LA VOCE ARANCIONE. Il Blog di Matteo Cazzulani

CRIMEA: ALCUNI FALSI MITI DA SFATARE PER COMPRENDERE COSA HA SPINTO LA RUSSIA AD INVADERE L’UCRAINA

Posted in Editoriale by matteocazzulani on March 3, 2014

L’invasione russa in Crimea crea un pericoloso precedente che, se non arginato fin da subito, può portare all’allargamento della crisi militare anche in Paesi dell’Unione Europea. Tutta l’Ucraina manifesta contro Mosca, mentre ancora manca una presa di posizione dell’Europa dinnanzi alla violazione dei Trattati di Budapest del 1994.

Ho taciuto perché scosso dal realizzarsi di eventi che ho previsto da tempo, ed anche perché argomentare una riflessione sul “io ve l’avevo detto da tempo che sarebbe finita così” sarebbe stato antipatico, supponente, arrogante e sopratutto poco costruttivo. Ora, per comprendere bene quello che accade, ma sopratutto quello che accadrà in Ucraina, riporto alcuni punti che, spero, potranno aiutare gli italiani ad analizzare con un po’ più di verità una situazione raccontata in maniera purtroppo sommaria dai media del Belpaese. Lo faccio da italiano che ha vissuto da tempo in Ucraina e che, a detta di molti, conosce molto bene le dinamiche politiche, storiche e sociali di questo Paese europeo per storia, cultura e tradizioni.

Il primo punto riguarda la descrizione della situazione per quello che realmente è: la Russia di Putin non solo ha dichiarato guerra all’Ucraina, ma ha anche avviato un’invasione che, secondo fonti ben accertate, ha già portato nel territorio ucraino circa 10 Mila uomini.

A sconvolgere è innanzitutto la modalità con cui Putin ha preparato l’invasione, infiltrando i suoi uomini in Crimea, dove la maggioranza della popolazione è russofona, anche grazie alla distribuzione facilitata di passaporti russi, mentre gli occhi dell’opinione pubblica erano rivolti sulla riuscita della manifestazione pacifica del Maidan, che ha rovesciato il regime dittatoriale di Viktor Yanukovych.

L’invasione preoccupa anche per la modalità con cui è stata argomentata, in quanto Putin si è appellato al diritto di “tutelare le popolazioni russo fonte in Ucraina”. Questa argomentazione non solo è falsa -i russi non sono MAI stati discriminati in ucraina- ma è anche pericolosa, in quanto giustifica il diritto per qualsiasi Paese di occupare regioni di altri Stati ove è presente una propria minoranza nazionale.

L’atto di Putin è una violazione del Trattato di Budapest del 1994, con cui Russia, Stati Uniti e Gran Bretagna si sono impegnati a garantire l’integrità territoriale dell’Ucraina in cambio della cessione da parte di Kyiv del proprio arsenale nucleare. Se Putin sarà lasciato libero di occupare una parte dell’Ucraina, lo stesso potrebbe fare l’Austria con l’Italia, arrogando a se il diritto di occupare l’Alto Adige contro un inesistente mancato rispetto dei diritti dei cittadini di Bolzano da parte del Governo Renzi…

L’ennesimo punto su cui vale la pena di riflettere sono infatti le ripercussioni internazionali che avrà la mossa di Putin in Crimea nei prossimi mesi. Da un lato, il Presidente russo intende mostrare al mondo intero di essere determinato a tutelare gli interessi russi in Paesi sovrani ed indipendenti con tutti i mezzi a disposizione, anche a costo di provocare una guerra in Europa.

Dall’altro, Putin vuole porre un freno alla possibile diffusione in Russia del Maidan. La riuscita della mobilitazione pacifica degli ucraini contro Yanukovych non era prevista da nessuno, tantomeno da Mosca: questo ha infuso coraggio e determinazione anche presso il popolo russo, che da tempo lancia segnali di insofferenza nei confronti del regime di Putin simili a quelli manifestati dagli ucraini.

Altro punto su cui da anni spendo fiumi di parole è la divisione dell’Ucraina tra un oriente filorusso ed un occidente filo occidentale: una menzogna grossa come una casa su cui il Cremlino ha da anni fatto leva per legittimare le sue ambizioni espansionistiche sull’Ucraina.

