LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

L’OCCIDENTE VERSO LE SANZIONI PER YANUKOVYCH

Posted in Ukraina by matteocazzulani on January 16, 2014

Al Parlamento Europeo apprezzata la dimostrazione di supporto per l’Europa da parte dei manifestanti ucraini. La Commissione Esteri del Senato degli Stati Uniti d’America per il rispetto della democrazia e della libertà in Ucraina

Sanzioni, democrazia ed esempio di mobilitazione per la Libertà ed i Diritti sono i concetti sull’Ucraina su cui hanno dibattuto il Parlamento Europeo e il Senato degli Stati Uniti d’America. Nella giornata di martedì, 14 Gennaio, il Presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, ha evidenziato come la manifestazione per l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea renda chiaro l’attaccamento all’Europa di un popolo che, finora, è rimasto escluso dalle strutture politiche continentali.

Intervenuto durante la Seduta Plenaria del Parlamento Europeo, Barroso, che è anche esponente del Partito Popolare Europeo, ha sottolineato come la manifestazione pacifica degli ucraini in supporto all’integrazione europea sia da prendere da esempio per tutti quegli euroscettici che, oggi, negli Stati UE dimostrato poca fiducia nell’Europa.

Il Capogruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei, Hannes Swoboda, a sua volta ha illustrato come la mobilitazione degli ucraini in sostegno dell’Europa sia un segnale di vitalità civile che dimostra la precisa volontà geopolitica di un popolo.

Swoboda ha anche osservato come la richiesta di ingresso nell’UE degli ucraini siano valori ben più forti dei soldi che, invece, il Presidente ucraino, Viktor Yanukovych, ha dimostrato di volere privilegiare sacrificando la firma dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina ad un prestito di danaro dalla Russia.

Prima del dibattito al Parlamento Europeo, l’esponente popolare Michael Galer e il Vicepresidente del Parlamento Europeo, il progressista Gianni Pittella, hanno avanzato l’ipotesi di applicare sanzioni personali alle Autorità ucraine che sono responsabili della violazione dei Diritti Umani e della Democrazia.

Il tema della sanzioni è stato sollevato anche dal Vicesegretario di Stato USA con delega all’Europa, Victoria Nuland che, durante una sessione della Commissione Esteri del Senato dedicata all’Ucraina, mercoledi, 15 Gennaio, ha dichiarato che il Dipartimento di Stato sta lavorando sull’ipotesi di misure punitive nei confronti di alcune Autorità ucraine.

Il Vicesegretario di Stato, una democratica, ha anche sottolineato come gli USA si impegneranno affinché in Ucraina siamo ristabilite elezioni oneste e regolari, senza fare il tifo per nessun candidato, ed ha evidenziato come anche la questione del rilascio della Leader dell’opposizione ucraina Yulia Tymoshenko dalla detenzione politica a cui è costretta dall’Agosto 2011 sia una questione ancora aperta.

La Nuland ha anche apprezzato la mobilitazione pacifica degli ucraini, ed ha invitato l’Ucraina a rinnovare la partnership con il Fondo Monetario Internazionale per evitare di dipendere dai prestiti della Russia.

L’ex-Consigliere per la politica estera del Presidente Carter, Zbigniew Brzezinski, ha criticato la propaganda del Capo di Stato russo, Vladimir Putin, che presenta gli ucraini come etnicamente russi, quando invece le radici dell’Ucraina risalgono alla Rus di Kyiv: entità statale traducibile correttamente in italiano come Rutenia, che non va confusa con la Russia.

Intervenuto durante la seduta, Brzezinski, un democratico di origine polacca che ha tra i primi ha sostenuto la Corsa alle Primarie democratiche dell’attuale Presidente USA, Barack Obama, ha anche evidenziato come la mobilitazione degli ucraini sia la dimostrazione della consapevolezza nazionale di un popolo che rivendica la sua appartenenza all’Europa.

L’ex-Consigliere del Presidente Carter ha anche sottolineato come per l’opposizione ucraina sia necessario trovare un unico candidato per battere Yanukovych, che teme elezioni libere e regolari perché consapevole di perdere.

Infine, il Senatore repubblicano John McCain ha invitato gli USA a non lasciare soli gli ucraini con i loro problemi.

L’ex avversario di Obama nella corsa alla Casa Bianca del 2008 ha anche sottolineato come Yanukovych sia un Capo di Stato che si avvale del potere solo per arricchirsi.

Kyiv lontana dal rispetto della democrazia

Con il pestaggio a sangue del noto dissidente Yuri Lutsenko e della giornalista indipendente Tetyana Chornovol, e, prima ancora, con le repressioni nei confronti dei manifestanti non violenti che dimostrano in sostegno all’integrazione dell’Ucraina in Europa a Kyiv dallo scorso 21 Novembre, il Presidente Yanukovych ha dimostrato di non essere in grado di rispettare principi su cui l’Europa si basa, quali Democrazia e Libertà.

A questi fatti si sommano le detenzioni politiche a carico di un centinaio di esponenti dell’opposizione -tra cui la Tymoshenko- dopo processi riconosciuti come irregolari da parte degli osservatori internazionali, la limitazione della Libertà di Stampa, le minacce alla Chiesa Greco-cattolica per avere celebrato messe durante le manifestazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina in Europa, l’esautorazione dei poteri del Parlamento a vantaggio del Presidente, e la falsificazione delle Elezioni Amministrative del 2010 e di quelle Parlamentari del 2012.

Ripetute sono già state le condanne a Yanukovych inviate dal Parlamento Europeo, dalla Commissione Europea, dal Congresso USA e dalla Corte Europea dei Diritti Umani.

Matteo Cazzulani

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SIRIA: SENATO USA DA PRIMO OK A INTERVENTO CONTRO L’USO DI ARMI CHIMICHE

Posted in Mondo Arabo, USA by matteocazzulani on September 5, 2013

La Commissione Affari Esteri approva la mozione del Presidente Obama con una maggioranza mista. Nonostante la sicurezza al Senato, incerto appare l’esito della votazione alla Camera dei Rappresentanti

Un intervento armato limitato di 60 giorni estendibile per altri 30. Nella giornata di mercoledì, 4 Settembre, la Commissione Affari Esteri del Senato degli Stati Uniti d’America ha approvato una risoluzione che autorizza il Presidente statunitense, Barack Obama, ad intervenire militarmente in Siria per punire l’uso di armi chimiche da parte del Regime di Damasco.

