LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

ARRESTATO A NAPOLI TESTIMONE CHIAVE DELL’OMICIDIO GONGADZE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 5, 2012

Mykola Melnychenko ha rivelato la prova più importante a sostegno del coinvolgimento dell’ex-Presidente Leonid Kuchma nell’omicidio del giornalista di opposizione ucraino di origine georgiana. Ora tocca alle Autorità italiane decidere se estradarlo in Ucraina per una condanna certa o in USA per tutelare un teste delicato

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze

Libertà di stampa e spionaggio sono le tematiche che si mescolano in un capitolo oscuro della storia ucraina tutt’altro che chiuso. Nella giornata di sabato, 4 Agosto, presso l’Aeroporto di Napoli, le forze di polizia italiane hanno arrestato Mykola Melnychenko: ex-guardia del corpo del Presidente Leonid Kuchma, in carica alla guida dello Stato dal 1994 al 2004.

La motivazione del fermo imposto dalla polizia di frontiera italiana è legato ad un mandato di cattura internazionale emanato dalle autorità ucraine per abuso d’ufficio, pubblicazione di documenti secretati, ed ottenimento irregolare di notizie delicate per l’interesse nazionale.

Melnychenko è infatti il testimone-chiave nel procedimento per l’omicidio Gongadze: coraggioso giornalista, fondatore del sito di informazione indipendente Ukrayinska Pravda, noto per la sua strenua opposizione a Kuchma e al regime semi-dittatoriale da lui instaurato in Ucraina, barbaramente assassinato la notte del 16 Novembre 2000 presso Kyiv.

Melnychenko, che al tempo dell’assassinio di Gongadze è stato membro dello staff di sicurezza di Kuchma, dopo qualche tempo ha rivelato alla stampa registrazioni magnetiche che testimonierebbero il coinvolgimento di Kuchma nell’omicidio del giornalista di opposizione di origine georgiana.

La comparsa dei “nastri Melnychenko” ha causato una scia di proteste di piazza contro l’establishment presidenziale che ha portato il testimone ad abbandonare il Paese per riparare negli USA, dove, per qualche anno, ha ottenuto asilo politico.

In seguito all’arresto a Napoli, l’avvocato difensore di Melnychenko non esclude la sua estradizione negli Stati Uniti d’America: tra l’Italia e gli USA esiste infatti un accordo per la protezione dei testimoni.

Tuttavia, non è escluso che dall’Italia Melnychenko possa essere rispedito in Ucraina, dove ad attenderlo c’è un processo sicuro organizzato da una magistratura che, come dimostrato dal caso di Yulia Tymoshenko e di un’altra decina di esponenti dell’Opposizione Democratica, è stata a più riprese contestata dalla Comunità Internazionale di essere poco indipendente dalla linea dura imposta dal Presidente, Viktor Yanukovych: l’erede politico di Kuchma.

Un anno dalla detenzione di Yulia Tymoshenko

In attesa della decisione delle Autorità italiane – chiamate a risolvere una patata bollente non da poco – nella giornata di Domenica, 5 Agosto, ricorre il primo anniversario della reclusione in carcere della Leader dell’Opposizione Democratica, Yulia Tymoshenko.

L’ex-Primo Ministro, nota in Occidente per avere guidato nel 2004 il processo democratico passato alla storia come Rivoluzione Arancione, è stata arrestata durante il processo celebrato a suo carico per la firma di accordi energetici ritenuti sconvenienti per le casse dello Stato: prima ancora che un verdetto ne certificasse la colpevolezza.

Rinchiusa nel Carcere di massima sicurezza Lukyanivsky di Kyiv, la Tymoshenko è stata privata della possibilità di concordare la linea difensiva coi suoi avvocati. Dopo un processo in cui l’arringa è stata privata di ogni diritto, i testimoni hanno appurato l’innocenza dell’imputata, e le prove presentate dall’accusa sono risultate palesemente irregolari – alcune di esse addirittura datate il 31 Aprile! – la Tymoshenko è stata condannata in definitiva l’11 Ottobre a sette anni di detenzione in isolamento più tre di interdizione alla vita politica.