Come dimostrano le recenti mobilitazioni contro Yanukovych, e sopratutto le manifestazioni contro l’invasione militare di Putin in Crimea, TUTTE le città ucraine sono schierate dalla medesima parte in sostegno dell’indipendenza e dell’integrità territoriale del proprio Paese: dimostrazioni in cui cittadini ucraini, sopratutto in lingua russa, hanno criticato l’invasione militare russa sono state organizzate non solo a Kyiv, Lviv e Uzhhorod, ma anche a Kharkiv, Zaporizzhya, persino nella “russissima” Odessa.

Di pari passo con l’aspetto geografico, non è vero che anche la società ucraina è divisa in due, bensì lo è in tre fazioni. Da una parte vi sono sempre meno sostenitori del Regime di Yanukovych che bene vedono un intervento militare della Russia per riportare al potere un regime dittatoriale isolazionista. Dall’altro, l’opposizione politica, che ha preso in mano le redini del Paese con un Governo di transizione che non solo deve approvare manovre lacrime e sangue per evitare il default nazionale, ma deve anche gestire l’invasione russa.

La terza forza sociale in gioco è il cosiddetto Maidan, ossia la società ucraina che nulla ha a che fare con la politica, e che è scesa in piazza per chiedere libertà e democrazia contro Yanukovych prima, e, oggi, indipendenza e pace contro il Presidente russo Putin. Né l’opposizione, né il Maidan sono manovrati da pericolosi fascisti, come invece ama presentare parte della stampa italiana. La componente di estrema destra è sì presente, ma è residuale in confronto alla stragrande maggioranza dei dimostranti che, invece, si è mobilitata per i propri diritti di vivere sereni e liberi.

L’invasione russa della Crimea deve spingere l’Europa ad un intervento immediato, tempestivo ed incisivo, poiché proprio l’azione diplomatica dell’Unione Europea ha portato al rovesciamento del Regime di Yanukovych dopo due giorni di repressione armata e almeno 100 vittime provocate tra i manifestanti dalla polizia di regime Berkut. Finora, solo l’ONU ha convocato riunioni urgenti per affrontare la questione, mentre la NATO ha assicurato di essere pronta a tutelare i confini dell’UE per evitare che l’aggressione militare russa continui anche in altri Paesi, come Lettonia, Estonia, Lituania se non addirittura Polonia e Romania.

Bene finora hanno fatto i Leader dei Paesi occidentali, a partire dal Presidente USA Obama e da quello francese Hollande, fino al Premier canadese Harper, al Cancelliere tedesco Merkel, a mobilitarsi per sostenere l’integrità territoriale dell’Ucraina e minacciare sanzioni, tra cui l’esclusione dal G8 e l’Isolamento internazionale. Bene ha fatto anche il Premier polacco Tusk a sottolineare come l’aggressione alla Crimea metta a serio repentaglio la sicurezza di tutta l’UE, così come da apprezzare è la presa di posizione urgente del Presidente del Consiglio italiano Renzi in sostegno del popolo ucraino.

La Crimea come i Sudeti

Tuttavia, l’Europa deve fare di più. Se non sarà fermata, l’invasione della Russia in Ucraina provocherà un precedente preoccupante simile a quello dei Sudeti nel 1934, quando la Germania di Hitler occupò una parte dell’allora Cecoslovacchia senza che la Comunità Internazionale osasse proferire verbo perché preoccupata di irritare Berlino.

Occorre essere coscienti che in Crimea è in atto solo il primo passo di un’espansione militare da parte di una potenza autoritaria che vede nella sopraffazione l’unico mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. L’immagine dei soldati ucraini, che seppur circondati nella caserme della Crimea dai militari russi di rifiutano di consegnare le armi, ricorda molto quanto accaduto alla Divisione Aqui a Cefalonia dopo l’Armistizio del 1943…

Potremmo essere solo all’inizio di una crisi mondiale che va disinnescata fin da subito. L’Europa e gli europei non devono essere preoccupati di Putin, ma devono assumersi appieno le proprie responsabilità ed agire da protagonisti per evitare il dilagare di una crisi politica che sembra sempre più inarrestabile.

Matteo Cazzulani

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PITTELLA PER LA DEMOCRAZIA IN UCRAINA: “SANZIONI PER CHI A KYIV NON RISPETTA I DIRITTI UMANI”

Posted in Ukraina, Unione Europea by matteocazzulani on January 5, 2014

Il Vicepresidente del Parlamento Europeo sostiene la necessità di inserire la situazione in Ucraina tra le priorità della Presidenza di turno UE dell’Italia. Incontrati a Kyiv i manifestanti per l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea e la figlia di Yulia Tymoshenko.

