LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

START: LA RUSSIA ASPETTA LA DECISIONE USA

Posted in Russia, USA by matteocazzulani on November 14, 2010

Obama promette una pronta ratifica al Senato del trattato per la riduzione degli armamenti nucleari, ma il GOP promette battaglia. Medvedev chiede l’appoggio di Washington per l’ingresso di Mosca nel WTO

Il presidente USA, Barack Obama

L’amicizia tra USA e Russia è nelle mani dei senatori americani. Questo, quanto emerso dall’incontro tra i Presidenti dei due Stati, Barack Obama e Dmitrij Medvedev, avvenuto a margine del vertice per la Cooperazione Economica Asiatico-Pacifica, in corso a Yokoama, in Giappone.

Oggetto del meeting, il trattato START, con cui le parti si sono impegnate a ridurre del 30% i propri armamenti nucleari, e a creare regole comuni per la realizzazione dello smantellamento. Una vittoria di Pirro per Obama, dal momento in cui il documento, siglato lo scorso aprile, deve ancora essere ratificato, sia dalla Duma di Mosca, che dal Senato di Washington.

Un passaggio non semplice. Infatti, la Russia ha dichiarato di attendere l’approvazione USA, prima di provvedere a sua volta. Inoltre, presso la Camera Alta americana, i democratici non non hanno più una solida maggioranza. E l’opposizione repubblicana, galvanizzata dalla recente vittoria nelle elezioni di mid-term, non intende mutare la propria posizione dinnanzi ad un trattato da sempre osteggiato.

“La ratifica dello START – ha spiegato Obama – è una priorità per la mia amministrazione. Ho invitato i senatori alla saggezza, dinnanzi ad un voto che migliorerà le relazioni con la Russia”.

WTO e NATO nel mirino

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev

Oltre al disarmo, l’incontro ha toccato altre questioni care alla parte russa. In primis, l’adesione della Federazione Russa nell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Obama ha promesso di spendersi per convincere la Georgia a togliere il proprio veto, imposto a seguito dell’aggressione militare subita nell’agosto 2008.

Inoltre, Medvedev ha spiegato di ritenere il prossimo vertice NATO di Lisbona un’occasione per avvicinare Mosca anche all’Alleanza Atlantica, con cui una buona collaborazione è già in essere su Afghanistan ed Iran.

A chiudere l’incontro, gli attestati di stima reciproca, e le dichiarazioni di soddisfazione dei due Capi di Stato dinnanzi alla ritrovata amicizia ed intesa. Una base su cui Obama cerca di restaurare il dialogo con Mosca. Improntato non più sulla difesa della Democrazia e dei Diritti Umani – come ci si aspetterebbe dal più importante Paese del Mondo occidentale – ma su un ostinato, pragmatico dialogo.

Come si direbbe nel Belpaese, un volemose bene. Senza se e senza ma.

Matteo Cazzulani

Advertisements

MID-TERM: OBAMA PREOCCUPATO GIOCA LA CARTA PHILADELPHIA

Posted in USA by matteocazzulani on September 23, 2010

Il presidente, in calo di consensi, si spende in prima persona in difesa del candidato della Pennsylvania, dato per favorito dai sondaggi. L’ennesima mossa per cercare di recuperare punti.

Il presidente americano, Barack Obama

A Obama piace vincere facile. Per aggiustare una situazione politicamente avversa, ed arginare l’emoraggia di consensi, il presidente degli Stati Uniti d’America è sceso in campo, in prima persona, nella campagna per le elezioni di mid-term, in programma il prossimo 2 novembre. In due anni di presenza nella Casa Bianca, quattro di maggioranza al Campidoglio, i democratici non hanno dimostrato di essere al’altezza della guida del Paese. E, ad oggi, le loro promesse elettorali sono accolte dall’elettorato con forte scetticismo.

L’ultima mossa politica del presidente, la visita a Philadelphia, lunedì, 20 settembre, per sostenere la corsa al seggio della Pennsylvania del candidato del suo partito, Joe Sestak. Inizialmente avversato dall’establishment presidenziale nelle primarie interne ai democratici, Sestak, ex ammiraglio, è riuscito ad avere la meglio su Arlen Specter, ed ora si appresta a sfidare il repubblicano Pat Toomey per un seggio al senato.

I sondaggi sono dalla sua parte: in controtendenza con la maggior parte degli stati, in Pennsylvania i democratici sono dati avanti con una forbice tra i cinque ed i nove punti percentuali. Un margine abbastanza netto e rassicurante.

Offensiva a tutto campo

Forse proprio per questa ragione, Obama, in cerca disperata di un rilancio della propria immagine, ha scelto di inserirsi nella competizione interna allo stato del Nord-Est. Oltre alla sua presenza, il leader democratico ha pronunciato un discorso elettorale con cui, facendo leva sulle parole chiave della sua elezione del 2008, ha attaccato gli avversari.

