LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

REGRESSO DEMOCRATICO IN UCRAINA: JURIJ LUCENKO DA UN ANNO IN ISOLAMENTO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 26, 2011

L’ex-Ministro degli Interni, uno degli esponenti più carismatici dell’Opposizione Democratica ucraina, costretto alla detenzione in isolamento, all’alimentazione forzata, e ad assistere dietro alle sbarre ad uno dei processi politici organizzati dalle autorità per eliminare i Leader dell’Opposizione Democratica, tra cui l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko. Un video del collega Kostjantyn Usov di TVI ne racconta il caso

L'ex-ministro degli Interni, Jurij Lucenko

Per 365 giorni detenuto in isolamento a causa di 3 imputazioni prive di fondamento, con soli due testimoni a favore delle accuse, ma alcun verdetto che ne abbia certificato la colpa. Questo è il Santo Stefano che, oggi, trascorre Jurij Lucenko: esponente di spicco dell’Opposizione Democratica che, parimenti alla sua carismatica Leader, Julija Tymoshenko, è caduto vittima della repressione politica attuata dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych.

Il 26 Dicembre 2010, Lucenko è incarcerato in una cella di isolamento, prelevato dalle forze di polizia sotto casa sua, al rientro dalla passeggiata con il cane: sotto lo sguardo impotente di madre e figli. Mesi prima, giusto in seguito all’insediamento di Janukovych, a carico dell’ex-Ministro degli Interni sono sollevate tre imputazioni: incremento della paga e concessione di abitazioni governative illecita al suo autista, Leonid Prystupljuk, sperpero di danaro del bilancio statale per l’organizzazione della Giornata della Polizia del 2008, chiusura anticipata delle indagini sul cittadino Davydenko, l’ autista dell’ex-Vice-Procuratore Savchjuk – proprietario della casa in cui, durante la Rivoluzione Arancione, sarebbe stato avvelenato il futuro Capo di Stato, Viktor Jushchenko.

A sostegno di tali imputazioni, per cui è aperto un processo con la richiesta di 12 anni di reclusione per abuso d’ufficio, sono sopratutto l’allora Ministro degli Interni, Anatolij Mohyl’ov, il nuovo Procuratore Generale nominato da Janukovych, Viktor Pshonka, il suo vice, Rinat Kuz’min, e solo due dei più di 200 testimoni chiamati a testimoniare durante un lungo procedimento, condotto da un PM, Serhij Vovk, a sua volta indagato per truffa edile, ma finora graziato dalle autorità.

Costretto ad assistere alle sedute del proprio processo dietro a delle sbarre – barbara procedura che, illegalmente, dipinge l’imputato come già colpevole nella psicologia dei presenti e della Corte – Lucenko più volte denuncia il conflitto di interessi del giudice, e, per protesta, ricorre persino allo sciopero della fame. Nulla da fare, dal momento in cui le Autorità giudiziarie impongono la nutrizione forzata al ribelle galeotto: altra pratica autoritaria, vietata dall’Unione Europea, ma ancora ammessa dal Codice Penale ucraino.

Un carismatico arancione

Il processo all’ex-Ministro degli Interni continua lentamente, lasciando una condanna già annunciata sempre più lontana: così da mantenere al di fuori della vita politica una delle più importanti personalità dell’Opposizione Democratica. Aiutante del Segretario del Partito Socialista ucraino, Oleksandr Moroz, Lucenko nel 2002 è alla testa del movimento Ucraina senza Kuchma, in opposizione all’ex-Presidente Leonid Kuchma: di cui Janukovych è il delfino politico. Nel 2004, è uno dei più attivi colonnelli della pacifica Rivoluzione Arancione: ruolo per cui viene premiato da Jushchenko con la nomina a Ministro degli Interni nel primo governo di Julija Tymoshenko.

