Europa.

Non è un caso se lo scorso giovedì, 20 Ottobre, anche Repubblica Ceca e Slovacchia hanno aderito indirettamente al NordStream: gasdotto sul fondale del Mar Baltico, realizzato dalla Russia – in collaborazione con le compagnie energetiche nazionali di Germania, Francia ed Olanda – con il preciso intento politico di bypassare Paesi ostili come Polonia, Lituania, Lettonia, ed Estonia, e mantenere l’Unione Europea divisa sul campo energetico attraverso una sottile politica del divide et impera. Come evidenziato da Radio Praha, i cechi e gli slovacchi sfrutteranno la conduttura terrestre NordStream-OPAL, con cui l’oro blu di Gazprom viene trasportato da Greifswald – località tedesca sul Mar Baltico – verso sud.

L’Europa unita contro l’imperialismo russo

Secondo gli esperti, quella di Praga è una scelta dovuta dalla realtà dei fatti, che vede l’Europa Centrale aggirata dai gasdotti putiniani, e l’Unione Europea solo da poco impegnata in una politica energetica unica che, guidata dalla Commissione Barroso, mira alla diminuzione della dipendenza dalla Russia: uno scopo per cui molto si è spesa anche la Presidenza di turno polacca.

Proprio la Polonia è stata oggetto dell’uso politico del gas da parte di Mosca: sulla base di quanto concesso alle altre compagnie energetiche nazionali del Vecchio Continente, il colosso polacco PGNiG ha richiesto a Gazprom la revisione al ribasso di un contratto che, ad oggi, costringe Varsavia a pagare l’oro più a prezzi maggiori di quelli applicati a Germania, Francia, ed Italia che, con le buone o le cattive – ma sempre non senza forti concessioni – hanno ottenuto dal monopolista russo sensibili sconti. Un trattamento privilegiato negato da Mosca, che ha costretto la Polonia all’ultimatum: o il pronto ritocco del contratto – il cui diritto è garantito da precise clausole – o il ricorso all’Arbitrato di Stoccolma.

Opportuno illustrare come, sempre secondo il parere di diversi esperti, quella russa sarebbe una dura risposta all’allargamento ai Balcani, Ucraina, e Moldova del Terzo Pacchetto Energetico: documento che liberalizza la gestione dei gasdotti dei Paesi firmatari, e ne vieta la gestione in regime di monopolio da parte di enti di Paesi extra-UE. Tale legislazione impedisce al Cremlino di mettere mano sui sistemi infrastrutturali del Vecchio Continente, e ha dato la possibilità ad alcuni Paesi di liberarsi definitivamente dell’opprimente dipendenza energetica dalla Russia: amara eredità di un’epoca sovietica, solo all’apparenza chiusasi con la caduta del Muro di Berlino.

La Lituania – altro Paese non interessato dalla campagna sconti del Cremlino, per ragioni squisitamente politiche – ha utilizzato il Terzo Pacchetto Energetico per riprendere possesso del colosso statale Lietuvos Dujos dal controllo di Gazprom – padrone con il 37,1% – e del suo alleato tedesco E.On Rurhgas – con il 38,9% – per poi reprivatizzarlo senza la partecipazione del monopolista russo. L’operazione è stata intralciata dal ricorso di Mosca all’Arbitrato di Stoccolma, ma Vilna si è detta determinata a procedere secondo la legislazione di un’Unione Europea che, quando parla ad una voce sola – e non teme ripercussioni da parte di un vicino parimenti colpito dalla crisi – è davvero ancora capace di rivestire un ruolo da protagonista sullo scenario mondiale.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: VIA ALL’INTEGRAZIONE ENERGETICA UE DI BALCANI ED EUROPA ORIENTALE

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on October 18, 2011

Albania, Croazia, Macedonia, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Kosovo, Serbia, Ucraina e Moldova accettano l’adozione del sistema di regolamentazione UE del mercato energetico, e si proiettano verso l’Europa. Successo della presidenza di turno della Polonia e della Commissione Europea: impegnata nella corsa al gasdotto per diminuire la dipendenza energetica dalla Russia

Il percosrso di Nabucco e Southstream

Laddove la politica non può arrivare, ci pensa l’arma energetica: proprio come fanno i russi. Lo scorso 6 Ottobre – ma la notizia è stata ufficializzata qualche giorno più tardi – i Paesi firmatari del della Comunità Energetica Europea hanno dato il via libera all’allargamento ai Balcani e ad alcuni Stati del Partenariato Orientale UE del Terzo pacchetto Energetico: documento che prevede l’adozione di regoli comuni per la tutela dei consumatori, il rafforzamento dell’indipendenza di organismi di controllo del mercato, la liberalizzazione della gestione dei gasdotti e degli oleodotti, e l’impossibilità da parte di enti terzi di rilevarne il controllo, se non in una minima percentuale.