KYIV – L’Ucraina è Europa, e l’Europa non rimarrà inerme dinnanzi alla violazione della democrazia e dei diritti umani a Kyiv. Nella giornata di sabato, 4 Gennaio, il Vicepresidente del Parlamento Europeo, Gianni Pittella, durante un discorso pubblico sul centrale Maydan Nezalezhnosti, a Kyiv, davanti a diverse centinaia di manifestanti per l’integrazione dell’Ucraina nell’UE, ha sottolineato la necessità di imporre sanzioni sui visti e sui conti bancari delle Autorità ucraine responsabili del mancato rispetto dei Diritti Umani.

Durante il suo intervento, il Vicepresidente Pittella ha anche evidenziato come, durante la presidenza di turno dell’UE, l’Italia deve fare della democrazia in Ucraina una priorità assoluta.

“Le istituzioni europee non restano silenti dinanzi alla violazione dei Diritti Umani in Ucraina -ha dichiarato Pittella- È inaccettabile che in un Paese europeo per storia, cultura e tradizioni come l’Ucraina gli oppositori e i loro avvocati siano arrestati in maniera arbitraria, e i giornalisti vengano picchiati: niente visti UE per chi è responsabile di tali barbarie”.

S&D e PD sostengono il Maydan e Yulia Tymoshenko

L’intervento sul Maydan è stato anticipato da un incontro con il Leader del partito di opposizione UDAR, Vitaly Klichko, e con Yevhenia Tymoshenko: la figlia di Yulia Tymoshenko -la Leader dell’Opposizione Ucraina condannata al carcere dopo un processo selettivo- a cui Pittella ha offerto il medesimo supporto sanitario che, finora, solo la Germania ha proposto all’ex-Premier ucraino.

Il Vicepresidente del Parlamento Europeo ha portato alla Tymoshenko anche il supporto del Segretario del Partito Democratico italiano, Matteo Renzi, e dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici Europei che, come lo stesso Pittella ha sottolineato, non ha alcuna collaborazione con il Partito delle Regioni del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

“Non mi inserisco negli affari politici interni all’Ucraina, ma voglio sottolineare che il Gruppo dei Socialisti e Democratici del Parlamento Europeo sta dalla parte di chi vede calpestata la propria libertà, e non di chi è responsabile delle violazioni della democrazia -ha dichiarato Pittella a commento dell’incontro- Ho ben compreso la forte preoccupazione che Yevhenia Tymoshenko mi ha dimostrato non solo per quanto riguarda la situazione di sua madre, ma anche su quello del Paese: noi non lasceremo soli gli ucraini repressi, e la Tymoshenko, in questo momento di bisogno”.

Matteo Cazzulani

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UCRAINA: LA POLIZIA ATTACCA MANIFESTANTI, SEDI DI PARTITO E TV

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 10, 2013

Le forze speciali di polizia Berkut, alle dirette dipendenze del Presidente, Viktor Yanukovych, irrompono nella sede di Batkivschyna e del canale indipendente INTV. Il Leader dell’Opposizione, Arseny Yatsenyuk, promette la continuazione della manifestazione

Incursione nelle sedi di Partito, occupate le televisioni, malmentati i manifestanti in strada. Così ha visto il suo culmine la giornata in cui in a Kyiv le forze speciali Berkut, alle dirette dipendenze del Presidente, Viktor Yanukovych, hanno avviato la repressione delle dimostrazioni in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Alle ore 16 -ora italiana, in Ucraina erano le 17- la polizia ha dismesso con la forza i presidi che i manifestanti hanno avviato presso le sedi dell’Amministrazione Presidenziale, Parlamentare e Locale, mentre poco più tardi i Berkut hanno avviato cariche sporadiche contro i dimostranti presso il centralissimo Maydan Nezalezhnosti, dove le tende, nelle quali un milione di partecipanti alla manifestazione hanno dormito durante queste notti, sono state disarcionate.

In seguito, i Berkut hanno fatto irruzione nella sede del principale Partito di opposizione, Batkivshchyna, e nel canale indipendente INTV, dai quali sono stati sequestrati tutti i server, e dove sono stati semidistrutti porte e arredamento.

A riconoscere la paternità delle azioni sono stati i Servizi Segreti, che hanno scollegato la motivazione delle incursioni con la manifestazione in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina all’UE, bensì motivando il gesto come un’azione di normale controllo.

