LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

La Polonia critica la Francia: “la politica bilaterale con Putin penalizza l’Europa”

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on September 30, 2014

Il Vicepremier polacco, Tomasz Siemoniak, lamenta la permanenza di stretti legami militari tra l’Amministrazione francese e quella russa per la vendita delle portaerei Mistral, che mettono a serio repentaglio la sicurezza nazionale dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale. Il Presidente della Polonia, Bronislaw Komorowski, invita il suo collega francese, Francois Hollande, ad accelerare sull’Unione Energetica Europea

L’ombrello americano è sicuramente più europeo di quello francese. Questa è la posizione assunta dal Vicepremier polacco, Tomasz Siemoniak, che, nella giornata di lunedì, 29 Settembre, ha commentato la gara attualmente in corso tra la società statunitense Raytheon e la francese Thales per la realizzazione in Polonia del sistema di difesa anti-missilistico.

In un’intervista al quotidiano Rzeczpospolita, Siemoniak, che è anche Ministro della Difesa, ha sottolineato come la scelta del Governo polacco potrebbe facilmente ricadere sulla compagnia con sede negli Stati Uniti d’America per via della decisione della Francia di mantenere attuale la vendita di due portaerei di categoria Mistral alla Russia.

L’accordo tra Francia e Russia, secondo Siemoniak, rafforza le strutture militari di un Paese, la Russia, a cui l’Europa, da un lato, ha applicato sanzioni economiche e commerciali in risposta all’aggressione militare all’Ucraina, e la NATO, dall’altro, ha risposto fermamente alle continue provocazioni negli spazi aerei dei Paesi Baltici, Finlandia, Svezia, Gran Bretagna, Olanda, USA e Canada incrementando le strutture difensive dei Paesi dell’Europa Centrale.

“Non posso nascondere che la questione dei Mistral non favorisce la scelta dei francesi: sono però convinto che la Francia saprà fare una scelta saggia” ha dichiarato Siemoniak, alludendo alla solidarietà europea come principio a cui la Francia dovrebbe attenersi nella sua politica militare, sopratutto in momento come quello attuale, in cui la Comunità Atlantica è de facto sotto attacco da parte del Presidente russo, Vladimir Putin.

Oltre ad essere una lamentela nei confronti dell’Amministrazione francese, la posizione di Siemoniak è anche un vero e proprio invito a rilanciare la collaborazione tra Polonia e Francia per la realizzazione, nel più breve tempo possibile, dell’Unione Energetica Europea.

Questo progetto, già concepito da due ex-Presidenti della Commissione Europea del calibro di Jacques Delors e Romano Prodi, è stato rilanciato di recente dall’ex-Premier polacco, Donald Tusk -attuale Presidente-Nominato del Consiglio Europeo- e dal Presidente francese, Francois Hollande.

Nello specifico, l’Unione Energetica Europea prevede la creazione di un mercato europeo unico del gas tramite la messa in comunicazione dei sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi dell’Unione Europea, la diversificazione delle importazioni di carburante mediante la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori, e la creazione di un ente unico UE per la compravendita del gas da Paesi terzi.

Una conferma delle intenzioni conciliatorie di Siemoniak è provenuta dalle dichiarazioni rilasciate dal Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, di cui il Vicepremier è notoriamente uno stretto collaboratore.

Il Presidente Komorowski, a margine del vertice dei Presidenti del Gruppo Arraiolos, ha sottolineato come la solidarietà tra i Paesi UE in ambito energetico sia essenziale affinché Putin capisca che l’utilizzo del gas come mezzo di coercizione geopolitica è sconveniente per la Russia stessa, che ha proprio nelle esportazioni di energia in Europa una fetta molto considerevole del suo bilancio.

Komorowski contro il Southstream

Il Presidente polacco ha inoltre fatto appello affinché i Paesi UE perseguano il progetto dell’Unione Energetica Europea senza supportare progetti bilaterali con Putin, che finiscono per incrementare, anziché diminuire, la dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas della Russia, come il gasdotto Southstream.

