LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Politica USA: Ash Carter confermato Segretario alla Difesa

Posted in USA by matteocazzulani on February 14, 2015

Un’ampia maggioranza al Senato conferma la nomina del tecnico vicino ai democratici voluto dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a Capo del Pentagono. Professionalità ed indipendenza le qualità apprezzate anche dai repubblicani

Philadelphia – Un politico molto tecnico a Capo del Pentagono in un periodo in cui l’Amministrazione Presidenziale degli Stati Uniti d’America ha ripreso un ruolo attivo in politica internazionale. Nella giornata di giovedì, 12 Febbraio, il Senato degli Stati Uniti ha approvato la nomina di Ash Carter a Segretario alla Difesa, dopo che, nella giornata martedì, 10 Febbraio, la Commissione Servizi Armati ne ha raccomandato l’approvazione all’unanimità.

La nomina di Carter, un tecnico politicamente vicino al Partito Democratico, ha ottenuto una maggioranza schiacciante di 93 Senatori, contro soli 5 contrari appartenenti all’ala più conservatrice del Partito Repubblicano, che non hanno accettato il candidato proposto dal Presidente degli Stati Uniti, il democratico Barack Obama, alla guida del Pentagono.

Già Vice Segretario alla Difesa durante la guida del Pentagono di Leon Panetta -il secondo Segretario alla Difesa dell’Amministrazione Obama- e Top Buyer del Dipartimento della Difesa sotto l’Amministrazione di Bill Clinton, Carter è stato apprezzato per la sua profonda conoscenza dell’apparato interno al Dipartimento, oltre che per la sua capacità di lettura delle tematiche legate a sicurezza e difesa originate dalla sua lunga esperienza.

Come riportato dal Capogruppo dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell, il voto favorevole a Carter del Partito Repubblicano è legato alla richiesta che il nuovo Segretario alla Difesa sia capace di incidere nelle decisioni di Obama in materia di difesa e sicurezza nazionale.

Claire McCaskill, esponente democratica presso la Commissione Servizi Armati del Senato, ha dichiarato che Carter è la persona giusta per ricoprire un ruolo in un settore, quello del Pentagono, chiamato a decisioni importanti in un periodo di rinnovato coinvolgimento in politica estera da parte dell’Amministrazione Obama.

Come riportato dall’autorevole Politico, il consenso bipartisan al nuovo Segretario alla Difesa è stato dimostrato dal clima nel quale l’audizione di Carter è avvenuta presso la Commissione Servizi Armati del Senato, durante la quale il candidato Segretario ha dimostrato di possedere una visione di politica estera e di difesa chiara ed autonoma.

Il predecessore di Carter, Chuck Hagel, un repubblicano vicino alle posizioni di Obama su questioni importanti come Iraq, Iran e Israele, ha invece dovuto passare un esame molto più attento da parte del Senato, che ha approvato la sua nomina con un’esigua maggioranza di 58 senatori contro 41 dopo diversi giorni di ostruzionismo da parte di esponenti dello stesso Partito Repubblicano.

Il nuovo Segretario subito al lavoro su bilancio ed Ucraina

Confermata la sua nomina, Carter, il quarto Segretario alla Difesa nominato da Obama, dopo il democratico Panetta e i repubblicani Hagel e Robert Gates, è ora chiamato ad assumere fin da subito il controllo del Dipartimento alla Difesa sia sul piano finanziario che politico.

Da un lato, il nuovo Segretario alla Difesa deve redigere e presentare il nuovo bilancio del Pentagono, cercando di evitare i tagli che l’Amministrazione Obama ha più volte ventilato.

Carter dovrà inoltre prodigarsi per l’acquisto degli armamenti necessari per rafforzare le strutture militari dell’esercito statunitense, chiamato sia ai raid mirati contro l’ISIL che alla difesa degli Stati Uniti in un’epoca di insicurezza globale legata al terrorismo.

