LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

Ucraina: il Premier Yatsenyuk dichiara la fine del suo Governo filo-UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 25, 2014

Il Premier ucraino, che appartiene al Partito social-popolare Batkivshchyna, decreta la fine della maggioranza ‘Scelta Europea’ dopo che il moderato UDAR e gli ultraconservatori di Svoboda hanno abbandonato la coalizione di Governo. La guida dell’Esecutivo passa al Vice di Yatsenyuk, Volodymyr Hroysman

Un Governo originato dal successo della pacifica rivoluzione della Dignità -che ha portato il popolo del Maydan a destituire il regime dell’ex-Presidente Viktor Yanukovych- caduto per via delle frizioni interne ad una maggioranza pro-europea che sembra guardare più al rendiconto elettorale che all’interesse del Paese. Nella giornata di mercoledì, 25 Luglio, il Premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha rassegnato le proprie dimissioni dopo che, poco prima, dalla colazione di maggioranza ‘Scelta Europea’ sono usciti il Partito moderato UDAR e l’ultraconservatore Svoboda.

Il Premier Yatsenyuk, che appartiene al Partito di ispirazione social-popolare Batkivshchyna, ha sostenuto la necessità di rinunciare alla guida del Governo per non aprire l’ingresso nella coalizione di maggioranza ai comunisti e al Partito delle Regioni dell’ex-Presidente Yanukovych: due forze politiche che hanno supportato, in maniera più o meno aperta, l’aggressione militare della Russia nelle regioni dell’est dell’Ucraina.

“Preso atto dell’uscita dalla coalizione di due delle tre forze partitiche che la hanno finora composta, non restano che due soluzioni: imbarcare comunisti e regionali o lasciare. Io preferisco dichiarare la mia decadenza dalla guida del Governo -ha dichiarato, tra gli applausi, Yatsenyuk, durante il suo ultimo discorso da Premier- Il Governo cade perché il Parlamento non ha potuto votare il bilancio, né ha approvato la riforma in senso europeo del settore energetico nazionale”.

Come dichiarato dal Premier Yatsenyuk, la maggioranza, che si è retta su numeri particolarmente risicati, non ha voluto approvare una proposta di bilancio che, come proposto da Batkivshchyna, concedeva ampie uscite all’esercito per la difesa dei confini dell’Ucraina, ad oggi posti a serio repentaglio dalla pressione delle forze armate russe.

Inoltre, la maggioranza ha fatto mancare i voti per scorporare, come previsto e richiesto dalla Legge dell’Unione Europea in materia di energia, il colosso nazionale energetico Naftohaz in tre compagnie: la Ukrayinska Hazotransportna Systema, la Ukrayinski Hazovi Skhovishcha e la Ukrtranshaz, deputate rispettivamente alla distribuzione del gas, alla gestione dei siti di stoccaggio e al controllo della rete dei gasdotti ucraini.

Alla decisione di Yatsenyuk, sostituito alla guida del Governo dal Vicepremier, Volodymyr Hroysman, pronta è stata la risposta del Presidente, Petro Poroshenko, che ha auspicato la continuazione dei lavori della Rada per l’approvazione del bilancio, prima dello scioglimento anticipato del Parlamento.

Il Presidente favorevole. Putin vince

Il Presidente Poroshenko, che secondo rumors ha sostenuto la caduta del Governo, in quanto egli ha già in tasca un accordo per formare un blocco filo-presidenziale tra UDAR e la sua forza politica Solidarnist, ha poi invitato il Premier Yatsenyuk a continuare a guidare il Governo, senza lasciare l’interim ad altre persone.

Differente è stata la posizione dello Speaker della Rada, Oleksandr Turchynov. Membro di Batkivshchyna, Turchynov ha invitato UDAR e Svoboda a prendersi le proprie responsabilità e, così, indicare il nome di un Premier tecnico capace di traghettare l’esecutivo alle Elezioni Parlamentari Anticipate.

“Dubito che il Parlamento voterà le dimissioni di Yatsenyuk -ha dichiarato il Capogruppo di UDAR in Parlamento, Vitaliy Kovalchuk -spetta alla Rada approvare la decisione del Premier di rinunciare alla guida del Governo”.

Le dimissioni del Governo Yatsenyuk, che ha dovuto affrontare la transizione democratica del periodo post-Yanukovych prima, e l’aggressione militare della Russia in Crimea ed Ucraina orientale poi, lasciano il Paese in una situazione molto difficile.

Per questo, il Premier Yatsenyuk ha dichiarato che il vero vincitore della crisi di governo è stato il Presidente russo, Vladimir Putin, che, così, ha gioco facile ad incrementare la pressione su un Paese senza una guida politica esecutiva.

La decisione di Yatsenyuk di lasciare il Governo, presa per la mancata approvazione di una riforma richiesta dall’Europa, è anche e sopratutto responsabilità di UDAR.

Infatti, il Partito del neoeletto sindaco di Kyiv, Vitaliy Klichko, preme per capitalizzare in senso elettorale l’ampio consenso ottenuto dopo avere supportato la corsa alla Presidenza di Poroshenko e quella a Sindaco della Capitale del suo carismatico leader.