La votazione è avvenuta dopo una lingua mediazione, avviata da quando, nella giornata di lunedì 2 Settembre, il Presidente Obama ha avviato consultazioni con parlamentari per mostrare le prove dell’utilizzo di armi chimiche da parte del dittatore siriano, Bashar Al Assad.

Dato interessante è quello legato al voto della Commissione, che ha garantito al Presidente Obama, un democratico, un buon sostegno ma, nel contempo, ha lasciato trasparire i reali equilibri di forza dello scenario politico USA sulla situazione.

La mozione, infatti, è stata votata in maniera bipartisan da 10 tra democratici -che mantengono la maggioranza nel Senato- e repubblicani, mentre, sempre a prescindere dall’appartenenza partitica, 7 commissari hanno votato contro.

Come riportato dalla Reuters, i favorevoli sono stati la maggioranza dei democratici, guidati dal Presidente della Commissione, Bon Menedez, ed i repubblicani moderati coordinati da John McCain, che hanno ottenuto l’approvazione di importanti emendamenti che autorizzano aiuti all’opposizione siriana.

Contro alla mozione hanno invece votato alcuni repubblicani intenzionati ad ostacolare il Presidente Obama e vicini al Tea Party, come Marco Rubio, John Barrasso, e Rand Paul, e democratici dell’ala di sinistra come Tom Udall e Chris Murphy.

Il Capogruppo democratico al Senato, Harry Reid, si è detto fiducioso sul sostegno dell’aula alla proposta del Presidente Obama, ma, nel contempo, ha ammesso che la cospicua opposizione può evitare il raggiungimento del quorum per evitare la presentazione di emendamenti che, inevitabilmente, finiscono per prolungare le operazioni di voto.

Problemi si prospettano anche nella Camera dei Rappresentanti, dove una cinquantina di deputati della maggioranza repubblicana potrebbero unirsi al fronte anti-Obama del Tea Party, sempre assieme ad alcuni esponenti di sinistra dell’opposizione democratica.

Dieci gli alleati USA nell’attacco

In contemporanea alle trattative interne negli USA, il Segretario di Stato statunitense, John Kerry, ha dichiarato la volontà da parte di 10 Stati di sostenere l’iniziativa del Presidente Obama in Siria.

Tra questi Paesi figurano la Turchia, e la Francia, il cui Presidente, Francois Hollande, e Primo Ministro, Jean-Marc Ayrault, hanno illustrato come la punizione al regime di Damasco sia utile per lanciare un messaggio anche ad altre dittature come Corea del Nord e Siria.

Favorevoli all’intervento potrebbero presto schierarsi anche Israele, che teme un attacco da parte di Siria ed Iran, e Qatar.

Contrariamente che in passato, all’attacco non intendono partecipare tradizionali alleati USA, come Gran Bretagna -in cui il Primo Ministro, David Cameron, non ha ottenuto il sostegno del Parlamento- la Germania e la Polonia -che hanno dato sostegno all’operazione solo in caso di azione coordinata sotto l’egida ONU.

Matteo Cazzulani

GLI USA RISCOPRONO LA DEMOCRAZIA IN MEDIO ORIENTE ED EUROPA ORIENTALE

Posted in USA by matteocazzulani on February 13, 2012

Alleanza tra il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, e il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, per la lotta ai regimi dittatoriali in Siria e Ucraina. Il Presidente statunitense, Barack Obama, ripristina il rapporto con la Georgia in ambito politico ed economico

Il presidente USA, Barack Obama

Siria, Ucraina e Georgia. Questi sono i nuovi scenari della politica estera statunitense in cui l’amministrazione Obama ha deciso di impegnarsi per il sostegno della democrazia e per il rispetto dei diritti umani, ripristinando alleanze da tempo relegate in secondo piano.

Nella giornata di sabato, 11 Febbraio, il Segretario i Stato USA, Hillary Clinton, ha ringraziato telefonicamente il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, per avere accettato di impegnarsi in prima persona nella questione siriana e di rappresentare, oltre alla posizione di Varsavia, anche quella della Casa Bianca.

Come riportato dall’autorevole Gazeta Wyborcza, gli Stati Uniti d’America avrebbero designato la Polonia come propria ambasciatrice per risolvere una situazione critica che, dopo un anno di proteste contro il regime di Bashar Al-Assad, circa 6 Milioni di vittime a causa delle repressioni, e il palese appoggio alla Siria espresso in sede ONU da Russia e Cina, trascende oramai dalle mere questioni interne di Damasco.

Secondo autorevoli analisti, l’aiuto chiesto a Varsavia da Washington sarebbe stato dettato proprio dal crescente sostegno manifestato da Mosca al regime siriano: la Polonia è, nel contempo, un Paese dell’Unione Europea e uno Stato tradizionalmente sensibile allo sviluppo della democrazia nel Mondo ex-Sovietico, per il quale si è costantemente misurata col Cremlino e con la volontà della Russia di mantenere l’egemonia politica sull’Europa Orientale.

Altro fronte in cui l’asse USA-Polonia ha deciso di operare congiuntamente è l’Ucraina: Paese colpito da un’ondata di repressione politica che, in soli due anni, dalla salita al potere del Presidente, Viktor Janukovych, ha portato ad arresti, processi ed esili forzati di una decina di esponenti dell’Opposizione Democratica.

Il caso più eccellente è quello di Julija Tymoshenko: ex-Primo Ministro – nota per avere guidato il processo democratico nel 2004, passato alla storia come Rivoluzione Arancione – condannata, dopo un processo palesemente irregolare, a sette anni di detenzione in isolamento, più altri tre di interdizione dalla vita politica, per avere firmato accordi per le forniture di gas con la Russia, ritenuti troppo onerosi per le casse di Kyiv.

Gli appelli e le iniziative in campo internazionale da parte di Washington e Varsavia volti al ripristino della democrazia in Ucraina si contano a dismisura, ma gli ultimi atti diplomatici hanno registrato un particolare irrigidimento dell’Occidente, motivato dall’assenza di progressi da parte delle Autorità ucraine.