Deciso nel realizzare la promessa di giustizia, Lucenko adotta la mano dura contro gli oligarchi dell’Est del Paese, sponsor di Viktor Janukovych: un gesto di coerenza politica che gli costa caro fin a subito. Entrato in crisi con la Tymoshenko – dimissionata nel 2005 – Lucenko mantiene la carica sotto il secondo governo arancione di Jurij Jekhanurov, fino al 2006, quando la vittoria alle elezioni parlamentari di Janukovych – che realizza una coalizione di governo con comunisti e socialisti – ne provoca l’espulsione e, contemporaneamente, l’uscita dal Partito Socialista Ucraino per evidenti divergenze politiche con Moroz.

Nel 2007, fonda il Partito Avanti Ucraina – poi ribattezzato Narodna Samooborona – si riavvicina a Julija Tymoshenko, e, nelle elezioni anticipate del 2007, guida la lista filo-presidenziale Nasha Ukrajina, che gli consente il ritorno al Dicastero degli Interni nel secondo governo della Lady di Ferro ucraina. Ripristinata la lotta contro gli oligarchi, la sua immagine viene lesa dall’arresto del figlio in stato di ubriachezza all’aeroporto di Francoforte. Ciò nonostante, la Tymoshenko fa quadrato attorno a lui, difendendolo persino nei difficili giorni del suo terzo governo: esecutivo di minoranza, in cui la conta dei voti è necessaria per l’approvazione di ogni mozione.

Il saldo legame con la Leader degli arancioni porta Lucenko a condividere anche le conseguenze della risalita al potere di Janukovych, nel Febbraio 2010: parimenti alla Lady di Ferro ucraina – condannata a sette anni di isolamento per abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin: il tutto dopo un processo farsa costruito su imputazioni montate ad hoc, e senza diritti per la difesa – l’ex-Ministro degli Interni diventa l’oggetto ed il simbolo di un regresso democratico sulle Rive del Dnipro.

Dinnanzi agli arresti di Lucenko e della Tymoshenko, alle ripetute risoluzioni di condanna da parte di USA, ONU, NATO, e Parlamento Europeo, è seguito, lo scorso 19 Dicembre, il congelamento della firma dell’Accordo di Asociazione UE-Ucraina: documento storico, con cui Kyiv avrebbe ottenuto il medesimo status di partner privilegiato di Bruxelles, oggi goduto da Islanda, Norvegia, e Svizzera.

Matteo Cazzulani

NUOVO PREMIER IN CRIMEA FEDELE A JANUKOVYCH: I TATARI SI RIBELLANO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 11, 2011

Il Capo di Stato, Viktor Janukovych, nomina a capo del governo della Repubblica Autonoma l’ex-Ministro degli Interni, Anatolij Mohyl’ov, noto per il suo ostracismo nei confronti della minoranza etnica, tradizionalmente politicamente vicina agli arancioni. A destabilizzare l’area anche il fattore russo

Il premier della Crimea, Anatolij Mohyl'ov

Per la Crimea è previsto un inverno davvero rovente. Lunedì, 7 Novembre, il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha nominato Premier della Repubblica Autonoma di Crimea Anatolij Mohyl’ov: sollevato dalla poltrona di Ministro degli Interni per prendere il posto di Vasyl’ Dzharty, scomparso lo scorso 17 Agosto dopo una delicata operazione chirurgica.

Una scelta inaspettata che ha suscitato la reazione della numerosa comunità tatara, memore della condotta dello stesso Mohyl’ov tra il 2007 ed il 2010, quando, a capo della rappresentanza locale del Ministero degli Interni, si è reso protagonista di un aspro conflitto etnico. Nello specifico, il nuovo Premier ha negato pubblicamente la deportazione staliniana del 1944 – che spedì in Siberia anche greci, cosacchi, ebrei, tedeschi, ed italiani – ed accusato a più riprese i tatari di collaborazionismo coi nazisti: un’ostilità che non si è limitata alle dichiarazioni, dal momento in cui, nel novembre 2007, Mohyl’ov ha ordinato lo sgombero dell’insediamento di Aj-Petri, puntualmente raso al suolo dall’intervento delle forze speciali di polizia.