Infine, come riportato dalla Reuters, il nuovo Segretario alla Difesa dovrà fare sentire la sua voce presso l’Amministrazione in merito a questioni di alta importanza, come il sostegno militare all’Ucraina e il posticipo del ritiro dell’esercito USA dall’Afghanistan, su cui Carter, a differenza di Obama, è apertamente a favore.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: il Senato approva il Keystone XL

Posted in USA by matteocazzulani on January 30, 2015

Una maggioranza bipartisan di repubblicani e centristi democratici approva la realizzazione dell’oleodotto concepito per veicolare olio crudo sabbioso dal Canada al Texas attraverso il centro degli Stati Uniti. Il Capogruppo repubblicano al Senato, Mitch McConnell, invita alla firma del provvedimento il Presidente statunitense, Barack Obama, che invece ventila l’ipotesi di veto

Philadelphia – 3 settimane per una mozione e più di 40 emendamenti da esaminare è quanto il Senato degli Stati Uniti d’America ha impegnato per giungere all’approvazione della realizzazione del Keystone XL, oleodotto progettato dal colosso energetico Trans Canada per veicolare 800 Mila barili di olio crudo sabbioso dallo stato dell’Alberta, in Canada, al Texas attraverso Montana, North Dakota, South Dakota, Nebraska, Illinois, Kansas, Missouri e Louisiana.

Come riportato da Politico, nella giornata di giovedì, 29 Gennaio, 62 senatori, tra repubblicani e centristi democratici, hanno votato a favore del provvedimento, contro 36 democratici liberali fortemente contrari alla realizzazione del Keystone XL.

L’approvazione della mozione, avvenuta dopo che, nella giornata di lunedì, 26 Gennaio, la maggioranza bipartisan di repubblicani e centristi democratici ha mancato i numeri per approvare il documento, porta ora la realizzazione del Keystone XL direttamente sulla scrivania del Presidente Barack Obama, un democratico liberale che ha già fatto sapere di essere orientato a porre il veto sul provvedimento.

Tuttavia, un gruppo ristretto di senatori sta valutando l’ipotesi di rinviare il provvedimento così come emendato al Senato alla Camera dei Rappresentanti, dove una mozione sulla realizzazione del Keystone XL è stata approvata ad ampia maggioranza.

Subito dopo l’approvazione, il Capogruppo repubblicano al Senato, Mitch McConnell, ha invitato il Presidente Obama ad accettare il voto del Senato per realizzare un’infrastruttura necessaria per creare posti di lavoro ed incrementare la sicurezza energetica degli Stati Uniti.

Secondo quanto riportato dall’autorevole Reuterse, l’Amministrazione Obama, che in passato ha dubitato circa la reale capacità del Keystone XL di creare nuovi posti di lavoro, ha ritenuto necessario lasciare l’ultima parola sull’approvazione dell’oleodotto al Dipartimento di Stato, che ancora si deve pronunciare in merito alla fattibilità dell’opera.

Un oleodotto che divide

Come ritenuto dai sostenitori dell’iniziativa -repubblicani e centristi democratici- la realizzazione del Keystone XL non solo permetterebbe la realizzazione di nuovi posti di lavoro e l’incremento della sicurezza energetica degli Stati Uniti, ma rinsalderebbe le relazioni tra USA e Canada in uno scenario globale in cui la Comunità Trans Atlantica necessita di unità e coesione, sopratutto sul piano energetico.

I contrari al gasdotto -democratici liberali ed ambientalisti- contestano invece il fatto che il Keystone XL provocherebbe l’incremento dello sfruttamento del greggio in un’era in cui gli Stati Uniti d’America si sono impegnati a contrastare il surriscaldamento globale.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: la minoranza democratica ferma l’approvazione del Keystone XL al Senato

Posted in USA by matteocazzulani on January 27, 2015

La maggioranza bipartisan in favore dell’infrastruttura concepita per veicolare olio crudo sabbioso canadese dall’Alberta in Texas non ha i numeri per chiudere il dibattito. Condizioni meteo e protesta per la conduzione del dibattito le ragioni che hanno dato forza al fronte del no sostenuto da Obama

Philadelphia – Una tempesta di neve può bloccare un’infrastruttura internazionale e ad aiutare il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ad ottenere un’inaspettata vittoria laddove i numeri lo davano, e lo danno ancora, nettamente perdente.

Lunedì, 26 Gennaio, la minoranza democratica al Senato ha sospeso l’iter di approvazione dell’oleodotto Keystone XL, una misura sponsorizzata dai repubblicani che, dopo avere ottenuto il controllo del Congresso dopo le ultime Elezioni di Mid-Term, mira a realizzare un’infrastruttura concepita per veicolare circa 800 Mila barili di olio crudo sabbioso dallo stato canadese dell’Alberta al Texas, attraverso Montana, North Dakota, South Dakota, Nebraska, Illinois, Kansas, Missouri and Louisiana.