Lo scorso 2 Febbraio, nel corso del Forum per la Sicurezza di Monaco di Baviera, la Clinton – unico esponente di rilievo ad avere accettato di incontrare Janukovych – ha ricordato al Presidente ucraino come il caso Tymoshenko sia la dimostrazione a livello internazionale della svolta autoritaria impressa dal Capo di Stato di Kyiv al Paese da lui amministrato.

Il 9 Febbraio è stata la volta di Sikorski, il quale, nella Capitale ucraina, ha espresso a Janukovych le perplessità della Polonia dinnanzi a una condotta politica che, de facto, ha congelato i piani di integrazione dell’Ucraina nell’UE: un’obiettivo geopolitico – la cui realizzazione è indispensabile per l’interesse europeo e polacco – per cui Varsavia si è costantemente battuta.

Infine, gli Stati Uniti hanno ufficialmente rinsaldato l’alleanza con la Georgia per mezzo dell’incontro del 30 Gennaio tra i due Presidenti, Barack Obama e Mikheil Saakashvili. Alla Casa Bianca, il Capo di Stato USA ha promesso al collega georgiano la firma di una Carta per la Partnership Strategica, il varo di un accordo per libero scambio, e il sostegno all’ingresso di Tbilisi nella NATO.

Come evidenziato dal Capo della Fondazione Georgiana per gli Studi Strategici Internazionali, Aleksandr Rondel, l’improvvisa “riscoperta” della Georgia – e, più in generale, dell’Europa Centro-Orientale – da parte dell’Amministrazione Obama è legata alla campagna elettorale, in cui il Leader dei democratici dovrà confrontarsi con Mitt Romney.

L’esponente repubblicano a più riprese ha contestato la debolezza della politica estera dell’attuale inquilino della Casa Bianca: una ricerca ostinata del dialogo con Russia, Iran ed altre autocrazie che, come dimostrato dai fatti, è impossibile da realizzare.

Gli errori di Obama in Europa

La ripresa dei rapporti con Tbilisi, Kyiv e Varsavia segna, forse, un cambiamento nella politica estera europea di Washington: atteso da tanto tempo e, probabilmente, troppo tardivo.

La salita alla Casa Bianca dei democratici – successiva all’aggressione militare russa in Georgia, su cui l’uscente amministrazione Bush non è intervenuta per non nuocere alla corsa presidenziale del candidato repubblicano John McCain – ha comportato una minore attenzione nei confronti delle aspirazioni occidentali dell’Ucraina e della Georgia, e la revoca degli accordi già siglati dagli USA per la dislocazione degli elementi dello scudo spaziale difensivo in Polonia e Repubblica Ceca.

Per la sicurezza nazionale dell’Unione Europea, le conseguenze del “disimpegno” di Obama in Europa Centro-Orientale sono state serie. Con la salita al potere di Janukovych, l’Ucraina è ripiombata nell’epoca di autoritarismo precedente alla Rivoluzione Arancione, e la Georgia – umiliata dalla presenza dell’esercito russo sul proprio territorio – ha visto allontanarsi i sogni di integrazione con l’Occidente.

La Polonia, infine – Leader dell’Europa Centrale – ha perso un prezioso appoggio per controbilanciare in Europa Francia e Germania: Paesi che, pur di soddisfare i singoli interessi nazionali – a discapito del benessere generale dell’Unione Europea – sostengono la politica di divide et impera nell’UE della Russia sul piano economico, politico ed energetico.

Matteo Cazzulani

ARRESTO DI JULIJA TYMOSHENKO: L’EUROPA E DIVISA, VINCE LA RUSSIA

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on October 13, 2011

Bruxelles non assume una posizione comune sull’arresto politico della Leader dell’Opposizione Democratica, e sembra voler fermare le trattative per l’Accordo di Associazione UE-Ucraina, cedendo de facto alla tentazione putiniana di una Russia dalle rinate velleità imperiali. Le singole dichiarazioni delle Diplomazie mondiali, e quella italiana, sorprendentemente in linea con Polonia e Gran Bretagna

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Rabbia, delusione, chiusura, speranza, ed un’Europa sempre più divisa che lascia la partita vinta da un solo attore, che, peraltro, finge la protesta. Questa la situazione a bocce ferme dopo la sentenza alla Leader dell’Opposizione Democratica ucraina, Julija Tymoshenko: l’ex-Primo Ministro arrestata per sette anni, ed obbligata ad altri tre di esclusione dalla vita politica, con l’accusa di gestione fraudolenta del bilancio statale ed abuso d’ufficio nel corso delle trattative per il gas del gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Un verdetto maturato dopo un processo farsa, degno della tradizione sovietica da cui la Tymoshenko ha lottato per fare uscire il Paese, in cui le accuse sono state costruite su documentazioni sommarie, imprecise, inesatte, persino datate il 31 Aprile, ed i testimoni, nonostante fossero stati convocati a maggioranza dall’accusa – 42 contro i solo due concessi alla difesa – hanno scagionato la Leader dell’Opposizione Democratica dalle imputazione che le sono state addotte sotto la cacofonica regia di un giovane giudice inesperto, Rodion Kirejev.

L’indomani del verdetto che la Tymoshenko ha definito l’ennesima prova della dittatura nel Paese del Presidente, Viktor Janukovych – che, a sua volta, ha ritenuto la decisione della Corte in linea con il Codice Penale ucraino – la Comunità Internazionale ha espresso turbamento all’unisono, ma preso posizioni differenti, che, sopratutto in ambito UE, testimoniano l’ennesima mancanza di una Comune Politica estera che Bruxelles dovrebbe attuare sopratutto in un Paese come l’Ucraina: europeo per cultura e tradizioni, ma escluso dall’appartenenza politica per ragioni energetiche.

La prima reazione è stata quella dell’Alto Rappresentante della Politica Estera UE, Catherine Ashton, secondo cui il processo, apertamente politico, non ha rispettato gli standard internazionali, e pone in serio dubbio la maturità di Kyiv, sopratutto alla vigilia della fra di un Accordo di Associazione UE-Ucraina che, seppur giunto alla fase finale dei negoziati, può non essere ratificato dalla votazione del Consiglio dei Ministri dell’Unione e, sopratutto, del Parlamento Europeo.