Questa infrastruttura, concepita da Putin per veicolare gas russo dalla Russia meridionale in Austria, attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia, è contrastata dalla Commissione Europea, che ha invitato i Paesi UE coinvolti nel progetto a congelare la realizzazione di un progetto che, de facto, mette a serio repentaglio la sicurezza energetica dell’Europa.

“In molti casi, alcuni Paesi membri dell’UE agiscono con criteri imprenditoriali e non politici: è importante che l’UE non incrementi la sua dipendenza dalle forniture di gas della Russia, ad esempio realizzando il Southstream” ha dichiarato Komorowski all’autorevole agenzia PAP.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

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NATO: Cameron ha ospitato un vertice in chiaroscuro

Posted in NATO by matteocazzulani on September 6, 2014

L’Alleanza Atlantica istituisce una forza militare di pronta reazione con base in Polonia per garantire una difesa adeguata agli Stati baltici, e concede sostegno economico e politico all’Ucraina. In compenso, la Georgia non ottiene lo status di Paese candidato, mentre i Paesi dell’Europa Centro-Orientale si vedono negata l’installazione di basi permanenti sul loro suolo

Doveva essere il vertice delle decisioni risolute per lasciare l’Occidente un poco più tranquillo sul piano della Sicurezza Nazionale. Invece, come spesso è già accaduto, è stata la riunione delle divisioni.

Nella giornata di venerdì, 5 Settembre, il vertice NATO di Newport, in Galles, ha portato ad alcune decisioni importanti: da un lato, sono state incrementate le strutture difensive dell’Europa. Dall’altro, è stato assicurato in maniera convincente l’appoggio dell’Alleanza Atlantica all’Ucraina dinnanzi all’aggressione militare della Russia.

Come dichiarato dal Segretario Generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, i Paesi dell’Alleanza Atlantica hanno concordato in merito alla creazione di una forza militare di pronta risposta con base in Polonia, concepita per incrementare la difesa armata dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale da possibili attacchi provenienti dalla Russia.

La creazione della forza militare di pronta risposta, sostenuta apertamente da Gran Bretagna, Norvegia, Danimarca, Olanda, Estonia, Lettonia e Lituania, va di pari passo con le assicurazioni espresse alla vigilia del vertice NATO dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama.

Volato a Tallinn per una visita di alto livello al suo omologo estone, Henryk Illves, e ai Capi di Stato degli altri Paesi baltici, Obama ha ribadito l’impegno di tutti i Paesi dell’Alleanza Atlantica per la tutela della sicurezza nazionale di Estonia, Lettonia e Lituania in caso di incursioni armate russe.

Un altro aspetto positivo del vertice NATO è l’aiuto economico concesso all’Ucraina, pari a 15 miliardi di Euro: un gesto di notevole rilevanza, accompagnato dall’altrettanto importante dichiarazione di sostegno politico a Kyiv che i Capi di Stato e di Governo di USA, Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia hanno comunicato al Presidente ucraino, Petro Poroshenko: invitato d’eccezione al summit dell’Alleanza Atlantica.

Infine, la NATO ha ottenuto anche l’approvazione di ulteriori sanzioni da applicare alla Russia per avere invaso non solo l’Ucraina orientale, ma anche la fascia costiera che comprende la città di Novoazovsk.

Come riportato da EUObserver, a insistere sulle sanzioni alla Russia è stato il Primo ministro britannico, David Cameron: padrone di casa che ha ritenuto necessario allentare le sanzioni solo in caso di totale ritiro dell’esercito russo dall’Ucraina.

Oltre agli aspetti positivi, il vertice NATO ha tuttavia mancato l’occasione per prendere decisioni coraggiose in favore dell’allargamento dell’Alleanza Atlantica a Paesi europei per storia, cultura e tradizione, che ambiscono all’integrazione euro atlantica come mezzo di garanzia per la loro indipendenza e sovranità nazionale.