Come riportato dall’autorevole Reuters, favorevoli alla chiusura del dibattito sull’approvazione della mozione che autorizza la realizzazione del Keystone XL sono stati solamente 53 senatori, una quota molto lontana dai 60 voti a favore che una coalizione bipartisan di repubblicani e centristi democratici avrebbe invece necessitato.

A motivare il risultato è stata l’assenza di un alto numero di senatori, molti dei quali costretti a disertare al seduta a causa della bufera di neve e gelo che, durante il voto, si sta preparando ad abbattersi su New York ed altri Stati del NordEst della nazione.

Alti senatori di spessore, come i repubblicani John McCain e Marco Rubio e i democratici Harry Reid ed Elizabeth Warren, non hanno partecipato al voto per motivi istituzionali e personali.

Oltre alla bassa affluenza, a fare mancare il quorum alla maggioranza bipartisan favorevole al Keystone XL è stata anche una pattuglia di centristi democratici che, pur essendo favorevole all’infrastruttura, ha votato con i democratici liberali in segno di protesta contro la chiusura affrettata del dibattito sugli emendamenti presentati dal Partito Democratico decisa, nella giornata di venerdì, 23 Gennaio, dal Capogruppo dei repubblicani, Mitch McConnell.

Pronta, alla prima sconfitta dei repubblicani al Senato, è stata la risposta della Presidente della Commissione Energia, la senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski, che ha evidenziato come un accordo sia ora necessario tra repubblicani e democratici per approvare un documento condiviso nel più breve tempo possibile.

Da parte sua, il Senatore del New York Chuck Schumer, un democratico, ha sottolineato come la posizione dura del Partito Democratico sia stata motivata dalla decisione di McConnell di chiudere il dibattito in maniera frettolosa sugli emendamenti democratici.

McConnell si è giustificato dichiarando che la procedura da lui scelta ha permesso ai democratici di presentare un numero di emendamenti ben più alto rispetto a quello che, pochi mesi prima, l’ex-maggioranza democratica ha permesso di presentare all’allora minoranza repubblicana.

Tom Carper, senatore del Delaware del Partito Democratico, ha invece dichiarato di essere stato uno dei democratici favorevoli al Keystone XL ad avere votato contro il provvedimento in segno di protesta per la decisione di McConnell.

Obama verso il veto all’oleodotto

Con la sconfitta repubblicana al Senato, la discussione sul Keystone XL procede con un ritmo più lento rispetto a quello che la maggioranza bipartisan favorevole all’infrastruttura ha inteso accelerare con il voto.

Nonostante il parere del Congresso, il Presidente Obama, un democratico liberale, ha già dichiarato di non intendere sostenere il Keystone XL, ventilando persino l’ipotesi di porre il veto qualora la mozione della colazione di repubblicani e centristi democratici fosse approvata in definitiva.

La decisione di Obama, ribadita durante lo Stato dell’Unione -il discorso più importante che il Presidente rivolge alla Nazionale in diretta TV a Camere riunite- è motivata da un lato dalla volontà di soddisfare le richieste degli ambientalisti.

Dall’altro, Obama ritiene che il Keystone XL produca danni alla lotta al surriscaldamento globale, che gli Stati Uniti si sono impegnati a contrastare diminuendo le emissioni inquinanti.

I repubblicani e i centristi democratici ritengono, invece, che il Keystone XL crei posti di lavoro e favorisca la sicurezza energetica degli Stati Uniti.

Inoltre la coalizione che sostiene l’infrastruttura ritiene che la realizzazione del Keystone XL favorisca rafforzamento dei rapporti bilaterali con il Canada.

Matteo Cazzulani
Analista di Tematiche Trans Atlantiche
Twitter: @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama e Boehner evitano lo Shut Down

Posted in USA by matteocazzulani on December 14, 2014

Il Congresso passa il nuovo bilancio che evita un’impopolare chiusura forzata degli uffici pubblici. Centristi democratici e moderati repubblicani favorevoli al provvedimento, mentre i liberali del Partito Democratico e i conservatori del Partito Repubblicano si sono schierati contro la misura

Philadelphia – Un accordo bipartisan per evitare una chiusura degli uffici statali avvertita come impopolare. Nella nottata di sabato, 13 Dicembre, il Senato degli Stati Uniti d’America ha approvato il bilancio federale per il nuovo anno.