Differente l’opinione del Leader in pectore di Batkivshchyna, Arseny Yatsenyuk, che ha sottolineato come l’azione sia stato un chiaro avvertimento del Presidente Yanukovych di partecipare alla Tavola Rotonda che ha accettato di indire per superare una crisi che dura oramai da più di due settimane.

Yanukovych a Kyiv come Lukashenka a Minsk

Le manifestazioni, che oltre all’ingresso dell’Ucraina in Europa richiedono anche le dimissioni di Yanukovych e del Premier, Mykola Azarov, sono iniziate dopo che il Presidente ucraino non ha firmato l’Accordo di Associazione con l’UE: un documento che avrebbe integrato l’economia di Kyiv nel mercato unico europeo.

Yanukovych, che già una volta ha ordinato ai Berkut di intervenire con la forza picchiando manifestanti e giornalisti, non ha firmato l’Accordo di Associazione perché vuole mantenere l’Ucraina equidistante tra UE e Russia che, a sua volta, vuole inglobare Kyiv nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito dal Presidente russo Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-sovietico.

Il progetto di Putin, che senza l’Ucraina non può compiersi, è destinato al successo, perché, così come avvenuto in Bielorussia, anche Kyiv è destinata ad essere inglobata nella Russia se chiude con l’UE.

Questo fatto avrebbe conseguenze non buone per l’UE, dato che, come dichiarato dallo stesso Putin, la creazione dell’Unione Doganale Eurasiatica -possibile solo con l’Ucraina- è concepita per disgregare l’Europa ed escluderla dalla competizione economica mondiale.

Matteo Cazzulani

LA MARCIA DEI MILIONI IN UCRAINA CHIEDE EUROPA ED ELEZIONI ANTICIPATE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on December 9, 2013

Un milione i manifestanti in piazza a Kyiv per richiedere la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE e le dimissioni di Governo e Presidente. Presidiate le sedi dell’Amministrazione Presidenziale, Parlamentare e Locale, abbattuto il monumento a Lenin

300 Mila secondo le Autorità, un milione, e c’è da crederci, secondo gli organizzatori. Questi i numeri della Marcia dei Milioni: dimostrazione avvenuta Domenica, 8 Dicembre, a Kyiv, nell’ambito della manifestazione in sostegno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea.

I manifestanti hanno presidiato non solo la piazza principale della capitale, il Maydan Nezalezhnosti e la via Khreshchatyk, ma anche le sedi dell’Amministrazione Presidenziale, Parlamentare e Locale, con lo scopo di paralizzare l’attività politica a partire dal giorno successivo.

Oltre al blocco dell’attività politica, i manifestanti hanno richiesto la liberazione immediata dei 16 arrestati in seguito alle repressioni sui dimostranti attuate dalle forze speciali di polizia Berkut, alle dirette dipendenze del Presidente ucraino, Viktor Yanukovych.

Rivendicazioni dei manifestanti sono anche di carattere politico. I Leader dell’Opposizione, Arseniy Yatsenyuk e Vitaly Klichko, hanno richiesto la formazione di un Governo Tecnico che, dopo avere firmato l’Accordo di Associazione con l’UE -documento che permette l’integrazione di Kyv nel mercato unico europeo che il Presidente Yanukovych non ha voluto firmare- e un accordo con il Fondo Monetario Internazionale, porti ad Elezioni Parlamentari Anticipate. Come primo atto, il nuovo Parlamento deve poi indire Elezioni Presidenziali Anticipate.

Simbolo della rabbia dei manifestanti contro le repressioni delle Autorità e la scelta del Presidente Yanukovych di non firmare l’Accordo di Associazione con l’UE, è stato l’abbattimento della statua di Lenin: un monumento, finora presidiato da attivisti del Partito Comunista, che mai dalla caduta dell’Unione Sovietica è stato nemmeno danneggiato.

Il monumento a Lenin è stato considerato dai manifestanti l’emblema dell’oppressione russa, che si è fatta notevolmente presente dopo una visita urgente, sabato, 7 Dicembre, tra Yanukovych e il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.

Secondo indiscrezioni, i due avrebbero concordato, in cambio di uno sconto sul prezzo del gas per Kyiv, l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito da Putin per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-URSS e cancellare l’UE dalla competizione mondiale.

Schulz invita Yanukovych a considerare i manifestanti

Sostegno alla manifestazione per l’ingresso dell’Ucraina in Europa è pervenuto dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che ha invitato Yanukovych ad ascoltare la volontà del suo popolo.