Il ricorso in Appello è stato rigettato tra le polemiche della Difesa e della comunità internazionale, che ha definito l’Ucraina un Paese in preda ad un sorprendente regresso democratico.

L’esame del procedimento in Cassazione è invece ancora fermo alle fasi preliminari: i giudici stanno facendo di tutto per portare l’imputata in carcere, malgrado la Tymoshenko sia impossibilitata a muoversi dal letto per una seria ernia al disco a lungo trascurata dalle autorità carcerarie.

In seguito all’arresto di Yulia Tymoshenko, la Commissione Europea ha congelato la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina: un accordo con cui Bruxelles avrebbe riconosciuto a Kyiv lo status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Norvegia e Svizzera.

Critiche per la svolta autoritaria impressa all’Ucraina sono state rivolte al Presidente Yanukovych anche da Consiglio d’Europa, Stati Uniti d’America, Canada, Australia, NATO, ONU, e principali ONG internazionali indipendenti come Freedom House e Amnesty International.

Matteo Cazzulani

UNDICI ANNI SENZA GIJA GONGADZE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 16, 2011

L’Ucraina ricorda il reporter di origine georgiana assassinato per la sua attività di opposizione all’ex-Presidente, Leonid Kuchma. Diverse manifestazioni in ucraina e Georgia in suffragio del simbolo della libertà di stampa. L’appello della Leader dell’Opposizione democratica, Julija Tymoshenko, a lottare per la stampa libera

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze

Un vuoto profondo nella stampa ucraina ed europea, difficile da colmare, sopratutto oggi. Il 16 Settembre 2000 il giornalista di opposizione ucraino di origine georgiana, Heorhij Gongadze, è sparito al momento del suo ritorno a casa. Rapito e poi ucciso, come si saprà tre giorni più tardi al ritrovo del suo corpo: privato della testa, ed abbandonato non lontano dalla Capitale, Kyiv.

Una pagina nera della storia ucraina, purtroppo ancora non risolta. Le indagini sull’omicidio di Gija – com’è ricordato dai colleghi – provvedono in disordine, ed il processo aperto per stabilire mandanti ed esecutori lungi dall’essere chiuso con una condanna chiara e netta dei responsabili.

Tra i sospettati mandanti, l’ex-Presidente, Leonid Kuchma, l’attuale Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, e l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Kravchuk, suicidatosi nel 2005. Secondo registrazioni audio ottenute da Mykola Melnychenko, l’ex-guardia del corpo del Capo di Stato Emerito, Gija sarebbe stato eliminato per la sua attività di opposizione alle Autorità allora governanti, espresso platealmente un anno prima, quando, in occasione delle Elezioni Presidenziali del 1999, pur essendo liberale e patriota invitò gli ucraini a sostenere il comunista Petro Symonenko proprio contro Kuchma, ritenuto un pericolo per la democrazia del Paese.

Oggi, del coraggioso giornalista resta il giornale on-line da lui fondato, la Ukrajins’ka Pravda – la più autorevole fonte di informazione libera ed indipendente in Ucraina – ed un monumento in centro a Kyiv, ai piedi del quale è stata organizzata una manifestazione in suo ricordo, che unisce la Capitale ad altre città del Paese, e persino a Tbilisi, dove anche la comunità georgiana ricorderà Gija.

Un reporter coraggioso

Doveroso anche ricordare le conseguenze politiche che il suo sacrifico ha comportato: una forte reazione al suo omicidio provocò la costituzione del movimento Ucraina senza Kuchma e del Comitato di Rinascita dell’Ucraina, ai quali aderirono le principali forze dell’Opposizione patriottica, in una battaglia non-violenta per la democrazia e la libertà di stampa in ucraina ottenute solo nel 2005, in seguito alla Rivoluzione Arancione.

Proprio l’anima di quei movimenti, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko – oggi detenuta in isolamento, e, come un’altra decina di politici dell’Opposizione Democratica, sottoposta ad un processo politico – ha invitato al ricordo di una personalità importante per l’Ucraina, simbolo della lotta per il libero pensiero.