“Senza le scuse, il dialogo non può nemmeno iniziare” ha commentato con una nota la Mejlis – il Parlamento dei tatari di Crimea, il cui Presidente, Mustafa Dzhemiljev, ha accusato l’ex-Ministro egli interni di xenofobia, ed il Capo di Stato di tentata repressione etnica.

“E’ chiaro che si tratta di una provocazione – ha dichiarato Dzhemiljev alla BBC – la nomina a Premier di Crimea di una persona che ha ripetutamente offeso la componente tatara sui mezzi di informazione complica l’equilibrio in una penisola multietnica. Non capisco la ratio della designazione da parte di Janukovych – ha continuato – ma temo si tratti di una precisa volontà di aumentare la pressione su di noi [tatari di Crimea, n.d.a.]”.

Di diverso avviso alcuni tra i politologi e gli esponenti dell’Opposizione Democratica, secondo cui la nomina di Mohyl’ov rispecchia un preciso piano politico di rafforzamento dell’establishment presidenziale, che prevede l’instaurazione alla guida delle amministrazioni della Crimea e delle altre Oblast’ di uomini di fiducia del Presidente Janukovych. A conferma, il recente insediamento nelle regioni di Leopoli e Zaporizhzhja di Mykhajlo Kostjuk ed Oleksandr Peklushenko: due politici vicini ad un Presidente Janukovych ora maggiormente influente in due regioni periferiche.

I russi alle porte

Di certo, a favorire il clima di distensione non sono stati i primi passi del nuovo Premier, che ha fatto sapere di non intendere affatto scusarsi per il passato, si è presentato a Simferopoli in uniforme poliziesca – con una borsa incastonata di diamanti – ed ha sollecitato l’uso della lingua russa per tutte le consultazioni ufficiali.

Una dichiarazione, quest’ultima, che potrebbe causare serie conseguenze, dal momento in cui è proprio l’elemento russo a rappresentare la seconda patata bollente nella penisola multietnica. Di recente, Diplomatici di Mosca hanno sollecitato i Paesi dell’ex-URSS ad adottare il russo come lingua ufficiale per le trattative ad ogni livello e, lo scorso 14 Ottobre, alla Duma è stato registrato un disegno di legge per favorire la concessione agevolata di passaporti nelle regioni ad alt densità di minoranze russe, tra cui la Crimea.

Tale scenario porterebbe alla vera e propria destabilizzazione della penisola, con conseguente indebolimento di un’Ucraina sempre più succube di Mosca sul piano politico, militare, ed energetico: proprio a Sebastopoli continua a permanere la Flotta Russa del Mar Nero, il cui stazionamento è stato prolungato dal Presidente Janukovych con gli Accordi di Kharkiv del Maggio 2010, in cambio dellasperanza di uno sconto sulle tariffe per il gas mai ottenuto. Al contrario, tra Mosca e Kyiv sono in corso trattative per la rinegoziazione dei contratti per l’oro blu in cui, secondo indiscrezioni da fonti ben informate, la parte ucraina sarà certamente costretta a pesanti concessioni, come la cessione della gestione dei propri gasdotti al monopolista russo, Gazprom.

Lecito ricordare che in Crimea vivono 27 minoranze etniche. Dopo quella russa, la più consistente è quella tatara, storicamente travagliata da repressioni e deportazioni attuate dal regime zarista e comunista. Con l’ottenimento dell’Indipendenza, la Mejlis si è sempre schierata in difesa dell’unità statale ucraina, vista come garanzia per il rispetto dei propri diritti e per la propria sopravvivenza, in una penisola dove l’equilibro etnico è fondamentale per la convivenza politica ed economica.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JURIJ LUCENKO ESPULSO DAL SUO PROCESSO. RICORSO ALLA CORTE EUROPEA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 15, 2011

L’ex-Ministro degli Interni escluso dalla propria udienza come i giornalisti. Per le Autorità nessuna infrazione della legge. La Difesa si appella a Strasburgo

L'ex-ministro degli interni, Jurij Lucenko

Un processo senza imputato, ed anche senza stampa, in Ucraina è regolare. Nella giornata di giovedì, 14 Luglio, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, è stato espulso dall’aula per turbamento dell’ordine durante la seduta del processo a suo carico, che lo vede accusato di abuso di ufficio e, per questo, detenuto in isolamento.