“Ci sono prove che il processo è politicamente motivato – ha dichiarato, con una nota, il Presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek – l’atteggiamento dimostrato dal giudice ricorda l’epoca sovietica – ha continuato l’ex-Premier polacco, che, già militante di Solidarnosc, il comunismo lo conosce molto bene – ed una maniera di condurre processi che di rado si vede in Europa”.

Per rimanere in ambito continentale, a reagire è stato anche il Presidente del Consiglio d’Europa, Thobjoern Jagland, che ha invitato Janukovych a risolvere le questioni politiche in Parlamento, e non in Tribunale. Forte la posizione della Commissione Europea, presentata dal Commissario per l’Allargamento, Stefan Fule: “Se l’Ucraina si dimostra così autoritaria, che si integri con l’Unione Euroasiatica di Putin, ma non con l’Europa”.

Critiche anche da oltreoceano, dove la Casa Bianca ha preteso l’immediata liberazione di Julija Tymoshenko, ed una nota congiunta del Senatore repubblicano, John McCain, e del suo collega democratico, Joe Lieberman, hanno definito Janukovych campione di antirecord nel rispetto della Democrazia e dei valori occidentali.

Invece, chi si gongola è l’attuale Primo Ministro russo: pronto ad un terzo mandato presidenziale che, come dichiarato, in campo estero sarà improntato su uno spiccato nazionalismo imperialista russo, orientato sopratutto verso l’Europa.

“La Tymoshenko è un’avversaria politica dalle tendenze filo-occidentali – ha dichiarato Vladimir Putin – ma la motivazione dei sette anni di galera mi è ignota. Lei non ha siglato i contratti per cui la si accusa – ha continuato, questa volta, a ragione – che, altresì, sono stati prima concordati, poi ratificati dalle due compagnie statali, Gazprom e Naftohaz, nel pieno rispetto della normativa internazionale”.

Se a Mosca il processo farsa lo si commenta all’unisono, non è così in Europa, dove, nonostante le posizioni delle maggiori istituzioni UE, ogni Diplomazia nazionale ha espresso una propria linea, dividendo il continente in due fazioni che, seppur unite nel condannare della reclusione politica della Leader dell’Opposizione Democratica, hanno dato una lettura differente sul da farsi con Kyiv nel futuro immediato.

Apertamente contrari ad ogni continuazione dei negoziati dell’Accordo di Associazione UE-Ucraina si sono detti i Ministri degli Esteri di Germania, Francia, Svezia, in quanto la creazione di una stretta cooperazione economica – anticamera dell’integrazione – con l’Ucraina di Janukovych sarebbe un messaggio sbagliato lanciato alla Bielorussia di Lukashenka: parimenti autoritario, il regime di Minsk avrebbe tutto il diritto di pretendere da Bruxelles un simile trattamento privilegiato, nonostante le decine di detenuti politici ancora costretti a congelare nelle carceri dopo le falsate elezioni presidenziali del Dicembre 2010.

“La decisione della Corte è in segnale preoccupante per lo stato di diritto nel Paese – ha evidenziato il Ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle – e getta una cattiva luce sull’Ucraina. Saremo vigili su come procederà non solo il caso di Julija Tymoshenko – ha continuato – ma anche degli altri esponenti dell’Opposizione Democratica, imprigionati o vittime di processi politici. Da Kyiv – ha ultimato – pretendiamo il rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani”.

Dall’altro lato, Europa Centrale e Gran Bretagna, deluse da una sentenza politica che rende impossibile la sigla dell’Accordo di Associazione, ma convinte della necessita di lasciare la porta dell’Integrazione aperta ad un’Ucraina che, seppur autoritaria e sempre più simile alla Bielorussia, non può essere abbandonata alla deriva verso Mosca: un’Ucraina Indipendente e quanto più possibile europea è condicio sine qua non per la prosperità e la sicurezza dell’Unione Europea tutta, sopratutto in vista del rinato imperialismo russo targato Putin tre.

Tale posizione è stata espressa da una nota del Foreign Office, sulla falsa riga di quanto dichiarato a poco dal verdetto dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, Presidente di turno dell’Unione Europea.

“La condanna di Julija Tymoshenko è un grave segnale che rovina l’immagine dell’Ucraina nel Mondo come Paese orientato all’Europa – riporta un comunicato del Capo della Diplomazia polacca – la Polonia continua a sostenere le aspirazioni occidentali di Kyiv, ma quanto successo rende i nostri vicini difficilmente difendibili”.

La posizione italiana e la richiesta della Tymoshenko

Simile opinione è stata espressa anche dal Ministro degli Esteri lituano, Audronius Azubalis, che, in veste di Presidente di turno dell’OSCE, ha espresso la speranza che in sede di appello – a cui gli avvocati della Leader dell’Opposizione Democratica hanno dichiarato di voler ricorrere – Kyiv dimostri di essere matura, e pronta a rispettare gli standard richiesti per l’avvicinamento a Bruxelles.

Sullo sfondo, stupisce la posizione della Farnesina: sorprendentemente in linea con lo schieramento anglo-polacco. Il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha condannato la decisione politica di arrestare la Tymoshenko, ma ha auspicato la continuazione delle trattative per il varo dell’Accordo di Associazione, sopratutto per quanto riguarda gli aspetti più tecnici.

Se, come augurabile, Frattini abbia preso sane lezioni di geopolitica Giedroyciana, o, più semplicemente, abbia letto le cronache de Il Legno Storto – unico media italiano a raccontare il processo farsa direttamente dall’aula – non ci è dato saperlo, ma certo è che l’Italia, forse, sembra avere compreso quale deve essere la direzione da prendere.

Del resto, è stata la stessa Julija Tymoshenko a chiedere all’Europa di firmare un documento utile sopratutto per il popolo ucraino – e non solo per i banditi al potere – ed evitare così, da un lato, di cedere alla tentazione putiniana di chiudere le porte all’Ucraina, e, dall’altro, di fare il gioco di Janukovych.