Come riportato dalla Reuters, la misura, precedentemente approvata alla Camera dei Rappresentanti, permette di evitare lo Shut Down, ossia lo stop all’erogazione dei fondi per il funzionamento dei Dipartimenti e degli uffici pubblici.

Il provvedimento, che conferma fino a Settembre gli stanziamenti economici per tutti i Dipartimenti fatto salvo quello della Sicurezza Nazionale, che ha ottenuto una copertura solo fino a Febbraio, è stato supportato al Senato da una maggioranza composta da centristi democratici e moderati repubblicani.

Nello specifico, il budget, opposto da alcuni democratici liberali e dai repubblicani conservatori, prevede una misura di 1,1 trilioni di Dollari, frutto di una mediazione accettata dal Presidente degli Stati Uniti, il democratico Barack Obama, elaborata dallo Speaker della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano John Boehner.

Da un lato, Obama ha ottenuto fondi per la lotta contro ebola, finanziamenti per rafforzare la lotta contro lo stato islamico ISIL e denaro per sostenere lo sviluppo in America Centrale.

Dall’altro, i repubblicani hanno ottenuto il finanziamento parziale del Dipartimento della Sicurezza Nazionale, dei cui fondi il Presidente intende avvalersi per legalizzare 4,7 milioni di immigrati irregolari.

Oltre a mettere a repentaglio la realizzazione di una delle proposte politiche di Obama, i repubblicani hanno anche ottenuto fondi per incrementare le strutture difensive della NATO in Europa Centro-Orientale dall’aggressione militare della Russia e per supportare la gestione della crisi in Siria.

La corsa alla Casa Bianca importante negli schieramenti

Nonostante la misura sia passata con una maggioranza bipartisan, la votazione sul budget ha comportato fratture notevoli all’interno sia dello schieramento democratico che di quello repubblicano, motivati dal rimescolamento degli equilibri interni ai due schieramenti in vista delle primarie presidenziali.

Lo scontro interno allo schieramento democratico si è verificato durante la votazione del provvedimento alla Camera dei Rappresentanti, dove la Capogruppo del Partito Democratico, Nancy Pelosi, ha compattato l’ala liberale del suo schieramento nell’opporre la misura perché ritenuta lesiva del ceto medio.

Cos riportato dall’autorevole Politico, con la sua strenua opposizione ad un provvedimento supportato dal Presidente Obama, la Pelosi, venendo sostenuta al Senato da Elizabeth Warren, ha effettuato una decisa scelta di campo.

Nelle prossime primarie presidenziali democratiche, la liberale Warren intende infatti contrastare la centrista Hillary Clinton.

Nel campo repubblicano, la divisione interna si è fatta più visibile al Senato, dove il senatore vicino al Tea Party Ted Cruz ha compattato l’ala conservatrice nel contrastare un documento ritenuto insufficiente per frenare l’azione e di Obama sull’immigrazione.

A favore del documento si è però schierato il Capogruppo del Partito Repubblicano al Senato, Mitch McConnel, che sembra essere orientato a supportare la corsa alle primarie presidenziali dei republicans di Jeb Bush al posto di quella di Ted Cruz.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: Obama contrattacca i repubblicani

Posted in USA by matteocazzulani on November 8, 2014

Il Presidente degli Stati Uniti d’America intenzionato ad avvalersi di tutti i suoi poteri per approvare la riforma che permette la regolarizzazione di 11 milioni di immigrati difficilmente rimpatriabili, ma lo Speaker della Camera dei Rappresentanti del Congresso, John Boehner, promette battaglia. Trovato un accordo sull’incremento dell’impegno USA contro ISIL

Philadelphia – Un contropiede aggressivo per reagire alla sconfitta elettorale e innalzare il rating del suo Partito. Questa è la tattica adottata dal Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, all’indomani della vittoria dei repubblicani sui democratici nelle Elezioni di Mid-Term, che hanno permesso ai conservatori di strappare ai liberali il controllo del Congresso con la spettacolare vittoria in quasi tutti i seggi del Senato messi a disposizione durante la consultazione dello scorso 4 Novembre.