Nel mirino di UDAR c’è infatti Batkivshchyna: il Partito dell’altrettanto carismatica ex-Premier Yulia Tymoshenko che, dopo avere ottenuto un basso 17% alle Elezioni Parlamentari, ha comunque dimostrato di avere a cuore le sorti del Paese, facendosi carico della guida del Governo anche a costo di assumere decisioni impopolari.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140725-010024-3624270.jpg

Advertisements

Nomine UE: riprende quota il tandem Sikorski-Thorning Schmidt

Posted in Unione Europea by matteocazzulani on July 12, 2014

Il Presidente uscente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, conversa con il Premier polacco, Donald Tusk, in merito alla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE del Ministro degli Esteri della Polonia. La sua scelta è possibile solo previa nomina del Premier danese a Presidente del Consiglio Europeo

Un polacco alla guida della politica estera e di difesa europea e una danese alla presidenza del Consiglio Europeo: nonostante i falchi che guardano a Mosca e all’Europa a due velocità, forse si può fare. Nella giornata di venerdì, 11 Luglio, il Presidente uscente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, ha avuto una conversazione telefonica con il Premier polacco, Donald Tusk, nella quale, come riportato dall’autorevole TVN24, il Capo del Governo della Polonia avrebbe discusso in merito alla possibilità di nomina del suo Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, alla carica di Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa dell’Unione Europea.

Sikorski, politico di lungo corso con studi ed esperienze lavorative in Gran Bretagna e mondo ex-sovietico, sarebbe la figura ideale per dare finalmente all’UE una guida forte e autorevole in campo internazionale.

All’abilità di Sikorski, oltre allo storico riavvicinamento della Polonia alla Germania, si deve sopratutto il ripristino della democrazia in Ucraina dopo la pacifica Rivoluzione della Dignità del Maydan e, poco più tardi, la firma da parte del Governo ucraino, della Georgia e della Moldova, dell’Accordo di Associazione con l’Europa.

Sikorski, esponente del Partito Popolare Europeo -PPE- che ad oggi gode del sostegno sicuro di Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania, per essere nominato Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE deve contare sulla nomina a Presidente del Consiglio Europeo di una donna appartenente al Partito dei Socialisti e Democratici Europei -PSE.

L’identikit ideale per la nomina alla Presidenza del Consiglio Europeo è quello del Premier danese, Helle Thorning Schmidt, Capo del Governo, appartenente al PSE, di un Paese che, come la Polonia, non appartiene alla zona Euro.

Il tandem Sikorski-Thorning Schmidt può garantire pari rappresentanza tra gli Stati che non hanno adottato la moneta unica europea e quelli della Zona Euro, che già hanno nel popolare Jean Claude Juncker e del socialista Martin Schulz, rispettivamente Presidente della Commissione Europea e Presidente del Parlamento Europeo, i loro referenti politici ai vertici UE.

Tuttavia, le nomine di Sikorski e della Thorning Schmidt, che hanno ottenuto anche il sostegno della Francia, sono avversate da Germania, Italia, Grecia, Austria, Slovenia, Belgio e Ungheria: Paesi che non hanno condiviso né il ruolo risoluto ricoperto dal Ministro degli Esteri polacco per la democrazia in Ucraina, né le posizioni filo-atlantiste del Premier danese.

Georgieva-Letta e Mogherini-Barnier le alternative all’accoppiata polacco-danese

In alternativa al tandem Sikorski-Thorning Schmidt, i Paesi che si oppongono alla nomina del polacco e della danese hanno proposto candidature alternative, tra cui primeggia quella del Commissario UE bulgaro uscente, la PPE Kristalina Georgieva ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE, e del PSE italiano Enrico Letta alla Presidenza del Consiglio Europeo.

Sia Georgieva che Letta soddisferebbero sia la parità di genere e di appartenenza politica, sia le pretese dei Paesi che si oppongono a Sikorski ed alla Thorning Schmidt. Questi Stati si caratterizzano infatti per i forti legami con la Russia di Putin, che ha tutto l’interesse ad evitare che polacchi e danesi siamo eletti ai vertici UE.

Un’altra alternativa al tandem Sikorski-Thorning Schmidt è dato dalla nomina ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa UE del Ministro degli Esteri italiano, la PSE Federica Mogherini, e, alla Presidenza del Consiglio Europeo, di uno dei candidati scartati dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, per la nomination del PPE alla corsa alla Presidenza della Commissione Europea.

Tra i possibili nomi del prossimo Presidente del Consiglio Europeo si fanno quelli dell’ex-Premier finlandese, Jyrki Katainen, di quello svedese, Fridrik Reinfeldt, e quello del Commissario UE francese uscente, Michel Barnier.

L’accoppiata tra la Mogherini alla guida della politica estera UE e di un esponente PPE a quella del Consiglio Europeo -Reinfeldt a parte- escluderebbe dai vertici dell’Unione rappresentati della zona non-euro.

Così, la divisione interna tra un’Europa di serie A e di una di serie B a seconda dell’appartenenza o meno dei Paesi membri al processo di integrazione monetaria sarebbe incrementata, in un momento in cui, al contrario, l’UE necessita di unità, forza e autorevolezza.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140712-121944-44384674.jpg

L’esercito russo sconfina in Ucraina. Biden: “Putin responsabile dell’occupazione del Donbas”

Posted in Ukraina by matteocazzulani on July 11, 2014

Sei velivoli dell’aviazione militare russa entrano in territorio ucraino per spiare e provocare una reazione militare da parte di Kyiv che, così, legittima l’occupazione armata delle regioni orientali del Paese e della Crimea. Il Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa dell’Ucraina promette risposte se le provocazioni di Mosca dovessero palesarsi nuovamente

Uno sconfinamento di 4 chilometri nel confine ucraino, e alcuni osano ancora non chiamarla guerra. Nella giornata di giovedì, 10 Luglio, sei elicotteri militari dell’esercito della Federazione Russa hanno superato il confine ucraino con un volo di ricognizione nelle regioni orientali del Paese.