Una decisione di straordinaria importanza, dal momento in cui Albania, Croazia, Montenegro, Serbia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Kosovo, Ucraina, e Moldova hanno accettato di conformarsi ai regolamenti UE già a partire dal 2015: un buon inizio, in vista di un’integrazione politica che, altresì, prevede tempi molto più lunghi.

Come evidenziato da diversi esperti, grande ruolo è stato giocato dalla Polonia Presidente di turno dell’Unione Europea: fortemente favorevole all’estensione dei regolamenti europei agli Stati candidati alla membership, sia prossima che futura, confinanti ad est. L’obiettivo è quello di non lasciare Paesi europei per storia, cultura e tradizione in balia della Russia che, visti i recenti proclami all’eurasismo e a simili iniziative di stampo imperialistico, considera tali Stati propria sfera di influenza, da controllare a tutti i costi: una prospettiva rischiosa per la sicurezza e la prosperità dell’UE tutta.

Tuttavia, l’adozione del Terzo Pacchetto Energetico è anche una decisione favorevole sopratutto per gli stessi Stati candidati alla partnership politica con l’Unione Europea. Per i Balcani significa un passo in avanti nella modernizzazione delle proprie strutture secondo il modello di Bruxelles e, soprattutto, un chiaro segnale circa la volontà di far parte della famiglia UE, dopo un recente passato di guerre e divisioni da chiudere una volta per tutte. Per Ucraina e Moldova, invece, la scelta è stata quasi obbligatoria, per salvare dal controllo russo la rete dei propri gasdotti – che nell’area significa controllo politico.

Difatti, la compagnia statale di Chisinau, Moldovagaz – che gestisce le infrastrutture energetiche del Paese – è controllata dal monopolista russo, Gazprom: fortemente interessata a simile posizione anche sull’ucraina Naftohaz. L’entrata in vigore del Terzo Pacchetto Energetico renderebbe impossibile la presenza dei russi, come, proprio grazie al documento UE, sta avvenendo in Lituania, dove il governo è impegnato in una lotta a carte bollate per eliminare Gazprom dalla gestione dei propri gasdotti.

Il Turkmenistan supporta il Nabucco

Dunque, un’Europa che, grazie alla guida polacca, ed al ruolo della Commissione Europea di José Manuel Barroso, sta conducendo una politica energetica incentrata sulla diversificazione delle forniture, per evitare, sopratutto nel settore del gas, di dipendere dall’unico esportatore russo. Proprio la Polonia ha ricevuto finanziamenti per la costruzione del rigassificatore di Swinoujscie, sul Mar Baltico, per ricevere oro blu acquistato da Norvegia, Qatar ed Irak trasportato via nave. Inoltre, simili terminali sono in programma in Lituania ed Estonia.

Sul fronte meridionale, l’UE ha ottenuto l’adesione del Turkmenistan al progetto Nabucco: gasdotto sottomarino, progettato per trasportare oro blu centro asiatico – principalmente azero – senza transitare per il territorio russo, e, così, sottostare al diktat energetico del Cremlino. A rafforzare il progetto di verdiana denominazione l’appoggio politico del consorzio AGRI – Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria – e contratti già siglati con Baku per lo sfruttamento di ricchi giacimenti di gas. A contrastarlo, invece, sono le singole compagnie energetiche di una Vecchia Europa Occidentale cronicamente intimorita di irritare Mosca, e pronta sacrificare gli interessi comunitari – e con essi, tutti i valori di democrazia e diritti umani su cui l’Unione Europea è stata fondata – per proprio singolo tornaconto.