Il Presidente Obama, venerdì, 7 Novembre, durante un pranzo con 13 alti rappresentanti dell’Amministrazione Presidenziale e del Congresso, tra cui il Vicepresidente Joe Biden, il Segretario alla Difesa Chuck Hagel, lo Speaker della Camera dei Rappresentanti, il repubblicano Joe Boehner, il nuovo Capogruppo dei repubblicani al Senato, Mitch McConnell, il Capogruppo dei democratici alla Camera, Nancy Pelosi e il Capogruppo dei democratici al Senato, Harry Reid, ha dichiarato la sua intenzione di procedere con l’approvazione della riforma dell’immigrazione.

Nello specifico, Obama ha dichiarato di essere intenzionato ad avvalersi di tutti i poteri in Capo al Presidente per spingere affinché la riforma, già approvata al Senato ma bloccata alla Camera a causa dell’ostruzionismo dei repubblicani, diventi al più presto una legge che permetta la regolarizzazione di 11 milioni di immigrati irregolari che, a detta dei democratici, sarebbe troppo costoso e disumano rimpatriare.

Pronta è stata la riposta dello Speaker Boehner, che ha messo in guardia Obama dall’inasprire il rapporto con il Congresso che, con una solida maggioranza repubblicana, ora è in grado di approvare leggi restrittive atte a congelare importanti uscite di bilancio necessarie all’Amministrazione Presidenziale per eseguire le leggi approvate.

Oltre allo scontro sulla riforma dell’immigrazione, che secondo l’autorevole Politico ha interessato la gran parte dell’incontro, democratici e repubblicani sono tuttavia riusciti a giungere ad un accordo sulla decisione del Presidente di incrementare l’impegno degli USA nella lotta contro l’ISIL con lo stanziamento di 5,6 Miliardi di Dollari per l’addestramento dei ribelli siriani.

Un altro punto toccato dall’incontro è la richiesta di Obama di erogare 6,1 Miliardi di Dollari per la lotta contro Ebola, rafforzando la capacità degli ospedali USA di affrontare un’emergenza che sembra essere sempre più di dimensioni mondiali.

Conservatori e liberali divisi sulla liberalizzazione delle esportazioni di energia

In contemporanea all’incontro alla Casa Bianca, i repubblicani al Congresso hanno già avviato una battaglia per l’eliminazione del bando sulle esportazioni di energia imposto dopo la crisi del 1970, che, oggi, rischia di ingessare le potenziali crescenti esportazioni che gli USA possono avviare grazie allo sfruttamento del gas e del greggio shale.

A favore del disegno si è detta la nuova Presidente della Commissione Energia del Senato, la repubblicana Lisa Murkowski, che ha sostenuto la necessità di permettere alle grandi compagnie energetiche di esportare carburante per incrementare la posizione degli USA nel Mondo.

Tuttavia, come riporta l’autorevole Reuters, la posizione della Murkowski è stata presa con cautela da parte sia del Capogruppo conservatore McConnell, che da alcuni esponenti repubblicani, che hanno sollevato dubbi in merito all’opportunità che, con l’avvio delle esportazioni, i prezzi dell’energia per il mercato interno possano non abbassarsi.

Sull’energia, lo stesso dilemma divide i democratici, con la parte centrista, capeggiata da Hillary Clinton, favorevole al rafforzamento del ruolo geopolitico degli USA come potenza esportatrice di energia, mentre la parte più liberale, vicina al Vicepresidente Biden, più attenta agli impatti che la misura avrebbe sull’economia interna.

Matteo Cazzulani
Analista di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Politica USA: i repubblicani già pronti ad attaccare Obama l’indomani delle Elezioni di Mid-Term

Posted in USA by matteocazzulani on November 6, 2014

Dopo la sconfitta dei democratici nelle lezioni di Mid-Term, il nuovo Capogruppo dei conservatori al Senato, Mitch McConnell, evidenzia la necessità di bloccare i fondi destinati all’attuazione della riforma sanitaria voluta dall’Amministrazione Presidenziale. Joe Bohner verso la riconferma a Speaker della Camera dei Rappresentanti, mentre Harry Reid e Nancy Pelosi non hanno rivali tra per essere eletti Capigruppo dei liberali nei due rami del Congresso

Philadelphia – Dopo la tempesta, una bufera sembra abbattersi nella vita politica degli Stati Uniti d’America. Nella giornata di mercoledì, 5 Novembre, all’indomani della storica vittoria del repubblicani nelle Elezioni di Mid-Term, il Capogruppo dei conservatori al Senato, Mitch McConnell, ha dichiarato di volere avviare fin da subito un’attività legislativa volta a bloccare l’attuazione della riforma sanitaria del Presidente Barack Obama.