La Georgia, nonostante le espresse richieste da parte del Governo e dell’opposizione parlamentare georgiana, non ha ottenuto lo status di Paese candidato alla membership nella NATO, ma ha dovuto accontentarsi di un imprecisato programma di adeguamento delle proprie strutture difensive, esteso anche a Giordania, Australia, Svezia e Finlandia.

Altro punto poco edificante è la rinuncia alla creazione di basi NATO permanenti in Europa Centro-Orientale: un provvedimento che Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania hanno chiesto a gran voce per rafforzare, in maniera concreta, la difesa dei Paesi ubicati geograficamente più vicino alla Federazione Russa e all’Ucraina.

Come dichiarato dallo stesso Obama, la NATO intende rispettare gli accordi presi con la Russia nel 1997, che prevedono il divieto per l’Alleanza Atlantica di installare basi stabili nei Paesi dell’ex-Patto di Varsavia.

Secondo indiscrezioni, la decisione di non concedere la candidatura alla membership alla Georgia, e quella di non creare basi permanenti in Europa Centro-Orientale sono state una pedina di scambio per convincere la Francia a congelare la consegna alla Russia della poderosa portaerei Mistral.

Ciò nonostante, il Presidente francese, Francois Hollande, pur ammettendo che la cessione dei Mistral avrebbe rafforzato la capacità militare di uno Stato fortemente aggressivo, ha dichiarato che la Francia intende comunque mantenere i patti commerciali con la Russia.

Per capire Putin occorre leggere Orwell

La mossa di Hollande e la mancata volontà di allargare la NATO alla Georgia -e possibilmente anche all’Ucraina- potrebbe costituire nel lungo termine il vero neo di un vertice che, comunque ha centrato importanti risultati.

A spiegarlo, con un articolo sul portale Politico, è il noto storico britannico Tymothy Snyder, che ha invitato l’opinione pubblica occidentale a comprendere realmente cosa rappresenta oggi la Russia del Presidente Vladimir Putin per mezzo della lettura approfondita di 1984 di George Orwell.

Snyder, noto autore del famoso saggio Bloodlands sulle tragiche dominazioni della Germania nazista e dell’Unione Sovietica in Europa Centro-Orientale, ha sottolineato come l’Eurasia descritta da Orwell sia molto simile alla Federazione Russa di oggi, sopratutto sul piano della propaganda.

Sia il Grande Fratello orwelliano che la Russia putiniana si avvalgono infatti di menzogne per neutralizzare verità la cui conoscenza diffusa mina le fondamenta dei due regimi.

Ad esempio, la propaganda putiniana sostiene che “l’Ucraina è uno stato intollerante”, quando invece la sistematica repressione del dissenso è un fenomeno molto frequente in Federazione Russa.

Putin ha poi giustificato l’invasione dell’Ucraina orientale sostenendo che”gli ucraini vietano agli altri ucraini di parlare russo”: una menzogna bella e buona, dal momento in cui in Ucraina vi è sempre stato un bilinguismo di fatto, contrariamente che in Russia, dove chi parla solo ucraino è escluso da ogni ambito della vita pubblica.

Infine, come illustra sempre Snyder, Putin sostiene che “in Ucraina ci sono i nazisti al potere”, quando, come dimostrato dal risultato delle ultime Elezioni Presidenziali e dai più recenti sondaggi, le forze di estrema destra raccolgono assieme solo l’1%: molto meno rispetto a quanto ottenuto dalla Le Pen in Francia o dall’UKIP in Gran Bretagna.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
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Ucraina: tanta incertezza dietro al “Piano Merkel”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 24, 2014

Il Cancelliere tedesco da al Presidente ucraino, Petro Poroshenko, un aiuto di 500 Milioni di euro per la ricostruzione del Donbas. Il supporto politico all’integrità territoriale di Kyiv si scontra con la proposta di federalizzazione dell’Ucraina dichiarata, in contemporanea, dal Vicecancelliere, Sigmar Gabriel

Pieno appoggio politico e un aiuto di 500 Milioni di euro per la ricostruzione delle zone colpite dalla guerra, senza contare il significato politico del gesto, che sancisce definitivamente che la Germania è l’unica locomotiva politica dell’Europa. Nella giornata di sabato, 23 Agosto, il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha compiuto una visita ufficiale a Kyiv presso il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, a cui ha portato il pieno appoggio politico della Germania all’Ucraina.