“E’ solamente la speranza contro la paura, il passato contro il futuro. La scelta tra il regresso ed il progresso. La stessa che gli americani dovranno fare anche il prossimo 2 novembre”. 

“Ma quale paura – gli ha risposto Toomey, attaccandolo sul suo punto di forza – il vero terrore è la riforma sanitaria. Tanto zoppa da aver avuto il solo risultato di frapporre lo Stato tra medico e paziente”.

Poche ore prima, sugli schermi della CNBC, Obama ha attaccato i grandi investitori di Wall Street, e confermato di avere come priorità riforme economiche a lunga prospettiva. Cercando, cos’, di giustificare gli scarsi risultati finora raggiunti.

Oltre al presidente, in prima persona nella campagna elettorale è impegnato anche il suo vice, Joe Biden. Nei prossimi mesi, i due visiteranno stati-chiave per le speranze democratiche di non perdere la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti ed al Senato: Pennsylvania, Ohio, Wisconsin e Nevada.

Alle elezioni di mid-term, il prossimo 2 novembre, gli americani sono chiamati a rinnovare tutti i 435 deputati del Campidoglio e 37 senatori su 100.

Matteo Cazzulani

USA: IL PARTITO DEL THE FA TREMARE OBAMA

Posted in USA by matteocazzulani on September 16, 2010

In vista delle elezioni di mid-term, la leadership democratica messa a rischio dall’ennesima vittoria, nelle primarie del Partito Repubblicano, di un esponente del movimento libertario che vuole meno tasse e candida volti nuovi.

Il presidente USA, il democratico Barack Obama

Dopo la marea nera, un fiume di tè. A minare la leadership democratica, e la forza politica del presidente USA, Barack Obama, la vittoria di Christine O’Donnell nelle primarie repubblicane del Delaware, mercoledì, 15 settembre. L’ennesimo successo di un esponente del cosiddetto Tea Party: un movimento conservatore-libertario che, all’interno del partito Repubblicano, si batte per l’abbattimento di tasse e spese governative. Punti chiari e semplici, con cui la corrente interna sta collezionando una vittoria dopo l’altra. E, soprattutto, riportando cittadini a votare. 

Ex commentatrice politica, la O’Donnell ha battuto il candidato ufficiale, Mike Castle, investito dall’establishment conservatore per conquistare un seggio tradizionalmente avverso. “Ci stiamo battendo – ha spiegato, raggiante, ai microfoni della NBC –  per restituire il Paese agli americani. E per ridare loro voce”.

Un nuovo fenomeno politico

Christine O'Donnell all'indomani della vittoria delle primarie repubblicane in Delaware

Per il partito del tè, quello in Delaware è un film già visto. Suoi attivisti già hanno strappato la candidatura repubblicana ad esponenti ufficiali in Colorado, Connecticut, Kentucky, Nevada e Utah.

Secondo i sondaggi, in Florida Marco Rubio ha altissime possibilità di avere la meglio sull’esponente democratico e su quello indipendente, e riconquistare uno Stato perso due anni fa.

Medesimo scenario previsto a New York, dove, nelle primarie per le prossime consultazioni locali, il giovane Carl Paladino ha sbaragliato il veterano Rick Lazio. E, con un budget di 10 milioni di dollari, si appresta a sottrarre la poltrona di governatore all’uscente democratico, Andrew Cuomo.

L’ottimismo dei Repubblicani

Il Capogruppo repubblicano al Campidoglio, John Boehner, probabile futuro speaker.

Da parte del Partito Repubblicano, nessun allarme. Al contrario, la forza d’urto dell’ondata di tè è vista come un’arma da utilizzare per vincere le prossime elezioni di mid-term, e, lanciare la sfida ad un Obama sempre più in calo di consensi. Chiare, a riguardo, le parole del Deputato dell’Ohio, John Boehner, possibile futuro speaker in caso di vittoria repubblicana: “Non ho mai visto così tanti americani interessati alla politica – ha dichiarato – gli elettori del Delaware ci hanno chiesto espressamente di ascoltare la loro voce. E noi lo faremo”.

Concordi sull’importanza politica del Tea Party anche diversi esperti. Costas Panagopoulos della Fordham University di New York ha sottolineato come il successo del movimento libertario sia dovuto alla frustrazione degli americani, delusi dall’amministrazione Obama, su cui hanno riposto enorme fiducia. Invece, lo studioso della Quinnipiac University, Peter Brown, ha evidenziato come la presenza di volti nuovi abbia portato al voto non solo elettori lontani da simpatie repubblicane, ma anche cittadini finora poco interessati alla politica.

Ciò nonostante, il reale peso politico del partito del tè sarà chiaro solo dopo le elezioni di mid-term. Quando, il prossimo 2 novembre, gli americani rinnoveranno tutti i 435 deputati del Campidoglio, e 37 senatori su 100.

Matteo Cazzulani