Durante la sua prima conferenza stampa da Capogruppo del Senato, McConnell, senatore del Kentucky, ha sottolineato come, con il totale controllo del Congresso, i repubblicani abbiano ora la possibilità di limitare lo stanziamento di una parte consistente del bilancio per l’attuazione di riforme volute dall’Amministrazione Presidenziale.

Per quanto riguarda la riforma della sanità di Obama, che è stata approvata dall’ex-maggioranza democratica, e che prevede l’estensione della copertura sanitaria agevolata per una fetta più ampia della popolazione, McConnell ha dichiarato di volere concentrare il blocco dei fondi per i soli capitoli della Legge che i repubblicani ritengono inammissibili.

Una spalla per McConnell sarà sicuramente prestata da John Boehner, lo Speaker della Camera dei Rappresentanti che, sempre mercoledì, 5 Novembre, ha messo al sicuro la sua rielezione alla Presidenza del ramo basso del Congresso dopo la rinuncia alla competizione del suo collega conservatore, Jeb Hensarling.

Nomine sicure sembrano anche essere quelle in casa democratica, dove l’ex-Capogruppo dei liberali al Senato, Harry Reid, è oramai avviato alla riconferma, anche se i malumori all’interno del Partito Democratico non si sono fatti mancare, come espresso dal Senatore della West Virgina, Joe Manchin.

Per quanto riguarda la Camera dei Rappresentanti, la Capogruppo uscente dei democratici, Nancy Pelosi, si è detta disposta alla ricandidatura, e, secondo quanto riportato dall’autorevole Politico, non sembra avere rivali.

Obama rilancia su immigrazione ed energia

Il giorno dopo la vittoria repubblicana alle Elezioni di Mid-Term, a scendere in campo è stato anche il Presidente Obama che, in una conferenza stampa di commento al voto, si è detto convinto della necessità di fare tesoro del risultato elettorale per governare meglio nei prossimi due anni.

Tuttavia, Obama non ha effettuato il mea culpa che in tanti si aspettavano: da un lato, il Presidente, di appartenenza politica democratica, si è detto convinto della volontà di McConnell e di Boehner di collaborare su alcuni punti comuni per il bene della nazione.

Dall’altro, il Presidente ha rilanciato la competizione con i repubblicani su alcuni temi in cui la differenza con i democratici è molto forte, come, in primis, la riforma dell’Immigrazione, con la quale Obama e i liberali intendono regolarizzare 11 Milioni di clandestini che risulterebbe troppo costoso, e disumano, rimpatriare.

Un secondo tema affrontato da Obama è quello della realizzazione dell’oleodotto Keystone XL: infrastruttura concepita per veicolare olio crudo dal Canada alle raffinerie di Texas e Louisiana, che i repubblicani vorrebbero realizzare al più presto per diversificare le forniture di greggio degli USA.

I democratici, invece, hanno espresso più cautela per valutare gli impatti che l’infrastruttura avrebbe sull’ambiente, e per verificare se il Keystone XL può veramente decrementare il costo dell’energia dopo il recente crollo del prezzo del greggio su scala mondiale.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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Obama perde consenso e Congresso nelle Elezioni di Mid-Term

Posted in USA by matteocazzulani on November 5, 2014

I repubblicani conquistano 52 seggi al Senato su 100 ed ottengono così il totale controllo del Congresso. Per i democratici pesanti le sconfitte in Stati chiave come Iowa, Colorado, Arkansas, Montana, North Carolina, South Dakota e West Virginia

Philadelphia – Per la storia politica degli Stati Uniti d’America, il risultato delle elezioni di Mid-Term di martedì, 4 Novembre, rappresenta la peggiore sconfitta mai subita dalla forza politica a cui appartiene il Presidente in carica dai tempi di Dwight Eisenhower.

A spoglio concluso, il Partito Democratico del Presidente, Barack Obama, ha infatti perso la maggioranza al Senato per via delle vittorie del Partito Repubblicano in 7 Stati-Chiave della competizione in cui il candidato conservatore ha strappato il seggio statale finora posseduto da un esponente liberale.