“Con la mia condanna, il Presidente vuole evitare l’avvicinamento di Kyiv a Bruxelles per poter mantenere il Paese al di fuori delle regole del mondo libero, e continuare a gestirlo per gli interessi propri e degli oligarchi suoi sponsor – ha evidenziato durante una delle ultime sedute del processo – L’Accordo di Associazione UE-Ucraina lo obbligherebbe al rispetto di Democrazia e Diritti Umani – ha continuato – e, quindi, al trattamento dignitoso dell’Opposizione Democratica”.

Matteo Cazzulani

LA DIFESA DI JULIJA TYMOSHENKO DENUNCIA LA GESTIONE ARBITRARIA DELLE IMPUTAZIONI

Posted in Ukraina by matteocazzulani on September 1, 2011

Tra i capi d’accusa inseriti persino una puntata dello Shuster Live – il Porta a Porta ucraino –  le dichiarazioni Twitter della Leader dell’Opposizione Democratica, e due faldoni ricomparsi nella notte. Respinti gli studi dell’autorevole Ernst and Young ed i materiali dell’Ukrajins’ka Pravda, certificanti l’innocenza dell’ex-Primo Ministro. Nuove condanne al processo politico da parte del centro-destra europeo ed americano, dagli Esteri USA, dalla Polonia, e persino dalla Federazione Russa

La Leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, durante il processo a suo carico

Nuova fase e nuove critiche internazionali, ma sempre vecchi metodi di stampo sovietico ed illiberale. Nella giornata di mercoledì, 31 Agosto, il giovane giudice, Rodion Kirejev, ha chiuso la fase della lettura delle imputazioni, non senza le proteste della difesa che, sconcertata, ha assistito alla comparsa di due faldoni precedentemente resecati dai capi d’accusa, e, fatto assai più grave, si è vista negare l’inserimento agli atti di materiali certificanti l’innocenza dell’imputata, la Leader dell’Opposizione Democratica, Julia Tymoshenko.

Nello specifico, il PM ha rifiutato l’esame in aula dello studio dell’autorevole Ernst and Young – che ha sancito come gli accordi per il gas del Gennaio 2009, per cui l’ex-Primo Ministro è accusata, alle casse statali abbiano portato guadagni, e non perdite – e simili materiali pubblicati dalla testata on-line Ukrajins’ka Pravda. Viceversa, Kirejev ha accettato la registrazione di una puntata dello Shuster Live – il Porta a Porta ucraino – e le dichiarazioni della Tymoshenko pubblicate sulla sua pagina Twitter.

“La ricomparsa dei faldoni testimonia la fabbricazione delle imputazioni notte tempo – ha dichiarato l’avvocato difensore, Mykola Siryj – secondo il regolamento, i legali almeno dovrebbero avere del tempo per il loro esame, ma non ci è stato concesso”.

Oltre alla pausa tecnica per la presa visione delle imputazioni, ad essere negata è stata l’ennesima richiesta della difesa di liberazione di Julija Tymoshenko da una detenzione in isolamento che dura da quasi un mese – esattamente dallo scorso 5 Agosto – e che ha visibilmente indebolito la Leader dell’Opposizione Democratica, impossibilitata persino a ricevere la visita dei propri medici di fiducia. Una condizione illiberale che ha provocato l’ennesima mobilitazione internazionale: con una nota congiunta, il Presidente del partito Popolare Europeo, Wilfred Martens, ed il Senatore repubblicano USA, John McCain, si sono rivolti alle Autorità ucraine per un’immediata liberazione dell’anima della Rivoluzione Arancione, illustrando come festeggiare il ventennale dell’Indipendenza dal regime sovietico reprimendo il dissenso non sia dimostrazione di maturità politica e storica. Una dichiarazione forte, subito ripresa e condivisa anche dal Dipartimento di Stato USA.

Persino la Russia contesta le Autorità ucraine

All’indomani della visita privata a Danzica, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ha confermato di avere avvertito il suo collega ucraino, Viktor Janukovych, che il processo e la detenzione della Leader dell’Opposizione Democratica rendono difficile alla Polonia il supporto delle ambizioni europee dell’Ucraina, sopratutto alla vigilia della firma di un Accordo di Associazione che, allo stato attuale, è sempre più in bilico.

A contestare Kyiv è persino la Federazione Russa, il cui Presidente, Dmitrij Medvedev, parallelamente ai tradizionali arresti di manifestanti dell’opposizione celebrati ogni 31 del mese – data in cui si organizzano manifestazioni silenziose per rivendicare la Libertà di Associazione, garantita dall’articolo 31 della Costituzione russa, ma puntualmente calpestata dalle autorità – si è detto stupito del trattamento disumano riservato alla Tymoshenko, ed ha invitato Janukovych, con cui Mosca è ai ferri corti per questioni energetiche relative al rinnovo delle forniture di gas, ad un comportamento più adeguato agli standard democratici.

Lecito ricordare che la Leader dell’Opposizione Democratica, l’ex-Primo Ministro, Julija Tymoshenko, è accusata di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio del corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin. Oltre a Partito Popolare Europeo, USA, Polonia, e Federazione Russa, a condannare il trattamento applicato all’anima della Rivoluzione Arancione sono stati anche Unione Europea, Consiglio d’Europa, i Capi delle Chiese e delle confessioni ucraine, e le maggiori ONG internazionali indipendenti, tra cui l’autorevole Freedom House.

Matteo Cazzulani

ARRESTO DI JULIJA TYMOSHENKO: ARANCIONI E BLU SI CONTENDONO LA PIAZZA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on August 7, 2011

Supporter della Leader dell’Opposizione Democratica caricati dalla polizia e contrastati dai militanti del Presidente, Viktor Janukovych. Tensioni nella notte nella tendopoli installata presso il Tribunale. Si amplia il Comitato di Difesa dalla Dittatura, ed il numero delle diplomazie critiche con l’arresto politico dell’ex-Primo Ministro

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Dopo le manette il manganello. Nella giornata di Sabato, 7 Agosto, la polizia ha caricato i manifestanti di Bat’kivshchyna, riuniti in una protesta pacifica e silenziosa presso il carcere di massima sicurezza Luk’janivs’kyj, dove è detenuta in isolamento la Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko.