Una decisione categorica quella del “giudice”, Serhij Vovk, al pari di quella di estromettere i giornalisti dalla sala, vietando la ripresa in diretta di un processo che, sulla carta, dovrebbe essere aperto a tutti. A richiedere la presenza della stampa – garanzia di un processo più regolare – è stato lo stesso Lucenko che, non ascoltato dal magistrato, ha esposto protesta durante la lettura dei capi di accusa: un diritto per ogni imputato, che, al politico del campo arancione, è costato l’allontanamento dalla Corte.

“Le imputazioni sono state lette in assenza dell’accusato: una piena violazione della legge” ha dichiarato Oles’ Donij, Deputato Nazionale di Narodna Samooborona, il Partito di Lucenko.

Per le Autorità tutto regolare

A non pensarla così, però, sono proprio le autorità. La Procura generale ha rigettato la richiesta di sollevamento dall’incarico di Serhij Vovk, presentata dalla difesa in quanto il “giudice” sarebbe stato implicato in un precedente caso di malagiustizia. Inoltre, il Ministro degli Interni, Anatolij Mohyl’ov, ha definito regolare la decisione di escludere i reporter dalla sala.

Pronta la risposta degli avvocati di Lucenko, che si sono rivolti alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo. La stessa a cui si è appellata la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, ex-Primo Ministro anch’essa vittima di un processo politico, con l’accusa di condotta anti-nazionale durante le trattative per il gas, nel Gennaio 2009, con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: GIORNO DELLA FRATELLANZA SENZA UNITA’

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 22, 2011

Tutto il Paese celebra l’anniversario dell’Unione tra la Repubblica Popolare Ucraina e la Repubblica Popolare Ucraina Occidentale. Janukovych loda la stabilità. La Tymoshenko, democrazia ed Europa

 

Bandiere ucraine dinnanzi al monumento al Poeta Nazionale, Taras Shevchenko

Ancora divisioni nella giornata dell’Unità. Sabato, 22 Gennaio, il 92esimo anniversario della fusione tra la Repubblica Popolare Ucraina, e la Repubblica Popolare Ucraina Occidentale.

 

Così, il 22 Gennaio 1919, l’Ucraina ha ottenuto finalmente un suo Stato. Un raggio di luce, subito offuscato dai 70 anni successivi di dominazione russa, tedesca e polacca.

 

La ricorrenza, Festa Nazionale dal 1999, con il nome di Giorno della Fratellanza, è stata onorata sopratutto nella Capitale. Purtroppo, all’insegna della divisione politica.

 

Come da tradizione, il Presidente, Viktor Janukovych, ha posto una corona di fiori ai piedi delle statue a Taras Shevchenko – il Poeta Nazionale ucraino – e Mykhajlo Hrushchevs’kyj – il primo Capo di Stato.

 

Nel pomeriggio, l’importante manifestazione dell’Opposizione Democratica, organizzata presso la Lavra Sofijs’ka. Laddove la dichiarazione di unione tra le due repubbliche è stata annunciata.

 

Ad organizzarla, il Comitato di Difesa dell’Ucraina, i partiti Bat’kivshchyna, Svoboda, Narodna Samooborona, Reformy i Porjadok, Jevropejs’ka Partija Ukrajiny, Ukrajins’ka Narodna Partija, il Congresso dei Patrioti Ucraini, la Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Kyiv, quella Greco-Cattolica, e diverse Associazioni.

 

Moltissimi i partecipanti, più di tre mila, nonostante i fermi operati dalla polizia a molti pullman, provenienti da Leopoli, Odessa, e Dnipropetrovs’k.

 

E le minacce dell’uso della forza, preventivato dal Ministro degli Interni, Anatolij Mohyl’ov.