“E’ una persona da ricordare, anche solo con poche righe – ha dichiarato la Tymoshenko dalla sua cella all’Ukrajins’ka Pravda – perché la lotta per la democrazia passa dalla garanzia della Libertà di parola. Nessuna stabilità, nessuno sviluppo può essere ottenuto a costo della stampa indipendente – ha continuato – per questo, continuiamo a lottare – ha concluso – e a contrastare ogni tentativo di censura”.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: MEL’NYCHENKO HA IL SUO PARTITO

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 1, 2011

La Ukrajins’ka Ljustracija si pone l’obiettivo di ripulire moralmente la politica ucraina, e di portare in Parlamento la maggioranza assoluta. A guidarla, l’ex-Maggiore del Servizio di Difesa Statale

L'ex Maggiore del Sevizio di Difesa Statale, Mykola Mel'nychenko

La discesa in campo per la pulizia morale. Nella giornata di martedì, 31 Maggio, è stata costituita la Ukrajins’ka Lustracija: un nuovo soggetto politico, che punta sulla pulizia morale dell’arco politico ucraino.

A guidare il partito, l’exMaggiore del Servizio di Sicurezza Statale, Mykola Mel’nychenko, noto alla cronaca per avere registrato nastri che certificherebbero il coinvolgimento dell’ex-Presidente, Leonid Kuchma, nell’omicidio, nel 2000, del giornalista di opposizione Gija Gongadze.

Sull’esempio dell’Antica Roma

Secondo quanto evidenziato da Mel’nychenko, Ukrajins’ka Ljustracija ha l’obiettivo di portare alla Rada non meno di 300 Deputati su 450. Un obiettivo ambizioso, che l’ex-Maggiore intende raggiungere con un programma sui generis.

“C’è bisogno di un Consiglio degli Anziani – ha dichiarato – per monitorare l’operato degli eletti. Un organismo simile a quello dei Censori dell’Antica Roma, che invitavano i Senatori a rispettare la volontà popolare”.

Assieme a Mel’nychenko, alla guida di Ukrajins’ka Ljustracija sono stati eletti come vice coordinatori il Redattore Generale del giornale BBC, Vladyslav Trush, ed il Direttore dell’Accademia di Studi Politici, Volodymyr Ruban.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: AUTENTICHE LE REGISTRAZIONI DEL CASO GONGADZE

Posted in Caso Gongadze, Ukraina by matteocazzulani on April 7, 2011

Confermato il coinvolgimento dell’ex-Presidente, Leonid Kuchma, e dell’attuale Speaker della Rada, Volodymyr Lytvyn, nell’omicidio del giornalista di opposizione. La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, chiede di estendere le indagini al giro di affari del Capo di Stato emerito

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze

Nastri magnetici al centro della politica ucraina. Nella giornata di mercoledì, 6 Aprile, la Procura Generale ha confermato l’autenticità delle registrazioni di Mykola Mel’nychenko. Ex-Guardia del Corpo del Presidente emerito, Leonid Kuchma, coinvolto nel processo per l’omicidio del giornalista di opposizione, Gija Gongadze.

La prova, registrata di nascosto dal militare, certificherebbe le voci non solo di Kuchma, ma anche dello Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn – allora Capo dell’Amministrazione Presidenziale – e dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Kravchenko, suicidatosi nel 2005, e ritenuto il mandante dell’assassinio del fondatore della Ukrajins’ka Pravda.

Tuttavia, regna assoluta cautela. E, come confermato dal Vice-Procuratore Generale, Renat Kuz’min, Kuchma rimane indagato solo per abuso d’ufficio, in una delle pagine più tragiche per la Libertà di Stampa europea. Su cui, dal 2000, ancora non è stata fatta chiarezza.

Julija Tymoshenko per l’ampliamento delle indagini

Ad auspicare un utilizzo responsabile delle registrazioni dei nastri Mel’nychenko è la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Come dichiarato, da essi si potrebbero reperire dettagli non solo sul caso Gongadze – sui cui occorre giustizia – ma anche su un’epoca torbida, quella tra il 1996 ed il 2003, caratterizzata dalla svendita di terre, industrie, risorse energetiche, e benefici statali ad oligarchi vicini all’ex-Presidente.