Qualche contuso, e tanto spavento, ma non abbastanza per piegare la dimostrazione che, nella notte, ha visto gli attivisti accamparsi in una tendopoli sul centralissimo Khreshchatyk: è li che è ubicato il Tribunale Pechers’kyj dove, venerdì, 5 Agosto, l’ex-Primo Ministro è stata arrestata per condotta inappropriata nei confronti della Corte, dopo che quasi tutti i testimoni convocati dall’accusa l’hanno scagionata dall’imputazione di gestione fraudolenta del bilancio statale per 1,5 Miliardi di Hryvnje, ed abuso d’ufficio nel corso degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo collega russo, Vladimir Putin.

Ad ostacolare gli attivisti, il divieto della Corte Amministrativa di dimostrare in strada – una limitazione della libertà di manifestazione ignorata dai circa 200 attivisti – i militanti “blu” del Partija Rehioniv – la forza politica del Presidente, Viktor Janukovych, ritenuto dalla Tymoshenko il vero responsabile del processo organizzato contro di lei – posizionatisi accanto ai supporter dell’anima della rivoluzione arancione.

Si svegliano anche ucraini, Obama, e Sarko

Intanto, in linea con quanto richiesto dalla Leader dell’Opposizione Democratica in un videomessaggio pre-registrato, pubblicato dopo il suo arresto, Bat’kivshchyna ha promosso l’unione delle forze politiche patriottiche e democratiche nel Comitato di Difesa dalla Dittatura, che, dopo un solo giorno dalla sua creazione, con lo slogan “Non temere, Difendi l’Ucraina!”, ha registrato nuove adesioni: al Narodnyj Rukh, Front Zmin, Hromad’jans’ka Pozycija, Nasha Ukrajina, e Pora si sono aggiunti Svoboda, UDAR, Reformy i Porjadok, il Partito Repubblicano Cristiano, ed il Congresso dei Patrioti Ucraini.

Sul piano estero, continuano le condanne di un arresto commentato come decisione politica destinata a rendere più difficile la situazione internazionale di un’Ucraina già rimproverata a più riprese. Incalzato dal senatore repubblicano John McCain, sempre attento alle sorti della democrazia sulle Rive del Dnipro, gli USA hanno invitato Janukovych ad attenersi ai principi occidentali, e liberare al più presto Julija Tymoshenko. Simile nota, circa la preoccupazione dell’Eliseo per l’involuzione della democrazia a Kyiv, è stata emanata dall’Ambasciatore francese, che, a colloquio con il vice-leader di Bat’kivshchyna, Hryhoryj Nemyr’ja, ha espresso solidarietà alla Leader dell’Opposizione Democratica. Contesta anche il Partito Popolare Europeo, a cui Bat’kivshchyna appartiene, che, per voce del Capogruppo al Consiglio d’Europa, Luca Volonte’, ha accusato le Autorità ucraine di voler estromettere dalla competizione politica la principale avversaria, e di renderle impossibile anche la partecipazione ai vertici della forza politica moderata del Vecchio Continente, malgrado gli inviti pervenuti dalle alte cariche dell’UE di essa membri, come il Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek.

Proprio l’ex-attivista di Solidarnosc, assieme ai ministeri degli esteri di Polonia, Germania, e Svezia, è stato tra i primi a criticare l’arresto politico già a poche ore dalla sua realizzazione. A definire la detenzione un errore politico, che infanga la reputazione di Janukovych anche nello spazio ex-sovietico, è stata, a sorpresa, anche la Russia. L’ONG Freedom House, invece, ha classificato l’Ucraina come Paese sempre meno democratico.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: JULIJA TYMOSHENKO RICORRE ALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on June 24, 2011

La Leader dell’Opposizione Democratica nega l’esistenza di debiti personali con la Russia, e si appella all’UE. Il Presidente, Viktor Janukovych, elargisce premi ed onorificenze a giornalisti e Diplomatici. Proteste contro il regresso democratico in Ucraina anche dalla Gran Bretagna

La leader dell'Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko

Nessun motivo per il processo ed alcun debito personale con la Federazione Russa. Julija Tymoshenko passa al contrattacco, e si appella alla Corte Europea di Giustizia per difendersi dall’accusa di condotta anti-statale nel corso delle trattative per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suo omologo russo, Vladimir Putin.

Inoltre, in una conferenza stampa appositamente convocata, l’ex-Primo Ministro ha negato l’esistenza di debiti da parte della JEESU – colosso energetico da lei amministrato alla fine degli anni Novanta – direttamente con la Russia, e definito la lettera inoltrata dal Ministero della Difesa russo – che ha richiesto al Primo Ministro ucraino, Mykola Azarov, l’immediato saldo di 450 milioni di Dollari – una falsificazione politica fabbricata su commissione.

“La JEESU è stata confiscata nel 1996 da Azarov, al tempo Capo dell’Amministrazione Presidenziale di Leonid Kuchma – ha dichiarato la Leader dell’Opposizione Democratica – un’operazione politica, proprio per evitare indebitamenti di privati con Mosca. Non c’è alcun debito – ha continuato Julija Tymoshenko – e, se c’è, non dipende da me”.

“Lo scorso 24 Maggio la Procura ha arrestato Julija Tymoshenko per qualche ora, senza prove sufficienti – ha evidenziato invece il suo avvocato, Serhij Vlasenko – se la Corte Europea riconoscerà che l’affare Tymoshenko non ha nulla a che vedere con un normale procedimento giudiziario – ha concluso – avremo la prova di essere dinnanzi ad un processo politico”.

La presenza o meno giustizia indipendente in Ucraina, presto sarà saggiata da diverse Corti. Di sicuro, a mancare sempre più è la libertà di stampa. A certificarlo, non solo i principali rating internazionali di ONG indipendenti, ma anche il particolare rapporto intrattenuto dalle Autorità con la stampa considerata amica: come riportato dall’autorevole Ukrajins’ka Pravda, lo staff del Presidente ucraino ha regalato costosissime monete, con l’effigie del Capo di Stato, ai cronisti di CNBC e Le Monde, una volta finita un’intervista a margine della sessione del Consiglio d’Europa.

Un episodio che da una parte ha meravigliato i due reporter – sbalorditi per lo sproporzionato valore di una ricompensa ad una semplice intervista – ma dall’altra li ha accomunati al Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, premiato con l’onorificenza Jaroslav Mudryj per il suo impegno nell’amicizia tra Ucraina e Polonia.

