LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

GUERRA DEL GAS: GAZPROM ANCHE IN REPUBBLICA CECA

Posted in Guerra del gas by matteocazzulani on November 23, 2011

Il monopolista russo ottiene l’accesso al mercato interno al dettaglio di Praga, con Germania e Slovacchia nel mirino. Secondo esperti, sarebbe la risposta alle misure politiche dell’UE nel Mediterraneo e nell’Est-Europeo.

Il tragitto del Nordstream

Il percorso del Nordstream

Dopo il trasporto sottomarino, il Cremlino consegna il gas persino a domicilio. Nella giornata di venerdì, 9 Settembre, il monopolista russo, Gazprom, ha rilevato il 51% della compagnia ceca RSP Energy, specializzata nella vendita di oro blu al dettaglio a circa 10 mila utenti.

Un boccone piccolo per una Russia abituata a ben più complesse trattative, che, tuttavia, rappresenta un importantissimo investimento: come evidenziato dalla Vemex – la compagnia figlia di Gazprom, attraverso cui il monopolista ha effettuato l’operazione – i russi hanno aperto la porta per le forniture di gas ed energia elettrica direttamente alla popolazione, de facto, ponendosi come concorrenti di se stessi, dal momento in cui la maggior parte del gas che Praga importa proviene proprio da Mosca.

In aggiunta, alcuni esperti hanno rilevato come la stessa Vemex – che dal 2006 ha rifornito di gas russo l’8% del mercato ceco, prevalentemente industrie – abbia tutte le carte in regola, e le intenzioni, di espandere il proprio bacino d’utenza all’intera Europa Centrale. Oltre che dal monopolista di Mosca, per l’altra metà la compagnia ceca è posseduta dalla elvetica Gazprom Schweitz, il cui capo, Mattias Warning, è anche Direttore Generale del consorzio NordStream, incaricato della costruzione, e gestione, dell’omonimo gasdotto sottomarino, attivato lo scorso lunedì, 7 Settembre.

Realizzato da Gazprom, dalla compagnia tedesca E.On, da quella francese Suez-Gaz de France, e dall’olandese Gasunie, la conduttura ha lo scopo di rifornire di oro blu direttamente l’Europa Occidentale dalla Russia, ed aggirare Paesi politicamente invisi al Cremlino come Polonia, Ucraina, e Stati Baltici.

Dunque, per Mosca progetti sempre più in grande stile nel Vecchio Continente, dal momento in cui, sempre secondo diverse fonti, la Vemex avrebbe già in progetto l’allacciamento al NordStream in territorio tedesco, ed una successiva espansione in Slovacchia. Il tutto, in un’Europa che, non senza difficoltà, sta cercando di rendersi il più possibile indipendente dalle forniture russe.

La risposta all’Europa

Di recente, sopratutto col supporto della presidenza polacca dell’Unione, la Commissione Europea ha varato un memorandum che prevede il coordinamento delle politiche energetiche dei singoli Paesi UE, ingenti investimenti per la costruzione di nuovi gasdotti per l’importazione di gas dal Centro Asia – tra i quali il Nabucco, da realizzare, sul fondale del Mediterraneo, in collaborazione col consorzio AGRI: Azerbajdzhan, Georgia, Romania, ed Ungheria – e sovvenzioni per la ristrutturazione dei sistemi infrastrutturali di Paesi extra-comunitari indispensabili per le importazioni di oro blu, tra cui l’Ucraina.

Ai tentativi di Bruxelles sul piano politico, Gazprom ha risposto su quello commerciale, stringendo accordi di lunga durata con le singole compagnie del Vecchio Continente, persuase dalla concessione di sconti sulle tariffe per l’acquisto di oro blu. Tra le prime ad avere prolungato i contratti con il monopolista russo, le tedesche RWE ed E.On, e la greca DEPA.

Matteo Cazzulani

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POLONIA ANCORA PROTAGONISTA IN EUROPA: PROPOSTA UN’UNICA POLITICA DEL GAS

Posted in Guerra del gas, Unione Europea by matteocazzulani on January 17, 2011

Presentato dalla Commissione Europea il Memorandum per la Comune Politica Energetica. Previsto il costante monitoraggio e contatto tra Bruxelles ed i 27 in merito alle trattative con Paesi terzi, e la maggiore integrazione di Stati non-comunitari nel mercato continentale

Il ministro degli esteri polacco, Radoslaw Sikorski

Una voce sola sul gas, forniture più sicure, e meno conflitti energetici. Questo il senso del Memorandum per la Comune Politica Energetica UE che la Commissione Europea ha presentato lo scorso mercoledì, 7 Settembre. Fortemente voluto dalla presidenza di turno polacca, il documento prevede un maggiore ruolo dell’UE in materia di politica energetica sia sul piano estero – con l’adozione di un’unica posizione continentale – che interno – con l’armonizzazione delle decisioni di ogni Stato ad una logica europea coordinata.