In particolare, l’anima della Rivoluzione Arancione ha richiesto un’indagine sul possibile coinvolgimento in questo giro di affari dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych, e del Premier, Mykola Azarov.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: INCONTRO KUCHMA-MEL’NYCHENKO SUL CASO GONGADZE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on April 5, 2011

Faccia a faccia in Procura tra l’ex-Capo di Stato e la sua guardia del corpo. Poche le rivelazioni sul contenuto dell’evento

L'ex-presidente ucraino, Leonid Kuchma

Un velo di mistero su un incontro tanto atteso. Nella giornata di lunedì, 4 Aprile, ha avuto luogo il faccia a faccia tra l’ex-Presidente ucraino, Leonid Kuchma, e la sua ex-guardia del corpo, Mykola Mel’nychenko.

Un evento già rinviato per tre volte, necessario ai giudici per procedere nelle indagini sull’omicidio del giornalista di opposizione, Gija Gongadze.

Bocche cucite sul contenuto dell’incontro. A parte Mel’nychenko. Il quale, all’uscita dalla Procura, si è lasciato scappare qualche dettaglio.

“Kuchma — ha illustrato — ha detto di essere venuto a conoscenza di fatti a lui estranei. Mi ha persino ringraziato”.

Cupo, invece, l’ex-Capo di Stato. Che, incalzato dalla stampa, ha risposto con laconica filosofia.

“Meno parli, meglio è — ha spiegato — in ogni caso, ad alcune domande ho risposto”.

Sul piano logistico, il faccia a faccia è avventuto alla presenza degli avvocati di ambo i protagonisti, dei giudici incaricati delle indagini, e di una squadra operativa della Procura adibiti alla registrazione.

Su quello procedurale, si inserisce nell’ambito dell’inchiesta aperta su Leonid Kuchma, accusato di abuso di potere nel caso Gongadze.

Ancora nessuna giustizia

Il giornalista di origine georgiana, fondatore dell’Ukrajins’ka Pravda, ed oppositore di Kuchma, è stato assassinato nel 2000. Il suo cadavere, privo della testa, è stato rinvenuto nei pressi di Kyiv, a tre giorni dalla scomparsa.

Secondo la Procura, il mandante sarebbe l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Kravchenko, suicidatosi nel 2005.

Tuttavia, nastri magnetici registrati da Mel’nychenko certificherebbero le responsabilità dell’ex-Capo di Stato, intenzionato ad eliminare una delle migliori penne libere in un’Ucraina al tempo dominata da oligarchi e corruzione.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: PER L’ACCUSA KUCHMA NON E’ IL MANDANTE DELL’OMICIDIO GONGADZE

Posted in Caso Gongadze, Ukraina by matteocazzulani on March 31, 2011

L’ex-Capo di Stato, accusato di abuso d’Ufficio, continua a rinviare il confronto con i testimoni. Ed assume costosi avvocati.

L'ex-presidente ucraino, Leonid Kuchma

Nulla — quasi — da temere. Questo sembrerebbe il messaggio della Procura Generale nei confronti dell’ex-Presidente ucraino, Leonid Kuchma, sotto processo per l’omicio del giornalista d’opposizione, Gija Gongadze.

Secondo il documento ufficiale, reso noto dai media nella giornata di mercoledì, 30 Marzo, il Capo di Stato emerito è accusato di abuso di potere. Ma non di essere il mandante dell’assassinio del fondatore dell’Ukrajins’ka Pravda, una delle poche voci libere del tempo.

Kuchma, stando all’accusa, avrebbe incaricato l’allora Ministro degli Interni, Jurij Kravchenko, di interrompere l’attività giornalistica del eporter di origine georgiana. Successivamente, sarebbe stato l’ex-titolare del dicastero, suicidatosi nel 2005, ad ordinare l’esecuzione di Gongadze, all’allora Direttore del Servizio di Sicurezza, Oleksij Pukach.