Come riportato da una nota del Consiglio di Sicurezza e Difesa ucraino, riunitosi in emergenza, i velivoli russi, probabilmente dotati di videocamere per spiare il dispiegamento delle truppe a difesa dell’Ucraina, sono rientrati in Russia dopo poco dallo sconfinamento.

Pronta è stata la risposta del Segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa ucraino, Andriy Parubiy, che ha annunciato una pronta risposta, anche con l’uso delle armi, in caso di nuova violazione dei confini dell’Ucraina.

“Stiamo effettuando ricognizioni per verificare la presenza di elementi dell’esercito russo a ridosso dei confini ucraini orientali e nei pressi del confine con la Bielorussia” ha aggiunto Parubiy.

Lo sconfinamento del velivoli russi è una provocazione atta a portare ad una reazione armata dell’esercito ucraino che possa legittimare l’invasione dell’est dell’Ucraina, che l’esercito della Federazione Russa ha già de facto compiuto dopo l’annessione militare della Crimea.

Per liberare le terre occupate, e per rispondere al mancato rispetto della proposta di pace inviata dall’Ucraina alla Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, il Presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha avviato una controffensiva che, ad oggi, ha portato le truppe di liberazione ucraine a 30 chilometri da Donetsk: la più importante delle città della regione del Donbas, ad oggi occupato dell’esercito russo.

“La Federazione Russa deve essere chiamata a rispondere della condotta delle truppe di occupazione nell’est del Paese -ha dichiarato il Vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, durante una conversazione con Poroshenko- Mosca sta aiutando le truppe che ad oggi occupano l’est dell’Ucraina”.

A testimonianza della presenza di elementi dell’esercito russo nel Donbas è stata la deportazione nella Federazione Russa di Nadiya Savchenko: pilota dell’aviazione ucraina arrestata e poi trasportata in Russia, dove è stata accusata davanti a un Giudice per avere provocato la morte di cittadini russi nell’est dell’Ucraina.

Merkel e Hollande isolano Tusk

Oltre a Biden, lo sforzo diplomatico ha interessato anche Germania e Francia, che, per voce del Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e del Presidente francese, Francois Hollande, hanno invitato Putin a esercitare pressione sulle truppe russe di occupazione dell’Ucraina orientale.

Con la loro iniziativa, Merkel e Hollande hanno tuttavia effettuato un assist a Putin, in quanto essi hanno estromesso dalle trattative la Polonia: Paese che ha dato un forte e decisivo contributo sia al ripristino della democrazia in Ucraina dopo la Rivoluzione della Dignità del Maydan, che all’avvicinamento di Kyiv all’Europa per mezzo della firma dell’Accordo di Associazione.

Un fronte europeo senza la Polonia, peraltro colpita da scandali di intercettazioni che hanno compromesso, seppur solo temporaneamente, l’immagine del Premier, Donald Tusk, e del suo Ministro degli Esteri, Radoslaw Sikorski, rappresenta così una proposta troppo accomodante nei confronti di Putin.

A favorire la linea morbida di Germania e Francia nei confronti della Russia sono interessi economici, energetici e militari che prevaricano la necessaria difesa dell’Europa dal rinato imperialismo russo, che Putin ha dimostrato di avere ripristinato con la guerra in Ucraina.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter @MatteoCazzulani

20140711-134330-49410237.jpg

Scandalo intercettazioni in Polonia: anche Sikorski finisce nel mirino di Putin

Posted in Polonia by matteocazzulani on June 23, 2014

Il settimanale Wprost pubblica le ennesime intercettazioni che riguardano il Ministro degli Esteri polacco, noto per avere contribuito al ripristino della democrazia in Ucraina e all’avvicinamento di Georgia e Moldova all’Europa. L’impegno del Premier, Donald Tusk, per la comune politica energetica europea e per il rafforzamento delle relazioni tra Unione Europea e Stati Uniti d’America gli altri elementi che sembrano confermare la pista russa dietro allo scandalo politico

È uno dei candidati più accreditati ad Alto Rappresentante della Politica Estera e di Difesa Europea, in molti lo hanno dato per probabile Capo del Governo in caso di nomina alla guida del Consiglio Europeo dell’attuale Premier Donald Tusk, mentre c’è chi già lo ha candidato a diventare il nuovo Commissario UE all’Energia.

È forse per questo identikit che il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, è finito nella trappola delle intercettazioni effettuate illegalmente durante una sua conversazione con l’ex-Ministro delle Finanze, Jacek Rostowski.

Nella conversazione, pubblicata lunedì, 23 Giugno, dal settimanale Wprost, Sikorski si sarebbe sfogato con il collega, lamentando l’inutilità dei buoni rapporti tra la Polonia e gli Stati Uniti d’America, che secondo il Ministro degli Esteri porterebbe i polacchi ad avere solamente l’illusione di essere sicuri, senza evitare litigi in ambito europeo con Germania e Francia, Paesi tradizionalmente meno inclini al rafforzamento dei rapporti transatlantici, di cui invece Varsavia è accesa sostenitrice.

In risposta, Rostowski, che come Sikorski appartiene alla cristiano-democratica Piattaforma Civica, si sarebbe lamentato per la candidatura a capolista nel Collegio della città di Varsavia nelle Elezioni Europee di Danuta Hubner perché troppo di sinistra, ed avrebbe invitato Sikorski ad profondere maggiori sforzi per supportare la propria corsa a Commissario UE all’Energia.

Infine, i due Ministri avrebbero criticato la decisione del Primo Ministro britannico, David Cameron, di indire un referendum per l’uscita della Gran Bretagna dall’UE, e, per questo avrebbero auspicato una sconfitta dei Conservatori alle Elezioni Parlamentari in Gran Bretagna.