Durante la visita, un evento storico e di alto valore simbolico -la visita è avvenuta alla vigilia della Festa dell’Indipendenza ucraina- la Merkel ha anche dichiarato di appoggiare l’integrità territoriale ucraina, e, nel contempo, ha sottolineato la mancata volontà di riconoscere il possesso della Russia sulla Crimea: penisola ucraina annessa militarmente, lo scorso Marzo, dall’esercito di Mosca alla Federazione Russa.

La Merkel, come riportato da una nota dell’Amministrazione Presidenziale ucraina, ha poi promesso a Poroshenko un aiuto di 500 Milioni di euro per la ricostruzione del Donbas: regione dell’Ucraina ad oggi occupata da miliziani pro-russi finanziati ed armati dalla Russia.

“La guerra non l’abbiamo voluta noi, e per questo siamo grati per il sostegno alla Germania: un amico che si palesa nel momento del bisogno è un vero amico” ha dichiarato Poroshenko, che ha rinominato ‘Piano Merkel’ -in analogia con il ‘Piano Marshall’- l’aiuto economico che il Cancelliere tedesco ha promesso per la ricostruzione del Donbas.

Proprio il ‘Piano Merkel’ rappresenta la vera questione su cui il Cancelliere tedesco fa leva per attuare una strategia di risoluzione della crisi ucraina, che potrebbe seguire tre differenti ipotesi.

La prima delle ipotesi, riportata dall’autorevole Ukrayinska Pravda, pone l’accento sul possibile interesse che la Merkel avrebbe nell’arginare le ripercussioni che la sconfitta militare della Russia in Ucraina potrebbe avere, sul piano economico, per la Germania e anche per l’Unione Europea.

Nello specifico, la Merkel avrebbe invitato Poroshenko a fermare il processo di avvicinamento dell’Ucraina all’Europa per non irritare il Presidente russo, Vladimir Putin, che, in cambio, il Cancelliere tedesco avrebbe convinto a far ritirare i miliziani pro-russi nel Donbas, e a restituire a Kyiv la Crimea.

La seconda ipotesi, diametralmente opposta dalla prima, parte dal presupposto -proveniente da fonti dirette della CDU, che hanno chiesto l’anonimato- che la Merkel ha deciso di supportare attivamente l’integrazione economica dell’Ucraina in Europa.

A conferma di questo secondo disegno sono sia la decisione di appoggiare politicamente Kyiv con una visita ufficiale alla vigilia della Festa dell’Indipendenza, che le dichiarazioni del Vicecancelliere tedesco, Sigmar Gabriel, che, come riportato dalla Welt, in contemporanea alle trattative tra la Merkel e Poroshenko si è detto favorevole alla federalizzazione dell’Ucraina.

Le dichiarazioni di Gabriel, che si è anche detto contrario alla restituzione della Crimea all’Ucraina, rappresentano la contropartita che Putin è pronto ad accettare in cambio dell’integrazione economica di Kyiv, ossia la frammentazione dell’Ucraina che, con l’indipendenza del Donbas e delle Oblast costiere sul Mar Nero -assieme alla totale rinuncia alla Crimea- finirebbe per diventare uno Stato piccolo e debole.

“Gabriel ha sbagliato a parlare di ‘federalizzazione’ perché non ha tenuto conto che, per gli ucraini, questo termine è sinonimo di ‘perdita di sovranità’. Al contrario, il Governo tedesco fa menzione solo ad una suddivisione amministrativa dello Stato ucraino differente da quella attuale, che non prevede autonomia per le regioni” ha dichiarato la Merkel, come riportato dalla Reuters, cercando di mettere una pezza alle dichiarazioni del suo Vice.