In Iowa, il repubblicano Joni Erst ha superato il democratico Bruce Braley con uno score di 51% contro 45%, in Montana il conservatore Steve Daines ha superato la liberale Amanda Curtis con un margine di 55% a 43%, in South Dakota il conservatore Mike Rounds ha polverizzato il liberale Rick Weiland per 52% a 28%, mentre in West Virginia la repubblicana Shelley Capito ha superato la democratica Natalie Tennant per 62% a 34%.

In North Carolina, il repubblicano Thom Tillis ha scalzato l’uscente democratico Kay Kagan per 49% a 47%, in Arkansas i conservatore Tom Cotton ha strappato il seggio statale all’uscente liberale Mark Pryor con un margine di 55% a 41%, mentre in Colorado l’esponente repubblicano Cory Gardner ha avuto la meglio sull’uscente democratico Mark Udall per 51% a 44%.

A peggiorare il risultato delle Elezioni di Mid-Term per Obama è anche la sconfitta nelle elezioni per i nuovi Governatori in alcuni stati tradizionalmente democratici come l’Illinois: il collegio elettorale di provenienza del Presidente degli Stati Uniti, dove il repubblicano Bruce Rauner ha ottenuto una storica vittoria sull’uscente democratico Pat Quinn per 51% a 46%.

Risultato amaro nelle elezioni per i nuovi Governatori è avvenuto anche in Florida, dove il repubblicano Rick Scott ha superato il democratico Charlie Crist 48% a 47%, mentre l’unico risultato che sorride a Obama è la storica vittoria del liberale Tom Wolf sul conservatore Tom Corbett in Pennsylvania, dove per la prima volta nella storia dello Stato, la maggioranza uscente non viene riconfermata, per giunta all’interno di un contesto elettorale poco favorevole per la forza partitica del Presidente.

Come dichiarato dal nuovo Leader repubblicano al Senato, Mitch McConnell, gli americani hanno scelto il cambiamento punendo le scelte politiche prese dall’Amministrazione Obama, mentre il Leader democratico uscente, Harry Reid, ha ammesso la sconfitta e ha dichiarato la necessità di lavorare insieme per il compromesso e il bene della nazione.

Con il controllo da Parte dei repubblicani sia del Senato che della Camera dei Rappresentanti, dove i conservatori già avevano la maggioranza, l’Amministrazione Obama avrà difficoltà a promuovere punti importanti del suo programma, come l’estensione della riforma sanitaria e l’approvazione di una legge sull’immigrazione che, come preventivato dal Presidente, deve portare alla regolarizzazione di 11 milioni di clandestini.

D’altra parte, con la conquista del Senato i conservatori possono ora incrementare l’attività legislativa per ridimensionare le riforme di Obama ed approvare misure che guardano all’austerità dei bilanci, costringendo il Presidente a ricorrere al veto e alla mediazione su ogni provvedimento approvato dal Congresso.

Un vantaggio per la nazione e per i democratici nelle Presidenziali del 2016

La differenza di colore politico tra l’Amministrazione ed il Congresso può tuttavia portare anche a risultati positivi, come dimostrato nel 1986, quando, dopo la vittoria dei democratici sia alla Camera che al Senato nelle Elezioni di Mid-Term del 1986, il Presidente repubblicano Ronald Reagan è riuscito a negoziare l’approvazione del Trattato sul Controllo delle Armi e ad ottenere una nomina di sua fiducia alla Corte Federale di Giustizia.

Nel 1994, il Presidente democratico Bill Clinton, dopo avere perso il controllo del Congresso per via della vittoria repubblicana nelle Elezioni di Mid-Term sia alla Camera che al Senato, è riuscito comunque a negoziare l’approvazione di un pacchetto di misure sul welfare e di un bilancio equilibrato.

Infine, la sconfitta di Obama delle elezioni di Mid-Term rappresenta per i democratici più una chance che un’occasione persa, in quanto, da oggi, i liberali hanno tutto il tempo per lavorare bene sulle Elezioni Presidenziali del 2016, in cui il candidato di punta del Partito Democratico sembra essere l’ex-Segretario di Stato, Hillary Clinton.

D’altro canto, i repubblicani devono ancora lavorare molto per trovare un candidato che sia all’altezza di competere con la Clinton, che, secondo tutti i sondaggi, gli stessi che hanno dato i democratici sconfitti alle elezioni di Mid-Term, è ampiamente favorita.

Matteo Cazzulani
Analista Politico di tematiche Trans Atlantiche
Twitter @MatteoCazzulani

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