Le intercettazioni di Sikorski mettono a serio repentaglio le relazioni tra la Polonia e i suoi alleati più stretti, come USA e Gran Bretagna, e rappresentano l’ennesima tegola sulla testa del Premier Tusk, che da lunedì, 16 Giugno, sta affrontando una crisi di Governo in seguito ad altre intercettazioni pubblicate precedentemente sempre dal Wprost.

I protagonisti delle precedenti intercettazioni, che i Servizi Segreti polacchi hanno cercato di sequestrare perché realizzate illegalmente, sono il Capo della Banca Centrale polacca, Marek Belka, il Ministro degli Interni, Batlomej Sienkiewicz, l’ex-Ministro dei Trasporti, Slawomir Nowak, e l’ex-Viceministro delle finanze, Andrzej Parafianowicz.

La mole di alte personalità coinvolte nell’Affare, intercettate da tempo con un’inaudita professionalità presso un rinomato ristorante di Varsavia ed un noto locale di incontri di affari della capitale, danno sempre più valore al sospetto che lo scandalo sia stato attuato ad hoc dai servizi segreti russi, che hanno tutto l’interesse a provocare la caduta del Governo Tusk e, più in generale, a destabilizzare la Polonia.

Il Premier Tusk è infatti in prima fila per la realizzazione di una comune politica energetica UE e per la conclusione del Trattato di Partnership Transatlantica UE-USA -TTIP- mentre proprio Sikorski ha ricoperto un ruolo fondamentale dapprima per il sostengo della rivolta pacifica e democratica del Maydan in Ucraina.

Sikorski si è molto speso anche per l’accelerazione dei tempi per la firma dell’Accordo di Associazione tra l’Unione Europea e Georgia, Moldova ed Ucraina.

Inoltre, la Polonia è il Paese che, più di tutti, ha utilizzato i fondi UE per realizzare infrastrutture energetiche, come il rigassificatore di Swinoujscie e il Corridoio Nord-Sud, necessarie alla messa in comunicazione dei sistemi dei Paesi UE e alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento di gas dal quasi monopolio della Russia.

Infine, la Polonia è sostenitrice, assieme a Gran Bretagna e Romania, dello sfruttamento in Europa dei giacimenti di gas shale: oro blu estratto da rocce argillose poste a bassa profondità, che secondo i dati EIA garantirebbe a polacchi, britannici e romeni di decrementare sensibilmente la dipendenza energetica dalla Russia.

Ad avvalorare ulteriormente il sospetto del coinvolgimento russo nello scandalo intercettazioni è il periodo in cui Sikorski è stato intercettato, corrispondente al Febbraio del 2014: quando la protesta pacifica dei democratici ucraini sul Maydan era arrivata al suo punto più delicato.

La Russia ha dunque tutto l’interesse a destabilizzare la Polonia per assicurarsi un ruolo debole dell’Europa sulla questione ucraina e, successivamente, per permettere alle forze armate di Mosca di procedere con l’invasione non solo dell’Ucraina, ma anche di Georgia, Moldova, e dei Paesi UE su cui il Presidente russo, Vladimir Putin, ha sempre nutrito mire espansionistiche, come Estonia, Lettonia e Lituania.

Con l’indebolimento della Polonia, Putin avrebbe dunque gioco facile ad estendere l’egemonia militare ed economica di Mosca nello spazio ex-sovietico: un sogno di espansione militare, di stampo imperialista, che il Presidente russo non ha mai nascosto di volere attuare con ogni mezzo.

Buzek, Lewandowski e Piechocinski per il dopo Tusk

Tornando alla Polonia, è già iniziata la girandola di voci in merito alle conseguenze politiche che le intercettazioni potrebbero portare, come le quasi certe dimissioni del Ministro Sienkiewicz e l’indizione di Elezioni Parlamentari anticipate per restituire la parola agli elettori.

Inoltre, probabile è anche lo scioglimento immediato del Governo Tusk con le dimissioni dello stesso Premier e di tutti i suoi Ministri: un passo che, tuttavia, il Presidente polacco, Bronislaw Komorowski, non vuole compiere per non arrestare i 7 anni di buongoverno della PO.

Malgrado l’opposizione di Komorowski, membro anch’esso della PO, già circolano i nomi di possibili Premier ad interim, sempre appartenenti alla Piattaforma Civica: in prima fila, già sono comparsi l’ex-Presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, e il Commissario UE al Bilancio, Janusz Lewandowski.

Favorevole alle dimissioni del Governo è invece il principale Partito dell’Opposizione, il conservatore Diritto e Giustizia -PiS- che ha chiesto la messa all’Ordine del Giorno di un voto di sfiducia costruttivo.

Come riportato dal Newsweek, il Capo del PiS, Jaroslaw Kaczynski, intende creare una nuova colazione temporanea con i partner di maggioranza della PO, il Partito contadino PSL, a sostegno di un Governo tecnico guidato dall’attuale Vicepremier, Janusz Piechocinski.

La manovra consentirebbe a Piechocinski, che è Segretario del PSL, di respingere l’attacco della corrente interna al suo Partito che vorrebbe il ritorno alla guida della forza politica contadina dell’ex-Premier Waldemar Pawlak.

Dai giochi di coalizione, esclusa sembra essere l’opposizione di sinistra, composta dalla socialdemocratica SLD e dalla forza politica di orientamento radicaleggiante-progressista Tuo Movimento.

In tutta la situazione, certo resta l’appannarsi delle chance di nomina europea di Tusk e Sikorski: due personalità che, da Bruxelles, avrebbero finalmente potuto dare un forte contributo al contenimento dell’aggressività militare russa in Europa Orientale e ai confini dell’UE.