Una ricostruzione che, se confermata, assolverebbe Kuchma dalle più pesanti accuse di partecipazione all’omicidio. Ciò nonostante, l’ex-Presidente è insidiato dalla sua ex-guardia del corpo, Mykola Melnychenko, con cui continua ad evitare ogni confronto.

Melnychenko ha consegnato registrazioni audio, che inchioderebbero il Presidente emerito come mandante dell’assassinio di Gongadze.

Ancora nessuna verità su Gija Gongadze

Una storia intricata, vergognosamente irrisolta da quando, nel 2000, Gija è stato ucciso dopo tre giorni di sequestro. Il suo cadavere, privo della testa, è stato ritrovato nei pressi di Kyiv, da dove si era allontanato. Addescato, forse, da un finto testimone.

Il Presidente, Viktor Janukovych, ha illustrato che il processo a carico del suo “padre politico” è un dovere per la giustizia del Paese.

L’avvocato della famiglia Gongadze, Valentyna Telychenko, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e molti politologi sono scettici sulle reali intenzioni di giustizia del Capo di Stato, e vedono la questione come un suo tentativo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla repressione politica contro avversari politici e stampa libera.

Ciò nonostante, Kuchma si è premunito con una campagna acquisti di legali da Paperone. Nel pool di avvocati è stato ingaggiato persino Alan Derschovitz, difensore del fondatore di Wikileaks, Julien Assange.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LEONID KUCHMA EVITA IL CONFRONTO CON MYKOLA MEL’NYCHENKO SUL CASO GONGADZE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 24, 2011

Il Capo di Stato emerito rifiuta il dibattito con l’ex-guardia del corpo, che avrebbe le prove della sua implicazione dell’omicidio del giornalista di opposizione. Ma è chiamato a rispondere anche delle percosse ad un altro reporter

L'ex-presidente ucraino, Leonid Kuchma

Totalmente innocente. E’ così che un laconico Kuchma ha congedato la stampa, al momento dell’ingresso in Procura per il primo degli interrogatori sul caso Gongadze.

Poche, ferme parole. Le uniche, dal momento in cui all’uscita, visibilmente nervoso, ha negato ogni dichiarazione pubblica.

A riferire quanto sarebbe avvenuto in Procura, la sua ex-guardia del corpo, Mykola Mel’nychenko, presente nell’edificio, in quanto teste di primaria importanza.

Sarebbero suoi nastri, infatti, ad inchiodare l’ex-Presidente come mandante dell’omicidio del giornalista di opposizione. Trovato cadavere, privo della testa, nel 2000, dopo un rapimento di tre giorni.

Secondo Mel’nychenko, l’ex-Capo di Stato si sarebbe sottratto ad un confronto diretto, ed avrebbe tenuto una condotta nervosa per tutta la seduta. Atteggiamento che lascia stupiti, dal momento in cui Kuchma è accusato non di essere implicato nell’omicidio del fondatore dell’autorevole Ukrajins’ka Pravda, ma di abuso d’ufficio.

Un altro giornalista vittima dell’ex-Presidente

Secondo alcuni esperti, ad aggravare la posizione del Presidente emerito, l’apertura di un procedimento a suo carico anche per quanto riguarda le percosse subite da un altro giornalista, Oleksij Podols’kyj.

Così come l’avvocato della famiglia Gongadze, Valentyna Telychenko, anche Podols’kyj si è detto scettico dinnanzi al procedimento a carico di Kuchma, e ne ha sottolineato la connotazione politica.

Qualora così non fosse, la Procura avrebbe dovuto accusare anche l’ex-Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Volodymyr Lytvyn. Oggi, Speaker della Rada.

La Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, ha considerato le indagini sull’ex-Capo di Stato un tentativo dell’attuale Presidente, Viktor Janukovych, di presentarsi come il paladino della giustizia, e di mascherare la repressione politica ai danni di esponenti del campo arancione.

Oltre all’ex-Primo Ministro, confinata in Patria con l’accusa di uso improprio dei fondi per il protocollo di Kyoto alle uscite sociali, e di acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze, l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, è detenuto in isolamento, come un carnefice.