 

Nella mattinata, nella Ploshcha Kontraktova, meeting di altre forze patriottiche: Za Ukrajinu, il Partito Repubblicano Sobor, ed il Front Zmin, dell’ex speaker, Arsenij Jacenjuk.

 

I discorsi dei leader

 

Differenti anche le interpretazioni della ricorrenza. Viktor Janukovych ha attaccato il campo arancione, accusato di strumentalizzare un evento per scopi propagandistici.

 

Inoltre, il Capo di Stato ha sottolineato come la vera unità stia nella stabilità economica e politica, raggiunta dal governo del Primo Ministro, Mykola Azarov, da lui instaurato.

 

Proiettato al futuro, il messaggio della Leader dell’Opposizione democratica, Julija Tymoshenko, che ha evidenziato la fratellanza di tutti gli ucraini, a prescindere dalle differenze regionali.

 

Una risorsa, secondo l’anima della Rivoluzione Arancione, che deve dare la forza agli ucraini per guardare all’Europa. E superare la difficile contemporaneità, fatta di regresso della democrazia, arresti politici e pressioni sui media indipendenti.

 

Un’ondata di ottimismo. Utile, oltre che agli ucraini, anche al Belpaese.

 

Matteo Cazzulani

UCRAINA: ALTA LA TENSIONE IN VISTA DEL GIORNO DELLA FRATELLANZA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 21, 2011

Patrioti ed Opposizione Democratica chiamano gli ucraini in una delle piazze principali della storia del Paese. Le Autorità valutano l’uso della forza. Giallo ad Uzhhorod

Il vice leader di Bat'kivshchyna, Oleksandr Turchynov

“Non aspettate che altri risolvano i vostri problemi. Affrontateli ora, insieme agli altri come voi, finché possibile”.

Questo l’invito con cui, sulla sua pagina Facebook, il Vice Leader di Bat’kivshchyna, Oleksandr Turchynov, ha chiamato gli ucraini a commemorare, in piazza, il Giorno della Fratellanza.

L’esponente del principale partito dell’Opposizione Democratica, Bat’kivshchyna, ha ripreso l’appello della sua Leader, Julija Tymoshenko, a lottare per l’Indipendenza politico-culturale dell’Ucraina, in un periodo di riavvicinamento a Mosca.

Ricordando come, dopo quel 22 Gennaio 1919, in cui fù proclamata l’unione tra Repubblica Popolare Ucraina e la Repubblica Popolare dell’Ucraina Occidentale, la successiva libera riunione sul Majdan è avvenuta dopo 70 anni.

Un lungo intervallo, durante il quale l’Ucraina è sparita dalla geografia politica, dominata da potenze straniere — russi, polacchi e tedeschi.

Una ricorrenza sentita, dunque. Che, inevitabilmente, ha innalzato la tensione politica. Il Ministro degli Interni, Anatolij Mohyl’ov, ha ipotizzato l’uso della forza, per controllare lo svolgimento del presidio delle forze patriottiche dinnanzi alla Lavra Sofijs’ka.

Pronta la reazione degli organizzatori, che hanno confermato sia la natura non violenta della dimostrazione, che il tentativo, da parte delle Autorità, di vietare la partecipazione ad una delle commemorazioni pubbliche più importanti.

Il Deputato Nazionale di Bat’kivshchyna, Anatolij Semynoha, ha denunciato la pressione mentale delle autorità. Il Coordinatore del Comitato pr la Difesa dell’Ucraina, Mykhajlo Ratushnyj, ha invitato il Ministro ad un confronto vis-à-vis.

Invito accolto dal suo vice, Viktor Ratushnjak, che ha negato le affermazioni di Mohyl’ov, comunque assente.

Attesa ad Uzhhorod

Oltre che nella capitale, la tensione è alta anche in altre parti del Paese. Esemplare la vicenda di Uzhhorod, dove l’indiscrezione in merito al divieto di celebrere il Giorno della Fratellanza presso il monumento a Taras Shevchenko — il Poeta Nazionale Ucraino — ha causato un maremoto politico nel Capoluogo della Transcarpazia.