Nonostante la tardiva e raffazzonata giustificazione delle parole di Gabriel -che è anche il Segretario del Partito socialdemocratico SPD: la forza politica che governa assieme alla cristiano democratica CDU della Merkel- l’ipotesi che il Cancelliere tedesco stia spingendo Poroshenko a dure rinunce territoriali è altrettanto plausibile.

La Germania contro USA, Francia e Polonia

Oltre alle due ipotesi sul ‘Piano Merkel’, una terza, avanzata all’autorevole agenzia PAP dal Direttore della Fondazione PAUCI per il dialogo polacco-ucraino, Jan Pieklo, sembra essere altrettanto probabile, in quanto essa sottolinea come, con la visita in Ucraina, la Merkel abbia in realtà voluto surclassare tre avversari geopolitici: Francia, Polonia e Stati Uniti d’America.

Approfittando del solo parziale impegno degli USA nella questione ucraina -va tenuto conto che il Presidente statunitense, Barack Obama, ha spostato dall’Europa all’Asia-Pacifico l’interesse principale della politica estera statunitense- e dei legami militari tra Francia e Russia -testimoniati dalla vendita dei Mistral francesi a Mosca continuata dal Presidente francese, Francois Hollande, nonostante le sanzioni UE- la Merkel ha infatti avuto gioco facile a presentare la Germania come l’unico Paese dell’Occidente amico e alleato all’Ucraina.

Kyiv, per via del fatto che è la Merkel l’unico interlocutore dell’Europa con cui Putin ha finora mantenuto contatti, è portata così a considerare la Germania come il partner europeo prioritario a spese della Polonia, che, per ragioni culturali, storiche e geopolitiche, finora è sempre stata il punto di riferimento dell’Ucraina presso le Istituzioni europee ed internazionali.

Con il superamento di USA e Polonia -due Paesi che hanno ben chiara l’opportunità e l’importanza economica, geopolitica e morale della diffusione della Democrazia e della Libertà in Europa Orientale- l’Occidente ha così appaltato la risoluzione della crisi ucraina alla Germania: un dato di fatto, che nemmeno il nuovo Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE sarà in grado di contrastare una volta eletto.

L’aver lasciato in mano alla Merkel e a Gabriel la risoluzione della crisi ucraina lascia aperti tutti gli scenari: da un lato, la Germania potrebbe diventare davvero la locomotiva politica dell’Europa e realizzare le legittime aspirazioni euro-atlantiche di Kyiv.

Dall’altro, però, la Germania potrebbe fare prevalere i suoi rapporti privilegiati con la Russia in ambito finanziario ed energetico, e, come temuto da Pieklo, realizzare, sulla testa di Poroshenko, e a spese dell’Unità politica dell’Europa, un nuovo ‘Patto Molotov-Ribbentrop’ con Putin.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
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Ucraina: il Governo propone le sue sanzioni alla Russia di Putin

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 8, 2014

Il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha ipotizzato misure restrittive per colpire attività in territorio ucraino di persone fisiche e giuridiche russe in risposta all’occupazione del Donbas. Anche Australia e Olanda contro il Presidente della Federazione Russa

172 persone fisiche e 65 enti giuridici, più un invito alla Comunità Internazionale a non armare l’aggressore russo. Nella giornata di venerdì, 8 Agosto, il Governo ucraino ha proposto al Parlamento la ratifica di sanzioni economiche e commerciali nei confronti della Russia.

La misura, approvata durante una seduta a porte chiuse del Gabinetto dei Ministri, è stata presa in risposta all’annessione militare della Crimea da parte dell’esercito di Mosca e all’occupazione, ancora in corso, delle regioni orientali ucraine da parte di miliziani pro-russi armati di tutto punto dal Cremlino.

Come dichiarato dal Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, le sanzioni, che devono essere approvate invia definitiva dal Parlamento, consistono nel congelamento degli utili bancari degli enti interessati, e nel divieto a svolgere attività lucrative né a partecipare a privatizzazioni di enti ucraini per i cittadini russi inseriti nella lista dei soggetti a cui le misure sono state applicate.