Matteo Cazzulani
Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

20140623-123642-45402763.jpg

Russia vs. Ucraina. La Polonia da una lezione ai sostenitori di Putin in Europa

Posted in Editoriale by matteocazzulani on May 10, 2014

Quella in Ucraina è la crisi più grave dalla caduta del comunismo provocata da un paese, la Russia di Putin, che non ha mai saputo fare i conti con la sua storia. Questa è la più importante delle analisi contenute nell’exposé al Parlamento polacco pronunciato giovedì, 8 Maggio, dal Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha sottolineato in primis come la Polonia, uno dei Paesi più importanti dell’Unione Europea in quanto capofila degli Stati dell’UE Centro-Orientale, viva con particolare preoccupazione la volontà della Russia di aprire uno scontro aperto con l’Occidente.

“La Polonia vuole buoni rapporti con la Russia, ma rimaniamo colpiti quando Mosca annette con la forza militare territori appartenenti a Paesi sovrani ed indipendenti -ha dichiarato Sikorski, facendo riferimento all’annessione armata della Crimea da parte dei russi- Mosca non ha ancora fatto i conti col suo passato totalitarista ad un secolo esatto dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale”.

Sikorski, che ha dichiarato che l’esistenza di un’Ucraina, di una Bielorussia e di Paesi Baltici indipendenti e sovrani è la prerogativa fondamentale della politica estera polacca, ha poi sottolineato come Kyiv sia stata aggredita militarmente dalla Russia proprio perché, in seguito al successo della pacifica protesta del Maydan, gli ucraini hanno gettato le basi per la realizzazione di una statualità indipendente e forte.

“Occorre riconoscere come nessuna minoranza etnica e linguistica sia mai stata perseguitata in Ucraina -ha continuato Sikorski- e che la Russia ha utilizzato la tutela delle minoranze russofone che abitano in territorio ucraino come pretesto per aggredire Kyiv militarmente”.

La crisi ucraina, come ha evidenziato Sikorski, deve portare la Polonia ad implementare il processo di integrazione europea per costruire un’Europa davvero forte ed unita, anche per mezzo dell’ingresso di Varsavia nella Zona Euro, e per permettere che ogni Stato membro dell’Unione si senta garantito in caso di aggressione da parte di Paesi terzi.

Infine, Sikorski, dopo avere sottolineato il bisogno di realizzare un’Unione Europea del’Energia per decrementare la dipendenza energetica dell’UE da pochi fornitori che spesso si avvalgono del gas e del greggio come arma di coercizione geopolitica, ha ritenuto necessario per ridare slancio ad un’Europa che necessità di una guida forte il rafforzamento sia delle relazioni con la Germania che di quelle con la Francia.

La politica estera tratteggiata da Sikorski rappresenta una vera e propria lezione di geopolitica che in molti in Europa, sopratutto chi in Europa Occidentale ritiene legittima l’aggressione militare russa in Ucraina, dovrebbero fare propria, sopratutto per quanto riguarda la situazione ucraina.

L’indipendenza e la sovranità ucraina sono fattori necessari non solo per la sicurezza della Polonia, ma anche per il mantenimento della Democrazia, della Pace, della Libertà e del rispetto dei Diritti Umani in tutta l’Europa geografica. Da un lato, l’inviolabilità dei confini di Kyiv è garantita da trattati internazionali co-firmati dalla stessa Russia che sanciscono la denuclearizzazione eterna dell’esercito dell’Ucraina.

Dall’altro, il possesso dell’Ucraina rappresenta per i russi un’ossessione geopolitica tradizionalmente radicata nella storia di Mosca, che senza il controllo delle terre ucraine la Russia non ha potuto essere un Impero: obiettivo a cui, oggi, tende il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, per annichilire l’UE ed avere il predominio sulla penisola eurasiatica.

Infine, un altro motivo che fa dell’exposé di Sikorski un discorso fondamentale per gli europei è l’affermazione della necessità di rafforzare le relazioni con la Germania: un obiettivo storico, che può fare solo bene all’UE, già avviato negli ultimi anni con la stretta cooperazione in ambito politico interno ed internazionale tra Varsavia e Berlino.

Sia il riconoscimento dell’indipendenza di Ucraina, Bielorussia e Paesi Baltici come condizione necessaria per la sicurezza, la Pace e la Democrazia in Europa, sia la necessità di rafforzare il motore polacco-tedesco sono le due grandi intuizioni elaborate fin dal Secondo dopoguerra da Jerzy Giedroyc, Juliusz Mieroszewski, Bohdan Osadczuk, Leopold Hunger.

Costoro, insieme altri pensatori politici di Kultura -la rivista dell’emigrazione polacca di Parigi di orientamento ‘liberale’ opposta a quella conservatrice di Londra- per le loro intuizioni geopolitiche sono di diritto tra i principali pensatori politici dell’Europa che, tuttavia, sono in Europa Occidentale, ed anche in quella Centrale ed Orientale, ancora poco conosciuti.

È anche per battere questo velo di ignoranza, che ancora rappresenta una cortina di ferro tra l’Europa Occidentale e quella Centro-Orientale, che l’exposé di Sikorski dovrebbe essere letto approfonditamente da molte persone che credono di conoscere l’Europa nel suo complesso.