Gli organizzatori locali, giovedì, 20 Gennaio, hanno accusato le autorità cittadine di condotta ucrainofoba, in linea con quella del Ministro degli Interni. Ed espresso delusione, per la mancata reazione della maggioranza in Consiglio Comunale, composta da forze dell’Opposizione Democratica.

Nella serata, dietrofront del Sindaco, Viktor Pohorjelov. Il quale, non solo ha confermato la dimostrazione nel luogo tradizionale, ma ha anche ribadito la sua presenza, per la canonica posa della corona di fiori ai piedi della statua.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JANUKOVYCH AL RIMPASTO DI GOVERNO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 10, 2010

Il restyling non convince l’Opposizione Democratica, che invita al dimissionamento dei veri responsabili della crisi

 

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Cambia la quantità, non la qualità. Nella giornata di giovedì, 9 dicembre, il presidente ucraino, Viktor Janukovych, ha tagliato ministeri ed organi dell’esecutivo, passati da 112 a 63.

 

Tuttavia, più che di uno snellimento dell’apparato statale, si è trattato di una redistribuzione degli incarichi, ottenuta con l’accorpamento dei ministeri soppressi a quelli già esistenti, lasciati a persone di fiducia del Capo dello Stato.

 

Risultato, un numero limitato di dimissionari, ridestinati a nuovi incarichi. Nessuna esclusione eccellente, ed i soliti volti alla guida del Paese.

 

Mantiene il proprio posto il Premier, Mykola Azarov, a cui è stata assegnata la direzione del Centro della Memoria Nazionale, che Janukovych, tra le proteste dell’Opposizione Democratica, è stato sul punto di cancellare.

 

Resta anche il primo vice premier, Andrij Kljujev, a cui è stato affidato il Ministero per lo Sviluppo ed il Commercio. Gli altri Vice Premier, Borys Kolesnikov, Viktor Tykhonov e Serhij Tihipko, ottengono rispettivamente la direzione del dicastero delle Infrastrutture, dell’Edilizia e del Welfare.

 

Altri Ministri salvati, quelli dell’Energia, Jurij Bojko, dell’Ecologia, Mykola Zlochevs’kyj, della Cultura, Mykhajlo Kulynjak, e dell’Agricoltura, Mykola Prysjazhnjuk.

 

Restano al loro posto anche il titolare delle Emergenze, Viktor Baloha – Capo del partito Centro Unito, l’unico titolare non membro del Partija Rehioniv, la forza politica, egemone nel Paese, a cui appartengono Presidente, Premier e gli altri membri del Consiglio dei Ministri – e quello dell’Istruzione, Dmytro Tabachnyk, noto per le sue posizioni filorusse ed ucrainofobe.

 

Il rimpasto non ha interessato gli Interni, gestiti da Anatolij Mohyl’ov, gli Esteri, ancora nelle mani di Kostjantyn Hryshchenko, la Giustizia, cui Ministro è rimasto Oleskandr Lavrynovych, la Salute, e la Difesa.

 

Bat’kivshchyna denuncia l’imbroglio

 

Il vice leader di Bat'kivshchyna, Oleksandr Turchynov

Critica l’Opposizione Democratica. La sua Leader, Julija Tymoshenko, ha evidenziato l’inconsistenza dell’operazione, atta solamente ad obbedire, in apparenza, ad una richiesta del Fondo Monetario Internazionale, che ha posto il taglio dei ministeri come condicio sine qua non per l’erogazione del prestito.

 

A contestare il rimpasto, anche il braccio destro della Lady di Ferro ucraina, Oleksandr Turchynov. il vice leader di Bat’kivshchyna ha evidenziato come i tagli richiesti dall’FMI, dal momento in cui il’operazione non ha riguardato l’Amministrazione Presidenziale, i cui funzionari sono stati aumentati a dismisura da Janukovych.

 

“E’ una messinscena – ha dichiarato Turchynov – al comando sono rimaste le medesime persone, responsabili del peggioramento dell’economia, e delle condizioni di vita del Paese, registrate negli ultimi tempi”.

 

Matteo Cazzulani