Lecito ricordare che Sikorski è colui che, di concerto con le Autorità di Varsavia, ha guidato il cambio di rotta radicale della politica estera polacca, spostatasi dall’impegno energico per la diffusione di democrazia e diritti umani in Ucraina e Bielorussia – secondo la tradizione di Solidarnosc e della Prima e Seconda Rzeczpospolita – alla frenetica imitazione delle posizioni di Germania e Francia, compresa la ricerca del dialogo ad ogni condizione con Mosca.

Anche Sua Maestà d’Inghilterra critica Janukovych

Chi invece la Politica estera la gestisce con coerenza è la Gran Bretagna, il cui Ambasciatore a Kyiv, Lee Terner, ha definito pubblicamente come inammissibile in uno Stato candidato all’ingresso nell’UE il confino in Patria della Leader dell’Opposizione Democratica, ed i procedimenti giudiziari a carico di altri esponenti del campo arancione. Il Diplomatico ha aggiunto che Londra osserva con attenzione quanto avviene in Ucraina, ed è pronta ad approntare le debite contromisure, qualora la democrazia fosse calpestata.

La presa di posizione del rappresentante di Sua Maestà segue l’approvazione da parte del Parlamento Europeo di una risoluzione – proposta da Partito Popolare Europeo, ALDE, e verdi – di condanna dei processi politici a danno di Julija Tymoshenko e dell’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko: detenuto in isolamento, come un carnefice.

Ad essa, il 21 Giugno, è seguita una simile mozione urgente presentata presso il Consiglio d’Europa, sempre su iniziativa del centrodestra europeo. Infine, richiesta di cessazione della pressione politica su Julija Tymoshenko è stata richiesta da una nota del Presidente PPE, Wilfred Martens, e del senatore repubblicano USA, John McCain.

 

Matteo Cazzulani

JANUKOVYCH AL CONSIGLIO D’EUROPA: PROTESTANO STAMPA E PARLAMENTARI

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on June 23, 2011

A giornalisti e parlamentari vietate conferenza stampa presso il parlamento e domande scomode. Il PPE protesta per l’assenza della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, confinata in Patria su ordine delle Autorità.  Presidente ucraino contestato anche su lotta alla corruzione, rispetto di libertà di informazione e riunione, e pluralismo politico.

Il presidente ucraino, Viktor Janukovych

Giornalisti di corsa, servizio bus a pieno regime, qualche parlamentare sbigottito, altri indignati, ed altri ancora – meno lungimiranti – rassicurati dalle solite promesse. Così è apparsa l’aula del Consiglio d’Europa dove, martedì, 21 Giugno, è intervenuto il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, non senza provocare disagi e malumori, sin da prima del suo arrivo.

Secondo quanto comunicato dal suo staff, la conferenza stampa al termine del discorso è stata spostata dalla tradizionale apposita sala del Consiglio ad un hotel nel centro di Strasburgo, raggiungibile con appositi autobus riservati, però, solo per il pool di cronisti autorizzato dalle autorità di Kyiv: un modo per aggirare domande scomode, ha ipotizzato l’autorevole Ukrajins’ka Pravda.

Forse non a torto, poiché, quasi contemporaneamente, il Parlamentare François Rochbulan ha comunicato di avere ricevuto pressioni dal corpo diplomatico ucraino – che ovviamente ha smentito – affinché interrogazioni delicate non venissero sollevate durante il Question Time tra Janukovych ed i membri del Consiglio d’Europa.

Questioni da censurare che avrebbero riguardato la richiesta i spiegazioni sull’assenza della Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, confinata in Patria per un ordine della Procura, malgrado l’invito pervenutole dallo stesso presidente del Consiglio Europeo.

Una violazione dei diritti politici troppo evidente da non poter essere posta sotto silenzio, al punto che, a riguardo, una mozione urgente è stata presentata dai parlamentari del Partito Popolare Europeo, sostenuti da Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei, verdi – i tre partiti hanno proposto la risoluzione di condanna della repressione politica ai danni della Tymoshenko che l’Europarlamento ha votato lo scorso 9 Giugno.

Ad essa, è seguita una nota del Presidente PPE, Wilfred Martens, e del senatore repubblicano USA, John McCain, in cui, per l’ennesima volta, è stata richiesta la cessazione dei processi a carico di esponenti del campo arancione – la Leader dell’Opposizione Democratica, ex-Primo Ministro, sarà processata a breve per condotta anti-statale al momento degli accordi per il gas del Gennaio 2009 con l’allora suoi collega russo, Vladimir Putin, mentre l’ex-Ministro degli Interni, Jurij Lucenko, è detenuto in isolamento, come un carnefice.

La lotta alla corruzione ed i rating internazionali

Pronta la risposta del Presidente ucraino, che ha contestualizzato il processo alla Tymoshenko nella lotta alla corruzione che la sua Amministrazione sta conducendo con successo. Inoltre, Janukovych ha affermato che libertà di Stampa, democrazia, rispetto dei diritti umani e politici sono priorità della sua agenda politica, al pari dell’integrazione con la comunità occidentale e con l’UE.

A contestare i cambiamenti in meglio presentati dal Capo di Stato ucraino, la parlamentare norvegese, Liz Christofersen, che ha illustrato come l’Ucraina sia scesa al 174 posto in quanto a diffusione della legalità nella graduatoria di Transparency International.

Inoltre, altre autorevoli ONG internazionali hanno certificato un regresso del Paese in materia di regolarità elettorale, libertà di stampa, libertà di associazione, e pluralismo partitico.

Matteo Cazzulani

LA POLONIA RITROVA SE STESSA

Posted in Polonia, Unione Europea by matteocazzulani on June 12, 2011

In occasione del Global Forum di Wroclaw il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, ripristina in cima all’agenda UE la diffusione di democrazia e libertà nell’Europa Centro-Orientale. Criticate le autorità ucraine per la repressione di giornalisti ed Opposizione Democratica, e premiati dissidenti bielorussi

Il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski

La fermezza UE fa svegliare anche Komorowski. Nella giornata di venerdì, 10 Giugno, ha avuto luogo il Global Forum di Wroclaw: una conferenza internazionale sui temi di politica estera, a cui, oltre alle autorità locali e nazionali, hanno partecipato anche rappresentanti USA.