Nello specifico, Bruxelles ha preventivato un meccanismo di costante scambio di informazioni relative ai contratti stretti tra i singoli Paesi dell’Unione con soggetti terzi, con lo scopo di rafforzarne la posizione contrattuale, monitorare le trattative – assicurandosi che esse rispettino i parametri UE – e coadiuvare 27 differenti politiche che, in passato, spesso hanno proceduto autonomamente, contrastandosi l’una con l’altra. Esclusi dalla lista, gli accordi con quei Paesi ritenuti di primaria importanza continentale, quali Turkmenistan ed Azerbajdzhan, con cui l’Unione Europea già conduce proprie trattative comunitarie, sopratutto per la costruzione, e le forniture, del Nabucco: il più importante tra i gasdotti di un Corridoio Meridionale confermato come priorità per la diminuzione della dipendenza dalla Russia.

“La politica energetica UE ha fatto un grosso passo in avanti – ha dichiarato il Commissario per le questioni energetiche, Gunter Oettinger – ora, Bruxelles ha il compito di esportare la sua notevole esperienza anche al di fuori dei suoi confini – ha continuato – per assicurare le proprie forniture, e rafforzare le collaborazioni già in essere. Tuttavia – ha concluso – questo non è possibile se l’Unione non inizia parlare in materia con una voce sola”.

Proprio sul piano estero, il memorandum, che per entrare in vigore necessita il via libera dei singoli Parlamenti, ha anche l’ambizione di rafforzare l’integrazione di Paesi non-UE inseriti nei programmi di partenariato, facendo leva sull’aspetto energetico più che su quello politico. Tra essi, gli stati del Bacino del Mediterraneo – in forte cambiamento politico e ricchi di risorse naturali – e, sopratutto, quelli confinanti ad est, quali Bielorussia ed Ucraina. Per quanto riguarda Kyiv in particolare, Bruxelles ha posto come obiettivo un cospicuo finanziamento per la ristrutturazione del sistema infrastrutturale energetico ucraino, ad oggi in pessimo stato, ma cruciale per l’approvvigionamento energetico UE, dal momento in cui da esso transita più del 25% delle importazioni continentali di gas e nafta.

Varsavia arbitro della contesa tra Kyiv e Mosca

Del resto, quello ucraino è un fronte particolarmente caldo, con un paese Paese sempre più sull’orlo di una crisi energetica con la Russia, dovuta alla volontà da parte delle autorità di Kyiv di rinegoziare un contratto per le forniture di gas giudicato troppo oneroso, anche ricorrendo all’arbitrato di Stoccolma. Da parte sua, Mosca ha posto la cessione del controllo dei gasdotti ucraini e l’ingresso di Kyiv nell’Unione Doganale russo-bielorusso-kazaka come unica condizione alla revisione al ribasso degli accordi, e, in caso contrario, si è detta pronta ad scontro che potrebbe portare ad un taglio delle forniture all’Europa.

Un film già visto, che, seguendo il medesimo orientamento alla base del memorandum della Commissione, la presidenza polacca dell’UE intende evitare con la propria supervisione delle trattative: una vera e propria mediazione che, come illustrato dal Ministro degli Esteri della Polonia, Radoslaw Sikorski, da un lato ha lo scopo di evitare l’inasprirsi delle relazioni sull’asse Bruxelles-Kyiv-Mosca, e, dall’altro, quello di implementare l’integrazione dell’Ucraina nella Comunità Energetica Europea, a cui, con altri Paesi del Partenariato Orientale, ha aderito nel Gennaio 2011.

“La mediazione europea – riporta una nota del Ministero degli Esteri polacco – permette a Bruxelles di controllare lo sviluppo delle trattative, ed evitare che l’Ucraina sia costretta a firmare contratti incompatibili con le regole UE. La piena integrazione di Kyiv – continua il comunicato – e di altre realtà ai confini orientali sono indispensabili anche per la normalizzazione dei rapporti con la Russia, sia in chiave energetica che politica”.

Matteo Cazzulani