Matteo Cazzulani
Analista di politica dell’Europa Centro Orientale
Twitter: @MatteoCazzulani

POROSHENKO AVANTI SU TYMOSHENKO E KLICHKO: ECCO COME CAMBIA LA GEOGRAFIA ELETTORALE IN UCRAINA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on March 29, 2014

Tutti i sondaggi danno per favorito nella corsa alla presidenza ucraina il ‘paperone arancione’ che potrebbe creare un ticket con il Leader di UDAR: ex-pugile in difficoltà dopo la destituzione della dittatura nel Paese. In crisi anche l’ex-Premier, che non riesce a compattare il sostegno del suo partito Batkivshchyna, mentre il Partito della Regioni dell’ex-Presidente Yanukovych è alle prese con il regolamento di conti interno.

Il 1153esimo uomo più ricco del mondo, proprietario di una nota dolciaria, già Presidente del Consiglio Nazionale di Sicurezza e Difesa e Capo della Banca Nazionale Ucraina sotto la Presidenza Yushchenko, Ministro degli Esteri nel secondo Governo Tymoshenko, e Ministro dello Sviluppo Economico sotto il regime di Yanukovych. Questo potrebbe essere l’identikit del prossimo Presidente ucraino che, secondo tutte le rilevazioni sociologiche, sembra proprio essere Petro Poroshenko.

Oltre ai numeri dei sondaggi, che lo danno in netto vantaggio rispetto a qualsiasi altro competitor, a testimoniare la forza politica del ‘paperone arancione’ d’Ucraina -Poroshenko è stato uno dei più importanti sostenitori della Rivoluzione Arancione del 2004, e si è distinto nel 2013-2014 durante la recente rivoluzione nonviolenta contro il regime del dittatore Yanukovych- sono anche gli umori della gente, che vedono in Poroshenko una personalità competente in grado di porre un taglio netto con la politica di un passato caratterizzato da instabilità e corruzione.

Poroshenko non solo sa catturare la voglia di cambiamento degli ucraini, ma è anche l’unico esponente politico che, ad oggi, gode di un consenso ampio e trasversale, che parte dalla città natale di Vynnitsya -in cui ha sempre investito molto per migliorare servizi e decoro urbano- per arrivare sia al resto dell’Ucraina Occidentale, finanche alle regioni russofone -ma non russofile- dell’Oriente del Paese.

Inoltre, Poroshenko ha dalla sua il mezzo televisivo del 5 Kanal: emittente che, negli ultimi anni, fin dalla Rivoluzione Arancione, ha saputo guadagnarsi larga stima tra gli spettatori ucraini grazie alla sua continua opera di informazione.

La principale vittima della candidatura di Poroshenko, sondaggi alla mano, sembra essere l’ex-Premier Yulia Tymoshenko: eroina della Rivoluzione Arancione e vittima esemplare delle repressioni politiche attuate da Yanukovych tra il 2010 e il 2014 che, liberata dalla detenzione dopo la destituzione di Yanukovych, ha dichiarato l’intenzione di candidarsi alle prossime Elezioni Presidenziali.

La scelta della Tymoshenko, formalmente sostenuta dal Partito di ispirazione social-popolar-democratico Batkivshchyna da lei fondato nel 2001, è stata tuttavia osteggiata da alcuni esponenti della sua medesima forza politica, che hanno consigliato all’ex-Premier di tenere conto di come diverse rilevazioni sociologiche abbiano indicato un basissimo tasso di gradimento nei suoi confronti.

La Tymoshenko è vista dalla maggior parte degli ucraini come un politico appartenente ad un’epoca che la rivoluzione pacifica contro Yanukovych ha voluto cancellare: corruzione, gestione personalistica del potere e populismo sono le principali accuse che vengono mosse all’ex-Premier da ucraini spesso dimentichi di come la Tymoshenko abbia comunque rappresentato per l’Ucraina il ‘meno peggio’ e sia stata l’unico rappresentante politico su cui l’Europa abbia potuto sempre e comunque trovare uno stabile e serio interlocutore.

A testimoniare il basso gradimento goduto oggi dalla Tymoshenko -di cui tuttavia non bisogna sottovalutare la stragrande capacità mediatica- sono non solo il passaggio del ‘mago dei numeri e della sociologia’ di Batkivshchyna, Ihor Hryniv, alla corte di Poroshenko, ma anche i recenti colloqui tra il Premier, Arseniy Yatsenyuk -che è il Leader in pectore di Batkivshchyna- e il ‘paperone arancione’, avviati nonostante la Tymoshenko abbia promesso di mantenere l’attuale Primo Ministro alla guida del Governo in caso di vittoria alle presidenziali.

Altro grande sconfitto dalla discesa in campo di Poroshenko sembra essere il Leader del Partito di ispirazione moderata UDAR, Vitaliy Klichko: pugile convertitosi alla politica che durante la rivoluzione pacifica del Maydan contro Yanukovych era dato come certo vincitore delle elezioni presidenziali.

A pagare per Klichko è stata l’uscita di scena di Yanukovych, a cui l’ex-pugile si è sempre contrapposto, facendo leva sul suo passato da cittadino tedesco e sull’appoggio esplicito datogli dal Cancelliere tedesco, Angela Merkel, e dal Partito Popolare Europeo.

Così come la Tymoshenko, anche Klichko, con la destituzione di Yanukovych, ha esaurito buona parte del suo appeal presso gli elettori ucraini, che oggi sembrano preferire il più rassicurante Poroshenko come prossimo Presidente. Per questo, l’ex-pugile ha avviato consultazioni con il ‘paperone arancione’ per realizzare un ticket potenzialmente vincente.

Secondo l’intesa politica, Poroshenko supporterebbe la corsa di Klichko a Sindaco di Kyiv contro l’ex-Ministro degli Interni Yuri Lutsenko -altra vittima esemplare della repressione di Yanukovych e membro di Batkivshchyna- in cambio del sostegno di UDAR in Parlamento, dove il ‘paperone arancione’, che non ha una sua forza politica, è alla ricerca di parlamentari a lui fedeli per potere formare un Governo alleato in caso di vittoria alle Elezioni Presidenziali.