Le sanzioni proposte prevedono anche la possibilità di interrompere il transito di beni e merci russe attraverso il territorio dell’Ucraina, l’imposizione del divieto ad aprire conti in banche ucraine per personalità residenti in Russia, e la revoca ai soggetti interessati della possibilità di soggiornare in territorio ucraino.

“Le misure sono dolorose anche per l’Ucraina, ma siamo decisi a compiere questo importante passo, anche ponendo sotto stretta sorveglianza tutte le industrie russe che operano in territorio ucraino” ha dichiarato Yatsenyuk in seguito alla riunione del Gabinetto dei Ministri.

Oltre alle sanzioni, il Premier Yatsenyuk ha anche invitato l’Occidente a non foraggiare la Russia con il commercio di armamenti diretti a Mosca: un chiaro messaggio rivolto dritto alla Francia, che, nonostante le sanzioni applicate dall’Unione Europea, non ha voluto rinunciare alla fornitura al Cremlino di portaerei Mistral.

“L’Ucraina è un Paese indipendente e sovrano che ha pieno diritto di poter scegliere quando realizzare il suo processo di integrazione europea” ha continuato il Premier ucraino, riprendendo una delle promesse fatte durante la recente campagna elettorale presidenziale dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, che si è impegnato a presentare la domanda per lo status di Paese candidato UE entro la fine del suo mandato.

Concorde con Yatsenyuk si è detto il Premier australiano, Tony Abbott, che ha ventilato l’ipotesi di un inasprimento delle sanzioni che l’Australia ha applicato alla Russia in seguito all’annessione militare della Crimea decisa, ed attuata, dal Presidente russo, Vladimir Putin.

“La Russia sta terrorizzando il Mondo: il suo atteggiamento non è giustificabile –ha dichiarato Abbott- Voglio rendere noto al Presidente Putin che se egli intende diventare un leader mondiale, allora deve ritirare le sue truppe dal territorio ucraino: se ne stia al di la del confine, e lasci che sia l’Ucraina a scegliere da sola il suo posizionamento in politica internazionale”.

Sulla medesima linea di Abbott si è detto il Ministro degli Esteri olandese, Frans Timmermans, che, sulla sua pagina Facebook, ha dichiarato che la politica attuata dalla Russia mette a serio repentaglio la sicurezza di tutti i Paesi del Mondo.

La Polonia decisa a chiedere l’esclusione di Mosca dal WTO

Oltre a quella di Abbott e Timmermans -rappresentanti dei due Paesi coinvolti dall’abbattimento del Boeing malaysiano in Ucraina orientale da parte dei miliziani pro-russi che occupano il Donbas- importante è anche la reazione della Polonia, che la Russia ha inteso colpire con contro-sanzioni dirette inerenti al blocco delle importazioni dei prodotto ortofrutticoli polacchi.

Sempre venerdì, 8 Agosto, il Ministro dell’Agricoltura polacco, Marek Sawicki, ha evidenziato come vi siano tutti i presupposti per escludere la Russia dall’Organizzazione Mondiale del Commercio -WTO- dopo che Mosca, in risposta alle sanzioni dell’Unione Europea, ha posto il bando sui prodotti ortofrutticoli non solo della Polonia, ma anche di USA, UE, Canada, Australia e Norvegia.

“Vi sono argomentazioni sufficienti per richiedere l’esclusione della Russia dal WTO, ma occorre che esse siano supportare all’unanimità dall’Europa” ha dichiarato Sawicki in un’intervista all’autorevole Gazeta Wyborcza, richiedendo il forte intervento dell’Unione Europea in sostegno alla Polonia e all’Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
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L’Austria sostiene il Southstream nonostante le sanzioni a Putin dell’Europa

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on August 4, 2014

Il Capo della compagnia energetica austriaca OMV, Gerhard Roiss, sostiene la realizzazione del gasdotto voluto dal Presidente russo per incrementare la dipendenza dell’Unione Europea dalla Russia. La Francia limita solo parzialmente la cooperazione armata con Mosca, mentre Germania e Italia sospendono progetti militari con il Cremlino

Tutti parlano tanto di Europa, ma quando il discorso si sposta sul gas in Austria sembra prevalere l’interesse del singolo Paese: anche a costo di fare affari con uno Stato militarmente aggressivo dalle rinnovate velleità imperiali come la Russia.