L’ex-titolare dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, è stato riconosciuto perseguiato dalla Repubblica Ceca, che gli ha concesso Asilo Politico.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: LEONID KUCHMA INDAGATO PER L’OMICIDIO GONGADZE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 23, 2011

La Procura Generale ampre un procedimento a carico dell’ex-Capo di Stato per l’assassinio del giornalista d’opposizione. Scettica la famiglia di Gija e Reporters sans Frontières. Per Julija Tymoshenko è una strategia politica del Presidente, Viktor Janukovych, per nascondere la repressione politica sul campo patriottico.

L'ex presidente ucraino, Leonid Kuchma

Abuso di potere. E’ questa la motivazione che, martedì, 22 Marzo, ha spinto il Vice-Procuratore, Renat Kuz’min, ad aprire un procedimento giudiziario a carico dell’ex-Presidente ucraino, Leonid Kuchma.

Una decisione che, oltre a confinare in Patria l’ex-Capo di Stato, riapre il processo sull’omicidio di Gija Gongadze. Giornalista di opposizione a Kuchma, fondatore dell’autorevole Ukrajins’ka Pravda, assassinato nel 2000.

Tuttavia, il Presidente emerito è sospettato solo di abuso di ufficio. Non di essere il mandante dell’omicidio. Come, invece, testimoniato dai Nastri Melnychenko. Una registrazione, effettuata di nascosto dalla sua ex-guardia del corpo, che inchioderebbe sia Kuchma, che l’allora Capo dell’Amministrazione Presidenziale, Volodymyr Lytvyn.

Ed è proprio l’attuale speaker della Rada a temere risvolti a suo carico, malgrado le rassicurazioni della Procura circa la limitazione all’ex-Capo di Stato degli interrogatori.

La messinscena di Janukovych

Scetticismo da parte della famiglia Gongadze. Come dichiarato dall’avvocato, Valentyna Telychenko, l’apertura del procedimento su Kuchma testimonia la conduzione politica delle indagini, e la loro incoerenza.

La Procura Generale ha archiviato il caso senza l’individuazione dei mandanti. Un suo precedente esame, invece, ne ha addossato la colpa all’allora Ministro degli Interni, Jurij Kravchenko, suicidatosi nel 2005.

Critiche anche da parte della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, convinta che il procedimento su Kuchma sia una strategia del Presidente, Viktor Janukovych, per presentarsi come paladino della giustizia, e mascherare i processi politici ai danni di esponenti del campo patriottico.

L’anima della Rivoluzione Arancione — ex-Primo Ministro — è confinata in Patria, con l’accusa di uso imporoprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto alle uscite sociali, ed acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze.

L’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko è detenuto in isolamento, come un carnefice. L’ex-Titolare dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, è stato riconosciuto perseguitato dalla Repubblica Ceca, che gli ha concesso Asilo Politico.

Infine, all’attacco anche Reporters sans Frontières, che ha espresso scetticismo sulla reale volontà di fare chiarezza da parte della Procura.

Ed invitato i giudici ad estendere le indagini anche ad altri esponenti delle Autorità, coinvolti nell’omicidio del collega.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: REPORTER SANS FRONTIERES CONDANNA LA CHIUSURA DEL CASO GONGADZE

Posted in Caso Gongadze, Ukraina by matteocazzulani on March 4, 2011

La ONG per la Libertà di Stampa critica i giudici ucraini per l’esito, senza colpevoli, del processo sull’uccisione del giornalista d’opposizione. Gli Stati Uniti riprendono Viktor Janukovych per la repressione politica all’Oposizione Democratica

Il giornalista di opposizione, Gija Gongadze, ucciso nel 2000

Indignati per un processo ingiusto. Puntuale la condanna di Reporters sans Frontières nei confronti dei giudici ucraini. I quali, nella giornata di mercoledì, 2 Marzo, hanno chiuso la pratica dell’omicidio el giornalista di opposizione, Gija Gongadze. Senza colpevoli.