Oltre che nel campo democratico arancione, acque agitate sono anche nello schieramento del Partito delle Regioni dell’ex-Presidente Yanukovych, ora alle prese con un regolamento dei conti interno tra correnti che rappresentano gli interessi di differenti clan di oligarchi dell’est del Paese.

Nel congresso di venerdì, 28 Marzo, il Partito delle Regioni ha deciso di candidare alla presidenza del Paese Mykhaylo Dobkin: ex-Governatore della Regione di Kharkiv, accusato di avere falsificato le Elezioni Amministrative del 2010, con cui ha vinto sull’attuale Ministro degli Interni Arsen Avakov di Batkivshchyna, che rappresenta gli interessi di Rinat Akhmetov, oligarca della metallurgia e proprietario della nota squadra di calcio Shakhtar Donetsk.

Sconfitta è stata la posizione dell’ex-Ministro degli Interni, Serhiy Tihipko, rappresentante degli interessi del settore chimico ed energetico di Dmytro Firtash che, dopo essere stato per gli ultimi anni del suo potere il principale finanziatore di Yanukovych, sembra ora perdere il controllo del Partito delle Regioni.

L’Ucraina va forse verso un sistema politico che guarda all’Europa

Se il Presidente russo, Vladimir Putin, dovesse decidere di non invadere l’Ucraina, come invece le ultime notizie sembrano confermare con un ampio margine di sicurezza, lo scenario politico ucraino potrebbe forse vedere un’importante maturazione verso un sistema più europeo, che comporta il superamento della storica divisione elettorale tra l’Ovest e l’est del Paese.

Sia Poroshenko che la Tymoshenko, ed anche Klichko, sono infatti capaci di raccogliere consensi in più aree geografiche del Paese: per questo, la competizione potrebbe essere giocata su un piano più esclusivamente programmatico, in cui un candidato più progressista -Poroshenko- che ha le potenzialità di rappresentare una sinistra ‘alla polacca’,ossia vicina agli imprenditori, si fronteggia con un centro social-popolare -Tymoshenko- ed un candidato decisamente più moderato -Klichko- che ricopre le posizioni della cristiano-democrazia tedesca.

Matteo Cazzulani
Analista politico dei Paesi dell’Europa Centro-Orientale
ledemocraziaarancione@gmail.com
Twitter : @MatteoCazzulani
Facebook: Matteo Cazzulani

20140329-095228.jpg

VADO A KYIV CON PITTELLA. PER L’UCRAINA IN EUROPA, LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTÀ

Posted in Attivita politica by matteocazzulani on January 3, 2014

Il Vicepresidente del Parlamento Europeo incontrerà i manifestanti per l’integrazione dell’Ucraina in Europa e la figlia della Leader dell’Opposizione ucraina, Yulia Tymoshenko. Libertà di Stampa, Diritti Umani e Progresso gli ideali alla base della missione

Non sarà una pagina di storia, ma di sicuro è un gesto di coraggio e lungimiranza che fa bene all’Europa, all’Italia, ed anche al Partito Democratico.

Nei prossimi giorni, il Vicepresidente del Parlamento Europeo ed esponente del Partito Democratico, Gianni Pittella, porterà a Kyiv il suo sostegno personale all’Euromaidan: la protesta pacifica in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea che, dallo scorso 21 Novembre, ha coinvolto milioni di persone in diverse città ucraine e nel Mondo.

Con la sua visita in Ucraina, che comprende anche un incontro con la figlia di Yulia Tymoshenko -la Leader dell’Opposizione arrestata nel 2011 per motivi politici- e, probabilmente, una visita in ospedale alla giornalista Tetyana Chornovol – l’organizzatrice dell’Euromaidan di Kyiv ridotta sulla sedia a rotelle dopo un’aggressione subita la Notte di Natale- Pittella intende sostenere in maniera forte e risoluta il rispetto delle libertà politiche e del Diritto alla libera espressione in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Il gesto di Pittella dimostra che la libertà in Ucraina e il rafforzamento politico dell’UE sono due aspetti legati reciprocamente, come, del resto, dimostra il milione di manifestanti dell’Euromaidan che, proprio sotto le bandiere europee, considera l’ingresso di Kyiv in Europa come l’unica garanzia di Pace, Progresso, Diritti Umani e Democrazia per il loro Paese – mentre in Europa c’è chi fa della contestazione all’UE il suo manifesto politico.

Oltre che per avere recepito un concetto per il quale mi batto da anni, esprimo la mia gratitudine a Pittella anche per avermi voluto come membro della delegazione che lo accompagnerà a Kyiv in qualità co-organizzatore ed esperto di Ucraina.

Quella del Vicepresidente del Parlamento Europeo è una decisione gratificante dopo anni di battaglie condotte contro l’indifferenza degli italiani nei confronti di un Paese da cui dipende la nostra sicurezza nazionale ed energetica.

È infatti dall’Ucraina che, ad oggi, transita il gas che l’Italia importa dalla Russia, pari al 30% circa del totale importato dal nostro Paese: una percentuale in aumento per via delle periodiche interruzioni dell’export dell’oro azzurro dal Nord Africa.

Un’Ucraina libera, indipendente e democratica evita il controllo diretto di Mosca sulle infrastrutture attraverso le quali il gas russo è inviato in Europa: una situazione che esporrebbe l’UE al ricatto energetico del quale il Presidente russo, Vladimir Putin, come noto, usa avvalersi per estendere l’egemonia geopolitica della Russia nel continente europeo a spese di Paesi sovrani, indipendenti e democratici.