Nella giornata di lunedì, 4 Agosto, il Capo della compagnia energetica austriaca OMV, Gerhard Roiss, ha dichiarato che le sanzioni imposte dall’Unione Europea alla Russia in reazione all’aggressione militare all’Ucraina non pregiudicano la realizzazione del Southstream.

Questo gasdotto, concepito dalla Russia per incrementare la dipendenza dell’Europa dal carburante russo, e per bypassare l’Ucraina nell’invio di gas in territorio UE, è progettato fino all’Austria -il cui Governo ha siglato un accordo per la realizzazione del Southstream con il monopolista statale russo del gas Gazprom- attraverso il fondale del Mar Nero, Bulgaria, Serbia ed Ungheria.

“Gli ultimi 50 chilometri del Southstream, progettati in territorio austriaco, vanno realizzati: non ci sono storie a riguardo” ha dichiarato Roiss al giornale Profil in merito al gasdotto russo, che, al contrario, non è ritenuto dalla Commissione Europea un’infrastruttura prioritaria per la diversificazione delle forniture di gas dell’UE.

Oltre all’Austria, a non realizzare le sanzioni imposte dall’UE alla Russia lo scorso Primo di Agosto è anche la Francia, che ha fortemente voluto portare a termine la consegna di portaerei Mistral all’esercito russo, secondo un contratto varato nel 2011.

Tuttavia, la Francia, come riportato dall’agenzia Interfax, ha sospeso la realizzazione di sottomarini militari di categoria S1000 destinati all’esercito russo.

La medesima misura è stata poi presa dall’Italia, che, come riportato dall’autorevole Yevropeyska Pravda, ha posto fine alla costruzione congiunta con Mosca degli stessi sistemi navali sottomarini.

Chi, invece, ha aderito con più convinzione alle sanzioni europee alla Russia è la Germania, che, come dichiarato alla Suddeutsche Zeitung dal Ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, ha sospeso il rifornimento di armamenti per l’addestramento dei soldati russi.

Finora, sulla base di un contratto stipulato sempre nel 2011, la compagnia tedesca Rheinmettall ha addestrato militari russi nel campo di Mulino, ubicato nella Russia sud-occidentale.

La Romania sostituisce Turchia e Cina alla Russia

Una reazione adeguata e coerente rispetto alle sanzioni adottate dall’UE è stata presa dal Premier romeno, Victor Ponta, che, durante un’intervista alla televisione Digi24, ha ritenuto oramai superati i rapporti economici e commerciali con la Russia.

A motivare la posizione di Ponta, come dichiarato dallo stesso Premier romeno, non è stata solamente l’aggressione militare della Russia all’Ucraina orientale e l’annessione armata della Crimea, ma anche la pressione energetica e commerciale esercitata da Mosca sulla Moldova.

La Russia ha infatti minacciato di interrompere le forniture di gas per Chisinau, ed ha anche imposto un embargo sui prodotti agricoli moldavi.

“Non vedo prospettive di miglioramento delle relazioni con la Russia, anzi, ritengo che esse vadano sempre più a peggiorare -ha dichiarato Ponta- Abbiamo per questo deciso di rafforzare le relazioni con nostri nuovi partner strategici, come Turchia e Cina” ha continuato il Premier romeno.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
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Ucraina: Obama e Cameron duri con Hollande e Putin

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 6, 2014

Il Presidente USA condanna la mancata volontà di dialogo del Capo di Stato russo con il Presidente eletto ucraino, e contesta la decisione del Presidente francese di non revocare le forniture di navi militari a Mosca per via delle sanzioni. Cameron e gli altri leader del G7 sulla linea del Presidente statunitense

Putin farebbe bene collaborare con Poroshenko -il Presidente Eletto ucraino- per non portare la Russia ad un più forte isolamento internazionale. Questa è la posizione presa dai Paesi del G7 al termine dell’incontro di giovedì, 5 Giugno, avvenuto a Bruxelles e coordinato dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy.