Sull’impostazione del forum – una vera e propria ventata di aria fresca dopo mesi di realpolitik – chiaro già il titolo, “Energia, Sicurezza, Democrazia”: principi ribaditi nientemeno che dal presidente polacco, Bronislaw Komorowski, secondo cui i recenti sviluppi nel mondo arabo non devono cambiare affatto le vere priorità dell’Occidente. Ovvero, la democratizzazione dell’est Europa e dello spazio ex-sovietico, con particolare attenzione a Bielorussia ed Ucraina.

Nello specifico, Komorowski ha apprezzato il recente incontro tra il Presidente ucraino, Viktor Janukovych, ed il collega americano, Barack Obama, ma ha ricordato che alle parole, ed al mero interesse economico, che pure ha la sua importanza, non ci può essere integrazione senza rispetto di pluralismo democratico, libertà di stampa, e rispetto delle opposizioni: tutti diritti innegoziabili, fondanti di un’Unione Europea che la Polonia si appresta a guidare dal prossimo Primo di Luglio.

La posizione di Komorowski rappresenta un vero e proprio cambio di rotta della politica estera polacca, dal settembre 2009 irriconoscibilmente filorussa e non curante delle sorti di uno spazio, quello post-sovietico, la cui democratizzazione, fino ad allora, è stata in cima alle priorità di Varsavia.

Tra tradizione ed opportunità

Secondo molti esperti, a favorirla sarebbe stata la recente mobilitazione del Parlamento Europeo, che, su iniziativa PPE – il partito dei moderati europei, a cui appartiene Komorowski – ALDE e Verdi, ha votato una risoluzione di condanna della repressione del dissenso e dei principali esponenti dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, e Jurij Lucenko: rispettivamente confinata in Patria e detenuto in isolamento con accuse scarsamente provate.

Altri politologi hanno posto l’accento sulle imminenti elezioni parlamentari, e sul bisogno per la liberale Piattaforma Civica – il partito di Komorowski e del primo Ministro, Donald Tusk – di riguadagnare credibilità in campo estero, dopo un inspiegabile discostamento dall’impegno nella diffusione di democrazia e Libertà – figlio della tradizione di Solidarnosc e, più nel passato, della Prima e Seconda Rzeczpospolita – su cui è apparso più coerente il principale soggetto di opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia.

Calcoli politici a parte, Komorowski ha dato continuità alle dichiarazioni, insignendo di persona di persona dissidenti bielorussi e politici coerenti dell’Onorificenza della Libertà, un riconoscimento del Consiglio Atlantico USA.

Tra essi, gli oppositori al regime di Minsk Oles’ Bjalac’kyj, Natalija Kaljada, Zhanna Litvina, ed il Senatore repubblicano USA John McCain, da sempre in prima fila nel sensibilizzare Washington sulle condizioni dell’Europa Centro-Orientale, e contestare l’amministrazione democratica di Obama per la politica della ricerca costante – ed infruttuosa – del dialogo con i peggiori dittatori del Pianeta.

Matteo Cazzulani

OCCIDENTE DIVISO. PPE E REPUBBLICANI CON L’OPPOSIZIONE UCRAINA. OBAMA CON LA RUSSIA

Posted in USA by matteocazzulani on March 9, 2011

Il senatore GOP John McCain, ed il Segretario del Partito Popolare Europeo, Wilfred Martens, contro la repressione politica ai danni di Julija Tymoshenko. Il vice-Presidente USA, Joe Biden, rafforza l’asse tra Washington e Mosca

Il presidente USA, Barack Obama

Il volto manicheo della diplomazia occidentale. Quello responsabile, attaccato ai valori di Democrazia e Diritti Umani — propri del Vecchio Continente e degli Stati Uniti d’America — e quello pragmatico, proprio di chi si arrende alla geopolitica del gas.

Nella giornata di lunedì, 8 Marzo, il senatore repubblicano USA, John McCain, ed il Segretario del Partito Popolare Europeo, Wilfred Martens, si sono appellati alla Procura Generale ucraina, per permettere alla Leader dell’Opposizione Democratica, Julija Tymoshenko, la partecipazione al prossimo summit PPE.

L’anima della Rivoluzione Arancione, ex-Primo Ministro dell’Ucraina, è confinata in Patria per uso improprio dei fondi per il Protocollo di Kyoto, ed acquisto irregolare di vaccini ed ambulanze.

Accuse politiche, con cui le Autorità di Kyiv, oltre alla Tymoshenko, hanno colpito una decina di esponenti di spicco del dissenso. Alcuni, addirittura detenuti in isolamento, o costretti all’esilio politico in Unione Europea.

“Bat’kivshchyna [il Partito di Julija Tymoshenko, n.d.a.] è partner PPE — riporta la nota di McCain e Martens — non si può vietare a chi lo guida di presenziare a summit di livello internazionale. Invitiamo le Autorità ucraine — conclude, riportata da Voice Of America — a riflettere su simili provvedimenti, ai danni degli oppositori”.

La realpolitik che trascura la libertà

Dunque, una politica di cuore e valori. Purtroppo, oggi minoritaria, sopratutto laddove domina il volemose bene cosmico, e l’incessante ricerca del dialogo con qualsiasi autocrate del pianeta. In primis, nell’America del Presidente democratico, Barack Obama.

Il suo vice, Joe Biden, è impegnato in una visita in Russia, con l’incarico di rinsaldare ulteriormente i rapporti tra Washington e Mosca.

Come riportato dall’autorevole Radio Liberty, su fonte RIA Novosti, il democratico ha inprogramma incontri con l’attuale Capo di Stato, Dmitrij Medvedev, ed il Primo Ministro, Vladimir Putin. Ufficialmente, per rilanciare il restart, e la collaborazione militare su scala globale.

Secondo indiscrezioni, riportate dall’autorevole Radio Liberty, per mantenere una buona amicizia con ambo i possibili candidati alle prossime elezioni presidenziali russe.

Poco probabili, dunque, richieste di spiegazioni sulle recenti repressioni a danni di giornalisti e dissidenti, che in Russia avvengono con preoccupante cadenza.

Matteo Cazzulani