L’iniziativa di Pittella rende sopratutto onore al Partito Democratico e all’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei -il Gruppo del Parlamento Europeo a cui appartiene il PD.

Una forza di centrosinistra deve sempre stare dalla parte della Democrazia, della Libertà e di chi vede tanto lesi i propri Diritti quanto repressa la propria volontà -come, ora, gli ucraini- senza timore nei confronti degli zar de gas, né degli sceicchi del petrolio.

Oltre che a Pittella, un riconoscimento opportuno va anche a chi da tempo condivide l’attenzione nei confronti dell’Ucraina, come la Vicepresidente del gruppo S&D, Patrizia Toia, le Parlamentari PD Lia Quartapelle e Simona Malpezzi, il Consigliere Regionale del PD della Lombardia Carlo Borghetti e Daniele Marconcini del PD di Mantova.

Un ringraziamento anche ai collaboratori della Vicepresidenza del Parlamento Europeo, con cui ho contribuito ad organizzare questa improntante missione, al Segretario del PD Metropolitano Milanese, Pietro Bussolati, per la fiducia che mi ha riposto per le questioni estere, ed anche ai miei genitori, parenti e ragazza, che con la loro pazienza, comprensione e disponibilità mi permetteranno di accettare l’invito di Pittella interrompendo un periodo di riposo nell’amata Polonia.

Senza esagerare, né peccare di presunzione, sono convinto che la missione in Ucraina del Vicepresidente del Parlamento Europeo -e, prima ancora, l’attenzione prestata all’Ucraina da parte degli esponenti politici lombardi, italiani ed europei sopra citati- renda il PD un partito davvero Democratico, e il Gruppo S&D un’Alleanza davvero Progressista.

È anche da un Partito protagonista nella difesa della Libertà e dei Diritti Umani nel Mondo che ha inizio l’opera di sprovincializzazione e ammodernamento del nostro Paese promessa dal Segretario del PD, Matteo Renzi.

Matteo Cazzulani
Responsabile PD Metropolitano Milanese per i Rapporti con i Partiti Democratici e Progressisti nel Mondo

L’UCRAINA MANIFESTA PER L’EUROPA

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 23, 2013

Repressa con la forza, seppur senza successo, la manifestazione di più di 3 Mila persome contro la decisione del Presidente, Viktor Yanukovych, di interrompere l’integrazione europea di Kyiv. Dimostrazioni anche in altre città del Paese.

La stessa piazza, la stessa voglia di Europa nove anni dopo la Rivoluzione Arancione. Nella giornata di venerdì, 22 Novembre, più di 3 Mila manifestanti sono scesi in piazza a Kyiv, nel centralissimo Maydan Nezalezhnosti per protestare contro la decisione del Presidente, Viktor Yanukovych, di sospendere il processo di integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

La protesta -che, così come durante il processo democratico ‘arancione’ del 2004 ha radunato in maniera spontanea e non violenta i manifestanti nella piazza principale della capitale ucraina in favore dell’Europa, della Democrazia e dei Diritti Umani- non è stata gradita dalle Autorità che, dopo avere schierato le forze speciali di polizia, ha dato via ad alcune cariche per cercare, invano, di interrompere la manifestazione.

Simili dimostrazioni in sostegno all’integrazione dell’Ucraina nell’UE hanno avuto luogo a Leopoli -dove la protesta ha visto un’alta partecipazioni di giovani e studenti- Chernivtsi, Kharkiv, Donetsk, Vinnitsya e Kryvy Rih, dove, nel complesso, hanno manifestato per tutta la notte in più di 15 Mila.

La protesta è apartitica, ma le voci di sostegno dei politici non si sono fatte attendere, come quella della Leader dell’Opposizione -già guida della Rivoluzione Arancione- Yulia Tymoshenko, con un lettera aperta dal carcere in cui è reclusa per motivazioni politiche.

La Tymoshenko ha invitato il Presidente Yanukovych ad adottare una strategia di lungo respiro e firmare l’Accordo di Associazione con l’UE, senza temere ripercussioni dalla Russia.

La Leader dell’Opposizione ucraina ha anche dichiarato, pur di permettere la firma dell’Accordo tra Ucraina e l’UE, di rinunciare alla sua liberazione temporanea per cure mediche urgenti in Germania: una condizione che l’Europa ha posto come basilare per il varo del documento che integra l’economia ucraina nel mercato unico libero europeo.

Anche Milano si mobilita

Reazioni sono pervenute anche dal Commissario UE per l’Allargamento e l’Integrazione, Stefan Fule, che ha comunque lasciato intendere la possibilità per l’Ucraina di firmare l’Accordo di Associazione anche dopo la bocciatura da parte del Parlamento ucraino di sei Progetti di Legge che consentivano cure mediche urgenti alla Tymoshenko.

Più forte è stata la reazione del Segretario di Stato statunitense, John Kerry, che ha annullato la visita a Kyiv già pianificata come segno di protesta da parte degli Stati Uniti d’America nei confronti del mancato rispetto della Democrazia e dei Diritti Umani nel Mondo.

Oltre alle manifestazioni di protesta in Ucraina, anche il resto del Mondo si mobilita. A Milano, la comunità ucraina locale ha organizzato per Domenica 24 Novembre, alle ore 15, un presidio in via Dante per sostenere l’integrazione dell’Ucraina in Europa.

Tutti gli affezionati della Democrazia e dei Diritti Umani sono invitati a partecipare indossando qualcosa di arancione.

Matteo Cazzulani