In azione anche la Commissione Europea, che ha pianificato una missione dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera UE, Catrine Ashton, finalizzata alla risoluzione pacifica della crisi politica.

Importante è stato anche il commento del Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che ha sottolineato come l’Ucraina di oggi sia un Paese molto simile alla Polonia del 1989: un Paese che ha voglia d’Europa per superare una profonda crisi economica.

Matteo Cazzulani

UCRAINA: REPRESSE ALCUNE MANIFESTAZIONI PER L’INTEGRAZIONE NELL’UE

Posted in Ukraina by matteocazzulani on November 26, 2013

La polizia reprime nel sangue manifestazioni a Chernivtsi ed Odessa, mentre a Kyiv i dimostranti reagiscono. La Leader dell’Opposizione Yulia Tymoshenko in sciopero della fame dal carcere in cui è detenuta per motivi politici dal 2011.

Nell’Ucraina del Presidente Viktor Yanukovych l’Unione Europea sembra proprio dar fastidio. Nella giornata di lunedì, 25 Novembre, a Chernivtsi ed Odessa le forze speciali di polizia hanno posto fine con la forza alle manifestazioni locali in sostegno all’integrazione dell’Ucraina nell’UE.

Simile provvedimento è stato preso durante le manifestazioni a Kyiv, dove in 5 Mila si sono ritrovati, come sempre, presso il Maydan Nezalezhnosti e Piazza Europa: la polizia ha utilizzato gas irritanti ma, a differenza che a Chernivtsi ed Odessa, ha dovuto fare i conti con la determinazione dei dimostranti, che hanno reagito e messo in fuga gli agenti in tenuta antisommossa.

Divieto di manifestare in sostegno dell’ingresso dell’Ucraina in UE è stato ordinato dalle Autorità cittadine di Kharkiv, che, nel contempo, hanno anche vietato ai parenti ed avvocati di recarsi in visita presso la colonia penale femminile locale Kachanivska alla Leader dell’Opposizione, Yulia Tymoshenko.

Come risposta, la Tymoshenko ha dichiarato l’avvio di uno sciopero della fame per esprimere solidarietà ai manifestanti che, in diverse piazze ucraine e di Paesi UE, stanno dimostrando con tenacia contro la decisione di bloccare le trattative per l’integrazione economica nell’UE presa dal Parlamento ucraino su direttiva del Presidente Yanukovych.

Proprio Yanukovych, sempre lunedì, 25 Novembre, è tornato a farsi vivo con una nota emessa dalla sua cancelleria con cui, al limite del cinismo, ha rassicurato gli ucraini la possibilità di vivere il Sogno Europeo.

L’UE lascia aperta la possibilità di integrazione a Kyiv

Più che dal Presidente Yanukovych, la vera garanzia di Europa agli ucraini è stata data dal Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Barroso, e dal Presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, che, con una nota, hanno dichiarato che la porta per l’integrazione dell’Ucraina nell’UE è ancora aperta.

Apertura è stata comunicata anche dal Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, che ha evidenziato come le proteste partecipate da un massimo di 10 Milioni di ucraini ha dato un chiaro segnale della volontà dell’Ucraina che l’UE tiene in considerazione.

Lunedì, 25 Novembre, anche gli Stati Uniti d’America hanno commentatocla situazione ucraina per voce dell’Ambasciatore USA all’Osce, Daniel Baer, che ha illustrato come non sia tollerabile che la Russia, per portare Kyiv a rinunciare all’integrazione nell’UE, abbia introdotto sanzioni nei conformti dell’Ucraina.

Putin minaccia gli ucraini

Per l’integrazione economica nell’UE, l’Ucraina deve firmare l’Accordo di Associazione, che prevede da parte di Kyiv la realizzazione di alcune riforme strutturali e, sopratutto, la liberazione temporanea per cure mediche urgenti per la Tymoshenko: costretta al carcere dal 2011 a seguito di una condanna politica.

Una delle motivazioni con le quali le Autorità ucraine hanno motivato la rinuncia alla firma dell’Accordo di Associazione è la mancata erogazione da parte dell’UE di assicurazioni economiche per compensare le perdite generate dal certo inasprimento delle ritorsioni commerciali da parte della Russia.

La Russia vuole inglobare l’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica: progetto di integrazione sovranazionale concepito per estendere l’egemonia di Mosca nello spazio ex-Sovietico e, con l’inclusione di Kyiv, estromettere l’UE dalla competizione nel mercato economico globale.

Matteo Cazzulani