A dimostrazione, il progetto, sempre sul fondale del Mediterraneo, del Southstream: concepito da Gazprom, in collaborazione con il colosso italiano ENI, la compagnia tedesca BASF, e quella francese EDF, per rifornire l’Europa dell’Ovest di gas, bypassando Paesi ostili al Cremlino come Romania, Ucraina, e Moldova. Paritetico a quello che è stato definito Gasdotto Ortodosso, il NordStream: conduttura, sul fondale del Mar Baltico, costruita di recente da un consorzio composto da Gazprom, dalle tedesche E.On e Wintershall, dalla francese Suez Gaz de France, e dall’olandese Gasunie.

Alla faccia dello stentato europeismo di certa sinistra europea al caviale, a presiedere l’organismo deputato alla realizzazione di tale infrastruttura, concepita per aggirare Polonia, Stati Baltici e Bielorussia, è stato nominato l’ex-Cancelliere tedesco, il socialdemocratico Gerard Schroder.

Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: RUBLI BIELORUSSI ED EURO PER L’INDIPENDENZA ENERGETICA DALLA RUSSIA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on July 21, 2011

Minsk aiuta Kyiv nella realizzazione del terminale di Odessa per la ricezione di oro blu e nero. L’Unione Europea investe sulla ristrutturazione dei gasdotti ucraini. Gazprom rinnova con la Moldova

Il ministro dell'energia ucraino, Jurij Bojko

Non solo litigi diplomatici, tra Bielorussia ed Ucraina c’è anche una solida collaborazione energetica. Nella giornata di Lunedì, 18 Luglio, l’Ambasciatore bielorusso a Kyiv, Valentyn Velychko, ha dichiarato la disponibilità di Minsk a sensibili investimenti nella realizzazione del terminale di Odessa per la ricezione di nafta centro asiatica.

Un’infrastruttura necessaria, non solo per l’aumento delle importazioni di oro nero, ma anche per la diminuzione della dipendenza dalla Russia, da cui la Bielorussia, malgrado la comune appartenenza all’Unione Doganale euroasiatica, sta lottando, spesso potendo contare sull’appoggio dell’Ucraina.

Lo scorso Febbraio, a Davos, Minsk e Kyiv hanno concordato con l’Azerbajdzhan condizioni favorevoli per l’importazione di gas liquido, mentre nel mese di Novembre, la Bielorussia ha scelto proprio Odessa come punto di approdo per la nafta del Venezuela. Oggi, la notizia dell’investimento di Minsk di 167 Milioni di Dollari annui per la realizzazione del terminale nel porto ucraino di fondazione genovese, i cui lavori dovrebbero iniziare a breve.

Oltre al terminale, a contrastare la supremazia energetica della Russia è anche il sistema infrastrutturale energetico ucraino, presentato dalle autorità come unica, sicura alternativa ai gasdotti sottomarini NordStream e Southstream che Mosca intende costruire per rifornire direttamente gli acquirenti dell’Europa Occidentale, e bypassare Paesi ritenuti ostili – come Stati Baltici, Polonia, Moldova, Ucraina, e Romania.

Come dichiarato dal Ministro dell’Energia ucraino, Jurij Bojko, sarà avviata la ristrutturazione dei gasdotti ucraini, ad oggi in cattivo stato, attraverso i quali il gas russo sarà inviato al Vecchio Continente in una condizione di maggiore sicurezza e rispetto dell’ecologia.

Secondo quanto riportato dall’autorevole Delo, la prima tratta ad essere interessata dalla manutenzione è l’Urenhoj-Pomary-Uzhhorod, su cui la Commissione Europea, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, la Banca per lo Sviluppo Europea, e la Banca Mondiale investiranno 300 milioni di Dollari: la quota concordata già il 23 Marzo 2009 dall’allora governo arancione di Julija Tymoshenko.

Gazprom più presente in Moldova

Pronta la reazione della Russia che, dinnanzi alle manovre di Bielorussia, Ucraina, ed Azerbajdzhan, ha puntato su un altro Stato dell’Europa Orientale, la Moldova, per rinnovare il contratto di fornitura energetica, prolungandolo per un quinquennio. Nello specifico, il monopolista russo, Gazprom, ha ottenuto l’esclusiva sulle forniture di oro blu a Chisinau, in cambio di un’aumento delle tariffe per il transito di gas diretto in Unione Europea concesso alla controparte, Moldovagaz, pari a 3 Dollari per mille metri cubi.

Matteo Cazzulani