Secondo quanto riportato dalla ONG, che si batte per la Libertà di Stampa nel Mondo, la decisione della Corte d’Appello è inammissibile. E, parafrasando le parole dell’avvocato della famiglia Gongadze, dettata da pressioni politiche.

Difatti, ad essere coinvolti nell’assassinio, avvenuto nel 2000, non sarebbero solo l’ex-dipendente del Ministero degli Interni, Oleksij Pukach — sospettato esecutore — e l’ex-Ministro degli Interni, Oleksandr Kravchuk — suicidatosi nel 2005, forse per questa ragione, accusato di essere il mandante. Ma anche l’allora Capo di Stato, Leonid Kuchma, e l’attuale speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn. Ad incastrarli, nastri magnetici registrati dall’ex-guardia el corpo del Presidente, Mykola Melnychenko.

Washington contro la repressione dell’Opposizione Democratica

Indignazione anche da parte USA. Però, rivolta alla repressione di oggi contro l’Opposizione Democratica. Come riferito dal Vice-Presidente americano, Joe Biden, al Capo di Stato ucraino, Viktor Janukovych, i rapporti tra Kyiv e Washington devono basarsi sui comuni valori di Democrazia e Libertà civili.

Come quando al governo ucraino sono stati gli arancioni, oggi colpiti da una politica giudiziaria fortemente repressiva.

Sulla base di accuse, senza prove certe, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, è stata confinata in Patria. L’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, detenuto in isolamento, come un carnefice.

L’ex-Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, riconosciuto perseguitato dalla Repubblica Ceca, che gli ha assegnato asilo politico.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: NESSUN COLPEVOLE PER L’OMICIDIO GONGADZE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 3, 2011

La Corte d’Appello chiude il processo sull’omicidio del giornalista di opposizione, senza indivuduarne mandanti ed esecutori. Protestano ONG ed Opposizione Democratica

Il giornalista di opposizione ucraino, Gija Gongadze, ucciso nel 2000

Nessuno lo ha ordinato. Nessuno lo ha eseguito. Questo il verdetto della Corte di Appello di Kyiv, che martedì, 2 Marzo, ha accolto la sentenza della Procuratura Generale, e respinto le accuse all’ex-dipendente del Ministero degli Interni, Oleksij Pukach, di aver commissionato l’omicidio di Gija Gongadze.

Una decisione senza possibilità di ricorso, come ha spiegato l’avvocato della famiglia del giornalista di origini georgiane, salvo ripensamenti della Corte stessa.

Dunque, nessun colpevole dell’assassinio del giovane cronista di opposizione, fondatore della Ukrajins’ka Pravda, avvenuto nel 2000.

Un fatto che ha scatenato la reazione del Comitato di Difesa dei Giornalisti, che con una lettera aperta alle Autorità, ha richiesto la condanna almeno dei soli esecutori.

Nulla sui mandanti, anche perché si tratterebbe di big della politica ucraina: l’ex-Presidente, Leonid Kuchma, e l’attuale Speaker del Parlamento, Volodymyr Lytvyn. Ad incastrarli, nastri magnetici — rilevatisi autentici — registrati dall’ex guardia del corpo dell’emerito capo di stato, Mykola Mel’nychenko.

Per quanto riguarda il realizzatore dell’omicidio, il caso è sembrato chiuso quando, nel 2009, Pukach ha riconociuto la sua responsabilità. Tuttavia, accusando dell’ordine l’ex Ministro degli Interni, Jurij Kravchenko, suicidatosi nel 2005.

Il caso Politkovskaja ucraino

Nato in Georgia, Gija – com’era chiamato da coleghi ed amici – era un giornalista indipendente. Una di quelle penne libere, impegnate nello sviluppo della democrazia nell’Ucraina di Kuchma.

Gija ha pagato caro il suo impegno politico: il 16 settembre del 2000, il suo corpo è stato ritrovato nei pressi della capitale, in un campo, privo della testa. Tre giorni prima, era salito a bordo di una Hundai Sonata, attirato da un presunto testimone che lo aveva contattato.

A richiedere giustizia, oltre all’Opposizione Democratica, anche le maggiori ONG internazionali.

Matteo Cazzulani