Il vero animatore della riunione, durante la quale il tema principale è stato la crisi in Ucraina, è stato il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, che ha sottolineato la necessità di lavorare in stretto contatto con la Commissione Europea per preparare una nuova fase di sanzioni alla Russia, se Mosca non dovesse porre fine all’aggressione militare a Kyiv.

Obama, fresco della partecipazione a Varsavia al 25 anniversario della vittoria di Solidarnosc sul Regime sovietico, ha inoltre espresso rammarico per la decisione del Presidente francese, Francois Hollande, di non revocare il contratto tra Francia e Russia per la vendita a Mosca di navi militari di categoria Mistral.

Questo contratto, che porta nelle casse francesi 1,2 Miliardi di Euro, contrasta con le sanzioni imposte dall’Occidente alla Russia di Putin per punire la violazione dell’integrità territoriale ucraina.

“Ho espresso perplessità in merito all’opportunità di continuare a vendere mezzi militari che rafforzano la difesa della Russia, quando la sovranità e l’integrità territoriale sono continuamente violate” ha dichiarato Obama durante la conferenza stampa conclusiva del G7.

La posizione di Obama collima con quella quella espressa in un’intervista all’autorevole Le Monde dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha invitato i francesi a sospendere la vendita di armi alla Russia.

Sulla medesima linea severa di Obama nei confronti della Russia, condivisa appieno da tutti i Leader presenti al G7 -tra cui lo stesso Hollande, il Premier italiano, Matteo Renzi, il Premier Canadese, Stephen Harper, quello giapponese, Shinzo Abe, e il Cancelliere tedesco, Angela Merkel- è stata la condotta del Primo Ministro britannico, David Cameron.

Il Capo del Governo della Gran Bretagna, in apertura dell’incontro ufficiale con Putin a Parigi, alla vigilia delle celebrazioni dell’anniversario del D-Day, si è rifiutato di dare la mano al Presidente russo: un chiaro segno di disapprovazione della condotta di Mosca in Ucraina.

Più impacciata è stata, però, la reazione di Hollande, che proprio in occasione del D-Day, ha cercato in tutti i modi di fare incontrare tra loro Putin e Obama, senza però ottenere successo.

Costretto a prendere parte a due cene contemporaneamente -una con Obama e l’altra con Putin- il Presidente francese ha promesso al Presidente USA pieno appoggio alle sanzioni predisposte dal G7 in caso di escalation militare in Ucraina.

Hollande ha anche parlato a lungo con Putin della questione ucraina. “Abbiamo chiesto al Presidente russo come possiamo essere utili per risolvere l’impasse” ha commentato alla stampa il Ministro degli Esteri, Laurent Fabius.

Fabius, incalzato dalle domande sulla vendita dei Mistral, ha poi aggiunto che la Francia intende onorare fino in fondo contratti già sottoscritti dall’Amministrazione precedente.

L’Europa è ancora divisa

Le divergenze tra Obama, Cameron e Sikorski da una parte, e Hollande dall’altra, confermano l’importanza della posizione forte e risoluta presa dagli USA nei confronti dell’Ucraina.

Il gesto di Obama è stato necessario per arginare la condotta aggressiva di stampo militaristico attuata da Putin in Ucraina, che l’Europa, ancora troppo debole e divisa al suo interno, è stata incapace di contrastare a dovere.

In particolare, l’Europa è divisa tra i Paesi centro-orientali, che ben ricordano e conoscono l’aggressività imperiale della Russia di Putin, e gli Stati dell’Europa Occidentale, che sono maggiormente inclini ad una linea morbida nei confronti della Russia per via dei loro legami affaristici coi russi, sopratutto sul piano energetico.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
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